Washington, la Giornata dello Spazio rafforza la cooperazione Italia-USA

washington giornata dello spazio rafforza la cooperazione italia usa

washington giornata dello spazio rafforza la cooperazione italia usaL’Ambasciata d’Italia a Washington, in collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), la NASA, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e la U.S. Space Foundation, ha ospitato il 13 dicembre una nuova edizione della “Giornata Nazionale dello Spazio”.

“Questo evento dimostra come l’Italia continui a giocare un ruolo di primo piano nel settore spaziale: il nostro Paese è un partner tecnologico d’eccellenza per gli Stati Uniti, con cui abbiamo collaborazioni strategiche sempre più intense. L’Ambasciata è orgogliosa di aver ospitato un appuntamento, diventato ormai tradizionale, che permette alle nostre aziende e istituzioni scientifiche di creare sempre nuove collaborazioni con le controparti statunitensi,” ha dichiarato l’Ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Mariangela Zappia.

A sottolineare l’importanza crescente di questo evento, il Presidente di ICE Agenzia, Matteo Zoppas, intervenuto durante la giornata con un forte messaggio a sostegno dell’innovazione e delle collaborazioni che guidano il progresso tecnologico e industriale tra Italia e Stati Uniti.

“Il Made in Italy ha prodotto 625 miliardi di esportazioni nel 2023, di cui 7,5 miliardi provenienti dall’aerospazio, in crescita del 14% rispetto al 2022. Nei primi otto mesi del 2024 il dato delle esportazioni italiane del settore è stato di 4,3 miliardi. Secondo le ultime stime, la new Space economy passerà da 400 miliardi a 1800 miliardi entro il 2035. Con questi trend, gli oltre 7 miliardi di euro del settore potranno diventare almeno 30 mld nel 2035 e i nostri produttori dovranno essere della partita, grazie a un importante lavoro di squadra anche del sistema paese che agevoli l’incontro tra domanda e offerta. Un treno che non possiamo rischiare di perdere. Il potenziale di crescita è infatti molto elevato e tutto il mondo è concentrato sulla realizzazione di nuovi progetti e iniziative. Quando parliamo delle eccellenze dei prodotti italiani non ci riferiamo solo alle tre ‘F’, Food, Fashion and Furniture, ma anche alle tecnologie. Il Governo italiano, ad iniziare dal Presidente Giorgia Meloni, è molto concentrato sulle potenzialità della Space economy e il progetto che è stato presentato ieri esprime bene l’impegno che c’è nei confronti del settore. Il Ministero degli Affari Esteri italiano sta lavorando molto alla diplomazia della crescita per l’economia dello spazio attraverso il lavoro delle strutture diplomatiche nel mondo e il Ministero del Made in Italy, competente per il settore Aerospaziale, sta creando le condizioni in Italia per migliorare la competitività e le competenze nelle quali siamo leader. ICE è fortemente impegnata nel creare occasioni concrete di business per promuovere le tecnologie e i servizi avanzati offerti dalle nostre imprese. Negli ultimi due anni abbiamo realizzato oltre 50 iniziative per il sistema aerospazio in oltre 20 mercati diversi. Questa terza edizione della Giornata Nazionale dello Spazio a Washington, durante la quale ICE ha organizzato un momento di incontro tra imprenditori, imprese e operatori della Space economy con oltre 500 presenze, va a sottolineare la capacità di innovazione delle aziende italiane e ribadisce l’impegno dell’Italia nel rafforzare le partnership con gli Stati Uniti, che sono certamente il primo mercato di riferimento.” Così Matteo Zoppas, Presidente dell’Agenzia ICE.

In occasione dell’evento in Ambasciata, Virgin Galactic, ENAC ed Aeroporti di Puglia, con il supporto della Regione Puglia, hanno annunciato la firma di uno studio di fattibilità per definire le condizioni per lo svolgimento delle operazioni suborbitali commerciali di Virgin Galactic in Italia, utilizzando lo spazioporto di Grottaglie (TA), a partire dal breve-medio termine. Si tratta di un passo significativo per l’Italia nel settore del volo suborbitale.

Nel corso della giornata – durante la quale è intervenuto Chirag Parikh, Segretario Esecutivo del National Space Council – si sono tenute presentazioni dedicate alle collaborazioni internazionali e ai progetti di NASA, che ha voluto partecipare come partner dell’evento, anche con un proprio stand. I panel tematici del pomeriggio hanno offerto una panoramica sull’evoluzione del settore spaziale, combinando ricerca, innovazione e prospettive di mercato, con una particolare enfasi ai progetti presenti e futuri nel campo dell’astrofisica che coinvolgono la NASA e l’Italia.

