Allarme Dengue, ecco come funziona il vaccino che contrasta l’infezione

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dengueQuale vaccino viene utilizzato contro la Dengue? Quanto è efficace? E ancora: chi può vaccinarsi contro la Dengue? Chi ha avuto la Dengue può farsi vaccinare? A queste e altre domande risponde l’edizione online del quotidiano brasiliano ‘O Globo’, dopo che il governo del Paese sudamericano ha iniziato la prima campagna di vaccinazione per tentare di porre un freno al forte incremento dei casi di contagio di Dengue, malattia caratteristica delle zone tropicali che si trasmette all’uomo attraverso la puntura delle zanzare ‘Aedes’, tra cui la zanzara tigre.

La vaccinazione contro la dengue nel Sistema sanitario unificato del Brasile (Sus) utilizza il vaccino ‘Qdenga’, sviluppato dalla società farmaceutica giapponese Takeda. ‘O Globo’ informa che il vaccino ha ricevuto il via libera dall’Agenzia nazionale di sorveglianza sanitaria (Anvisa) nel marzo dello scorso anno. Per quanto riguarda la sua protezione, il portale del quotidiano di Rio de Janeiro riporta come negli studi clinici il regime a due dosi di Qdenga, somministrato a tre mesi di distanza, abbia dimostrato un’efficacia complessiva dell’80,2% nella prevenzione del contagio e del 90,4% nella prevenzione dei casi gravi.
Il vaccino è stato approvato da Anvisa per tutte le persone di età compresa tra i 4 e i 60 anni, indipendentemente da una storia di precedente infezione da Dengue o meno. Tuttavia, quest’anno nel Servizio sanitario pubblico è stato definito un target più ristretto a causa del numero limitato di dosi. ‘O Globo’ precisa poi che la campagna di vaccinazione contro la Dengue, iniziata giovedì scorso con la distribuzione di 712mila dosi a nove Stati, è rivolta ai giovani dai 10 ai 14 anni provenienti da 521 città selezionate dal ministero della Salute.

GLI ADOLESCENTI TRA I PIÙ COLPITI

Gli adolescenti sono stati scelti per la vaccinazione perché la fascia di età dai 10 ai 14 anni è la seconda in cui si è registrato il numero più alto di ricoveri per Dengue nel periodo compreso tra gennaio 2019 e novembre 2023. Gli anziani, che rappresentano la fetta più consistente dei casi gravi, non possono invece rientrare nella campagna proprio perché il vaccino è stato approvato dall’Anvisa solo per i soggetti dai 4 ai 60 anni. La decisione del ministero è stata presa insieme ai rappresentanti dei dipartimenti sanitari municipali e statali e ha seguito le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della Camera tecnica consultiva sull’immunizzazione del ministero (Ctai).

Il ministero della Salute ha inoltre definito un elenco di 521 città che stanno ricevendo la vaccinazione contro la Dengue e che sono state scelte in base a tre criteri: avere una popolazione di più di 100mila abitanti, avere un’elevata trasmissione di Dengue quest’anno e nel 2023 e, infine, avere una maggiore predominanza del sierotipo 2 del virus, responsabile della maggior parte dei casi che oggi si registrano in Brasile. Il vaccino contro la Dengue può inoltre essere somministrato a chiunque abbia già avuto la malattia. In effetti, si legge sul sito di ‘O Globo’, è fortemente consigliato dagli esperti, poiché un secondo contagio, possibile perché il virus ha quattro sierotipi, è generalmente più grave. Per il 2025, in accordo con l’azienda farmaceutica Takeda, è stato infine deciso l’invio di altri 9 milioni di unità di vaccino, sufficienti a proteggere altri 4,5 milioni di persone.

