Oltre il 40% dei positivi nel mondo sono asintomatici

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131729546 42718a88 1f0e 4c7b 866b c93b80896629AGI – Oltre il 40 per cento delle infezioni potrebbe manifestarsi in forma asintomatica, aumentando il rischio di trasmissione del contagio. Lo evidenzia uno studio, pubblicato sul Journal of American Medical Association Network Open, condotto dagli scienziati della Peking University, che hanno valutato la percentuale di casi asintomatici tra gli individui sottoposti a test e quelli con Covid-19 confermato.

Il team, guidato da Qiuyue Ma, ha esaminato 95 lavori precedenti raccogliendo informazioni su PubMed, Embase e ScienceDirect, considerando ricerche che esploravano le statistiche relative al numero di infezioni Covid-19 asintomatiche in coorti di studio e popolazioni differenti.

Gli autori hanno utilizzato modelli a effetti casuali per stimare la percentuale aggregata e il relativo intervallo di confidenza. In totale, gli studi riguardavano 29.776.306 individui sottoposti a test SARS-CoV-2. Di questi, riportano gli autori, 19.884 risultavano positivi e 11.516 non manifestavano alcun sintomo della malattia.

Dopo l’aggregazione dei dati e l’aggiustamento delle variabili, la percentuale delle infezioni asintomatiche risultante era 0,25 per cento tra la popolazione testata e 40,5 per cento tra i casi confermati. L’elevato tasso di assenza di sintomi in persone positive, commentano gli autori, rappresenta un rischio significativo legato alla maggiore probabilità di trasmissione del contagio.

Gli scienziati sottolineano però che nei diversi lavori emergeva una considerevole variabilità, legata alla tipologia di analisi e alla caratterizzazione dei partecipanti agli studi. Ad esempio, tra i casi confermati, le infezioni risultavano asintomatiche nel 54,11 per cento per le donne incinte, nel 52.91 per cento per i viaggiatori, nel 39,74 per cento per i residenti o il personale di case di cura, nel 30,01 per cento del personale sanitario.

Dal punto di vista geografico, inoltre, nel Nord America il tasso di infezioni asintomatiche era del 46,32 per cento rispetto al totale dei casi confermati. In Europa la percentuale scendeva al 44,18 per cento, mentre in Asia solo il 27,58 per cento dei positivi risultava asintomatico.

Questo lavoro, concludono gli scienziati, dimostra l’importanza di individuare capillarmente i casi asintomatici, che dovrebbero essere gestiti in modo simile a quanto avviene per le infezioni confermate, con isolamento e tracciamento dei contatti. Le persone che non sperimentano sintomi, infatti, possono diffondere inconsapevolmente l’infezione e guidare nuovi focolai epidemici.




L’Italian Design Day 2021 a Panama

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13panamaPANAMA\ aise\ – La suggestiva cornice de “La Manzana”, l’edificio storico del Casco Antiguo della Città di Panama, recentemente ristrutturato, ha ospitato nei giorni scorsi un evento per celebrare l’Italian Design Day 2021 organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Panama e dall’Ufficio ICE di Bogotà (competente anche per il Paese centroamericano), con la collaborazione di AREA, la più rilevante e diffusa rivista specializzata di settore del paese.
In questa occasione, riporta l’Ambasciata, è stato presentato ad un pubblico di addetti ai lavori l’ultimo numero della rivista che contiene un ampio reportage dedicato al design italiano, con un focus sul Supersalone 2021 (edizione speciale del Salone del Mobile di Milano) sull’IDD 2021, e sull’importante presenza del design italiano a Panama.
L’evento – che ha visto l’alternarsi di diversi interventi – ha rappresentato anche l’occasione ideale per la presentazione al pubblico panamense della campagna di nation branding “Italy is simply extraordinary: BeIT”, recentemente lanciata dalla Farnesina, con la proiezione del video “BeIT”, che è stata accolta con interesse dai presenti, risultando particolarmente suggestivo e accattivante. Nel nutrito pubblico, composto da italiani e da panamensi, ampia presenza di architetti, interior designer e importatori del settore. (aise) 




A Ravanusa il bilancio è di 7 morti ma sono ancora dispersi padre e figlio

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200951074 9e057d71 041a 4910 ac0c 794c21325d43AGI – Selene, la mamma promessa diventata “la figlia di tutti”, trovata sotto un ammasso di cemento. E un padre e un figlio che si cercano ancora. Si scava senza tregua a Ravanusa, scenario sabato scorso di devastazione e morte dopo l’esplosione che ha fatto collassare gli edifici di via Trilussa.

