Repubblica Dominicana. L’Ambasciata fa un passo avanti. Ora ne serve un altro

Nei giorni scorsi abbiamo salutato con favore una decisione dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo che va nella giusta direzione: tutti i pensionati italiani iscritti all’AIRE possono ora ottenere il Certificato di Esistenza in Vita presentandosi direttamente agli sportelli, senza appuntamento, in una fascia oraria dedicata.
È una semplificazione concreta, che merita di essere riconosciuta. Quando un servizio pubblico diventa più semplice e accessibile, i cittadini ne traggono beneficio.
Ma questa novità ci offre anche l’occasione per rilanciare una proposta che Fatti Nostri sostiene da tempo.
La Repubblica Dominicana non è soltanto Santo Domingo.

Molti pensionati italiani vivono a Las Terrenas, Samaná, Las Galeras, Sosúa, Cabarete, Puerto Plata, Punta Cana e in numerose altre località lontane dalla capitale. Per loro ottenere un semplice certificato significa spesso affrontare centinaia di chilometri di viaggio, alzarsi all’alba, sostenere spese di trasporto e, in alcuni casi, anche pernottare fuori casa.
Ci chiediamo allora: non sarebbe più logico che, almeno una volta all’anno, fosse il Consolato ad avvicinarsi ai cittadini, invece di costringere sempre i cittadini a raggiungere il Consolato?
Non servono nuove sedi consolari né grandi investimenti. Basterebbe organizzare periodicamente una giornata consolare itinerante nelle località dove risiedono le comunità italiane più numerose.
È una soluzione già adottata in molti Paesi del mondo e che, anche nella Repubblica Dominicana, sarebbe tutt’altro che irrealizzabile. Alcuni connazionali hanno persino offerto la propria disponibilità ad accompagnare gratuitamente un funzionario da Santo Domingo e a riportarlo in giornata.
Se c’è la volontà, le soluzioni si trovano.
C’è poi un altro elemento che merita attenzione.
Molti pensionati che vivono lontano dalla capitale non si recano nemmeno all’Ambasciata. Preferiscono far certificare l’Esistenza in Vita da un sindaco, da un notaio o da uno dei cosiddetti “testimoni accettabili” previsti dalla procedura di Citibank.
Il motivo è evidente: questa soluzione consente di evitare un lungo viaggio, riduce lo stress e comporta un costo spesso modesto, inferiore a quello necessario per raggiungere Santo Domingo.
Questo dimostra che il problema non è la disponibilità dei pensionati a rispettare le procedure, ma la distanza dei servizi.
L’iniziativa dell’Ambasciata rappresenta senza dubbio un passo avanti. Tuttavia, il vero salto di qualità sarebbe quello di ripensare l’organizzazione dei servizi consolari in funzione delle esigenze dei cittadini, soprattutto di quelli più anziani.
Una o due missioni consolari all’anno nelle principali località dove vivono gli italiani potrebbero alleggerire enormemente i disagi di centinaia di persone e rafforzare il rapporto di fiducia tra istituzioni e comunità.
Le istituzioni sono davvero vicine ai cittadini non quando aspettano che siano i cittadini a bussare alla loro porta, ma quando fanno il possibile per raggiungerli.
Forse è arrivato il momento di compiere anche questo passo.