Vaccino nel Regno Unito: quando toccherà a noi

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vaccino covid“Un sistema online stima quando potremmo essere vaccinati”. A riferirlo è un articolo oggi in primo piano sul portale di informazione bilingue per gli italiani nel Regno Unito LondraItalia.com, diretto da Francesco Ragni.
“I primi a riceverlo sono stati gli anziani nelle case di riposo e i loro badanti. Subito dopo tocca alle persone con più di 80 anni di età, e ai medici e infermieri che lavorano a stretto contatto con i malati di Covid-19. Poi gli over 75, seguiti dagli over 70 e dagli individui con condizioni mediche che li rendono “estremamente vulnerabili”. E così via, categoria dopo categoria, seguendo un ordine di priorità definito dal Governo britannico e legato principalmente a età, occupazione e fattori di rischio.
La campagna di vaccinazione contro il Covid-19 nel Regno Unito è partita presto (l’8 dicembre, prima nazione tra quelle occidentali) e prosegue spedita, oltre un milione di persone è già stato inoculato con la prima dose. Ma per vaccinare l’intera popolazione ci potrà volere anche un anno o più e la domanda che ogni residente in UK si fa è: quando toccherà a me? Quando riceverò la telefonata dell’NHS che mi invita a ricevere il vaccino?
L’NHS non fornisce indicazioni di questo tipo, ma in mancanza di meglio una risposta indicativa arriva dal “Vaccine Queue Calculator for the UK“, un programma di calcolo online che consente di sapere con buona approssimazione quando arriverà il nostro momento di essere vaccinati, sulla base delle risposte ad alcune domande su età, stato di salute e occupazione. Realizzato da Omni Calculator, una start-up polacca specializzata nel costruire algoritmi di questo tipo, il calcolatore si basa sui dati forniti dall’NHS e sulla lista di priorità pubblicata dal Governo UK.
Si tratta ovviamente di una stima, non di un calcolo preciso o ufficiale, ma è sufficiente per avere una buona idea di quanto tempo ciascuno di noi dovrà aspettare prima di ricevere la chiamata dall’NHS per ricevere il vaccino.
Qui di seguito potete interrogare il programma e conoscere il vostro posto nella coda per avere il vaccino, oppure lo trovate in questa pagina”.

Da “Londra Italia”

 




Mascherine a Sidney e un nuovo inno: le novità del 2021

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sydney“I primi giorni dell’anno si sono aperti ancora una volta con i vari leader statali australiani impegnati a gestire i nuovi focolai di coronavirus. L’opposizione si fa sentire, e Scott Morrison dà il via a un piccolo, grande cambiamento dell’inno nazionale. Così parte il 2021 in Australia”, come riferisce un articolo a firma di Federico Solchi e Massimiliano Gugole, pubblicato sul portale di SBS Italian, lo Special Broadcasting Service che diffonde notizie in lingua italiana in tutta l’Australia.
“Dopo il lungo fine settimana di Capodanno, Sydney si è risvegliata con nuove restrizioni. Dalla mezzanotte tra domenica 3 e lunedì 4 gennaio è stato infatti reso obbligatorio l’uso della mascherina sui mezzi di trasporto pubblico e nei luoghi al chiuso della Greater Sydney, Central Coast e Wollongong.
Paul Scutti, esperto di politica australiana, ha spiegato ai nostri microfoni come sia in particolare il focolaio di Berala, partito dal negozio di bevande alcolico BWS, a destare preoccupazioni. “Sono già state contattate circa duemila persone e gli esperti stanno visionando anche le telecamere a circuito chiuso del bottle shop per cercare di identificare i clienti”.
Nella conferenza stampa di lunedì 4 gennaio, il NSW ha registrato il primo giorno con zero casi di infezione locale da coronavirus. Il conteggio come è consuetudine si ferma alle 20 del giorno precedente, ma è da notare come domenica sera, dopo le 20, sono stati registrati due nuovi casi di infezione collegati al focolaio di Berala.
In Victoria ci si attende che si possa espandere il focolaio relativo al ristorante tailandese a Black Rock, nella zona sudorientale di Melbourne, e lo stato ha chiuso i confini con il New South Wales, costringendo decine di migliaia di persone ad un ritorno anticipato durante gli ultimi giorni del weekend di inizio anno.
Nel frattempo l’opposizione laburista si sta preparando alle possibili elezioni anticipate per quest’anno, che Scott Morrison ha finora escluso. Albanese ha rinunciato ufficialmente alla riforma sui franking credits, “considerata tra le cause della sconfitta dei laburisti” nelle elezioni del 2019.
Sullo sfondo di questo primo scontro del 2021 c’è la decisione di Scott Morrison di modificare l’inno nazionale australiano, accolta in modo positivo da quasi tutti, pur con la richiesta da parte di alcuni di fare di più. Da quest’anno i cittadini australiani non canteranno più definendosi “young and free” ma “one and free””