Sette i morti, ma continuano le ricerche dei due ultimi dispersi: Giuseppe e Calogero Carmina, padre e figlio di 88 e 59 anni: non erano a casa loro e si cerca altrove.

Alle prime luci del giorno, intorno alle 6.30, sono stati individuati quattro cadaveri, compreso quello di Selene, l’infermiera trentenne, al nono mese di gravidanza, “la figlia di tutti”, ha detto la prefetta di Agrigento; si sono aggiunti ai tre che hanno reso più buia la notte tra sabato e domenica.

Una volta fuori dalle macerie, l’aria è stata squarciata dalle grida della madre: “Lasciatemi morire, non voglio più vivere”. Decisiva la segnalazione di Luna, labrador di sei anni che fa parte dell’Unità cinofila dei vigili del fuoco di Palermo. Si è soffermata sul posto e ha scodinzolato in modo agitato. Era l’indicazione che c’era qualcosa. Il primo corpo era a pochi centimetri sotto le macerie.

La procura di Agrigento indaga per omicidio e disastro colposi. L’ipotesi privilegiata è che l’esplosione sia stata causata da “un accumulo sotterraneo di gas”, ha detto il colonnello Vittorio Stingo.

“Dobbiamo capire – ha aggiunto il comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento – se questo accumulo sia stato causato da una frana che ha prodotto una caverna sotterranea o da altro. Di certo l’esplosione è stata prodotta da una grande quantità di gas”.

“Non risultano segnalazioni recenti relative a presunte perdite di gas, né a noi, né alla società che gestisce l’impianto”, ha proseguito spiegando che “da un controllo di manutenzione ordinaria e non straordinaria, non erano emerse criticità. Dovremo valutare la modalità di questo controllo”.

Italgas Reti, in relazione alle notizie circa presunti lavori di manutenzione eseguiti da Italgas sulla rete di Ravanusa nei 5 giorni precedenti l’esplosione, afferma che, sulla base di quanto registrato nei sistemi aziendali, “non vi è evidenza di lavori eseguiti sulla rete stradale, ma unicamente interventi routinari eseguiti su contatori domestici e su alcune valvole stradali da eseguire con cadenza periodica”. Questi interventi, “si sono svolti nell’abitato di Ravanusa in vie distanti dal luogo dell’evento. Gli interventi effettuati rientrano tra quelli ciclici di manutenzione programmata, sono riferiti alle verifiche di manovrabilità delle valvole di rete e non comportano interventi sulle tubazioni”, prosegue la nota. Interventi, conclude Italgas, che consistono nelle operazioni di “ispezione e pulizia del pozzetto; ingrassaggio della valvola; verifica di manovrabilità della valvola”.

“Ravanusa è una terra di frane. Lo è tutta la provincia. Un territorio fragile – ha affermato la prefetta di Agrigento, Maria Rita Cocciufa – colpito da piogge torrenziali ripetute e che sono seguite a una estate torrida. Credo che occorrerà un intervento normativo ad hoc per quanto è accaduto perché non rientra nelle normali circostanze che conducono allo stato d’emergenza o alla stato di calamità… si dovrà pensare a una sorta di stato d’emergenza per frane”.

E ha insistito: “Dopo il recupero dei dispersi, bisognerà pensare a ridare fiducia e prospettive a questa gente. Con la Regione dovremo pansare agli strumenti necessari. E sono qui per dire che le istituzioni, lo Stato, faranno fino in fondo la propria parte”.

