Uno studio ci dice quanta acqua dobbiamo realmente bere per stare in salute

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115147672 2c319697 c7e3 448e abf0 40cd3831b202La raccomandazione di bere almeno otto bicchieri d’acqua al giorno “è probabilmente eccessiva” per la maggior parte delle persone, secondo gli scienziati, scrive il Guardian. Il suggerimento è però diventato ormai quasi una prassi comune, tanto da esser stata inserita nella “Guida sullo stato ottimale della salute”. Ma così non è.

L’ultimo studio, assai più rigoroso di quelli fatti finora sul ricambio idrico, rivela che le persone hanno “una vasta gamma di esigenze” sul bere acqua: in tanti necessitano solo da 1,5 a 1,8 litri al giorno, meno dei due litri raccomandati, suggerisce la ricerca.

Ma c’è anche un aspetto in sé paradossale, perché “l’attuale raccomandazione non è affatto supportata scientificamente”, ha affermato Yosuke Yamada dell’Istituto nazionale di innovazione biomedica, salute e nutrizione in Giappone, uno degli autori più accreditati dello studio, al punto tale che a suo avviso “la maggior parte degli scienziati non è sicura da dove provenga questa raccomandazione”. Insomma, contrordine, gli otto bicchieri d’acqua consigliati al giorno non sono più necessari.

Lo studio afferma che le precedenti stime sul fabbisogno idrico individuale “tendevano a ignorare il contenuto di acqua del cibo, che può contribuire a una parte sostanziale della nostra assunzione complessiva”.

Cioè, “se si mangia solo pane, pancetta e uova non si otterrà molta acqua da ciò di cui ci si nutre, ma se si mangia carne, verdure, pesce, pasta e riso si può ottenere circa il 50% del fabbisogno idrico proprio dal cibo”, ha detto Yamada.

La ricerca pubblicata su Science ha valutato l’assunzione di acqua di 5.604 persone di età compresa tra gli otto giorni e i 96 anni provenienti da 23 paesi e ha coinvolto persone che hanno bevuto un bicchiere d’acqua in cui alcune delle molecole di idrogeno sono state sostituite da un isotopo stabile dell’elemento deuterio, che si trova naturalmente nel corpo umano ed è innocuo.

Il tasso di eliminazione del deuterio extra rivela la rapidità con cui l’acqua nel corpo viene trasformata e lo studio ha rilevato che la misura varia ampiamente a seconda dell’età, del sesso, dei livelli di attività e dell’ambiente circostante di una persona. Coloro che vivono in climi caldi e umidi e ad alta quota così come gli atleti e le donne incinte e che allattano hanno un turnover più elevato, il che significa che hanno bisogno di bere più acqua.

Morale? “Il dispendio energetico è il fattore più importante nel ricambio idrico, con i valori più alti osservati negli uomini di età compresa tra 20 e 35 anni, con una media di 4,2 litri al giorno. Questo è diminuito con l’età, con una media di 2,5 litri al giorno per gli uomini di 90 anni. Le donne di età compresa tra i 20 ei 40 anni avevano una richiesta media di 3,3 litri, scesa a 2,5 litri a 90 anni. Gli atleti necessitano di circa un litro in più rispetto a chi non lo è. I neonati hanno trasformato la percentuale maggiore, sostituendo circa il 28% dell’acqua nei loro corpi ogni giorno”, riferisce il Guardian.

Conclusione tecnico-politico-scientifica: “Se 40 milioni di adulti nel Regno Unito seguissero le linee guida e bevessero mezzo litro di acqua in più del necessario ogni giorno, sarebbero 20 milioni di litri di acqua sprecata ogni giorno”, dicono i ricercatori.

agi.it




A Vancouver la conferenza “Beauty in an Act: Nutrition in Professional Sports and the Mediterranean Diet”