Hanoi: intervista all’Ambasciatore D’Alessandro

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4hanoiokTecnologia, food e design: cresce il business con l’Italia”: è questo il titolo dell’intervista all’ambasciatore d’Italia in Vietnam, Antonio Alessandro, pubblicata su “Il Bollettino”. Ne riportiamo di seguito il testo integrale.
“Resiste alla pandemia il Vietnam e mantiene in salute la sua economia, diventando sempre più attrattivo per le nostre aziende. Presidente dell’ASEAN nel 2020 e membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite per il biennio 2020-2021, il Paese asiatico è uno dei pochi al mondo a registrare un segno più nella crescita di quest’anno, con una crescita stimata nel 2020 del 2,8%. “L’emergenza sanitaria ha di certo influito sugli equilibri geo-politici mondiali, accelerando tendenze già in atto o innestando nuove dinamiche, ma in questo quadro il Paese asiatico emerge come uno dei più dinamici e di maggiore successo”, dice Antonio Alessandro, Ambasciatore d’Italia ad Hanoi, in Vietnam. “Hanoi si muove con prudenza ed equilibrio nel nuovo contesto globale, caratterizzato dalla polarizzazione USA-Cina e si promuove come elemento di stabilità nella regione del sud est asiatico e di connettività con l’Europa, con cui ha ulteriormente ampliato i rapporti a seguito dell’entrata in vigore, nell’agosto 2020, di un ambizioso accordo commerciale”.
D. È il nostro primo partner commerciale nel sud est asiatico: ci sono progetti di incentivi per investire nel Paese?
R. La Farnesina ha promosso il “Patto per l’Export” al fine di stimolare la ripresa economica italiana nel post-pandemia. Lì i nostri imprenditori interessati al Vietnam trovano orientamento, assistenza e specifici strumenti finanziari del sistema SACE. Vi sono poi gli incentivi del Governo di Hanoi e delle 63 province vietnamite per attrarre investimenti stranieri di qualità: sconti fiscali, concessioni terriere e benefici di varia natura, per i quali ci si può rivolgere alle istituzioni vietnamite.
D. Che cosa chiederebbe al Governo italiano per incentivare gli investimenti in quel Paese?
R. In questo momento è importante mandare avanti la ratifica dell’Accordo europeo di protezione degli investimenti EVIPA (Accordo di protezione degli investimenti UE-Vietnam), firmato nel 2019 insieme a quello di libero scambio ma subordinato, per la sua entrata in vigore, alla ratifica dei 27 Stati Membri dell’Unione Europea. Una volta in vigore l’Accordo sostituirà gli strumenti di protezione degli investimenti bilaterali e fornirà garanzie aggiuntive che faciliteranno il pieno dispiegamento dei rapporti economici e commerciali.
D. Esistono ostacoli, di genere politico, economico, culturale, per un imprenditore italiano che intenda investire Vietnam?
R. Sicuramente la barriera linguistica e culturale è un ostacolo. Noi italiani, però, lo affrontiamo meglio di altri concorrenti europei grazie alla nostra innata flessibilità e capacità di adattamento. Anche il sistema politico è profondamente diverso dalle democrazie liberali di stampo europeo, sebbene questo non rappresenti un ostacolo allo sviluppo dei rapporti economici. Ma ciò che maggiormente può creare problemi ad un imprenditore italiano è la protezione della proprietà intellettuale, che in Asia gode di un riconoscimento diverso rispetto al mondo occidentale.
D. Cosa suggerirebbe ai nostri imprenditori?
R. Senz’altro di avvalersi, nel condurre i propri affari in Vietnam, di servizi di assistenza legale e professionale qualificati. Ve ne sono diversi italiani, con consolidata esperienza nel Paese e in Asia. Anche le istituzioni del Sistema Italia sono a disposizione dei nostri imprenditori: l’ufficio commerciale dell’Ambasciata, il Consolato Generale a Ho Chi Minh City, l’Ufficio ICE, la Camera di Commercio europea Eurocham e italiana ICHAM, l’Ufficio dell’addetto scientifico, Uni-Italia, SACE e SIMEST.
D. Invece le aziende Vietnamite hanno interesse a investire in Italia?
R. Il Vietnam è ormai un Paese a medio reddito ed esprime grandi gruppi come Vin, Sun, FPT o Viettel, tanto per citarne alcuni, che hanno le risorse e capacità per investire all’estero. Ancora non vi sono operazioni significative in Italia, ma si tratta di un’area di attività molto promettente, su cui dobbiamo lavorare di più nel prossimo futuro.
D. Quali sono i possibili margini di sviluppo, su che cosa puntare?
R. L’Ambasciata ha commissionato uno studio per individuare i settori dove meglio si combinano i bisogni della crescita economica vietnamita con le riconosciute eccellenze italiane. Posso anticipare alcuni ambiti in cui i margini di crescita appaiono particolarmente interessanti, quali logistica, infrastrutture, energia, architettura e design, “food processing”, farmaceutica e cosmetica, aerospazio, industrie creative. Occorre puntare sui settori avanzati, dove vi è un elevato valore aggiunto creativo o tecnologico, perché il Vietnam vuole superare l’immagine di piattaforma manifatturiera a basso costo per affermarsi come protagonista della globalizzazione.
D. Ci sono nostre realtà industriali/produttive che hanno più appeal per il mercato vietnamita e che investono di più sul territorio?
R. L’industria manifatturiera italiana, composta da PMI molto flessibili e attente ai valori della sostenibilità e allo sviluppo delle risorse umane, ha rappresentato un importante punto di riferimento per l’industrializzazione vietnamita degli anni ’90 e 2000. I diversi investimenti italiani di quegli anni come Piaggio, Ariston, Bonfiglioli e Givi, tra gli altri, non sono stati “delocalizzazioni”, ma investimenti destinati a servire il mercato locale e dei Paesi limitrofi, che sono tra l’altro sempre più integrati grazie agli accordi regionali di libero scambio, da ultimo il RCEP.
D. Anche ENI e Fincantieri hanno investito nel Paese.
R. Assolutamente. ENI ha scoperto un giacimento di gas al largo di Da Nang, definito “storico” dal Governo vietnamita durante i lavori dell’ultima Commissione Economica Mista del 14 dicembre scorso presieduta dal Sottosegretario Di Stefano. E Fincantieri ha recentemente acquisito una grande commessa per il suo cantiere VARD in Vung Tau. Il Vietnam contemporaneo continua a guardare con grande interesse alla possibilità di nuovi investimenti italiani, soprattutto nei settori ad alta tecnologia e innovazione.
D. Quali sono le differenze di politiche fiscali rispetto alle nostre?
R. Il sistema di governance dell’economia vietnamita, basato sui piani di sviluppo quinquennali approvati dal Partito al potere, consente una notevole prevedibilità della politica industriale, monetaria e fiscale. Le imprese interessate al Vietnam devono studiare con attenzione le decisioni di politica economica che scaturiranno dal prossimo Congresso del Partito Comunista Vietnamita a fine gennaio 2021 e orientare di conseguenza le proprie scelte imprenditoriali. Una comparazione con le misure fiscali vigenti in Italia è difficile data la differenza di sviluppo e di governance.
D. A livello sociale com’è l’accoglienza di aziende italiane nel mercato vietnamita?
R. Ottima. Gli italiani sono amati dalla popolazione vietnamita per la loro storia e per i valori e le qualità che esprimono. Le porte sono sempre aperte per le imprese italiane, alle quali viene riconosciuto un modo di fare business rispettoso delle identità locali e attento ai valori della sostenibilità e alla valorizzazione delle risorse umane vietnamite.
D. Ci sono molti nostri connazionali che lavorano lì sul territorio?
R. Il numero di espatriati delle aziende italiane è in genere limitato alle sole posizioni imprescindibili e non sono poche le aziende dirette in loco da manager vietnamiti, come ad esempio Generali o Datalogic, che quest’anno ha ricevuto un premio da Eurocham per la sua capacità di integrarsi nel territorio. Dobbiamo cogliere le opportunità che derivano da questa nostra immagine positiva e di qualità.
D. Esiste una stima sui posti lavoro creati dagli italiani?
R. Abbiamo oltre cento imprese italiane stabilmente presenti in Vietnam, alcune con impianti produttivi che impiegano centinaia di persone, altre con uffici commerciali o di rappresentanza. Gli investimenti italiani danno lavoro a migliaia di cittadini vietnamiti e contribuiscono in misura significativa alle entrate tributarie e all’export del Vietnam verso il resto del mondo. Si tratta di un apporto importante allo sviluppo e al benessere di questo Paese, per cui riceviamo l’apprezzamento dei vietnamiti. Allo stesso tempo, dai nostri investimenti e dal nostro commercio in Vietnam dipende il fatturato di molte aziende italiane, che guardano a questa parte del mondo con fiducia per il rilancio della domanda globale e per la ripresa del nostro export”.




Nissoli: “Quando le elezioni Comites?”