Sette, dunque, le vittime finora accertate. Tre sono state recuperate domenica: il professore di storia e filosofia Pietro Carmina, 68 anni, la moglie Carmela Scibetta, dirigente Affari generali del Comune di Ravanusa, e Calogera Gioacchina Minacori, di 59.

Le altre quattro dopo circa 30 ore di ricerche senza pause: Selene Pagliarello, 30 anni, e il marito Giuseppe Carmina, 35, insieme al padre di quest’ultimo – Angelo – e alla madre Enza Zagarrio, 69 anni, che abitavano al terzo piano. Selene e Giuseppe, avevano celebrato le loro nozze lo scorso 10 aprile: la trentenne infermiera del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio, era andata a trovare i suoceri col marito. Avrebbe partorito fra una settimana il piccolo Samuele.

“Era donna positiva, disponibile e sempre sorridente, una bravissima infermiera, felice di essersi sposata con Giuseppe e di attendere un figlio”, ricordano alcuni amici.

“Il nostro cuore è turbato. Ma andiamo avanti nella solidarietà e nella fede”, ha detto in serata l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, nella chiesa madre del paese, alle spalle dell’area devastata dall’esplosione. Intanto, la gente di Ravanusa non lascia la zona della tragedia. Da giorni attende che siano recuperate tutte le persone.

A volte il suono singolo della tromba dei vigili del fuoco tiene tutti immobili e silenti: è il segnale che potrebbe esserci qualcosa. Il doppio suono fa ripartire i macchinari e le ricerche.

Si parla, si prega, ci si stringe, tutti rivolti verso la devastazione che ha cambiato per sempre questo paese di 10 mila anime. Una donna si è inginocchiata, si è segnata con la croce e ha lasciato tra le macerie una stella di Natale.




Papa Francesco compie 85 anni, è tra i più longevi della storia

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184610981 a0783289 da48 4a79 b24a 5e7354f04b25AGI – Papa Francesco raggiunge il traguardo degli 85 anni venerdì 17 dicembre ed è tra i dieci papi più longevi della storia.  Quando vide la luce la sua Argentina viveva nel pieno della Década Infame, oscuro periodo di dittature militari, corruzioni, esclusione dei partiti democratici dal governo e soppressione delle libertà sindacali. A ben vedere, molto di quei ricordi ha lasciato il segno nella sua successiva linea pastorale.

Un’esistenza che abbraccia almeno quattro fasi della storia mondiale (autoritarismi degli anni ’30, Seconda Guerra Mondiale, Guerra Fredda e quella che alla Guerra Fredda è seguita e alla quale nessuno ha ancora dato un nome definitivo). Non ha visto la Spagnola, il Santo Padre, ma il Covid ne ha fatto una figura mondiale ancor più di quanto non fosse prima.

L’episodio centrale, però, pare essere il Concilio Vaticano II, che pur lo vide lontano, neolaureato in filosofia e insegnante nei collegi di Santa Fé. Oggi quell’eredità e il suo difficoltoso assorbimento stanno dietro a tante delle problematiche in cui il suo pontificato si dibatte: la Chiesa ha tempi tutti suoi.

Francesco, ancora adesso, impersona l’idea di una Chiesa fresca e scattante, “in uscita” come dice lui; l’anagrafe viceversa ne fa uno dei pontefici meno giovani. Le statistiche, è vero, sono inficiate dal fatto che soprattutto nei primi secoli di vita della Chiesa era poco comune tenere un conto preciso delle primavere pontificali. Ma da quando esistono dati più certi i conti si possono fare, e su un periodo comunque ragguardevole anche per i tempi della Chiesa. Si calcola circa un millennio, il che rende il dato attendibile, ed in più bisogna considerare (come si vede bene dalle statistiche) che la vita media dei pontefici, esattamente come quella delle loro greggi, è andata significativamente allungandosi nell’ultimo paio di secoli.

Questa quindi la classifica redatta dagli specialisti.  Il papa più anziano della storia è Leone XIII, nato il 2 marzo 1810, assurto al Soglio il 20 febbraio 1878 e morto il 20 luglio 1903: 93 anni. Al secondo posto Clemente XII, nato il 7 aprile 1652, diventato pontefice il 12 luglio 1730 e morto il 6 febbraio 1740, quasi 88enne. Terzo Clemente X, venuto al mondo il 12 luglio 1590, eletto il 29 aprile 1670 e morto il 22 luglio 1676, dieci giorni dopo aver compiuto 86 anni.

