Il Canada ha finito lo sciroppo d’acero

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unnamedAGI – In Canada manca lo sciroppo d’acero e la Quebec Maple Syrup Producers (Qmsp) è stata costretta, per la prima volta in tre anni a mettere sul mercato quasi metà della riserva di emergenza, pari a 22 milioni di chili.

Il forte aumento della domanda e un raccolto mediocre hanno causato la carenza di offerta, ha spiegato la cosiddetta “Opec dello sciroppo d’acero”.

“E’ questo il motivo per cui è stata creata una riserva, per non restare mai senza sciroppo d’acero, e non saremo senza sciroppo d’acero!”, ha dichiarato in un’intervista radiofonica Helene Normandin, direttrice delle comunicazioni di Qmsp.

Il Quebec produce quasi tre quarti dello sciroppo d’acero globale. Quest’anno dalle foreste della provincia canadese sono usciti 60 milioni di chili di sciroppo d’acero, a fronte di un output globale di 83 milioni di chili. Per aumentare la produzione, la Qmsp prevede l’anno prossimo di attingere da 7 milioni di alberi aggiuntivi.

La linfa d’acero viene estratta direttamente dagli alberi e viene poi bollita per essere concentrata in uno sciroppo. Il raccolto non è solo molto laborioso ma è fortemente dipendente dalle condizioni meteorologiche.

La linfa degli aceri può essere infatti estratta solo in una finestra temporale entro la quale le temperature sono sopra lo zero di giorno e sotto lo zero la notte. L’inverno piu’ breve e piu’ caldo di quest’anno ha quindi causato un calo delle forniture pari a quasi il 25%.




Il ponte dell’Immacolata si tinge di bianco

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144241451 ac5d2d92 3ed7 4a8c 937e 385cbf5ec998AGI – Il giorno dell’Immacolata sarà all’insegna della neve a bassa quota ma anche maltempo e temporali al centro-sud. Tra il pomeriggio e la sera dell’Immacolata, infatti, è atteso un intenso transito di precipitazioni associato al fronte freddo. Possibili fenomeni intensi tra Toscana e Lazio. Neve anche sull’Appennino Campano, Basilicata con accumuli più generosi sulla Sila a quote più alte.

Le città imbiancate

Gli accumuli più consistenti dovrebbero verificarsi al nord-ovest, su Torino, Asti, Cuneo, Alessandria, Vercelli, Biella, Novara e Verbania in Piemonte; neve anche su gran parte della Lombardia occidentale, Milano in primis, Varese, Como, Lecco, Lodi, Pavia e Bergamo. Attese nevicate anche sui settori occidentali dell’Emilia Romagna nel Piacentino.

Al pomeriggio i fenomeni si sposteranno verso est coinvolgendo anche Brescia, Cremona e Parma con fenomeni nevosi ed accumuli irregolari. Possibili fenomeni di neve mista su Verona e Mantova, ma anche sul Padovano; favorite in serata l’entroterra Vicentino, Bellunese, Trento e Bolzano.

Maltempo nel weekend, ecco dove

Un nuovo impulso polare è previsto anche per il secondo weekend di dicembre: ancora una volta un centro di bassa pressione andrebbe ad approfondirsi sul bacino Mediterraneo coinvolgendo anche l’Italia. Questo richiamerebbe aria più fredda con neve a quote collinari al nord ma anche sull’Appennino centro-meridionale.




Italiani scomparsi all’estero: protocollo alla Farnesina

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7sequiROMA\ aise\ – Il Segretario Generale della Farnesina, ambasciatore Ettore Sequi, e il Prefetto Silvana Riccio hanno firmato ieri, 6 dicembre, un nuovo protocollo di collaborazione tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per le Persone Scomparse.
L’accordo riguarda in particolare lo scambio di informazioni sulle ricerche di connazionali scomparsi all’estero, sui casi di minori irreperibili e sulle vittime di sottrazione internazionale.
Questo rafforzato canale di comunicazione, che coinvolgerà l’intera rete delle Ambasciate e dei Consolati italiani all’estero, avrà l’obiettivo di facilitare le attività di ricerca.
Farnesina e Viminale, dunque, intendono sviluppare ulteriori azioni per migliorare le procedure di monitoraggio e studio del fenomeno delle persone scomparse, anche attraverso l’analisi delle informazioni disponibili e dei dati di interesse riguardanti i Paesi esteri.
L’Ufficio del Commissario, in particolare, condividerà con la Farnesina le proprie informazioni circa la scomparsa di connazionali all’estero, così da intraprendere le relative attività di rintraccio di concerto con le sedi della rete diplomatico-consolare, e lo stesso farà la Farnesina nei confronti dell’Ufficio del Commissario.
Il commissario Riccio ha espresso grande soddisfazione per la firma dell’intesa che, grazie ad un maggior flusso informativo, consente di accelerare le ricerche in special modo – ha sottolineato il prefetto – di minori scomparsi all’estero, ribadendo l’importanza, in questi casi, di avviare le ricerche con immediatezza.
Il protocollo segna dunque un ulteriore importante strumento per la tutela e all’assistenza dei cittadini italiani all’estero e la prosecuzione di una collaborazione già sviluppata nel 2017 attraverso il protocollo d’intesa sottoscritto per supportare l’attività di identificazione dei migranti vittime dei naufragi nel mediterraneo. (aise) 




