La sospensione Usa dei brevetti sui vaccini è una svolta anti-pandemia

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215037226 39f7d131 2877 4e12 a0c1 99001a1c987dAGI – La svolta è arrivata con una nota ufficiale del rappresentante Usa al Congresso: il governo americano appoggia la sospensione dei brevetti sui vaccini anti-Covid e ne discuterà i dettagli in sede di Wto. Significa produzione libera dei vaccini, una mossa che può dare una spinta decisiva nella lotta alla pandemia.

Una decisione apprezzatissima dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che su Twitter la definisce “un momento monumentale nella lotta contro #COVID19”.

L’ambasciatore Katherine Tai ha scritto in una nota che Washington “sostiene la rinuncia a queste protezioni per i vaccini Covid-19”.

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Vaccino Usa sospensione brevetti svolta anti-pandemia

“Questa è una crisi sanitaria globale, e le circostanze straordinarie della pandemia Covid-19 richiedono misure straordinarie”, ha aggiunto. Tai riconosce che i negoziati all’Organizzazione Mondiale del Commercio “richiederanno tempo, data la natura consensuale dell’istituzione e la complessità delle questioni coinvolte”.

“L’obiettivo dell’Amministrazione è quello di portare il maggior numero possibile di vaccini sicuri ed efficaci al maggior numero di persone il più velocemente possibile.  Mentre la nostra fornitura di vaccini per il popolo americano è assicurata, l’Amministrazione continuerà a intensificare i suoi sforzi – lavorando con il settore privato e tutti i partner possibili – per espandere la produzione e la distribuzione dei vaccini.  Lavorerà anche per aumentare le materie prime necessarie per produrre quei vaccini”.

Per il capo dell’Oms, “l’impegno di Joe Biden e dell’Ambasciatore Tai per sostenere la rinuncia alle protezioni di brevetto sui vaccini è un potente esempio degli Usa per affrontare le sfide della salute globale”.

“Elogio gli Usa per questa decisione storica per la #VaccinEquity, dando priorità al benessere di tutte le persone ovunque in un momento critico. Ora muoviamoci tutti insieme rapidamente, in solidarietà, basandoci sull’ingegnosità e sull’impegno degli scienziati che hanno prodotto i vaccini salvavita #COVID19”.

Tedros sottolinea inoltre che “il sostegno della Casa Bianca alla rinuncia temporanea ai brevetti sui vaccini #COVID19 riflette la saggezza e la leadership morale degli Usa per sostenere #VaccinEquity e lavorare per porre fine a questa pandemia. #InThisTogether”.

Intanto, già in vista del via libera all’uso del vaccino dai 12 anni in su, Pfizer-BioNTech chiederà a settembre il via alla Food and Drug Administration (Fda), per l’uso del siero per i bimbi di età compresa tra i 2 e gli 11 anni.

Il Canada è il primo Paese a dare il via libera per le vaccinazioni con età minima di 12 anni. Si comincerà lunedì 10 dall’Alberta, la provincia petrolifera è la più colpita. (AGI)




Giornata della Ricerca in Qatar: campagna di comunicazione dedicata ai ricercatori italiani a Doha

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5grimqatarDOHA\ aise\ – In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo 2021, l’Ambasciata d’Italia in Qatar, con la collaborazione dell’ospedale materno-infantile Sidra Medicina di Doha, ha organizzato una campagna di comunicazione per i social network, nel quadro delle azioni di diplomazia scientifica volte a promuovere le attività dei ricercatori italiani in Qatar.
La campagna si articola in una serie di videoclip che raccolgono le testimonianze di ricercatori italiani in Qatar, pubblicati sui profili Twitter, Facebook e Instagram della Sede.
Tra i protagonisti Davide Bedognetti, oncologo e ricercatore, direttore del Cancer Program, Chiara Cugno, direttrice del Laboratorio Advanced Cell Therapy Core e specialista in oncologia ed ematologia pediatrica, Sara Deola, medico e ricercatrice, Cristina Maccalli, ricercatrice, Massimino Miele, manager del Laboratorio Advanced Cell Therapy Core, Annalisa Terranegra, ricercatrice e professoressa, e Sara Tomei, ricercatrice nel campo della genomica e manager del Omics Core Facility – Integrated Genomics Services. (aise)




Un cane pastore sordo ha imparato la lingua dei segni

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unnamedSi chiama Peggy, è un cane pastore diventato sordo e abbandonato alla Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA), un ente di beneficenza che opera in Inghilterra e nel Galles promuovendo il benessere degli animali, e che ha imparato a reagire alla lingua dei segni. Descritto in un approfondimento su BBC news, il caso di Peggy dimostra le doti intellettive dei cani anche in caso insorgano difficoltà fisiche.