Nel corso di tutta la giornata, 21 aziende italiane dell’aerospazio assieme a ICE Agenzia, ASI, NASA e INAF sono state le protagoniste di una vera e propria fiera ospitata in Ambasciata. A rappresentare l’Italia, società leader nel settore, cluster tecnologici e centri di ricerca: Leonardo e le sue partecipate, Telespazio e Thales Alenia Space, Nurjana Technologies, D-Orbit, Officina Stellare, I.R.C.A. S.P.A. Industria Resistenze Corazzate E Affini, Picosats, Arca Dynamics, Eie Group, Sitael, Miprons, Involve Group, Aiko, Lazzero Tecnologie, Progetti Speciali Italiani, Davi Promau, Leaf Space, Altec, O.V.S. Villella, Pasquali Microwave Systems, Poggipolini e la Regione Piemonte. Numerosissimi sono stati i contatti delle aziende italiane con rappresentanti delle principali aziende aerospaziali statunitensi come Aerospace Corporation, Airbus US Space & Defense, Amazon Kuiper Government Solutions (KGS), Axiom Space, Blue Origin, Jacobs, ESA, JAXA, KBR, Lockheed Martin, Sierra Space, Virgin Galactic.

Il settore aerospaziale è un pilastro fondamentale nelle relazioni economiche tra Italia e Stati Uniti. Nel 2023 l’export italiano nel settore dell’industria aerospaziale ha raggiunto i 7,48 miliardi di euro, con gli Stati Uniti che rappresentano il principale mercato di destinazione, assorbendo oltre il 20% delle esportazioni italiane del settore. Un dato che evidenzia bene l’importanza strategica della collaborazione transatlantica nel comparto aerospaziale.




Canada, l’Ambasciata d’Italia a Ottawa celebra la quarta Giornata Nazionale dello Spazio

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canada lambasciata ditalia a ottawa celebra la quarta giornata nazionale dello spazio immagine12Per celebrare la quarta edizione della Giornata Nazionale dello Spazio, l’Ambasciata d’Italia in Canada ha organizzato presso la Royal Canadian Geographical Society, importante organizzazione educativa canadese, la discussione scientifica “Space science”, incentrata su tematiche legate all’esplorazione spaziale, all’astrobiologia, alla medicina e alla salute nello spazio. In apertura dell’evento, l’Ambasciatore d’Italia in Canada, Alessandro Cattaneo, ha ricordato il ruolo primario dell’Italia nel settore aerospaziale a livello globale, confermandosi uno dei pochi Paesi al mondo con catene del valore olistiche. L’Ambasciatore Cattaneo ha inoltre evidenziato come la presenza di importanti attori italiani e canadesi all’evento abbia offerto un’opportunità unica per esplorare nuove collaborazioni tra Italia e Canada, nel solco tracciato dalla Roadmap per una cooperazione rafforzata lanciata durante il Vertice G7 in Puglia la scorsa estate. Alla discussione hanno partecipato importanti esponenti del mondo scientifico canadese, tra cui la Direttrice del Programma di Scienze Biomediche dell’Università di Ottawa ed il Fondatore della Rete di Ricerca canadese sulla Salute nello Spazio, nonché il Direttore delle Relazioni Esterne dell’Agenzia Spaziale canadese. L’evento è stato chiuso dal Presidente di Leonardo Canada e USA, che ha ricordato le numerose partnership esistenti con società canadesi, le attività di ricerca e sviluppo svolte da Leonardo in Canada ed i progetti all’attivo nel settore aerospaziale. L’iniziativa, finalizzata a consolidare la già forte cooperazione tra Italia e Canada nel settore aerospaziale in linea con il Memorandum di intesa firmato nel 2021 da ASI e dalla controparte canadese, è stata arricchita da una selezione di video ed immagini tratti dalla mostra “From the Moon to Mars”, realizzata dalla Farnesina in collaborazione con ASI ed ESA. (Inform)




