Green pass e obbligo vaccinale, Cacciari: “Meccanismi autoritari”

cacciari massimo mic fg

cacciari massimo mic fg“Tutto va bene perché c’è un’emergenza sanitaria? Tutti a sollecitare meccanismi autoritari, come sostanzialmente è l’obbligo di vaccinazione”. Massimo Cacciari motiva e illustra dubbi e perplessità sul green pass in Italia e sull’eventuale obbligo vaccinale.

“Il governo è legittimato a imporre un trattamento sanitario, è vero. Se ne discute la legittimità in chiave culturale, etica e politica. Tutto va bene perché c’è un’emergenza sanitaria? È lecito chiedere in base a quali criteri cesserà lo stato d’emergenza? Finirà quanto non c’è più un malato in terapia intensiva o quando nessuno ha più di 37,5 di febbre? Tutti a sollecitare meccanismi autoritari, come sostanzialmente è l’obbligo di vaccinazione. Ma scherziamo? Ai virologi non frega nulla delle derive culturali e politiche di questa società?”, dice Cacciari a Quarta Repubblica. “La forma a volte fa sostanza: sento usare parole come ‘stanare’ chi non si vaccina. Ma ci rendiamo conto?”, dice Cacciari. “Se arriva l’obbligo, bene: almeno sparisce l’ipocrisia. Mi arrivano centinaia di mail al giorno di medici e scienziati che mi danno ragione e mi dicono che non possono parlare”.

Provvedimenti come il green pass o l’eventuale obbligo vaccinale devono inserirsi in un quadro in cui “deve essere sempre garantito il rispetto della dignità della persona, la giurisdizione indica che la persona sia perfettamente informata. Mi domando se possiamo dire che le persone siano state correttamente informate sui vaccini e sulle loro conseguenze. Non c’è dubbio che i vaccini siano utili, ma questo non basta per dire che siamo correttamente informati”.

“Non esiste nessuna situazione priva di rischi, le aziende farmaceutiche non conoscono però le conseguenze a medio e lungo termine dei vaccini. In queste condizioni, come si fa a imporre il green pass? Siamo già arrivati al 70-80% della popolazione vaccinata, si continui così” cercando di convincere gli italiani. “Quando siamo arrivati a vaccinare tutta la popolazione sopra i 40-50 anni, che bisogno c’è di vaccinare gli adolescenti, che non corrono alcun rischio reale?”, afferma. “Non è vero che la situazione sia uguale ovunque: in moltissimi paesi non c’è obbligo di vaccinazione. In Danimarca la situazione si è normalizzata, in Germania non si sognano di vaccinare gli adolescenti”. (ADNKRONOS)




Jeff Bezos investe sull’immortalità

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jeff webnewsAltos Labs, una società tecnologica di riprogrammazione biologica, starebbe attirando grandi investitori come il CEO di Amazon.

C’è una nuova quanto misteriosa società che ultimamente sta facendo molto parlare di sé nella Silicon Valley. Si tratta della Altos Labs, un’azienda tecnologica di riprogrammazione biologica che sta ottenendo importanti finanziamenti dai cosiddetti super ricchi. Secondo il MIT Technology Review, la società starebbe attirando grandi investitori, tra i quali il CEO di Amazon Jeff Bezos e il miliardario russo-israeliano Yuri Milner. Non solo: Altos Labs starebbe facendo altrettanto con alcuni dei migliori scienziati del mondo, attratti da grossi stipendi e dalla promessa di avere campo libero sulla loro ricerca anti-invecchiamento.

Alla ricerca dell’immortalità: non solo Jeff Bezos

Juan Carlos Izpisúa Belmonte, biologo del Salk Institute di La Jolla, in California, famoso per aver iniziato una ricerca sulla creazione di una chimera umana/suina, e Shinya Yamanaka, uno scienziato e vincitore del premio Nobel per la sua ricerca sull’inversione dell’invecchiamento nelle cellule, sono solo gli ultimi studiosi di fama ad essere entrati nello staff dell’azienda tecnologica. La riprogrammazione è una procedura di biologia molecolare che comporta un intervento specifico sul programma biologico di base che è il DNA. Tale intervento consiste nel riportare il nucleo di cellule somatiche differenziate a una condizione indifferenziata, senza intaccarne le funzionalità.

La riprogrammazione biologica è un metodo per ringiovanire le cellule che potrebbe essere la chiave dell’immortalità. Per questo progetti come quello di Altos Labs attirano, soprattutto i super ricchi.

Qualsiasi essere umano aspira a vivere il più a lungo possibile, e molti farebbero di tutto per riuscirci. Ma è chi gode di un certo benessere economico ad avere più possibilità di avere accesso a eventuali quanto al momento fantascientifiche tecnologie legate al tema. Mark Zuckerberg ha investito qualcosa come tre miliardi di dollari in dieci anni in una startup biomedica, Larry Ellison, co-fondatore di Oracle, ha speso 430 milioni per ricerche anti-invecchiamento, mentre Dmitry Itskov, co-fondatore della media company New Media Stars, diversi milioni di euro, in questo caso però per progettare una sorta di suo doppione robotico dove trasferire un giorno la propria mente e la coscienza individuale.

