Santo Domingo. Sibillino accordo tra Cedimat e l’Ambasciata italiana

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356634339 663466299158098 8253724743097180347 nLa clinica CEDIMAT (Centro Diagnostico di Medicina Avanzata e Telemedicina) sul suo canale  Instagram, annuncia di aver siglato con la nostra Ambasciata di Santo Domingo “un accordo con l’obiettivo di rafforzare i legami di cooperazione per garantire ai cittadini italiani l’ottenimento di strutture mediche, oltre a contribuire e incoraggiare stili di vita più sani, insieme al benessere e alla prevenzione delle malattie. L’alleanza – dice il lapidario comunicato – è stata siglata da Milagros Ureña, Direttore del CEDIMAT e Stefano Queirolo Palmas, Ambasciatore d’Italia”.

Nessun altro dettaglio sul tipo di accordo, sui benefici per i nostri connazionali della Repubblica Dominicana… Mistero.

Ancor più concisa la nota che l’Ambasciata italiana di Santo Domingo pubblica nella sua pagina Facebook: “Convenzione con il Centro Medico Cedimat, partner dell’Università di Bologna – vi si legge – con l’obiettivo di estendere la fruizione di un’assistenza medica di qualità agli espatriati”.

Quale accordo? Quale convenzione? Che tipo di assistenza? Ci chiediamo.

Ai posteri…

 




Il bagno dopo il pasto. Quanto aspettare?

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downloadAlzi la mano chi non è cresciuto con nelle orecchie l’ammonimento di mamma e papà (o di chi ne faceva le veci in spiaggia): “Bisogna aspettare tre ore prima di fare il bagno dopo aver mangiato”. E alzi la mano chi ha odiato quel tempo interminabile passato sulla sabbia arroventata o sul lettino sotto l’ombrellone ad annoiarsi mentre ‘i grandi’ ingannavano l’attesa con sonore pennichelle o sonnolente partite a carte al bar dello stabilimento. Bene, per anni ci hanno preso in giro: quella delle tre ore di attesa è poco più che una credenza popolare. Una sorta di monito ancestrale con cui sempre loro, ‘i grandi’, cercavano una spiegazione per costringere gli altri – ‘i piccoli’ – a stare lontani dall’acqua mentre serenamente cedevano al sonnellino postprandiale senza l’obbligo di tenere d’occhio la prole perché non affogasse tra i flutti.  I rischi ci sono o no? Ma davvero non è rischioso fare il bagno dopo aver mangiato?  La risposta è che non esistono prove scientifiche che colleghino l’annegamento all’aver pranzato poco prima. In verità il processo della digestione o della sua interpretazione varia da genitore a genitore ma anche dalla quantità di cibo ingerito durante il pranzo. Pertanto l’intervallo può durare dai 30 minuti alle 2 ore.

Ma la domanda che ci si pone è, a ogni stagione di vacanze al mare: cosa può succedere se ci si immerge in anticipo? Il nome della minaccia è noto: blocco della digestione. E se questa viene interrotta, dice la saggezza popolare, puoi affogare. Vero o falso? C’è chi dice che tuffarsi in acqua dopo che non si ha ancora digerito può portare ad avere dei crampi che, in quanto paralizzanti o semi tali, possono portare all’annegamento. Si possono paralizzare braccia e gambe. Prove scientifiche e leggende Ma non esistono prove scientifiche di queste affermazioni, che appaiono più che altro come una credenza popolare. Tanto più che una ricerca scientifica sulla materia pubblicata nel 2011 sull’International Journal of Aquatic Research and Education, afferma che “non sono stati registrati casi in cui mangiare prima di nuotare abbia causato o contribuito ad annegamenti fatali o non fatali”. Insomma, una falsa mitologia. Al pari di una leggenda metropolitana. Semmai, secondo Jesús Sueiro, portavoce dell’Associazione galiziana di medicina di famiglia e di comunità (Agamfec), la questione “ha più a che fare con lo shock termico, con l’entrare improvvisamente in acque molto fredde. È un collasso circolatorio, si verifica ipotensione o un calo della pressione sanguigna, una sorta di sincope. Possono verificarsi vertigini, persino vomito e, se sei in acqua in quel momento, può causare annegamento a causa della perdita di coscienza”, spiega lo specialista. Un consiglio? Entrare sempre con cautela, lentamente e progressivamente. E lasciando che il corpo si acclimati un po’ alla volta il rischio è già bello che eliminato.

