Usa, Il giudice concede alla FDA 8 mesi per rilasciare i dati sui vaccini Pfizer dopo che l’agenzia ha richiesto 75 anni

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download(AGENPARL) – Roma, 08 gennaio 2022 – Giovedì un giudice federale ha ordinato alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense di rilasciare i dati sul vaccino Pfizer entro circa otto mesi dopo che l’agenzia aveva chiesto 75 anni per soddisfare pienamente un’ampia richiesta di registri pubblici.

Il giudice nominato dal presidente Donald Trump, Mark Pittman, ha ordinato all’agenzia di produrre 12.000 pagine di richieste dei professionisti sanitari e medici per la trasparenza ( PHMPT ) entro il 31 gennaio 2022, seguite da 55.000 pagine ogni 30 giorni. Il primo turno è previsto entro il 1 marzo 2022.

Pittman ha scritto in parte:

L’avvocato del PHMPT Aaron Siri in tribunale ha stimato che la dimensione della richiesta FOIA “sembra essere di almeno 451.000 pagine”, il che richiederebbe circa 75 anni per essere completato al ritmo proposto dalla FDA di 500 pagine pubblicate al mese. Secondo il programma di produzione ordinato dal tribunale, PHMPT dovrebbe ricevere 451.000 pagine entro il 1 ottobre 2022.

Pittman ha concluso che, sebbene la richiesta possa essere “indebitamente onerosa”, il rilascio dei dati è di “estrema importanza pubblica”. La FDA in precedenza aveva affermato che la richiesta avrebbe gravato sulla sua sezione relativa al contenzioso di accesso e alla libertà di informazione (la “filiale”), che all’epoca aveva “un totale di dieci dipendenti, incluso il direttore e due tirocinanti”. L’attore, PHMPT, ha affermato che la FDA ha un budget multimiliardario ed è in grado di assumere più dipendenti secondo necessità o di chiedere al Congresso un budget maggiore.

“Potrebbe non esserci una “questione più importante alla Food and Drug Administration. . . rispetto alla pandemia, al vaccino Pfizer, alla vaccinazione di tutti gli americani, [e] assicurarsi che il pubblico americano sia assicurato che non si trattava di [] fretta [ndr] a nome degli Stati Uniti. . . . .” il giudice ha scritto, citando una precedente conferenza di programmazione.

La causa nasce da una richiesta FOIA di PHMPT, un gruppo che comprende almeno 30 scienziati e professori di università come Harvard, Yale, Brown e UCLA. Il gruppo afferma che è un’organizzazione no profit che non prende posizione di parte sui dati ma “esiste esclusivamente per ottenere e diffondere i dati su cui si basa la FDA per autorizzare i vaccini COVID-19” per motivi di trasparenza.

Dopo che la FDA ha negato al gruppo una richiesta accelerata di registrazione di tutti i dati relativi alla licenza del vaccino Pfizer, PHMPT ha  intentato una causa a settembre presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale del Texas. Il gruppo sostiene che la revisione delle informazioni “risolverà il dibattito pubblico in corso sull’adeguatezza del processo di revisione della FDA”. L’ organizzazione senza scopo di lucro ha anche sottolineato l’urgenza del rilascio, osservando che la capacità della maggioranza degli americani di partecipare alla società civile “e persino l’esercizio dei diritti fondamentali della libertà sono ora subordinati alla ricezione di questo prodotto”.

La FDA inizialmente ha risposto chiedendo a Pittman di concedere all’agenzia 55 anni per rilasciare completamente i dati a causa del volume della richiesta, mostrano i documenti del tribunale  . Tuttavia, in un brief del 6 dicembre, la FDA ha ammesso di aver trovato decine di migliaia di pagine di dati in più e 126 file di dati da aggiungere alla richiesta, il che significa che la sequenza temporale di 500 pagine al mese si concluderebbe potenzialmente nel 2096. Probabilmente, a quel punto la maggior parte dei membri di PHMPT non sarebbe più in vita.

Pitmann ha riconosciuto la necessità di tempestività nel suo ordine, citando un precedente del tribunale a sostegno del suo ragionamento. “Il Congresso ha riconosciuto da tempo che ‘le informazioni sono spesso utili solo se tempestive’ e che quindi, ‘un ritardo eccessivo da parte dell’agenzia nella sua risposta equivale spesso a negare’”, ha scritto.




Per la prima volta allo Spallanzani è stata somministrata la pillola antivirale Merck

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163353572 5c3cd97a b514 4951 a1b7 5795ae77adcaAGI – “Oggi all’ospedale Spallanzani è iniziata la somministrazione dell’antivirale per via orale molnupiravir (pillola Merck, ndr)“. Lo ha reso noto l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato.