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21nissolioggi“Finalmente arriva un chiarimento sulla data delle elezioni dei Comites! L’occasione è stata la discussione della Risoluzione (n. 7-00544) che ho presentato in Commissione Esteri, in cui si impegna il Governo “ad adottare iniziative per definire con urgenza una data certa per lo svolgimento delle elezioni dei Comites, nel rispetto dei tempi legislativamente indicati, al fine di sensibilizzare per tempo le nostre numerose collettività all’estero e accrescere la loro partecipazione al voto, scongiurando l’ipotesi che possa essere ulteriormente procrastinato un appuntamento democraticamente così rilevante ed atteso dai nostri connazionali all’estero”. Così scrive Fucsia Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Centro e Nord America, su “Oggi7”, settimanale di America oggi, il quotidiano diretto a New York da Andrea Mantineo.
“Infatti giovedì 17 dicembre tale Risoluzione è stata approvata all’unanimità, con il parere favorevole del Governo. Un fatto rilevante ed un passo avanti importante che porterà alla fissazione della data delle elezioni. Resta, ora, da approvare l’emendamento alla legge di bilancio, firmato anche da me e che è stato fatto proprio dall’intera Commissione Esteri, che prevede lo stanziamento dei fondi necessari allo svolgimento di tali elezioni. Quindi se le intenzioni del Governo sono veramente buone non ci saranno problemi a votarlo favorevolmente e saremo veramente sicuri che le elezioni dei Comites si terranno entro il 2021.
Credo che sia fondamentale che tutti i Colleghi capiscano l’importanza di permettere l’esercizio della democrazia ai nostri concittadini all’estero secondo tempi definiti, votando per il rinnovo degli organismi di rappresentanza di base, quali sono i Comites, già rinviato quest’anno.
Ho spiegato ai miei Colleghi il ruolo e la funzione dei Comites e la necessità di fissare, per motivi organizzativi, una data per le elezioni con un congruo anticipo per poter informare adeguatamente tutta la Comunità, perché l’esercizio della democrazia, nelle sue fasi anche di costituzione delle liste, deve essere permesso a tutti e non ai pochi informati.
Devo dire che già in passato il Governo aveva preso l’impegno a definire una data certa per tali elezioni, accogliendo un mio Ordine del Giorno, ed adesso abbiamo fatto un passo avanti importante con il valore istituzionale della Risoluzione che va proprio nella direzione di assicurare quei tempi certi indispensabili per il normale svolgimento dei processi democratici, come quelli connessi alle elezioni dei Comites!
Sempre questa settimana, in Commissione Esteri, abbiamo affrontato il tema della fornitura delle valigette elettroniche per i rilievi dattiloscopici ai fini del rilascio del passaporto e quello dei fondi aggiuntivi stanziati per gli indigenti. Questo grazie a due mie interrogazioni, di cui una durante il Question Time in Commissione e precisamente quella sulle valigette elettroniche.
A rispondere è stata la Vice Ministra agli Affari Esteri, Marina Sereni, che ha convenuto con quanto detto da me nell’illustrare l’interrogazione circa l’importanza di un uso maggiore delle nuove tecnologie per migliorare i servizi ai connazionali all’estero ed i dispositivi per il rilevamento delle impronte ai fini del rilascio del passaporto fanno effettivamente parte di questa strategia. Fino ad ora sono stati forniti 114 di tali dispositivi ai Consolati onorari ed è stato avviato un dialogo con il Poligrafico dello Stato per una ulteriore fornitura.
Un fatto che devo ritenere positivo, nonostante la mancata approvazione del mio emendamento alla legge di bilancio che era teso proprio a fornire risorse aggiuntive per implementare l’uso di queste cosiddette valigette elettroniche, utili a erogare un servizio ancora più vicino ai connazionali in un periodo storico in cui gli spostamenti per recarsi alla sede del Consolato competente sono problematici a causa del persistere della pandemia da covid-19. Quindi auspico che si acceleri ancora di più nell’innovare la nostra Pubblica Amministrazione anche all’estero poiché questo aiuta a migliorare i servizi e a rendere più veloci i relativi tempi di erogazione. Ritengo, pertanto, che bisognerebbe stimolare maggiormente il Poligrafico dello Stato a fornire questi dispositivi elettronici in tempi più celeri, ne vale anche l’efficienza ed il miglioramento dei servizi erogati all’estero in favore dei nostri connazionali e lo snellimento delle pratiche dei Consolati, un fatto che contribuirebbe anche a migliorare l’immagine del nostro Paese nel mondo.
Per quanto concerne, invece, l’interrogazione sull’elargizione dei fondi ai cittadini indigenti residenti all’estero, ed in particolare in Nord e Centro America, la Vice Ministra Sereni ha detto che in tale area sono stati erogati circa il 18 per cento dei fondi complessivi e quindi devo rilevare che vi è stato un accesso diffuso ad essi.
Insomma, questa settimana gli italiani all’estero sono stati al centro dell’attenzione dei lavori della Commissione Esteri, dove ho depositato una ulteriore Risoluzione che impegna il Governo ad aprire nuovamente un Consolato in New Jersey, dopo la soppressione di quello di Newark.
Con l’avvento del Natale posso dire che siamo sulla strada giusta e se sappiamo lavorare in sinergia si possono ottenere risultati conseguenti.
Colgo, quindi, l’occasione per inviare a tutti Voi i migliori Auguri di un Natale di Speranza e di un Nuovo Anno in Salute, un bene prezioso che stiamo sempre più riscoprendo. Buone Feste a Tutti!”.

da America Oggi




New York: raccontare l’America agli italiani

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19amerigo“La Pandemia costringe on line la cerimonia di premiazione della dodicesima edizione del Premio Amerigo, il celebre riconoscimento consegnato ogni anno ai giornalisti italiani che raccontano l’America agli italiani. Invece che nella bellissima sede del Consolato degli Stati Uniti a Firenze, come avviene ogni anno, la premiazione si è svolta “on line”, ma non sono mancate le emozioni e anche la partecipazione del Console Generale degli USA Ragini Gupta”. È quanto si legge su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Al giornalista Marino de Medici è andato il Premio Speciale della dodicesima edizione del premio Giornalistico Amerigo. Decano dei giornalisti italiani negli Stati Uniti, de Medici, corrispondente per molti anni dagli Usa dei principali giornali italiani, nella sua lunga carriera ha svolto un intenso lavoro giornalistico e intervistato presidenti e segretari di stato americani.
Per la prima volta della storia del Premio è stato premiato anche un giornalista americano con il Premio Agenzie giornalistiche, Patricia K. Thomas, attuale presidente dell’Associazione Stampa Estera a Roma, dove vive e lavora.
Sono stati inoltre premiati: Paola Peduzzi per i Quotidiani, Enrico Rotelli per i Periodici, Riccardo Barlaam per la Radio, Dario Laruffa per la Televisione, Fabio Bucciarelli per la Fotografia, Michele Ciro Pierri per i Siti Web, Francesco Costa per i Social Network, Valerio Ciriaci per gli Under 35.
Enam (The European American Alumni Associations) ha attribuito il Premio Europa 2020 al giornalista belga Florian Eder.
Con il Console Generale degli Stati Uniti d’America a Firenze Ragini Gupta, hanno presieduto la Cerimonia online il presidente nazionale di Amerigo Andrea Gumina, l’Italy representative Enam Massimo Cugusi assieme ai vice presidenti Edoardo Imperiale e Silvia Minardi ed ai coordinatori territoriali di Firenze Michele Ricceri, di Milano Edaordo Croci, di Napoli Diego Guida e di Roma Ernesto di Giovanni.
Il Premio giornalistico nazionale Amerigo, nasce nel 2009 a Firenze per valorizzare il quotidiano ed intenso lavoro di quei giornalisti che “raccontano” l’America agli Italiani contribuendo in maniera determinante a mantenere e consolidare i rapporti transatlantici fra gli Stati Uniti e l’Italia.
Il Premio è stato istituito da Amerigo, l’Associazione che raccoglie gli international visitors italiani, coloro che, fin dal primo dopoguerra, sono stati selezionati dall’Ambasciata degli Stati Uniti d’America per partecipare agli scambi culturali promossi dal Dipartimento di Stato.
Amerigo, con sede a Roma, opera in Italia attraverso i suoi Chapter territoriali di Firenze, Milano, Napoli e Roma, in corrispondenza dei Consolati Generali degli stati Uniti d’America presenti in queste città”.