Della Scuola Spagnola di Soccorso e Primo Soccorso, il suo direttore Alberto García Sanz sottolinea che si possono distinguere due diversi fenomeni. Ciò che comunemente chiamiamo “riduzione della digestione” è in realtà una cattiva digestione, spiega.  Pertanto, “quando abbiamo mangiato, l’apparato digerente ha bisogno di una maggiore concentrazione di sangue e ossigeno, il che ci rende assonnati, ad esempio. Così nel cervello c’è meno apporto. Se svolgiamo un’attività fisica, quello che stiamo facendo è che i gruppi muscolari che agiscono in quell’attività avranno bisogno anche di un apporto di ossigeno e sangue e aumenteranno la frequenza respiratoria e cardiovascolare. A scapito di cosa? A scapito di tale attività digestiva”, afferma.  Meglio fare piano

Insomma qui invece l’acqua non c’entra niente: qualsiasi attività fisica a stomaco pieno può causare disturbi gastrointestinali, nausea, vomito o vertigini. Se questo ci accade mentre corriamo, non succede nulla; se stiamo nuotando, possiamo affogare. Ma il colpevole è il cambiamento di temperatura e non la digestione, si fa notare.

Riassumendo: in questo fenomeno, che ci costringe ad aspettare dopo aver mangiato prima di fare il bagno, ci sono in realtà tre fattori che interagiscono: temperatura, attività fisica e cibo. Il primo è di per sé un rischio: se entriamo improvvisamente in acqua fredda dopo aver trascorso molto tempo al sole o dopo aver fatto esercizio fisico, cioè se la nostra temperatura corporea è elevata, lo shock termico è maggiore e può causare la sincope. Questo potrebbe succedere anche a noi se ci facciamo una doccia fredda dopo aver fatto sport, ma qui il pericolo più grande sarebbe “che ci prendiamo una botta se perdiamo conoscenza”, spiega García Sanz.

Cosa c’entra il cibo? La questione del cibo entra pertanto in gioco quando la si mette in relazione con l’attività fisica. “La raccomandazione generale è di non fare esercizio fisico dopo aver mangiato (ecco perché gli atleti mangiano diverse ore prima di una partita o di una gara) o qualsiasi cosa che possa causare stress fisiologico, e ciò includerebbe l’ingresso in acqua improvviso e uno shock termico quando il l’acqua è fredda. Ed è considerata fredda al di sotto dei 24ºC più o meno”, afferma Luis Miguel Pascual, capo di una ricerca sulle cause dell’annegamento.

Ovvero, “se entri in acqua subito dopo aver mangiato, ma non c’è molta differenza di temperatura tra l’acqua e il corpo o lo fai progressivamente, e la tua intenzione è solo quella di immergerti e non fare nessun tipo di attività fisica, ci non ci sarebbero rischi. E al di là di quelli normali quando si è in acqua”, osserva El Paìs. Ma basta parlare di blocco della digestione. In ogni caso è sempre consigliato entrare in acqua progressivamente. Mai di colpo e tuffandosi.

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Basta pillola blu. Arriva Eroxon, il gel per la disfunzione erettile

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downloadUn gel topico unico nel suo genere per il trattamento della disfunzione erettile, chiamato Eroxon, è stato autorizzato per la commercializzazione come farmaco da banco negli Stati Uniti, secondo la società farmaceutica Futura Medical, che ha sviluppato il prodotto. La società ha annunciato che la Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio per la vendita da banco del gel, che per la società è il primo trattamento topico per la disfunzione erettile disponibile senza la necessità di una prescrizione negli USA.

“Ogni novità come questa è benvenuta da una società come la Sia che si occupa del benessere e delle terapie più adatte per l’uomo – ha commentato Alessandro Palmieri, Presidente della Società Italiana di Andrologia (Sia) – ma è difficile potersi pronunciare in via definitiva prima di avere letto tutti gli studi e di avere l’approvazione europea”.

La FDA ha confermato che a Eroxon è stata concessa una classificazione “de novo”, un indizio della considerazione del gel come un prodotto del tutto nuovo. “La FDA ha fissato uno standard molto elevato nella valutazione dell’efficacia e della sicurezza dei dispositivi medici classificati come de novo. Sono lieto che abbiamo raggiunto questo standard “, ha dichiarato James Barder, amministratore delegato di Futura Medical, in un comunicato stampa .Secondo quanto riportato dalla CNN Eroxon sarebbe già disponibile in Belgio e nel Regno Unito.