ag dire – www.dire.it




Influenza, in Italia l’incidenza rimane elevata

influenza febbre malattia

influenza febbre malattiaResta alto e sostanzialmente stabile rispetto alla scorsa settimana il numero di casi di sindromi simil-influenzali (Ili) in Italia. Nella 52° settimana del 2023, infatti, l’incidenza è pari al 17,5 casi per mille assistiti (17,7 nella settimana precedente, dato aggiornato a seguito dei ritardi di notifica). Lo affermano i bollettini della sorveglianza RespiVirNet pubblicati oggi.
“L’incidenza delle sindromi simil influenzali- commenta Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento malattie infettive dell’Iss– si mantiene alta, spinta dai diversi virus circolanti in questo periodo. L’analisi dei campioni positivi mostra che i virus influenzali sono ormai prevalenti, anche se rimane una quota rilevante di Sars-CoV-2 e di virus respiratorio sinciziale, che provoca bronchioliti soprattutto nei più piccoli”.
“Sebbene sia impossibile prevedere esattamente quando si arriverà al picco dei casi- prosegue- è ipotizzabile una circolazione sostenuta anche nelle prossime settimane, facilitata dalla riapertura delle scuole. Si raccomanda pertanto, oltre alle vaccinazioni per i soggetti per cui sono raccomandate, una sana prudenza nei comportamenti, da osservare soprattutto se si hanno sintomi respiratori e se si è in presenza di bambini molto piccoli, persone anziane o con fragilità“.
“Si raccomanda inoltre- precisa Palamara- di non assumere antibiotici, inutili in caso di infezioni virali, se non su indicazione del proprio medico, e di recarsi al pronto soccorso solo se strettamente necessario”.
Per quanto riguarda la sorveglianza epidemiologica, dai dati emerge che nella 52° settimana del 2023 l’incidenza è pari a 17,5 casi per mille assistiti (17,7 nella settimana precedente). Si sottolinea che a tale aumento concorrono diversi virus respiratori e non solo quelli dell’influenza, sebbene la circolazione di questi ultimi sia in aumento.
L’incidenza è in lieve aumento solo nei bambini al di sotto dei cinque anni, in cui è pari a 48,7 casi per mille assistiti (47,5 nella settimana precedente), stabile negli adulti e anziani.
Si sottolinea inoltre che tutte le regioni/ppaa, tra quelle che hanno attivato la sorveglianza, registrano un livello di incidenza delle sindromi simil-influenzali sopra la soglia basale, tranne la pa di Bolzano. In cinque regioni/ppaa è stata raggiunta la soglia di intensità ‘molto alta’ dell’incidenza (Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania).
Sul fronte della sorveglianza virologica i dati mettono in luce come durante la settimana 52/2023, la percentuale dei campioni risultati positivi all’influenza sul totale dei campioni analizzati risulti pari al 37,5%, in ulteriore aumento rispetto alla settimana precedente (33,5%).
Tra i virus influenzali, quelli di tipo A risultano largamente prevalenti (99%) rispetto ai virus di tipo B e appartengono per la maggior parte al sottotipo H1N1pdm09.
Tra i campioni risultati positivi, infine, il 22% era positivo per Sars-CoV-2, l’11% per Rsv e il 37% per influenza A, mentre i rimanenti sono risultati positivi per altri virus respiratori.




Comites di Houston e l’ISSNAF West South Central: una serata sulle nuove terapie per la cura dei tumori

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2houstontumIl Comites di Houston e l’ISSNAF West South Central hanno organizzato per il prossimo 11 gennaio una serata informativa sulle nuove terapie per la cura dei tumori con Tina Cascone, associate professor presso il Department of Thoracic/Head and Neck Medical Oncology, Division of Cancer Medicine, The University of Texas MD Anderson Cancer Center.
L’incontro – moderato da Eleonora Dondossola – inizierà alle 18.30 al Fellini Rice Village (5211 Kelvin Dr) di Houston.
Cascone, in particolare, si soffermerà sulle nuove frontiere per la lotta ai tumori, come l’immunoterapia, l’approccio pionieristico che è valso il Premio Nobel per la Medicina a Jim Allison nel 2018.
Quello dell’11 gennaio, spiega il Comites, “sarà il primo dedicato alla lotta ai tumori, un’area dove molti ricercatori italiani in Texas sono impegnati”. Attraverso queste iniziative “essi potranno mettere la loro conoscenza a disposizione della comunità italiana della nostra circoscrizione consolare”. (aise) 




