Lavorare 4 giorni alla settimana? Solo benefici! La proposta viene dall’Australia

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downloadUn nuovo studio condotto dall’Università dell’Australia Meridionale evidenzia i benefici della settimana corta per il benessere fisico e psicologico dei lavoratori.

In vari paesi del mondo si sta sperimentando il fine settimana lungo, cioè con quattro giorno di lavoro e tre di pausa. I ricercatori australiani hanno monitorato i cambiamenti negli spostamenti quotidiani prima, durante e dopo le vacanze di un gruppo di volontari e hanno scoperto che le persone mostrano comportamenti più attivi e salutari durante le vacanze.

Nel periodo di studio di 13 mesi, in media le persone hanno svolto due o tre azioni ricreative, della durata di circa 12 giorni ciascuna. Il tipo di ricreazione più comune è stata ‘attività all’aperto’ (35%), seguita da ‘eventi familiari/sociali’ (31%), ‘riposo e relax’ (17%) e ‘impegni non legati al tempo libero’ come la cura degli altri o le ristrutturazioni domestiche (17%). In particolare, lo studio ha mostrato che durante la pausa le persone si sono impegnate in un’attività fisica moderata-vigorosa (MVPA) in più del 13% al giorno, corrispondente a circa 5 minuti in più al giorno. Inoltre, hanno trascorso 29 minuti in meno al giorno di attività sedentaria. Dalla ricerca emerge anche che i volontari hanno dormito il 4% in più al giorno, circa 21 minuti in più al giorno) .

Il ricercatore dell’Università dell’Australia Meridionale, il dottor Ty Ferguson afferma: “In questo studio, abbiamo scoperto che i modelli di movimento sono cambiati in meglio durante le vacanze, con una maggiore attività fisica e un comportamento sedentario ridotto osservato su tutta la linea. “Abbiamo anche scoperto che le persone guadagnano 21 minuti in più di sonno ogni giorno in cui sono in vacanza, il che può avere una serie di effetti positivi sulla nostra salute fisica e mentale. Ad esempio, dormire a sufficienza può aiutare a migliorare il nostro umore, le funzioni cognitive e la produttività. Può anche aiutare a ridurre il rischio di sviluppare una serie di condizioni di salute, come obesità, diabete, malattie cardiovascolari e depressione.

“È interessante notare che l’entità di questi cambiamenti è aumentata in linea con la durata della vacanza, quindi più lunga è la vacanza, migliori sono i benefici per la salute”.

Lo studio ha utilizzato i dati dello studio Annual rhythms in adults’ lifestyle and health (ARIA) in cui 308 adulti (età media 40,4 anni) hanno indossato fitness tracker 24 ore al giorno per 13 mesi. I dati sul comportamento di movimento minuto per minuto sono stati aggregati in totali giornalieri per confrontare i comportamenti di movimento prima delle vacanze, durante le vacanze e dopo le vacanze.

La professoressa Carol Maher, ricercatrice senior dell’UniSA, afferma che lo studio offre un supporto scientifico al fenomeno in crescita della settimana di quattro giorni. “Una settimana lavorativa più corta viene sperimentata dalle aziende di tutto il mondo. Non sorprende che i dipendenti abbiano riportato meno stress, esaurimento, affaticamento, nonché una migliore salute mentale e un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata”, afferma il prof. Maher. “Questo studio fornisce prove empiriche che le persone hanno uno stile di vita più sano quando hanno una breve pausa, come un fine settimana di tre giorni. Si prevede che questo aumento dell’attività fisica e del sonno avrà effetti positivi sulla salute sia mentale che fisica, contribuendo ai benefici osservati con una settimana lavorativa di quattro giorni. “È importante sottolineare che il nostro studio ha anche dimostrato che anche dopo una breve vacanza, l’aumento del sonno delle persone è rimasto elevato per due settimane, dimostrando che i benefici per la salute di una pausa di tre giorni possono avere effetti duraturi”, concludono i ricercatori.