Produrre energia sulla Luna, il progetto è tutto italiano

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5seleneProdurre energia elettrica sul suolo lunare grazie a piccole centrali alimentate con energia nucleare. È l’obiettivo del progetto tutto italiano denominato SELENE (Sistema Energetico Lunare con l’Energia NuclearE) finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e condotto dall’ENEA come capofila, in collaborazione con il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano e Thales Alenia Space Italia. Il progetto risultato fra i vincitori, nel 2023, di un bando di finanziamento ASI per lo sviluppo di esperimenti scientifici per la Luna, punta a studiare le tecniche per la produzione di energia sul nostro satellite, superando i limiti delle tecnologie energetiche tradizionali. Nella realizzazione del progetto sono coinvolti quattro centri di ricerche ENEA: Frascati, Casaccia, Bologna e Brasimone.
L’obiettivo dell’infrastruttura denominata Moon Energy Hub (MEnH) sarà di fornire una base energetica stabile ai futuri insediamenti lunari attraverso l’impiego di piccoli reattori nucleari a fissione, i Surface Nuclear Reactors (SNR).
“L’Italia è fortemente impegnata nell’esplorazione della Luna e nella realizzazione di una base lunare permanente – afferma Angelo Olivieri, responsabile del settore Missioni Scientifiche dell’ASI -. Per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, le soluzioni attualmente disponibili, basate sull’utilizzo dell’energia solare, non consentono di raggiungere gli obiettivi energetici sfidanti per le future attività sulla superficie lunare, a causa dell’alternanza di 14 giorni di luce e 14 di buio. La ricerca di una soluzione tecnologica adeguata rappresenta un campo di ricerca di notevole interesse per l’ASI”.
“In prospettiva, queste innovazioni potrebbero consentire di superare i limiti dei pannelli solari che hanno mostrato bassa densità di potenza, scarsa scalabilità, breve vita operativa e vulnerabilità da irraggiamento cosmico”, ha sottolineato Francesco Lodi del Laboratorio Progettazione e analisi dei sistemi nucleari di ENEA e coordinatore del progetto. “In questo senso, il MEnH segna un passo rivoluzionario nell’esplorazione lunare, ponendosi al centro della strategia per espandere le capacità umane sulla Luna”.
Oltre alla progettazione dei sistemi di conversione, distribuzione dell’energia e degli SNR, i ricercatori dell’ENEA lavoreranno all’analisi degli aspetti di decommissioning e della supply chain e alla creazione di una roadmap per l’industrializzazione dell’infrastruttura.
Di durata triennale, il progetto SELENE consentirà lo sviluppo di tecnologie e soluzioni avanzate anche in ambiti come la sensoristica, l’alta automazione e la trasmissione di potenza wireless e permetterà la messa a terra, attraverso una prova sperimentale, di una delle tecnologie più sfidanti per l’SNR, cioè lo smaltimento del calore, con l’obiettivo di validare le prestazioni del sistema ed incrementarne la maturità tecnologica.
“Unendo innovazione tecnologica, visione strategica, operabilità, affidabilità e compattezza in un ambiente estremamente ‘esigente’ come quello lunare, il MEnH mira a divenire un caposaldo per le future esplorazioni spaziali e un punto di riferimento per la definizione di uno scenario operativo chiaro e di una roadmap per raggiungerlo”, evidenzia Mariano Tarantino, responsabile della Divisione Sistemi Nucleari di ENEA. “Il coordinamento di SELENE ci consente di confermare il ruolo dell’ENEA nel settore del nucleare per lo Spazio a livello nazionale e internazionale, divenendo il collante tra il tessuto industriale e il mondo della ricerca impegnati nel settore spaziale, un percorso già iniziato con l’accordo ASI-ENEA per la realizzazione di un primo studio di fattibilità per un reattore nucleare per alimentare le basi lunari”, conclude Tarantino.
Un aspetto fondamentale del progetto è la capacità di rispondere a variazioni di carico energetico e di gestire eventuali interruzioni di potenza. Per questo, sono previsti sistemi di accumulo di energia, che garantiscono flessibilità e affidabilità operativa. Il MEnH sarà anche dotato di un sistema di trasmissione di energia orientabile, per supportare attività a distanza dal centro di generazione, e di un sistema di ricezione mobile per attività meno energivore. (aise) 




La Giornata nazionale dello spazio 2024 a Los Angeles con il Consolato

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9spazioIl Consolato Generale d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles, in collaborazione con ISSNAF (Italian Scientists and Scholars in North America Foundation), hanno organizzato per domani, 10 dicembre, un evento per celebrare la Giornata Nazionale dello Spazio 2024, in ricordo del lancio del primo satellite italiano, San Marco 1 (15 dicembre 1964) che portò l’Italia ad essere uno dei paesi protagonista nel panorama spaziale internazionale.
La serata, che si terrà presso i locali dell’IIC alle ore 18.00 locali, prevede una conversazione che mette in luce il contributo dell’Italia all’esplorazione spazialec, con particolare attenzione alle recenti missioni su Europa e Marte. Tra i relatori figurano Alessandro Rettura, scienziato e ingegnere di sistemi presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA/Caltech, che lavora alla missione Europa Clipper; Stefano Cappucci, ingegnere di sistemi termici presso Relativity Space ed ex responsabile dei sistemi termici per l’Ingenuity Mars Helicopter; e Francesco Grilli, vicepresidente della gestione dei prodotti presso Qualcomm Technologies, che supervisiona le tecnologie di comunicazione e localizzazione satellitare. La discussione sarà moderata dal produttore e giornalista vincitore di un Emmy, Jeremy Spiegel.
A seguire, ricevimento natalizio con una performance jazz dal vivo del Luca Alemanno Trio. (aise) 




La nuova malattia che arriva dal Congo e spaventa Oms e virologi: cosa si sa?