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28vancouverIn occasione della Fencing Word Cup che si svolge a Vancouver dal’8 all’11 dicembre, il Consolato Generale d’Italia a Vancouver e ARPICO (Associazione Ricercatori e Professionisti Italiani nel Canada dell’Ovest) presentano la conferenza “Beauty in an Act: Nutrition in Professional Sports and the Mediterranean Diet”. L’evento si terrà il 7 dicembre dalle ore 17 alle 21 presso il Museum of Vancouver e sarà ad ingresso libero previa prenotazione su EventBrite.
L’intervento “Fuelling for Optimal Health and Performance” (Rifornimento per salute e prestazioni ottimali) di Emma McCrudden (UBC) esplorerà il tema della nutrizione e ciò che possiamo imparare dagli atleti ad alte prestazioni, nonché i principi e il ruolo della dieta mediterranea. La relatrice parteciperà poi a una tavola rotonda che vedrà la presenza dell’azzurra ex campionessa del mondo di spada Rossella Fiamingo e dell’allenatore della squadra Dario Chiadò. Seguirà un rinfresco mediterraneo.
L’evento fa parte del progetto “Beauty in an Act“, ovvero “La Bellezza in un Gesto“, nato grazie ad un accordo tra il Ministero degli Affari Esteri e la Federazione Italiana Scherma nel più ampio contesto di promozione dell’immagine dell’Italia all’estero attraverso lo sport. (aise)




Washington. Premiati i “Giovani Ricercatori”

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issnaf yia22L’ISSNAF, la più grande associazione di ricercatori italiani nel Nord America, assegna ogni anno negli USA i suoi Young Investigator Awards, con i quali premia giovani ricercatori italiani all’inizio della carriera negli Stati Uniti o in Canada, in riconoscimento dei loro contributi significativi e innovativi nel loro campo di studio.
I vincitori dell’edizione 2022 sono stati annunciati il 7 novembre scorso, durante un evento svoltosi sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC. L’evento è stato aperto dal saluto dell’ambasciatrice d’Italia negli USA, Mariangela Zappia, e da un video messaggio del ministro per l’Università e la Ricerca, Anna Maria Bernini.
L’ambasciatrice Zappia ha confermato il forte sostegno dell’Ambasciata all’attività dell’ISSNAF quale “pilastro della collaborazione scientifica tra Italia e Stati Uniti, centrale più che mai nell’attuale scenario geopolitico”.
Sei i premi assegnati, per le diverse discipline.
L’Embassy of Italy Award for Research in Food Equitability, che premia i giovani ricercatori italiani negli Stati Uniti che forniscono contributi fondamentali all’agricoltura, alla qualità e alla sicurezza alimentare con gli obiettivi più ampi di ridurre la povertà, combattere il cambiamento climatico e migliorare la salute umana, è stato assegnato a Salvatore Calabrese della Texas A&M University.
Il Franco Strazzabosco Award for research in Engineering with focus on Sustainable Energy è andato a Bartolomeo Stellato dell’Università di Princeton. Il riconoscimento è stato istituito nel 2013 dalla famiglia Strazzabosco in memoria di Franco, per premiare il coraggio imprenditoriale degli ingegneri italiani che si sforzano di applicare le scoperte scientifiche a vantaggio del pubblico.
Claudio Emma del Laboratorio Nazionale SLAC è risultato il vincitore dell’Infn Bruno Touschek Award for research in Elementary Particle Physics, istituito nel 2022 dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, per onorare la memoria di Bruno Touschek e del suo lavoro pionieristico nei campi della fisica delle particelle elementari e degli acceleratori di particelle.
Il Mario Gerla Award for research in Computer Science, istituito dalla famiglia Gerla nel 2019 in memoria di Mario, professore di Informatica all’UCLA e membro fondatore dell’ISSNAF, è stato assegnato a Michele Polese della Northeastern University.
Il Paola Campese Award for research in Hematologic Malignancies, fondato da Stefania e Vito Campese nel 2011 in memoria della loro giovane, talentuosa e generosa figlia Paola, è andato a Giulia Biancon della Scuola di Medicina di Yale.
Infine Camilla Hawthorne dell’Università della California a Santa Cruz è risultata vincitrice del RnB4Culture Award for innovation in the study of Italian Culture, che, istituito nel 2021 da RnB4Culture, premia l’originalità dell’approccio o del contributo alle discipline umanistiche in generale.
Ai vincitori dell’edizione 2022 degli ISSNAF Awards sono giunte le “congratulazioni” del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. (aise)




Fa meglio il tè o il caffè? La disputa in uno studio

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120525483 1d16cef6 a7bd 451e be86 127d3d215dc6Caffè vs. tè? L’interrogativo è semplice: iniziamo la giornata con una potente dose di caffeina oppure preferiamo una tazza di tè calda e delicata, che non contiene caffeina? Il dilemma lo pone il Washington Post sulla base del fatto che gli scienziati hanno scoperto che “bere regolarmente caffè o tè può fornire una varietà di benefici per la salute”.

