Guatemala. Programma “Italo Salud”, sinergie virtuose del Sistema Italia

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italoIn Guatemala la coordinazione fra il Com.it.es e la “Asociación Médica de Especialidades”, un fornitore di servizi medici di alta qualità, hanno dato vita al programma Italo, un prodotto a bassissimo costo che permette ai nostri connazionali e non solo, di accedere ha una serie di importanti sconti nell’ambito medico che spazia dall’acquisto di medicinali, all’uso di laboratori clinici e di immagine, a visite specialistiche ed anche a servizi medici ospedalieri.

L’Associazione Italiana di Beneficenza, condividendo l’importanza del settore sanitario, ha deciso di includere il programma Italo tra i benefici dei propri soci, potenziando in questo modo i servizi per la comunità italiana e non solo.

Oggi parliamo con i rappresentanti delle istituzioni che hanno reso possibile la creazione e la messa im essere di questo programma, affinché illustrino più in dettaglio le componenti dello stesso.

Iniziamo con la dottoressa Flavia Cerroni presidente del Com.it.es Guatemala che ci illustra com´é nata l´idea del programma.

90da54f3 a847 44ee 9169 043d2594cb2f”Il Com.it.es di Guatemala, nella sua fase iniziale di attività, ha affrontato le problematiche legate all’accesso alla sanità per la comunità italiana residente nel Paese. Il sistema sanitario pubblico in Guatemala è molto carente in termini di risorse, con ospedali e cliniche che spesso soffrono di scarsità di personale, attrezzature e medicinali. Allo stesso tempo è noto come il costo delle medicine e dei servizi sanitari privati in generale sia molto elevato soprattutto se non si è in possesso di una assicurazione sanitaria anch’essa spessa costosa. Questo crea una barriera significativa per la maggior parte della popolazione che non può permettersi di pagare per una copertura sanitaria adeguata, rendendo ancora più difficile per molti accedere a cure di qualità. Per queste ragioni, la Commissione Sanità del Com.It.Es, formata da consiglieri del Com.It.Es e alcuni membri esterni come Benedetta Poggio, ha cercato una soluzione che potesse offrire un aiuto concreto alla comunità italiana. ITALO è il risultato di questo lavoro: un programma di salute che offre sconti e accesso a servizi medici e sanitari non solo per la comunità italiana, ma anche per tutti coloro che hanno un legame con essa (imprese italiane, Club italiani, Istituto Italiano di Cultura, Dante Alighieri, ecc.).

Seguiamo con il Dottor José Domingo del Valle, Direttore medico della “Asociación Médica de Especialidades”, delegata all’amministrazione e coordinazione di Italo.

crescita serviziIl programma Italo-Salud è un programma nato su richiesta del consiglio direttivo del Com.it.es di Guatemala nel 2023.

in quell’occasione si è cercato di creare un programma che favorisse i membri della comunità italiana residenti in Guatemala e gli affiliati alle varie istanze del Sistema Italia, con benefici nell’ambito della salute. A tal fine, è stata creata una rete di alleanze strategiche con prestigiosi fornitori di attivitá sanitarie del Paese, con l’obiettivo di coprire l’intera catena di servizi che possono essere richiesti.

In questo modo, si é iniziato formando un team di medici specializzati nelle aree più richieste della medicina, laboratori, centri diagnostici e di immagini, geograficamente distribuiti all’interno della capitale, una catena di farmacie con copertura in tutta la repubblica, tre ospedali di vario livello, per offrire diverse opzioni in base alla capacità economica ed alle aspettative di ciascun integrante di Italo.

Poiché questo programma non è un’assicurazione medica in quanto tale, ma un programma di benefici, i membri del programma hanno accesso illimitato e senza restrizioni a nessuno dei servizi alleati ed è consentito coprire aree della medicina che di solito non sono coperte da programmi assicurativi, come nutrizione, psicologia, odontoiatria, medicina estetica, omeopatia, chirurgia plastica, educazione speciale, ecc.

Italo-Salud lavora con una tecnologia avanzata che permette ad ogni iscritto di avere una tessera digitale, unico requisito per accedere ai benefici. Presentando la sua carta ha accesso immediato agli sconti ed ai vantaggi corrispondenti. Non ha limiti, pre-autorizzazioni, moduli o procedure farraginose.