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screenshot 2024 12 06 110111 1024x585“Una malattia sconosciuta di probabile origine infettiva ha ucciso 79 persone in Congo. Quadro clinico strano (anemia!), non mi piace. Per carità nessun panico, ma attenzione. Nel mondo moderno i virus – come abbiamo visto – si spostano molto velocemente”: a gettare un pre-allarme dai social è il virologo Roberto Burioni che, questa volta, mette in guardia su quello che sta avvenendo nel Paese africano. A rincarare la dose, il collega infettivologo Matteo Bassetti: “Speriamo bene perché l’ultima volta dal Congo è arrivata l’Ebola. Pare che i sintomi siano simili all’influenza. L’Oms si sta muovendo e dobbiamo ancora capire bene, magari non è nulla di preoccupante”.

Vero, ma se l’Oms ha inviato una squadra di esperti nell’area colpita dalla patologia – ancora non si sa cosa la causi, se un batterio, un virus o chissà quale altro agente patogeno- è proprio perché le autorità locali definiscono già la situazione come “preoccupante”. La zona interessata è quella di Panzi, nella provincia di Kwango, regione sud-ovest della Repubblica Democratica del Congo, dove una malattia sconosciuta ha provocato al momento almeno 79 morti registrati tra il 10 e il 25 novembre, tutti giovanissimi, nella fascia di età tra i 15 e i 18 anni, e un totale di 380 persone infettate, di cui la metà bambini piccoli, sotto i 5 anni. Per l’Associated Press le morti certificate potrebbero essere comprese tra le 67 e le 143.

L’Organizzazione mondiale della sanità sta inviando esperti per supportare le autorità sanitarie. Gli esperti dell’Oms si stanno unendo al National Rapid Response Team e sono in viaggio verso Panzi. Il team è composto da epidemiologi, clinici, tecnici di laboratorio ed esperti di prevenzione e controllo delle infezioni e comunicazione del rischio. Un team locale iniziale dell’Oms ha supportato le autorità sanitarie a Kwango dalla fine di novembre per rafforzare la sorveglianza delle malattie e identificare i casi.

I SINTOMI

“I sintomi sono simili all’influenza”, riferisce il ministero della Salute del Paese africano: febbre alta, mal di testa severo, tosse. Nei giorni scorsi, in conferenza stampale autorità locali di Kwango in particolare, tra i sintomi ci sarebbero anche difficoltà respiratorie e anemia, cioé una riduzione importante di globuli rossi ed emoglobina che porta a una ridotta ossigenazione nel sangue.  Sempre in conferenza stampa è stato spiegato che delle 27 vittime decedute in ospedale “10 sono morte per mancanza di trasfusioni di sangue e 17 per problemi respiratori”.

“A PANZI SISTEMA SANITARIO QUASI INESISTENTE, BAMBINI MALNUTRITI“

Il contesto in cui la malattia si è diffusa è critico sotto tutti i punti di vista sanitari: l’area rurale di Panzi è una regione remota, non facilmente raggiungibile, a circa 700 chilometri a Sud-Est della capitale Kinshasa. E non solo ospedali e ambulatori sono quasi inesistenti, ma le condizioni in cui vive la popolazione- hanno spiegato le autorità- sono molto precarie per il difficile accesso all’acqua potabile e ai medicinali. E ancora: oltre la metà dei bambini- il 61%- soffrono di malnutrizione.

COSA SI SA

È un’influenza stagionale, un nuovo virus? Per ora gli specialisti hanno escluso l’ipotesi che si tratti di Covid. Il punto di partenza è che in quella precisa area del Congo si sia diffusa una malattia che colpisce l’apparato respiratorio e che comporta uno stato di grave anemia. Il Congo è inoltre reduce da un’altra epidemia nefasta, quella del virus di Mpox, il vaiolo delle scimmie, che dall’inizio del 2024 ha registrato più di 30mila nuovi casi e un migliaio di decessi nel Paese.

