Sparkle collabora al nuovo sistema di cavi sottomarini pan-regionale in America centrale

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farnesina sparkle annuncia la sua collaborazione nel nuovo sistema di cavi sottomarini pan regionale in america centraleimmagine18La Farnesina segnala che Sparkle, in collaborazione con Liberty Networks, fornitore leader di infrastrutture e connettività aziendale in America Latina e nei Caraibi e Gold Data, azienda tecnologica focalizzata sulle infrastrutture di telecomunicazione che fornisce connettività internazionale nei Caraibi e in America Latina, parteciperà alla costruzione e commercializzazione del nuovo sistema sottomarino MANTA, il primo cavo sottomarino internazionale nel Golfo del Messico a collegare il Messico e gli Stati Uniti con l’America centrale e latina. Il sistema avrà una lunghezza di circa 5.600 km ed è progettato per supportare un minimo di 20 TB per coppia di fibre. Con nuovi punti di accesso a Veracruz, in Messico, e ad Apalachee, in Florida, MANTA mira a migliorare il flusso di traffico nella regione, fornendo nuove rotte a bassa latenza tra i principali hub digitali di Città del Messico, Queretaro, Bogotà e Panama City e gli Stati Uniti.(Inform)




Islanda, Italia partecipa ad Assemblea annuale Arctic Circle

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d5f3e72d 8669 4b0c a6e7 2821dc2a1e76Il Capo di Gabinetto del Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur), Marcella Panucci, ha rappresentato l’Italia all’Assemblea annuale dell’Arctic Circle, la più grande rete di dialogo e cooperazione internazionale sul futuro dell’Artico, tenutasi a Reykjavík, in Islanda. Arctic Circle è una sorta di Davos dell’Artico e riunisce ogni anno oltre 2.000 partecipanti da più di 60 Paesi tra Capi di Governo, Ministri, parlamentari, rappresentanti delle comunità indigene, funzionari, esperti, scienziati, imprenditori e attivisti impegnati sulle tematiche legate al cambiamento climatico e alla ricerca scientifica nella regione artica.

Panucci è intervenuta nel corso della sessione plenaria dell’Assemblea, ricordando l’impegno italiano nell’Artico, basato sui princìpi del rispetto del diritto internazionale e della sovranità degli Stati che si affacciano sulla regione, sulla collaborazione scientifica, sulla preservazione della cultura e delle tradizioni delle popolazioni native e su uno sviluppo economico sostenibile che salvaguardi l’ambiente. Panucci ha valorizzato l’importante impegno italiano nell’Artico attraverso basi e progetti di ricerca e la nave rompighiaccio “Laura Bassi”, tutti finanziati dal MUR. Ha inoltre annunciato insieme al Chairman dell’Arctic Circle Assembly Grimsson, l’intenzione dell’Italia – su indicazione del Ministro Bernini – di tenere nel 2025 una riunione dell’Arctic Circle Forum e del Polar Dialogue, opportunità di dialogo internazionale di alto livello ospitati dai Paesi più attivi nelle attività polari e dedicate alla criosfera.

Successivamente si è svolta una sessione di approfondimento dedicata all’impegno scientifico italiano nell’Artico, moderata dall’Ambasciatore d’Italia in Norvegia e Islanda, Stefano Nicoletti. Il panel è stato animato da relatori di alto livello come la Presidente del CNR, Maria Chiara Carrozza, e i Direttori dell’Istituto Idrografico della Marina Militare, Contrammiraglio Nannini; di INGV, Massimo Chiappini ed ENEA, Claudia Brunori.

A margine dell’Assemblea, la delegazione italiana ha avuto incontri presso i Ministeri islandesi dell’Università e Ricerca e dell’Ambiente per discutere tematiche di interesse comune ai nostri due Paesi, e con il Chairman dell’Arctic Circle, Grimsson. Panucci, l’Ambasciatore Nicoletti e il resto della delegazione hanno inoltre incontrato alcuni membri della comunità scientifica italiana attiva in Islandaed hanno partecipato alla firma di un Memorandum of Understanding di cooperazione bilaterale nel settore geotermico fra Italia ed Islanda negoziato dal Ministero dell’Ambiente e della Transizione Energetica.