Il programma non ha limiti di età, non gestisce condizioni preesistenti o massimi a vita in modo tale che sia l’iscritto stesso a decidere quanto vuole utilizzarlo e quanti benefici vuole usufruire del programma. “QUESTO È UN PROGRAMMA SENZA SCOPO DI LUCRO”.

In futuro, crediamo che, con il massiccio coinvolgimento della comunità italiana in Guatemala, questo sarà l’inizio di un programma più ampio, con più benefici che garantisca agli iscritti l’accesso a vantaggi sanitari e di assistenza sociale di livello dignitoso.”

Infine è il turno del signor Giovanni Caridi presidente dell’associazione italiana di beneficenza che ci illustra ulteriori aspetti di Italo.

48251f78 3985 4eed acfd 6095bc44b2f9“In un paese dove tutto ha un costo e soprattutto il paragone con l’Italia ha pochi punti di contatto quando si parla di salute dell’individuo, l’Associazione Italiana di Beneficenza, meglio conosciuta come Club Italiano, ha ritenuto opportuno includere tra i servizi ai suoi soci il programma Italo Salud. Italo Salud nasce da un’idea molto felice di provare a offrire vantaggi economicamente tangibili a un’ampia platea di persone con un occhio di riguardo alle origini italiane, quindi il passo successivo, nato dalla proposta di Benedetta Poggio ex tesoriera della Giunta Direttiva del Club Italiano, è stato di includerlo come beneficio nella quota di affiliazione al club di ciascun socio. Tutto considerato, ci sono dei servizi che fanno parte della struttura del club, ma Italo Salud è un programma di benefici economici nel campo della salute che di sicuro, se ben sfruttato e per le sue potenzialità, garantirà un risparmio consistente a moltissime famiglie visto che in Guatemala l’avere una assicurazione sanitaria è fondamentale, ha una altissima incidenza economica sul singolo individuo e i costi per curarsi sono proibitivi. Siamo certi che Italo Salud sarà apprezzato da tutti, anche perché vedersi fare un corposo sconto su una prestazione sanitaria costosa fa piacere a chiunque.”




“Nelle spugnette batteri come nelle feci”: i consigli per gli acquisti dell’infettivologo

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spugnette bassetti 1024x576Matteo Bassetti alle prese con il “problema delle spugnette”: il noto infettivologo questa volta dai social elargisce consigli spiccioli per l’igiene di casa. Nel mirino le usatissime spugnette gialle e verdi, “ricettacolo di batteri”. Uno studio condotto su 14 spugnette da parte di ricercatori tedeschi ha trovato due batteri responsabili dell’odore cattivo tipico delle spugnette usate: gli inquilini puzzolenti sono Morganella e Serratia.

“IN UNA SPUGNETTA BATTERI 10 VOLTE TANTO LA POPOLAZIONE DELLA TERRA”

Ma il problema è la loro concentrazione: “Sapete quanti batteri ci sono qui all’interno di una spugnetta usata?”, chiede rivolgendosi ai suoi follower, da una vasca-lavandino in pietra, sfoggiando tre le mani due esemplari degli oggetti incriminati. Ebbene la risposta ce la può dare solo lui, che di batteri se ne intende: “Ce ne sono quasi 10 volte la popolazione di tutta la terra, miliardi di batteri, una concentrazione così alta c’è solo nelle feci”, aggiunge aumentando esponenzialmente la sensazione di disgusto in chi lo ascolta.

UNA SOLA SOLUZIONE POSSIBILE: BUTTARLE DOPO UNA SETTIMANA

Allora, caro Bassetti, cosa dobbiamo fare per salvarci dalle temibili spugnette? Possiamo provare e pulirle, le immergiamo nell’ amuchina? Neanche pensarlo perché “se le bolliamo e igienizziamo non serve, i batteri rimangono all’interno”, smonta ogni velleità l’infettivologo. “L’unica soluzione è rassegnarsi a cambiare la spugna della cucina una volta a settimana”, sentenzia Bassetti. Insomma tocca “buttarle via e comprarle di nuovo”, dopo sette giorni di utilizzo.
Una domanda sorge spontanea: il discorso vale proprio per tutti i tipi di spugna? E quelle in silicone sponsorizzate come ‘antibatteriche’? Solo il prossimo post di Bassetti potrà svelarcelo…