Tornando ad Altos Labs, “l’obiettivo è comprendere come avviene il ringiovanimento”, ha affermato Manuel Serrano, ricercatore precedentemente presso l’Istituto di ricerca in Biomedicina in Spagna. Come altri suoi colleghi, anche lui è stato attratto dai dollari di Altos dopo che gli ha offerto da cinque a dieci volte più di quello che guadagnava in terra iberica. “Direi che l’idea di avere entrate in futuro c’è, ma non è l’obiettivo immediato. La ricerca scientifica più avanzata e ipertecnologica richiede finanziamenti cospicui, e qui li abbiamo”.

Da webnews.it




Il Governo ignora il CGIE e semplifica le elezioni dei Com.It.Es

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logo per giornale la notizia smallDopo l’ennesima figuraccia che il CGIE ha regalato alla comunità mondiale insistendo, inutilmente, sul posticipo delle elezioni dei Com.It.Es e, quindi, anche del CGIE, il Consiglio dei Ministri ha accolto la richiesta di semplificazione per la presentazione delle liste per le prossime elezioni Com.It.Es.

Tale richiesta scaturita da un’interrogazione parlamentare dell’On. Fucsia Fitzgerald Nissoli, l’intervento di altri parlamentari alla Camera e, dalla Senatrice Laura Garavini al Senato, semplifica le problematiche già di per se complicate per le prossime elezioni dei Com.It.Es..

Il testo è stato pubblicato oggi, 24 agosto, sulla Gazzetta Ufficiale.

Art. 5

Sottoscrizioni delle liste dei candidati per le elezioni dei Com.It.Es per l’anno 2021

 

  1. In considerazione della situazione epidemiologica da COVID-19, al fine di semplificare gli adempimenti relativi all’espletamento delle elezioni di cui all’articolo 14, comma 3, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 Febbraio 2020, n. 8, per il rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero (COMITES), si applicano fino al 31 dicembre 2021 le seguenti disposizioni:

 

  1. a) il numero minimo di sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste di cui all’articolo 15, comma 3, della legge 23 ottobre 2003, n. 286, è fissato in cinquanta per le collettività composte da un numero di cittadini italiani fino a cinquantamila e in cento per quelle composte da un numero di cittadini italiani superiore a cinquantamila;

 

  1. b) la firma delle dichiarazioni di presentazione delle liste dei candidati di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 2003, n. 395, è esente da autenticazione, se è corredata di copia non autenticata di un valido documento d’identità o di riconoscimento o di documento equipollente ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, anche rilasciato dalle competenti autorità del Paese di residenza.

Questa bella notizia che, sicuramente rallegrerà tanti gruppi d’italiani frenati dalle disposizioni precedenti, favorirà una maggiore partecipazione di liste e quindi interesse per questi organi di rappresentanza.

Si auspica l’unità degli italiani all’estero per dimostrare la nostra combattività nel volere il mantenimento dei Com.It.Es e di un CGIE più rappresentativo, che ci permetterà di continuare a mettere in risalto i valori italiani.

Carmelo Vaccaro – Da “La Notizia di Ginevra”

 

 

 

Carmelo Vaccaro – Da “La Notizia di Ginevra”




Corriere Italiano/ Cosa devo sapere per viaggiare in Italia quest’estate? – di Silvia Costantini