Israele si prepara alla quarta dose

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unnamedAGI – Il Comitato consultivo sui vaccini del ministero della Salute si incontrerà questa settimana per discutere se somministrare o meno la quarta dose di vaccino contro il coronavirus. Se il provvedimento dovesse essere assunto, Israele sarebbe il primo Paese a consentire il secondo richiamo del vaccino Pfizer-BioNTech. Secondo la stampa locale, il piano in esame offrirebbe però una seconda dose di richiamo del vaccino solo alle persone ad alto rischio di coronavirus a causa del loro sistema immunitario compromesso.

Il Comitato consultivo sui vaccini dovrebbe anche discutere la potenziale espansione della campagna di vaccinazione di massa per i bambini dai cinque agli undici anni. Le decisioni arrivano dopo che in Israele sono stati segnalati altri quattro casi della variante omicron, identificata per la prima volta in Sudafrica. Attualmente, nel Paese sono stati confermati undici casi della nuova variante.

 




Massimo Ferrero arrestato per bancarotta

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ferrero massimo fgIl presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza per il reato di bancarotta. L’inchiesta è stata condotta dalla procura di Paola. L’arresto è avvenuto a Milano. Ai domiciliari, a quanto si apprende, sono finiti anche la figlia di Ferrero, Vanessa, e un nipote.

“L’arresto del presidente Ferrero non c’entra assolutamente niente con il club della Sampdoria. E’ attinente al fallimento, avvenuto quattro anni fa, di società calabresi completamente esterne alla Sampdoria. Il pubblico ministero di Paola, in provincia di Cosenza, ha avanzato la richiesta di custodia cautelare che io non ho ancora visto, ma è relativa ai fallimenti di quattro anni fa”, dice all’AdnKronos l’avvocato Giuseppina Tenga, difensore del presidente della Sampche .

“Stamattina il presidente si trovava in un albergo a Milano – spiega il legale –, ma era necessario che venisse a Roma, perché a casa sua c’è la Guardia di Finanza per la perquisizione, e solo lui è in possesso della combinazione della cassaforte da perquisire. Ritengo fosse intelligente e giusto che Ferrero assistesse alla perquisizione a casa a piazza di Spagna. Probabilmente a qualsiasi altra persona glielo avrebbero permesso, a Massimo Ferrero no”.

“Lo hanno prelevato in albergo come fosse l’ultimo dei delinquenti – afferma il legale –, hanno perquisito anche casa della figlia e del nipote, hanno arrestato anche l’autista”. “Io sto cercando da stamattina alle 7.30 di parlare con la guardia di finanza”, aggiunge l’avvocato chiarendo che “la cassaforte che deve essere perquisita la può aprire solo il presidente Ferrero”.

ADNKRONOS




Punto d’incontro/ BICE: “Messico e Italia condividono il gusto dell’amicizia”