Imprese e innovazione: la Toscana protagonista a San Francisco

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12toscanaDalle Università di Stanford e Berkeley coi loro laboratori, acceleratori ed incubatori ad aziende leader nel mondo della tecnologia e dell’innovazione come Meta, Nvidia e Bosch, passando per il confronto con investitori e possibili partner commerciali. Il tutto fianco a fianco tra Regione Toscana e Consolato Italiano a San Francisco, guidato dal Console Sergio Strozzi, e il team di Innovit, diretto da Alberto Acito, che ha ospitato per tutta la settimana le prime 18 startup e Pmi innovative della nostra regione all’interno del progetto Casa Toscana inaugurato lo scorso settembre e promosso da Consiglio e Giunta regionale.
La missione istituzionale regionale guidata dal presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, e dall’assessore all’economia e al turismo, Leonardo Marras, insieme ai consiglieri regionali Valentina Mercanti e Gabriele Veneri si è chiusa dopo cinque giorni di incontri, confronti e grandi opportunità da sviluppare nei prossimi mesi per la nostra regione e le sue realtà imprenditoriali. Con la ciliegina sulla torta dell’annuncio fatto da Maddalena Adorno di Dorian Therapeutics di voler espandere l’attività di ricerca biomedicale sulla longevità, nata e cresciuta in questi anni a Stanford, proprio in Toscana e più precisamente a Siena. Una scelta su cui la stessa Adorno ha definito decisivo il progetto Casa Toscana e la presenza di Innovit dove, a settembre scorso in occasione dell’inaugurazione dell’outpost dedicato alla nostra Regione, avvenne il primo contatto.
“Siamo molto soddisfatti di questa missione a San Francisco – commenta Leonardo Marras, assessore all’economia e al turismo della Regione –, soprattutto per le imprese toscane che hanno avuto modo di farsi conoscere e stringere contatti importanti per il loro futuro. Portiamo a casa anche molti spunti e nuovi canali di confronto e possibile collaborazione che cercheremo di sviluppare al meglio nei prossimi mesi per offrire al sistema produttivo regionale sempre più opportunità. Casa Toscana è un progetto che funziona e che è molto apprezzato anche dagli stakeholder oltre oceano, possiamo dirlo con orgoglio; ci metteremo subito al lavoro insieme ad Innovit per preparare i prossimi step e coinvolgere nuove realtà imprenditoriali toscane”.
“Attraverso il progetto Casa Toscana abbiamo fatto in modo di raccontare la nostra regione non solo come terra di arte, storia, cultura e bellezza ma anche come luogo di grandi opportunità, eccellenze, ingegno – aggiunge Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale –. Vedere che dopo solo due mesi sono arrivati i primi risultati concreti ci riempie di orgoglio e ci impegna a sostenere con ancora più forza ed energia questo progetto perché possano nascere nuove ed ulteriori opportunità. Grazie al sostegno avuto in tutti questi mesi dal console Strozzi e al lavoro portato avanti da tutto il team di Innovit siamo riusciti in tempi rapidissimi a costruire nuove connessioni tra la Toscana e la California e a gettare le basi perché le nostre imprese possano crescere negli Stati Uniti e, parallelamente, la nostra regione possa attrarre investimenti e creare così nuove occasioni di lavoro. La Toscana ha tutte le carte in regola per essere protagonista anche nel mondo dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale e il ponte con la Silicon Valley può permetterci di fare un passo avanti ulteriore nella costruzione di un futuro all’altezza della nostra storia”.
Nel corso della missione, in cui tutti gli interlocutori hanno sottolineato la grande qualità e il lavoro presentato dalle startup e dalle Pmi toscane presenti in California, la delegazione ha avuto modo di confrontarsi con numerosi interlocutori statunitensi e italiani oggi protagonisti di progetti all’avanguardia nella Silicon Valley. A Stanford i professori Tiziana Vanorio e Alberto Selleo stanno per esempio portando avanti una ricerca per la realizzazione in laboratorio di cemento “sostenibile” (con emissioni di CO2 estremamente ridotte) mentre a Berkeley Alex Bargioni, uno dei direttori della Molecolar Foundry, ha illustrato i suoi studi di ricerca sulle nanotecnologie e le possibili applicazioni anche nel campo dell’olio d’oliva. Sul lato imprenditoriale, invece, di grandissimo interesse sono stati i confronti con Federico Francioni, Veronica Rosso e Giuliano Morse di Meta, con Marcellino Gemelli di Bosch e John Wesley di Nvidia che hanno illustrato nei loro rispettivi ambiti gli incredibili sviluppi e potenzialità dell’intelligenza artificiale. Infine, ma non certo meno importante, il confronto avuto, insieme alle imprese, con Caroline Winnett, direttrice esecutiva di Berkeley SkyDeck, un acceleratore e incubatore d’impresa che, da qualche mese, ha iniziato a collaborare concretamente anche con le aziende del nostro Paese generando interessantissime opportunità di crescita.
“Cinque giorni intensissimi di incontri con esperti della Silicon Valley, big tech americane, investitori, università e scienziati – afferma il Console generale Sergio Strozzi –, 18 startup toscane di grande valore che hanno seguito il programma di accelerazione di Innovit a loro dedicato, un Protocollo siglato da Consolato Generale, Regione Toscana e Consiglio Regionale e una startup americana del biotech che apre la propria sede a Siena: difficilmente la missione della Regione Toscana a San Francisco avrebbe potuto essere più concreta e portare a risultati così significativi. Grazie ancora alla delegazione guidata dal presidente Antonio Mazzeo e dall’assessore Leonardo Marras per la proficua collaborazione con il Consolato Generale e con Innovit. Sono certo che Casa Toscana a San Francisco ci riserverà ulteriori grandi sorprese, a beneficio degli ecosistemi innovativi toscani e italiani. Questa è la maggiore soddisfazione per chi come me rappresenta l’Italia in quest’area così unica per il progresso tecnologico mondiale”.
“Innovit ha appena compiuto il primo anno di attività con risultati molto importanti: abbiamo portato qui a San Francisco più di cento start up e Pmi innovative italiane che operano in diversi settori e stanno cominciando ad avere già i primi riscontri tangibili di questa iniziativa – spiega Alberto Acito, direttore di Innovit –. La Regione Toscana è stata la prima a cogliere l’opportunità offerta dal nostro hub alle pubbliche amministrazioni e siamo davvero soddisfatti di aver aperto “Casa Toscana” a settembre ed esser riusciti a dare corpo e sostanza al progetto in pochi mesi con la visita delle prime 18 imprese. La Toscana è conosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze, per la sua cultura, per il turismo, l’obiettivo è farla conoscere anche come opportunità d’investimento. Speriamo che questo sia l’inizio di un bel percorso per il futuro e lo spunto per avviare collaborazioni anche con altre regioni italiane”. (aise) 