Le prime due pazienti sono una donna di 91 anni cardiopatica e diabetica e una donna di 72 anni cardiopatica, immunodepressa.

“Entrambe hanno sintomi lievi agli esordi”, ha aggiunto D’Amato.




Avremo una mascherina che cambia colore quando non filtra più bene

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unnamedAGI – Sarà presentato il 18 febbraio 2022, all’Expo di Dubai, il microchip in grado di far cambiare colore alla mascherina protettiva quando perde la sua efficacia. L’invenzione è di un giovane 19enne di Camerata Picena, nell’Anconetano, iscritto al primo anno d’ingegneria elettronica al Politecnico di Torino. Viorel Ionut Bohotici l’ha già brevettata: l’aveva progettata oltre un anno fa e, prima di diplomarsi all’istituto d’istruzione superiore ‘Galilei’ di Jesi, aveva realizzato un prototipo. L’idea l’ha avuta dopo aver letto che il 72% di un campione di utilizzatori di mascherine utilizzava il dispositivo così a lungo che diventava inefficace per fare da barriera al virus. “Con l’obbligo di utilizzare le mascherine ovunque ora il sensore diventerebbe essenziale – ha spiegato lo studente -: se il dispositivo filtrante non fosse ancora efficace la mascherina cambierebbe colore diventando arancione”. Lo studente ha ben impresso nella sua mente quanto le disse la sua insegnante di chimica organica e biochimica, Milva Antonelli, quando Bohotici portò l’attivita’ del dispositivo come elaborato per l’esame di maturità: “Questa non è una tesina di maturità, ma un’ottima tesi di laurea”. È impossibile, invece, ottenere dettagli tecnici sulla sua invenzione, nata nel laboratorio della scuola superiore: il dispositivo deve avvolgere la mascherina, che sia FFP2 o chirurgica, e si basa sulla presenza di particolari enzimi che fanno avvenire la reazione e il cambiamento di colore. Viorel Ionut Bohotici “Una volta sul mercato, il dispositivo costerebbe un centesimo per mascherina”, spiega lo studente che ha affidato un’indagine di mercato agli ingegneri gestionali di SitPolito, l’associazione che ha l’obiettivo di sviluppare progetti e promuovere iniziative di sensibilizzazione su tematiche di innovazione sociale di cui fa parte. Utilizzare questo dispositivo su ogni mascherina consentirebbe di “ridurre ulteriormente la possibilità di contagio e questo vale per tutte le malattie che si trasmettono via aria, con un conseguente impatto positivo sul sistema sanitario nazionale”. Ma il sistema è valido anche per altri utilizzi: “Potrebbe avere largo impiego in campo alimentare – spiega Bohotici -: il cambio di colore indicherebbe eventuali cattive conservazioni degli alimenti e segnalare anche la loro scadenza: dando una semplice occhiata all’indicatore si potrebbe capire se l’alimento è scaduto o meno (anche dopo l’apertura, ndr.), evitando dunque possibili sprechi o infezioni alimentari”. Bohotici, grazie alla sua invenzione brevettata, sta cercando di avviare una start up nel settore biotecnologico, con i suoi colleghi del Politecnico di Torino, Paolo Brancato e Vittorio Balestrazzi, ed è alla ricerca di eventuali investitori: “Ma se dovesse arrivare un’offerta giusta – dice – sarei disponibile anche a vendere il brevetto”.




Il verdetto degli scienziati: Omicron è meno grave perché colpisce la gola e non i polmoni

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downloadTutti i risultati delle ricerche effettuate finora convergono su questo risultato. Anche gli scienziati americani erano alla stessa conclusione.

AGI.IT




La Danimarca autorizza l’uso della pillola Merck contro il Covid

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165527231 2bd5a95e bf51 41bc 8f30 5b1c8b05fe2eAGI – La Danimarca ha raccomandato il trattamento anti-Covid con la pillola prodotta da Merck per pazienti a rischio con sintomi, il primo Paese Ue a farlo. Il medicinale, commercializzato con il nome di Lagevrio, ha ricevuto il via libera per uso d’emergenza da parte dell’Ema a metà novembre, permettendo ai singoli Paesi membri di decidere autonomamente se utilizzarla prima della autorizzazione ufficiale.

“Raccomandiamo il trattamento con la pillola perché riteniamo che i benefici superino i danni per quei pazienti che sono più a rischio di ammalarsi gravemente di Covid”, ha spiegato Kirstine Moll Harboe dell’Autorità sanitaria danese. “Allo stesso tempo siamo pienamente consapevoli che questo è un trattamento nuovo e non approvato rispetto al quale non abbiamo ancora molta conoscenza”.