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30mexCITTÀ DEL MESSICO\ aise\ – “Nell’ambito dell’iniziativa “Prodotto in Italia”, coordinata dalla Borsa Internazionale di Commercio Elettronico (BICE) e dedicata alla promozione e degustazione di vini, caffè e latti vegetali del Bel Paese, si è svolto giovedì 25 novembre presso la residenza dell’Ambasciatore d’Italia in Messico un aperitivo con la partecipazione di un gruppo di rappresentanti delle comunità civili e imprenditoriali di entrambi i Paesi”. A scriverne è Massimo Barzizza su “Punto d’incontro”, portale che dirige a Città del Messico.
““L’incontro di stasera —ha detto Luigi De Chiara, ambasciatore italiano in Messico — è stato organizzato da BICE, un nuovo progetto commerciale italo-messicano, e oggi siamo partecipi di un piacevolissimo abbinamento tra vini italiani e la cucina di questa nazione latinoamericana. BICE organizza anche altre attività, tra cui degustazioni, affinché il pubblico messicano possa conoscere l’ampia varietà di ciò che l’Italia —che è il primo produttore di vino al mondo— può offrire in questo competitivo mercato. Queste iniziative fanno parte della Settimana della cucina italiana, uno degli eventi che ogni anno il ministero degli Affari Esteri organizza in coordinamento con ambasciate e consolati di tutto il mondo per promuovere il Made in Italy, il terzo marchio più conosciuto al mondo dopo Coca Cola e Visa. È il risultato del successo dello stile italiano di vivere e di produrre beni e servizi che piacciono a tutti”.
“Quest’anno abbiamo una Settimana della cucina —che sta durando praticamente un mese— con tanti eventi e, quando BICE ci ha chiesto di organizzare un incontro risaltando l’aspetto sociale delle degustazioni di vino, abbiamo accettato subito perché in questa, che è il residenza dell’Italia, ogni idea che contribuisca alla promozione del Made in Italy è sempre benvenuta”.
Enrique Montijo, vicepresidente di BICE, ha ringraziato i partecipanti e ha spiegato che “la Borsa Internazionale di Commercio Elettronico in questa occasione sta supportando la diffusione in Messico dei prodotti di 10 vigneti italiani interessati a presentarsi nel Paese. Utilizziamo un nuovo schema, in cui i rappresentanti dei vigneti sono presenti in videoconferenza con le persone interessate ai loro prodotti, uno dei metodi che ci permettono di stabilire un rapporto commerciale tra aziende situate in Europa e attori messicani”.
“Abbiamo altri eventi all’orizzonte, dato che dal prossimo anno vogliamo partecipare non solo nel settore del vino, ma nel più ampio quadro del mondo imprenditoriale per mettere in contatto idee italiane e messicane”, ha concluso.
“Abbiamo realizzato questo evento in collaborazione con l’Ambasciata — ha sottolineato in una nota Patrizio Baroni, presidente di BICE – poiché riteniamo che la gastronomia, accompagnata da un buon vino, rappresenti un ottimo strumento in grado di facilitare il dialogo, creando anche occasioni di condividere culture tra due Paesi simili come il Messico e l’Italia. Non abbiamo in comune, infatti, solo il piacere della tavola e di una gastronomia ricca e variegata, ma soprattutto il gusto dell’amicizia. Come presidente di questa associazione senza fini di lucro, mi auguro che la riunione di stasera sia l’inizio di maggiori opportunità di collaborazione, ad ampio spettro, non solo in ambito sociale e culturale, ma anche in campo commerciale e produttivo tra le nostre nazioni””. (aise) 




Al confine fra la Polonia e la Bielorussia, dove “l’Europa non c’è”

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unnamedAGI – L’Europa non può voltarsi dall’altra parte e ignorare le richieste di migliaia di migranti, abbandonati al loro destino nel gelo di una foresta alla frontiera orientale dell’Unione.

E’ l’appello degli eurodeputati del gruppo S&D Pietro Bartolo, Brando Benifei e Pierfrancesco Majorino, in missione al confine fra Polonia e Bielorussia, dove qualche migliaio di persone provenienti soprattutto da Siria e Iraq cerca di entrare nell’Unione europea per presentare una richiesta di asilo, “come è loro diritto”.

Ne parla all’Agi per telefono dalla Polonia Pietro Bartolo, che delle questioni migratorie si occupa da quando era in prima linea come medico di Lampedusa e ora come europarlamentare da Strasburgo. Madri separate dai figli  “Una giovane madre siriana è stata ricoverata in un ospedale polacco: era stata picchiata e separata dai suoi figli. Quando uscirà non saprà dove trovarli. Una famiglia era uscita dalla “zona rossa” del confine perché volevano acquistare le scarpe alla loro bambina che le aveva perse. Non solo non è stato loro permesso di farlo, ma la polizia li ha caricati in un furgoni e rispediti nella foresta”, ha raccontato Bartolo, molto turbato nonostante nella sua lunga esperienza a Lampedusa abbia visto migliaia di migranti in gravissima difficoltà e moltissimi morti.