La Voce di New York




Nuovo accordo di mobilità giovanile tra Italia e Canada

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16cittadino“Italia e Canada sono ancora più vicini: l’11 dicembre scorso, infatti, dopo 3 anni di trattative, il Ministro dell’Immigrazione canadese Marco Mendicino ed il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio hanno firmato il nuovo Accordo tra Italia e Canada sulla Mobilità Giovanile. Un accordo bilaterale che ribadisce e rafforza l’intesa siglata nel 2006. Un regalo di Natale enorme per i tanti ragazzi e le tante ragazze di entrambi i Paesi, che sognano un’esperienza lavorativa sull’altra sponda dell’Atlantico. Una volta in vigore, il nuovo Accordo – che dovrà essere ratificato nel 2021 da entrambi i Parlamenti – fornirà ai giovani dei due Paesi – tra i 18 e i 35 anni – nuove opportunità per arricchire il loro curriculum”. Così scrive Vittorio Giordano sul “Cittadino canadese”, settimanale di Montreal di cui è caporedattore.
“Il nuovo Accordo, infatti, amplia la portata dell’attuale “Memorandum Vacanze-Lavoro” (il famoso Working-Holiday), introducendo la possibilità di partecipare ai programmi di scambio anche per gli studenti di un corso di studio post-secondario (“International Coo-op”) e per coloro i quali, già in possesso di un titolo di studio post-secondario, intendono acquisire un’esperienza professionale nel Paese ospite (“Young professionals”). In altre parole, se fino ad oggi un giovane italiano poteva restare in Canada, grazie al programma “Vacanze-Lavoro”, fino a 12 mesi – 6 come turista e 6 come lavoratore – d’ora in poi il limite temporale passa a 24 mesi.
E questo perchè, alle “Vacanze-Lavoro”, si aggiungono altri due programmi. Grazie allo “Young Professionals” (Giovani Professionisti), un giovane italiano potrà emigrare in Canada in virtù di un contratto di lavoro 12/24 mesi. Saltando così tutta la trafila del processo di selezione che dura anni e costa migliaia di dollari.
L’“International Co-op” (Tirocini Internazionali), invece, permetterà agli italiani iscritti all’Università di svolgere per 6/12 mesi gli stage e i tirocini obbligatori, per portare a termine il percorso di studi. Chi frequenta l’Università, quindi, avrà una corsia preferenziale per ottenere un permesso di lavoro.
Con un risvolto importante da non sottovalutare per il futuro: i mesi di lavoro, infatti, concorreranno ad accumulare punti per un’eventuale domanda di Residenza Permanente. Naturalmente, tutti e 3 i programmi potranno funzionare a pieno regime non appena si concluderà il periodo di emergenza sanitaria (per esempio, in questo momento, il Canada non consente ai turisti ed ai residenti temporanei di entrare nel Paese).
Chapeau al governo liberale per questo enorme risultato, frutto dell’impegno di tutti: il Ministro Mendicino, il Ministro degli Esteri Francois-Phillipe Champagne, il Gruppo Interparlamentare Canada-Italia e l’Ambasciatore d’Italia a Ottawa, Claudio Taffuri. Quest’ultimo, in un colloquio con il Ministro Mendicino, ha voluto sottolineare come “questo passo rappresenti un’ulteriore conferma del profondo legame culturale e degli ottimi rapporti di amicizia che storicamente legano i due Paesi”. “Viviamo in un mondo sempre più interconnesso – ha dichiarato il Ministro Marco Mendicino – in cui l’innovazione spesso proviene da coloro che hanno viaggiato molto, che apprezzano le altre culture e i cui occhi si sono aperti a nuove idee. Ciò contribuisce a rafforzare i legami tra Canada e Italia, la diversità e la forza economica dei nostri due Paesi”. “Questo Accordo – ha sottolineato il Ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio – risponde ad un bisogno molto sentito tra i giovani di oggi. Sono certo che contribuirà a rafforzare ulteriormente le già ottime relazioni bilaterali tra Italia e Canada”.
“Il Canada e l’Italia vantano da tempo un profondo legame culturale e questo accordo – ha detto il Ministro degli Esteri Canadese François-Philippe Champagne – permetterà alla prossima generazione di canadesi e italiani di comprendere meglio le nostre culture, le nostre lingue e la nostra storia”.
“Il nuovo Accordo è un importante simbolo dell’amicizia tra i nostri due Paesi – ha aggiunto il Ministro canadese della Giustizia, David Lametti – e testimonia l’importanza della Comunità Italo-Canadese. È un grande per entrambi i nostri Paesi”.
“È una grande notizia per la Comunità Italo-Canadese del Québec – gli ha fatto eco Angelo Iacono, presidente del Gruppo Interparlamentare Canada-Italia, prima guidato dal deputato di Vaughan-Woodbridge Francesco Sorbara, che ha contribuito al successo del progetto -: offrire a giovani italiani un accesso privilegiato al mercato del lavoro canadese avrà, senza alcun dubbio, un impatto positivo sul nostro tessuto economico””.