 

Agenzia DIRE – www.dire.it




Italia e Messico rafforzano la cooperazione scientifica

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robertomaranipuntovertIl teatro Juárez della città di Guanajuato, capitale dell’omonimo stato messicano, ha fatto da cornice all’Incontro di scienza e tecnologia, organizzato dal governo locale, attraverso l’Istituto di innovazione, scienza e imprenditorialità per la competitività (Innovación), in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e l’Ambasciata d’Italia.

L’evento si è tenuto con l’obiettivo di mostrare gli sviluppi di un un accordo binazionale avviato nel 2021 per promuovere la collaborazione scientifica e tecnologica tra i due Paesi che già ha portato al finanziamento di tre progetti di ricerca. Sono stati inoltre annunciati i vincitori dei nuovi bandi bilaterali Conexión Internacional de la Ciencia sui temi di agricoltura e produzione intelligente che saranno condotti nel biennio 2025-2026.

L’incontro è stato inaugurato dal direttore generale di Innovación, Juan Antonio Reus Montaño, che ha sottolineato l’importanza dell’alleanza con l’Italia per promuovere iniziative di grande impatto scientifico.

I progetti vincitori sono stati una proposta di Pirelli Messico e il Cnr-Ismn sul riciclaggio dei pneumatici e un piano dell’Istituto tecnologico nazionale di Celaya con il Cnr-Stiima per lo sviluppo di un gemello digitale di ottimizzazione della produzione agricola.

I programmi riceveranno un finanziamento congiunto di 4,5 milioni di pesos (circa 215mila euro).

«L’incontro è stato uno spazio arricchente di dialogo e scambio in cui sono stati messi in luce progetti di ricerca tra il Cnr italiano e l’ecosistema dell’innovazione del vivace stato di Guanajuato. Continuiamo a costruire ponti per uno sviluppo scientifico e tecnologico condiviso», ha affermato Roberto Marani, addetto scientifico dell’Ambasciata italiana in Messico.

«Questa alleanza promuove la scienza di frontiera e lo sviluppo tecnologico» —ha detto Juan Antonio Reus Montaño— «e il grande sostegno e contributo che l’Italia ci ha dato attraverso la conoscenza ha portato Guanajuato su una scala più ampia nell’avanzamento di progetti ad alto impatto».

Foto: boletines.guanajuato.gob.mx




Milano. Scoperto ‘interruttore’ molecolare utile per curare il cancro alla vescica,

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provette sangue fgUn ‘interruttore’ molecolare nel cancro alla vescica, un meccanismo che costituisce un biomarcatore nell’evoluzione di questo tumore. E’ la scoperta che apre la strada a nuove strategie terapeutiche frutto dello studio, condotto dal team di ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) e dell’Università degli Studi di Milano, pubblicato su Nature Communications. La ricerca dimostra inoltre che i tumori vescicali superficiali e quelli profondi rappresentano stadi differenti di un unico processo patologico che evolve nel tempo, contrariamente a quanto ritenuto fino ad ora. Lo studio sostenuto da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro è stato coordinato da Salvatore Pece, docente di Patologia generale e vice-direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università Statale di Milano, direttore del Laboratorio ‘Tumori ormono-dipendenti e patobiologia delle cellule staminali’ dello Ieo.

Lo studio

All’origine dell’intero processo sembra esserci la proteina Numb, che è normalmente espressa nella vescica, ma viene perduta in oltre il 40% di tutti i tumori vescicali umani. Questa perdita causa una cascata di eventi molecolari che rendono il tumore altamente proliferativo e invasivo, consentendogli di oltrepassare gli strati superficiali della mucosa vescicale per raggiungere gli strati più profondi. L’evento rappresenta il punto di svolta nella evoluzione clinica della malattia, determinando la progressione dei tumori vescicali superficiali, i cosiddetti non-muscolo-invasivi, verso tumori profondi, definiti muscolo-invasivi, che richiedono l’intervento di rimozione chirurgica totale della vescica. Nonostante l’operazione radicale, queste forme di malattia sono caratterizzate da un decorso clinico spesso sfavorevole.

“Dunque la proteina Numb – spiega Pece – funziona come un interruttore molecolare che, se è spento, accelera la progressione tumorale e influenza il decorso clinico della malattia. E’ un biomarcatore molecolare che consente di identificare i tumori superficiali a elevato rischio di progressione verso tumori muscolo-invasivi. La nostra scoperta ha un forte e immediato potenziale di applicazione nella pratica clinica. I criteri clinico-patologici utilizzati nella routine per predire il rischio di progressione dei tumori vescicali superficiali a tumori muscolo-invasivi sono infatti del tutto insufficienti e inadeguati a individuare i pazienti a basso rischio, che potrebbero beneficiare di trattamenti più mirati, di tipo conservativo, in protocolli di sorveglianza attiva. I pazienti ad alto rischio necessitano invece di trattamenti più aggressivi, quali la chemioterapia e l’asportazione chirurgica della vescica, che hanno purtroppo considerevoli effetti collaterali e un elevato impatto sulla qualità della vita”.