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corriere italianoMONTREAL – “Cosa devo sapere per viaggiare in Italia quest’estate?”: il Corriere Italiano, diretto a Montreal da Fabrizio Intravaia, chiede e la console generale d’Italia Silvia Costantini risponde.
Cosa devo sapere per viaggiare in Italia quest’estate?
Con l’arrivo della bella stagione e le graduali riaperture dopo i lunghi mesi di lockdown, la voglia di tornare in Italia per le vacanze, per rivedere amici e parenti o per visitare il nostro splendido Paese, si fa sentire con più forza, in questa seconda estate di pandemia. Per permettere alle lettrici e ai lettori di pianificare al meglio un eventuale viaggio in Italia e affrontare la partenza e la permanenza con serenità, questa settimana rispondiamo ad alcune domande su vaccinazioni anti-COVID-19 e Green Pass, in ossequio alla funzione, meramente informativa, svolta dal Consolato Generale in questa materia.
I vaccini ricevuti in Canada sono validi ai fini dell’ingresso in Italia?
L’Italia accetta la prova dell’avvenuta vaccinazione in Canada, solo se il ciclo vaccinale è stata terminato almeno 14 giorni prima della partenza e se il vaccino inoculato rientra tra quelli approvati dall’Agenzia europea per i medicinali (European Medicines Agency – EMA), elencati in: https://www.ema.europa.eu/en/human-regulatory/overview/public-health-threats/coronavirus-disease-covid-19/treatments-vaccines/covid-19-vaccines .
È necessario tradurre in italiano il certificato rilasciato dalle autorità locali?
No. Il certificato vaccinale è accettato in Italia anche se redatto in inglese o francese, le due lingue ufficiali del Canada.
Se non sono vaccinato/a, oppure non ho completato il ciclo vaccinale, dovrò fare la quarantena in Italia?
Da metà giugno 2021, il Canada gode – insieme agli altri Stati non europei del G7 (Stati Uniti e Giappone) – di una disciplina privilegiata. Chi proviene dal Paese dell’acero ed è in possesso di una certificazione verde COVID-19, può entrare in Italia senza essere soggetto agli obblighi di test e di isolamento fiduciario. Per essere valida, ai fini dell’ingresso in Italia, la certificazione verde deve attestare, alternativamente: la completa vaccinazione, con vaccino tra quelli riconosciuti dall’EMA da almeno quattordici (14) giorni; l’avvenuta guarigione da COVID-19; l’effettuazione, nelle quarantotto (48) ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, di un test antigenico rapido o molecolare, che abbia dato un risultato negativo al virus SARS-Cov-2.
Quali obblighi sono previsti per l’ingresso in Italia?
Occorre compilare il formulario digitale denominato Passenger Locator Form (PLF) tramite il sito https://app.euplf.eu/#/, presentandolo al vettore prima dell’imbarco (in formato digitale oppure in copia cartacea stampata).
La prova di vaccinazione canadese è considerata equipollente al Green Pass europeo?
L’ultima Circolare del Ministero della Salute (30 luglio 2021) permette l’equipollenza della prova di avvenuta vaccinazione ricevuta in Canada con il Green Pass, qualora “siano riportati i seguenti contenuti: dati identificativi del titolare (nome, cognome, data di nascita); dati relativi al vaccino (denominazione e lotto); data/e di somministrazione del vaccino; dati identificativi di chi ha rilasciato il certificato (Stato, Autorità sanitaria)”. Al momento, sono approvati dall’EMA i seguenti vaccini: Comirnaty (Pfizer-BioNtech); Spikevax (Moderna); Vaxzevria (AstraZeneca) e Janssen (Johnson & Johnson).
A cosa serve il Green Pass europeo?
A partire dal 6 agosto 2021, in Italia il Green Pass serve per avere accesso a servizi e attività quali: musei, ristoranti, palestre, piscine, spettacoli, ecc. La lista completa di tali servizi e attività è contenuta nell’art. 3 del Decreto-Legge 23 luglio 2021, n. 105, consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Dove si possono fare i test in Italia? Esiste una lista di cliniche autorizzate oppure ospedali?
Nella nostra Penisola ci sono tantissime strutture autorizzate nelle quali è possibile effettuare il test antigenico, incluse le farmacie. Per quanto riguarda il test molecolare (PCR), che necessita di strutture attrezzate, la lista aggiornata è consultabile sul portale del Ministero della Salute: https://www.salute.gov.it → nuovocoronavirus → laboratori di riferimento COVID-19 → elenco dei laboratori regionali.
Il Consolato Generale suggerisce qualche ulteriore consiglio?
Per districarsi tra i tanti riferimenti normativi, può essere utile compilare il questionario informativo relativo al COVID-19 tramite il link: http://www.viaggiaresicuri.it/approfondimenti-insights/saluteinviaggio. Il sito www.viaggiaresicuri.it permette di restare sempre aggiornati su possibili novità riguardanti i viaggi. Per questo è utile consultarlo regolarmente.
Vi aspetto, insieme alla mia Squadra, al prossimo approfondimento.
La vostra Console Generale, Silvia Costantini”. (aise)




Ufficiale, l’Italia guiderà la Nato in Iraq. Ora inizia la (vera) missione

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logo formiche sitowebÈ ufficiale: sarà l’Italia a guidare il rafforzato impegno della Nato in Iraq dalla prossima primavera. Come anticipato due giorni fa da Formiche.net, l’Alleanza Atlantica ha inviato formale notifica alla rappresentanza permanente del nostro Paese, guidata dall’ambasciatore Francesco Talò. Ad accogliere con “soddisfazione” l’assegnazione ufficiale del comando è stato Lorenzo Guerini, che ha seguito il dossier e promosso la candidatura italiana nei molteplici tavoli con alleati e partner, a partire dalle autorità di Baghdad. Dopo quattro viaggi nel Paese in poco più di un anno, l’ultimo contatto solo poche settimane fa, nell’incontro a Roma con il collega Jumaah Enad nell’ambito della visita della delegazione governativa guidata dal premier Mustafa Al- Kadhimi, intrattenutosi con Mario Draghi.

“Le istituzioni italiane sono al fianco dell’Iraq e ne sostengono la stabilità”, ha detto Guerini in quell’occasione. È proprio questo ad aver spinto l’Italia a candidarsi per la “Nato mission in Iraq”, o “Nmi”, attiva dal 2018, che l’Alleanza Atlantica ha scelto di potenziare già a febbraio 2020, seguendo la richiesta di Baghdad. Trattasi di “missione di consulenza, addestramento e sviluppo delle capacità non di combattimento, condotta nel pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Iraq”. L’Italia la guiderà dal prossimo maggio, quando si chiuderà mandato affidato alla Danimarca (con il tenente generale Michael Lollesgaard).