“Abbiamo voluto venire a vedere di persona qual è la situazione, come in precedenza già fatto in Grecia e Bosnia, per testimoniare la nostra vicinanza non solo ai migranti ma anche a quelli che cercano di aiutarli: in Polonia rischiano fino a 5 anni di carcere anche solo per portare del cibo o una coperta a quelle famiglie che soffrono il freddo e la fame nella foresta”, spiega ancora.

Clima di paura anche fra i volontari “Il clima è di paura: chi aiuta i migranti non vuole apparire, le testimonianze sono anonime, da parte di persone che rischiano di finire in prigione con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Anche le istituzioni locali, i medici e gli attivisti sono intimiditi dalle scelte del governo di Varsavia che ingiunge loro di non aiutare quelle persone. Trovo sia un modo immorale di comportarsi: la polizia ha l’ordine di riportare nella foresta chi cerca di uscire allo scoperto invocando il diritto di chiedere asilo, ma qui di notte le temperature scendono sotto lo zero e le persone stanno morendo. Non ci sono cifre ufficiali, poiché è impossibile andare a controllare, ma i morti sono almeno 20″.

Bartolo sottolinea ancora che “se l’Europa si gira dall’altra parte, il governo polacco è invece attivo con muri, violenze e filo spinato. L’Unione europea non dovrebbe permetterlo, questa non è la nostra Europa”.   Ora i tre europarlamentari stanno ripartendo per Bruxelles, ma “dando le spalle a quella foresta buia e gelida – conclude l’ex medico di Lampedusa – mi sono sentito male. Da oggi stesso faremo tutte le pressioni di cui saremo capaci sulle istituzioni Ue perché facciano qualcosa per aiutare qualche migliaio di persone che chiedono solo di sopravvivere. Lasciandoli al loro destino, dimostriamo alla Bielorussia di Lukashenko che le sue azioni e minacce funzionano”.




Super green pass, Cacciari: “Nuova stretta è gravissima e anticostituzionale”

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cacciari fg 020221Il nuovo super green pass in Italia sarebbe “incostituzionale”. Massimo Cacciari non ha dubbi e si esprime così sulle regole anti covid che potrebbero essere adottate per i non vaccinati. Sul nuovo giro di vite che il governo sta predisponendo con il varo di un super green pass solo per vaccinati o guariti “ci sono due elementi da valutare. Uno è legato alla parte istituzionale-giuridica e mi sembra siamo arrivati a livelli davvero intollerabili. Prima almeno c’era ancora la foglia di fico del tampone, se cade anche questa allora è diventato un obbligo, quindi occorre che ci sia una piena assunzione di responsabilità da parte delle autorità, quindi un obbligo esplicito alla vaccinazione senza se e senza ma”, dice Cacciari, intervenuto alla trasmissione “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus.

Si tratterebbe “dunque di un’assunzione di responsabilità su tutto, dato che da molte evidenze scientifiche si parla di correlazioni possibili tra certe categorie ed effetti dovuti alla vaccinazione. Invece adesso quando vai a vaccinarti sottoscrivi una dichiarazione in cui elimini ogni responsabilità dello Stato e delle case farmaceutiche. Il secondo aspetto – prosegue il filosofo – è risaputo che anche i vaccinati possono infettarsi e la categoria più a rischio, quella anziana, è vaccinata oltre il 90%. La percentuale di ospedalizzati vaccinati nelle fasce più anziane dimostra che non basta questo vaccino per proteggere dalla malattia grave. Allora mi chiedo perché continuiamo a vaccinarsi con questo vaccino? I vaccinati contagiano e vengono contagiati”.

“Quindi questa nuova stretta è un passo gravissimo, di una palese incostituzionalità, che non è sostenuto dai dati che abbiamo. Non si può continuare così, trascurando ogni attenzione a cure mediche tradizionali, dovremmo iniziare a pensare a una strategia di convivenza con il virus. Oppure dobbiamo continuare a vaccinarci per sempre? O il Green pass diventa una carta d’identità e noi ogni 6 mesi siamo costretti a vaccinarci oppure cambiamo strategia. Questo lo dicono fior di scienziati”.

Non si può più vederla come un’emergenza perenne. Questo – ha continuato Cacciari – non è un vaccino, lo ha dichiarato anche il presidente della Bayer, o si trova un altro vaccino o si cambia strategia. Il principio fondamentale per imporre una cura a livello costituzionale è quello del consenso informato, ma qui non mi pare che siamo informati su questi vaccini”.