Nel Regno Unito, una confezione da quattro di Eroxon costerebbe circa 24,99 dollari, ha detto un portavoce di Futura Medical.“Non abbiamo ancora dettagli specifici sui prezzi USA poiché il prezzo sarà determinato in ultima analisi dal partner che lancerà Eroxon negli Stati Uniti”, ha aggiunto il portavoce. Anche la tempistica di quando Eroxon sarà disponibile sugli scaffali dei negozi negli Stati Uniti dipende da quel partner, ma alcuni analisti finanziari prevedono che il prodotto potrebbe essere lanciato nel 2025.

Un foglio illustrativo del prodotto indica che il gel viene fornito in un tubo monodose e deve essere applicato sulla testa del pene per 15 secondi prima del rapporto sessuale. I materiali di marketing per il prodotto affermano che può aiutare gli utenti a ottenere un’erezione entro 10 minuti dall’applicazione.

“Molti pazienti non vogliono terapie sistemiche – aggiunge Palmieri – con pillole o iniezioni, ma appunto qualcosa di locale come uno spray un gel o una lozione che tra l’altro con il massaggio contribuisce anche a una prima fase nei preliminari, entrando a far parte del gioco e dell’attività sessuale”. “Nel caso dell’Eroxon – prosegue – si tratta di un gel a base di etanolo che agisce in genere come vasodilatatore, ma come dicevo è necessario attendere una più approfondita disamina degli studi.”

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Santo Domingo. Scerra: “Confermato nostro compromesso per diminuire il deficit di sangue nella RD”

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354078094 128082666969105 1050229025237275785 nAtto di Celebrazione de Giorno Mondiale del Donatore di Sangue. La cerimonia si è svolta ieri nel Club Banreservas.
“Abbiamo avuto l’occasione di confermare il nostro compromesso per diminuire il deficit di sangue in Repubblica Dominicana con il Dr. Pedro Sing, Direttore Hemocentro Nacional (a sinistra nella foto) – afferma Massimiliano Scerra, promotore del Club Donatori Italiani –  Il Dr. Sing, si identifica molto con i Club di Donatori, tra cui quello di Italiani per il quale assicura pronunciarsi pubblicamente nei prossimi giorni.
Allo stesso modo è cominciata l’interessante conversazione con il Vicepresidente di ARS Banreservas, Modesto Sánchez (a destra), per la confezione di polizze assicurative mediche per italiani over 65 anni, in modo da offrire ancora più alternative ai nostri connazionali”.



Infarto. Occhio ai lunedì: il 13% in più

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144844367 61bf60b2 6df0 440b 9402 7c56e4e35f43Gli infarti gravi e fatali sono più comuni di lunedì: a inizio settimana, infatti, il rischio di subire un attacco cardiaco letale è superiore del 13% rispetto al previsto. Lo dimostra una ricerca irlandese appena uscita. Lo studio è stato condotto dai medici del Belfast Health and Social Care Trust e del Royal College of Surgeons in Irlanda, e appena presentata dalla British Cardiovascular Society (BCS), i quali hanno analizzato i dati di 10.528 pazienti ricoverati in ospedale tra il 2013 e il 2018 con il tipo più grave di infarto: un infarto del miocardio con sopra-slivellamento del segmento ST (STEMI) che si verifica quando un’arteria coronaria principale è completamente bloccata.

“I ricercatori hanno riscontrato un picco di infarti STEMI all’inizio della settimana lavorativa, con una maggiore incidenza il lunedì – conferma Giovanni Esposito, professore di Cardiologia alla Federico II di Napoli e presidente nazionale GISE -. Un dato che possiamo riscontrare anche in Italia, peraltro. In precedenti studi è stato evidenziato che a giocare un ruolo determinante sarebbe il ritmo circadiano, che regola il ciclo del sonno e della veglia. In effetti, a inizio settimana tendono ad associarsi tre importanti fattori di rischio cardiovascolare strettamente legati al ritmo circadiano: carenza di sonno, orari ‘sballati’ e stress di inizio settimana. Si tratta di una sorta di jetlag sociale, che va ad aumentare il rischio infarto nei soggetti più vulnerabili”.

Insomma, al lunedì è facile che “sballino” i cosiddetti orologi biologici periferici presenti in quasi tutti gli organi, cuore compreso.