agenzia DIRE – www,dire.it




Boston capitale delle scienze della vita: Italia protagonista a Bio 2025

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17bioitaUn ecosistema nazionale che si racconta e si presenta coeso al più importante evento al mondo sulle biotecnologie. Nel primo giorno della BIO International Convention di Boston è stato inaugurato il padiglione italiano organizzato dall’Agenzia Ice, insieme ai Ministeri degli Esteri e delle Imprese e del Made in Italy, con il supporto di Farmindustria, Federchimica Assobiotec e Invitalia. Il padiglione ospita innovazioni biomediche di aziende leader ed emergenti, che si presentano affiancate da cluster regionali, parchi scientifici, fondazioni di ricerca e agenzie di attrazione investimenti, pronti a illustrare a partner e investitori stranieri le opportunità di insediamento nei principali ecosistemi biotech del Paese.
In concomitanza con l’apertura della Convention il Consolato Generale a Boston ha ospitato una tappa del Montalcini Global Biotech Tour, il programma di eventi promosso da Agenzia ICE e MAECI per proiettare nel panorama internazionale le imprese biotech emergenti italiane.
L’incontro ha riunito la delegazione italiana e gli interlocutori statunitensi dell’ecosistema di Boston per un evento che si inserisce nell’ambito delle azioni strategiche individuate dal Tavolo di lavoro per l’internazionalizzazione delle industrie nel settore delle biotecnologie. L’appuntamento fa parte del calendario ufficiale del Tour – che tocca i maggiori hub globali, da San Francisco a Singapore – e punta a tradurre sul mercato USA gli indirizzi strategici elaborati dal think tank coordinato dalla Farnesina, favorendo nuove partnership industriali e scientifiche. Più di 150 gli stakeholder selezionati presenti, tra personalità accademiche, investitori e grandi aziende internazionali del settore.
Fino al 19 giugno la BIO accoglierà circa 20mila professionisti da oltre 60 Paesi, con meeting B2B, conferenze scientifiche e sessioni dedicate agli investitori.
Il Padiglione Italia ospiterà decine di appuntamenti di presentazione e incontri con potenziali partner industriali, venture capital, università ed enti di ricerca.
I NUMERI DEL SETTORE
L’Italia è un attore di primo piano in Europa nel settore biotech: la filiera delle scienze della vita genera l’11% del PIL nazionale, e l’industria farmaceutica conta 770 siti produttivi, numero che posiziona il nostro Paese al secondo posto nell’UE (dati Istat). Sul fronte dei servizi industriali, l’Italia è prima in Europa per valore della manifattura CDMO (terzisti che si occupano sia della fase di sviluppo che della produzione), pari a 3,6 miliardi di euro, il 23% del totale UE (dati Farmindustria). Le esportazioni di farmaci e prodotti biotech italiani verso il resto del mondo hanno superato 52 miliardi di euro nel 2024, registrando la crescita più rapida tra le grandi economie europee nell’ultimo quinquennio (+60%, secondo dati Eurostat).
L’innovazione è sostenuta da investimenti in ricerca e sviluppo saliti a 2 miliardi di euro nel 2023 (+25% dal 2019) e da oltre 7mila addetti dedicati. Il capitale umano si alimenta con più di 76mila laureati e 350mila studenti ogni anno nei corsi life-science, mentre la produzione scientifica colloca l’Italia tra i leader mondiali per citazioni in diverse discipline delle scienze della vita (dati elaborati da Invest in Italy).
Anche negli scambi Italia-Stati Uniti il chimico-farmaceutico si conferma un pilastro: nel 2024 ha rappresentato il 18% delle importazioni complessive USA dal nostro Paese, secondo settore solo ai macchinari. In valore assoluto, le importazioni statunitensi di prodotti chimico-farmaceutici italiani hanno toccato 13,7 miliardi di dollari, con un balzo annuo del 31,4%. All’interno del comparto, il segmento biotech si distingue per dinamicità: le importazioni americane di soluzioni biotecnologiche made in Italy sono salite a 4,4 miliardi di dollari, segnando un incremento del +112% rispetto al 2023.
IL PADIGLIONE ITALIANO A BIO 2025
Le imprese italiane che raggiungono Boston presentano tecnologie che coprono l’intera filiera del life-science. Si va dagli organi-su-chip 3D “battenti” per test farmacologici ad alta predittività alle terapie basate su cellule staminali ematopoietiche; a queste si affiancano immunoterapie vegetali “first-in-class” per malattie autoimmuni, piattaforme di simulazione in silico e gemelli digitali che anticipano sicurezza ed efficacia di nuovi composti, oltre a diagnostica metabolica non invasiva alimentata da AI e strumentazione di microscopia super-risolutiva. Il fronte produttivo è presidiato da CDMO che spaziano dalla sintesi di API (principi attivi) complesse alla manifattura GMP di plasmidi e mRNA per vaccini e terapie, passando per la formulazione di farmaci solidi orali su larga scala.
Accanto a queste soluzioni, cluster regionali, parchi scientifici e agenzie di attrazione investimenti illustrano ecosistemi territoriali, incentivi e infrastrutture: dalle reti life-science ai programmi di insediamento promossi da numerose regioni e dall’unità nazionale Invest in Italy, passando per hub di precision medicine, parchi biotech e servizi IP specializzati.
Le aziende espositrici all’interno del padiglione italiano a BIO 2025 sono Anemocyte (Gerenzano, VA), BiomimX (Milano), Chemi (Cinisello Balsamo, MI), CrestOptics (Roma), Diamante (Verona), Genenta Science (Milano), ICROM (Concorezzo, MB), InSilicoTrials (Trieste), Math Biology (Roma), Menarini Biotech (Pomezia, RM), Valpharma International (Pennabilli, RN), oltre alla Fondazione Ri.MED, la Fondazione HEAL Italia, e la Società Italiana Brevetti, mentre tra le agenzie e cluster regionali sono presenti a Boston Bioindustry Park “Silvano Fumero”, Clust-ER Health Emilia-Romagna, Cluster Lombardo Scienze della Vita, Invest in Lombardy, Invest in Trentino, Invest in Tuscany, Life Science Cluster Friuli Venezia Giulia – Polo Tecnologico Alto Adriatico, Select Friuli Venezia Giulia, YesMilano. (aise) 