“Abbiamo analizzato il profilo molecolare sia in cellule in coltura e animali di laboratorio, sia in campioni di tumori umani privi dell’espressione di Numb”, spiega Francesco Tucci, dottorando di ricerca presso la Scuola Europea di Medicina Molecolare e primo autore dello studio. “Abbiamo così osservato che la perdita di Numb attiva un complesso circuito molecolare che conduce all’attivazione di un potente oncogene, il fattore di trascrizione Yap. Quest’ultimo è alla base del potere proliferativo e invasivo delle cellule tumorali“.

Successivamente “siamo andati oltre”, aggiunge Daniela Tosoni, ricercatrice presso il Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università di Milano e dello Ieo, che ha contribuito alla supervisione dello studio. “In esperimenti di laboratorio abbiamo dimostrato che è possibile inibire la capacità proliferativa e invasiva delle cellule tumorali prive di Numb, utilizzando farmaci in grado di colpire questo complesso circuito molecolare a diversi livelli“.

“I tumori della vescica privi di Numb – continua Tosoni – sono quindi molto aggressivi ma anche altamente vulnerabili”. Sono infatti già disponibili alcuni farmaci molecolari impiegati in clinica per patologie differenti dal tumore vescicale, che potrebbero rapidamente essere sperimentati e adottati come trattamenti innovativi per prevenire la progressione clinica dei tumori vescicali superficiali ad alto rischio, privi della proteina Numb. “Al momento della diagnosi iniziale – spiega ancora Pece – i tumori della vescica si presentano in larga maggioranza come tumori superficiali non muscolo-invasivi, che sono generalmente caratterizzati da una buona prognosi. Solo in una percentuale ridotta si presentano invece sin dal principio come tumori profondi muscolo-invasivi, molto aggressivi e con decorso clinico meno favorevole”. Circa “il 20-30% dei tumori superficiali possono evolvere in tumori muscolo-invasivi. L’esperienza clinica ci ha insegnato che i tumori muscolo-invasivi che derivano dalla progressione di tumori inizialmente superficiali rappresentano le forme più aggressive e potenzialmente letali di tumore vescicale”.

“I nostri studi – continua Pece – dimostrano ora che i tumori vescicali superficiali e quelli profondi rappresentano stadi differenti di un unico processo patologico che evolve nel tempo, guidato già dal principio da specifici meccanismi molecolari che possono essere ostacolati con farmaci precisi e mirati. Diventa quindi fondamentale identificare i meccanismi biologici alla base di questa evoluzione e sviluppare nuovi marcatori molecolari per identificare i pazienti con caratteristiche specifiche di aggressività.

In questo contesto, la nostra scoperta apre la strada a nuove strategie terapeutiche per combattere il cancro vescicale in una elevata percentuale di pazienti che presentano tumori privi di espressione della proteina Numb. Abbiamo anche identificato – conclude Pece – una nuova firma molecolare che consentirà di identificare con accurata precisione i pazienti che potranno beneficiare di trattamenti mirati con nuovi farmaci che colpiscono in maniera specifica i meccanismi molecolari che sono attivati a seguito della perdita di Numb”.

adnkronos.com




Bove, l’esperto: “Può tornare a giocare in un caso, molte aritmie non sono pericolose”

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edoardo bove 1299475photogallery 1024x576Massimo Grimaldi, presidente designato dell‘Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco) e direttore Cardiologia dell’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari), spiega alla Dire cosa sono le aritmie e cosa può essere successo al calciatore Edoardo Bove, ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Careggi di Firenze dopo aver accusato un malore in campo, ieri, durante la partita Fiorentina-Inter.

COSA È UN’ARITMIA?

“L’aritmia- spiega Grimaldi- è un disturbo che coinvolge il sistema elettrico del cuore causando battiti cardiaci troppo veloci, troppo lenti o irregolari. A seconda della sede cardiaca coinvolta e del tipo di anomalia elettrica si distinguono diversi tipi di aritmia. Tra queste le più diffuse sono sicuramente le extrasistoli e la fibrillazione atriale, che rappresenta una delle maggiori cause di ricovero ospedaliero e colpisce circa un milione di italiani. Quest’aritmia non è immediatamente pericolosa per la vita, ma aumenta notevolmente il rischio di scompenso cardiaco e di ischemie cerebrali se non opportunamente e precocemente trattata. E’ un’aritmia spesso asintomatica che provoca un ritmo del cuore irregolare, spesso accelerato, che può causare agitazione, stanchezza o affanno ma anche passare inosservato. Questa aritmia può, tuttavia, favorire l’insorgenza di ischemia cerebrale poiché favorisce la formazione di coaguli nell’atrio sinistro”.

