Settembre: tornare in palestra dopo l’estate

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PalestraSono finite le vacanze, si è già tornati al lavoro, alla stessa rutina e quindi il rientro alla palestra ad allenarsi…

Ecco qualche consiglio…

COME RITROVARE LA DETERMINAZIONE PER RICOMINCIARE AD ALLENARSI

#1 ISCRIVERSI IN PALESTRA

Per chi non pratica da molto tempo attività sportiva il primo passo da fare è individuare una palestra e iscriversi. Pagare la quota è un incentivo a frequentare in caso di dubbi e titubanze successive. Segnare poi gli appuntamenti con la palestra in agenda è un ottimo modo per evitare che l’impegno dipenda dalle emozioni e dalle situazioni; in caso contrario basterebbe una “giornata no” per abbandonare i buoni propositi e lasciarsi andare sul divano.

#2 L’IMPORTANZA DELLA SCHEDA PERSONALE

Evitare il fai da te e l’allenamento improvvisato a seconda delle sensazioni e degli umori. È molto più efficace farsi mettere a punto una scheda di allenamento personale, perché sono la ripetizione dello stimolo e l’incremento graduale dello stesso che garantiscono gli adattamenti nel corpo.

#3 AFFIDARSI AD UN PERSONAL TRAINER(molto molto importante)

Avere un tecnico esperto che supervisiona il proprio allenamento infonde fiducia. Un personal trainer inoltre sa bene come motivare a seconda del carattere e delle specifiche esigenze. Sapere di essere sulla strada giusta infatti assicura maggiore convinzione e tenacia.

#4 RIPRENDERE LE ATTIVITÀ IN MODO GRADUALE

In generale, quando si tratta di riprendere gli allenamenti dopo una lunga pausa, l’aspetto più importante e critico riguarda il fatto che i muscoli devono essere riabituati al lavoro nel modo più graduale possibile. Quindi, non bisogna pensare di poter recuperare il tempo perduto in una o due sedute di allenamento, ritornando subito ai carichi ed alle intensità precedenti. Ed è molto importante concedere ai muscoli e al corpo un adeguato riposo tra i primi allenamenti. Non è necessario (ed anzi è controproducente) sottoporsi immediatamente ad allenamenti intensi per riacquistare la forma perduta, anche se prima dell’estate eravamo ben allenati. Occorre procedere per gradi, preferendo attività leggere, a basso dispendio di energie, che ci consentano di riacquistare potenza e resistenza in modo graduale.

#5 ASCOLTARE IL PROPRIO CORPO

Un buon allenamento può stancare, ma dovrebbe anche dare una sensazione di benessere a lungo termine. Se al contrario l’umore peggiora, la voglia di fare viene meno e il senso di malessere aumenta, è meglio fermarsi e chiedere consiglio al proprio personal trainer: potrebbero essere segnali di un recupero insufficiente, di un allenamento troppo pesante per voi, di un’alimentazione inadeguata, etc. Dunque, valuta il tuo livello di forma fisica prima di pianificare un qualsiasi allenamento, affidandoti ai consigli del tuo personal trainer. Anche il parere del tuo medico potrebbe essere molto utile, qualora si decida di iniziare a praticare sport in età avanzata o si soffra di qualche patologia che richiede obbligatoriamente il consulto di un esperto.

Qualunque sia l’attività sportiva che vi impegna per gran parte dell’anno, è sempre meglio iniziare con sessioni a bassa intensità, magari dedicandovi anche a discipline che solitamente non praticate con continuità durante l’anno. Inoltre le giornate sono ancora tali da permettere di allenarsi all’aperto. Va bene qualunque disciplina, purché praticata a basso ritmo e senza arrivare al vostro punto limite. In questo modo si riattivano pian piano la circolazione, le articolazioni, i muscoli e i legamenti e si prepara l’organismo ad affrontare i ritmi ben più pesanti che dovrà sostenere di qui alla prossima estate.

#6 SCEGLIERE DI ALLENARSI IN COMPAGNIA

Se tendi a perdere subito la motivazione o sei poco costante, allenandoti con qualcuno avrai maggiori probabilità di impegnarti in un’attività fisica continuativa rispetto a quando ti alleni da solo: non è un caso che gli sport e le attività fisiche di squadra siano programmate in una serie di appuntamenti fissi che permettono di mantenere una certa costanza.

#7 SCEGLIERE IL CORSO PIÙ ADATTO ALLE PROPRIE ESIGENZE

Non limitatevi alla sala attrezzi! Cercate dei corsi, andate a provare tutto ciò che vi ispira (tutti i corsi prevedono la prima lezione di prova) e adottate quello più adatto alle vostre esigenze.

Se scegli l’attività fisica adatta alla tua personalità e al tuo stile di vita non avrai alcun problema a essere costante. Spesso capita, a seconda del momento, degli obiettivi e della forma fisica e mentale, di essere attratto verso uno sport mai considerato in precedenza. Ma c’è solo una costante che deve rimanere sempre presente nel tuo processo decisionale: non avere paura di sperimentare! Nella scelta del tuo sport cerca di non dirigerti automaticamente verso l’opzione in cui sai già di poter eccellere, ma piuttosto preferisci un’attività fisica che ti attrae o che pensi di poter svolgere con piacere.

A prescindere dalle modalità e dalla scelta del corso più adatto alle tue esigenze ricorda che lo sport è necessario e non solo perché modella il fisico e ci rende più forti, ma anche, e soprattutto, perché è una vera e propria medicina e una straordinaria forma di prevenzione. Non c’è organo che non tragga benefici dall’attività fisica. Per non parlare poi dei benefici mentali: il movimento consente di scaricare l’aggressività ed è un rimedio efficace contro ansia e depressione. Affinché lo sport diventi una buona abitudine per la vita e la pigrizia solo un ricordo, occorre che l’attività da noi prescelta diventi per noi un piacere più che un dovere.