Alzheimer, una nuova speranza si affaccia all’orizzonte

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imagesUna notizia che accende una luce nel buio: un nuovo farmaco sperimentale contro l’Alzheimer, chiamato Retemida, ha mostrato risultati promettenti nei test clinici di fase 3 condotti negli Stati Uniti e in Giappone. Il farmaco non è una cura definitiva, ma sembra rallentare significativamente il declino cognitivo nei pazienti affetti da forme iniziali o moderate della malattia. Per milioni di persone nel mondo – pazienti e familiari – si tratta di una svolta attesa da decenni.

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa che colpisce la memoria, il linguaggio, il comportamento e l’autonomia. In Italia si stima che ne soffrano oltre un milione di persone, e il numero è destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione. I farmaci finora disponibili si sono dimostrati poco efficaci o gravati da pesanti effetti collaterali. Retemida, al contrario, agisce su una proteina tossica chiamata tau, riducendone l’accumulo nel cervello e rallentando la morte dei neuroni.

I ricercatori invitano comunque alla cautela: i risultati sono incoraggianti, ma servono ulteriori conferme. Inoltre, il farmaco potrebbe essere approvato solo nel 2026 e il costo, almeno inizialmente, sarà molto elevato. Tuttavia, l’ottimismo cresce: negli ultimi anni la ricerca ha compiuto passi da gigante anche grazie all’intelligenza artificiale, che consente di identificare precocemente i soggetti a rischio e sviluppare terapie personalizzate.

Nel frattempo, cresce anche l’attenzione verso la prevenzione: uno stile di vita sano, attività fisica regolare, dieta equilibrata, stimolazione mentale e controllo dei fattori di rischio cardiovascolare sembrano giocare un ruolo chiave nel ritardare l’insorgere dei sintomi.

Il cammino è ancora lungo, ma la direzione è quella giusta. E forse, per la prima volta, possiamo parlare dell’Alzheimer non solo come una condanna, ma come una sfida che la scienza può vincere.