La cagnolina è un collie che nel 2018, dopo aver perso l’udito, è stata consegnata all’ente di beneficenza, dove lavorava Chloe Shorten, che l’ha adottata e portata al proprio terreno. “Sapevamo che Peggy voleva lavorare – afferma Shorten – abbiamo iniziato a insegnarle il linguaggio dei segni e a introdurla agli altri due cani da pastore che avevamo”.

Gli educatori hanno iniziato insegnando alla cagnolina a guardare le mani. “Abbiamo usato rinforzi ripetitivi e positivi, e invece di abbinare un comando verbale a un’azione – continua l’esperta – usavamo un gesto”. Con l’aiuto di un addestratore di cani da pastore, Peggy ha imparato a comprendere le indicazioni e a capire l’affetto e il riconoscimento dei nuovi padroni, manifestati tramite una serie di gesti.

La cagnolina ha ora dieci anni e spesso si lancia in corse forsennate per il terreno degli Shorten, tanto che i proprietari le fanno indossare un localizzatore GPS perché, non sentendo i richiami, tende lasciarsi trasportare dall’euforia. “È incredibile vederla con questa nuova prospettiva di vita – conclude Chloe Shorten – è la dimostrazione che si possono insegnare nuove nozioni a un cane nonostante la sua età o le sue difficoltà fisiche”.

AGI.IT




Stress e allergie potrebbero essere strettamente collegate

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unnamedL’aumento delle reazioni allergiche potrebbe essere legato all’ormone dello stress che rilascia la corticotropina (CRH). Questo è quanto emerge da uno studio, pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences, condotto dagli scienziati dell’Università della città di Osaka, che hanno valutato il legame tra stress e allergia. Il lavoro, affermano gli autori, potrebbe aiutare a capire in che modo CRH possa indurre la produzione di mastociti (MC), agenti coinvolti nello sviluppo di allergie nella cavità nasale umana.

“Nel mio vissuto – spiega Mika Yamanaka-Takaichi, studente laureato presso l’Università della città di Osaka e primo autore dell’articolo – mi è capitato di incontrare pazienti con allergie che riportano un peggioramento delle allergie in relazione allo stress”. “Il CRH – aggiunge Daisuke Tsuruta, docente e coautore di Yamanaka-Takaichi – potrebbe essere coinvolto nelle allergie nasali aggravate dallo stress”.

Il team ha coltivato un organoide con polipo nasale, aggiungendo CRH alla struttura e riscontrando un aumento significativo del numero di mastociti e un aumento dell’espressione del fattore delle cellule staminali (SCF), un fattore di crescita nella mucosa nasale umana. Il team ha anche valutato queste associazioni in vivo, riscontrando un aumento nel numero di mastociti nella mucosa nasale di modelli murini sottoposti a quantitativi di stress. “Abbiamo approfondito la nostra conoscenza sull’effetto dello stress sulle allergie – conclude Yamanaka-Takaichi – e individuato un potenziale terapeutico promettente in candidati come l’antalarmina, un inibitore in grado di invertire l’effetto dello stress. Credo sia un’ottima notizia per chi soffre di allergie”.

AGI.IT




Scrivere su carta impegna il cervello più di tablet e pc

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unnamedPrendere appunti e scrivere sulla carta fisica può facilitare la memorizzazione delle informazioni, dato che l’attività cerebrale risulta più elevata rispetto alla scrittura su tablet o smartphone.

Lo hanno scoperto i neuroscienziati dell’Università di Tokyo e del Nippon Telegraph and Telephone (NTT) Data Institute of Management Consulting, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Frontiers in Behavioral Neuroscience per rendere noti i risultati del loro studio, volto a comprendere le differenze tra la scrittura analogica e quella digitale.