A vantaggio del primo va il fatto che uno studio pubblicato sulla National Library of Medicine ha rilevato che in media il caffè contiene tra 1,1 e 1,8 grammi di fibre per tazza, a seconda che sia filtrato, espresso o istantaneo e che risulta avere “più fibra” di quella che si può trovare nel succo d’arancia, ad esempio, “che ha circa mezzo grammo di fibra per tazza”.

Tira le somme lo studio descritto dal Times: si avrà comunque bisogno di mangiare “molta frutta e verdura per ottenere i 25 grammi raccomandati” di fibra al giorno, “ma due o tre tazze di caffè quotidiane possono aiutare ad arrivarci” nel mentre una tazza di tè in genere “non aiuterà a soddisfare il fabbisogno giornaliero di fibre”, a meno che “non si decida di sgranocchiare le foglie di tè”.

Tuttavia la caffeina contenuta in entrambe le bevande può aiutare alla concentrazione, anche se “troppa caffeina può portare a nervosismo ed eccitazione eccessiva, che possono finire per danneggiare le prestazioni” personali.

Quindi, in questo caso, meglio il caffè o il tè? La verità è che la quantità di caffeina nel caffè e nel tè può variare a seconda di molti fattori, ma secondo alcuni esperti, “una tazza da 8 once di caffè preparato contiene circa 100 milligrammi di caffeina” (caffè americano, dose circa un quarto di litro) e l’espresso e il caffè istantaneo ne hanno meno, ma in confronto, “una tazza di tè nero da 8 once contiene circa 50 milligrammi di caffeina”. In questo caso il tè segna un punto a proprio favore.

E sul vantaggio per il microbioma intestinale? Il giro se lo aggiudica il caffè.

Round in pareggio per quanto riguarda invece il minor rischio di malattie cardiache.

Rischio cancro più basso? Il caffè è favorito mentre ci sono “poche prove a sostegno dell’ipotesi che il consumo di tè sia associato al rischio di cancro”.

Diabete di tipo 2? Vince il caffè.

Livelli di stress? Vince il tè.

Longevità? Round in pareggio.

Chi vince alla fine?

“Il caffè ha la meglio” è la sentenza ultima, perché “i bevitori di caffè possono aumentare la fibra, la salute del microbioma e ridurre il rischio di cancro e diabete” ma i bevitori di tè non si disperino, perché “il tè fa senza dubbio bene alla pressione sanguigna, al colesterolo, ai livelli di stress, alla salute mentale e alla produttività”.

Insomma, entrambe le bevande sono vincenti quando si tratta di salute del cuore e longevità. E per il tè, in particolare, ci sono probabilmente altri benefici per la salute che devono ancora essere scoperti. Forse il consiglio, è quello di alternare… un giorno caffè, un altro tè… E si sta in equilibrio.

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Cancro al colon-retto: complici i cibi ultra-lavorati

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unnamedUn team guidato da ricercatori della Tufts University e dell’Università di Harvard ha scoperto un legame tra l’elevato consumo di alimenti ultra-lavorati e un aumentato rischio di cancro del colon-retto. In uno studio pubblicato il 31 agosto su The “BMJ”, i ricercatori sostengono che gli uomini che consumano cibi ultra-elaborati avevano il 29 per cento in più di rischio di sviluppare il cancro del colon-retto, il terzo cancro più diagnosticato negli Stati Uniti, rispetto agli uomini che ne consumavano molto di meno. Non hanno trovato la stessa associazione nelle donne.

“Abbiamo iniziato pensando che il cancro del colon-retto potesse essere il cancro più colpito dalla dieta rispetto ad altri tipi di cancro – ha affermato Lu Wang, autore principale dello studio e ricercatore post-dottorato presso la Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts – le carni lavorate, la maggior parte delle quali rientrano nella categoria degli alimenti ultra-lavorati, sono un forte fattore di rischio per il cancro del colon-retto. Gli alimenti ultra-lavorati sono anche ricchi di zuccheri aggiunti e poveri di fibre, che contribuiscono all’aumento di peso e all’obesità, e l’obesità è un fattore di rischio consolidato per il cancro del colon-retto”.