Intossicati dal cloro in piscina, i medici: “Casi in aumento, sono sostanze pericolose”

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piscina 1024x576L’incidente avvenuto a Roma è solo l’ultimo di una serie di gravi episodi che si stanno verificando con sempre più frequenza nelle piscine italiane, e che mettono a rischio la salute dei cittadini. Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) intervenendo sul caso dei cinque bambini finiti in ospedale nel pomeriggio di domenica dopo un bagno in una piscina in un impianto nella zona della Borghesiana.
“I prodotti chimici normalmente utilizzati per la disinfezione delle acque delle piscine (ad esempio ipoclorito di sodio e di calcio, acido solforico, acido tricloroisocianurico, ecc.) sono classificati come pericolosi perché in gran parte corrosivi- spiega il presidente Sima, Alessandro Miani- Nel caso in cui ipocloriti e cloroisocianurati vengano a contatto con i correttori di acidità (acido solforico, cloridrico, ecc.) possono liberare cloro gassoso, gas tossico per inalazione responsabile di intossicazioni acute anche molto gravi”.

“In pochi sanno che sostanze molto diffuse come cloro e ammoniaca causano nell’uomo gravi ustioni a naso, gola, occhi, trachea e grandi vie aeree anche solo dopo pochi minuti dall’esposizione, e provocano spesso tosse ed emissione di sangue con l’espettorato, oltra a conati di vomito e difficoltà respiratorie – prosegue Miani -. L’intossicazione cronica da cloro porta a congiuntiviti, anemie, bronchite cronica, alterazioni neuropsichiche, turbe dispeptiche, alterazione dentaria, insufficienza renale, edemi. In caso di esposizione prolungata e massiccia si può arrivare a complicanze più gravi, come lesione delle vie aeree e infezioni polmonari. I casi di intossicazione nelle piscine italiane stanno purtroppo aumentando: tuttavia i soggetti più a rischio sono i lavoratori addetti alla produzione di insetticidi, disinfettanti, metallurgia, e quelli che operano nel campo della potabilizzazione delle acque”, conclude il presidente Sima.

Agenzia DIRE – www.dire.it




La rivista Time incorona due italiani tra le eccellenze della sanità

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italiani time 750x375La prestigiosa rivista Time ha incluso due figure italiane di spicco  nella sua lista delle 100 persone più influenti al mondo nel campo della salute. Si tratta di Francesco Rubino, responsabile della chirurgia metabolica e bariatrica al King’s College di Londra, e Lorenzo Guglielmetti, ricercatore impegnato nella lotta contro la tubercolosi. Un riconoscimento significativo per l’eccellenza italiana nel panorama sanitario globale.

Francesco Rubino inserito nella categoria “Leader” 

Francesco Rubino, 53 anni, nato a Cosenza e laureato in Medicina all’Università Cattolica Policlinico Gemelli di Roma, fa parte della categoria “Leader”. Nel 2024, Rubino ha guidato un team internazionale composto da oltre 50 esperti, su incarico della prestigiosa rivista scientifica Lancet, con l’obiettivo di riqualificare l’obesità come una vera e propria malattia, aprendo nuove prospettive per una diagnosi più accurata e terapie più efficaci. La sua leadership in questo campo ha avuto un impatto significativo sulla comunità medica globale, influenzando le linee guida cliniche e la percezione di una condizione che affligge milioni di persone in tutto il mondo.

Lorenzo Guglielmetti inserito tra i Catalysts

Lorenzo Guglielmetti, 42 anni, veronese, direttore del progetto EndTb, ha dedicato gran parte della sua carriera a Medici Senza Frontiere. La sua passione scientifica si è focalizzata sullo studio della tubercolosi resistente ai farmaci. Classificato tra i “Catalysts” da Time, Guglielmetti è co-ricercatore principale del progetto End Tb ed è l’autore di un articolo pubblicato nel 2025 sul New England Journal of Medicine, che ha introdotto tre nuovi regimi farmacologici orali per il trattamento della tubercolosi resistente alla rifampicina, con tempi ridotti e minori effetti collaterali.

Dopo anni di intenso lavoro sul campo con Medici Senza Frontiere, Guglielmetti si prepara a una nuova fase della sua carriera.