Quanto all’ipotesi di un green pass per gli under 12, “io mi limiterei a un semplice appello: non facciamo la follia di obbligare alla vaccinazione chi non rischia nulla, cioè le categorie sotto i 12 anni. Anche l’Oms ha detto che bisogna raccogliere maggiori evidenze prima di raccomandare la vaccinazione sotto ai 12 anni. Non facciamo la follia di costringere alla vaccinazione gli adolescenti che non rischiano niente”, ha concluso Cacciari.

ADN KRONOS




Green pass, camionisti in rivolta e l’Italia inizia ad andare in tilt. “Il peggio nei prossimi giorni”

protesta camionisti no green pass

protesta camionisti no green passSono sparsi tra le migliaia di chilometri di autostrada in tutta Italia i camionisti che da stamane, in sordina e senza riflettori mediatici, hanno iniziato uno sciopero a oltranza per protestare contro il discriminatorio Green pass.

Sono migliaia, forse 50mila, sparsi e un po’ disorganizzati dal momento che la protesta è del tutto spontanea, ossia senza cartelli sindacali dietro, ma sui canali social si fanno sentire e promettono battaglia fino a quando il governo non torna sui propri passi nel ritiro della certificazione verde “per tutti”, ammoniscono. “L’Italia, fanno sapere, è l’unico paese al mondo ad avere adottato misure draconiane per spingere cittadini e lavoratori a inocularsi un siero sperimentale, pena l’esclusione dal lavoro e dalla vita sociale”, con la politica – va detto – “maggioranza & opposizione”, tutta appiattita sulle posizioni dell’esecutivo guidato da Mario Draghi.

Di fatto, chi non ha il lasciapassare, tra le decine di migliaia di camionisti – che macinano in genere centinaia di km ogni giorno – non potrà sedersi nei tavoli degli autogrill per consumare un pasto caldo nelle ore di pausa forzata (ogni tot ore infatti i camionisti hanno l’obbligo di fermarsi). Ci vuole la certificazione sanitaria. Dovranno quindi ordinare da asporto e consumare pranzo o cena all’interno dei loro mezzi pesanti o all’aperto, come già fanno anche le Forze dell’ordine che non possono pranzare in mensa. Una discriminazione che, come avviene in altri ambiti lavorativi non ha eguali dall’ultimo dopoguerra.

E ora i camionisti si sono arrabbiati mobilitandosi in una “battaglia” che nessuno è in grado al momento di prevedere gli esiti. “Abbiamo iniziato oggi, il peggio lo vedrete nei prossimi giorni”, avvertono sui social. L’obiettivo dichiarato e “paralizzare l’Italia” al punto da mettere tutti i settori in difficoltà, comprese le stazioni di servizio nonché i supermercati i cui scaffali potranno a giorni rimanere vuoti. “Fate scorte”, ha dichiarato un sindacalista dell’Emilia Romagna in un video di qualche giorno fa in cui annunciava la protesta.

E’ vero che per adesso si sta andando in ordine sparso e a “passo di lumaca”, ma è altrettanto vero che una protesta del genere se trascinata per giorni o settimane potrebbe fare inceppare il motore economico dell’Italia, ben consci del fatto che la stragrande maggioranza del trasporto delle merci avviene su gomma. Già nei porti e aeroporti iniziano a registrarsi le prime criticità per l’assenza di camionisti. Ma anche se li trovassero, questi troverebbero enormi difficoltà a trasportare merci lungo le autostrade e le arterie più importanti dove la circolazione sarà di fatto bloccata (o rallentatala) a oltranza.

L’inizio odierno della protesta ha comunque creato non pochi disagi agli automobilisti, costretti a stare in coda a colonne di “padroncini” che viaggiano a 20/30kh con le quattro frecce accese. Le maggiori criticità si registrano al centro nord, sull’A1, sull’Adriatica e altre importanti arterie. Situazione complicata sulla A4, anche nei pressi di Milano e dell’hinterland, dove si registrano lunghe code. Ancora non si hanno notizie di Villa San Giovanni, che è l’unico snodo via mare per la Sicilia.