COSA È SUCCESSO A EDOARDO BOVE?

“Sicuramente ce lo diranno i colleghi dell’ospedale Careggi che individueranno con precisione le cause di questo arresto cardiaco- continua il medico- Si è parlato di torsione di punta che è un evento fugace, nel senso che quando insorge è un’aritmia talmente veloce che o esita in un arresto cardiaco oppure esita in una risoluzione spontanea, in genere dopo pochi secondi dalla sua insorgenza”.

QUALI SONO LE CAUSE? BOVE È ARRIVATO IN OSPEDALE CON LIVELLI DI POTASSIO BASSI

“Le cause- spiega Grimaldi- possono essere diverse, anche dovute ad alterazioni elettrolitiche. Questa aritmia può infatti essere causata da un basso livello di alcuni elettroliti, in particolare calcio, potassio e magnesio, ma soprattutto potassio. Tale rischio aumenta se c’è una predisposizione genetica che si chiama QT lungo, ma immagino che lui non l’avesse perché quando ha fatto la visita di idoneità sportiva l’elettrocardiogramma l’avrebbe evidenziata”.

QUALE SARÀ IL DECORSO?

“Il trattamento più appropriato sarà valutato in base alle cause che hanno provocato questa aritmia. Se le indagini rileveranno una causa completamente rimovibile, per esempio se si arriva alla conclusione che l’arresto cardiaco sia stato dovuto solo a livelli di potassio molto bassi e quindi questa è una causa removibile, il calciatore potrebbe tornare alla sua attività. Al contrario, se si individuano delle alterazioni strutturali del miocardio, delle cause genetiche o altre problematiche, il calciatore non potrebbe continuare la sua pratica sportiva”.

QUANDO DOBBIAMO PREOCCUPARCI PER UN’ARITMIA?

“Molte aritmie non sono pericolose, ma se si avverte un improvviso e brusco cambiamento del battito, un ritmo cardiaco anomalo, soprattutto se associato a senso di malessere o addirittura svenimento, il consiglio è una visita da uno specialista per controllare la salute del proprio cuore ed impostare eventualmente il trattamento necessario. Le aritmie cardiache sono un insieme di disturbi del ritmo molto variegato pertanto i trattamenti sono altrettanto vari e dipendono dal tipo di aritmia presente”.

PERCHÉ È IMPORTANTE UNA DIAGNOSI PRECOCE?

“Una diagnosi precoce è importantissima e in alcuni casi può salvare una vita o prevenire un ictus– conclude Grimaldi- Questi pazienti faranno i dovuti controlli e, laddove richiesto, assumeranno una terapia anticoagulante orale o si sottoporranno all’intervento più indicato”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Panama: la scienza sta perdendo la guerra contro l’insetto “divoratore di uomini”

mosche

moscheSolo una mosca geneticamente può battere una mosca “divoratrice di uomini”. E così ogni settimana, puntualmente, si alzano in volo sulla giungla di Panama degli aerei ultraleggeri con un carico speciale: milioni e milioni di maschi di mosche, allevati, cresciuti e sterilizzate con radiazioni. Sono gli inconsapevoli soldati della guerra dichiarata dall’uomo ad un insetto loro simile: “il moscone divoratore di uomini”.

Si tratta di una specie di mosca che depone le sue uova nelle ferite aperte degli animali a sangue caldo, causando ferite dolorose, infezioni e morte. Le larve mangiano i loro ospiti dall’interno. Nei casi più gravi, l’unica soluzione possibile è somministrare morfina e iniziare a estrarle con un bisturi. Una ad una.

L’insetto si chiama Cochliomyia hominivorax, battezzato così dopo una serie di orribili epidemie in una colonia penale francese nel 1800. Un tempo era ovunque nel continente americano. Nel 1957 cominciò un programma di eradicamento, che gradualmente ha funzionato. Fino ad ora.

L’uomo ha costruito un vero e proprio muro invisibile, una barriera non fisica attraversa l’America centrale, dove il valico di Darién crea una frattura naturale tra Panama e Colombia. È qui che gli aerei bombardano a tappeto la giungla con milioni di mosche sterili che si accoppiano con le femmine dei nemici. Poiché le mosche si accoppiano solo una volta nel loro ciclo di vita, la distribuzione di massa di maschi sterili uccide pian piano le colonie. Il “muro”, costato più di un miliardo di dollari, ora è sul punto di sgretolarsi

All’inizio di quest’anno la Costa Rica ha dichiarato un’emergenza nazionale dopo che le mosche hanno misteriosamente ripreso ad invadere il Paese per la prima volta dagli anni ’90. E questa settimana gli Stati Uniti hanno sospeso le importazioni di bestiame dal Messico dopo che è stato segnalato un caso a Catazaja, una piccola città nello stato meridionale del Chiapas.