Malta legalizza la cannabis a scopo ricreativo

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AGI – Il Parlamento maltese ha approvato la legalizzazione della cannabis e della sua coltivazione per uso personale.

Gli adulti potranno possedere fino a sette grammi di cannabis e coltivare fino a quattro piante in casa secondo la legge, sostenuta dal partito laburista del primo ministro Robert Abela e approvata con 36 voti favorevoli e 27 contrari.

La legge deve ora essere firmata dal presidente della Repubblica, George William Vella. Il traffico di droga “rimarrà illegale”, ha affermato il premier. Malta diventa così il primo Paese europeo a legalizzare la cannabis per uso ricreativo. In Spagna e nei Paesi Bassi è l’uso della cannabis è in un certo modo depenalizzato, ma non è legale.

Della Vedova, “Ora in Italia il referendum”

“Dopo il Lussemburgo anche Malta sulla via della legalizzazione della cannabis. Arriverà presto anche la Germania. In piccoli e grandi paesi europei si muovono i partiti e le maggioranze parlamentari. In Italia accadrà con il referendum”. Lo scrive su Twitter il segretario di Più Europa e Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.




Pfizer annuncia che la pillola riduce i ricoveri e sembra efficace contro Omicron

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132420837 8d39550b 1377 46b3 b796 46e36868c328AGI – La casa farmaceutica ha Pfizer ha annunciato di aver completato il suo studio su 2.250 persone, che conferma i promettenti risultati iniziali della pillola anti-Covid: il farmaco riduce i ricoveri e i decessi di circa l’89% tra gli adulti ad alto rischio se assunto poco dopo i sintomi iniziali.

La casa farmaceutica ha annunciato anche che la sua pillola sperimentale sembra efficace contro la variante dell’Omicron.

Test di laboratorio, spiega Pfizer, citata da Fox News, mostrano che il farmaco mantiene la sua potenza contro la variante Omicron.

Pfizer ha testato il farmaco antivirale contro una versione artificiale di una proteina chiave che Omicron usa per riprodursi.




Oltre il 40% dei positivi nel mondo sono asintomatici

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131729546 42718a88 1f0e 4c7b 866b c93b80896629AGI – Oltre il 40 per cento delle infezioni potrebbe manifestarsi in forma asintomatica, aumentando il rischio di trasmissione del contagio. Lo evidenzia uno studio, pubblicato sul Journal of American Medical Association Network Open, condotto dagli scienziati della Peking University, che hanno valutato la percentuale di casi asintomatici tra gli individui sottoposti a test e quelli con Covid-19 confermato.

Il team, guidato da Qiuyue Ma, ha esaminato 95 lavori precedenti raccogliendo informazioni su PubMed, Embase e ScienceDirect, considerando ricerche che esploravano le statistiche relative al numero di infezioni Covid-19 asintomatiche in coorti di studio e popolazioni differenti.

Gli autori hanno utilizzato modelli a effetti casuali per stimare la percentuale aggregata e il relativo intervallo di confidenza. In totale, gli studi riguardavano 29.776.306 individui sottoposti a test SARS-CoV-2. Di questi, riportano gli autori, 19.884 risultavano positivi e 11.516 non manifestavano alcun sintomo della malattia.

Dopo l’aggregazione dei dati e l’aggiustamento delle variabili, la percentuale delle infezioni asintomatiche risultante era 0,25 per cento tra la popolazione testata e 40,5 per cento tra i casi confermati. L’elevato tasso di assenza di sintomi in persone positive, commentano gli autori, rappresenta un rischio significativo legato alla maggiore probabilità di trasmissione del contagio.

Gli scienziati sottolineano però che nei diversi lavori emergeva una considerevole variabilità, legata alla tipologia di analisi e alla caratterizzazione dei partecipanti agli studi. Ad esempio, tra i casi confermati, le infezioni risultavano asintomatiche nel 54,11 per cento per le donne incinte, nel 52.91 per cento per i viaggiatori, nel 39,74 per cento per i residenti o il personale di case di cura, nel 30,01 per cento del personale sanitario.

Dal punto di vista geografico, inoltre, nel Nord America il tasso di infezioni asintomatiche era del 46,32 per cento rispetto al totale dei casi confermati. In Europa la percentuale scendeva al 44,18 per cento, mentre in Asia solo il 27,58 per cento dei positivi risultava asintomatico.