Vivremo più a lungo, dicono gli scienziati

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160708810 15a520fc 9fb9 4d93 87c6 42f2d62994c1Se esiste un limite massimo per l’aspettativa di vita umana, la nostra specie non è ancora affatto vicina a questa soglia. Questo, almeno, è quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Plos One, condotto dagli scienziati del Terry College of Business, presso l’Università della Georgia, e del Muma College of Business, presso l’Università della Florida Meridionale. Il gruppo di ricerca, guidato da David McCarthy e Po-Lin Wang, ha analizzato i dati storici sulla mortalità della popolazione in 19 paesi industrializzati.

La scienza, spiegano gli studiosi, si chiede da tempo se e quanto l’aspettativa di vita umana potrà cambiare nei prossimi decenni. Per rispondere a questo interrogativo, gli autori hanno valutato i dati storici per coorte di nascita sulla mortalità nelle fasce di età comprese tra 50 e 100 anni.

Aumentano i record di longevità

Ultimamente, osservano gli esperti, i record di longevità non sono aumentati notevolmente, probabilmente a causa delle differenze intrinseche nelle coorti di nascita. La popolazione nata tra il 1900 e il 1950 sembra però associata a un rinvio della mortalità senza precedenti, anche se le età medie non hanno ancora raggiunto veri e propri valori da guinness.

Nei prossimi decenni, quindi, ipotizzano gli esperti, si potrebbe assistere a un notevole incremento della durata di fine vita. “I nostri risultati – scrivono gli autori – avvalorano quanto emerso da rapporti precedenti, secondo cui se anche esiste un limite massimo per la durata della vita umana, non ci stiamo avvicinando a tale soglia”. Il gruppo di ricerca ha osservato notevoli differenze tra le varie coorti di nascita che potrebbero dipendere da eventi epidemici o dalle fluttuazioni climatiche, come anche dall’avvento di guerre e carestie.

Perché si vive più a lungo?

Questi fattori, spiegano gli studiosi, possono incidere sui tassi di mortalità che si verificano a livello di popolazione. Gli effetti dell’anno solare, commentano gli scienziati, sembrano più significativi per le coorti precedenti, anche se tendono a diminuire dopo la Seconda guerra mondiale, probabilmente grazie a una maggiore prosperità, dovuta anche ai progressi tecnologici e ai miglioramenti nello standard di vita e nell’assistenza sanitaria. Nella maggior parte dell’arco di tempo analizzato, però, l’aspettativa di vita non è aumentata, e i miglioramenti nella durata media della vita sono attribuibili piuttosto a una riduzione della mortalità.

I progressi in ambito clinico, igienico e sanitario hanno infatti permesso a moltissime persone di vivere più a lungo. Si pensi, ad esempio, alle prospettive di salute dei pazienti che contraggono l’Aids o alcune malattie autoimmuni, un tempo considerate letali. “Abbiamo comunque riscontrato delle piccole differenze nel plateau della mortalità – scrivono gli studiosi – e questo suggerisce che l’espansione massima della vita umana potrebbe non essere affatto fissa”. In particolare, riportano gli autori, la popolazione femminile nata nella seconda metà dell’Ottocento è stata associata a un incremento di circa cinque anni nell’aspettativa di vita.

Successivamente, tra le coorti nate tra il 1910 e il 1950 è stato osservato un aumento in questo valore fino a dieci anni. “Secondo le nostre stime – commentano gli esperti – entro il 2060 potrebbe verificarsi un nuovo aumento dell’aspettativa di vita. Ci sono diverse ipotesi potenzialmente valide per spiegare questi dati, e allo stesso tempo è possibile che l’effetto della pandemia sulle persone anziane abbia alterato le chance di sopravvivenza di questa sotto-coorte”. “Sarà necessario condurre ulteriori approfondimenti – concludono gli scienziati – per comprendere le implicazioni sulle società, sulle economie nazionali e le vite individuali delle popolazioni in risposta a questa variazione nell’aspettativa di vita”.

agi.it




Messico. Conclusa, nel Chiapas, la campagna italiana di visite mediche e chirurgia

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medicichiapasvertSi è conclusa alcuni giorni fa la XVIII campagna di chirurgia ginecologica e urologica svolta da un un gruppo di medici volontari italiani nello Stato messicano del Chiapas presso l’ospedale San Carlos di Altamirano, un’istituzione senza scopo di lucro che serve principalmente la popolazione indigena a basso reddito della regione.