Ma a questo punto decidere un ordine si fa cosa complicata: c’è il caso di Benedetto XVI. Papa Ratzinger è nato il 16 aprile 1927, è stato eletto il 19 aprile del 2005 ed è rimasto in carica fino al 28 febbraio 2013, quando aveva quindi 85 anni e dieci mesi. Volendo calcolare invece anche il periodo da Papa emerito, allora ha superato lo stesso Leone XIII avendo tagliato da quasi otto mesi il traguardo dei 94 anni.  Ad ogni modo Ratzinger ha superato Pio IX Mastai Ferretti, l’ultimo Papa Re. Nato il 13 maggio 1792, diventato Successore di Pietro il 16 giugno 1846, morì il 7 febbraio 1878, tre mesi prima di compiere 86 anni.

Segue Innocenzo XII, nato il 13 maggio 1615, diventato Successore di san Pietro il 22 luglio 1691 e morto il 27 settembre 1700, a 85 anni e poco più. Dopo di lui, adesso, si colloca Bergoglio: ha sopravanzato lo stesso Woytjla. Giovanni Paolo II infatti nacque il 18 maggio 1920, divenne papa il 16 ottobre 1978 e scomparve 2 aprile 2005, senza raggiungere gli 85 anni.  Va precisato che ci sono tre pontefici che potrebbero mettere in discussione il conteggio generale, ma la loro data di nascita è incerta e quindi sono da ignorare: Clemente III (dal 1191 al 1198), Giovanni XXII (dal 1316 al 1334) e Gregorio XII (dal 1406 al 1415). Ma nella storia della Chiesa questi sono dettagli.




Per il voto sul Quirinale Salvini avvia i contatti con i leader con una telefonata a Berlusconi

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204208769 60e80d79 4576 4b19 ad44 5c4306f98535AGI – Qualunque candidato non condiviso dai partiti, dalla Lega al Pd, porterebbe alle elezioni. Da qui il tentativo di costruire una larga maggioranza in Parlamento su una figura che possa ottenere un ampio consenso.

È tutta da percorrere la strada per il voto sul presidente della Repubblica ma il ragionamento di un ‘big’ della maggioranza fotografa la situazione attuale.

C’è chi parla di una ‘rete’ per Draghi. Ovvero di costruire le basi per evitare che le elezioni del Capo dello Stato possano essere il momento di rottura in un momento delicato per il Paese, alle prese con il rischio di una nuova ondata Covid e con la necessità di affrontare emergenze che gravano sulla vita dei cittadini come il caro bollette.

In Parlamento, è ormai risaputo, si fronteggiano due schieramenti. Quelli ‘pro Draghi’ al Colle e quelli che, invece, ritengono il ‘trasloco’ dell’attuale presidente del Consiglio al Quirinale un danno per l’Italia perché – questa la tesi – rischierebbe di esporre il Paese all’instabilità.

Ma in entrambi i fronti c’è la convinzione che il ragionamento valga anche nell’altro senso, ovvero il governo – senza la candidatura di Draghi sul tavolo – potrebbe dividersi e sfaldarsi.

La priorità in ogni caso è portare la legge di bilancio in porto. I tempi si stanno allungando a causa delle spinte contrapposte dei partiti.

E la mossa di Draghi di incontrare i leader di partito – oggi ha visto il presidente M5s Conte e il leader di Noi con l’Italia Lupi – serve anche per tentare di svelenire il clima e disinnescare le tensioni.

Sul tavolo restano i nodi del superbonus, del reddito di cittadinanza, della rottamazione delle cartelle e il presidente del Consiglio avrebbe chiesto responsabilità alle forze politiche.

Anche sul tema della proroga dello stato di emergenza. Probabilmente già domani ci sarà un Consiglio dei ministri che permetterà al governo di avere gli stessi strumenti finora adoperati nella lotta al Covid fino al 31 marzo. Anche la Lega non ha chiuso la porta all’accelerazione di Draghi che in un primo momento sembrava invece voler aspettare.