“Da giugno rientrerò in Italia per svolgere le mie ricerche all’Irccs Sacro Cuore di Negrar: il rientro in Italia è per me una grande sfida e la colgo come una opportunità. È vero, infatti, che in Italia i fondi destinati alla ricerca sono limitati rispetto ad altre nazioni ma è anche vero che i tagli alla ricerca stanno ormai cominciando a pesare anche altrove, dalla Francia agli Usa e negli Stati Uniti con l’amministrazione Trump si sta iniziando a mettere in discussione il principio stesso di libertà di ricerca. In Italia lavorerò al Negrar, specializzato nelle malattie tropicali, e potrò sviluppare una ricerca libera, indipendente dall’ambito commerciale ed i cui risultati potranno avere un impatto concreto per i paesi del Sud Globale, dove la Tbc è una problematica cruciale”.

Come funziona la selezione del Time

Lo staff di Time ha spiegato sul sito della rivista il processo di selezione delle 100 personalità: “Il nostro team di corrispondenti e redattori sanitari, guidato da Emma Barker Bonomo e Mandy Oaklander, ha trascorso mesi consultando fonti ed esperti in tutto il mondo. Il risultato è una comunità di leader (scienziati, medici, sostenitori, educatori e politici) che stanno cambiando la salute del mondo”.

Nella lista figurano anche “pionieri” come il primo ministro australiano Anthony Albanese, che ha intrapreso una coraggiosa battaglia contro le grandi aziende tecnologiche per proteggere la salute mentale dei giovani colpiti in modo allarmante dalla crisi della salute mentale adolescenziale. La sua iniziativa di vietare l’uso dei social media ai minori di 16 anni nel suo Paese rappresenta un tentativo di affrontare un problema sempre più urgente nella società contemporanea. Un’altra figura di spicco è la principessa Kate Middleton, che con la sua recente diagnosi di cancro – ricevuta all’età di 42 anni – ha acceso un importante dibattito sull’aumento dei casi di tumore tra i giovani adulti, contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica su una problematica spesso sottovalutata.

Tra i “titani” spiccano il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus e la controversa figura di Robert F. Kennedy Jr, attuale segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, impegnato in una vasta riorganizzazione del sistema sanitario americano.

“Il lavoro che questi personaggi stanno svolgendo – si legge sulla rivista – sta cambiando la vita delle persone nelle comunità e in tutto il mondo”. Entro la fine del mese i membri del programma Time100 Health si ritroveranno a New York City per un importante scambio di idee sul futuro della salute globale.

 

tratto da:

 

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Messico: conclusa la 20a campagna medica volontaria italiana nel Chiapas

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campagnamedicapuntovertSi è conclusa la ventesima Campagna di chirurgia ginecologica e urologica svolta da un gruppo di medici volontari italiani nello Stato messicano del Chiapas presso l’ospedale San Carlos di Altamirano, un’istituzione senza scopo di lucro che serve principalmente la popolazione indigena a basso reddito della regione.

L’iniziativa, portata a termine dal 15 al 28 marzo nell’ambito della collaborazione in materia sanitaria tra il Messico e l’Italia, ha come obiettivo offrire un supporto chirurgico nelle aree altamente emarginate ed economicamente svantaggiate di questa zona del Paese.

Con il supporto dell’Associazione Misión Chiapas e in coordinamento con il ministero della Salute del Chiapas, un’équipe guidata dal dottor Massimo Foglia ha effettuato in questa occasione 50 visite di ginecologia, 30 di urologia, 18 interventi chirurgici di ginecologia e 12 di urologia a pazienti selezionati dal personale dell’ospedale.

«La campagna si è svolta in modo positivo», ha detto all’ANSA/Puntodincontro il dott. Foglia.

«Come sempre» —ha aggiunto— «abbiamo trovato un clima favorevole, sia da parte delle suore, sia da parte del personale sanitario, il che ci ha permesso di lavorare serenamente ed ottenere dei buoni risultati».

L’Ospedale San Carlos di Altamirano —ha continuato Foglia— è una struttura molto ben organizzata che da anni rende un ottimo servizio alla popolazione bisognosa chiapaneca. Il clima socio politico di maggiore tranquillità ha incrementato l’afflusso di pazienti in ospedale, garantendo la possibilità di consentire un miglior trattamento sanitario.

«La nostra idea è di continuare nel futuro a sostenere la popolazione bisognosa del Chiapas. È mia intenzione ringraziare tutti i partecipanti alle campagne, che hanno permesso di attuarle e continuano a farlo. Un particolare ringraziamento al dottor Gerardo Carrillo, presidente di Misión Chiapas e coordinatore tecnico del ministero locale della Salute per il continuo supporto», ha concluso il ginecologo.