L’iniziativa, portata a termine dal 10 al 25 marzo nell’ambito della collaborazione in materia sanitaria tra il Messico e l’Italia, ha come obiettivo contribuire a superare il ritardo chirurgico nelle aree altamente emarginate ed economicamente svantaggiate di questa zona del Paese.

Su invito dell’associazione civile Misión Chiapas, presieduta dal Dott. Luis Gerardo Carrillo, e in coordinamento con il ministero della Salute dello Stato, un’équipe guidata dal ginecologo Massimo Foglia ha effettuato in questa occasione 46 visite di ginecologia/ostetricia, 30 visite di urologia, 24 interventi chirurgici di ginecologia/ostetricia, 20 di urologia e 3 assistenze al parto a pazienti selezionati dal personale dell’ospedale.

«La campagna si è svolta in modo positivo», ha detto a Puntodincontro il dott. Foglia. «Come sempre» —ha aggiunto— «abbiamo trovato un clima favorevole, sia da parte delle suore, sia da parte del personale sanitario, il che ci ha permesso di lavorare serenamente ed ottenere dei buoni risultati».

«L’Hospital San Carlos di Altamirano» —ha continuato Foglia— «è una struttura molto ben organizzata che da anni rende un servizio ottimo alla popolazione bisognosa chiapaneca. La nostra prima missione fu nel 2004 con interventi svolti nel vecchio quirófano, dato che l’attuale ospedale non era ancora aperto. L’anno successivo, nel 2005, iniziammo ad operare nella nuova struttura».

«La nostra idea è di continuare nel futuro a sostenere la popolazione bisognosa del Chiapas, soprattutto in ricordo di due persone a noi molto care: Sor Anita e Paolo Fasolo, che per anni si sono dedicate a questa gente. È mia intenzione ringraziare tutti i partecipanti alle campagne che hanno permesso di attuarle e continuano a farlo. Un particolare ringraziamento al Dott. Gerardo Carrillo, presidente di Misión Chiapas, per il continuo supporto», ha concluso il ginecologo.

Le missioni umanitarie di questo progetto furono promosse per la prima volta sotto il coordinamento della ricercatrice sociale Claretta Gagna, scomparsa nel gennaio 2021, con il supporto dell’imprenditore Adalberto Cortesi, che ha perso la vita a causa del Covid-19 a fine marzo 2020.

Hanno partecipato a questa missione l’urologo Giancarlo Sebastiani, la specialista in ostetricia Patrizia Casetta e gli anestesisti Gianna Zanette e Luca Dal Tin.

Come nelle precedenti occasioni, Misión Chiapas ha sostenuto l’iniziativa con il supporto logistico e il coordinamento generale. L’ospedale San Carlos lavora con un gruppo base di medici generici e specialisti, a cui si affiancano medici e paramedici volontari provenienti dal Messico e dall’estero.

puntodincontro.mx




Primi test per il vaccino nasale anti Covid

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downloadI risultati preliminari della sperimentazione per il vaccino nasale antiCovid sembrano molto promettenti. A riportarli sulla rivista Nature Microbiology gli scienziati della Freie Universität di Berlino, del Max Delbrück Center e dell’Universitätsmedizin di Berlino. Il gruppo di ricerca, guidato da Jakob Trimpert, ha valutato l’efficacia e la tollerabilità di un farmaco che si somministra attraverso il naso e impedisce la diffusione di SARS-CoV-2. I vaccini che agiscono direttamente nella mucosa, spiegano gli esperti, possono rappresentare un’opzione interessante per limitare gli effetti collaterali associati alle inoculazioni tramite siringa. I coronavirus, continuano gli scienziati, si diffondono principalmente attraverso l’aria e le goccioline emesse dagli starnuti, dalle risate, dal parlato e dai colpi di tosse.