Cosenza. La quercetina puó combattere il Covid19

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3cnrL’attenzione di tutto il mondo è in questo momento proiettata verso la ricerca di un rimedio farmacologico per combattere il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile del Covid-19. Lo sviluppo di un vaccino è certamente la soluzione più radicale per risolvere questo problema e i primi risultati in questo senso sono incoraggianti, ma ci sono anche altre armi a disposizione per combattere una pandemia virale. Il caso più famoso è dato dal virus HIV responsabile dell’AIDS, malattia per la quale la mortalità è attualmente azzerata per chi ha accesso alle cure mediche: un successo raggiunto nonostante non si sia mai ottenuto un vaccino, grazie allo sviluppo di potenti farmaci antivirali che bloccano la proteasi specifica dell’HIV, una proteina fondamentale per la replicazione virale. Alcuni di questi farmaci sono stati testati su SARS-CoV-2, ma non hanno sortito l’effetto sperato. Lo sviluppo di farmaci antivirali specifici per il coronavirus è dunque un altro grosso filone di ricerca per risolvere la pandemia di Covid-19.
In questo contesto si inserisce la nuova scoperta che dimostra che la quercetina, una molecola di origine naturale, funziona da inibitore specifico per SARS-CoV-2. Questa molecola ha un effetto destabilizzante su 3CLpro, una delle principali proteine del virus, fondamentale per il suo sviluppo e il cui blocco dell’attività enzimatica risulta letale per SARS-CoV-2. Il risultato è frutto del lavoro di ricerca condotto da Bruno Rizzuti dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Cosenza con un gruppo di ricercatori di Zaragoza e Madrid ed è stato pubblicato sulla rivista International journal of biological macromolecules.
“Le simulazioni al calcolatore hanno dimostrato che la quercetina si lega esattamente nel sito attivo della proteina 3CLpro, impedendole di svolgere correttamente la sua funzione”, afferma Rizzuti, autore della parte computazionale dello studio. “Già al momento questa molecola è alla pari dei migliori antivirali a disposizione contro il coronavirus, nessuno dei quali è tuttavia approvato come farmaco. La quercetina ha una serie di proprietà originali e interessanti dal punto di vista farmacologico: è presente in abbondanza in vegetali comuni come capperi, cipolla rossa e radicchio ed è nota per le sue proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie, anti-allergiche, anti-proliferative. Sono note anche le sue proprietà farmacocinetiche ed è ottimamente tollerata dall’uomo”.
Inoltre la quercetina può essere facilmente modificata per sviluppare una molecola di sintesi ancora più potente, grazie alle piccole dimensioni e ai particolari gruppi funzionali presenti nella sua struttura chimica. Poiché non può essere brevettata, chiunque può usarla come punto di partenza per nuove ricerche.
“Lo studio parte da una caratterizzazione sperimentale di 3CLpro, la proteasi principale di SARS-CoV-2”, precisa Olga Abian, dell’Università di Zaragoza e prima autrice della pubblicazione. “Questa proteina ha una struttura dimerica, formata da due sub-unità identiche, dotate ciascuna di un sito attivo fondamentale per la sua attività biologica. In una prima fase del lavoro è stata studiata, con varie tecniche sperimentali, la sensibilità a varie condizioni di temperatura e pH: un risultato importante perché molti gruppi stanno lavorando su 3CLpro come possibile bersaglio farmacologico, in virtù del fatto che è fortemente conservata in tutti i tipi di coronavirus. Per questa proteina sono già segnalate in letteratura molecole che fungono da inibitori, ma non utilizzabili come farmaci a causa dei loro effetti collaterali”.
“La parte più interessante di questo lavoro è lo screening sperimentale eseguito su 150 composti, grazie a cui la quercetina è stata individuata come molecola attiva su 3CLpro”, conclude Adrian Velazquez-Campoy dell’Università di Zaragoza, che ha diretto il gruppo di ricerca e ha già lavorato alla ricerca di farmaci inibitori della proteina per il virus SARS originario che causò l’epidemia del 2003. “La quercetina riduce l’attività enzimatica di 3CLpro grazie al suo effetto destabilizzante sulla proteina. Ovviamente contiamo si trovi un vaccino, ma i farmaci saranno comunque necessari per le persone già infette e per chi non può essere sottoposto a vaccinazione. La ricerca di nuove molecole mira quindi a somministrare una combinazione di differenti composti, per minimizzare la resistenza ai farmaci e lo sviluppo di nuovi ceppi virali”.
Lo studio è stato supportato dalla Fundación hna




Come combattere lo stress

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stressCiao amici di Italian’s News … Vi voglio parlare di un fattore molto molto importante di cui un pò tutti soffriamo: lo STRESS, si proprio lui, maledetto sia perchè è la causa di molti fattori negativi come ad esempio INGRASSARE dunque……

LO STRESS FA INGRASSARE: ECCO COME TORNARE IN FORMA

Lo stress fa davvero ingrassare? In gran parte è indubbiamente vero poiché se da una parte alcune persone perdono peso, tantissime altre, nella maggior parte dei casi, vivendo costantemente sotto pressione, prendono chili di troppo. Ma è bene ricordare che il fattore decisivo è senza dubbio dettato dai comportamenti che noi decidiamo di attuare in risposta allo stress.

Quando siamo sotto pressione ne risente tutto l’equilibrio ormonale, il ritmo sonno-veglia e anche i livelli di zucchero nel sangue. Tutto ciò ci fa venire fame e voglia di consumare cibi calorici, a dimostrazione del fatto che lo stress pesa anche sulla bilancia.

Nel 2006 Debra Zellner e la sua équipe pubblicarono una serie di studi sulla scelta di cibo in condizioni di stress. In uno degli esperimenti venivano osservati due gruppi di donne: il primo doveva risolvere dei problemi alla sua portata; il secondo affrontava, senza saperlo, un problema irrisolvibile, determinando una situazione stressante. Durante l’esperimento entrambi i gruppi potevano ad un tavolo sul quale erano disposti cibi salutari e cibo “spazzatura”. L’esito dell’esperimento dimostrò come il gruppo “stressato” oltre a mangiare quantitativamente di più, preferì il cibo meno salutare. Perché, quindi, le persone stressate mangiano tanto e male?

Uno degli effetti immediati dello stress è quello sul metabolismo. Il nostro sistema nervoso si attiva percependo una minaccia: in questi casi gli ormoni dello stress preparano l’individuo a “lottare” liberando nel sangue il glucosio immagazzinato nel fegato e nelle fibre muscolari. Si tratta di una reazione del tutto appropriata di fronte a minacce acute e temporanee. In altre parole si tratta di un sistema molto efficace perché reagisce ai pericoli aumentando la glicemia, così da innalzare l’energia metabolica disponibile.