In tanti legano la questione della proroga dello stato di emergenza con la partita del Quirinale, ma sono gli stessi leader della maggioranza ad evitare commistioni tra i due temi.

Ora comunque ci sarà il rush finale sulla legge di bilancio, poi si comincerà a parlare dell’elezione del Capo dello Stato.

A prendere l’iniziativa è Salvini, che oggi ha sentito tutti i leader di partito, da Letta a Conte, da Renzi a Calenda, da Meloni a Lupi, da Toti a Brugnaro.

E soprattutto ha avuto un colloquio telefonico con Berlusconi. I due hanno concordato di vedersi a breve.

Ci sarà prima un tavolo del centrodestra per trovare una posizione comune e poi si allargherà – questa l’intenzione – il perimetro del dialogo.

In campo, ma ancora non ufficialmente, resta la candidatura di Berlusconi. Il Cavaliere ritiene, riferiscono fonti parlamentari azzurre, che l’unico ‘piano B’ ad una sua possibile candidatura sia proprio il nome di Draghi.

Vorrebbe che l’ex numero uno della Bce restasse a palazzo Chigi ma il convincimento anche in FI è che, qualora Draghi dovesse puntare ad andare al Colle, non ci sarebbe partita.

Oggi Meloni, Letta e Conte hanno frenato sull’iniziativa del Capitano leghista, è troppo presto. Anche fonti azzurre la ritengono prematura.

Ma è stato lo stesso ex ministro dell’Interno a spiegare di aver agito per impostare un metodo e cercare di ‘ricucire’ il Paese.

Altre fonti ‘legano’ l’operazione del segretario del partito di via Bellerio al tentativo di recuperare quella centralità nella coalizione conquistata da Giorgia Meloni alla festa di Atreju, ma dalla Lega smentiscono retropensieri.

L’obiettivo è dunque prepararsi all’appuntamento di febbraio, senza salti nel buio. Intanto tessere la tela, poi se sarà una ‘rete’ per Draghi oppure per un’altra figura (sul tavolo sempre i nomi di Casini, Amato e Cartabia) si capirà nelle prossime settimane.

Perché dietro ogni mossa dei leader dei partiti occorrerà che si tenga conto del timore della maggioranza dei parlamentari di andare al voto. Da qui la necessità che non si costruisca solo il metodo per individuare il successore di Mattarella, ma che si pensi anche al destino della legislatura.




Friulani nel mondo: l’ARLeF sbarca su TikTok con “Tic e Tac Furlan”

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13tictocfurlanUDINE\ aise\ – Si chiama “Tic e Tac Furlan” ed è il nuovo canale TikTok dell’ARLeF – l’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana.
“Una bella novità, in cui crediamo molto – ha spiegato il presidente dell’Agenzia, Eros Cisilino -. L’attività dell’Agenzia è piuttosto articolata e l’impegno per operare sempre al passo con i tempi costante, senza considerare, come ampiamente dichiarato sul “Piano generale di politica linguistica per la lingua friulana 2021-25”, l’attenzione rivolta a giovani e nuove tecnologie. Per questo è stata una naturale evoluzione la scelta di approdare su uno dei social più popolari, oggi, fra gli adolescenti. Il nostro impegno a dialogare con le nuove generazioni è costante e la direzione sembra essere proprio quella giusta”. A maggior ragione se si considera che in poco più di due mesi dall’apertura del nuovo canale si registrano già oltre 4500 followers, quasi 40 mila like e 900 mila visualizzazioni.
Interprete di questa nuova iniziativa – che mira a dare nozioni di marilenghe, in brevi e divertenti video da massimo 3 minuti – è Greta Fabbro, insegnante alla scuola dell’infanzia originaria di San Vito di Fagagna, che ha affinato le sue competenze frequentando un corso all’Ires, promosso dall’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana (Tecniche di promozione linguistica e culturale friulana), volto a fornire gli strumenti di marketing e comunicazione necessari a promuovere e valorizzare il patrimonio linguistico. Il suo spiccato senso dell’umorismo, la passione per i travestimenti, assieme a un’aiutante pelosa e “chiacchierona”, la gatta brasiliana Preta, sembrano essere un mix vincente.
Le clip in cui sono insieme stanno appassionando in maniera particolare i followers che hanno accolto la nuova proposta con tanti messaggi di benvenuto e numerosi inviti a continuare questa esperienza insieme istruttiva e divertente. Sul canale si trovano i temi più disparati grazie a una serie di rubriche come “Peraulis” per far capire quali sono i termini “friulanizzati” e quali le parole friulane corrette; “Sbrissadis”, per segnalare le interferenze più comuni della marilenghe con l’italiano; “FurlanLenghe” per chiarire che conoscere il friulano facilita l’apprendimento delle altre lingue. (aise)




