Il Comites Santo Domingo stamattina a Boca Chica per parlare di salute

download

downloadUn incontro informativo con i connazionali per presentare ai residenti a Boca Chica il recente accordo siglato con Confía Asesores de Seguros. A organizzarlo è il Comites di Santo Domingo che stamattina illustrerà il contenuto dell’accordo sancito grazie al lavoro della Commissione “Salute, Medicina e Previdenza Sociale” per poter stipulare polizze sanitarie in favore di cittadini italiani over 65 anni.
L’incontro inizierà alle 10.00, presso il ristorante Sporting Club di Boca Chica.
Parteciperanno il responsabile dell’agenzia assicurativa e una delegazione di membri del Comitato e della Commissione di lavoro “Salute, Medicina e Previdenza Sociale”. 




Sorpresa: il pene degli uomini si è allungato negli ultimi trenta anni

uomo mutande

uomo mutandeNegli ultimi trenta anni il pene dell’uomo è cresciuto in lunghezza del 24%, allungandosi quindi di circa tre centimetri. A molti uomini, e non solo, farà certamente piacere, ma in realtà potrebbe non essere poi una così buona notizia. A sottolinearlo è la Società italiana di andrologia (Sia) che dal congresso europeo commenta uno studio della Stanford University pubblicato sulla rivista ‘The World Journal of Men’s Health’.

IL PARERE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI ANDROLOGIA

“L’aumento delle dimensioni dei genitali maschili potrebbe essere un altro indicatore dell’impatto di fattori ambientali, come l’esposizione a inquinanti o l’aumento di stili di vita poco sani – commenta Alessandro Palmieri, presidente Sia e professore di Urologia alla Università Federico II di Napoli – Questi potrebbero infatti alterare il funzionamento del sistema endocrino, modificando in modo anche strutturale l’apparato riproduttivo maschile. Lo studio quindi suggerisce l’importanza di approfondire e valutare le ripercussioni dei fattori ambientali sulla salute sessuale e riproduttiva maschile, a cui la Sia ha sempre dedicato molta attenzione sia dal punto di vista divulgativo che scientifico”.

LO STUDIO SULLA LUNGHEZZA DEL PENE

Il lavoro dei ricercatori di Stanford è una meta-analisi di ricerche precedenti tutte focalizzate sulla lunghezza del pene. Nel dettaglio i ricercatori hanno analizzato i dati di 75 studi condotti tra il 1942 e il 2021, che hanno coinvolto un totale di 55.761 uomini. In ogni studio preso in esame sono stati raccolti i dati relativi alla lunghezza del pene in diversi stati: flaccido, allungato ed eretto. I ricercatori hanno scoperto che in tutto il periodo di studio le dimensioni sono aumentate.

In particolare, ad essere aumentata è la lunghezza del pene quando è eretto. Se infatti la lunghezza media del pene “a riposo” è rimasta sostanzialmente invariata, cioè poco più di 8,5 centimetri, ed è rimasta stabile anche quando allungato, cioè mediamente 13 centimetri, i peni completamente eretti si sarebbero allungati, passando da una media di 12 centimetri a una di 15,24 centimetri.

QUANTO CONTA LA LUNGHEZZA DEL PENE PER L’UOMO

“Lo studio non ci dà alcuna indicazione circa le possibili ripercussioni di questo allungamento sulla salute del sistema riproduttivo maschile e serviranno ulteriori indagini e approfondimenti – spiega Palmieri – Tuttavia, aldilà dei risultati della ricerca il tema delle dimensioni del pene è ancora oggi molto dibattuto e una costante fonte di ansia e preoccupazione per gli uomini, addirittura considerato invalidante. Va invece ribadito – sottolinea l’esperto – che le misure sono del tutto indicative perché ogni uomo è diverso dall’altro, e la lunghezza del pene non è sempre importante per una vita sessuale soddisfacente“, conclude il presidente della Società italiana di andrologia.