Tuttavia, questo sistema così ingegnoso oggi presenta delle criticità: i fattori che generano stress non sono minacce temporanee ma spesso sono croniche, legate a reazioni continuative.  Questo farà sì che la glicemia nel nostro organismo tende ad essere stabilmente elevata.

Le conseguenze portano alla sindrome metabolica ovvero un quadro clinico che include obesità, valori anomali dei lipidi nel sangue, elevata pressione sanguigna, resistenza insulinica. L’esito successivo è lo sviluppo del diabete, a causa dell’aumento della resistenza insulinica. Diversi studi hanno ipotizzato, inoltre, che l’alterata resistenza insulinica possa compromettere anche il funzionamento della leptina, l’ormone che controlla il senso di sazietà e che bilancia il cortisolo, l’ormone dello stress coinvolto in quella che viene definita fame da stress.

QUALI SONO GLI ATTEGGIAMENTI SCORRETTI DA EVITARE?

#1 PREOCCUPARSI

#2 SALTARE I PASTI

#3 DORMIRE POCO

#4 ASSUMERE TROPPA CAFFEINA

#5 SALTARE L’ALLENAMENTO

QUALI SONO GLI ATTEGGIAMENTI CORRETTI DA ADOTTARE?

#1 Primo rimedio

# Secondo rimedio

#3 Terzo rimedio

#4 Quarto rimedio

#1 PREOCCUPARSI

Il semplice pensare costantemente ad un evento stressante e fossilizzarsi pericolosamente su quel dato episodio, può indurci a mangiare di più.

Quindi, la soluzione è quella di concentrarsi solo su ciò che si sta facendo in questo momento, senza preoccuparsi di ciò che è accaduto nel passato o che accadrà in futuro.

#2 SALTARE I PASTI

Rinunciare a un pasto può rallentare il metabolismo e poi indurre ad abbuffate poco salutari. E come se non bastasse, i bassi livelli di zucchero nel sangue possono rendere il lavoro ancora più complicato e stressante.

#3 DORMIRE POCO

Dormire le sette ore canoniche non solo è necessario per ricaricare le batterie e affrontare lo stress del giorno dopo, ma può prevenire l’aumento di peso, regolarizzando il metabolismo, aiutando il corpo nell’immagazzinamento dei grassi e aumentando il self-control.

#4 ASSUMERE TROPPA CAFFEINA

Il caffè può rivelarsi utile quando si ha bisogno di rialzare la soglia dell’attenzione, ma basarsi sulla caffeina per arrivare a fine giornata può ritorcersi contro in più di un modo. Il consumo di più di cinque o sei tazzine di caffè al giorno può favorire l’aumento di peso e causare problemi di insulina. Inoltre, consumandolo con l’aggiunta di zucchero o latte, si raggiunge e si supera in men che non si dica l’apporto calorico giornaliero raccomandato dai nutrizionisti, con ripercussioni inevitabili sulla linea.

#5 SALTARE L’ALLENAMENTO

Prendersi del tempo solo per sé diminuisce considerevolmente lo stress. L’esercizio fisico può aiutare a proteggere dallo stress, riducendo notevolmente gli attacchi d’ansia; senza considerare che un allenamento costante consente di mantenere il peso stabile.

QUALI SONO GLI ATTEGGIAMENTI CORRETTI DA ADOTTARE?

#1 PRIMO RIMEDIO

Potenziare il “filtro cognitivo”: cioè aumentare il nostro livello di consapevolezza verso i processi che ci causano stress.

# SECONDO RIMEDIO

Il secondo rimedio prevede il riposo. Il relax è essenziale per combattere lo stress: impegni di lavoro o di famiglia impellenti possono farci entrare in un vortice che genera forte apprensione. Il segreto è spostare l’attenzione verso le proprie energie investendole in attività positive per il nostro benessere. Scegliete quindi di dedicare tempo a voi stessi con attività rilassanti e ricreative.

#3 TERZO RIMEDIO

Il terzo rimedio passa dall’esercizio fisico. Mentre l’assenza di movimento è un segnale di blocco leptinico, il movimento regolarizza la secrezione della leptina riportando in equilibrio il bilanciamento con il cortisolo.

#4 QUARTO RIMEDIO

Il quarto rimedio consiste nel non lasciare il senso di fame e della sazietà in completa balìa degli automatismi ormonali. Occorre recuperare un maggior rapporto con le sensazioni del proprio corpo.

Ricorda: Nessun equilibrio biochimico riesce ad essere più efficace dell’esercizio della consapevolezza. Riconoscere i fattori che generano stress nel nostro organismo è il primo fondamentale passo per combatterli e neutralizzarli.




Metà della popolazione mondiale potrebbe soffrire di miopia entro il 2050

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unnamed 4Circa 4,9 miliardi di persone, corrispondenti al 50 per cento della popolazione mondiale, potrebbe soffrire di miopia entro il 2050. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista National Science Review e condotto dagli esperti dell’Università del Michigan, i quali hanno stimato che la selezione naturale porta all’aumento di circa 100mila casi di questa particolare condizione ogni generazione.

“Gran parte del problema – spiega Jianzhi Zhang dell’Università del Michigan – è ambientale: si tende spesso a ritenere che la miopia possa derivare dalla quantità di tempo trascorsa davanti allo schermo, ma il nostro lavoro dimostra che molte delle varianti genetiche che aumentano il rischio di miopia sono anche associate con benefici riproduttivi”.   L’esperto aggiunge che questo implica un successo riproduttivo.

“Abbiamo scoperto – continua il ricercatore – che il rapido aumento della prevalenza della miopia è in parte dovuto alla selezione naturale per le mutazioni associate alla condizione stessa. Questo non significa che la miopia porti a particolari vantaggi, ma che le mutazioni genetiche sono associate a vantaggi riproduttivi non correlati alla miopia”. Il team ha esaminato i dati genetici e medici di 63.185 volontari di età compresa tra i 40 ei 69 anni che hanno partecipato allo studio UK Biobank, un progetto di ricerca a lungo termine che prevede la raccolta di campioni biologici allo scopo di identificare i fattori genetici e ambientali che contribuiscono allo sviluppo della malattia.