Ovviamente è un pericolo per gli esseri umani, ma anche per centinaia di miliardi di dollari di bestiame. Gli stessi scienziati che hanno dedicato la loro vita a sradicare la mosca ora si stanno affrettando a studiare le cause della recrudescenza.

Si teme anche che la vera portata del problema in Costa Rica sia più grande di quanto suggeriscano le cifre. Gli agricoltori denunciano alle autorità per i primi casi, ma poi spesso smettono. Si segnalano anche molti casi di infezioni sull’uomo.

Dopo che le uova vengono deposte in una ferita, che potrebbe essere un graffio causato dal filo spinato, un cordone ombelicale reciso di recente o persino il morso di una zecca, possono volerci uno o due giorni prima che le larve emergano e siano facili da individuare. Ciò rende il monitoraggio delle mandrie molto complicato. E poi c’è la fauna selvatica, che è incontrollabile.

Ora il COPEG, la commissione che si occupa del problema, sta cercando per invertire l’avanzata dell’insetto ristabilendo una barriera di mosche sterili in tutto l’Honduras, respingendole nuovamente verso il valico di Darien. Gli attivisti per i diritti degli animali hanno attribuito la causa della rapida diffusione delle mosche in America Centrale a fattore umano: il traffico illegale di bovini.

Un’altra ipotesi che è che in qualche modo le mosche abbiano sviluppato una resistenza comportamentale: le femmine avrebbero in qualche modo imparato a riconoscere i maschi sterilizzati.

Fatto sta che la “produzione di mosche sterili” è aumentata drasticamente: ora Panama ne sforna circa 90 milioni alla settimana. Ma non bastano.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il freddo ‘spacca’ il cuore: il gelo e i rischi per la salute

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imagesIl freddo improvviso può far male al cuore. Il repentino abbassamento delle temperature, come quello che si è verificato in Italia negli ultimi giorni con il ribaltone meteo, può avere effetti anche imprevisti sulla salute del cuore, “perché si innesca la vasocostrizione per cercare di mantenere il corpo a determinate temperature e questo comporta l’aumento delle restrizioni vascolari e quindi la fatica del cuore perché lavora di più”.

Angina pectoris e infarto, i rischi

In casi “rari il freddo può causare anche un infarto, quando ci sono situazioni di base già compromesse e c’è una vasocostrizione arteriolare”, ma c’è anche “il rischio dell’angina pectoris nei soggetti già sensibili, soprattutto quando si passa da un ambiente caldo a uno più freddo”. A fare il punto con l’Adnkronos Salute sui danni per il cuore dell’avvicinarsi allo zero termico è Domenico Gabrielli, presidente Fondazione per il Tuo cuore dell’Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri).

“Il cuore affaticato porta all’attivazione del sistema nervoso autonomo che determina una ulteriore attivazione del carico delle frequenze nelle persone che hanno problematiche cardiovascolari”, prosegue Gabrielli che segnala alcuni campanelli d’allarme “nella cardiopatia ischemica: il sintomo principale è la sensazione di avere un macigno sul petto e costrizione del torace, anche da fermi”. Se con il grande caldo è consigliato rivedere la terapia farmacologica, sottolinea inoltre lo specialista, “anche con il freddo un passaggio con il proprio specialista o medico di famiglia è auspicabile”.

Come proteggere il cuore

Rispetto al ‘fai da te’ per difendersi dall’abbassamento delle temperature, “non beviamo i superalcolici illudendoci di ricevere un qualche giovamento: hanno l’effetto opposto perché c’è la vasodilatazione che fa disperdere il caldo dell’organismo”, chiarisce Gabrielli.

“A tavola evitare i cibi troppi grassi perché non ci proteggono dal freddo, anzi fanno male al cuore“, mentre se si sta bene in salute “proteggiamoci dal gelo tenendo l’organismo attivo e – compatibilmente con le proprie condizioni fisiche – anche allenandoci”. Infine, i bambini e il freddo. “Se non hanno patologie cardiovascolari congenite – conclude l’esperto – possono stare all’aperto anche con temperature rigide. Il rischio, purtroppo, è quello di facilitare i virus respiratori che possono agire anche sull’apparato cardiovascolare quando si vanno a localizzare a livello del cuore come nella miocardite”.

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