ag DIRE – www.dire.it




Passeggiare tra gli alberi riduce l’ansia: lo dimostra una ricerca del Cnr

foresta

forestaUna ricerca sperimentale condotta in 39 siti italiani tra montagna, collina e parchi urbani ha permesso di svelare il ruolo dei monoterpeni – componenti profumati degli oli essenziali emessi dalle piante – e di isolarne l’effetto specifico sulla riduzione significativa dei sintomi dell’ansia. A condurla, un team di ricercatori dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze (Cnr-Ibe) e del Club Alpino Italiano, insieme alle Università di Parma e Firenze, all’Azienda unità sanitaria locale (Ausl) di Reggio Emilia, e con il sostegno del Centro di riferimento regionale per la fitoterapia (Cerfit) di Firenze: la ricerca è pubblicata sul International Journal of Environmental Research and Public Health.

In base all’analisi di dati ambientali e psicometrici raccolti nel corso delle campagne svolte nel 2021 e nel 2022, è stato individuato e isolato l’effetto specifico dell’esposizione ai monoterpeni – e in particolare ad a-pinene- sulla riduzione significativa dei sintomi di ansia, identificando non solo soglie di esposizione, ma anche la correlazione alla quantità di monoterpeni inalati.

“I risultati mostrano che, oltre una data soglia di concentrazione di monoterpeni totali o anche del solo a-pinene, i sintomi di ansia diminuiscono a prescindere da tutti gli altri parametri, sia ambientali che individuali, e poiché questi composti sono emessi dalle piante, possiamo ora assegnare un valore terapeutico specifico a ogni sito verde, anche condizionato alla frequentazione in momenti diversi dell’anno e del giorno- sottolinea Francesco Meneguzzo, ricercatore del Cnr-Ibe e membro del Comitato scientifico centrale del Cai- I monoterpeni sono molto più abbondanti nelle foreste remote che nei parchi urbani, sebbene con un notevole grado di variabilità: un prossimo passo sarà mappare e prevedere le relative concentrazioni”.

L’organizzazione della ricerca si è rivelata particolarmente articolata, con centinaia di partecipanti coinvolti in sessioni standardizzate di terapia, condotte in siti di tutta Italia. “Combinando sessioni di terapia forestale condotte da psicologi professionisti con tecniche avanzate di statistica, abbiamo potuto dimostrare che, in certe condizioni, l’aria della foresta è davvero terapeutica: un traguardo importante per la progressiva adozione di pratiche sanitarie verdi”, afferma Federica Zabini di Cnr-Ibe, responsabile Cnr del progetto e supervisore della ricerca.

“Abbiamo applicato un metodo statistico avanzato in uso nella ricerca clinica, che ha consentito di creare gruppi di intervento e di controllo perfettamente abbinati: i risultati ci permettono, oggi, di disporre di criteri oggettivi per individuare e qualificare stazioni di Terapia Forestale in grado di consentire prestazioni di livello clinico- aggiunge Davide Donelli del Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Parma e Divisione di cardiologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma- Poiché è ormai consolidata la connessione tra stati di ansia e rischio cardiovascolare, i risultati ottenuti assumono un valore importante anche in ambito patofisiologico, e quella sarà materia di ulteriori ricerche”.

Lo studio prosegue il filone di ricerca intrapreso nel 2019 relativo alla distribuzione degli oli essenziali emessi dalle piante, che ha portato a numerose pubblicazioni scientifiche e alla realizzazione di due volumi sulla Terapia Forestale, editi dal Cnr, che hanno permesso di sistematizzare le conoscenze ad oggi acquisite in merito a questa disciplina emergente.