“I soggetti sono stati divisi in base alla loro età – continua Erping Long, collega e coautore di Zhang – abbiamo scoperto che la prevalenza della miopia è aumentata dal 24,4 al 41,0 per cento nei nati tra il 1940-44 e il 1965-69. Questo si traduce nella considerazione che la probabilità di sviluppare miopia all’età di 40 anni è aumentata dal 30,3 al 43,5 percento nell’arco di 25 anni”. I ricercatori hanno esaminato le variazioni genetiche associate a un aumentato rischio di miopia nel DNA dei soggetti e riscontrato 25 varianti che sembravano più comuni nelle generazioni più giovani.

“Secondo i nostri dati – sostiene Long – circa la metà dei geni collegati a un aumentato rischio di miopia sono anche associati a un migliore successo riproduttivo. Non è ancora chiaro il motivo di questa correlazione. Può darsi che tali mutazioni genetiche influenzino sia la miopia che la riproduzione o che la mutazione associata alla miopia si trovi accanto a una mutazione associata alla riproduzione nel genoma umano in modo tale che la prima sia indirettamente correlata alla seconda”. Per valutare l’impatto della selezione naturale e dei conseguenti cambiamenti genetici sulla prevalenza della miopia, gli autori hanno previsto cambiamenti nella prevalenza della miopia dovuti a cambiamenti genotipici.

“Nel corso dei 25 anni esaminati dallo studio – prosegue Zhang – i cambiamenti genetici hanno aggiunto 0,211 punti percentuali alla prevalenza della miopia, che equivale all’1,6 percento della prevalenza della miopia nello stesso periodo”. Gli esperti affermano che anche i fattori ambientali possono influenzare la prevalenza della miopia a livello generazionale. “Sulla base di un campione di popolazione britannica – concludono gli autori – la selezione positiva aggiunge 116.957 casi di miopia per generazione nel solo Regno Unito. Questo implica che la selezione ha un impatto sostanziale”. (AGI)




Uffa… che caldo!

caldo

caldoCiao ragazzi di Italian’News come va l’estate? bene? vi state rilassando in vacanza con i miei consigli?….Bene, oggi dato il caldo che sta facendo in questi giorni, volevo parlarvi del…..

CALDO: COME CONTRASTARE STANCHEZZA E SPOSSATEZZA

Finalmente estate! Sole, caldo, vacanze…peccato, però, che l’energia scarseggi.

La stanchezza che può facilmente comparire in estate è dovuta a molti fattori, quasi tutti riconducibili alle elevate temperature ambientali, specie se accompagnate da alti tassi di umidità.

L’organismo deve mantenere la costante propria temperatura interna, grossomodo intorno a 36-37°C, per permettere a tutte le reazioni biochimiche e ai meccanismi fisiologici essenziali per la vita di avvenire in modo ottimale. Per operare questa termoregolazione naturale in presenza di caldo e afa, il corpo utilizza diverse strategie. Innanzitutto, i vasi sanguigni si dilatano per permettere una maggiore dispersione del calore interno e ciò comporta una riduzione della pressione arteriosa che fa sentire particolarmente “mosci” e poco reattivi agli stimoli. Poi, soprattutto, si suda e attraverso il sudore vengono persi acqua e sali minerali preziosi per l’efficienza dell’organismo, in particolare, il potassio e il magnesio. Se non prontamente reintegrata, la perdita d’acqua può portare a stati di disidratazione più o meno severa che si manifestano con stanchezza muscolare, difficoltà a concentrarsi e sensazione di testa vuota, accompagnate da un’ulteriore riduzione della pressione sanguigna.

Tutte queste manifestazioni sono aggravate dalla contemporanea riduzione dei livelli di magnesio e potassio: il magnesio supporta diverse reazioni biochimiche coinvolte nella trasformazione delle sostanze nutrienti assunte con il cibo in energia e insieme al potassio interviene nei processi di contrazione muscolare e di trasmissione degli impulsi nervosi. A rischiare maggiormente la disidratazione e i suoi effetti più severi sono soprattutto gli anziani, i bambini nei primi anni di vita, chi suda molto, chi soffre di diabete (soprattutto se non ben controllato dalle terapie) o di malattie renali.

Questi gli argomenti del post di oggi…..

Caldo e pressione bassa

Perché i primi caldi sono più pericolosi?

Qualche rimedio utile

Reintegrare l’acqua e i sali minerali

Indossare abiti leggeri e chiari

Perché scegliere pasti leggeri e di facile digestione

Consigli pratici per mangiare sano

La vasodilatazione periferica in ambienti caldi porta con sé alcuni svantaggi, legati all’abbassamento della pressione arteriosa. Se la superficie capillare aumenta, infatti, la pressione del sangue si riduce e questo può causare qualche problema, soprattutto ai soggetti che lamentano già livelli pressori inferiori alla norma o soffrono di problemi cardiocircolatori. Questo perché in simili circostanze l’apporto di sangue al cervello diminuisce, per cui il soggetto può sentirsi affaticato, assonato e privo di energie, fino ad avvertire un senso di mancamento.

Tali sensazioni possono essere aggravate dalla disidratazione. La perdita importante di liquidi corporei con la sudorazione, infatti, riduce il volume ematico e ciò contribuisce ulteriormente ad abbassare la pressione arteriosa, accentuando problemi di stanchezza, sonnolenza e vertigini.

Se poi il riscaldamento dell’organismo è particolarmente rapido e violento, la brusca vasodilatazione periferica può portare ad una caduta pressoria talmente rapida e importante da generare uno stato di shock. Quando invece l’esposizione al calore è prolungata, il calo della pressione arteriosa dovuto alla marcata vasodilatazione, con edema (gonfiore) delle zone periferiche, può portare a svenimento (perché riduce la gittata cardiaca).

Ai primi sintomi di mancamento – come vertigini, sudore freddo, offuscamento visivo o secchezza delle fauci – è opportuno far assumere al soggetto una posizione distesa con le gambe sollevate rispetto al busto.

PERCHÉ I PRIMI CALDI SONO PIÙ PERICOLOSI?

I primi giorni caldi dell’anno sono anche quelli più insidiosi per l’organismo, poiché è maggiore il rischio di ipertermia (aumento eccessivo della temperatura interna) e colpi di calore.

La serie di meccanismi adattativi messa in atto dall’organismo per impedire aumenti eccessivi della temperatura interna prende il nome di acclimatazione al caldo (o acclimatamento).