Lo stesso diverso stile di vita del fine settimana, frequente non solo nei più giovani, inoltre, può portare un incremento della pressione o degli zuccheri e lipidi nel sangue. “Ridurre questo rischio non è così difficile – aggiunge Esposito -: rispettare le buone regole di vita quotidiana, alimentari e di attività fisica, assumere le terapie corrette agli orari appropriati, e magari prendere l’inizio della giornata e della settimana con calma, cercando di ridurre almeno lo stress”. Un aumento degli accessi per infarto potenzialmente letale rende fondamentale che la ricerca continui a far luce su come e perché si verifica questo fenomeno.

“Questo studio – conclude il presidente GISE – si aggiunge alle già numerose evidenze sulla tempistica degli attacchi di cuore particolarmente gravi, ma ora dobbiamo comprendere meglio quali siano i fattori che rendono determinati giorni della settimana più a rischio. Questo potrebbe aiutare i medici a mettere in atto strategie e approcci di intervento in grado salvare più vite in futuro”.

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Nel primo anno di vita i maschi parlano più delle femmine (ma dopo…)

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downloadI piccoli di sesso maschile emettono un maggior numero di vocalizzazioni, durante il primo anno di vira, rispetto alle femmine. Lo dimostra uno studio dell’Università di Memphis pubblicata su iScience. I neonati producono molti strilli, suoni simili a vocali, ringhi e brevi suoni simili a parole come “ba” o “aga”.

Questi precursori del linguaggio o protofoni, vengono poi sostituiti dalle prime parole e, infine, da intere frasi e frasi. La ricerca conferma che esistono differenze tra maschi e femmine nel numero di questi suoni. Secondo i ricercatori, questi risultati hanno implicazioni interessanti per le basi evolutive del linguaggio. “Si ritiene che le femmine abbiano un piccolo ma evidente vantaggio sui maschi nel linguaggio”, spiega D. Kimbrough Oller dell’Università di Memphis, Tennessee. “Ma nel primo anno di vita, i maschi hanno dimostrato di emettere più vocalizzazioni simili al linguaggio rispetto alle femmine”, ha affermato Oller.

L’apparente vantaggio iniziale dei neonati maschi nello sviluppo del linguaggio non dura. “Mentre i maschi hanno mostrato tassi più elevati di vocalizzazione nel primo anno, le femmine hanno raggiunto e superato i maschi entro la fine del secondo anno”, ha continuato Oller. Lo studio si è servito di un campione che comprende più di 450.000 ore di registrazioni di tutto il giorno di 5.899 neonati, attraverso l’uso di piccolo dispositivo. Queste registrazioni sono state analizzate automaticamente per contare le parole dei neonati e degli adulti nei primi due anni di vita. “Per quanto ne sappiamo, si tratta del più grande campione di studio mai condotto sullo sviluppo del linguaggio”, ha spiegato Oller. Complessivamente, i dati hanno mostrato che i neonati maschi hanno pronunciato il 10% di frasi in più nel primo anno di vita rispetto alle femmine. Nel secondo anno, la differenza si è invertita, con le femmine che hanno emesso circa il 7% di suoni in più rispetto ai maschi. Queste differenze sono state osservate anche se il numero di parole pronunciate dagli adulti, che si occupavano di questi bambini, era più alto per le femmine in entrambi gli anni rispetto ai maschi.

Secondo i ricercatori, è possibile che i bambini maschi siano vocalmente più precoci perché più attivi in generale. Ma, i dati non sembrano supportare questa ipotesi, dato che l’aumento delle vocalizzazioni nei neonati maschi scompare entro i sedici mesi, mentre il loro maggiore livello di attività fisica non lo fa. “I risultati potrebbero essere in linea con la teoria evolutiva secondo cui i neonati emettono tanti suoni fin da piccoli per esprimere il loro benessere e migliorare le proprie probabilità di sopravvivenza”, ha suggerito Oller. “Pensiamo che la maggiore vocalità dei neonati maschi sia dovuta al fatto che questi sono più vulnerabili alla morte nel primo anno di vita rispetto alle femmine e, dato che molti decessi maschili avvengono nel primo anno, i maschi potrebbero essere stati sottoposti a una pressione selettiva particolarmente elevata per produrre segnali di fitness vocale”, ha sottolineato Oller. “Nel secondo anno di vita, quando i tassi di mortalità diminuiscono drasticamente in tutti i casi, la pressione sui segnali speciali di idoneità è più bassa sia per i maschi che per le femmine”, ha concluso Oller.