I ricercatori affermano che le informazioni uniche, complesse, spaziali e tattili associate alla scrittura a mano potrebbero rendere più articolata, e quindi più facilmente memorizzabile, l’attività di stesura. “Sotto alcuni aspetti – afferma Kuniyoshi L. Sakai, dell’Università di Tokyo – la carta può essere considerata più avanzata dei documenti elettronici, perché contiene informazioni uniche per un richiamo alla memoria più forte”.

Il team ha coinvolto 48 volontari di età compressa tra i 18 e i 29 anni, per analizzare le differenze a livello cognitivo dell’uso della carta e dei dispositivi elettronici per scrivere, rilevando che i partecipanti che prendevano appunti a mano completavano le attività più rapidamente, risparmiando circa il 25 per cento di tempo rispetto a chi utilizzava tablet o smartphone.

La carta fisica, spiegano gli autori, consente una permanenza tangibile, tratti irregolari e forme irregolari, al contrario dell’uniformità e della regolarità del digitale. I soggetti sono stati suddivisi in tre gruppi, e i ricercatori hanno tenuto conto delle capacità mnemoniche e cognitive, delle preferenze personali sul dispositivo da usare, del genere, dell’età e di una serie di informazioni su ognuno dei ragazzi. Ai volontari è stato chiesto di leggere una conversazione inventata tra due personaggi, prendendo appunti sui propri dispositivi o sulla carta.

A distanza di un’ora, i partecipanti hanno risposto a una serie di domande sulla conversazione che avevano letto, mentre una risonanza magnetica funzionale misurava la loro attività cerebrale. Secondo quanto emerge dai risultati, coloro che utilizzavano carta e penna hanno completato il test in circa 11 minuti, chi aveva un tablet ha impiegato in media 14 minuti, mentre l’uso dello smartphone era associato a una media di 16 minuti. L’attività cerebrale era inoltre significativamente più elevata tra coloro che si affidavano a metodi analogici, specialmente nelle aree cerebrali legate al linguaggio, alla visualizzazione immaginaria, alla memoria e all’orientamento, il che, secondo gli autori, dimostra che scrivere a mano richiede la considerazione di dettagli più ricchi e l’uso di aree complesse del cervello.

“Gli strumenti digitali hanno uno scorrimento uniforme e una disposizione standardizzata del testo e delle dimensioni delle immagini – osserva l’autore – un libro di testo stampato, invece, ci fornisce informazioni sulla posizione delle immagini o di determinate parole, che possono richiamare alla memoria le nozioni in modo molto più immediato”.

Gli scienziati sottolineano poi che la personalizzazione dei documenti digitali, con note, evidenziature, sottolineature, frecce e mark-up unici, potrebbe imitare l’arricchimento spaziale tipico del cartaceo. “Sarà opportuno ripetere l’esperimento con dei volontari più giovani – conclude Sakai – in cui l’organo cerebrale sia ancora in fase di formazione. Il nostro lavoro si concentra sull’attività di scrittura, ma è ragionevole dedurre che l’uso della carta potrebbe favorire anche la creatività”.

AGI




Scoperte le nanoparticelle che bloccano il Covid

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unnamedPotrebbe arrivare da minuscole particelle di carbonio capaci d’impedirne la replicazione, una soluzione rivoluzionaria contro il coronavirus. Per ora questa strada alternativa nella lotta al Covid è stata battuta solo in laboratorio, in vitro.

“Abbiamo sviluppato un sistema con nanomateriali di carbonio che riescono a inibire il virus”, spiega all’AGI Plinio Innocenzi, scienziato e professore ordinario di Scienze e tecnologie dei materiali all’università di Sassari, che ha compiuto una serie di esperimenti assieme ai colleghi Luca Malfatti e Luigi Stagi. Un’alternativa da esplorare “È una via alternativa che vale la pena esplorare, ma occorre essere prudenti”, sottolinea il professore. “Al momento questo importante risultato è solo su un vetrino”.

La strada per arrivare a confermare la scoperta del team sassarese è lunga: “Ora è necessario sperimentare le nanoparticelle sugli animali e compiere studi approfonditi sui meccanismi”, precisa Innocenzi. “Se dovesse funzionare, hanno un potenziale utilizzo anche con le varianti”. Non sono nocive per le cellule Le nanoparticelle o nanopolimeri sono strutture in scala nanometrica le cui piccole dimensioni ne cambiano le proprietà: “Si tratta di particelle piccolissime dove un nano metro è lungo quanto 10 atomi in fila”, spiega Innocenzi.  “Inoltre, non sono citotossiche”, quindi non nuocciono alle cellule, “e anche questo è un aspetto importante”.