ag. Dire – www.dire.it




Il settore biomedicale: opportunità di collaborazione tra Italia e Brasile

14brasile

14brasileCon l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra Italia e Brasile nel settore delle biotecnologie mediche per la rigenerazione tissutale, si è tenuto ieri pomeriggio a Brasilia, alla presenza di oltre 100 tra autorità e imprese locali, l’evento “Il settore biomedicale: opportunità di collaborazione tra Italia e Brasile”.
Organizzato con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia dalla storica Associazione dei Commercianti del Distretto Federale e dal Polo Tecnologico Piemontese, l’evento ha rappresentato uno dei più rilevanti seguiti del più ampio Protocollo di Cooperazione firmato lo scorso febbraio tra Regione Piemonte e Distretto Federale.
Secondo l’Ambasciatore d’Italia, Francesco Azzarello, la collaborazione instaurata tra il Distretto Federale e il Polo Tecnologico Piemontese, rappresentato per l’occasione dal Dott. Antonio Graziano, Presidente dell’azienda HBW, “costituisce un modello di collaborazione tra soggetti pubblici e privati che favorisce le potenzialità dei parchi tecnologici italiani come attori dell’internazionalizzazione in Brasile delle imprese italiane del biomedicale, uno dei settori più dinamici, innovativi e ricchi di potenziale dell’intero sistema produttivo industriale italiano”. (aise)




Solo un anziano su 5 in Italia può permettersi di acquistare una dentiera

download

downloadIn Italia solo il 19% degli over 65 è in grado di sostenere i costi per una protesi dentale fissa mentre appena il 34% riesce a comprare quella mobile.

Il 90% degli over 60 non si lava i denti ogni volta che mangia e spende meno di 10 euro al mese per la propria igiene orale.

Quasi un senior su due (il 46%) porta protesi dentarie: il 43% di loro ricorre agli adesivi per bloccarle e il 49% utilizza le pastiglie per pulirle. Per la protesi il 60% degli over 65 spende mediamente circa 2.000 euro. Rispetto al rapporto col dentista, il 49% vi si reca al massimo 3 volte l’anno, mentre il 35% ci va solo quando è assolutamente necessario. L’82% si rivolge a uno studio privato, mentre meno di uno su dieci si reca per le cure in una struttura pubblica.  Il 6% utilizza i servizi di uno studio privato convenzionato, mentre solo l’1% ricorre a un centro odontoiatrico in franchising.

La spesa media per le cure. Complessivamente il dentista costa per quasi il 50% degli over 60 meno di 300 euro l’anno. Sono questi alcuni dei dati resi contenuti nel II Rapporto su Senior e Odontoiatria redatto da Senior Italia FederAnziani e condotto dal suo Centro Studi. È stato svolta una survey con oltre 3.000 questionari inviati ad altrettanti senior di tutta la Penisola.

Lo studio è stato presentato e discusso presso il Ministero della Salute con il consigliere per l’Odontoiatria del Ministro della Salute Orazio Schillaci: il prof. Enrico Gherlone (Rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele). Senior Italia FederAnziani auspica la costruzione, nel più breve tempo possibile, di un piano strategico per l’odontoiatria sociale. L’obiettivo finale è permettere ai senior di tornare a poter sorridere e ad alimentarsi in maniera corretta. A questo proposito durante il colloquio è emerso come in Italia, per le cure odontoiatriche, vengono spesi circa 19 miliardi di euro l’anno. Questa cifra impatta quasi esclusivamente sulle tasche dei cittadini, poiché il 95% delle cure viene erogato in regime di solvenza in quanto non coperto dal sistema sanitario nazionale.

“L’odontoiatria non deve essere un lusso per pochi anziani benestanti ma un’assistenza garantita a tutti gli over 65 – afferma Roberto Messina, Presidente di Senior Italia Federanziani -. Il valore delle pensioni medie secondo Inps è di 13.753 per un valore mensile di 1.146,08. Nella realtà i rincari e gli aumenti generalizzati dei prezzi degli ultimi anni hanno depauperato le famiglie per ben 2.369 portando così la disponibilità di una pensione annua a 11.384, circa 948 mensili.

Secondo dati ISTAT la spesa per i consumi in sanità dei pensionati è del 6,1% pari a 57 mese totali e, quindi non potendo fare a meno dell’acquisto di farmaci o visite specialistiche soltanto chi ha una pensione più alta della media può accedere a odontoiatria privata a pagamento”.