Hanno partecipato a questa missione, assieme a Foglia, l’urologo Giancarlo Sebastiani, l’ostetrica Patrizia Casetta, la ginecologa Giovanna Oggè e gli anestesisti Gianna Zanette e Luca Dal Tin.

Foto: Massimo Foglia

puntodincontro.mx




“Lasciate che il virus dell’aviaria si diffonda”: la brillante idea del ministro della Salute americano

conferenza stampa robert f kennedy

conferenza stampa robert f kennedy
ROBERT BOB F KENNEDY JR

Robert F. Kennedy Jr., il “ministro” della Salute degli Stati Uniti – già no-vax acclarato – ha avuto una brillante idea per combattere l’influenza aviaria: smettere di abbattere i polli infetti e lasciare che il virus faccia il suo corso. Secondo Kennedy, questa “strategia” permetterebbe di individuare gli esemplari naturalmente immuni e preservarli. L’idea, ripetuta più volte su Fox News, ha trovato il sostegno del segretario all’Agricoltura Brooke Rollins, che ha parlato di progetti pilota per testare la teoria.

Ma il mondo scientifico ha risposto con un coro unanime di critiche. “È una pessima idea per una serie di ragioni”, ha dichiarato la veterinaria Gail Hansen. L’influenza aviaria H5N1 ha già colpito 166 milioni di uccelli negli Stati Uniti dal 2022. Ogni nuova infezione aumenta il rischio di mutazioni pericolose, non solo per il pollame ma anche per gli esseri umani. “Se il virus si diffondesse in un allevamento da cinque milioni di capi, avrebbe cinque milioni di possibilità di evolversi”, ha avvertito Hansen.

Oltre al rischio sanitario, gli esperti sottolineano le conseguenze economiche e il problema del benessere animale. Il virus provoca sofferenze estreme agli uccelli, che sviluppano gravi sintomi prima di morire. “Lasciare che il virus si diffonda è una ricetta per il disastro”, ha detto David Swayne, ex veterinario dell’USDA.

Kennedy sostiene che alcuni uccelli potrebbero avere un’immunità naturale, ma gli scienziati smentiscono: polli e tacchini da allevamento hanno una variabilità genetica troppo ridotta per sviluppare resistenza. Inoltre, qualsiasi sopravvissuto non sarebbe commerciabile secondo le normative sanitarie.

Anche dal punto di vista commerciale, la strategia sarebbe un suicidio: un’esplosione incontrollata del virus porterebbe a embargo internazionali sul pollame americano, con perdite incalcolabili per l’industria.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Nel Congo in guerra paura per il laboratorio di Ebola: “Rischio fuga, conseguenze impensabili”

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oms congo 1024x683A Goma gli ospedali sono sopraffatti dai feriti, mentre per le strade giacciono centinaia e centinaia di corpi senza vita. A ciò si aggiunge il terrore per quello che potrebbe capitare, se non fosse adeguatamente protetto il National Biomedical Research Institute.
Nel capoluogo della provincia del Kivu Nord, nella Repubblica Democratica del Congo, le agenzie umanitarie da giorni hanno lanciato l’allarme per una grave crisi umanitaria, conseguenza dell’offensiva delle truppe ribelli del movimento M23, rafforzati da milizie ruandesi.

“A GOMA IMPATTO DEVASTANTE SUI CIVILI DEGLI SCONTRI ARMATI”

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR)proprio oggi dà un aggiornamento sulla situazione denunciando “l’impatto devastante sui civili degli scontri armati in corso nei pressi e nella città di Goma”. Tra le gravi conseguenze umanitarie, “deploriamo- prosegue la nota del Cicr- il massiccio afflusso di persone ferite da proiettili e munizioni esplosive nelle strutture sostenute dalla Croce Rossa, in particolare nell’ospedale Ndosho di Goma”. Myriam Favier, capo della delegazione della Croce Rossa nel Nord Kivu, conferma dai social: “Nella Repubblica Democratica del Congo la situazione della sicurezza si sta deteriorando a Sake, vicino a Goma. I nostri team medici presso l’ospedale Ndosho hanno dovuto affrontare un massiccio afflusso di feriti”. A far precipitare ancora di più la situazione è anche la notizia del saccheggio del magazzino medico della Croce rossa, da cui dipende la sopravvivenza dei feriti negli ospedali, che denuncia il Capo della delegazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa nella R. D. del Congo, François Moreillon.