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Gli italiani hanno meno fiducia nei vaccini

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173631177 e7ffe187 9e29 4c66 9d5a 3d302a5dbde9Rispetto a un anno fa la percentuale di cittadini che ritiene i vaccini uno strumento sanitario sicuro ed efficace per contrastare le malattie infettive si è ridotta dal 92% al 76%, mentre la percentuale di cittadini non sicura dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini è cresciuta di 11 punti percentuali, dal 6% al 17%. Anche il livello di fiducia nei confronti di tutti i vaccini dopo l’esperienza della pandemia risulta aumentato solo per il 15% del campione, rispetto al 33% del 2022.

Sono alcuni dei risultati del sondaggio condotto su un campione di 2.300 cittadini realizzato da The European House- Ambrosetti in collaborazione con SWG. Secondo Rossana Bubbico, consulente dell’Area Healthcare di The European House- Ambrosetti, “questo potrebbe voler significare che l’entusiasmo registrato nella precedente rilevazione fosse dettato più dalla paura del virus che da una reale comprensione del valore dei vaccini come strumento di tutela della salute del singolo e della collettività”.

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L’apnea del sonno aumenta il rischio di ictus

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145523302 8fe58272 e5bf 4bd1 a176 08dca7b244b1L’apnea del sonno può aumentare il rischio di ictus, di malattia di Alzheimer e di declino cognitivo, secondo una nuova ricerca pubblicata su Neurology, la rivista medica dell’American Academy of Neurology. Lo studio evidenzia un’associazione tra disturbi del sonno e biomarcatori cerebrali legati a tali condizioni, ma non dimostra che le alterazioni del sonno causano cambiamenti nel cervello, né viceversa.

Lo studio ha analizzato i fattori del sonno e i biomarcatori della salute della materia bianca cerebrale. I biomarcatori misurano il grado di conservazione della materia bianca, che è importante per collegare diverse parti del cervello. Uno dei biomarcatori, le iperintensità della materia bianca, sono piccole lesioni visibili nelle scansioni cerebrali e diventano più comuni con l’età o con l’ipertensione non controllata. L’altro biomarcatore misura l’integrità degli assoni, che formano le fibre nervose che connettono le cellule nervose.

“Questi biomarcatori sono segni sensibili di malattia cerebrovascolare precoce “, ha dichiarato Diego Z. Carvalho della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, e membro dell’American Academy of Neurology. Scoprire che l’apnea notturna grave e una riduzione del sonno a onde lente sono associate a questi biomarcatori è importante poiché non esiste un trattamento per questi cambiamenti nel cervello; quindi, dobbiamo trovare modi per impedire che si verifichino o peggiorino”.

Lo studio ha coinvolto 140 persone

Lo studio ha coinvolto 140 persone con apnea ostruttiva del sonno con un’età media di 73 anni che hanno subito una scansione del cervello e anche uno studio durante la notte in un laboratorio del sonno.

I partecipanti non avevano problemi cognitivi all’inizio dello studio e non avevano sviluppato demenza entro la fine dello studio. Un totale del 34% aveva un’apnea notturna lieve, il 32% moderata e il 34% grave.

Lo studio del sonno ha esaminato quanto tempo le persone trascorrono nel sonno a onde lente, chiamato anche stadio 3 non REM, o sonno profondo, ed è considerato uno dei migliori indicatori della qualità del sonno.

Il sonno a onde lente

I ricercatori hanno scoperto che per ogni diminuzione di 10 punti nella percentuale di sonno a onde lente, c’era un aumento della quantità di iperintensità della materia bianca simile all’effetto di avere 2,3 anni in più.

La stessa diminuzione è stata anche associata a una ridotta integrità assonale simile all’effetto di avere tre anni in più. Le persone con apnea notturna grave avevano un volume maggiore di iperintensità della sostanza bianca rispetto a quelle con apnea notturna lieve o moderata. Avevano anche una ridotta integrità assonale nel cervello.

I ricercatori, dicono nella rivista, hanno tenuto conto dell’età, del sesso e delle condizioni che potrebbero influenzare il rischio di alterazioni cerebrali, come l’ipertensione e il colesterolo alto.

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Covid: l’OMS ha detto stop!

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Il Covid non è più un’emergenza globale. Ad annunciarlo, come già anticipato negli scorsi giorni, è stata l’Organizzazione mondiale della Sanità in una conferenza stampa condotta dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus in cui è stata rimossa l’allerta massima. Negli ultimi anni la pandemia ha fatto almeno 20 milioni di morti in tutto il mondo.