Lo studio, iniziato un anno fa con lo scoppio della pandemia, è stato finanziato dalla Regione Sardegna, con la collaborazione dell’agenzia Sardegna ricerche, Porto Conte ricerche e dell’azienda Virostatics che ha eseguito i test sul virus. “I test sono stati possibile grazie al BSL-3 (biosafety level), una camera di sicurezza biologica ad altissimo livello”, evidenzia Innocenzi, “per intenderci quella di Wuhan ha un livello di biosicurezza 4.

Quella del laboratorio di Virostatics è una delle poche in Italia”. Ma ora per proseguire gli studi di questa importante scoperta occorrono ingenti finanziamenti con tecnologie più sofisticate, sostiene lo scienziato: “Da ricercatore mi auguro che presto si possa andare avanti”.

AGI.IT




Perché alcuni malati di Covid restano positivi per settimane e mesi?

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unnamedI sintomi di Long Covid, la forma dell’infezione Covid-19 che può durare per lungo tempo, potrebbero essere legati a diversi fattori come l’età, l’indice di massa corporea (BMI) e il genere del paziente, oltre che al numero di sintomi comparsi durante la prima settimana. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature e condotto dai ricercatori del King’s College di Londra dell’University College di Londra, che hanno analizzato i dati di oltre quattromila persone risultate positive alla malattia e affetti dai sintomi a lungo termine di Covid-19.

“Circa il 2,3 per cento dei pazienti considerati – afferma Carole H. Sudre del King’s College di Londra – ha mostrato sintomi a distanza di ben 12 settimane dalla diagnosi”. Il team ha considerato 4.182 casi di Long Covid, definito come la manifestazione della malattia oltre 28 giorni, valutando le informazioni raccolte dai pazienti tramite l’app Covid Symptom Study nel periodo compreso tra il 24 marzo e il 2 settembre 2020, durante il quale oltre quattro milioni di persone si sono registrate sull’applicazione. Ai fini della ricerca, sono stati selezionati solo gli individui che soddisfacevano i criteri di inclusione per studiare la durata dei sintomi persistenti di Covid-19.

Stando ai risultati degli scienziati, il 13,3 per cento dei partecipanti ha riportato sintomi dopo 28 giorni, mentre circa il 2,3 per cento manifestava ancora difficoltà a distanza di 12 settimane dalla diagnosi, tra cui affaticamento, mal di testa, dispnea e anosmia. Gli scienziati sottolineano che la presenza di sintomi a lungo termine era più probabile nei casi di obesità, tra gli anziani e nei pazienti di genere femminile.

“Il nostro modello – sostiene l’autrice – potrebbe essere utilizzato per identificare gli individui che presentano un rischio più elevato di sperimentare Long Covid. Sappiamo che l’infezione può manifestarsi con un ampio spettro di gravità, che spazia dalle forme asintomatiche fino alla possibilità di decesso del paziente. Il nostro studio prospettico potrebbe contribuire a definire delle condizioni che rendono più elevato il rischio di sperimentare una forma grave di Covid-19 e individuare i metodi più efficaci per intervenire in questo senso”.

I ricercatori hanno confrontato la durata dei sintomi con alcune caratteristiche associate alla condizione, come età, genere, indice di massa corporea e presenza di comorbilità. “Tramite l’app Symptom Study – riporta Benjamin Murray dell’University College di Londra e coautore dell’articolo – abbiamo chiesto ai partecipanti di indicare quotidianamente il loro stato di salute, i sintomi e i risultati di eventuali test Covid-19. Abbiamo rilevato che gli individui con lungo Covid avevano maggiori probabilità di aver richiesto una valutazione ospedaliera durante la degenza. L’unica condizione preesistente significativamente associata alla manifestazione di sintomi a lungo termine sembrava essere l’asma”.