Carbone (Comites New York): urge riforma sul voto all’estero

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13carbonenyNEW YORK\ aise\ – “La vicenda dei brogli elettorali in Sud America che hanno portato alla decadenza di Cairo dalla carica di senatore ci obbliga ad approntare una riforma del voto all’estero che elimini quegli aspetti critici che potrebbero minare la sicurezza stessa del voto”. Lo dichiara la neo eletta consigliera del Comites di New York, Claudia Carbone.
“Pertanto – ha aggiunto – rivolgo un appello al Governo affinché si vari, presto, una riforma che renda il voto espresso da noi italiani all’estero effettivamente rispondente al dettato costituzionale, per cui “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”. (aise) 




Quindici secondi di pisolino risolvono problemi di creatività

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unnamedAGI – Un leggero pisolino prima di iniziare a lavorare potrebbe aiutare chi manca di creatività o non riesce a trovare lo spunto giusto per risolvere i problemi. Pur essendo una tecnica conosciuta e utilizzata da celebri personaggi come Thomas Edison o Salvador Dalì, la ricercatrice Celia Laucax e il suo gruppo di lavoro hanno voluto verificare il fenomeno attraverso un studio che ha coinvolto 103 partecipanti, pubblicato dalla AAAS – American Association For The Advancement Of Science. A questi è stato chiesto di risolvere problemi matematici prima e dopo aver passato qualche secondo nella fase Rem, o N1, del riposo, senza entrare in quello che invece viene definito sonno pesante. Il risultato è stato che le persone che durante i 20 minuti di pausa concessi tra il primo e il secondo tentativo avevano passato circa 15 secondi nella fase Rem, mostravano l’83% delle possibilità di risolvere il test matematico, che consisteva nell’individuare alcune ben precise cifre da stringhe composte da otto numeri. Chi non aveva passato alcun momento nella fase N1, sostanzialmente non appisolandosi nei 20 minuti di pausa concessi, aveva il 30% di possibilità di risolvere il test. Per condurre la prova i partecipanti potevano rimanere seduti con gli occhi chiusi, mantenendo in una mano un oggetto. Nel momento in cui questo cadeva per mancanza di presa, la persona veniva svegliata, evitando così di farla cadere nel sonno profondo. Infatti, è emerso dallo studio, i partecipanti che sono caduti in un  sonno profondo hanno completamente vanificato gli effetti  di una maggiore capacità di risolvere problemi.




Cos’è Log4Shell e perché per gli esperti si rischia “l’apocalisse informatica”

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181857698 036bc87e 2854 4fac a812 65a6d138733bAGI – È come se miliardi di porte di casa fossero improvvisamente aperte, senza più alcuna protezione. Come se chiunque con intenzioni malevole potesse entrarci e prenderne possesso. È ancora difficile stabilire la reale portata della vulnerabilità scoperta sui sistemi informatici che usano il linguaggio Java, ma che si tratti di qualcosa di grave è opinione unanime tra gli esperti.

L’Agenzia per la cyberscicurezza nazionale parla di “una vasta e diversificata superficie di attacco sulla totalità della rete”, definendo la situazione “particolarmente grave”. In altre parole, Internet è in pericolo. La sua sicurezza è compromessa. A trovarsi improvvisamente col fianco scoperto sono tutti i software e le applicazioni scritti in Java, il linguaggio di programmazione più usato al mondo: miliardi di programmi e applicazioni, dai server agli smartphone.