Sebbene l’organismo possieda dei meccanismi difensivi immediati contro le alte temperature ambientali (basti pensare alla sudorazione), occorrono 7-10 giorni affinché l’acclimatazione al caldo sia completa.

Durante l’acclimatamento:

aumenta il flusso di sangue alla pelle per facilitare la dispersione termica;

aumenta la capacità di produrre sudore (che raddoppia dopo 10 giorni);

la sudorazione corporea risulta più uniforme e omogenea nelle varie aree cutanee;

si riduce la quantità di sali minerali presenti nel sudore (per ridurre le perdite saline);

avvengono degli adattamenti cardiocircolatori (come l’aumento della volemia) per sostenere la pressione arteriosa e le modificazioni circolatorie indotte dalla vasodilatazione cutanea;

si riduce la soglia di sudorazione (grazie al minor innalzamento della temperatura corporea in risposta alle medesime condizioni ambientali).

L’acclimatamento garantisce quindi una termoregolazione più efficace ed efficiente, permettendo di tollerare meglio le alte temperature.

QUALCHE RIMEDIO UTILE

REINTEGRARE L’ACQUA E I SALI MINERALI

Per evitare gli effetti negativi associati alla disidratazione è importante bere più volte al giorno, anche quando si ha poca sete, garantendo così all’organismo il giusto apporto di acqua e sali minerali. Si tratta di un consiglio valido per tutti, ma particolarmente importante per i bambini piccoli, per le persone con più di 65 anni e per chi pratica un’attività sportiva. Un valido aiuto può arrivare anche dagli integratori di potassio, magnesio e vitamine: la loro assunzione, indicata per chi si sente più stanco e spossato, contribuisce a ridurre l’affaticamento, a migliorare le prestazioni muscolari e a tutelare l’attività delle cellule nervose.

INDOSSARE ABITI LEGGERI E CHIARI

In caso di temperature ambientali particolarmente elevate, specie se associate ad alti tassi di umidità, è molto importante adottare alcuni accorgimenti nella scelta del vestiario.

Il primo consiglio è quello di preferire abiti chiari, evitando quelli scuri. Questi ultimi, infatti, assorbono i raggi del sole, caricando l’organismo di energia termica radiante e aumentando le probabilità di surriscaldamento. Viceversa, gli abiti chiari riflettono la luce attenuando questa forma di trasferimento di calore mediata dai raggi solari.

Il secondo fattore importante riguarda la scelta del materiale con cui sono fatti i vestiti, che dev’essere sottile e traspirante. Materiali come il lino e il cotone rappresentano in tal senso un’ottima scelta. Andrebbero invece evitati materiali sintetici impermeabili, poiché ritardano l’evaporazione del sudore e con essa la dispersione termica.

Il terzo fattore riguarda l’aderenza del vestiario. Quando fa caldo è bene preferire vestiti larghi e comodi, per permettere la libera circolazione dell’aria tra la pelle e l’ambiente. Per contro, un abito aderente simula condizioni di assenza di vento, perciò priva l’organismo della possibilità di disperdere calore per convezione. Quando manca il ricambio di aria a causa dell’estrema aderenza dell’indumento, l’aria che si trova in prossimità della cute viene scaldata comportandosi come uno schermo isolante che si oppone ad ulteriori perdite di calore per conduzione. Se invece l’aria può circolare liberamente nel vestiario, i flussi di aria più fredda ricambiano continuamente quella ormai riscaldata che si trova in prossimità della cute.

L’ultimo fattore degno di nota riguarda il cambio dei vestiti bagnati nel corso di un’attività sportiva o lavorativa. Si tratta di un’abitudine tanto diffusa quanto sbagliata, poiché ritarda lo scambio di calore. Occorre infatti considerare che la perdita di calore per evaporazione del sudore si verifica solo quando gli indumenti sono bagnati; non è infatti il sudore in sé a sottrarre calore all’organismo, bensì la sua evaporazione.

PERCHÉ SCEGLIERE PASTI LEGGERI E DI FACILE DIGESTIONE

Anche seguire un’alimentazione corretta ed equilibrata aiuta a prevenire la spossatezza e la stanchezza tipiche della stagione estiva. Quando la temperatura ambientale è elevata, il flusso di sangue a livello cutaneo aumenta per favorire la dissipazione di calore e il raffreddamento degli organi interni. In occasione di giornate particolarmente calde o durante attività fisiche intense, fino al 15-25% del sangue espulso dal cuore ad ogni battito passa attraverso la cute. Possiamo pensare al sistema circolatorio come un insieme di vasi regolati da moltissimi rubinetti, che a seconda delle condizioni possono essere più (vasodilatazione) o meno (vasocostrizione) aperti. Dunque, quando fa caldo avremo un’apertura dei rubinetti a livello cutaneo, con conseguente aumento del flusso di sangue alla pelle. La vasodilatazione comporta una riduzione delle resistenze periferiche, quindi riduce la pressione arteriosa. Quando il calo pressorio diviene importante può dare problemi di stanchezza e vertigini fino allo svenimento, poiché il cervello mal sopporta una riduzione dell’afflusso di sangue. Per evitare bruschi cali pressori, quando fa molto caldo alla vasodilatazione cutanea tende ad associarsi una vasocostrizione in altri distretti corporei, che possono sopportare una temporanea riduzione del flusso di sangue. Tra questi distretti, uno dei più importanti è quello viscerale. In parole povere, l’aumento di flusso sanguigno a livello cutaneo è compensato da una riduzione del flusso ematico a livello viscerale, al fine di evitare bruschi cali della pressione arteriosa e mantenerla a un livello accettabile. Se si consuma un pasto particolarmente pesante, l’apparato digerente sequestra grosse quantità di sangue necessarie a sostenere i processi digestivi. Di conseguenza, l’afflusso di sangue a livello cutaneo e la termodispersione vengono penalizzati, così come la pressione arteriosa che può ridursi al punto da causare capogiri e malessere. Se invece i pasti consumati sono leggeri e di facile digestione, le quantità di sangue richieste dall’apparato digerente sono basse, a tutto favore dell’equilibrio cardiocircolatorio e della termoregolazione.

CONSIGLI PRATICI PER MANGIARE SANO

Innanzitutto, suddividere correttamente l’apporto di tutti i nutrienti nell’arco della giornata evitando pasti frugali a pranzo che costringono poi a scorpacciate serali poco sane e che, appesantendo l’apparato gastrointestinale, ne rallentando i processi digestivi. Concentrarsi sulla masticazione in quanto il processo digestivo inizia, come noto, proprio nella bocca attraverso lo sminuzzamento e l’azione biochimica della saliva.

