Repubblica Dominicana, l’acqua del rubinetto sotto osservazione: cosa devono sapere gli italiani che vivono a Santo Domingo

I dati della CAASD mostrano forti differenze nella qualità dell’acqua tra i diversi settori del Gran Santo Domingo. A Santo Domingo Norte l’indice di potabilità si ferma all’82,06%, mentre la fornitura discontinua e l’utilizzo di cisterne e tinacos rendono importante anche la gestione dell’acqua nelle abitazioni.

Per chi vive nella Repubblica Dominicana, l’acqua è una di quelle questioni quotidiane alle quali si finisce per prestare attenzione soltanto quando qualcosa non funziona. Ma quanto è sicura quella che arriva nelle nostre case? Possiamo utilizzarla tranquillamente per bere, preparare il caffè, cucinare e lavare frutta e verdura?
Una recente inchiesta del quotidiano dominicano Acento, basata sui registri della Corporación del Acueducto y Alcantarillado de Santo Domingo (CAASD), riporta dati che meritano attenzione, soprattutto per chi risiede nella capitale e nei comuni dell’area metropolitana.
Il quadro non è uniforme: la qualità dell’acqua varia sensibilmente da una zona all’altra e Santo Domingo Norte presenta gli indicatori più bassi tra i quattro dipartimenti monitorati.
I numeri: differenze significative tra le zone
I dati relativi a settembre 2026 indicano un indice di potabilità del 96,20% a Santo Domingo Oeste, del 95,15% a Santo Domingo Este e del 90,49% nel settore Suroeste, corrispondente al Distrito Nacional. A Santo Domingo Norte, invece, l’indice scende all’82,06%.
La differenza è rilevante, ma occorre interpretare correttamente questi valori: si tratta degli indicatori ricavati dai controlli effettuati dalla CAASD, non della percentuale di abitazioni nelle quali l’acqua è sicuramente potabile o non potabile.
| Zona monitorata | Indice di potabilità, settembre 2026 |
|---|---|
| Santo Domingo Oeste | 96,20% |
| Santo Domingo Este | 95,15% |
| Distrito Nacional | 90,49% |
| Santo Domingo Norte | 82,06% |
Fonte: CAASD
A Santo Domingo Norte, che comprende settori come Villa Mella e Guaricano, la situazione è particolarmente complessa. L’indice è rimasto vicino all’82-84% per tutti e quattro i mesi esaminati, da giugno a settembre.
Secondo José Mateo Mota, direttore del Controllo e della Qualità dell’Acqua della CAASD, si tratta di una situazione che si trascina da circa trent’anni.
Perché l’acqua è diversa da una zona all’altra?
Una delle spiegazioni fornite dalla CAASD riguarda le fonti di approvvigionamento. Santo Domingo Norte dipende in larga misura dai pozzi sotterranei, mentre altre zone possono beneficiare maggiormente di fonti superficiali.
L’acqua proveniente dai pozzi può presentare caratteristiche fisico-chimiche differenti, anche per la presenza di minerali come calcio e magnesio. Questi elementi possono influire sul sapore e sulle caratteristiche dell’acqua, senza implicare automaticamente un rischio sanitario.
Il quadro è complicato anche dalle condizioni del territorio, dall’espansione urbana e da fattori ambientali che, secondo il funzionario, hanno contribuito alle difficoltà della zona.
I controlli della CAASD comprendono anche la presenza di cloro residuo e i risultati delle analisi microbiologiche relative ai coliformi fecali. A Santo Domingo Norte, nel settembre 2026, il 78,50% delle analisi riportate risultava negativo ai coliformi fecali, mentre l’indicatore del cloro residuo era dell’85,98%.
Sono dati che meritano attenzione, ma che non consentono, da soli, di stabilire la qualità dell’acqua che esce da ogni singolo rubinetto.
Il problema non è soltanto la qualità, ma anche la continuità
C’è un secondo aspetto che interessa direttamente chi vive nel Paese: l’acqua non arriva necessariamente tutti i giorni e con la stessa regolarità in tutte le abitazioni.
Secondo l’indagine nazionale ENHOGAR 2024 citata da Acento, soltanto il 17% dei nuclei familiari riceve acqua per sei o sette giorni alla settimana. Una parte delle famiglie dispone del servizio per un numero inferiore di giorni.