La missione della delegazione italiana del MUR e la partecipazione all’Assemblea di figure di primo piano della ricerca italiana nell’Artico hanno valorizzato il consistente impegno scientifico e l’attenzione del nostro Paese verso una regione destinata ad assumere un rilievo sempre maggiore nel quadro geopolitico internazionale, oltre che in ambito economico e climatico. Si tratta di un impegno pluridecennale cui garantisce continuità la base artica del CNR “Dirigibile Italia”, situata nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, e il programma “High North” della Marina Militare volto al monitoraggio, alla mappatura e allo sviluppo delle ricerche nel settore marino artico.




Houston: seminario su “Alzheimer: Sfide e Speranze per il Futuro”

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4houstonalzSi intitola “Alzheimer: Sfide e Speranze per il Futuro” il seminario promosso a Houston dal Comites con il West South Central Chapter di ISSNAF in programma il 17 ottobre, dalle 1800 alle 20.00, al Fellini Rice Village.
“Sarà un’occasione utile per conoscere gli ultimi progressi della ricerca medico-scientifica nella comprensione della malattia di Alzheimer, la forma più comune di demenza”, spiega il Comites.
Relatore dell’incontro sarà Giulio Taglialatela, Direttore del Brain Health Institute e del Mitchell Center for Neurodegenerative Diseases e Vice Chair del Department of Neurology presso la University of Texas Medical Branch (UTMB).
Durante l’incontro, Taglialatela condividerà i contributi scientifici del suo team nella comprensione dell’Alzheimer, offrendo spunti su come queste ricerche stiano aprendo la strada a nuovi approcci terapeutici innovativi ed efficaci.
L’evento sarà moderato da Salvatore Saieva, Presidente del Comites di Houston, e da Federica Giordano, componente del board di WSC-ISSNAF. (aise) 




Italia – Messico, dichiarazione d’intenti sulla collaborazione scientifica

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ricercaitaliamessicopuntovertLa ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha incontrato Rosaura Ruiz, ministra designata per le Scienze, le Discipline umanistiche, la Tecnologia e l’Innovazione, nell’ambito della sua visita in Messico per assistere all’insediamento della neopresidente del Paese, Claudia Sheinbaum.

Nel corso della riunione è stata firmata una dichiarazione di intenti che mira ad aprire la strada per rafforzare la collaborazione scientifica tra le due nazioni.

«Congratulazioni a Rosaura Ruiz» —ha scritto Bernini su X— «è stato un piacere incontrarla in occasione della cerimonia di insediamento per ribadire la comune volontà di rafforzare la collaborazione scientifica tra i nostri Paesi».

«Le relazioni tra Italia e Messico» —ha aggiunto la ministra— «hanno radici profonde, e la dichiarazione di intenti firmata oggi getta le basi per un futuro ancora più solido. Con questo passo, apriamo la strada alla definizione di un Memorandum d’intesa che sarà sottoscritto nei prossimi mesi».

«Svilupperemo insieme programmi di ricerca in settori strategici come energie rinnovabili, agri-food, biotecnologie, contrasto ai cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche e blue economy. Un percorso condiviso per affrontare e vincere le sfide del futuro», ha concluso Bernini.

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Dopo il tumore al seno le donne si sentono più sole

