Ria Rosa, la nonna delle femministe

senza titolo

senza titoloErano gli anni delle lotte sociali e dell’emancipazione del proletariato. Gli anni in cui la repressione era dura e forte, portata avanti dalla Polizia o dalla milizia aziendale assoldata per difendere gli interessi dell’industria. Gli anni in cui gli anarchici venivano bollati come terroristi estremisti e in cui l’Italia vedeva sorgere il sole effimero e abbagliante del fascismo. Questi erano gli anni in cui Maria Rosaria Liberti trovò il coraggio di presentare al pubblico una canzone dal titolo emblematico: “A’ seggia elettrica”, rischiando l’espulsione dagli Stati Uniti. Anni in cui il suo nome trasformato artisticamente in Ria Rosa, divenne il vero contraltare a Gilda Mignonette.

Maria Rosaria Liberti conosceva il sapore della povertà e si schierò sempre dalla parte dell’emancipazione sociale, rischiando il proprio nome e guadagnandosi il titolo di “Nonna delle Femministe” per i suoi temi lanciati tra un verso e l’altro delle canzoni. Ma la vita intensa vissuta con coerenza non bastò a rendere luminosa la sua carriera e il tempo ha cancellato le tracce di questa straordinaria italiana vissuta negli Stati Uniti, riscoperta soltanto agli inizi del Ventunesimo Secolo da Fatima Scialdone, tenace artista italiana innamorata delle sfide difficili e della ricerca storica.

Maria Rosaria Liberti era nata a Napoli centodieci  anni fa, il 2 settembre del 1899. Figlia di Angelo e di Anna Carotenuto, crebbe nel quartiere di Montecalvario e all’età di sedici anni esordì nel campo della musica dopo aver studiato con Rodolfo Falvo. La sua voce calda e colorata, la sua capacità interpretativa la posero subito all’attenzione dei critici dell’epoca e il suo nome iniziò subito a imporsi nei teatri italiani. Nacque come “sciantosa”, alla Sala Umberto di Napoli, un prestigioso Café Chantant dove si esibirono dive famose come Anna Fougez e la Bella Otero, e la sua interpretazione teatrale la trasformò presto in un’artista ricercata da tutti gli impresari italiani.

Quando sbarcò per la prima volta a New York, la città era pervasa dagli  sciami dell’insoddisfazione sociale. Il movimento anarchico aveva trovato fertile terreno tra gli operai della metropoli nordamericana contendendo ai socialisti e ai primi comunisti il primato nella lotta di classe.

0Ria Rosa giunse in città con la compagnia di Nicola Maldacea e nel giro di pochi mesi trasformò le sue esibizioni in un successo clamoroso. Lasciato Maldacea, la cantante fondò una sua compagnia teatrale plasmandola sulla sua personalissima idea teatrale. Divenne l’interprete di sceneggiate dal sapore agrodolce, e in quegli anni raccontò agli spettatori la storia della sorte delle ragazze madri napoletane, intitolando lo spettacolo “ E’ pentite”. Lo scalpore suscitato dalle sue esibizioni non scalfì minimamente la cantante napoletana che sul palcoscenico decise di indossare anche gli abiti maschili per interpertare canzoni come “Guapparia” e che pochi anni dopo sfidò le autorità americane con “Mamma sfortunata”, recitando in scena l’errore giudiziario commesso dallo Stato americano per la condanna a morte di Sacco e Vanzetti. Fatto oggetto di molte minacce, Maria Rosaria Liberti non si piegò mai al facile successo. E se l’antagonista Gilda Mignonette accettò più volte di concedere il suo tempo e la sua sete allo champagne versato da mani simpatizzanti fasciste, lei proseguì nel suo percorso coerente, viaggiando da una sponda e l’altra dell’Oceano per dare vita agli spettacoli a sfondo sociale.

Sulla sua vita privata vennero ricamate molte congetture ma nessuno riuscì mai a penetrare la riservatezza scelta lontano dal palcoscenico. Ria Rosa però non nascose mai le sue passioni pubbliche e nel 1937 intraprese l’ultima traversata da New York a Napoli per rendere omaggio al grande amico Enrico Tagliaferri. Per lui cantò per l’ultima volta in pubblico il brano “Chitarra nera”, scritta dall’amico appositamente per lei e rimasta incompiuta.

ob 5c161f 290px buscia1Ria Rosa si stabilì definitivamente a New York prima dello scoppia della Seconda Guerra Mondiale. Il fanatismo fascista aveva ridotto in cenere le speranze anarchiche e per l’ex sciantosa non c’erano più  motivi per tornare in Italia. Di pari passo la cantante chiuse con la carriera artistica per entrare in un lungo oblio che si sarebbe chiuso definitivamente nel 1988 anno della sua morte. Nessuno però ricordava il nome di questa piccola grande donna che era diventata la “cantante degli emigranti”. Anticipatrice del movimento femminista, Ria Rosa non ebbe nemmeno l’onore di entrare ne “Il dizionario della Canzone italiana” curata da Gino Castaldo e presentato da un grande esperto quale Renzo Arbore.

E’ toccato a Fatima Scialdone, altra artista fuori dalle righe, riscoprire l’intensità del messaggio lasciato dalla cantante attraverso le sue sceneggiate e le sue canzoni di denuncia. La cantante di Gaeta ha infatti rispolverato i brani di Maria Rosaria Liberti portando sulle scene la sua storia e permettendo la riscoperta di un vero mito della storia musicale italiana nel Mondo.