Un vaccino che mira direttamente alle mucose, dove il virus si introduce, potrebbe essere pertanto molto efficace nel limitare le possibilità dell’agente patogeno. I ricercatori hanno utilizzato un modello animale di criceto per confrontare le risposte immunitarie elicitate dal vaccino intranasale con quelle associate alle alternative intramuscolari attualmente in uso. Stando a quanto emerge dall’indagine, il nuovo farmaco sembra in grado di conferire un’immunità migliore rispetto ai vaccini esistenti. Gli studiosi hanno modificato un virus attenuato di SARS-CoV-2, per evitare l’emergere di nuove varianti potenzialmente pericolose. “Il farmaco è completamente sicuro – sottolinea Dusan Kunec, della Freie Universität di Berlino e altra firma dell’articolo – e allo stesso tempo può essere adattato in base alle modifiche del virus”. “L’immunità locale – aggiunge Trimpert, della Freie Universität – consentirebbe al corpo di intercettare e combattere un virus respiratorio nella fase iniziale. In questo senso, i vaccini nasali potrebbero essere addirittura più efficaci rispetto alle opzioni inoculate tramite siringhe”.

Il team ha quindi dimostrato che il vaccino intranasale vivo attenuato poteva stimolare la formazione di anticorpi immunoglobulina A (IgA), elicitando al contempo risposte immunitarie sistemiche e fornendo una protezione complessiva all’organismo degli animali trattati. “Il farmaco intranasale – commenta Geraldine Nouailles, altra firma dell’articolo – favoriva una migliore riattivazione delle cellule T di memoria. Non abbiamo osservato forme di replicazione virale nei criceti che avevano ricevuto due dosi”. Secondo quanto emerge dall’indagine, la risposta anticorpale elicitata da questo vaccino nasale era superiore rispetto a quella generata dai farmaci a mRNA. “Il nostro vaccino – riportano gli autori – contiene tutti i componenti dell’agente patogeno, e non solo la proteina spike, come avviene nelle alternative a mRNA”. Grazie alla valutazione delle varie combinazioni di opzioni vaccinali, gli studiosi hanno scoperto che la protezione migliore contro SARS-CoV-2 derivava da una doppia dose di vaccino intranasale, seguita dalla somministrazione del farmaco da inalare come richiamo a una inoculazione di vaccino a mRNA.

Nei prossimi step, i ricercatori porteranno avanti una sperimentazione di fase I sugli esseri umani. “I vaccini nasali sono relativamente economici e consentono uno stoccaggio e un trasporto più agevole rispetto ad altre alternative in uso – conclude Vladimir Cmiljanovic, CEO di RocketVax, che sta collaborando allo sviluppo del programma di sperimentazione – e sicuramente rappresentano un’opzione importante nelle regioni del mondo caratterizzate da carenza di accesso al personale sanitario qualificato. I vaccini vivi attenuati, infine, possono fornire una protezione incrociata contro ceppi virali correlati tra loro, il che costituisce sicuramente un vantaggio importante contro le infezioni che tendono a mutare con facilità”.

agi.it




Il primo autotrapianto di un occhio è avvenuto in Italia, alle Molinette di Torino

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download“Quando mi sono risvegliato e ho iniziato a vedere i contorni delle mie dita e della mano – racconta l’anziano – è stato come nascere di nuovo”. Per la prima volta al mondo un uomo cieco ha recuperato la vista a un occhio grazie all’altro occhio non vedente. È accaduto all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Protagonista della vicenda un uomo di 83 anni, che vive nel Torinese, che aveva perso da 30 anni la vista all’occhio sinistro per una cecità retinica irreversibile e, negli ultimi 10 anni, aveva progressivamente perso la funzione visiva anche dell’occhio destro per una patologia cronica rara (pseudo pemfigoide oculare), che ha distrutto la cornea e la superficie oculare.