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Tornano con un nuovo lavoro, un’analisi capillare, di raccolta dei dubbi e delle difficoltà più comuni riferiti dalle donne dopo la ricostruzione mammaria le specialiste del gruppo Donna X Donna, che riunisce in modo volontario e spontaneo oltre 100 chirurghe plastiche e senologhe, ginecologhe sessuologhe e psiconcologhe afferenti alle principali Breast Unit della penisola. Dopo la mastectomia, le terapie e la ricostruzione mammaria- emerge dall’analisi- le donne confidano ‘ho paura a muovere il braccio e il busto’; ‘ mi sento sempre stanca’; sto ingrassando’; ‘temo a tornare a fare sport’. Inoltre ‘Ho la pelle invecchiata di colpo’; ‘non ho più la sensibilità nella zona operata’; ‘non mi guardo più il seno e non tocco le cicatrici’. ‘Non sento il mio nuovo seno come parte di me e non riesco più a mostrami al partner’; ‘ho sbalzi di umore’; Oppure ‘sono passati tanti anni ma temo sempre la recidiva’ e così via. E questo anche a distanza di mesi o di anni dall’operazione. Non ci sono solo sorrisi e senso di vittoria, non ci sono solo donne eroiche e di nuovo ‘protagoniste’ della loro vita. Vale per la maggioranza: alla notizia più bella, la scomparsa della malattia, seguono difficoltà crescenti e incertezze durante la convalescenza, nei mesi e negli anni a venire. Sintomi comuni ma piuttosto trascurati negli ospedali spesso a corto di personale specializzato, dal fisioterapista al psiconcologo al ginecologo-sessuologo. Non basta dire alle pazienti ‘siate felici, ce l’avete fatta’. Il ‘dopo-tumore’ porta con sé numerosi ‘effetti collaterali’, lasciati senza risposte e assistenza.

A circa 1 donna su 8 viene diagnosticato il tumore mammario. Nel 25-30% delle diagnosi di carcinoma segue una mastectomia, dunque l’asportazione della mammella. Nella metà dei casi si esegue una ricostruzione mammaria contemporanea all’asportazione del tumore. L’altra metà delle pazienti invece rinuncia oppure tende a rimandare l’operazione di ricostruzione, sottoponendosi ad interventi più complessi e procrastinando nel tempo il recupero della propria immagine corporea e del proprio benessere fisico e psicologico. Alla ‘nuova me’ è dedicato è dedicata questa nuova indagine.

“Questo anno abbiamo analizzato moltissime domande delineando le nostre risposte basate sull’evidenza scientifica, mirate al recupero del proprio benessere psico-fisico dopo l’intervento chirurgico dal ritorno a casa, nella convalescenza, nei mesi e negli anni a venire- spiega Marzia Salgarello, coordinatrice del gruppo Donna x Donna, professore associato di chirurgia plastica alla Fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRRCS di Roma e Presidente dell’associazione Beautiful After Breast Cancer Italia. – Si parla spesso di prevenzione del tumore al seno, nelle Breast Unit i percorsi di cura sono delineati e partecipati. Si dà purtroppo meno ascolto e indicazioni su come gestire le molteplici difficoltà quotidiane che le donne incontrano dopo il cancro. Dal momento della dimissione in poi, con questo lavoro collettivo vogliamo supportare le donne a riconquistare il proprio stile di vita e tutto ciò che si ama fare, per ritrovarsi e vivere a pieno questa nuova fase della vita”.

“Di molte cose non si parla dopo l’esperienza del tumore al seno- precisa Alessandra Graziottin direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati, Milano- si tratta di esperienze che pesano tantissimo sul vissuto generale dopo il tumore al seno. Molte donne tendono a non guardarsi, a non toccarsi più dopo la mastectomia. Molte hanno difficoltà perfino nel lavarsi, nel prendere confidenza con sé stesse, hanno un atteggiamento di rifiuto per moltissime ragioni psicologiche, dal fatto che si sentono ‘tradite’ dal proprio corpo, dal nuovo seno che non è esteticamente quello che avrebbero voluto, al fatto che non comunica più quelle sensazioni di piacere che valevano per molte donne prima dell’esperienza del tumore. Sono urgenti interventi di recupero funzionale e psicologico da intraprendere subito dopo l’operazione e non a distanza di anni, quando ci sono. Mi riferisco ad esempio alla neuro-riabilitazione centrale che, se adottata fin da subito con esercizi di memoria, aiuta a recuperare le lesioni periferiche che hanno inciso sul calo della sensibilità dell’aera operata. Le tecniche e le terapie riabilitative sono numerose e aiutano le donne a vivere a pieno la vita dopo la brutta esperienza del tumore ma vanno divulgate e conosciute a medici e pazienti”.