La decisione di potenziare l’impegno della Nato in Iraq è avvenuta sulla scia delle difficoltà registrate dagli Stati Uniti nel Paese, tra gli attacchi alle basi americane e le rimostranze della stessa politica irachena (con influenze di Teheran) dopo l’uccisione a Baghdad del leader iraniano Qassem Soleimani, a gennaio dello scorso anno. In parallelo si è evoluta l’esigenza sul campo, vista l’attenuazione della minaccia frontale dell’Isis (sconfitto sul campo), che ha orientato l’Iraq alla ricerca di sostegno maggiore su elementi di consolidamento e prevenzione: training, intelligence e consulenza. Non è un caso che il potenziamento della missione Nato stia avvenendo attraverso un progressivo trasferimento di competenze dalla Coalizione globale anti-Daesh, nata con lo specifico obiettivo di combattere e sconfiggere l’Isis. Lunedì, alla Casa Bianca, Joe Biden e Mustafa Al- Kadhimi hanno messo la firma sul nuovo “rapporto strategico” tra i due Paesi, certificando il ritiro completo delle forze americane dall’Iraq entro la fine dell’anno. Resteranno però le unità addette alle competenze di cui sopra, a conferma di una revisione dell’impegno Usa prevista e concordata con alleati, partner e autorità locali.

L’Italia ha scelto di aumentare il proprio impegno in Iraq. Lo ha fatto rispondendo alle richieste di Baghdad, alla domanda degli Stati Uniti (che chiedono da tempo agli alleati maggiori assunzioni di responsabilità in Medio Oriente) e ai propri interessi nazionali. Come notavamo solo pochi giorni fa, alla lotta al terrorismo si aggiungono interessi di natura strategica ed economica. Secondo i dati dell’Unione petrolifera italiana, nel 2020 l’Iraq è stato il secondo fornitore di greggio al nostro Paese (preceduto solo dall’Azerbaijan), coprendo oltre il 17% della domanda nazionale. Nel 2019 era al primo posto, con una quota del 20%, mentre nei primi quattro mesi del 2021 si colloca al quarto posto, dopo Azerbaijan, Libia e Arabia Saudita.

Nel 2020 il nostro Parlamento ha autorizzato un dispiegamento di 1.100 unità per l’operazione Prima Parthica, all’interno della Coalizione anti-Daesh, e di 46 unità per la Nato training mission. Con il progressivo potenziamento della missione dell’Alleanza anche il contributo italiano ai due impegni è destinato a mutare. Il Consiglio dei ministri ha approvato a metà giugno la delibera sulle missioni internazionali, ora al vaglio del Parlamento. Vi si può apprezzare il parziale spostamento di assetti dalla Coalizione alla missione Nato, con la prima che vede autorizzato un dispiegamento massimo di 900 unità (200 in meno rispetto al 2020) e la seconda che sale a circa 280 unità (oltre 200 in più rispetto al 2020).

da “leformiche.net”




Il cittadino canadese/ Adriana Gentile: un’italo-montrealese tra Instagram, musica, calcio e hockey

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cittadino canadeseMONTRÉAL\ aise\ – “Adriana Gentile è una giovane ed entusiasta italo-montrealese, appassionata di comunicazione. La nonna era siciliana e il nonno era di Avellino. Attualmente studia giornalismo alla Concordia University. Ci racconta di sé: “I media, e l’industria musicale in particolare, sono sempre stati un mio interesse fondamentale. Ci sono molte cose che spero di ottenere lavorando in questo campo. Non vedendo le interviste che volevo vedere, a novembre 2019, ho deciso di avviare una mia piattaforma, che si chiama It Was Captured; è una pagina Instagram su cui pubblico interviste con artisti e personaggi, discutendo di musica, sport e storie di interesse pubblico””. Ad intervistare Gentile è stata Giulia Verticchio per il “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Basilio Giordano.
““La mia speranza per il futuro sarebbe quella di espandere questa mia attività potenzialmente su pagine Instagram separate a seconda degli argomenti”, aggiunge. “Ho per ora anche un segmento chiamato Captured in the Spotlight. L’obiettivo di questo progetto era quello di fornire ad artisti esclusivamente indipendenti una piattaforma per mostrare la loro musica originale”.
“Ai miei occhi, il progetto ha avuto successo e ha anche ricevuto l’attenzione di diversi media, tra cui CityNews Montréal. Voglio espandere la mia visione – spiega – e aiutare artisti nuovi ed emergenti a farsi scoprire, essere parte della condivisione della loro musica verso un pubblico più ampio. Miro sempre a saperne di più sul loro processo creativo, da dove traggono ispirazione e cosa li ha portati al punto della loro carriera in cui si trovano attualmente”.
Adriana si dive “sinceramente interessata ad ascoltare la loro storia e a condividerla con il mondo. Voglio mostrare loro che sono apprezzati e meritano una possibilità di brillare. Spero di abbracciare il mio senso di curiosità e di imparare il più possibile su ciò che accade intorno a me. Voglio immergermi in esperienze uniche. Spero di trovare un luogo dove le mie idee siano valorizzate e possano essere espresse”.
Il suo prossimo progetto, anticipa, “si chiama Captured in the City, dove intendo mettere in luce attività speciali e aspetti unici di Montreal. Questo campo mi ha permesso di uscire dalla mia zona di comfort e imparare a fare rete. Sento sempre che ci sono margini di miglioramento e spero di imparare sempre di più”.
Adriana ha già incontrato grandi nomi, come Dj Khaled, Paris Hilton, Ben Stiller, Adam Sandler, perfino Justin Trudeau.
Da perfetta Italo-Canadese, è appassionata sia di calcio (ha incontrato Andrea Pirlo e David Beckham), che di hockey (nel suo segmento Breaking the Ice intervista proprio i giocatori di hockey). Per seguire le interviste di Adriana. (aise) 