I sintomi più comunemente riportati oltre i 28 giorni erano stanchezza (97,7 per cento dei casi) e mal di testa (91,2 per cento), ma non mancavano casi di problemi cardiaci (6,1 per cento), difficoltà di memoria o concentrazione (4,1 per cento). “La maggior parte di questi effetti aggiuntivi – osserva Sudre – è stata segnalata a distanza di 3 o 4 settimane dopo la comparsa dei primi sintomi. Fondamentalmente abbiamo individuato due modelli di sintomatologia tra i pazienti con Long Covid: coloro che riferivano affaticamento, mal di testa e disturbi delle vie respiratorie superiori, come mancanza di respiro, mal di gola, tosse persistente e perdita dell’olfatto, e i casi con disturbi multisistemici aggiuntivi con febbre e sintomi gastroenterologici”.

AGI




Aziende italiane pronte a produrre il vaccino contro il Covid in 4-6 mesi

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132450552 a1a010c1 ea8b 4c4f b244 a740ff34a543AGI – Le aziende italiane sono pronte a produrre il vaccino contro il Coronavirus in 4-6 mesi. E’ quanto è emerso nel nuovo incontro al Mise con le case farmaceutiche, dove è stata ribadita la volontà di partecipare al progetto europeo per il rafforzamento della produzione di vaccini.

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha verificato la disponibilità di alcune aziende a produrre i bulk, ossia il principio attivo e gli altri componenti del vaccino anti Covid, perché già dotate, o in grado di farlo a breve, dei necessari bioreattori e fermentatori.

La produzione potrà avvenire a conclusione dell’iter autorizzativo da parte delle autorità competenti, in un tempo stimato di 4/6 mesi.

È stato anche appurato che ci sono le condizioni immediate per avviare la fase dell’infialamento e finitura. Sono già pronte a partire molte aziende.

All’incontro è stato dato mandato dal ministro ai diversi rappresentanti competenti di procedere all’individuazione di contoterzisti in grado di produrre vaccini entro autunno del 2021.

Il ministro ha confermato la volontà del governo di realizzare in Italia un polo per la ricerca di farmaci e vaccini con investimenti pubblici e privati.

Durante l’incontro, a cui hanno partecipato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, il direttore generale Enrica Giorgetti, il direttore centro studi Carlo Riccini,  il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, il commissario per l’emergenza Paolo Figliuolo e il sottosegretario alla presidenza Franco Gabrielli, si è deciso infine di mantenere il massimo riserbo sulle aziende che saranno coinvolte nel processo di verifica in corso. (AGI)




Scoperto il collegamento tra covid e trombosi

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unnamedAGI – Individuato il meccanismo responsabile delle complicanze trombotiche nei pazienti affetti da Covid-19. Lo ha annunciato un gruppo di ricercatori del Centro Cardiologico Monzino e dell’Università degli StuI di di Milano, guidati da Marina Camera, responsabile dell’Unità di Ricerca di Biologia Cellulare e Molecolare Cardiovascolare del Monzino e professore associato di Farmacologia presso l’ateneo milanese, in collaborazione con Gianfranco Parati e Martino Pengo dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano e dell’Università di Milano Bicocca.

I risultati, pubblicati sul Journal of the American College of Cardiology: Basic to Translational Science, aprono la strada all’uso dei farmaci in grado di bloccare i trombi arteriosi, come la comune aspirina. Lo studio ha analizzato in 46 pazienti affetti da Covid-19, ricoverati presso l’Ospedale S.Luca, IRCCS Istituto Auxologico Italiano di Milano, lo stato di attivazione delle cellule del sangue, mediante analisi citofluorimetrica, e lo ha confrontato con quello di soggetti sani e di soggetti cardiopatici.

“I pazienti con forme gravi di polmonite da SARS-CoV-2 – spiega Camera – soffrono di ipossiemia non solo per l’infiammazione degli alveoli polmonari, ma anche per la presenza di micro e macro trombi nel sangue, che possono occludere i vasi polmonari. Nella prima fase del nostro studio abbiamo evidenziato come l’attivazione piastrinica presente in questi pazienti possa essere responsabile della formazione di questi trombi. Quando l’organismo viene attaccato da agenti patogeni, come il SARS-CoV-2, attiva la sua risposta immunitaria rilasciando nel sangue delle proteine chiamate citochine infiammatorie, tra cui l’Interleukina-6. A volte, tuttavia, questa reazione può essere esageratamente violenta, e il rilascio di citochine eccessivo, tanto da dare luogo alla cosiddetta ‘tempesta citochinica’.