BREASTS, IL SENO ‘OPERA D’ARTE’ AL CENTRO DEL PERCORSO DI CURA

Le immagini che illustrano questa edizione della brochure Donna X Donna sono tratte dalla mostra Breasts, una collettiva di opere eccezionali dedicate al seno e al decolleté femminile in corso a Palazzo Franchetti dal 18 aprile al 24 novembre 2024 in occasione della 60° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. “Breasts riflette l’interazione complessa tra funzioni biologiche e aspetti culturali legati al seno. Anche se il seno svolge una funzione principalmente nutrizionale, molte culture pongono l’accento su aspetti legati alla sessualità, – sottolinea Carolina Pasti, curatrice della mostra Breasts. – Comprendere e integrare questi diversi racconti è essenziale per promuovere un discorso più inclusivo e rispettoso sul corpo umano. Sostengo il potente messaggio di Donna X Donna associato all’importanza di aiutare la paziente a recuperare il proprio benessere psico-fisico dopo l’intervento chirurgico. Mi ha colpito la passione e la dedizione con cui le dottoresse del gruppo contribuiscono a rendere meno doloroso il processo successivo all’operazione, confortando la donna emotivamente, dando un forte supporto alla pazienti a recuperare il loro stile di vita e credere di nuovo in sé stesse”. Il lavoro delle specialiste è riassunto nel nuovo volume ‘Nato il tumore, riconquistato il mio seno. La nuova me. Come ritrovare il proprio benessere psico-fisico nei mesi e negli anni a venire’ , edizione Donna X Donna 2024, allegato al presente comunicato stampa. Le immagini del volume sono state donate a Donna X Donna da Carolina Pasti, che ringraziamo. Maggiori informazioni su www.donnaxdonna.it. Il progetto Donna X Donna è supportato in modo non condizionante da Polytech.

DONNA X DONNA: CHI SIAMO

Il progetto Donna x Donna, coordinato da Beautiful After Breast Cancer Italia Onlus (BABC), riunisce in modo spontaneo e volontario un gruppo di oltre 100 chirurghe plastiche, senologhe, psico-oncologhe, radioterapiste, fisiatre, fisioterapiste e medici estetici afferenti alle maggiori Breast Unit delle regioni italiane. Al comitato promotore si aggiungono, di anno in anno, nuove specialiste e professioniste che si sentono vicine ai nostri obiettivi e che contribuiscono ad apportare informazioni e a farsi portavoce delle nostre istanze.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Messico. A fine ottobre il convegno dei ricercatori italiani

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arimpuntovertL’Associazione dei ricercatori italiani in Messico terrà il suo congresso annuale alla fine di ottobre presso la sede della Società Dante Alighieri nella capitale del Paese.

Saranno presenti la presidente dell’organizzazione, Rosanna Bonasia, il responsabile dell’ufficio politico dell’Ambasciata, Gianpaolo Neri, e rappresentanti di diverse istituzioni appartenenti al Sistema Italia locale.

Nel corso dell’incontro, in programma il 24 e 25 ottobre, sono previste cinque tavole rotonde alle quali parteciperanno trenta ricercatori e docenti delle principali università del Messico.

I temi che verranno trattati includono, tra gli altri, aspetti identitari della presenza italiana nel Paese, oltre a presentazioni su design, ingegneria, ermeneutica, antropologia, fisica, astronomia, botanica, biologia e scienze sociali.

È prevista, inoltre, una conferenza del dott. Fabrizio Ammetto, dell’Università di Guanajuato, sulla recente scoperta di una sonata per violino di Antonio Vivaldi, effettuata con la partecipazione di ricercatori provenienti dall’Italia e dal Messico.

L’Associazione dei Ricercatori Italiani in Messico è stata costituita nel 2019, promossa dall’addettanza scientifica dell’Ambasciata d’Italia. Oggi conta 60 membri che svolgono attività scientifiche e accademiche in diverse località del Paese.