Negli ultimi anni l’occhio destro era stato sottoposto a due trapianti di cornea tradizionali a tutto spessore, entrambi falliti rapidamente per la mancata funzionalità della superficie oculare. L’uomo è stato sottoposto a un intervento durato quattro ore che gli permette ora di riconoscere gli oggetti, i volti e di muoversi autonomamente.

L’intervento è stato eseguito da Michele Reibaldi, direttore della Clinica Oculistica universitaria Molinette e dal professor Vincenzo Sarnicola, tra i maggiori esperti al mondo di chirurgia corneale. Il trapianto di cornea a tutto spessore è l’intervento chirurgico tramite cui si provvede alla sostituzione della sola cornea che ha perso la sua trasparenza con una cornea sana proveniente da un donatore deceduto.

“Normalmente la cornea presenta un tasso di rigetto molto più basso rispetto ad altri organi vascolarizzati – spiega Sarnicola – ma in presenza di un’alterazione diffusa di tutta la superficie oculare, come nel caso del paziente, questo rischio diventa altissimo”. In particolare, un danneggiamento delle cellule staminali del limbus, la zona tra la cornea e la congiuntiva, determina il fallimento irreversibile del trapianto. In questo innovativo intervento, è stato realizzato un autotrapianto dell’intera superficie oculare, prelevata dall’occhio sinistro, comprendente non solo la cornea, ma anche una parte di sclera e tutta la congiuntiva comprese le cellule staminali del limbus.

“In estrema sintesi il paziente per problemi retinici aveva irrimediabilmente perso la funzionalità dell’occhio sinistro, mentre l’occhio destro aveva mantenuto una potenzialità di recupero che però si era rivelata vana con trapianti tradizionali – afferma Reibaldi – abbiamo deciso di coinvolgere il professor Sarnicola, perchè notissimo nel mondo per aver proposto e realizzato tecniche alternative ai trapianti perforanti tradizionali”.

“L’intervento è stato eseguito prelevando dall’occhio sinistro, irrecuperabile dal punto di vista funzionale, ma con la cornea e la superficie oculare in buona salute, tutta la congiuntiva, tutta la cornea e due millimetri di sclera, in un unico pezzo – spiegano Reibaldi e Sarnicola -. In pratica un terzo dell’occhio sinistro è stato autotrapiantato nell’occhio destro, che quindi è stato ricostruito ed è tornato a vedere”.

“La vera novità consiste – precisa Sarnicola – nell’aver allargato il trapianto corneale all’intera superficie oculare, ai tessuti congiuntivo-sclerali, che giocano un ruolo fondamentale nel permettere il successo del trapianto in condizioni particolari, come nel caso del nostro paziente. Allo stesso tempo, l’occhio sinistro è stato ricostruito con tessuti da donatore solo a scopo estetico”.

“L’intervento è stato straordinario – proseguono – e il paziente, oggi dopo due settimane ha ripreso a vedere e si muove autonomamente. Siamo molto emozionati e ci aspettiamo un successo duraturo nell’occhio destro, perchè ricostruito con tessuti propri del paziente e quindi potenzialmente al riparo dai problemi di rigetto che hanno afflitto i precedenti trapianti”.

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Massimiliano Scerra, coordinatore MAIE R.D.: “Continueremo a lavorare nell’interesse e a beneficio della nostra comunità”

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14scerraAssicurazione sanitaria per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana, poi una Banca del Sangue a loro favore e un medico sempre a loro disposizione. Sono queste le lodevoli iniziative del Coordinatore del Maie per la Repubblica Dominicana ed esponente del Comites Santo Domingo, Massimiliano Scerra.

A pochi giorni dalla loro presentazione, le proposte di Scerra cominciano a prendere corpo.