Le malattie cardiovascolari si confermano prima causa di morte in Italia

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cuore 1Le malattie cardiovascolari si confermano prima causa di morte in Italia, responsabili di circa il 40% di tutti i decessi, e negli ultimi anni hanno ripreso a correre dopo una fase di deflessione della loro incidenza. Questi dati, uniti alle dinamiche demografiche che vedono l’Italia come il secondo Paese più anziano del mondo, impongono l’esigenza di apportare modifiche nel percorso clinico dei pazienti cardiopatici. Questi temi sono al centro del XVI Congresso Nazionale di Cardiogeriatria, che si tiene a Roma presso l’Ergife Palace Hotel il 15-16 novembre. Presidenti del Congresso sono il Prof. Lorenzo Palleschi, Presidente della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio – SIGOT, Direttore Unità Operativa Complessa di Geriatria dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata, Roma, e il Prof. Francesco Vetta, Direttore UOC Cardiologia UTIC Ospedale di Avezzano e Professore di Cardiologia Unicamillus.

LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI IN AUMENTO

Negli ultimi anni un’efficiente organizzazione sanitaria, grazie a strutture come le Unità di Terapia Intensiva Cardiologica e i laboratori di emodinamica, era riuscita a garantire un buon controllo delle patologie cardiovascolari e quindi anche una riduzione della mortalità complessiva; tuttavia, gli ultimi dati consegnano un quadro nuovamente allarmante, con aumento delle cardiopatie ischemiche, dell’insufficienza cardiaca, degli stroke.

“Stiamo assistendo a una nuova impennata delle patologie cardiovascolari, che è destinata ad accentuarsi nei prossimi anni –  sottolinea il Prof. Francesco Vetta – La prevalenza della Fibrillazione Atriale, ad esempio, era dell’1% all’inizio degli anni 2000, attualmente è del 2% e si stima che possa raddoppiare entro il 2050. Le patologie cardiovascolari, pertanto, sono destinate a rimanere la principale causa di morte nel nostro Paese, visto anche il rapporto di causalità tra l’età e queste malattie, che si inserisce su una popolazione in continuo invecchiamento. Nelle persone con più di 70 anni, infatti, in oltre l’80% dei casi ci sono più di tre comorbidità. Lo scompenso cardiaco, ad esempio, è una patologia prettamente geriatrica e in Italia ne soffrono circa 600mila persone: la sua prevalenza è dieci volte maggiore nella popolazione over 80 rispetto alla classe di età 40-59 anni; nel 98% dei casi è accompagnato da altre comorbidità. In base a questi dati si intuisce la necessità di intervenire in maniera sistematica con programmi di screening cardiovascolari nei soggetti con più di 65 anni, mentre invece ad oggi questi si fermano intorno ai 50 anni”.

UN’ITALIA SEMPRE PIÙ VECCHIA

I dati ISTAT rilevano che tra il 1880 e il 2020 c’è stato un incremento della popolazione da 30 a 60 milioni di abitanti, ma le proiezioni sul periodo che va dal 2020 al 2070 delineano una riduzione di oltre 10 milioni di persone in virtù del rapporto tra nascite e decessi, che lascia pensare a un Paese sempre più anziano. “Oltre alle patologie cardiovascolari, aumenteranno anche i soggetti anziani su cui queste si innestano – evidenzia il Prof. Francesco Vetta – Servono dunque percorsi di prevenzione con un approccio multifattoriale e una serie di programmi dinamici di screening gratuiti per i soggetti over 65. Queste iniziative non devono essere sporadiche, ma devono essere strutturate in un percorso sanitario, che possa garantire la tutela della salute e parallelamente anche un risparmio economico per il SSN, che può essere garantito da una riduzione di comorbidità e disabilità. Si pensi infatti che in Italia le disabilità sono pari a circa 4 milioni, ossia l’8% delle persone sono disabili, mentre la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4 per mille, con capacità di incidere sulla spesa farmaceutica per quasi il 25%. Abbiamo necessità di sviluppare una prevenzione della disabilità”.