Un programma di odontoiatria sociale. Dal II Rapporto su Senior e Odontoiatria emerge che l’83% dei senior utilizza lo spazzolino da denti classico (manuale) e solo il 30% sceglie lo spazzolino in base al consiglio del dentista. Il 41% del campione sostituisce lo spazzolino ogni 2 mesi, il 27% ogni 3 mesi, il 12% ogni 6 mesi. Per quanto riguarda gli altri prodotti per l’igiene orale il 35% del campione usa spesso un collutorio, mentre più della metà (il 53%) non ricorre allo scovolino. Il 62% dei senior acquista l’occorrente per l’igiene orale al supermercato, mentre solo il 19% in farmacia. Mensilmente per i prodotti dell’igiene orale il 48% degli over 60 spende meno di 10 euro e un altro 45% di loro spende tra i 10 e i 30 euro.

“A nostro avviso un programma di odontoiatria sociale deve prevedere campagne sia di prevenzione che terapeutiche che consentano l’accesso alle cure anche alle fasce deboli della popolazione – prosegue il presidente Messina -. Il Consiglio Superiore di Sanità ha approvato un documento, ora sul tavolo del Ministro, che fotografa la situazione e individua le risorse economiche necessarie per un’eventuale modifica dei Livelli Essenziali di Assistenza di riferimento. Per realizzarlo c’è bisogno di nuove sinergie tra strutture pubbliche, università, studi convenzionati e industria. Grazie all’applicazione delle nuove tecnologie digitali e utilizzando professionisti, già nei ruoli dello Stato, si potrebbe facilitare questo percorso e arrivare alla formazione di nuovi professionisti. Ciò consentirebbe un notevole abbattimento dei costi per quanto riguarda gli operatori, i materiali e la realizzazione di manufatti protesici, che avverrebbe attraverso innovativi protocolli e una diminuzione dei costi di laboratorio odontotecnico. Di conseguenza, le strutture coinvolte in tale iniziativa sociale sarebbero messe in condizione di proporre prestazioni odontoiatriche a prezzi calmierati, accessibili a gran parte della popolazione oppure, in alcune particolari situazioni, programmi pilota con costi addirittura azzerati. Quanto sopra descritto potrebbe anche essere inserito nel nuovo progetto delle Case della Salute. Infine sono fondamentali i fondi integrativi e con alcuni dei quali è allo studio un percorso che possa permettere, se non di azzerare, di rendere più sopportabile e meno gravoso il problema del difficile accesso alle cure odontoiatriche”.

agi.it




AIRE Sos: un webinar sulla sanità per gli italiani all’estero

download

downloadNuovo appuntamento con i webinar di Aires Sos che domenica prossima, 5 febbraio, alle 20.00 (Cet) proporrà un focus sulla sanità per gli italiani residenti all’estero.
Relatore sarà il commercialista Stanislao Filice. All’incontro, moderato da Maurizio Fantato (giornalista Uk), interverranno il deputato eletto in Nord America Andrea Di Giuseppe (FdI), Antonio Mariniello (Presidente Comites Messico), Arik Bendaud (Presidente Comites Tel Aviv), Davide Accomazzo (Presidente Comites Los Angeles), Dario Zecchini (Presidente Comites Kenia), Duilio Dottarelli (Consigliere Comites Bangkok), Gerardo Tanga (Vice Presidente Comites Francoforte), Massimo Marengo (Presidente Comites Mosca), Maurizio Sauli (Presidente Comites Budapest), Silvia Rosato (Presidente Comites Polonia), Ubaldo Aglianò (Presidente Comites Melbourne), Maria Tallarico (Presidente Comites Panama), Germano Arnò (editore Corriere Malta) e Paolo Buralli (giornalista freelance in Australia).
Sarà possibile inviare domande attraverso il modulo disponibile qui.
Il webinar sarà trasmesso sul sito airesos.com e sulla pagina facebook dell’associazione. (aise) 




La cannabis faciliterebbe orgasmi multipli nelle donne

download

downloadLa cannabis potrebbe essere la chiave che le donne possono utilizzare per raggiungere l’orgasmo multiplo. Questi, in estrema sintesi, i risultati di uno studio condotto dalla East Carolina University e dalla North Carolina State University, e pubblicati sul Journal of Cannabis Research.