da secondopianonews.it




San Gennaro torna a New York in un’esplosione di sapori napoletani

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17gennaroNEW YORK\ aise\ – “A Little Italy torna la festa capace di riportare Mulberry Street in atmosfere d’altri tempi e di riunire parte della comunità italo-americana intorno a una tradizione dalle origini partenopee. I festeggiamenti per San Gennaro a New York si tengono, nell’edizione 2021, la novantacinquesima, dal 16 al 26 settembre. Il 19 è prevista la celebrazione del Santo Patrono di Napoli, con la Messa solenne nella Chiesa del Preziosissimo Sangue, ma la grande processione, che coinvolgerà tutta Little Italy, si terrà il 25 settembre”. Ne scrive Maria Teresa Zonca su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“San Gennaro fu Vescovo di Benevento, Italia, e morì martire nel 305 d.C. Il corpo è conservato a Napoli, città in cui viene invocato per la protezione da incendi, terremoti, pestilenze, siccità e dall’eruzione del Vesuvio. Il suo sangue si liquefa due volte l’anno, la prima domenica di maggio, festa della traslazione delle sue reliquie, e il 19 settembre, anniversario del suo martirio.
La statua di San Gennaro viene trasportata ogni anno su un carro, insieme alla banda, ed è seguita da altri carri, su cui siedono i membri delle associazioni italiane a New York. Nei giorni della grande festa, una vera e propria sagra, torna il tripudio dei sapori. Cannoli, zeppole, pizza e polpette. Il tutto con omaggi musicali a Caruso e a Frank Sinatra. Tra religione, superstizione, tradizione e credenze popolari, la Festa di San Gennaro riesce ogni anno a regalare un salto indietro nel tempo. L’italianità dei primi immigrati torna in primo piano, con sfumature percettibili nei film di Scorsese, cresciuto poco distante da lì, in Elizabeth street.
Mulberry Street, nel Lower East Side di Manhattan, è infatti la via di Little Italy in cui all’inizio del XX secolo si stabilirono i napoletani. Qui costruirono la piccola cappella, con l’immagine del Santo come luogo di culto e devozione. L’esplosione di sapori e colori che per giorni interi va ad animare Little Italy e, soprattutto quella Mulberry Street che, con la sua festa, è stata di ispirazione per numerosi film, da “Il Padrino” a “Mean Streets”. Senza contare che Little Italy è riconoscibile in decine di altre pellicole a prescindere da San Gennaro. Come Donnie Brasco, ad esempio, con le scene girate nel Mulberry Street Bar.
Tra storie realmente avvenute, miti e leggende, è decisamente grazie alla Festa di San Gennaro che Little Italy torna ad animarsi come un tempo. E lì, a ben guardare, si può trovare una storia nella storia. È quella di BabyAnne, ovvero Anne Compoccia, morta nel 2011 e oggi celebrata con una targa proprio sotto il grande murale della Statua della libertà, nella piazzetta antistante la chiesa. Anne Compoccia è stata una figura controversa, ma tuttora molto amata da parte della comunità italoamericana, che le riconosce il merito di aver contribuito a trasformare Lower Manhattan in una vivace comunità residenziale.
Dalla realizzazione dei campi di Baseball a Battery Park City, alla creazione del Manhattan Youth Downtown Community, BabyAnne ha anche combattuto per il progetto The Greening of Greenwich Street, iniziato nel 1999: includeva l’allargamento dei marciapiedi della strada e il miglioramento del parco giochi del Washington Market Park. Fondò anche la Camera di Commercio di Little Italy.
Ma cosa c’entra BabyAnne con la Festa di San Gennaro?
A nominarla alla guida dello street festival fu, nel 1991, l’allora sindaco Rudolph Giuliani. Voleva porre rimedio dopo il coinvolgimento in un’inchiesta dei membri di una famiglia criminale, accusata di controllare segretamente la manifestazione. Anne Compoccia Si mise a disposizione ed ebbe l’intuizione di far chiudere Mulberry Street nel tratto compreso tra Canal Street e Broome Street, creando un Mall pedonale. Ma anche lei fu travolta da un’indagine. Fu accusata di frode per aver falsificato documenti per riuscire a depositare 85 mila dollari su conti riferibili a lei. Un reato che ammise, dicendo che voleva salvare dal fallimento il bar di suo padre. In quel momento la sua vita cambiò. Lasciò l’organizzazione della Festa di San Gennaro e si dedicò all’assistenza dei più fragili, dai malati di aids agli ex detenuti in cerca di lavoro.
Oggi a curare l’organizzazione delle celebrazioni è l’Associazione Figli di San Gennaro, che dichiara di aver donato dal 1996 circa due milioni di dollari a diversi enti e organizzazioni di beneficienza”. (aise)

da “La voce di New York”