TECNOLOGIA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER MONITORARE E PREVEDERE GLI EVENTI CARDIOVASCOLARI

Nella definizione di nuove strategie di prevenzione in ambito cardiovascolare, un ruolo determinante può essere giocato dalla tecnologia, le cui innovazioni si rivelano particolarmente appropriate all’ambito cardiologico. “La digitalizzazione in cardiologia permette di telemonitorare il paziente da remoto mediante device impiantati e strumenti di telemedicina, che possono inviare ai medici continue informazioni su frequenza cardiaca, pressione arteriosa, saturometria – spiega il Prof. Francesco Vetta – Lo specialista può valutare l’andamento della terapia e intervenire se necessario. Senza appesantire il carico ambulatoriale, si mantiene un contatto continuativo con i pazienti che evita situazioni di rischio. Inoltre, grazie alle valutazioni multiparametriche di defibrillatori e device o con l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale su esami come l’elettrocardiogramma sarà possibile capire quando si stiano sviluppando i sintomi di insufficienza cardiaca, prevedendo così il rischio di una riacutizzazione dello scompenso cardiaco con un anticipo di diverse settimane, una tempistica ampiamente sufficiente per intervenire con immediatezza sulla terapia. Nella nuova organizzazione dunque la tecnologia sarà fondamentale e favorirà l’applicazione di sistemi di precisione per una prevenzione su misura, dedicata a ogni singolo paziente”.

ag Dire – www.dire.it




Maggiori servizi sanitari per gli italiani del Messico

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downloadIl gruppo di lavoro guidato da Sergio Marta Lucchetti —direttore generale dello studio di consulenza DHMcons— e da Angelo Lastrato —responsabile dello stabilimento della Termoplastic F.B.M.— ha firmato a complemento della prima convenzione di assistenza sanitaria, formalizzata il 27 giugno 2023 con l’ospedale Santa Rosa de Viterbo della città di Querétaro, un accordo per la copertura di spese mediche minori con il fornitore di servizi di salute AMMSALUD.

Per poter beneficiare delle condizioni agevolate previste in questi accordi, il requisito previo è quello di essere iscritti all’associazione Centre Francophone de Querétaro (CFQ).

«Per usufruire dei servizi offerti da AMMSALUD» —ha detto Marta Lucchetti a Puntodincontro— «oltre all’iscrizione al CFQ è prevista una quota annuale per persona di 1.809,60 pesos (150,80 pesos Mensili)».

«Questa convenzione» —ha continuato il consulente— «copre visite mediche di primo livello e specialistiche con diagnosi e prescrizione del trattamento e, per i pazienti con malattie preesistenti, croniche e degenerative, fino a tre visite all’anno e trattamenti di nutrizione (solamente la prima visita)».

«Per le visite successive si applicheranno prezzi preferenziali con sconti dal 10% al 50%».

«Per le visite ginecologiche in pazienti in gravidanza, l’accordo prevede una visita al mese durante i primi sette mesi e due visite nell’ottavo e nono mese. I trattamenti di fertilità non sono coperti».

«L’intesa contempla, inoltre, uno sconto del 40% per diagnosi radiologiche e immagini, laboratori/ottica e servizio d’urgenza le 24 ore del giorno i 365 giorni dell’anno».

«Il servizio» —ha aggiunto Marta Lucchetti— «è fornito attraverso una rete di medici certificati, per cui le visite con dottori che non appartengono a questa organizzazione sono rimborsabili solo previa autorizzazione».

«AMMSALUD» —ha spiegato— «è un’impresa con sede a Monterrey consolidata da più di vent’anni a livello nazionale in Messico che annovera fra i suoi clienti aziende con un grande numero di dipendenti e questo accordo offre, fin dall’inizio, servizio nelle principali città del Paese. Le due convenzioni firmate finora possono essere cumulate».

«Oltre alla collettività italiana, sono interessate anche quelle brasiliana, francese, spagnola, svizzera e molti messicani».

Quali sono i motivi che vi spingono a impiegare il vostro tempo in attività legate all’offerta di servizi sanitari per la comunità italiana in Messico?

I motivi sono due: per poterne usufruire personalmente —ovviamente mi riferisco alla città di Querétaro, in cui vivo— e per prestare un servizio alla comunità, soprattutto a quella con meno risorse economiche.

Esiste un incentivo economico o politico per il vostro gruppo?

Non esiste nessun incentivo né economico, perché lavoriamo pro-bono, né politico, dato che siamo apartitici.

Perché utilizzare una società francese come veicolo per raggiungere questo scopo?