Foto: Rosanna Bonasia

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Malattie cardio, cerebro e vascolari sono la prima causa di morte in Italia

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“Nonostante i progressi nella cura, le malattie cardio, cerebro e vascolari continuano a rappresentare la prima causa di mortalità nel nostro Paese, con più di 210mila decessi nel 2021 (31% del totale), con una leggera preponderanza fra le donne rispetto agli uomini (56% vs 44%); il tasso standardizzato di mortalità assume valori inclusi tra i 22,1 decessi per 10mila abitanti del Trentino-Alto Adige e i 35,6 della Campania, con un dato medio nazionale pari a 26,7“.
I dati sono emersi oggi a Roma in occasione dell’evento dal titolo ‘Verso la Giornata Mondiale del Cuore: prevenzione, diagnosi precoce e aderenza terapeutica’, organizzato su iniziativa dell’onorevole Francesco Maria Ciancitto, membro dell’Intergruppo Parlamentare per le Malattie Cardio, Cerebro e Vascolari, in collaborazione con Meridiano Cardio, la piattaforma di discussione e dialogo sulle patologie cardio, cerebro e vascolari di The European House – Ambrosetti (TEHA). L’incontro, che si è svolto presso la Camera dei Deputati, è stato sostenuto dal contributo non condizionante di Amgen, Sanofi, Abbott Medical, W.L. Gore & Associati e Sandoz.

Quella delle malattie cardio, cerebro e vascolari, secondo gli esperti, rappresenta non soltanto una priorità di sanità pubblica nazionale, ma si configura anche come una priorità a livello europeo, con il 32% dei decessi legati a queste patologie (prima causa di mortalità).
“È molto importante anche per il nostro Paese che il presidente della Commissione Europea von der Leyen abbia inserito le malattie cardiovascolari come priorità di intervento per il mandato 2024-2029, replicando il modello dello Europe’s Beating Cancer Plan- ha sottolineato Daniela Bianco, partner e responsabile dell’Area Healthcare di TEHA Group- Con Meridiano Cardio continuiamo a ribadire in Italia la necessità di implementare azioni efficaci per migliorare la gestione di questi pazienti in 6 ambiti specifici, con un elemento di attenzione anche al monitoraggio degli interventi implementati, anche attraverso l’aggiornamento degli indicatori LEA, e alla riduzione delle difformità territoriali”.

IL 98% DEGLI ITALIANI PRESENTA ALMENO UN FATTORE DI RISCHIO

Secondo gli ultimi dati del ‘Progetto Cuore’ dell’Istituto Superiore di Sanità, il 98% della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 69 anni presenta almeno un fattore cardiovascolare tra ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, sedentarietà, fumo, eccesso ponderale, scarso consumo di frutta e verdura. È quanto emerso oggi a Roma in occasione dell’evento.

“Se l’ipercolesterolemia è fattore causale della cardiopatia ischemica– hanno spiegato gli esperti- il diabete rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari e, allo stesso tempo, le malattie cardiovascolari si configurano come la principale causa di morte nel paziente diabetico“. Si stima infatti che più del 60% dei pazienti diabetici ultrasessantenni muoia per malattie cardiache e abbia un rischio fino a 5 volte maggiore di infarto rispetto alla popolazione non diabetica. “La prevenzione primaria- hanno sottolineato gli esperti- rappresenta un elemento chiave per queste patologie considerato che agendo sui fattori di rischio cardio-metabolici modificabili, l’80% dei decessi legati a queste malattie sarebbe evitabile”.
Anche uno studio del 2024 realizzato da Efpia e London School of Economics ha dimostrato che nell’Unione Europea nei prossimi 10 anni si potrebbero evitare 1,2 milioni di infarti e ictus fatali se il 70% delle persone affette da malattie cardiovascolari gestisse meglio i propri fattori di rischio.