Il Cittadino Canadese




New York. La famiglia di Lady Gaga diffonde la passione per il cibo italiano

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3gagaLady Gaga ha svelato il segreto della sua ricetta per il ragù alla bolognese con i fan su Instagram: basta aggiungere un po’ di rosè. La pop star ha scritto che “ama condividere la sua cultura con le persone che ama”, e spesso pubblica foto sui social media in cui reinventa le ricette della nonna, proveniente dalla Sicilia. Inoltre, più volte, la cantante ha onorato i suoi nonni paterni, come durante un concerto a Milano: “Penso a come i miei nonni abbiano abbandonato un posto così bello e a tutti i sacrifici che hanno fatto,” ha detto Lady Gaga. “Essere qui mi fa sentire di averli resi orgogliosi””. Inizia così il pezzo con cui Eleonora Maccarone ha parlato dell’italianità della grande popstar Lady Gaga, pubblicato su “La Voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara dalla Grande Mela.
“L’amore per l’Italia della cantante, il cui vero nome è Stefani Germanotta, e che spesso si autodefinisce una “semplice ragazza italiana di New York”, accomuna tutta la famiglia. Il padre, Joseph Germanotta, ha un ristorante italiano a NYC, Joanne Trattoria, nell’Upper West Side, che gestisce insieme alla moglia Cynthia. Il nome del locale è ispirato da una zia di Lady Gaga, Joanne, da tempo scomparsa, che ha dato il nome anche al penultimo album della cantante.
La famiglia di Lady Gaga è originariamente di Naso, un paesino della Sicilia, in provincia di Messina, che conta circa 4,000 residenti. E da quando i nonni paterni sono arrivati in America, la famiglia ha onorato le sue origini italiane. Oltre ad aver aperto il ristorante, Germanotta ha anche pubblicato un libro di ricette, Joanne Trattoria Cookbook: Classic Recipes and Scenes from an Italian-American Restaurant. La cantante ha scritto l’introduzione, mentre il padre si è concentrato sul reinventare alcune delle storiche ricette di famiglia.
Nell’introduzione del libro (purtroppo non disponibile in italiano), Germanotta ricorda che ogni ricetta ha un valore sentimentale per i membri della famiglia, ed onora Joanne, che morì a soli 19 anni; ma soprattutto, l’enfasi è sul fatto che l’apertura del ristorante è stato da sempre il sogno di Joe Germanotta, un sogno per cui ha lavorato tutta la vita, sin da quando si svegliava alle 5 del mattino per mantenere la moglie e le due figlie. Il cookbook, organizzato in 7 capitoli, sposa la tradizione italiana con quella americana: il quarto capitolo, per esempio, offre ispirazione per creare una cena di Thanksgiving con un sapore italiano.
Il ristorante vero e proprio, invece, offre una varietà di cibi italo-americani, come le polpette o le lasagne, ed ha aperto ufficialmente ad inizio del 2012. L’obiettivo del padre, nell’aprire il locale, era quello di creare una trattoria, un ristorante di basso profilo dove gli abitanti del quartiere potessero gustare cibo italiano. Dipinti della campagna toscana adornano le pareti, e vicino al camino all’ingresso, le foto di famiglia sono appese sopra un separé. Ma i Germanotta hanno detto che non erano sicuri se includere una foto della famosa figlia. “Se si aspettano di venire qui e vedere Grammy e foto e cose del genere,” ha detto Joe Germanotta in un’intervista con il New York Times. “Saranno delusi.”
Ma non è facile “nascondere” la loro famiglia, specialmente quando Lady Gaga è una delle persone più famose al mondo, con oltre 127 milioni di album venduti. “Un solo tweet potrebbe distruggere tutto,” queste le parole di Joseph Germanotta al New York Times, poco prima dell’apertura. Ogni volta che Lady Gaga ha visitato il locale, o lo ha menzionato in un’intervista, il ristorante è stato al centro dell’attenzione, rischiando di comprometterne l’atmosfera, e di trasformarlo da una semplice trattoria ad un’attrazione turistica. Nonostante ciò, Joanne Trattoria continua a rimanere nel semi-anonimato, per quanto sia possibile con una parentela così di rilievo. I primi piatti costano fra i $20 ed i $30 dollari, e gli interni di basso profilo ricordano le classiche trattorie italiane.
Il ristorante accetta prenotazioni, ed ha ottime recensioni online. Ma se non ci si trova a New York, si può continuare a seguire Lady Gaga per avere un po’ di ispirazione per nuove ricette. Qualche tempo fa, la cantante ha condiviso una foto mentre tagliava una bistecca, sottotitolata: “Amo cucinare la bistecca proprio come faceva mia nonna durante #SundayFunday”. E sembra che i suggerimenti culinari della pop star abbiano anche successo anche con i cuochi professionali. Come riporta Mashed, la chef australiana Amy Hamilton ha provato due sue ricette, e dopo ha detto: “E’ proprio vero che Lady Gaga non ama soltanto il cibo italiano, ma è anche una gran cuoca!””

da “La Voce di New York”




Ottawa vuole alimentare gli arrivi. Ma come?

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2citt“Il Ministro federale dell’Immigrazione, Marco Mendicino, ha annunciato nei giorni scorsi l’ambiziosa intenzione di voler fare arrivare in Canada 1.2 milioni di nuovi immigrati nei prossimi 3 anni, vale a dire circa 330.000 ‘newcomers’ l’anno, cioè circa l’1% della popolazione. Negli ultimi decenni i diversi governi hanno sempre aspirato a questi numeri, ma senza un piano strategico”. Così scrive Giulia Verticchio sul “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Basilio Giordano.
“Ottawa mira a rispettare la soglia promessa di 341.000 ammissioni nel 2020, oltre a portare 401.000 nuovi residenti permanenti nel 2021 (invece di 351.000), 411.000 nel 2022 (invece di 361.000) e 421.000 nel 2023 (le precedenti proiezioni non andavano così lontano). A questo fine, sarebbe indispensabile però aumentare l’insufficiente personale di ‘Immigration, Refugees and Citizenship’ addetto all’espletamento delle domande di immigrazione, già in incredibile accumulo e arretrato, ma non c’è traccia di nuovi investimenti nelle risorse umane”.
Nell’annuncio del Ministro Mendicino, si precisa che il 60% dei nuovi arrivi riguarderà la cosiddetta ‘Economic Class’ e gli ‘skilled workers’, e che saranno facilitati coloro che hanno un titolo di studio e che parlano la lingua francese, per rafforzare la Comunità francofona in Canada, attribuendo più punti sull’Express Entry. Privilegiare queste categorie potrebbe però penalizzare l’immigrazione dall’Europa non francofona e dall’America Latina, oltre che di manodopera nell’agricoltura e nella costruzione, di cui il Paese sembra essere sempre cronicamente deficitario.
Il piano dell’anno scorso prometteva di portare più di un milione di immigrati in un periodo di tre anni, ma la crisi del COVID-19 e le conseguenti restrizioni di viaggio hanno rallentato il processo. Mendicino intende provare a rimediare a questo gap per mantenere a galla l’economia canadese, specificando che gli immigrati trainano la crescita economica che paga per programmi vitali come l’assistenza sanitaria e che il governo cercherà di attirare lavorator nei settori e nelle regioni in cui c’è carenza per colmare le lacune.
Il Partito Conservatore giudica poi il target annunciato “pura fantasia” durante una pandemia globale, insistendo sull’importanza di dare la priorità della residenza permanente ai lavoratori temporanei e agli studenti internazionali che si trovano già nel Paese.
Dal canto suo, al contrario, la Belle Province stringe sempre di più l’accesso. Dopo aver accettato il 15,9% degli arrivi totali in Canada nel 2018 e l’11,9% nel 2019, il tasso passerà all’11,5% nel 2021. Questo ribasso si farà sentire soprattutto nelle categorie di rifugiati e ricongiungimenti famigliari.
Il Québec, inoltre, non intende, al contrario del Canada, recuperare il disavanzo creato dallo stop della pandemia nel 2020. Il governo provinciale ha chiarito che quest’anno riceverà tra il 30% e il 40% in meno degli immigrati previsti e che effettuerà un ‘rattrapage’ di 7.000 dossier nel corso dei prossimi 2 anni, che però non si aggiungeranno alla soglia già pianificata per il 2021, compresa tra 44.500 e 47.500 immigrati, ma ne verranno inclusi.
Stephan Reichhold, dirigente della ‘Table de concertation des organismes au service des personnes réfugiées et immigrantes’, trova “molto inquietante” questa diminuzione: “Chi viene in Québec aspetterà dunque sempre più anni per veder regolarizzato il proprio statuto e questo avrà un impatto sui loro diritti democratici e sul loro accesso a programmi sociali e di cure sanitarie. Ci sono talmente tante persone già sul territorio quebecchese, sono già tra noi, vivono tra noi, sono i nostri vicini, partecipano, lavorano, ma tutto questo li precarizza””.