Da Perth a Biella, la novantenne Anna Maria torna finalmente a casa

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sbsMELBOURNE\ aise\ – “”È arrivata [a Perth] nel febbraio del 2020 e poi è rimasta bloccata”, racconta Fabio Torti SBS Italian a proposito della mamma novantenne. Anna Maria Ribaldone era venuta per fargli visita a Perth, dove Fabio vive con la sua famiglia, ma con lo scoppio della pandemia sia i medici che i parenti in Italia hanno ritenuto fosse meglio per lei rinviare il rientro”. Una storia a lieto fine quella raccontata oggi da Massimiliano Gugole su “Sbs Italian”, lo special broadcasting in onda in italiano in tutta l’Australia.
21sbsa“La mamma “non era contenta”, ricorda Fabio, “le mancano le sue cose, il suo paese, la sua vita”.
Anna Maria ha accettato comunque di buon grado di restare, con l’intenzione di rientrare in Italia il prima possibile.
È stato quindi con grande entusiasmo e senso di anticipazione che è arrivata in aeroporto a Perth domenica 18 luglio, pronta a ripartire alla volta della sua amata Biella.
Ma l’avventura australiana della signora Anna Maria non era destinata a concludersi quella sera: il personale della Qatar Airways non le ha permesso di completare il check-in.
“Il tampone non rientrava nelle tempistiche previste dalle normative italiane, che dicono non deve essere superiore alle 72 ore di validità al momento dell’arrivo sul suolo nazionale”, racconta il figlio Fabio.
Le cliniche autorizzate per effettuare il tampone danno tempi medi di attesa tra le 24 e le 48 ore e, per essere sicuri di ottenere il certificato prima della partenza, la famiglia aveva prenotato e ottenuto i risultati del test troppo presto.
“Purtroppo questo è già capitato un paio di volte negli ultimi mesi”, ha dichiarato a SBS Italian il console d’Italia a Perth Nicolò Costantini, ricordando come le compagnie aeree non abbiano alternativa all’applicare le regole previste dal Paese di arrivo.
“La stragrande maggioranza delle cliniche che effettuano questi test inviano il risultato entro le 24 ore”, ha aggiunto il console Costantini, dicendo di non essere a conoscenza di ritardi che abbiano impedito di lasciare l’Australia a chi è in partenza.
La tempistica però non è garantita. “Purtroppo sono dei rischi che bisogna considerare oggigiorno”, spiega il console di Perth.
Alla signora Anna Maria Ribaldone alla fine è andata bene. Un risultato negativo al test COVID-19 ottenuto nel pomeriggio di lunedì 19 luglio le ha permesso di imbarcarsi la sera stessa.
A Biella l’aspetta la sorella maggiore Maria Teresa, classe 1927, che ancora guida la sua auto.
Anna Maria prima di salutare il figlio ha detto che era ora per lei di rientrare a casa, ma che una volta passato il COVID-19 conta di tornare per fargli visita ancora una volta. A presto Anna Maria!”. (aise) 




MalindiKenya.net/ Danilo, un italo-keniano alle Olimpiadi di Tokyo – di Freddie del Curatolo