In queste circostanze l’endotelio dei vasi sanguigni si attiva e, riducendo la produzione di prostaciclina e ossido nitrico, due importanti fattori anti-aggreganti, perde il controllo sulle piastrine. Anche i monociti e i granulociti circolanti si attivano e ognuna di queste cellule rilascia nel flusso sanguigno delle microvescicole che hanno un elevato potenziale protrombotico. In questo contesto le numerose piastrine attivate si aggregano con i granulociti e monociti circolanti e, insieme con le microvescicole, concorrono alla formazione dei microaggregati che possono ostruire il microcircolo polmonare”.

Parati aggiunge che “queste alterazioni possono tra l’altro contribuire alle importanti alterazioni della emodinamica polmonare che il gruppo di ricerca di Auxologico, in collaborazione con l’Ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo, ha recentemente descritto nei pazienti con gravi forme di Covid-19 (Sergio Caravita e coll.- European Journal of Heart Failure 2021)”. Paola Canzano e Marta Brambilla, ricercatrici del Monzino e coautrici dello studio, osservano: “Nella seconda parte dello studio abbiamo riprodotto la massiccia attivazione piastrinica documentata nei pazienti Covid-19, mettendo in contatto cellule del sangue di soggetti sani con il plasma dei pazienti Covid-19.

Abbiamo così dimostrato che le anomalie emostatiche causate dal SARS-CoV-2 non sono una conseguenza diretta del virus, ma hanno origine dalla tempesta di citochine, in particolare dell’eccesso interleukina-6”. “Questo risultato – continua Camera – spiega perché il Tocilizumab, un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore dell’interleukina-6, è in grado di evitare l’attivazione piastrinica. Pertanto, in un’epoca in cui si persegue il concetto di medicina personalizzata, il suo impiego è da riservare per quei pazienti che presentano elevati livelli di interleukina-6”. “Il messaggio clinico più forte della nostra ricerca – conclude la ricercatrice – è che per tutti i casi di Covid-19 la terapia può essere ottimizzata inserendo l’anti-aggregante più noto e diffuso: l’acido acetilsalicilico, cioe’ l’Aspirina. I protocolli terapeutici attualmente in uso prevedono l’uso di Eparina, che è un anticoagulante, tipicamente indicato per il trattamento dei trombi venosi, derivanti per lo più dall’allettamento o dalla mancanza di movimento fisico”.




La Sanità Pubblica e Privata nella Repubblica Dominicana

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doctor 563429 1920Il Sistema Sanitario Nazionale – “Servicio Nacional de Salud” nella Repubblica Dominicana è un diritto di tutti i dominicani e degli stranieri residenti.

Negli ospedali e ambulatori pubblici si ricevono le cure di base a cui praticamente tutti hanno diritto, questo sulla carta, la realtà è un po’ differente, si tratta di un paese in via di sviluppo e gli ospedali pubblici purtroppo non rientrano nell’idea che noi italiani possiamo avere di una struttura ospedaliera, ovviamente ci sono sempre delle eccezioni, ma nella quasi totalità dei casi le strutture pubbliche hanno pochissime risorse e a volte nemmeno l’emergenza viene gestita, quindi non resta che affidarsi alla sanità privata.

La rete privata di cliniche e ambulatori  è vastissima, con un livello di servizi che in alcuni casi arriva all’eccellenza, ma come per ogni ambito è sempre meglio prendere informazioni accurate sulla qualità dei servizi offerti, e sul curriculum dello specialista contattato.

Molte cliniche hanno un’altissima efficienza, con esami fatti in poche ore e con tempi di attesa praticamente nulli, anche in questo settore l’informatizzazione è decisamente avanzata, con prenotazione e ritiro esami on-line, se si desidera.

Per accedere e usufruire dei servizi privati ovviamente si deve mettere “mano al portafoglio” oppure disporre di una assicurazione sanitaria, il famoso “Seguro de Salud”, inutile ribadire che è caldamente consigliato stipulare una assicurazione sanitaria, in quanto i costi di ricovero o cure mediche possono essere molto elevati.