Questo lavoro, concludono gli scienziati, dimostra l’importanza di individuare capillarmente i casi asintomatici, che dovrebbero essere gestiti in modo simile a quanto avviene per le infezioni confermate, con isolamento e tracciamento dei contatti. Le persone che non sperimentano sintomi, infatti, possono diffondere inconsapevolmente l’infezione e guidare nuovi focolai epidemici.




Quindici secondi di pisolino risolvono problemi di creatività

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unnamedAGI – Un leggero pisolino prima di iniziare a lavorare potrebbe aiutare chi manca di creatività o non riesce a trovare lo spunto giusto per risolvere i problemi. Pur essendo una tecnica conosciuta e utilizzata da celebri personaggi come Thomas Edison o Salvador Dalì, la ricercatrice Celia Laucax e il suo gruppo di lavoro hanno voluto verificare il fenomeno attraverso un studio che ha coinvolto 103 partecipanti, pubblicato dalla AAAS – American Association For The Advancement Of Science. A questi è stato chiesto di risolvere problemi matematici prima e dopo aver passato qualche secondo nella fase Rem, o N1, del riposo, senza entrare in quello che invece viene definito sonno pesante. Il risultato è stato che le persone che durante i 20 minuti di pausa concessi tra il primo e il secondo tentativo avevano passato circa 15 secondi nella fase Rem, mostravano l’83% delle possibilità di risolvere il test matematico, che consisteva nell’individuare alcune ben precise cifre da stringhe composte da otto numeri. Chi non aveva passato alcun momento nella fase N1, sostanzialmente non appisolandosi nei 20 minuti di pausa concessi, aveva il 30% di possibilità di risolvere il test. Per condurre la prova i partecipanti potevano rimanere seduti con gli occhi chiusi, mantenendo in una mano un oggetto. Nel momento in cui questo cadeva per mancanza di presa, la persona veniva svegliata, evitando così di farla cadere nel sonno profondo. Infatti, è emerso dallo studio, i partecipanti che sono caduti in un  sonno profondo hanno completamente vanificato gli effetti  di una maggiore capacità di risolvere problemi.




Chi nasce in inverno vive più a lungo

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unnamedAGI – Le persone che nascono in inverno tendono ad essere associate a un’aspettativa di vita di circa tre mesi più elevata rispetto ai nati in estate. Questa curiosa relazione emerge da uno studio, pubblicato sul Journal of the Royal Statistical Society, condotto dagli scienziati dell’Università di Valencia, che hanno valutato il legame tra il giorno di nascita e la durata media della vita.

Il team, guidato da Jose M. Pavìa e Josep Lledo’, ha considerato anche le ripercussioni di questa correlazione sulla gestione dei sistemi pensionistici e delle compagnie assicurative.

Il gruppo di ricerca ha analizzato più di 180 milioni di eventi demografici, esaminando le probabilità di morte per ogni età e trimestre tenendo conto della stagione di nascita. Gli studiosi hanno valutato i dati raccolti dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE) dal 2005 al 2008, che contenevano informazioni su nascite, decessi, emigrazioni e immigrazioni verificatesi in Spagna durante il periodo considerato. Come spiegazione di questo fenomeno, gli autori ipotizzano che chi nasce in estate risulta esposto a condizioni ambientali più difficili nei tre trimestri successivi, dovendo affrontare l’autunno, l’inverno e la primavera, mentre chi nasce in inverno sembra andare incontro a giorni più caldi e sereni nei nove mesi successivi alla nascita. Stando ai risultati degli esperti, l’effetto si riscontra sia nelle donne che negli uomini.

Il lavoro dimostra inoltre che, sebbene sia diminuita significativamente, la probabilità di morte nei primi giorni di vita è ancora considerevole. In Spagna, ad esempio, la mortalità infantile associata al primo trimestre è simile a quella di una persona di 65 e 70 anni rispettivamente per uomini e donne. “L’aspettativa di vita e la probabilità di decesso non dipendono unicamente dall’età delle persone – affermano i ricercatori – ma anche dal periodo dell’anno in cui si compiono gli anni”.

Per gran parte delle fasce d’età, in inverno si registrano i tassi di mortalità più elevati. Solo nelle coorti appartenenti alla fascia d’età tra i 20 e i 30 anni la probabilità di decesso sembra più alta in estate, probabilmente a causa dei comportamenti a rischio dei giovani durante le vacanze. “Affrontare questo tema – concludono – offre nuove possibilità per migliorare i sistemi di calcolo delle aspettative di vita associate a una persona, con possibili ripercussioni sulla gestione dei servizi pensionistici, sulla pianificazione degli interventi di salute pubblica e sulle valutazioni dei piani assicurativi”.