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malindikenyaMALINDI\ aise\ – “Il nuoto olimpico del Kenya a Tokyo avrà spirito, volontà e orgoglio italiano, insieme ai giovani muscoli, alle “branchie” e alla passione di un ragazzo di Mombasa. Già, perché l’unico nuotatore della squadra maschile keniana, qualificatosi per le Olimpiadi 2021 che partiranno tra pochi giorni in Giappone, si chiama Danilo Rosafio ed ha chiare origini italiane da parte di padre, l’imprenditore Antonio “Tony” Rosafio, pur avendo una madre keniana ed essendo nato e cresciuto nella più importante città marittima del paese africano”. A intervistarlo è stato Freddie del Curatolo per “MalindiKenya.net”.
“Tra poco meno di un mese compirà 20 anni ed è un atleta in continuo miglioramento. Sessantanovesimo nuotatore più veloce ai campionati del mondo in Cina nei 100 stile libero, ha già migliorato di cinquanta centesimi quel tempo arrivando quasi a toccare il limite dei 52 secondi.
Malindikenya.net lo ha intercettato a Loughborough, in Gran Bretagna, dove frequenta l’università e si allena.
19rosafioPur esordendo con un “Ciao”, Danny (com’è chiamato da sempre) ammette che preferirebbe conversare in inglese, perché il suo italiano non è così fluente.
“Ma il fatto che non parlo bene l’italiano – premette la giovane promessa del nuoto africano – non significa che non mi senta profondamente legato all’Italia e che sia orgoglioso del mio essere metà italiano e metà keniano”.
Rosafio sprizza gioia da tutti i pori per l’avventura che tra qualche giorno lo porterà nelle piscine dell’estremo oriente per la più prestigiosa competizione sportiva del mondo.
“Sono molto emozionato e pieno di eccitazione – rivela Danilo – ho lavorato molto e duramente in tutti questi anni per arrivare a sognare obbiettivi di questa portata. Ho iniziato a nuotare a 4 anni, quando mio padre mi buttò nella piscina di casa nostra a Mombasa e mi insegnò a stare a galla e muovermi. Da lì in poi non ho mai smesso e a 15 anni ho deciso di diventare professionista. Oggi mi alleno fino a 18 ore alla settimana e sono molto concentrato sulla mia carriera”.
Il padre non è il solo legame con l’Italia, piccola terra di grandi sportivi che sta ancora festeggiando la vittoria degli Europei di calcio ma da anni celebra a livello internazionale incredibili nuotatori come ad esempio Francesca Pellegrini.
“Sicuramente l’essere italo-keniano mi aiuta, seguo e ammiro i nuotatori della mia seconda patria che incontrerò in Giappone come Fede Burdi (Federico Burdisso nda), Nicolò (Martinenghi) e Greg Paltrinieri, anche se il mio idolo, il nuotatore a cui mi ispiro è l’americano Cody Miller, vorrei diventare come lui”.
Danilo Rosafio gareggerà nei 50 e nei 100 metri stile libero, unico keniano selezionato insieme alla nuotatrice Emily Muteti, che vive e studia negli Stati Uniti. Le sue aspettative sono alte ma anche pervase da un sano realismo che mostra una buona dose di maturità per un ragazzo di non ancora vent’anni.
“Sarà la più bella esperienza della mia vita – ammette il portabandiera del nuoto keniano – mi permetterà di crescere, imparare da grandi campioni e migliorare. Il mio obbiettivo è quello di stare in scia e poter ritoccare il mio record personale, sarebbe già un successo. Sinceramente però non credo di poter andare oltre, sarà difficilissimo riuscire a qualificarmi per le fasi avanzate delle gare”.
Il vero obbiettivo di Danny è più a lunga scadenza, e non è affatto impossibile da raggiungere. Il record nazionale del Kenya che appartiene ad un altro nuotatore metà africano e metà europeo, Jason Dunford la cui specialità era farfalla (arrivò quinto alle olimpiadi di Pechino nel 2008) ma detiene anche i migliori tempi dei 50, dei 100 e dei 200 metri stile libero.
“Credo che se continuo ad allenarmi così e a fare altre esperienze, tra uno o al massimo due anni potrò arrivare a battere il suo record e diventare il miglior nuotatore di sempre del Kenya, almeno nella mia disciplina”.
Ovviamente la vita di Danilo non è solo e unicamente nuoto, allenamenti e studio.
“Appena ne ho la possibilità, mi piace tornare in quella che considererò sempre casa mia – racconta il giovane – a Mombasa oltre alla mia famiglia, papà mamma e due sorelle che non hanno scelto il nuoto come professione, ho tanti amici con cui mi piace ritrovarmi e magari andare a fare una bella mangiata italiana”.
Pizza in cima ai suoi desideri, ma non solo.
“La mia italianità si vede anche in questo, oltre al fatto che come gli italiani gesticolo molto quando parlo. – sorride Danny – E se in Inghilterra soffro molto la mancanza di certi piatti, la mia fortuna in Kenya è anche avere Zio Fernando che a Kilifi ha un ristorante italiano, il Makuti. Quando torno non vedo l’ora di andare da lui a mangiare qualche specialità dell’altra terra che amo”.
Nuoto, pizza, Kenya, Italia e tanti sogni di un ragazzo con la cuffia keniana in testa e la testa sulle spalle…un po’ tricolori. Fargli gli auguri di realizzarli tutti, a partire da Tokyo 2021 ci sembra il minimo”. (aise) 




Usa e Italia a difesa di Cristoforo Colombo. L’intervento di Nissoli Fitzgerald

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logo formiche sitowebL’approvazione della mozione è un risultato concreto che dimostra la vicinanza delle nostre istituzioni alle comunità d’oltre oceano. Il messaggio che arriva dall’Italia è semplice e diretto: il governo italiano è favorevole a salvaguardare la figura di Colombo che appartiene tanto alla storia dell’Italia che degli Stati Uniti. L’intervento di Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia

Un anno prima di diventare papa, Benedetto XVI parlò di “odio di sé dell’Occidente strano e patologico”. È da questa frase che si dovrebbe partire per provare a comprendere la furia iconoclasta, l’odio verso i padri e la voglia di cancellazione della nostra Storia che si sono impadroniti delle società occidentali.

I neo-iconoclasti hanno compilato addirittura una “hit list” dei bersagli della damnatio memoriae, ossia la demolizione e/o l’occultamento del passato. Le statue della Regina Vittoria a Woodhouse Moor, Leeds, e del presidente Winston Churchill nella Piazza del Parlamento londinese, sono state oggetto di vandalismi, stessa sorte è toccata in Belgio alla statua del Re Leopoldo II e a Sidney a quella dedicata allo scopritore dell’Australia James Cook.

L’obiettivo principale di questa furia distruttiva resta però Cristoforo Colombo, per il suo alto valore simbolico di scopritore del Nuovo Mondo. Al navigatore genovese, che nel 1492 mise piede sul suolo americano vengono imputate tutte le colpe possibili e immaginabili, dal razzismo all’inizio della schiavitù.