Quando la fornitura è intermittente, molte abitazioni ricorrono a cisterne e tinacos, i serbatoi utilizzati per conservare l’acqua fino al momento del bisogno.
Ed è proprio qui che entra in gioco la responsabilità del singolo proprietario o inquilino: anche quando l’acqua arriva dalla rete pubblica, la qualità può essere influenzata dalle condizioni dei serbatoi, dalla loro pulizia e dalla manutenzione dell’impianto domestico.
Una cisterna non pulita adeguatamente, un serbatoio aperto o una rete interna mal mantenuta possono compromettere la qualità dell’acqua dopo che questa ha lasciato il sistema di distribuzione.
Bere dal rubinetto? Meglio non affidarsi alle apparenze
Per gli italiani appena arrivati nella Repubblica Dominicana, una delle domande più frequenti riguarda proprio l’acqua da bere.
I dati pubblicati da Acento non dimostrano che tutta l’acqua del rubinetto nel Gran Santo Domingo sia pericolosa, ma neppure permettono di garantire che sia sicura in ogni abitazione. La qualità può variare secondo la zona, il punto di distribuzione e le condizioni dell’impianto domestico.
Per questo, in assenza di informazioni aggiornate e affidabili sulla propria fornitura, è prudente utilizzare acqua imbottigliata sigillata oppure un sistema di trattamento adeguato, seguendo le indicazioni sanitarie locali. La semplice trasparenza dell’acqua o l’assenza di odori insoliti non bastano a dimostrarne la sicurezza microbiologica.
Anche i filtri domestici non sono tutti uguali: alcuni migliorano il gusto o riducono determinati minerali, ma non necessariamente eliminano i microrganismi. La scelta del sistema deve quindi dipendere dai problemi effettivamente presenti nell’acqua e dalla manutenzione richiesta.
Particolare attenzione merita l’acqua conservata nei serbatoi domestici. La pulizia periodica delle cisterne e dei tinacos, la protezione delle aperture e il controllo degli impianti sono precauzioni importanti per chiunque viva stabilmente nel Paese.
La CAASD annuncia nuove opere
La CAASD sostiene di essere al lavoro per migliorare la situazione di Santo Domingo Norte. Tra gli interventi indicati figura un progetto per trasferire acqua da fonti superficiali del sistema di Barrera de Salinidad, riducendo la dipendenza dai pozzi sotterranei.
Secondo quanto dichiarato da Mateo Mota, la capacità del sistema è stata ampliata da quattro a sei metri cubi e la condotta installata lungo l’avenida Charles de Gaulle si trova nella fase di collaudo.
L’istituzione guarda inoltre al progetto Hatillo-Santo Domingo, che prevede una nuova infrastruttura di trattamento e trasporto dell’acqua verso diverse aree del Paese. Si tratta di iniziative che, se realizzate secondo i programmi previsti, potrebbero contribuire a migliorare l’approvvigionamento nel medio e lungo periodo.
Resta però da verificare quale sarà l’effetto concreto di questi interventi sui valori di potabilità e sulla regolarità del servizio nelle singole comunità.
Un controllo che riguarda tutti
Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana, la lezione è semplice: non basta sapere che una casa è collegata alla rete pubblica per dare per scontata la qualità dell’acqua che arriva al rubinetto.
È utile informarsi sulle condizioni della propria zona, verificare la manutenzione della cisterna, prestare attenzione al sistema di trattamento utilizzato e consultare le analisi disponibili quando sorgono dubbi.
I dati della CAASD rappresentano un punto di partenza importante, ma non sostituiscono un controllo specifico dell’acqua presente in una determinata abitazione.
Perché l’acqua è un servizio essenziale e la sua qualità non dovrebbe dipendere dalla fortuna di vivere in un settore meglio servito o dalla possibilità di sostenere spese aggiuntive per garantirsi un approvvigionamento affidabile.
La questione, dunque, non è soltanto sapere quanta acqua arriva nelle case del Gran Santo Domingo, ma anche conoscere la qualità di quella che finisce nei bicchieri delle famiglie.
