Per ciò che concerne la dieta, preferire cibi “light” e poco elaborati, ricchi di vitamine e minerali soprattutto magnesio e potassio che favoriscono il riposo oppure contenenti ferro che contrasta l’anemia e gli stati di stanchezza nei casi di una aumentata perdita (mestruazioni ad esempio) o di aumentato fabbisogno (gravidanza, allattamento, accrescimento, senescenza). Via libera a frutta e verdura di stagione, cereali integrali quali il riso ricco in triptofano, un aminoacido precursore della melatonina, l’ormone del sonno. Inoltre, frutta, verdura, cereali, frutta secca, semi oleosi e germogli contengono vitamine del gruppo B, omega 3, acido folico, minerali e fibre utili per l’apporto di tutti gli elementi di cui il nostro organismo necessita per rimanere in salute e di componenti ad azione antiossidante.

Uno spuntino a base di yogurt senza zucchero, poi è l’ideale per il ricco contenuto di probiotici a sostegno dell’apparato intestinale, da preferire a merendine o snack industriali.

Infine, come già sottolineato poc’anzi, non trascurare l’apporto di liquidi: un paio di litri d’acqua al giorno mantengono il giusto livello di idratazione e purificano dalle scorie.

Ciao e al prossimo articolo e Buone Vacanze in forma




Oltre 3 mila candidati per le prove del vaccino anti Covid allo Spallanzani

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170118437 7e2bca07 9f03 4e1d adff 5b5acaf45b05Sono oltre tremila le persone che hanno inviato una candidatura in qualità di volontario allo Spallanzani per le prove del vaccino anti Covid ‘Made in Italy’, che inizieranno il 24 agosto. È quanto si apprende dal direttore sanitario dell’ospedale romano, Francesco Vaia, il quale precisa che si sta procedendo alla loro selezione (in tutto saranno 90 volontari). L’ospedale spiega, inoltre, in una nota che “questa mattina sono state effettuate le visite di screening dei candidati all’arruolamento per lo studio del vaccino GRAD-CoV2”.

La nota sottolinea come “i test di screening saranno effettuati per tutto il corso dello studio e serviranno a selezionare le persone idonee per testare la sicurezza del vaccino in questa fase precoce di sperimentazione (Fase I). Sulla base della selezione effettuata allo screening, si prevede di vaccinare il primo gruppo di 3 volontari tra il 24 ed il 26 agosto”.

“Nel corso dei giorni successivi” infine “i volontari vaccinati saranno attentamente monitorati. Se non si osserveranno eventi avversi significativi, i successivi 3 volontari, che riceveranno una dose piu’ alta di vaccino, saranno vaccinati tra il 7 ed il 9 di settembre. L’Istituto, doverosamente e come sua consuetudine, terrà aggiornata la pubblica opinione con un punto stampa settimanale”. (AGI)




Come le donne possono combattere il gonfiore e la ritenzione idrica

art flavio

art flavioAmici ciao, come state? Eccomi qua di nuovo, scusate ma sono stato un pò occupato riprendendo il lavoro e poi fatto chiudere di nuovo dopo soli 12 giorni per via del Corona Virus. Ma lasciamo stare, meglio…

Oggi vi parlo di un problema molto comune nelle donne…..

COME COMBATTERE RITENZIONE IDRICA E PANCIA GONFIA!

Con l’articolo di oggi voglio rivolgermi a tutte quelle donne che, per costituzione fisiologica o a causa degli sbalzi ormonali, hanno avuto a che fare con i fastidiosi gonfiori addominali e con la ritenzione idrica che causa il tanto odiato e temuto inestetismo della cellulite, ossia la predisposizione dei tessuti del corpo a trattenere liquidi in eccesso con conseguente pesantezza e per l’appunto gonfiore. Il nostro obiettivo è illustrarvi le cause, ma soprattutto i rimedi per contrastarli.

COS’È LA RITENZIONE IDRICA

Il termine “ritenzione idrica” viene utilizzato per indicare la tendenza a trattenere liquidi nell’organismo. Il ristagno di questi fluidi è generalmente superiore nelle zone predisposte all’accumulo di grasso (addome, cosce e glutei). Il segno principale della ritenzione idrica è l’edema, ovvero un accumulo di liquidi negli spazi interstiziali dell’organismo, il cui sintomo più evidente è un anomalo gonfiore. A causa dell’alterata circolazione venosa e linfatica insieme a questi liquidi ristagnano anche numerose tossine che alterano un metabolismo cellulare già compromesso dal ridotto apporto di ossigeno e nutrienti.

RIMEDI: ATTIVITÀ FISICA

Non esiste una specifica attività per sgonfiare, ovvero per ridurre la ritenzione idrica. La verità è che tutti gli sport, fatti come si deve, migliorano la circolazione sanguigna ed hanno un effetto benefico.

Se l’obiettivo è ripristinare il ritorno venoso, muoversi costantemente è il primo step. L’arma principale per combattere la ritenzione idrica rimane dunque l’attività fisica. Il movimento, purché sia eseguito regolarmente e con razionalità, contribuisce, infatti, a riattivare e rinforzare il microcircolo.

Partendo dal nostro quotidiano, l’esercizio più indicato è una sana e tranquilla passeggiata.

Altrettanto valide alternative sono nuoto e bicicletta.

In palestra al termine della seduta lo stretching è opportuno abbinare esercizi di controllo respiratorio magari eseguiti con le gambe in alto per favorire il ritorno venoso e l’eliminazione delle tossine prodotte.

RIMEDI: ALIMENTAZIONE

È fondamentale consumare molta frutta e verdura di stagione ed in particolare quella ricca di acido ascorbico, una vitamina che protegge i capillari sanguigni. Gli alimenti più ricchi di questa sostanza, meglio conosciuta come vitamina C, sono alcuni frutti freschi (quelli aciduli, agrumi, ananas, kiwi, fragole, ciliegie, ecc.), alcune verdure fresche (lattuga, radicchi, spinaci, broccoletti, ecc.), alcuni ortaggi freschi (broccoli, cavoli, cavolfiori, pomodori, peperoni) e tuberi (patate soprattutto se novelle).