A Minneapolis la prima testa a cadere è stata proprio quella della statua dell’esploratore genovese, un’altra statua ad egli dedicata è finita in acqua a Richmond e altre ancora, tra Massachusetts e Virginia, sono state vandalizzate o distrutte. Diverse città degli Stati Uniti hanno cancellato il Columbus Day, ossia il giorno dedicato alla commemorazione dell’arrivo delle tre caravelle nel Nuovo Mondo, che cade il secondo lunedì del mese di ottobre di ogni anno.

Ma chi era davvero Cristoforo Colombo? Egli era un figlio del suo tempo e non è certo cancellando la sua memoria che si sanano gli sbagli del passato e le storture del presente. Il suo coraggio e la sua determinazione sono da sempre un esempio per tutta l’Umanità e motivo di orgoglio per noi italiani ed in modo particolare per gli italiani d’America. La Storia andrebbe arricchita, allargando i campi della memoria e riconoscendo il dolore dei popoli che si sottomisero e sarebbe possibile farlo senza bisogno di distruggere ciò che i nostri padri hanno fatto nel corso della Storia.

Rileggere la storia stravolgendola attraverso la negazione di fatti realmente accaduti significa cadere nella falsificazione e nella menzogna. Colpire e cancellare personaggi e simboli significa nascondere la realtà anziché capirla nella sua interezza ed è andare contro la ricerca storica scientifica. È come se una persona avesse genitori che non ama, ma anche se li uccidesse resterebbe sempre figlia di quei genitori: altre sono le vie da percorrere.

Colpire Colombo e Churchill significa colpire le identità dei popoli che hanno fatto la storia dell’America. Le identità dei popoli sono ineliminabili e sono come tante perle preziose che costituiscono il tesoro che è oggi la grandezza dell’America. Non si può cancellare tutto e omogeneizzare tutto e appiattire la bellezza di ogni diversità, proprio oggi quando tutti difendiamo proprio le biodiversità, il multiculturalismo e le libertà religiose. È possibile invece che ogni popolo coltivi la propria identità e lo faccia non contro le altre identità (purtroppo questo nel passato è accaduto spesso e ovunque),
ma lo faccia nel rispetto delle altre identità stabilendo rapporti di collaborazione tra tutti.

Tornando ai nostri connazionali negli Usa, con la mozione parlamentare che ho presentato a difesa di Colombo e del Columbus Day e approvata alla quasi unanimità, ho cercato di dare voce alle proteste ed allo sconforto di comunità, circoli ed associazioni degli italo-americani.

L’approvazione della mozione è un risultato concreto che dimostra la vicinanza delle nostre istituzioni alle comunità d’oltre oceano. Il messaggio che arriva dall’Italia è semplice e diretto: il governo italiano è favorevole a continuare a salvaguardare la figura di Colombo che appartiene tanto alla storia dell’Italia che degli Stati Uniti e incarna valori comuni, alla base dell’amicizia tra i due Paesi. Il comune impegno alla difesa di libertà, democrazia e stato di diritto in tutto il mondo garantisce forza e dinamismo ai rapporti tra Roma e Washington.

Per i nostri connazionali che vivono negli Stati Uniti questa caccia alle streghe rappresenta un vero e proprio schiaffo, un insulto per le discriminazioni che essi stessi hanno subito e un affronto per tutto ciò che essi hanno portato in termini di cultura e lavoro nel paese che li ha adottati. Fu lo stesso presidente George W. Bush che promulgando la richiesta (joint resolution) del Congresso americano di istituzione del Columbus Day, quale festa nazionale definì Colombo “the great explorer from Genoa”, riconoscendo la sua italianità e l’importanza della sua figura per la Storia del Paese a stelle e strisce.

Alberto Milani, presidente dell’ Italy America Chamber of Commerce di New York, ha dichiarato “Le celebrazioni di Cristoforo Colombo sono anche a garanzia di un diritto superiore della nostra comunità in America cioè quello di celebrare i nostri valori nel giorno che preferiamo, con i simboli che riteniamo più opportuni e senza che nessuno ci obblighi a non farlo o a farlo in modi e tempi diversi”.

Massimo Veccia, presidente di Learn Italy-Usa, intervistato su Cristoforo Colombo ha detto “Voglio ringraziare il Parlamento italiano che grazie all’onorevole Nissoli Fitzgerald, ha votato ad amplissima maggioranza questa mozione. Insieme a loro le molte istituzioni e associazioni che come Learn Italy Usa hanno sostenuto questa fondamentale impresa da subito”.

Leonardo da Vinci, da tutto il mondo definito “un genio assoluto” inventò il primo carro armato, la prima macchina da distruzione di massa della Storia. Abbiamo avuto grandissimi uomini politici che con il loro coraggio hanno saputo cambiare il mondo in meglio e fra questi, alcuni presidenti Usa repubblicani e democratici, che hanno portato pace e giustizia sociale pur nascondendo qualche ombra nella loro ascesa alla Presidenza e vite private tumultuose e a tratti oscure.