Perché è stata l’unica organizzazione che ci ha teso la mano mettendoci a disposizione un’associazione senza scopo di lucro e, in cambio, anche loro usufruiscono degli stessi servizi.

Gli interessati possono scrivere a dhmcons+as@gmail.com.

 

da puntodincontro.mx




Arriva la gastroscopia ‘senza tubo’, basta ingerire una videocapsula

videocapsula gastroscopia

videocapsula gastroscopiaUna gastroscopia ‘senza tubo’ che risparmia al paziente fastidio ed evita la sedazione. Si chiama ‘NaviCam Stomach System‘ ed è un sistema dotato di intelligenza artificiale che, attraverso una videocapsula ‘robotizzata’ (della dimensione di una compressa di paracetamolo) ingerita dal paziente, consente di riconoscere le lesioni di stomaco e duodeno. Dotata di una consolle di controllo esterna, una sorta di ‘joystick’ che permette di riprendere i comandi in qualsiasi momento, la videocapsula è quindi controllata da un sistema magnetico e come un ‘Google maps dello stomaco’ riesce ad informa in tempo reale della sua posizione. L’innovativo sistema, sviluppato dalla società cinese Ankon Technologies, di Wuhan, è stato utilizzato per la prima volta al di fuori della Cina in Italia in occasione del Congresso ‘EndoLive Roma 2023’, che si è svolto nel maggio scorso presso l’Auditorium dell’Università Cattolica. Per saperne di più l’agenzia Dire ha intervistato il professor Cristiano Spada, direttore della UOC Endoscopia Digestiva Chirurgica del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.

Una gastroscopia ‘senza tubo’ che risparmia al paziente fastidio ed evita la sedazione. Che cos’è il ‘NaviCam Stomach System’? “Si tratta di una videocapsula che viene ingerita dal paziente e che è in grado di visualizzare lo stomaco. Le video capsule non sono nuove, in realtà, utilizziamo questi strumenti cosiddetti ‘senza fili’ da circa venti anni, ma in passato erano pensati soltanto per il piccolo intestino (il lungo tubo presente nel nostro addome) e non per lo stomaco, che era invece più difficilmente analizzabile vista la sua forma a ‘pallone’. Ora per la prima volta, grazie proprio al ‘NaviCam Stomach System’, siamo riusciti ad applicare l’endoscopia con videocapsula allo studio dello stomaco”.

Un sistema dotato di intelligenza artificiale, quindi, con una piccola videocapsula che il paziente ingerisce. Ma come funziona esattamente? “La videocapsula ha le dimensioni di un grosso antibiotico, per intenderci, che il paziente ingerisce dopo aver bevuto acqua per distendere lo stomaco. Una volta che la capsula ‘robotizzata’ entra nello stomaco, noi siamo in grado di visualizzare completamente lo stomaco grazie ad un sistema esterno che agisce attraverso dei magneti”.

Per la diagnosi di quali patologie è adatto questo tipo di esame? “Il ‘NaviCam Stomach System’ ha un tempo di procedura breve (di circa 15-20 minuti) e riesce ad individuare e analizzare lesioni anche molto piccole a livello dello stomaco e del duodeno con grande accuratezza”.

Il suo impiego è consigliato a tutti oppure ci sono controindicazioni per alcuni pazienti? “La gastroscopia mininvasiva con videocapsula è complementare alla gastroscopia tradizionale. A tal riguardo esistono già degli studi che dimostrano come i due modi di fare l’esame, con o senza il tubo, hanno una resa diagnostica simile. Quando è indicata una gastroscopia, allora, potenzialmente è indicata anche una gastroscopia con la videocapsula. Però attenzione: per quanto noi riusciamo a manovrare la videocapsula dall’esterno, questa non riuscirà mai a fare atti terapeutici. Quanto alle controindicazioni, non ce ne sono di particolari, sono le stesse per chi deve fare una risonanza magnetica; per cui il suo impiego è sconsigliato nei pazienti con pacemaker cardiaci, defibrillatori o altri dispositivi metallici impiantabili. Inoltre è importante che il paziente non abbia una stenosi, cioè un restringimento a livello del tubo digerente, altrimenti la videocapsula non riuscirà a passare”.

L’esame ‘NaviCam Stomach System’ al momento non viene rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. Quali sono le prospettive future? “Come sempre accade con le nuove tecnologie, nel momento in cui vengono immesse nell’uso clinico quasi mai sono riconosciute e inserite nelle liste del Servizio sanitario nazionale. Ma vista l’utilità di questo esame, anche su larga scala, noi immaginiamo che già nei prossimi anni potrà essere inserito tra le prestazioni erogabili dal nostro sistema sanitario”.

ag. DIRE – www.dire.it




Tajani alla conferenza globale contro le droghe sintetiche

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downloadIl Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha partecipato oggi alla videoconferenza di lancio della Coalizione Globale contro la minaccia delle droghe sintetiche, organizzata dal Segretario di Stato Usa Anthony Blinken. “È fondamentale essere sempre più uniti nella lotta contro le droghe, anche contro queste nuove sostanze che si stanno diffondendo a una velocità preoccupante”, ha affermato il Ministro degli Esteri Tajani.