I ricercatori ritengono che fumare cannabis prima di un rapporto sessuale o della masturbazione favorisce il rilassamento delle donne e aumenta il desiderio. Questo significa che la cannabis potrebbe essere utilizzata per il trattamento di disfunzioni sessuali.

Lo studio ha coinvolto centinaia di partecipanti, il 70 per cento dei quali, sia uomini che donne, ha riportato un aumento della soddisfazione sessuale dopo l’uso di cannabis. I ricercatori ipotizzano che il rilassamento sia dovuto al THC, uno dei principi attivi della pianta di cannabis più conosciuti. La struttura chimica del THC è simile all'”anandamide” del cervello, che agisce come un neurotrasmettitore, inviando messaggi chimici tra le cellule in tutto il sistema nervoso. Questi neurotrasmettitori influenzano le aree del cervello legate al piacere, alla memoria, alla concentrazione, al movimento e alla percezione sensoriale e del tempo. Il THC viene riconosciuto dall’organismo e può alterare la normale comunicazione cerebrale.

“Nel complesso, l’uso della cannabis tende ad avere un’influenza positiva sul funzionamento sessuale e sulla soddisfazione percepita degli individui, nonostante il sesso o l’eta’, e la cannabis potrebbe aiutare a ridurre le disparità di genere nel piacere sessuale”, spiegano i ricercatori.

“Mentre più del 90 per cento degli uomini riferisce di provare di solito l’orgasmo durante il sesso – continuano gli studiosi – meno del 50 per cento delle donne sperimenta regolarmente l’orgasmo durante il rapporto e solo il 6 per cento ha riferito di provare sempre un orgasmo durante il sesso”.

Lo studio ha anche esaminato se la cannabis può aumentare il tatto, il gusto e l’olfatto, sensi che possono “creare” o “distruggere” incontri sessuali. Oltre il 70 percento dei partecipanti ha riportato che dopo la cannabis il tatto e il gusto si intensificano e questo potrebbe aumentare la soddisfazione sessuale generale perché i due sensi sono parti importanti durante il rapporto. E lo sono ancora di più per le donne.

agi.it




Disfunzione erettile, a Bologna si risolve con una protesi

sesso

sessoLe protesi peniene, come testimoniato da più casi, “si sono dimostrate affidabili e sicure” ridando “ai pazienti con disfunzione erettile un’attività sessuale completa e soddisfacente”. Su questo aspetto, “estremamente delicato perché riferito alla sfera più intima delle persone, le statistiche confermano che la soddisfazione dei pazienti e delle rispettive partner dopo l’impianto di una protesi peniena è superiore al 90%, laddove la soddisfazione per analoghi trattamenti farmacologici non supera il 70%-75%”. Lo evidenzia il Policlinico Sant’Orsola di Bologna facendo il punto su una sua ‘specialità’ che lo rende riconosciuto come uno dei Centri di maggiore competenza in questo settore in Italia e uno dei pochi che effettua interventi di protesi peniene in regime di servizio sanitario nazionale. Introdotto da tempo, l’impianto di protesi peniene “risolve in maniera completa e definitiva il problema dell’erezione”.

I CORSI DI IMPLANTOLOGIA PENIENA

E il Policlinico promuove anche corsi avanzati di implantologia peniena per i giovani specialisti uro-andrologi interessati ad approfondire questa branca della chirurgia genitale maschile. L’Unità dipartimentale di Andrologia, diretta da Fulvio Colombo, ospita frequentemente corsi di live surgery con impianti di protesi peniene su pazienti idonei e selezionati, con condivisione delle informazioni e delle metodologie che consentono ai medici di acquisire competenze concrete e approfondite sulle nuove terapie biomedicali. “Va ricordato che la disfunzione erettile- precisa il Policlinico -clinicamente definita incapacità, ricorrente o costante, di raggiungere o mantenere un’erezione adeguata durante il rapporto sessuale- ha conseguenze devastanti per la vita quotidiana”, comporta “isolamento sociale e scadimento delle capacità lavorative e produttive“.