Lo studio ha analizzato le risposte di oltre 200mila partecipanti – 159.907 donne e 46.341 uomini – in tre ampi studi prospettici che hanno valutato l’assunzione dietetica e sono stati condotti per più di 25 anni. Le analisi hanno rivelato differenze nei modi in cui uomini e donne consumano cibi ultra-lavorati e il potenziale rischio di cancro associato. Dei 206mila partecipanti seguiti per più di 25 anni, il team di ricerca ha documentato 1.294 casi di cancro del colon-retto tra gli uomini e 1.922 casi tra le donne.

Il team ha scoperto che l’associazione più forte tra il cancro del colon-retto e gli alimenti ultra-lavorati negli uomini era legato alla carne, al pollame o ai prodotti pronti a base di pesce. Il team ha anche scoperto che un maggiore consumo di bevande zuccherate, come bibite gassate, bevande a base di frutta e bevande a base di latte zuccherato, è associato a un aumentato rischio di cancro del colon-retto negli uomini.

Tuttavia, non tutti gli alimenti ultra-lavorati sono ugualmente dannosi per quanto riguarda il rischio di cancro del colon-retto. “Abbiamo trovato un’associazione inversa tra latticini ultra-elaborati come lo yogurt e il rischio di cancro del colon-retto tra le donne”, ha affermato il co-autore senior Fang Fang Zhang , epidemiologo del cancro e presidente ad interim della Divisione di epidemiologia della nutrizione e scienza dei dati presso la Friedman School.

Nel complesso, non c’era un legame tra il consumo di cibo ultra-elaborato e il rischio di cancro del colon-retto tra le donne. È possibile che la composizione degli alimenti ultra-lavorati consumati dalle donne possa essere diversa da quella degli uomini.

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Una buona frittura? E’ una questione di fisica

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unnamedLo sfrigolio della frittura cambia quando l’olio raggiunge la temperatura ideale. Ad esplorare la complessità della fisica associata alla frittura perfetta, uno studio pubblicato sulla rivista Physics of Fluids, condotto dagli scienziati della King Abdullah University of Science and Technology.

Il team, guidato da Tadd Truscott, ha esaminato attentamente le bolle che si formano quando le goccioline d’acqua entrano in contatto con l’olio da cucina riscaldato. Gli esperti hanno scoperto che la quantità di acqua assorbita dalle bacchette e il materiale dei bastoncini stessi potevano influenzare la tipologia e la quantità delle bolle che si formavano.

In un’altra serie di esperimenti, i ricercatori hanno utilizzato un piccolo pezzo di carta inumidito con acqua. In questo caso, riportano gli autori, la quantità e il tipo di bollicine dipendevano sia dalla quantità di acqua che dalla temperatura dell’olio. In aggiunta, le stesse procedure sono state eseguite utilizzando una configurazione che consentiva di aggiungere goccioline d’acqua all’olio caldo da un filo sospeso su una struttura mobile. Grazie a una telecamera ad alta velocità e un microfono particolarmente sensibile, il gruppo di ricerca ha raccolto dati dettagliati sulla forma delle bolle d’acqua derivanti dal contatto tra la goccia d’acqua e l’olio bollente.

“Abbiamo individuato tre tipi di bolla – commenta Tadd Truscott – una ‘di esplosione’, che si forma quando la goccia d’acqua entra in contatto con l’olio e subisce una microesplosione a causa dell’improvviso aumento della temperatura. In secondo luogo abbiamo osservato casi di bolle piu’ allungate, che possono esplodere senza rompere la superficie. Da ultimo, abbiamo evidenziato le bolle ‘oscillanti’, che si formano quando la goccia scivola via e viene rapidamente sommersa nell’olio bollente”. I segnali audio hanno mostrato caratteristiche acustiche e sonore differenti nei tre casi esaminati. “Decifrare questi segnali – conclude Truscott – potrebbe portare allo sviluppo di applicazioni future utili in cucina, come un dispositivo in grado di rilevare il momento ideale per la cottura delle sostanze”.