Un giorno alla settimana, specie se successivo ad una grande abbuffata domenicale, è consigliata una dieta disintossicante particolarmente ricca di liquidi (the, tisane, succhi di frutta) e vegetali. È preferibile compensare la carne con il pesce, più digeribile. Durante queste 24 ore andranno aboliti anche i grassi ad eccezione dell’olio di oliva e degli oli di semi.

ALIMENTI SGONFIANTI

Fra gli alimenti per sgonfiare la pancia sono da preferire:

– L’ananas ha proprietà sgonfianti grazie alla presenza di bromelina. Il maggior contenuto di bromelina è nella parte centrale dell’ananas, quella un po’ fibrosa, che in genere si butta;

– I mirtilli sono un altro ottimo aiuto per sgonfiare la pancia. Vanno bene sia freschi che in tisana;

– Le spezie: la menta facilita la digestione. È ottima, quindi, come tisana “sgonfia pancia”;

– Il peperoncino con la sua azione disinfettante, elimina i gas e le tossine intestinali che possono causare fermentazione e quindi aria nell’intestino;

– La cannella che agisce sul meteorismo e riduce la presenza del gas intestinale. Facilita anch’essa la digestione e migliora la stitichezza;

– Lo zenzero ha azione digestiva. È ottimo da consumare sia fresco che in forma di decotto, lasciando bollire qualche pezzetto di radice in acqua bollente per una decina di minuti.

ALLEATO: L’ACQUA

L’acqua non è solo essenziale per mantenere un buon stato di salute, è anche fondamentale per contrastare la ritenzione idrica. Una corretta idratazione è infatti una delle soluzioni più semplici ed efficaci per combattere la ritenzione idrica. Bisogna pertanto sforzarsi di consumare almeno un paio di litri di acqua al giorno.

Alcune bevande alcoliche e non (come aranciate, bibite, cola, succhi di frutta, birra, caffè zuccherato, tè, ecc.) oltre a fornire acqua apportano anche altre sostanze che contengono calorie (zuccheri, alcol) o che sono farmacologicamente attive (ad esempio caffeina). Queste bevande vanno quindi usate con moderazione. È invece consigliato l’utilizzo di acque oligominerali o minimamente mineralizzate.

NEMICO: IL SALE

È importante ridurre il sale: meno sodio, meno ritenzione idrica e depurazione più veloce del corpo! il sale, infatti, trattiene i liquidi che occupando gli interstizi tra le cellule, ostacolano la circolazione e trattengono le tossine all’interno dell’organismo, per esempio contribuendo alla formazione della cellulite.

ALTRI FATTORI CHE POSSONO DETERMINARE IL GONFIORE ADDOMINALE

Il gonfiore addominale ha fra le cause scatenanti:

La presenza di aria nella pancia e nell’intestino: questa può essere dovuta alla troppa aria che ingeriamo durante i pasti. Ciò si deve, da un lato, al consumo di certi alimenti, come legumi, cibi lievitati, alcol, che fermentano nell’intestino. Dall’altro, potrebbe essere dovuta a una cattiva digestione, soprattutto se si tendono a mangiare alimenti troppo grassi che l’organismo fa più fatica a digerire;

La presenza di malattie croniche e infiammatorie: fra queste le più frequenti sono il colon irritabile, l’appendicite infiammata, la celiachia o le intolleranze alimentari;

La sindrome premestruale e la menopausa: chi soffre di variazioni ormonali legate al ciclo, tende a gonfiarsi come un palloncino qualche giorno prima dell’arrivo del ciclo, per poi tornare alla normalità una volta finito;

La presenza di disbiosi intestinale: è la condizione che si sviluppa quando la flora batterica intestinale non è più efficiente per cui nel colon si sviluppano batteri “cattivi” che causano tutta una serie di disturbi e fastidi. Per maggiori informazioni sulla disbiosi e su come riconoscerla, leggi lo speciale che trovi qui;

Lo stress è causa di un gran numero di disturbi. Fra questi ci possono essere la pancia dura e il gonfiore addominale, soprattutto se sei il tipo che tende a somatizzare e a sfogare le tensioni di pancia.

UN ULTIMO CONSIGLIO: GODERSI DEL SANO RELAX

Una bella sudata in palestra, magari accompagnata da una sauna o da un bagno turco rilassante, stimolerà ulteriormente il drenaggio dei liquidi e l’eliminazione di tossine.

Liberarsi della pancia gonfia e degli inestetismi della cellulite è possibile! Ma per farlo non è sufficiente leggere questi pochi ma efficaci consigli, ma metterli in pratica ogni giorno mi raccomando!

Ciao ci sentiamo al prossimo articolo e viva lo sport e il benessere!




Un’analisi del sangue riconosce 5 tumori 4 anni prima

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40229b5b4ab663d5881e9022f16ce61eUna tecnica basata sull’analisi del sangue riconosce cinque forme di tumore comuni con un anticipo di quattro anni rispetto alle tecniche tradizionali. Lo indica la ricerca internazionale pubblicata su Nature Communications e coordinata dall’Università della California a San Diego. La tecnica, chiamata PanSeer, riconosce precocemente nel 91% dei casi, i tumori di stomaco, esofago, colon retto, polmoni e fegato in persone senza sintomi, e in futuro potrebbe entrare nella routine delle analisi di controllo.

Coordinata da Kun Zhang, dell’Università della California a San Diego, il test promette di avere importanti ricadute sulla sopravvivenza dei malati di tumore grazie alla diagnosi molto precoce, che permette di intervenire con farmaci o con la chirurgia quando il tumore è gli inizi della sua formazione.

Non si tratta certamente, rilevano i ricercatori, di ‘indovinare’ se una persona si ammalerà: quelli che il test va a cercare sono i segnali, estremamente precoci, di un cambiamento in atto nel modo in cui si replica il Dna. La tecnica va infatti a cercare nel sangue le firme della metilazione, ossia del processo che in condizioni normali accompagna la replicazione del Dna, ma che in presenza di tumori può subire delle alterazioni.

