Repubblica Dominicana, la siccità preoccupa: piove sempre meno e l’acqua comincia a scarseggiare

La Repubblica Dominicana sta attraversando un periodo di forte deficit di piogge e quella che fino a poco tempo fa poteva sembrare soltanto una stagione particolarmente secca comincia a trasformarsi in un problema concreto per l’agricoltura e, in alcune zone, anche per l’approvvigionamento di acqua potabile.

Il dato più preoccupante riguarda la durata del fenomeno: secondo il Ministero dell’Agricoltura, il Paese accumula ormai tre mesi di siccità, mentre il periodo maggio-luglio 2026 è risultato il più secco degli ultimi 17 anni.
E le previsioni per i prossimi mesi non sembrano offrire, almeno per ora, motivi per stare tranquilli.
Tre mesi con precipitazioni inferiori alla norma
Il quadro meteorologico è particolarmente significativo.
Secondo i dati raccolti dal Ministero dell’Agricoltura attraverso 30 stazioni meteorologiche, nel mese di maggio 28 stazioni su 30 hanno registrato precipitazioni molto inferiori alla norma. A giugno il numero è salito a 29, mentre a luglio erano ancora 23 le stazioni con valori molto al di sotto della media.

Il dato relativo a giugno è ancora più impressionante.
Le 24 stazioni analizzate dall’Indomet hanno registrato complessivamente soltanto il 44,72% delle precipitazioni considerate normali, con un deficit del 55,28%.
In alcune località la situazione è stata ancora più estrema: a Jimaní il deficit ha raggiunto il 93,92%, a Rancho Arriba l’86,30%, a Puerto Plata l’82,66% e a Monte Cristi il 72,30%.
Le zone agricole sono le prime a pagare il prezzo
La siccità non colpisce allo stesso modo tutto il territorio.
I primi a risentirne sono gli agricoltori che praticano agricoltura di secano, cioè senza sistemi di irrigazione e quindi completamente dipendente dalle precipitazioni.
Per questi produttori, poche settimane senza pioggia possono significare coltivazioni compromesse, raccolti inferiori e perdite economiche.

Le aree indicate come maggiormente vulnerabili per il periodo agosto-ottobre sono il Cibao Noroeste, El Valle e la regione di Enriquillo.
Al momento, il Ministero dell’Agricoltura non dispone ancora di una valutazione complessiva delle perdite economiche provocate dalla siccità nel 2026.
Ma il problema potrebbe diventare più serio se il deficit delle precipitazioni dovesse prolungarsi.
E l’acqua potabile?
È forse questo l’aspetto che interessa maggiormente la popolazione.
La diminuzione della portata dei fiumi sta già producendo conseguenze sul servizio idrico in alcune zone.
La CAASD, l’ente che gestisce il servizio di acqua potabile nell’area di Santo Domingo, ha segnalato riduzioni della pressione e interruzioni in alcuni settori, soprattutto a causa della diminuzione delle portate dei fiumi Duey e Isa-Mana.
Nel mese di luglio sono stati interessati, tra gli altri, Los Alcarrizos, Pedro Brand, Pantoja e Los Girasoles, oltre ad alcune zone residenziali dell’avenida República de Colombia.
Per chi apre un rubinetto e trova poca pressione o addirittura nessuna acqua, la parola “siccità” smette naturalmente di essere un concetto meteorologico e diventa un problema quotidiano.
Per ora le dighe resistono
C’è però una buona notizia.
L’INDRHI assicura che le principali dighe del Paese mantengono livelli di riserva considerati favorevoli.
La maggior parte degli invasi presenta livelli compresi tra il 60% e l’80%, mentre alcune dighe hanno percentuali ancora più elevate. Monción, per esempio, è indicata al 92,6%, mentre Rincón è al 67,8%.
Secondo l’istituto, le riserve attuali sarebbero sufficienti a garantire per quattro o cinque mesi la domanda di acqua potabile, irrigazione e produzione di energia elettrica.
È una notizia rassicurante.
Ma non significa che il problema possa essere ignorato.
Il vero problema è quanto durerà la siccità
Se le piogge dovessero tornare regolari, le riserve degli invasi permetterebbero probabilmente di superare senza conseguenze gravi questa fase.
Se invece il deficit dovesse continuare per molti altri mesi, la situazione diventerebbe inevitabilmente più complicata.
Ed è proprio qui che le previsioni per agosto, settembre e ottobre meritano attenzione: il Ministero dell’Agricoltura prevede precipitazioni inferiori alla norma in diverse aree del Paese.
La Repubblica Dominicana entra inoltre proprio nel periodo dell’anno nel quale normalmente si presta grande attenzione alle precipitazioni tropicali e ai sistemi atmosferici.
Una contraddizione del clima caraibico
La situazione attuale dimostra ancora una volta quanto sia particolare il clima dominicano.
Siamo abituati a pensare alla Repubblica Dominicana come a un Paese tropicale dove la pioggia non manca.
Ma avere un clima tropicale non significa avere precipitazioni distribuite regolarmente.
Si può passare rapidamente da periodi di siccità a piogge torrenziali, con conseguenze opposte: prima la mancanza d’acqua, poi alluvioni e inondazioni.
Ed è proprio per questo che la gestione delle risorse idriche diventa sempre più importante.
Risparmiare acqua non significa aspettare l’emergenza
Per il momento non siamo davanti a una situazione di emergenza nazionale per l’acqua potabile.
Le dighe hanno ancora riserve importanti e le autorità assicurano che il sistema è in grado di garantire il servizio nei prossimi mesi.
Ma sarebbe un errore aspettare che le riserve scendano a livelli critici prima di cominciare a parlare seriamente di risparmio dell’acqua, manutenzione delle reti, protezione delle sorgenti e gestione delle risorse idriche.
La siccità è un fenomeno naturale.
La scarsità d’acqua, invece, può essere aggravata da sprechi, perdite nelle reti e cattiva gestione.
E su questo possiamo intervenire.
Perché oggi le dighe dominicane sono ancora in grado di offrire una certa tranquillità.
Ma la domanda è semplice: continuerà a piovere abbastanza prima che quelle riserve comincino a scendere davvero?
È una domanda alla quale, nei prossimi mesi, la Repubblica Dominicana dovrà dare una risposta.