“RISCHIO FUGA DI EBOLA E ALTRI PATOGENI”

A tutto ciò si aggiunge l’enorme preoccupazione per l’alert lanciato sul rischio di fuga di Ebola e altri patogeni da un laboratorio a Goma, a causa dei combattimenti in corso e delle potenziali interruzioni di corrente. Come riportano le principali testate francofone – tra cui Agence France Press e Le Monde- a Ginevra ha parlato ai cronisti il direttore regionale del CICR Africa, Patrick Youssef, per sottolineare “la necessità di proteggere i campioni conservati presso il National Biomedical Research Institute della città di Goma”, avvertendo delle “conseguenze catastrofiche se i virus dovessero diffondersi”.

IL RUOLO DEL LABORATORIO NELLA LOTTA AL VAIOLO DELLE SCIMMIE

Il laboratorio inoltre ha un ruolo importante nella lotta al virus Mpox, il vaiolo delle scimmie: la R.D. del Congo è infatti il paese africano più colpito da questa infezione virale. Come spiega proprio oggi l‘Oms dai suoi canali social, l’organizzazione mondiale per la sanità ha intensificato il suo supporto al Congo “per garantire una risposta rapida ed efficace a Mpox”. E “il laboratorio Irnv di Goma– aggiunge- rappresenta “uno dei 14 laboratori supportati con input e attrezzature come parte della decentralizzazione delle capacità diagnostiche”. Di qui l’ulteriore necessità che sia preservato dai combattimenti in corso.

Agenzia DIRE – www.dire.it




A marzo una nuova campagna medica italiana nel Chiapas

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fogliapuntovertLa 20ª Campagna di volontariato medico italiano in Messico si svolgerà dal 15 al 29 marzo 2025 nel comune di Altamirano dello stato del Chiapas.

L’iniziativa, guidata dal dott. Massimo Foglia, coinvolge sei operatori sanitari che offriranno alla popolazione locale supporto ginecologico, ostetrico e urologico presso le strutture dell’ospedale San Carlos, gestito dalle suore della Fundación de Obras Sociales de San Vicente.

Le attività dell’équipe comprendono visite mediche preoperatorie e interventi chirurgici nei giorni successivi.

Verranno pianificate le procedure ginecologiche e urologiche, mentre le attività ostetriche saranno valutate al momento.

La presenza di due anestesisti consentirà interventi simultanei nelle due sale operatorie dell’ospedale, per massimizzare l’efficacia della missione.

Alla campagna 2025 parteciperanno, insieme al dott. Foglia, l’ostetrica Patrizia Casetta, la ginecologa Giovanna Oggè, l’urologo Giancarlo Sebastiani e gli anestesisti Gianna Zanette e Luca Dal Tin.

«La nostra storia nel Chiapas è iniziata nel 2004 e annualmente ci siamo proposti di continuare l’esperienza in quella che per noi è ormai la nostra seconda casa», ha detto Foglia all’ANSA/Puntodincontro.

«Siamo un gruppo di sanitari colleghi» —ha aggiunto— «ma soprattutto di amici, che partecipano alle campagne sostenendo le spese necessarie».

«È mio dovere» —ha proseguito il ginecologo che guida la missione— «ricordare e ringraziare le persone che hanno garantito la continuità del progetto fin dall’inizio: Claretta Gagna, Pier Paolo Fasolo e suor Anita, oltre a tutte le altre religiose, il dott. Gerardo Hernández Puga e il personale dell’ospedale Altamirano. Una menzione speciale va anche al dottor Gerardo Carrillo, presidente di Misión Chiapas, per il suo continuo supporto nel corso degli anni».

«Desidero ringraziare sentitamente la Camera di Commercio italiana in Messico e il suo presidente, Lorenzo Vianello, per aver riconosciuto la nostra attività e continuità in occasione delle edizioni 2019 e 2024 del Premio Italia-Messico», ha concluso Foglia.

Foto: Massimo Foglia

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