Questo è il mondo, gli uomini fanno la Storia e gli uomini sono tutt’altro che perfetti. Cristoforo Colombo è il simbolo per molti Italiani in patria e per gli italiani negli Usa e nel mondo. La sua “impresa” pur partita da presupposti geografici inesatti parla soprattutto di coraggio, sacrificio, perseveranza, forza d’animo, proprio le caratteristiche che hanno fatto grande l’Italia e gli Italiani nel mondo, che con questo stesso coraggio hanno fatto ancor più grandi le nazioni in cui hanno vissuto lavorato e creato ricchezza. In qualche modo Colombo, attraversando l’Atlantico su una “nave” di legno di soli 21 metri, ha preparato il campo a tutte le etnie che oggi vivono pur tra mille contraddizioni nel continente americano e che li e solo li hanno potuto trovare un futuro. Questo vale a maggior ragione per tutti gli italiani che oggi vivono negli Usa e che magari non condividono la battaglia del Parlamento italiano e dell’onorevole Nissoli, offendendo il nome di Colombo, senza il quale, probabilmente sarebbero a cercare una vita o un successo altrove”.

Difendendo l’immagine di Colombo ho inteso tutelare e proteggere tutta la storia delle migrazioni italiane. Ho sentito l’esigenza, come parlamentare eletta della nostra Repubblica e come italiana all’estero, di “ sbarrare la strada “ a questa opera di denigrazione e diffamazione di uno dei nostri connazionali più illustri.

Infine, voglio ringraziare, le organizzazioni degli italiani in America che si sono battute per difendere il nostro cultural heritage, quali Conference of Presidents of Major Italian American Organizations, the Columbus Heritage Foundation, the Columbus Citizens Foundation, UNICO, National Columbus Education Foundation, The Order of Sons and Daughters of Italy The Italian Sons and Daughters of America, the National Italian American Foundation and the Italian American One Voice Coalition, oltre che i singoli, che si sono prodigati per difendere il Columbus Day e le statue di Colombo dalla rimozione.

L’America è libera e forte anche grazie al contributo degli italiani e questo non si può rimuovere dalla storia. Un attaccamento alla madrepatria di cui le istituzioni nazionali devono tenere debitamente conto: un esempio di amore verso l’Italia che tutti dovremmo riscoprire!

La mozione è stata frutto di un lavoro ampiamente condiviso, e ringrazio per questo tutti i colleghi parlamentari.

da leformiche.net




Musei gratis per gli italiani all’estero. È polemica sul bonus

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inchiostroNella legge di bilancio del 2021 è stato inserito il bonus musei per gli italiani all’estero. I connazionali espatriati potranno visitare gallerie e pinacoteche della Penisola senza alcun costo. Una misura che viene criticata da Andrea Presbitero sulle pagine di Domani. L’economista ritiene infatti che il sussidio proposto dalla deputata del Partito Democratico Francesca La Marca non sia un intervento proficuo né tanto meno sensato.

“L’obiettivo dichiarato di questa misura – scrive Presbitero – è incentivare i flussi turistici di ritorno.” L’idea è quella di spingere gli oltre 5,5 milioni d’iscritti all’Associazione degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) a tornare in patria e visitare i musei. La penna del Domani si interroga però su quanti siano gli espatriati che rientrino regolarmente in Italia, su quanti “visiteranno un museo solo perché è gratis” e su quanti conoscano questo nuovo bonus. Presbitero si chiede poi quanti degli italiani provenienti dall’estero che torneranno nel 2021 “non sarebbero venuti se non ci fosse stato questo sussidio”.

Un’altra delle perplessità dell’economista riguarda la complessità di valutare gli effetti del bonus. Il sussidio costerà allo Stato 1,5 milioni di euro e sarà difficile – se non impossibile – misurarne gli esiti. Presbitero fa a questo punto l’esempio dell’iniziativa delle domeniche gratis ai musei. Cita uno studio di Roberto Cellini e Tiziana Cuccia, secondo il quale le visite gratuite avrebbero portato a un aumento anche di quelle a pagamento.

“È pur vero – spiega – che ci possono essere politiche il cui valore e successo può non dipendere da esiti quantificabili.” L’economista si riferisce a quei provvedimenti e a quelle misure che, pur non essendo economicamente proficue, indicano “un’adesione a certi valori” da parte della nazione. Il bonus che consente agli italiani residenti all’estero di visitare gratis i musei, secondo Presbitero, non sembra far riferimento ad alcun principio o valore.

L’economista ritiene che questa misura sia un ulteriore esempio di una politica basata “sull’elargizione di bonus e sconti a specifici gruppi piuttosto che sul disegno di un piano organico per lo sviluppo e la crescita del Paese”. Agli occhi della firma del Domani, la politica dei bonus “punta prevalentemente […] a conquistare consenso elettorale e al tempo stesso evitare di affrontare problemi e riforme strutturali che sono politicamente più costose”.

Presbitero sostiene che in Italia ci sia l’urgente necessità di politiche che facilitino e incentivino un rientro definitivo degli italiani all’estero, molti dei quali sono giovani. I dati Istat rivelano infatti che negli ultimi dieci anni circa 900mila italiani si sono trasferiti fuori confine. Tra questi, moltissimi sono giovani laureati che emigrano in cerca di quelle fortune che il proprio Paese non gli può dare.

Da “Inchiostro online”