da “Cittadino Canadese”




L’Area Schengen compie 35 anni

europa solidale

europa solidale“Frontiere esterne rafforzate, più sicurezza anche nello spazio di libera circolazione comune, una governance più coordinata ed efficiente. Questi i tre livelli di intervento che la Commissione europea vuole attuare per una riforma di Schengen, per rendere lo spazio di libera circolazione più resistente alle minacce. Li elenca la presidente Ursula von der Leyen aprendo i lavori del primo Schengen Forum (30 novembre) che ha messo (virtualmente) allo stesso tavolo membri del Parlamento europeo, ministri dell’Interno dei Paesi membri e rappresentanti della Commissione per fare per la prima volta un punto sulla situazione. A metà 2021 è prevista l’adozione di una strategia proprio per rafforzare Schengen e l’evento di oggi è servito da primo confronto sulla questione”. A scriverne è Fabiana Luca su EuNews, portale italiano diretto da Bruxelles da Lorenzo Robustelli.
“Sebbene la presidente parli di Schengen come un’area di libera circolazione irrinunciabile per l’UE (“è troppo preziosa per noi. Non permetteremo che fallisca”), non nasconde che gli “ultimi anni hanno messo a dura prova Schengen”. Tra il 2006 e il 2014, in 9 anni, “i controlli alle frontiere interne sono stati reintrodotti 35 volte”, ha sottolineato. Secondo i dati della Commissione europea, dal 2015 a oggi i controlli alle frontiere interne sono stati reintrodotti 205 volte. “Si tratta di un aumento significativo”, dice von der Leyen. Troppo significativo per non indagarne le ragioni. Di certo, rispetto a 25 anni fa sono cambiate le sfide che gli Stati si trovano ad affrontare. Di recente, abbiamo già sottolineato che nell’ultimo anno l’area di libera circolazione si è riscoperta molto sotto pressione a causa della minaccia del terrorismo e anche della diffusione del Coronavirus nel Continente, che ha spinto molti governi a reintrodurre controlli alle frontiere interne. Oggi, tra terrorismo e lotta al Covid-19, si contano in tutto otto Paesi che hanno reintrodotto controlli, senza tra l’altro concordare un approccio comune.
Nel 1985 cinque Stati dell’Unione europea decisero di abolire i controlli alle frontiere interne e così nacque lo spazio Schengen. Trentacinque anni dopo, l’area caratterizzata proprio dalla libera circolazione di persone e merci senza restrizioni ai confini interni tra Stati conta in tutto 26 Paesi: 22 dei quali fanno parte dell’Unione europea (Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia) a cui si aggiungono quattro Paesi extra Ue, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Ma per la Commissione e alcuni Stati membri è tempo di ripensarla per rendere la sicurezza dell’area interna più efficace.
Il lavoro per rafforzare l’area interna dovrà partire da un rafforzamento dei controlli all’esterno dell’Unione. Nella sua proposta di Patto per l’immigrazione e l’Asilo, l’Esecutivo ha già previsto uno screening rafforzato alle frontiere esterne dell’UE per chi tenta di entrare irregolarmente nel Continente. “Nessuno deve passare la frontiera senza essere individuato e devono essere identificati gli eventuali rischi per la sicurezza, sia per i cittadini dell’UE che per quelli non UE”, spiega la presidente von der Leyen. Secondo le stime della Commissione, ha ricordato anche la commissaria agli Affari Interni, Ylva Johansson, il 22 per cento di coloro che entrano nell’area Schengen non è controllato e registrato nel Sistema d’Informazione Schengen. “Uno spazio senza frontiere interne ha bisogno di una frontiera esterna completamente sicura. Penso che siamo tutti d’accordo su questo e sulla necessità di fare ancora di più su questo fronte”, ha rincarato la commissaria.
Rafforzare i controlli ai confini esterni, nell’idea della Commissione, aiuterà a garantire la sicurezza nello spazio comune. Su questo fronte la Commissione punta a favorire una più stretta cooperazione della polizia degli Stati membri, migliorare lo scambio di dati e soprattutto rafforzare il mandato per Europol, l’Ufficio di polizia dell’Unione europea. Su questo punto ha insistito anche la Francia, che dopo i recenti attentati di Parigi e Nizza è il Paese in Ue che più sta spingendo per una riforma concreta dell’area Schengen, presumibilmente da attuare sotto la sua presidenza di turno (gennaio-giugno 2022). Dopo un primo approccio molto più radicale – che ha preso in considerazione anche una modifica delle regole nell’area interna – sembra oggi che la linea di Parigi per l’anti-terrorismo si sia attenuata, chiedendo più fermezza nel controllo delle frontiere esterne e un nuovo Patto di sicurezza tra Stati Ue per controllare i confini esterni e impedire i movimenti secondari irregolari verso altri Paesi. Presente al Forum di Schengen anche Europol che si è detta assolutamente “pronta ad assumere un ruolo più forte nel mantenere sicuro Schengen”.
Infine, la presidente von der Leyen ha menzionato la necessità di una migliore governance nella gestione dello spazio Schengen. In altri termini, migliorare il coordinamento tra Istituzioni dell’Unione e Stati membri. “Abbiamo bisogno di una migliore e comune guida politica comune di Schengen, con il Parlamento europeo e gli Stati membri. Il motivo per cui abbiamo organizzato il Forum di Schengen di oggi è per tenere una discussione su come procedere”, spiega von der Leyen. Ha reso chiaro però che non c’è l’intenzione da parte di Bruxelles di fare marcia indietro su quelli che sono i principi cardine della libera circolazione in Europa: reintrodurre misure di controllo alle frontiere interne “deve essere l’ultima risorsa e dobbiamo lavorare in stretto coordinamento”, ha avvertito la presidente. Se la libera circolazione è irrinunciabile per il progetto stesso europeo, von der Leyen ha concluso l’intervento richiamando alla responsabilità “di tutti noi di farla funzionare”.
Le discussioni di oggi sono il primo passo per dare vita a un dibattito politico sulla riforma di Schengen. Secondo quanto riferito dalla Commissione europea, un nuovo vertice si terrà nella primavera del 2021, poco prima della presentazione della strategia. Intanto nel corso dei prossimi mesi si svolgeranno anche consultazioni mirate a livello tecnico con i rappresentanti del Parlamento europeo e delle autorità nazionali, per coinvolgere anche le altre due istituzioni nella formulazione della strategia”.