LE CAUSE DELLA DISFUNZIONE ERETTILE

La disfunzione erettile può essere indotta da interventi chirurgici a carico dell’apparato uro-genitale, ma può anche manifestarsi in soggetti non sottoposti ad interventi, anche di età giovanile, per i quali le terapie farmacologiche di tipo orale (le ben note ‘pillole blu’, o similari) o locale (vasodilatatori, iniettati direttamente nel tessuto del pene) risultino inadeguate o non praticabili. I dati più recenti segnalano che le patologie maschili che interessano l’apparato uro-genitale sono in continua crescita, con un significativo abbassamento dell’età di insorgenza. Questo sembra dipendere solo in parte dall’invecchiamento della popolazione, correlandosi anche a stili di vita non appropriati.

IL CARCINOMA PROSTATICO

“Il carcinoma prostatico, ad esempio, rappresenta la più frequente neoplasia- come si legge nella nota diffusa dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna- nella popolazione maschile dei paesi occidentali”: in Europa, viene diagnosticato ogni anno a 450.000 uomini e in 90.000 casi comporta il decesso del paziente. La cura di questa neoplasia è in continua evoluzione e le tecnologie mediche sempre più avanzate hanno comportato grandi benefici in termini di guarigione e di sopravvivenza. Nonostante i progressi, gli interventi chirurgici necessari per eliminare la malattia prostatica possono però comportare conseguenze ed effetti collaterali quali, ad esempio, la disfunzione erettile: una percentuale ancora elevata di questi pazienti -dal 30 al 50% tra quelli sottoposti a prostatectomia radicale- possono sviluppare problemi di erezione, una patologia che -più o meno nel 20% dei casi- non risponde alla terapia farmacologica.

Allargando l’orizzonte tra i maschi Europei si stima che, complessivamente, la disfunzione erettile possa colpire circa il 50% degli uomini sessualmente attivi, nella fascia di età superiore ai 50 anni”. “Per fortuna, i progressi della scienza medica- segnala il Policlinico- hanno consentito di mettere a punto soluzioni biomedicali estremamente affidabili, venendo così in aiuto anche di quei pazienti per i quali le terapie farmacologiche non siano più efficaci, oppure siano controindicate. Una delle soluzioni di comprovata efficacia è rappresentata dall’impianto di protesi peniene”.

COME AVVIENE L’IMPIANTO

L’impianto di una protesi peniena consente la piena ripresa funzionale e ridona la possibilità di avere rapporti completi. L’intervento prevede l’inserimento di due piccoli cilindri (protesi idrauliche) nelle due camere di erezione del pene, i corpi cavernosi. Questo permette un’erezione virtualmente non difforme da quella naturale, con la medesima sensibilità e capacità di eiaculazione riscontrabili in precedenza e con immutata funzione urinaria. Le protesi e il piccolo dispositivo di controllo vengono inseriti in modo da non risultare visibili, un aspetto di vitale importanza per la rassicurazione dei pazienti e la piena accettazione dell’impianto. “I pazienti idonei agli impianti di protesi peniene” commenta il professor Fulvio Colombo, direttore dell’Andrologia del Sant’Orsola “presentano spesso patologie cardiovascolari o metaboliche, come il diabete, o possono essere reduci da interventi urologici a carico del bacino. Infine, possono essere pazienti che hanno risposto per molti anni alle terapie farmacologiche che non risultano ora più efficaci. Per questo, è importante proporre soluzioni alternative che ridiano speranze e qualità di vita”.

ag.DIRE – www.dire.it




Repubblica Dominicana. SOS salute

download

downloadIl problema è molto grave e fioccano le lamentele degli assicurati.

È noto che nella Repubblica Dominicana il servizio sanitario pubblico è molto carente. Non è raro infatti che i nosocomi dello Stato presentino gravissime deficienze in fatto di prestazioni di servizi e di carenza di materiali. In questa situazione chi può, o personalmente o attraverso il proprio datore di lavoro, si assicura privatamente con una delle tante ARS (Assicurazione Rischio Salute) che pullulano nel territorio. Le cliniche convenzionate sono buone, e prestano servizi efficienti.