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Come mettere ko i fastidi della menopausa con la giusta lista della spesa

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cibo donna saluteMandorle tutti i giorni, proteine in tutti i pasti, pesce azzurro di piccolo taglio: sono questi alcuni degli alimenti che non devono mancare nella dispensa di una donna in menopausa, sia che voglia mantenersi in forma sia che abbia la necessità di perdere grasso addominale. A stilare la lista della spesa per le donne che hanno bisogno di ridurre i sintomi tipici di questo periodo della vita (come anche i segni) è la dottoressa Serena Missori, endocrinologa e diabetologa come racconta nel suo nuovo libro ‘Il reset ormonale – dal ciclo alla menopausa senza stress’ (Edizioni Lswr). Nel libro l’esperta- si legge ancora- indica diete specifiche (corredate da menù settimanali completi sia onnivori che per pescetariani, vegetariani e vegani) per chi soffre di sindrome premestruale, endometriosi, ovaio policistico e acnedominanza estrogenica e menopausa.

GLI ALIMENTI NECESSARI DURANTE LA MENOPAUSA

“Mai rinunciare alla verdura a foglia larga e alle mandorle, da gustare ogni giorno per il loro contenuto di calcio e magnesio, necessari per la salute delle ossa- spiega la dott.ssa Missori che ricorda anche quanto sia essenziale introdurre proteine in ogni pasto principale.- In menopausa si assiste ad una perdita di muscolo che causa anche lassità della pelle, prolasso, incontinenza. Introdurre le proteine è necessario, quindi, per continuare ad alimentare la muscolatura del corpo. Si alla frittura, una volta a settimana con olio evo a 170 gradi, perché attiva il fegato, la colecisti e l’intestino”.

E SE SI VUOLE ELIMINARE GRASSO ADDOMINALE?

Non rinunciare ai cereali integrali a cena: facilitano il sonno contrastando l’insonnia e aiutano ad alleviare lo stress- spiega Missori- e variare l’assunzione di verdura, per coprire tutto lo spettro vitaminico e dei minerali. Infine, tre volte a settimana consumare pesce azzurro di piccolo taglio, ricco di omega 3”.
GLI INTEGRATORI – Sono diversi gli integratori che possono aiutare la donna in menopausa- aggiunge la nota- Si va dal multivitaminico (energizzante e anti-stanchezza) al Complesso B, Magnesio e Vitamina D. L’Angelica Sinensis è utile per ridurre i sintomi delle vampate. Contro vampate e sudorazione sono di aiuto anche il Trifoglio e la Damiana, mentre la Varbena è utile per combattere lo stress. Infine, il Fieno Greco è utile alla salute sessuale femminile grazie alla presenza di fitoestrogeni. Riduce i sintomi della menopausa e promuove la libido.

SOFFIARE VIA LE VAMPATE? È POSSIBILE? ECCO COME…

“Le vampate sono uno dei sintomi più fastidiosi del periodo della menopausa perché creano disagio, insicurezza, aumentano il nervosismo e se sono notturne rubano il sonno. Eppure è possibile soffiarle via. Quando sta per arrivare la vampata, prova a trattenere il respiro per qualche secondo. Si avvertirà del tepore. Poi inizia a soffiare lentamente, come quando si soffia un cucchiaio di minestra bollente. L’aria intorno a te si raffredderà immediatamente”, conclude l’esperta.

agenzia DIRE – www.dire.it




Allarme obesità infantile: quasi un bambino italiano su dieci ne è affetto

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bambini obesita sovrappeso e1653144838382“Negli ultimi quattro decenni, il numero di bambini e adolescenti con obesità è aumentato di oltre dieci volte. In 40 anni (dal 1975 al 2016) bambini e adolescenti obesi sono passati da 5 a 50 milioni tra le femmine e da 6 a 74 milioni tra i maschi (Nature Metabolisme 2020). In totale oggi si contano circa 120 milioni di bambini e adolescenti obesi nel mondo. Un problema particolarmente rilevante per la salute futura se si considera che il 40% dei bambini obesi diventeranno adolescenti obesi, e che l’80% degli adolescenti obesi saranno adulti obesi. I pediatri, riuniti a Sorrento al 77° Congresso Italiano di Pediatria, tornano a lanciare l’allarme su una delle sfide più rilevanti per la salute pubblica del nostro secolo”. Così si legge in una nota diffusa dalla Società italiana di Pediatria (Sip).