In caso di brevi permanenze, è meglio stipulare un’assicurazione medica internazionale per turisti, sul mercato ne trovate tantissime, importante è sceglierne una che copra direttamente le spese sanitarie e che non abbia una garanzia  “a rimborso” , normalmente questo tipo di polizze, progettate per i turisti hanno una serie di coperture aggiuntive, come assicurazione bagagli, furti e soprattutto rimpatrio.

Anche il mercato dominicano offre una serie di polizze sanitarie destinate ai turisti, con tutte le opzioni sopra citate, che a volte sono un po’ più convenienti, e che comunque presentano il vantaggio di essere più facilmente accettate dalle cliniche della Repubblica Dominicana, oltre ad avere un servizio clienti direttamente nel paese, si possono stipulare tranquillamente via telematica o contattando un agente sul territorio dominicano.

Ora facciamo il punto sul  “Seguro Medico” vero e proprio, per chi fa lunghe permanenze nel paese o per chi vi risiede, tra le compagnie più diffuse sul territorio possiamo citare Primera ARS Humano, Universal, Mapfre (Palic), tutte offrono, ottime coperture ma molto dipende dal piano scelto.

Questo tipo di polizze assicurative, a differenza di quelle “turistiche” non sono attive da subito al 100%, si ha una copertura immediata dell’emergenza, poi dopo alcuni mesi la polizza diventa attiva nella sua totalità.

Il costo di una assicurazione dipende da vari fattori, come:

età, condizioni di salute e storia clinica dell’assicurato.

Una polizza base può partite  da 20-30 Euro mensili (1.500pesos), coprendo buona parte dei servizi necessari, ovviamente avrà un massimale, ovvero la massima cifra di copertura garantita,  relativamente basso sui 350.000/500.000 pesos (5.000/7.000 Euro), e per casi gravi, diciamo con tutta onestà che non sarà sufficiente.

Dobbiamo tenere conto che più che gli esami di routine, una polizza ci deve garantire copertura quando veramente ce n’è la necessità, ovvero quando le cifre da pagare iniziano a essere importanti, dando più importanza al massimale assicurato che alla copertura per esami ambulatoriali.

Una buona copertura deve avere un massimale di minimo 1 milione di pesos garantito, questo per offrire un sostegno in caso di reale necessità, polizze di questo tipo costano sui 40-50 Euro mensili ( 2.500-3.000 pesos) e spendere poche centinaia di pesos in più a volte fa veramente la differenza.

Altra cosa di cui tenere conto riferita al massimale è farsi spiegare bene se è legato al singolo caso, oppure annuo, e se fosse per caso, se comunque esiste un tetto massimo annuale.

Esistono poi polizze aggiuntive proprio per coprire i casi gravi, le cosiddette coperture “catastrofiche”, polizze che praticamente alzano il tetto del massimale proprio nei casi di massima necessità, queste polizze in genere hanno un costo irrisorio, si parla di 2.000 – 3.000 pesos annui, come 2 o 3 caffè al mese, ma possono davvero fare la differenza, alzando il massimale catastrofico di 1 – 2 milioni di pesos, e sono assolutamente consigliabili, normalmente vengono proposte di rado, sta a voi chiederle.

Fino a pochissimo tempo fa in Repubblica Dominicana ci si poteva assicurare solo sino a 60-65 anni, solo se si aveva già una polizza in essere si continuava a essere clienti dopo tale età, ovviamente aumentavano i premi dei piani. Oggigiorno grazie all’impegno di alcune associazioni di noi residenti, che hanno stabilito speciali accordi con delle compagnie assicuratrici, ci sono polizze che si possono stipulare sino a 90 anni, chiaramente viene richiesta una visita medica e c’è uno scrupoloso screening della storia clinica.

Resta un ultimo fattore da valutare, se la polizza che ci stanno offrendo è di gruppo/collettiva o singola, le polizze di gruppo possono essere molto vantaggiose però ci si deve sincerare che il massimale assicurato non sia condiviso tra i vari membri del gruppo, ma che sia sempre individuale.

Traendo le conclusioni, in Repubblica Dominicana la situazione ospedaliera / sanitaria, è più che soddisfacente, ma si deve essere assicurati, e ricordate che investire pochi spiccioli in più, può fare la differenza quando realmente serve… con la speranza di non doverne mai usufruire !

Massimo Guglielmi