“L’assicurazione sanitaria è stata illustrata pochi giorni fa a Boca Chica – spiega – e mi dicono che ci sono già una decina di affiliati.

Per la Banca del Sangue, sto aspettando per il laboratorio clinico Referencia. Li sto aiutando a formare una unità mobile, in quanto non ce l’hanno, e questo permetterà di fare delle giornate di donazione in giro per l’isola. Stiamo attendendo il “visto buono” della direzione per comprare dei frigoriferi mobili speciali e poi che il Com.It. Es. sia legalmente costituito a livello locale come ONG, per poter fare un accordo con Referencia.

In quanto al medico per gli italiani, adesso ne abbiamo due. Appena si trasferiranno in RD, in giugno-luglio, cominceremo con questa iniziativa”.

Come abbiamo, quindi, modo di constatare il nuovo coordinatore MAIE nella RD non ha perso tempo e si è immediatamente dato da fare.

“Continueremo a lavorare nell’interesse e a beneficio della nostra comunità – conclude Scerra –  Ho in mente altre cose che porteremo avanti e stiamo aspettando il sottosegretario Silli per parlarne”.




Giornata Mondiale del Sonno: molti italiani dormono poco e male

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18sonnoDormire bene è una delle abitudini che permette di mantenerci in salute, con effetti positivi sul sistema cardiovascolare e neurologico. Eppure, il 30% degli italiani ammette di non farlo abbastanza e il 14% non è soddisfatto del proprio riposo. Questo disagio aumenta con l’età, è maggiormente presente nelle donne, in chi è separato o divorziato, in chi fuma, in chi vive in una condizione di difficoltà socioeconomica e segna un peggioramento rispetto al 1996, quando l’indice di insoddisfazione registrato era pari al 10%. Questi i dati che Santagostino Monitoring – Osservatorio sulla Salute ha diffuso in occasione della Giornata Mondiale del Sonno, celebrata ieri 17 marzo. L’osservatorio riunisce un pool di data scientist e professionisti sanitari per produrre ed elaborare dati e ricerche sul tema della sanità, della prevenzione e del benessere, promosso dal Santagostino.
“L’insonnia – spiega Renata del Giudice, psicoterapeuta del Santagostino – è a tutti gli effetti una patologia delle 24 ore, perché ha ripercussioni sull’intero arco della giornata”.
“È ormai assodato – afferma del Giudice – il ruolo della qualità del sonno su funzioni cognitive come la memoria, l’attenzione e la capacità di ragionamento, ma anche difficoltà di apprendimento, problemi di memoria a lungo termine e ridotta capacità di comprensione”. Effetti negativi che colpiscono maggiormente le donne: due ricercatori italiani dell’Università del Wisconsin-Madison, Chiara Cirelli e Giulio Tononi, hanno formulato l’ipotesi dell’omeostasi sinaptica (SHY), secondo la quale il sonno è il prezzo da pagare per ottenere quella che viene chiamata plasticità neuronale, e quindi poter continuare ad imparare cose nuove.
Ma non è solo la salute mentale a subire gli effetti della mancanza di sonno: conseguenze sono state osservate anche sul sistema cardiovascolare, immunitario, su insulinoresistenza e obesità. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori inglesi su 1600 pazienti ha confermato una forte correlazione tra un ridotto numero di ore di sonno e un aumento del rischio di sovrappeso e obesità, nonché di diabete e dislipidemia. In particolare, è emerso che la riduzione delle ore di sonno (6 ore a differenza delle 8/9 consigliate), è correlato ad un aumento del BMI e a una riduzione di valori del colesterolo HDL, quello “buono” che aiuta a proteggere il nostro sistema cardiocircolatorio. (aise) 




Nasce Progetto Pàtron – Infermiere dedicato

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Nasce Progetto Pàtron – Infermiere dedicato

Viviana Dragani, conduttrice del programma radiofonico Itali-Echo in onda su WNTN Radio Boston, ha intervistato Giorgio Padovan, founder del progetto Pàtron.