E le conseguenze potrebbero essere ancora peggiori se nei prossimi giorni non si dovessero individuare delle soluzioni a Log4Shell, così è stata chiamata la vulnerabilità, con il rischio di compromettere la sicurezza non solo di server e aziende, ma anche dei di smartphone, computer, insomma, tutti i device in circolazione. Tanto da portare alcuni esperti a parlare di “Apocalisse informatica”.

Cosa è successo: “I ricercatori hanno scoperto una vulnerabilità in Log4j, una libreria usata dalla stragrande maggioranza programmatori di software con linguaggio Java che consente di scrivere nel software quelli che vengono chiamati ‘log’, ovvero degli ‘status’ del software stesso che permettono di fotografare un momento dello sviluppo del software stesso, registrando stati di avanzamento, perfomance, problemi e soluzioni”, spiega ad Agi Marco Ramilli, amministratore delegato di Yoroi.

La vulnerabilità è nei tag di questi log, che un po’ come i tag dei blog o quelli su Twitter consentono di individuare il tipo di log che si è scritto in precedenza. “Si è scoperto che uno di questi tag consente consente di eseguire un comando, lanciare un programma”, continua Ramilli. Qualsiasi tipo di comando o di programma. Riesce a dire alla macchina: ‘Fai questo’. Un attaccante può quindi attraverso questo tag far eseguire alla macchina quello che vuole. Può lanciare codice sulla macchina.

Ma per fare cosa? “Qualsiasi cosa. In questo momento quello che vediamo è che gli attaccanti usano questa vulnerabilità per fare attività di mining di criptovalute”, ovvero quell’operazione che consente di creare bitcoin, attività particolarmente complessa e bisognosa di capacità di calcolo e energia. “Ma potrebbero fare qualsiasi cosa: entrare nei server di un’azienda, vedere quello che c’è dentro, rubare segreti industriali oppure decidere di sferrare degli attacchi ransomware per monetizzare il proprio controllo dei sistemi”, ragiona Ramilli, che ammette di aver visto un attacco di questo tipo “circa cinque, otto volte negli ultimi 20 anni”.

In dettaglio, cos’è Log4j? “Se usi Java, probabilmente usi Log4j”, spiega ad Agi Matteo Flora, esperto di sicurezza informatica e amministratore delegato di TheFool. “È lo standard de facto per chiunque usi Java” per programmare. “È ovunque, dalle Tesla, a Twitter, a Facebook, ai sistemi di controllo numerico fino agli iPhone. Quella che è uscita è una vulnerabilità non ancora risolta”.

Cosa succede quindi? “Nel caso peggiore è un po’ l’Apocalisse informatica: se non viene risolta questa vulnerabilità si dà la possibilità di lanciare comandi. E già stiamo vedendo in giro criptominer e accessi abusivi. Il problema è che molta di questa roba è embedded, quindi non ci sono sistemi veloci di aggiornamento. In più è ovunque”.

Ramilli invece usa una metafora: “Il logging come quello di Log4j è un po’ come il testo di un attore seguito sul palcoscenico: serve per seguire una traccia, oppure tornare indietro a un punto preciso se si vuole lavorare su un errore”. Una traccia da seguire, e eseguire. In uno dei suoi passaggi però c’è la possibilità di far cambiare completamente trama al testo, e di scriverne una propria. A proprio piacimento.

Java è su circa 3 miliardi di dispositivi. E Log4j, sviluppato da Apache, è usato da quasi tutti i programmatori. Per dare un’idea del suo utilizzo e della sua affidabilità basti pensare che anche Ingenuity, l’elicottero della Nasa atterrato sul suolo di Marte lo scorso febbraio, ha un software che usa Log4j, come la stessa Apache ha reso noto sul proprio profilo Twitter.