Da qualche tempo però l’associazione dei medici dominicani ha sospeso tutte le convenzioni con le principali ARS. Risultato: gli assicurati, quando hanno bisogno di farsi curare ed entrare in clinica, devono pagare anticipatamente di tasca propria le spese e poi farsi rimborsare dall’assicurazione.

È facile comprendere come la misura abbia suscitato le vibranti proteste di chi paga regolarmente un “seguro” e che, in caso di necessità, non dispone del denaro sufficiente per corrispondere con anticipo il costo del proprio ricovero.

Dalle proteste si sarebbe arrivati anche alle minacce. Infatti il presidente dell’ordine medico dominicano, Senen Caba, viaggerebbe con una scorta dopo aver ricevuto, dice lui, parecchie minacce di morte.

Facciamo nostro, in questa sede, il commento del giornalista italiano Armando Tavano che nel suo blog Comitaliasantodomingo, scrive: “Niente paura dr. Caba! Il suo rischio di finire dentro una “camicia di legno” secondo le minacce da Lei ricevute, è molto inferiore a quello di chi si reca in un Pronto Soccorso con delle gravi lesioni ma senza sufficiente liquidità in tasca!”.

 




Il miracolo di papa Ratzinger. Ma l’interessato nega

download

download“Santo subito”, come accadde a Giovanni Paolo II, proprio ai funerali di Benedetto XVI, gruppi di fedeli lodarono Joseph Ratzinger chiedendone il riconoscimento come santo, ma non è una cosa che avverrà facilmente.
Una reazione popolare è forse mossa dall’emozione di queste ore perché il processo per diventare santo è tutt’altro che un’operazione semplice e di breve durata.
La prova di un miracolo dopo la morte è ancora richiesta come parte dei requisiti.
Intanto in queste ore spopola sui social un vecchio episodio, l’incontro nel 2012 tra l’allora papa Benedetto XVI e un adolescente americano malato di cancro. Quel ragazzo è guarito e intanto è diventato prete. Un fatto che oggi viene proposto come un “miracolo” realizzato da Ratzinger.
La storia è quella di padre Peter Srsich. Nel 2011 aveva 17 anni quando gli fu diagnosticato un cancro ai polmoni. Sono stati momenti difficili, anche di rifiuto della fede. Ma il giovane, a distanza di anni, ha raccontato di aver sentito che Dio era con lui in quel cammino per affrontare la chemioterapia e le altre cure.
Contattato dall’associazione americana “Make-a-wish”, che cerca di esaudire i desideri di bambini e adolescenti malati, ha espresso il desiderio d’incontrare Papa Benedetto XVI. Desiderio, un po’ particolare rispetto a quelli che normalmente sono richiesti a questa associazione.
Alla fine si è concretizzato nel maggio 2012, quando Pietro e la sua famiglia hanno effettivamente incontrato il Papa. Quell’occasione è stata immortalata da alcune fotografie, Ratzinger ha parlato con il bambino, lo ha benedetto e gli ha toccato il petto appena sopra il polmone.
Il malato di cancro, poco a poco, è migliorato, grazie alle cure, e anche “grazie alle preghiere” per le quali il giovane gli è sempre stato grato. La malattia regredì e nove anni dopo quell’incontro con Benedetto XVI, il ragazzo divenne prete.
Sono molti in queste ore ad attribuire questa guarigione al Papa emerito. Il protagonista la pensa diversamente e ha già confidato la sua opinione al riguardo ai media americani: “La chemioterapia mi ha aiutato a combattere il cancro. Stare davanti al Papa e incontrarlo, e vedere il mio futuro, mi ha aiutato a superare questo, e in parte, non miracoloso, mi ha aiutato a guarire dal cancro”.
Il sacerdote è oggi in prima linea nei movimenti pro-life americani. (ANSA).