“Sono sempre stato impegnato nella lotta contro le droghe, un impegno che ho portato avanti anche in Europa” ha aggiunto il Vicepremier. “L’abuso di sostanze ha un impatto profondo sui nostri giovani, sulle nostre famiglie, sulle nostre comunità”.

“Queste droghe sono poco costose e facilmente accessibili. L’età in cui i giovani iniziano a farne uso si sta purtroppo abbassando” ha osservato Tajani. “Dobbiamo agire lungo tre direttrici: la prima è l’educazione. Solo con l’educazione, in famiglia e a scuola, possiamo aiutare a prevenire che i giovani cadano nella trappola. La seconda è offrire modelli di vita sani, equilibrati, esemplari. La terza direttrice è diffondere i nostri valori, educare le nuove generazioni alla libertà ed al rispetto delle regole. È solo cambiando la mentalità delle persone che possiamo fare la differenza e ambire a raggiungere un mondo senza droghe”. “L’industria delle droghe genera un giro d’affari illegale enorme. Dobbiamo lavorare per combattere le organizzazioni criminali. Purtroppo è un’industria molto complessa da seguire: lo spazio cibernetico è la nuova dimensione in cui vincere la sfida contro la criminalità. Dobbiamo seguire i flussi di denaro. In questo il lavoro delle forze di sicurezza italiane è cruciale.”

Nel corso della video-conferenza, Tajani ha espresso il suo ringraziamento “per l’iniziativa condotta dal Segretario di Stato Blinken a nome del governo degli Stati Uniti”. “Questo incontro è l’inizio di un processo internazionale molto importante” ha proseguito il Vicepremier. “Siamo impegnati nella Coalizione, e la sosterremo anche durante la Presidenza italiana del G7 del prossimo anno”.




Lavorare da casa fa male alla salute?