da “EUNews”




Trinacria Company,la compagnia teatrale americana che si ispira alla Sicilia

28ringraziamento

28ringraziamento“Si sa che per che per conoscere una cultura diversa dalla nostra, leggere un libro, guardare un documentario o anche parlare con qualcuno appartenente ad essa non basta per comprenderla davvero; è un ottimo inizio, ma non basta. Sapevo di questa dinamica, ma l’ho davvero capita solo in questi ultimi tre anni, da quando ho lasciato l’Italia per gli States. Vivere la cultura fa la differenza. Quindi, se siete americani e vi dicessi che in Italia, in Sicilia, c’è un piccolo paesino immerso in storia e tradizioni, meravigliosi paesaggi e ottimo cibo, potreste non essere in grado di visualizzarlo esattamente. Niente spiega meglio dell’esperienza diretta”. Così scrive Lenni Lippi che ha intervistato Mariagrazia La Fauci per “La voce di new York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Ecco perché ero curiosa di conoscere meglio la Trinacria Company. È una compagnia teatrale – e fin qui nulla di speciale – ma è americana, con base tra Boston e Londra e con un nome molto italiano (la Trinacria è l’immagine della testa femminile con tre gambe piegate, simbolo della Sicilia). A volte è facile dirsi “attività italiana” quando si hanno origini italiane, ma da italiana al 100% posso garantirvi che molto spesso sotto la copertina Italiana non c’è per niente un libro italiano! Ecco perché mi sono avventurata sul sito della compagnia con un po’ di scetticismo, durato davvero poco. Quello che ho trovato infatti è un bellissimo lavoro che la piccola e relativamente giovane compagnia fa per giustificare il suo nome italiano e sono felice di farvela conoscere perché credo ne valga la pena.
Vi presento Mariagrazia La Fauci, nata e cresciuta a Boston da genitori siciliani e fondatrice della Trinacria Company. Mariagrazia vive tra NY e Londra, ma è cresciuta circondata dalla lingua italiana e ha speso tutte le sue vacanze in Sicilia, a Pezzolo, il “paese costruito sulla roccia” dei monti Peloritani e che affaccia sul Golfo di Messina. E che a quanto pare l’ha ispirata per cominciare la sua esperienza teatrale.
Quello che ha catturato la mia attenzione non è che la compagnia si ispiri a tradizioni e miti del sud d’Italia (così ricco di storie e quindi fonte perfetta per una compagnia teatrale) ma il fatto che vi si immerga completamente, vivendo quell’esperienza diretta così importante per capire una cultura di cui parlavo prima. Infatti Mariagrazia organizza soggiorni a Pezzolo durante i quali la compagnia vive e lavora completamente immersa nell’ambiente di cui raccontano; è una full immersion che permette all’attore di capire a fondo la cultura che sta rappresentando.
D. Raccontami della compagnia: quando è nata, come e perché?
R. Trinacria è nata nel 2016 ed è fortemente ispirata dal luogo delle mie origini. Pezzolo è stato fondato tra il nono e il decimo secolo D.C. ed è un posto bellissimo. Un tempo c’era una comunità attiva, ma piano piano la gente e le attività sono diminuite, un fenomeno abbastanza comune nelle aree rurali del sud Italia. Sentivo che il posto aveva ancora da offrire – tutti quelli che ho portato a Pezzolo si sono innamorati dei suoi bellissimi paesaggi, della gente accogliente, della ricca storia, della mitologia e ovviamente del cibo. Trovo lo Stretto di Messina una fonte di ispirazione, ti senti vicino alle storie che per prime hanno acceso l’antico fuoco dell’immaginazione umana. Ero sicura che altri artisti avrebbero provato lo stesso… a quanto pare avevo ragione! Ogni artista che ha soggiornato a Pezzolo è tornato (alcuni più volte!) o ha espresso un forte interesse a tornare.
D. Puoi dirmi di più di questa full immersion che offri agli attori?
R. Cerchiamo di proporre il soggiorno ogni estate (ma ovviamente il programma è interrotto per via del COVID). È iniziato nel 2016, quando abbiamo portato a Pezzolo otto attori americani per lavorare allo sviluppo della nostra prima produzione. Durante il soggiorno, gli artisti vivono, mangiano, si allenano, imparano, viaggiano, lavorano e creano insieme. Offriamo anche qualche lezione di italiano visto che la maggior parte di loro non lo parla. Facciamo prove aperte e spesso si fermano a curiosare. Vogliamo che la gente sappia che sono le sue storie quelle che raccontiamo e ci piace renderla partecipare del nostro raccontarle. Nel primo anno siamo stati impegnati con la creazione e le prove della nostra prima produzione, ma con il tempo abbiamo voluto allargare le possibilità, sia per gli artisti che per la comunità. Così abbiamo cercato una collaborazione con altri eventi del Trinacria Arts Festival, sempre legati al territorio, per unire ancora tutti – dai professionisti ai talenti locali, ai membri della comunità. Nel 2020 abbiamo sviluppato il progetto Open Creative Residency. Abbiamo proposto agli artisti da ogni parte del mondo di venire a Pezzolo per lavorare ai loro progetti individuali, nello specifico lavori o artisti per cui il contatto diretto con la comunità è elemento essenziale del processo creativo. Abbiamo ricevuto un’incredibile risposta e abbiamo scelto quattro straordinari artisti – non vedo l’ora di portarli a Pezzolo appena la pandemia sarà finita.
D. Il tuo progetto attuale è molto interessante. Mi racconti di cosa tratta e come è cominciato?
R. La compagnia è organizzata come un ansamble di artisti che lavora collettivamente alla costruzione di uno spettacolo senza copione e i membri non sono solo attori ma autori. Di solito partiamo da un mito o una legenda come ispirazione e insieme costruiamo la storia usando le personali abilità – musica, movimento, racconto espressivo, poesia, acrobatica, clownerie, burattini e altro. Visto che creiamo spettacoli per un pubblico globale, evitiamo il più possibile l’uso del linguaggio e ci affidiamo al racconto fisico. Detto questo, anche se usiamo tecniche di teatro sperimentale, ci sforziamo di creare lavori con un forte elemento narrativo e facilmente accessibili. Le nostre performance in Sicilia sono sempre a ingresso libero e di solito sono agite in luoghi pubblici, spesso all’aperto. Vogliamo creare arte in luoghi familiari, non solo perché la comunità percepisca il nostro lavoro come inclusivo, ma anche per creare un nuovo immaginario e nuove possibilità per quegli spazi normalmente vissuti nella vita di tutti i giorni. Usando questo approccio, nel soggiorno del 2016 abbiamo creato il nostro