L’OBESITÀ INFANTILE IN ITALIA

“In Italia – si legge ancora – uno dei Paesi europei con il più alto tasso di prevalenza dell’obesità infantile, preceduta solo da Cipro, Spagna e Grecia, i bimbi con obesità sono il 9,4% del totale e quelli in sovrappeso circa il 20%. E la pandemia non ha fatto che peggiorare la situazione, a causa della sospensione delle attività sportive e del maggior consumo di alimenti calorici. Secondo una survey condotta nel 2020 ad aver mangiato peggio, ossia di più e cibi meno sani, sono stati proprio i bambini e gli adolescenti di età compresa tra 12 e 18 anni”.

“L’obesità – spiega la Presidente della Società italiana di pediatria, Annamaria Staiano – è un modello precursore di malattie croniche che il Servizio sanitario nazionale deve affrontare in epoche successive della vita. Occorre investire sulla prevenzione di questa emergenza sociale e delle sue complicanze. Sono infatti in aumento anche le malattie correlate, tra cui il diabete di tipo 2, in crescita tra i bambini e che paradossalmente in passato veniva chiamato diabete dell’adulto”.

LE STRATEGIE PER CONTRASTARE L’OBESITÀ

Sana alimentazione, attività fisica e sonno corretto sono le strategie più utili secondo i pediatri per contrastare quella che è una vera e propria epidemia. In particolare, il focus è sulla dieta mediterranea che, come ricorda la presidente Sip, “è riconosciuta come patrimonio dell’Unesco. Abbiamo questo patrimonio, cerchiamo di usarlo. Sollecitiamo le mamme ad usare prodotti quanto meno raffinati possibili: ritorniamo a una dieta del passato, sana, ricca di cereali, carboidrati complessi, che danno sazietà al bambino, senza ricorrere invece a prodotti che hanno una quantità enorme di zuccheri semplici, come succhi di frutta e bevande zuccherate, che favoriscono l’insorgenza di obesità. È poi importante – aggiunge Staiano – mangiare frutta, verdura, pesce, carne bianca e raramente quella rossa, usare come condimento l’olio d’oliva e limitare l’uso, se possibile evitarlo proprio, di scatolame e alimenti conservati, perché si sta osservando che gli additivi alimentari e gli emulsionanti contribuiscono all’infiammazione cronica dei tessuti, fattori di rischio per l’insorgenza di diabete e malattie infiammatorie croniche intestinali”.

ag. DIRE – www.dire.it




Le fave, miniera di benessere

fave salute

fave saluteLa loro forma ricorda quella di un artiglio, quasi fossero unghie; da qui il nome tipico di ‘unguli‘ nel dialetto di alcuni luoghi del Sud. Parliamo delle fave, miniere di benessere per la salute umana e per il gusto di piatti squisiti. Alle fave fresche è dedicata la nuova puntata de ‘Il Gusto della Salute’ la rubrica scientifica ideata e coordinata dall’immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata. “La fava, oltre alle proprietà benefiche per il nostro organismo, è una pianta da rinnovo – spiega l’imprenditore agricolo Totino Pagliara – perché accumula l’azoto e lo rilascia nel terreno per le colture che seguiranno”.

Secondo Minelli: “Si tratta di una pianta appartenente alla famiglia delle leguminose originaria dell’Asia minore e diffusasi successivamente in tutto il bacino del Mediterraneo. Una pianta il cui frutto fin dall’antichità si sarebbe legato, suo malgrado, al culto dei morti, tanto da essere considerato alimento ‘impuro’. Perfino illuminati uomini di scienza – ricorda l’immunologo – come il matematico Pitagora, ne scoraggiavano il consumo, per quanto sia ipotizzabile che tale divieto fosse magari riconducibile ad una sorta di profilassi antelitteram del favismo, una sindrome emolitica diffusa in alcune aree del Sud Italia in cui erano sorte le prime scuole pitagoriche”.