La tecnica è stata messa alla prova su 605 individui asintomatici, a 191 dei quali in seguito è stato diagnosticato un tumore. A questi test si sono aggiunti quelli condotti su 223 persone con tumore e su 200 tessuti tumorali. Il risultato è stato incoraggiante perché ha dimostrato di poter fare una diagnosi per cinque forme diffuse di tumore. (ANSA)




Messina: siglato accordo tra l’Universitá e il “Mayo Clinic College of Medicine of Science” (USA)

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20mayoL’Università di Messina ha siglato un accordo di cooperazione con il “Mayo Clinic College of Medicine and Science” che permetterà a docenti e studenti di partecipare reciprocamente a numerose opportunità professionali e formative riguardanti la didattica, la ricerca e la cura del paziente.
“L’ampio sistema di Mayo Clinic Health è costituito da più di 70 ospedali e cliniche con 3 sedi principali, tra cui Rochester (Minnesota), Jacksonville (Florida) e Scottsdale (Arizona), ed è uno dei più prestigiosi Centri clinici statunitensi, sono quindi molto soddisfatto per la sigla di questo accordo- ha commentato il Rettore Salvatore Cuzzocrea – perchè è il riconoscimento del valore della Scuola Medica Peloritana”.
La Mayo Clinic Health impiega oltre 4.500 medici e scienziati, insieme ad altri 58.400 membri del personale amministrativo e del personale sanitario alleato ed è la sede della top-ten della Mayo Clinic Alix School of Medicine, con i più alti standard di qualità, oltre a molti dei più importanti programmi di specializzazione negli Stati Uniti.
“Questo prestigioso accordo- ha commentato il professor Antonino Germanà, Prorettore all’Internazionalizzazione – è un ulteriore tassello che rende l’Ateneo sempre più cosmopolita. Con questa sigla annualmente saranno offerti programmi di scambio per favorire la formazione di medici dotati delle conoscenze multidisciplinari teorico-pratiche e metodologiche per la promozione della salute, la prevenzione e la cura delle malattie in un contesto internazionale. La Mayo Clinic, tra l’altro, secondo la classifica stilata da U.S.News per il 2019/20, è il migliore ospedale americano”.
Responsabili scientifici dell’accordo sono il professor Giuseppe Santoro, Coordinatore del Corso di Studio Internazionale in “Medicine and Surgery”, e il professor Rodolfo Savica del Department of Neurology (Mayo Clinic, Rochester, Minnesota, USA). (aise) 




Così i raggi Uv uccidono il coronavirus in pochi secondi

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141156372 61496078 a8fd 42bc 90e8 87c1ec414fffTorna a far parlare il lavoro del gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto nazionale tumori (Int) e dell’Irccs Fondazione Don Gnocchi sugli effetti letali della luce ultravioletta contro il coronavirus Sars-CoV-2. Gli scienziati italiani hanno dimostrato che i raggi Uv possono uccidere il nuovo coronavirus anche in pochi secondi.

Stando a quanto pubblicato su due preprint di Medrxiv la luce ultravioletta a lunghezza d’onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al Mercurio (usate ad esempio negli acquari per mantenere l’acqua igienizzata), ma anche i raggi ultravioletti del sole, hanno un’ottima efficacia nel neutralizzare il coronavirus SARS-COV-2.

È ben noto il potere germicida della luce UV-C (che ha tipicamente una lunghezza d’onda di 254 nanometri, ovvero 254 miliardesimi di metro) su batteri e virus, una proprietà dovuta alla sua capacità di rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi.

I risultati dei test

Diversi sistemi basati su luce UV-C sono già utilizzati per la disinfezione di ambienti e superfici in ospedali e luoghi pubblici. Tuttavia, per quanto spesso questa tecnologia venga richiamata pubblicamente a livello internazionale anche per la lotta alla diffusione della pandemia COVID19, una misura diretta della dose di raggi UV necessaria per rendere innocuo il virus non era stata ancora effettuata e finora erano state considerate dosi con valori tra loro molto contraddittori, derivati da altri lavori scientifici riguardanti precedenti esperimenti su altri virus.

“Abbiamo illuminato con luce UV soluzioni a diverse concentrazioni di virus, dopo una calibrazione molto attenta effettuata con i colleghi di INAF e INT” dice Mara Biasin, Docente di Biologia Applicata dell’Università Statale di Milano “e abbiamo trovato che è sufficiente una dose molto piccola – 3.7 mJ/cm2 , cioè equivalente a quella erogata per qualche secondo da una lampada UV-C posta a qualche centimetro dal bersaglio- per inattivare e inibire la riproduzione del virus di un fattore 1000, indipendentemente dalla sua concentrazione”.

Andrea Bianco, Tecnologo INAF aggiunge: “Con dosi così piccole è possibile attuare un’efficace strategia di disinfezione contro il coronavirus. Questo dato sarà utile a imprenditori e operatori pubblici per sviluppare sistemi e attuare protocolli ad hoc utili a contrastare lo sviluppo della pandemia”.

Sole ovviamente più efficace in estate

Il risultato ottenuto è stato molto importante anche al fine di validare uno studio parallelo, coordinato da INAF e Università degli Studi di Milano, per comprendere come gli ultravioletti prodotti dal nostro Sole, al variare delle stagioni possano incidere sulla pandemia, inattivando in ambienti aperti il virus presente in aerosol, contenuto ad esempio nelle piccolissime bollicine prodotte dalle persone quando si parla o, peggio, con tosse e starnuti.

In questo caso ad agire non sono i raggi ultravioletti corti UV-C (anch’essi prodotti dal Sole, ma assorbiti dallo strato di ozono della nostra atmosfera) bensì i raggi UV-B e UV-A, con lunghezza d’onda tra circa 290 e 400 nanometri, quindi maggiore degli UV-C. In estate, in particolare nelle ore intorno a mezzogiorno, bastano pochi minuti perché la luce ultravioletta del Sole riesca a rendere inefficace il virus, come dimostrato da una recente misura in luce UV-A e UV-B dal Laboratorio di Biodifesa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Tali risultati sono in buon accordo anche con quelli del primo articolo poc’anzi descritto, se opportunamente rapportati alle lunghezze d’onda più lunghe degli UV-B e UV-A. Fabrizio Nicastro, ricercatore INAF commenta: “Il nostro studio sembra spiegare molto bene come la pandemia COVID19 si sia sviluppata con più potenza nell’emisfero nord della Terra durante i primi mesi dell’anno e ora stia spostando il proprio picco nei Paesi dell’emisfero sud, dove sta già iniziando l’inverno, attenuandosi invece nell’emisfero nord”. (AGI)