Ma non c’è bisogno di andare su Marte per capire l’enorme utilizzo di questo linguaggio di programmazione. In queste ore centinaia, forse migliaia di hacker in tutto il mondo stanno cercando di individuare nei software e nei server questa vulnerabilità per prenderne possesso e sferrare attacchi. Il rischio più grande al momento lo corrono le aziende e le organizzazioni, più o meno grandi. Situazione resa ancora peggiore dal fatto che spesso è difficile capire se nello sviluppo dei propri software è stato utilizzato Log4j, da chi, e quando.

Sulla graticola però non ci sono solo le aziende e le istituzioni. Perché il problema potrebbe presto riguardare anche il singolo utente, un possessore di smartphone, o di uno smartwatch. “Se gli attaccanti attaccano un’azienda, l’utente che è loggato in quel sistema”, che sia Twitter, Minecraft o società di Ecommerce, per citare alcune delle piattaforme che al momento hanno individuato la vulnerabilità, “si potrebbe vedere rubati i propri dati personali, o quelli delle proprie carte di credito”, spiega Ramilli.

Mentre ancora più grave è la possibilità che potrebbe verificarsi nei prossimi giorni se non si dovessero trovare soluzioni rapide: “Hacker malevoli potrebbero diffondere link corrotti e aprire tramite questa vulnerabilità delle backdoor sui dispositivi delle persone, telefoni, tablet, qualsiasi oggetto connesso alla rete. E una volta aperta una backdoor può fare quello che vuole”. Per Ramilli c’è tempo per qualche giorno ancora. “Già dalla metà della prossima settimana la situazione potrebbe essere difficilmente recuperabile”. È una corsa contro il tempo.




Moda italiana alla Swahili Fashion Week con l’Ambasciata d’Italia in Tanzania

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13daresDAR ES SALAAM\ aise\ – Nell’ambito del suo programma promozionale, l’Ambasciata d’Italia in Tanzania ha partecipato con tre designer italiani, Vitelli, Endelea e Florania, alla Swahili Fashion Week. L’evento, che si è tenuto a Dar es Salaam dal 3 al 5 dicembre 2021, è il secondo più importante in Africa dopo la fashion week di Johannesburg.
Erano presenti 90 stilisti da tutto il mondo. Per l’Italia, la nota marca di maglieria Vitelli ha presentato una collezione realizzata ad hoc; Endelea, finanziata dall’AICS attraverso il “bando 2019 per iniziative imprenditoriali innovative per lo sviluppo sostenibile” in Tanzania, ha posto un particolare accento sulla sostenibilità e sull’inclusione di designer locali nella realizzazione della sua collezione; la giovane stilista Florania ha avuto un’importante occasione per presentarsi di fronte ad un pubblico internazionale. Le collezioni italiane sono state accolte come il vero valore aggiunto della settimana della moda.
A margine della Swahili fashion week, l’ICE di Addis Abeba, competente per la Tanzania, in collaborazione con Park Hyatt, 361 Africa e Wakapedia, ha organizzato, il 7 dicembre scorso, un evento conclusivo della Settimana della Cucina italiana in Tanzania, nel corso del quale gli chef tanzaniani, che avevano lavorato con lo chef stellato Valentino Palmisano, hanno preparato un menù ad hoc presso l’iconica Beach House di Zanzibar.
Nel corso della serata, gli stilisti italiani presenti alla Swahili fashion week hanno partecipato, insieme al brand tanzaniano Njija, a una sfilata dove hanno presentato le loro collezioni ad un pubblico di media locali e di addetti ai lavori. Era anche presente il ministro per gli Investimenti di Zanzibar, Mudrik Soraga.
L’ambasciatore Marco Lombardi ha dichiarato che il rinnovato impegno del Sistema Italia in Tanzania sta dimostrando di incontrare il favore del pubblico locale che riconosce e rispetta le nostre produzioni di eccellenza. Ha proseguito sottolineando che appare quanto mai opportuno incrementare le nostre attività promozionali anche in considerazione del fatto che il 70% della popolazione di questo Paese ha un’età compresa tra i 12 e i 25 anni e che si stima che, nei prossimi 20 anni, la popolazione passerà dagli attuali 60 a 120 milioni di abitanti. (aise)