L’emergenza internazionale era stata dichiarata il 30 gennaio 2020. L’attesa decisione è stata ufficializzata dal direttore generale dell’Oms dopo la riunione di ieri del comitato di emergenza che ha analizzato l’attuale situazione epidemiologica.

Il Covid ha complessivamente infettato almeno 765 milioni di persone causando la morte di circa 20 milioni. Dall’inizio di quest’anno il numero dei contagi e delle vittime si è andato progressivamente riducendo a livello globale: nell’ultima settimana di aprile, l’Oms ha accertato 630 mila casi e 3.500 morti nel mondo, mentre nello scorso gennaio i positivi erano oltre un milione 300 mila e i morti 14 mila, in prevalenza per effetto della nuova ondata di casi in Cina.

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Tadalafil: cura l’impotenza ma è utile anche contro il diabete

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downloadUn gruppo di pazienti con diabete di tipo 2 ha migliorato significativamente i livelli di zucchero nel sangue a lungo termine se trattati con tadalafil ad alte dosi, un farmaco usato per trattare l’impotenza e la disfunzione erettile. Lo dimostra lo studio pilota dell’Università di Göteborg, condotto in collaborazione con il Sahlgrenska University Hospital, e pubblicato sulla rivista eClinicalMedicine. I risultati sono incoraggianti ma è necessaria la ripetizione in uno studio più ampio e per un periodo più lungo. Il tadalafil è una delle sostanze farmaceutiche attive note come inibitori della PDE5 (fosfodiesterasi di tipo 5), gruppo che comprende anche il noto farmaco Viagra. Gli inibitori della PDE5 sono usati per trattare l’impotenza o la disfunzione erettile (DE). A differenza degli altri tre inibitori della PDE5 approvati in Svezia, il tadalafil è a lunga durata d’azione e può essere prescritto in dose giornaliera.

Lo studio comprendeva 18 partecipanti, 12 uomini e 6 donne in postmenopausa. In questo studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, sono stati tutti assegnati per prima cosa, tramite selezione casuale, a ricevere una dose giornaliera elevata (20 mg) del principio attivo tadalafil o un placebo per sei settimane. Dopo un’interruzione di otto settimane, è stata data loro l’altra opzione per sei settimane. I partecipanti allo studio fungevano quindi da controllo. Poiché il tadalafil ha una serie di effetti collaterali noti (mal di testa, bruciore di stomaco, diarrea, dolori muscolari e alla schiena, pressione bassa, congestione nasale, acufeni e visione offuscata), sono stati monitorati attentamente. L’obiettivo principale era quello di verificare se il tadalafil potesse migliorare la sensibilità all’insulina dei pazienti. A questo proposito, tuttavia, non è stata rilevata alcuna differenza rispetto al placebo. D’altra parte, il tadalafil ha causato un chiaro miglioramento del controllo metabolico, basato sulla misurazione dell’emoglobina A1c (HbA1c) nei campioni di sangue. In media, il livello dell’emoglobina A1c (HbA1c) è diminuito di 2,50 mmol/mol.

Per-Anders Jansson, professore presso la Sahlgrenska Academy dell’Università di Göteborg, che ha guidato la ricerca, ha dicharato: “Si tratta di un netto miglioramento dei livelli di zucchero a lungo termine, che non avremmo mai potuto immaginare dopo sole sei settimane di trattamento supplementare in pazienti con diabete di tipo 2 ben controllato”.” Questo miglioramento della glicemia – ha affermato Jansson – è pari a quello che abbiamo riscontrato con i nuovi farmaci candidati che oggi rappresentano la quarta opzione terapeutica per il diabete di tipo 2”. “Il livello di HbA1c viene monitorato con precisione nei campioni di sangue dei pazienti in trattamento per il diabete di tipo 2. Il valore di HbA1c è tanto più elevato quanto più è alto il valore di HbA1c. Più alto è il valore di HbA1c, maggiore è il rischio di complicazioni, compresi i danni microvascolari agli occhi, ai reni e ai nervi”, ha dichiarato Jansson.

Tuttavia, i risultati dello studio pilota devono essere ripetuti in uno studio più ampio, in cui un numero maggiore di pazienti viene trattato per un periodo di tempo più lungo, cosa che il gruppo di ricerca dell’Università di Göteborg sta valutando.

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