primo spettacolo, La Storia di Colapesce, una leggenda Messinese. Cola (diminutivo di Nicola) è il figlio di un pescatore che ama così tanto nuotare che la gente lo chiama Colapesce. In tutte le diverse versioni del racconto, Cola scopre che l’isola della Sicilia regge su tre colonne e quella sotto Messina, a capo Peloro, sta per collassare. Un giorno Colapesce si immerge nel mare e non farà più ritorno. Alcuni dicono che sia ancora laggiù, al posto della colonna a sorreggere Messina sulle sue spalle. Siamo molto affezionati allo spettacolo e speravamo di mettere su un tour per il 2020 ma purtroppo il COVID ha impedito i nostri piani. Alcuni membri della compagnia però volevano continuare a lavorarci e hanno proposto: “e se ne facessimo un audio storia?” ed effettivamente questo era il momento perfetto per crearne una versione fruibile da casa. È stato molto impegnativo tradurre lo spettacolo (che ha molto poco parlato) in un prodotto audio ma ne è valsa la pena – anche se è un racconto strettamente legato alla cultura siciliana e di Messina nello specifico, è una potente storia che tratta verità universali. Abbiamo un fantastico cast di sette attori e cinque musicisti e abbiamo registrato tutti gli effetti da noi, quindi letteralmente tutto quello che sentirete è prodotto da noi. E siamo molto fieri dell’alta qualità del prodotto finale, specialmente considerando che è stato registrato in pieno isolamento. Il regista ed editor del progetto audio, Quinton Kappel, ha fatto un lavoro gigantesco e l’ha fatto alla grande e dobbiamo ringraziare anche Becky Parker Geist della Pro Audio Voices per averci garantito un livello professionale. Colapesce: An Audio Adventure è adatto a tutta la famiglia, così bambini e adulti possono ascoltarlo insieme. E in formato mp3 da scaricare, dura due ore e quaranta minuti, è in inglese (con un po’ di Italiano e Siciliano qui e lì) e scaricarlo costa $12.
D. Mi piace molto l’idea di musicisti che suonano per l’audio storia: sono musiche originali, tradizionali o classiche? Anche la performance sul palco usa musica dal vivo?
R. La musica è composta e diretta da Sean Devare con la partecipazione di Dario Ladani Sanchez, entrambi membri originari della compagnia e compositori per La Storia di Colapesce. Molte musiche sono presenti anche nello spettacolo ma abbiamo ampliato la formazione. In scena avevamo una vocalist (Josephine Cooper), un chitarrista (Dario Ladani Sanchez), un violinista (Sean Devare) e un mandolinista (Max Sklar). Ma per l’audio storia abbiamo aggiunto Clara Francesca alle voci, sempre Max al bandoneon e la favolosa Valerie Thompson al violoncello, tutti strepitosi. Sono principalmente musiche originali ma alcuni brani sono reinterpretazioni di classici. Per esempio Fata Morgana, tra i protagonisti della storia, ha origini nel romanzo arturiano, così il suo tema è ispirato dalla tradizionale ballata inglese Scarborough Fair.
D. Clara Francesca è una delle attrici dell’audio storia. A lei ho chiesto delle sue origini e della sua esperienza con Colapesce.
R. Ho doppia cittadinanza sia italiana che australiana, originaria di Catania e Melbourne e con esperienze attoriali bilingue, sia prosa che musicals, dal 2007. Sono nata a Melbourne e da bambina andavo in Sicilia dove c’è parte della mia famiglia; attualmente vivo a NY. In Colapesce sono onorata di rappresentare l’incompresa Fata Morgana del mito celtico-siculo; un’anziana signora e l’empatica principessa. L’esperienza di Colapesce è stata sublime. Abbiamo avuto una squadra incredibile, drammaturghi siciliani e addirittura l’illustre linguista David Crystal che mi ha aiutato con l’accento Cornish per l’accento di Morgana.
D. Mariagrazia, è stata una bella idea quella di trasformare lo spettacolo in un’audio storia per adattarla alle necessità della pandemia e ancora più interessante se si considera che le due piattaforme (l’audio storia e la performance teatrale) offrono due prodotti molto diversi tra loro: uno più verbale ed uno più fisico. Così, anche se il pubblico ascolterà la storia potrà sempre fruire di uno spettacolo diverso quando interpretato in teatro. Immagino intendi riprendere lo spettacolo appena la pandemia sarà finita?
R. Abbiamo ricevuto una risposta positivissima dal pubblico sia italiano che americano quindi sapevamo che avevamo per le mani qualcosa di speciale. Abbiamo sempre saputo che lo spettacolo aveva del potenziale e volevamo raggiungere più pubblico possibile perché è una bellissima storia di coraggio, condivisione e libertà. Avevamo programmato una tournée nell’area del New England nel 2020 per poi allargarci altrove ma tutto è stato posticipato per il COVID. Speriamo, appena possibile, di riportare Colapesce di nuovo (fuori!) su un palco.
D. Stai lavorando a nuovi progetti?
R. Sì! Oltre alla Open Creativity Residency e al tour di La Storia di Colapesce, stiamo lavorando anche ad una nuova produzione, The Hades & Persephone Project (titolo provvisorio). Abbiamo iniziato a lavorarci nel 2019. La produzione si basa su tre miti siciliani che si intrecciano tra loro – Ade e Persefone di Ovidio dalla mitologia greca, la leggenda medievale di Mata e Grifone e la storia di Lisabetta e Lorenzo dal Decameron di Boccaccio. Tre storie di amori proibiti tra una donna siciliana e uno straniero, di solito dal Medio oriente o dall’Africa. La storia affronta il tema delle migrazioni e delle etnie in Sicilia, ma è anche una storia di speranza per gli amanti e del tempo che si ripete. Il progetto prevede di essere agito su larga scala, lungo le vie dell’intero paese di Pezzolo. Siamo stati così fortunati da aver avuto il sovvenzionamento della National Lottery tramite l’Art Council England per poter sviluppare il progetto qui a Londra ma tutto è sospeso per ora. Ma abbiamo una fantastica squadra, stiamo allacciando importanti collaborazioni e non vedo l’ora di tornare a lavorarci su.
“Colapesce: an audio adventure” profuma un po’ di Mar Mediterraneo. E questo perché ci è nato dentro. Anche se recitato in inglese da attori americani, riesci a immaginare la musicalità italiana, perché il lavoro che c’è dietro ha assorbito un po’ dell’essenza del posto. Questa è l’importanza del “vivere l’esperienza”.
Se volete respirare un po’ di brezza mediterranea visitate il sito della Trinacria Company, godetevi le clip promozionali dell’audio storia e poi acquistate l’intera esperienza: saprete un po’ di più di un’antica cultura”.

da “La Voce di New York”