smart working

smart workingLo smart working fa bene alla salute? Se lo è chiesto il quotidiano statunitense ‘The Hill’ e la risposta non sembrerebbe lasciare spazio a dubbi: il lavoro a distanza, esploso negli ultimi anni a seguito della pandemia da Covid-19, rappresenta un rischio per la salute fisica e mentale.
Secondo i dati del Pew Research Center, infatti, tre anni dopo che l’arrivo del coronavirus ha innescato un esodo di massa dagli uffici, a marzo 2023 circa 22 milioni di americani stavano ancora lavorando completamente da remoto.
Il passaggio al lavoro a distanza ha cambiato la vita di molti lavoratori adulti, come coloro che hanno una disabilità o quanti si prendono cura dei propri familiari, mentre da alcuni sondaggi emerge che agli americani piace molto lavorare da casa. Ma farlo tra le mura domestiche, si legge sul ‘The Hill’, ha i suoi lati negativi. Il lavoro a distanza è stato infatti collegato a un sonno meno riposante, problemi di rilassamento e disturbi di salute mentale.
Nel 2008, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, circa il 31% delle persone di età pari o superiore a 15 anni era “insufficientemente attivo fisicamente”. Una crisi. secondo Ross Arena, professore di terapia fisica presso l’Università dell’Illinois, a Chicago, che sembra essere stata aggravata dalle restrizioni legate al Covid-19 e potenzialmente peggiorata proprio dallo smart working.
“A meno che i lavoratori remoti non facciano uno sforzo consapevole per fare attività fisica– ha ammonito Arena- essere sedentari durante il giorno li mette a rischio di ingrassare e aumentare la resistenza all’insulina, facendo crescere le probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete“.
Secondo un sondaggio realizzato da Upright nel 2022, il lavoratore remoto medio fa solo 16 passi dal letto alla propria postazione di lavoro e numerosi studi mostrano che questi lavoratori sono fisicamente meno attivi di quelli che, invece, lavorano in ufficio. Dallo stesso sondaggio emerge inoltre che il 54% dei lavoratori remoti e ibridi ritiene che il proprio movimento durante la giornata lavorativa si sia ridotto del 50% o più nell’ultimo anno.
Non è tutto. Un’analisi del 2021 della Standford University rileva che tra il 2007 e il 2016 il tempo medio trascorso da un adulto americano seduto è aumentato da 5,5 a 6,4 ore al giorno. Ad aprile 2020, il 40% degli adulti statunitensi sedeva più di otto ore al giorno.
Una preoccupazione associata a uno stile di vita prevalentemente sedentario sono i coaguli di sangue. Stare seduti troppo a lungo, riporta l’edizione on line del giornale americano, può aumentare le possibilità che una persona vada incontro a una trombosi venosa profonda o a un coagulo, che può quindi arrivare fino ai polmoni e causare un’embolia polmonare o un blocco della circolazione del sangue. Un’embolia polmonare può a sua volta impedire all’ossigeno di entrare nel flusso sanguigno, danneggiando gli organi. Per evitare coaguli di sangue, i sanitari incoraggiano le persone che lavorano da casa a rimanere idratate e ad alzarsi dalla scrivania e spostarsi ogni due o tre ore.
Il tempo in eccesso passato davanti allo schermo può, tra l’altro, peggiorare la vista e causare emicranie. Secondo un sondaggio condotto su 2.000 lavoratori a casa e ibridi, più della metà dei lavoratori a distanza ha riferito di aver riscontrato un aumento dell’affaticamento degli occhi durante il primo anno della pandemia.
Un sondaggio di All About Vision rileva, invece, che una persona che lavora da casa trascorre in media 13 ore al giorno davanti a uno schermo, che si tratti del proprio laptop, telefono o televisione, oltre due ore in più rispetto a quanto trascorre il lavoratore medio in loco fissando uno schermo. Lo stesso sondaggio mette in luce che il 68% di quanti lavorano da casa ha riportato nuovi problemi agli occhi o alla vista da quando ha iniziato lo smart working.
Lavorare da casa può inoltre facilitare lo sviluppo di cattive abitudini: se, infatti, per chi lavora in ufficio le opportunità di fumare sono limitate e gli spostamenti spesso impediscono alle persone di mangiare o bere qualcosa dopo il lavoro nel momento in cui finisce la giornata lavorativa, chi rimane a casa in smart working è certamente più tentato a fumare di più, bere maggiormente e fare numerosi spuntini durante il giorno. Fatto, quest’ultimo, che può portare a un aumento di peso indesiderato.
Nel 2021, secondo un sondaggio nazionale condotto dalla Sierra Tucson, centro di cura per la salute mentale in Arizona, un lavoratore statunitense su cinque ha infine ammesso di aver usato alcol, marijuana o altre droghe mentre lavorava a distanza. Il 22% ha inoltre affermato di aver partecipato a una chiamata di lavoro virtuale mentre era sotto l’effetto di alcol, cannabis o altre sostanze stupefacenti.

ag. Dire – www.dire.it




Il dolcificante aspartame provocherebbe il cancro

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downloadL’International Agency for Research on Cancer (Iarc), l’agenzia dell’Oms specializzata nella ricerca sul cancro, potrebbe presto classificare il dolcificante aspartame come “possibile cancerogeno per l’uomo”.

È quanto anticipa la Reuters sul proprio sito citando fonti anonime.
L’ufficializzazione della notizia è attesa per il prossimo 14 luglio, quando sarà resa disponibile la monografia Iarc dedicata all’aspartame e la valutazione sarà pubblicata sulla rivista Lancet Oncology.

È presente in numerosi prodotti, dalle bevande a cibi industriali fino ad alcuni farmaci. Una prima valutazione effettuata all’inizio degli anni Ottanta ne aveva confermato la sicurezza definendo la dose massima a 40 mg al giorno per chilo di peso corporeo.
A più di 40 anni di distanza giunge oggi la nuova valutazione dello Iarc per decidere sulla capacità della sostanza di favorire lo sviluppo di tumori. Il gruppo di lavoro si è riunito dal 6 al 13 giugno scorsi. Mentre in questi giorni (27 giugno-6 luglio 2023) è in corso la riunione di un diverso gruppo di lavoro Oms-Fao che dovrà decidere la dose sicura per la sostanza. “Le due valutazioni sono complementari”, afferma lo Iarc. “Ecco perché il risultato delle valutazioni sarà reso disponibile insieme”.
Il sistema di classificazione dell’agenzia dell’Oms prevede quattro categorie: il gruppo 1 è destinato alle sostanze per cui ci sono sufficienti prove di cancerogenicità; le sostanze inserite nei gruppi 2A (probabile cancerogeno) e 2B (possibile cancerogeno) sono considerate potenzialmente in grado di favorire lo sviluppo di tumori, ma con differenti livelli di forza delle prove scientifiche disponibili. L’ultimo gruppo è riservato alle sostanze per cui non siano disponibili prove di cancerogenicità.
Secondo l’anticipazione Reuters, l’aspartame sarebbe stato inserito nella categoria dei ‘possibili cancerogeni’, in cui, al momento sono presenti 322 sostanze. (ANSA).