In cosa consiste il “Progetto Pàtron – Infermiere dedicato”?

In Italia, e in tutta Europa si assiste, fortunatamente, a un progressivo allungamento della vita e un correlato incremento dell’età media, complice anche la diminuzione delle nascite.

Questa maggiore longevità porta con sé anche un aumento delle patologie croniche come la pressione alta, l’asma o problemi polmonari, situazioni che portano a una riduzione dell’autonomia delle persone.

In questo scenario i servizi e l’assistenza alla persona dovrebbero aumentare, invece assistiamo quotidianamente a una diminuzione degli stanziamenti pubblici e quindi a un conseguente minor numero di risposte e garanzie che l’utente trova, con medici di base sempre ultra impegnati e pronto soccorso congestionati.

Ed è per questo che abbiamo attivato il “Progetto Pàtron – Infermiere dedicato”, un servizio che vuole essere un punto di riferimento, sempre attivo per i suoi iscritti, in cui possono trovare risposte a problemi di salute in atto e, soprattutto, diagnosticare problemi prima che si manifestino o che diventino gravi.

  1. A microfoni spenti usavi appunto il termine “prendersi carico dell’utenza”…

Proprio così, gli infermieri del “Progetto Pàtron” si prendono carico dei propri assistiti in un’ottica preventiva prima che curativa. Preventiva perché il vero focus per noi è andare a trovare a domicilio le persone per controllare in modo assolutamente professionale la salute e intercettare i segnali di allarme.

  1. E quali possono essere questi segnali di allarme?

Ci sono diverse valutazioni che l’infermiere mette in atto quando è a contatto con l’utenza: la valutazione degli edemi, cioè delle gambe gonfie, la presenza di arrossamenti della pelle o comparsa di una respirazione problematica…

Questi sono solo tre esempi ma potrei elencarne innumerevoli citando più o meno tutti i testi di infermieristica.

  1. … di infermieristica appunto, in quanto sei e siete tutti infermieri nel progetto, corretto?

Beh si, gli operativi sì, poi ci sono gli amministrativi ma l’utente di norma sarà sempre affidato ad un infermiere a lui dedicato che noi chiamiamo Pàtron.

  1. Un servizio coraggioso e lungimirante, che non solo dà risposte concrete ai bisogni delle persone che vogliono e possono avere qualcosa di diverso dalle cure standard del sistema sanitario pubblico ma dà anche una nuova luce alla professione infermieristica italiana, dico bene?

Sì certo, dici benissimo, l’infermiere è un professionista autonomo e indipendente, non solo un mero tecnico esecutore.

Siamo a quasi 30 anni dall’abrogazione del mansionario infermieristico. Non dovrebbe più esistere la sudditanza dell’infermiere verso il medico e invece credo che il 99% delle persone pensi che l’infermiere sia il braccio operativo del medico.

Nel Progetto Pàtron – Infermiere dedicato si sviluppa proprio questa autonomia infermieristica…

  1. Abbiamo capito quindi che il progetto è rivolto alle persone della cosiddetta terza età, cosa fate dunque per loro… spieghiamolo meglio.

Il progetto è composto principalmente da 3 servizi:

  1. Una pronta risposta telefonica, cioè tutti i giorni, in orario diurno gli aderenti possono
    contattarci, se vi è la necessità si potrà parlare con il proprio Pàtron ed eventualmente fissare un controllo a domicilio. Quindi non si deve impazzire a ricordare orari o giorni, noi ci siamo sempre!
  2. Con cadenza regolare e programmata un professionista del “Progetto Pàtron – Infermiere dedicato” esegue dei controlli a domicilio, così da capire lo stato di salute delle persone a lui affidate. Monitoriamo sempre la situazione, non aspettiamo che le problematiche diventino insormontabili ma agiamo prevedendo.
  3. In caso di necessità, sia durante un controllo periodico o in sede di attività aggiuntiva (richiesta telefonicamente) l’infermiere può avvalersi di un consulto medico a distanza. Così il paziente è davvero sicuro di avere la migliore assistenza possibile.