La biologa nutrizionista Ilaria Vergallo ricorda che “la fava contiene preziosi minerali come il fosforo, il potassio, fondamentale nella regolazione della funzione cardiocircolatoria, e il ferro. Presenti anche vitamina K, vitamina A e folati importantissimi in gravidanza. Le fave – continua – sono consigliate a chi vuol perdere peso perché sono ipocaloriche, ricche di acqua e povere di grassi, e certamente aiutano a favorire il senso di sazietà per via della presenza di proteine e fibre. Inoltre, una dieta che prevede un discreto consumo di fave può aiutare a prevenire il morbo di Parkinson come documenta un recente studio scientifico”.

“Infine – chiude Minelli – oltre alle controindicazioni relative al favismo, e al divieto assoluto di assumere le fave da parte di chi è affetto da questa grave malattia emolitica legata al difetto genetico dell’enzima Glucosio 6-fosfato deidrogenasi, occorre ricordare che la fava andrebbe evitata da quei soggetti che soffrono di diarrea cronica, proprio in ragione del suo elevato contenuto in fibra. Nella gran parte dei casi – conclude l’immunologo – però le fave sono notevolmente consigliate, specie nella ristorazione di qualità essendo state fortemente rivalutate in cucina nel corso degli ultimi anni”.

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La maturazione delle banane si può rallentare

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catturaOgni anno, 50 milioni di tonnellate di banane finiscono come rifiuti alimentari, a causa della rapida maturazione del frutto, secondo Oliver Steinbock della Florida State University, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista Physical Biology. Ora, gli scienziati affermano che la formazione delle fastidiose macchie marroni può essere rallentata, limitando i livelli di ossigeno disponibili per le cellule microscopiche della pelle.

“Per il 2019, la produzione totale di banane è stata stimata in 117 milioni di tonnellate, rendendola una delle coltivazioni maggiori nel mondo”, ha affermato Steinbock. “Quando le banane maturano, formano numerose macchie scure familiari alla maggior parte delle persone e spesso utilizzate come indicatore di maturazione. “Tuttavia, il processo di formazione, crescita di questi punti e il loro schema risultante è rimasto poco compreso, fino a ora”.

Sia la buccia che la polpa delle banane sono soggette a imbrunimento, dovuto a diversi processi scientifici. La polpa di molti frutti diventa marrone quando vengono tagliati e non vengono mangiati immediatamente, non solo banane, ma anche mele. Ciò accade perché gli enzimi nella carne reagiscono all’ossigeno nell’aria, un processo noto come imbrunimento enzimatico. Ma anche le bucce di banana diventano gradualmente marroni quando il frutto è ancora dentro intatto. Questo perché le bucce di banana contengono un gas chiamato etilene, che scompone la clorofilla, la sostanza chimica che mantiene verdi le piante. Il colore marrone deriva da pigmenti scuri tra cui la melanina, che si trova nei capelli e nella pelle umani. Quando una banana diventa gradualmente marrone, è perché gran parte dell’amido viene convertito in zuccheri, il che la rende un’eccellente fonte naturale di zuccheri. Nonostante ciò, i consumatori sono inclini a buttare via le banane marroni, anche se sono ancora commestibili e ideali per l’uso.

Al fine di rallentare il processo di maturazione, i ricercatori hanno utilizzato una combinazione di video time lapse e un modello al computer per rivelare come si evolvono le macchie marroni di banana. La prevenzione del processo d’imbrunimento potrebbe essere ottenuta con modifiche genetiche o migliori condizioni di conservazione, come contenitori speciali con bassi livelli di ossigeno, dicono gli autori.

Tuttavia, un altro potenziale meccanismo di protezione semplice per le banane è un rivestimento sottile per impedire all’ossigeno dell’aria di entrare nella buccia nei suoi minuscoli fori. Gli autori danno anche suggerimenti pratici per ridurre lo spreco di questo prezioso frutto. Contrariamente a quanto si crede, un frigorifero generalmente non è un ottimo posto dove mettere le banane dopo l’acquisto. Quando mettiamo in frigo le banane acerbe che sono ancora un po’ verdi, la polpa non maturerà affatto ma la buccia diventerà nera, dicono gli esperti. Inoltre, mettere le banane mature in frigorifero le aiuterà a rimanere mature (anziché diventare troppo mature) per qualche giorno in più.

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