 




Polistena (Calabria): deputata cubana sottolinea il valore umanista dell’assistenza medica all’Italia

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cuba italia1La legislatrice cubana Mariela Castro ha evidenziato il valore umanista dell’assistenza sanitaria che il suo Paese fornisce oggi alla regione italiana della Calabria, durante la sua visita al comune di Polistena, dove ha incontrato i medici dell’isola.

Il sindaco, Michele Tripodi, ha ringraziato la presenza della deputata e dell’ambasciatrice di Cuba in Italia, Mirta Granda, durante un emozionante evento tenutosi presso la sede comunale, dove un duo di sassofoni e al pianoforte suonava Guantanamera e altri temi musicali di quel paese.

Tripodi ha evidenziato la partecipazione all’atto di parte della brigata medica di 51 specialisti e del suo capo, Luis Enrique Pérez, nonché di Marco Papacci e Pino Scarcelli, rispettivamente presidente e coordinatore regionale dell’Associazione nazionale italiana di amicizia -Cuba (Anaic ), entità che organizza questo tour.

Ha anche sottolineato che “la presenza dei medici cubani nei reparti dei nostri ospedali è più che una necessità, poiché permette al nostro sistema sanitario territoriale di respirare” ed ha espresso che dal loro arrivo meno di due mesi fa, “immediatamente si sono percepite la lor dedizione al lavoro e la competenza”.

tradotto da prensa-latina.cu

 

 




Santo Domingo. Una banca del sangue per gli italiani

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scerra rd 768x583Martedì 21 Febbraio 2023, il Dr. Massimiliano Scerra, Presidente della Commissione Salute, Medicina e Previdenza Sociale del Com.It.Es. di Santo Domingo, ha avuto una riunione con Referencia Banco de Sangre per analizzare la possibilità di creare un Club di Donatori di Sangue per Italiani.

“Sappiamo per esperienze vissute e sentite, che la disponibilità di sangue in casi di necessità, per lo più in emergenze, a volte diventa un problema. Ed è per questo che dobbiamo unirci – dichiara Scerra – e creare un Club di Donatori Italiani, un Club nostro, per noi, per far fronte a queste urgenze. Per fare ciò, bisogna capire che donare sangue è un atto di solidarietà, semplice, per niente doloroso e che beneficia tutta la nostra comunità. Per avere sangue, dobbiamo donare sangue. Con una sola donazione si possono salvare fino a tre vite. La necessità di sangue è costante e, per questo, anche le nostre donazioni devono esserlo”.

“Con la creazione di questo Club di Donatori per Italiani, organizzato in collaborazione con Referencia Banco de Sangre, il quale gode delle più prestigiose certificazioni di qualità internazionale, saremo in buone mani”.

“Esiste tuttavia, al momento, una limitazione: i cittadini si dovrebbero recare alla succursale nella Avenida Luperon in Santo Domingo, e questo rende le cose difficili soprattutto per gli italiani residenti fuori città. Per questo stiamo collaborando con Referencia per creare una unità mobile che permetterà di percorrere il Paese e raggiungere le differenti province e città per raccogliere sangue dai donatori lontani, organizzando giornate di donazione. Questo permetterà di aumentare di molto la quantità di sangue disponibile”.

“Stiamo lavorandoci sopra e il Com.It.Es. dovrà approvare il progetto in assemblea, come da regolamento, – conclude il consigliere Scerra -, non appena avremo ulteriori importanti informazioni, le comunicheremo per i vari mezzi a disposizione”.

Ma chi può donare sangue? Qualsiasi persona sana tra i 18 e i 65 anni e che pesi più di 50 kg. Le donne possono donare sangue ogni 4 mesi e gli uomini ogni 3 mesi.

italiachiamaitalia.it