Agenzia DIRE . www.dire.it




Al bellunese Stefano Moret il prestigioso premio ERC Starting Grant

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bellunesi nel mondo stefano moret ingegnere bellunese vince il prestigioso erc starting grant immagine3Una notizia arriva in questi giorni: Stefano Moret, ingegnere di Mel, comune di Borgo Valbelluna, ha vinto il prestigioso ERC Starting Grant, uno dei riconoscimenti più ambiti e difficili da ottenere nell’ambito della ricerca. Moret, attualmente ricercatore e docente presso l’ETH di Zurigo, – informa la nota dei Bellunesi nel Mondo – è uno dei tre ricercatori italiani che hanno ottenuto questo importante finanziamento da 1,5 milioni di euro, assegnato dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) con il Politecnico di Milano come istituzione ospitante. L’ERC Starting Grant è un fondo europeo che sostiene ricercatori emergenti di grande talento, con l’obiettivo di incentivare l’eccellenza e la creatività nella ricerca di base o di frontiera. Il riconoscimento è rivolto a coloro che hanno ottenuto il titolo di dottorato da almeno due e non più di sette anni. Tra i tre progetti premiati c’è UNITES, il progetto di Moret, che si concentra sulle sfide legate alla transizione energetica. “Sono molto contento e soddisfatto di questo riconoscimento,” ha dichiarato Moret. “L’ERC sosterrà il mio progetto nei prossimi cinque anni e mi aprirà nuove opportunità, anche per una futura carriera accademica in Italia. Questo è un passo decisivo nel mio percorso professionale e un grande stimolo per portare la mia ricerca a un livello superiore.” Moret si è laureato con lode in Ingegneria Gestionale nel 2009 e in Ingegneria Meccanica nel 2012 presso l’Università di Padova. Nel 2017 ha conseguito un dottorato di ricerca in Sistemi Energetici presso il Politecnico Federale di Losanna (EPFL), Svizzera. I suoi interessi scientifici includono la modellazione di sistemi energetici, l’ottimizzazione stocastica e robusta, e lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale. Tra le sue esperienze professionali si annovera anche una prestigiosa fellowship presso l’Imperial College London, dove ha lavorato dal 2019 al 2022. Oltre a una carriera accademica in rapida ascesa, Moret ha co-fondato la startup italiana J4ENERGY, impegnata nella transizione energetica industriale, che nel 2023 ha raccolto oltre un milione di euro di investimenti. Con oltre 30 articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali, Moret è oggi uno dei giovani ricercatori più promettenti nel settore energetico. Il progetto UNITES: un approccio innovativo alla transizione energetica. Il progetto di Moret, UNITES (Uncertainty-INformed Energy Systems), ha l’obiettivo di affrontare le sfide della transizione energetica con un approccio completamente innovativo. A differenza dei metodi attuali, che tentano di prevedere il futuro basandosi su previsioni incerte, UNITES intende integrare sistematicamente l’incertezza all’interno dei modelli energetico-climatici. “Il mio obiettivo è sviluppare politiche energetiche più affidabili e resilienti di fronte alle incertezze future”, spiega Moret. Il progetto si propone di definire modelli matematici in grado di considerare diversi tipi di incertezza nella pianificazione energetica, utilizzando dati specifici per quantificarle e metodi di intelligenza artificiale per ridurre la complessità dei modelli, rendendo i risultati facilmente accessibili ai decisori politici e industriali. In termini concreti, UNITES mira a contribuire a una transizione energetica più sicura e rapida, sia per le aziende industriali che per il settore pubblico. Il progetto si propone di migliorare la resilienza delle politiche energetiche di fronte a variabili imprevedibili come la domanda futura di energia, i prezzi dei combustibili e gli scenari climatici. Con questo progetto, Stefano Moret si conferma uno dei protagonisti della ricerca europea nel settore energetico, aprendo la strada a soluzioni innovative per affrontare una delle più grandi sfide globali del nostro tempo: la transizione verso un futuro energetico sostenibile. A congratularsi con Moret è anche Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ha commentato: “Complimenti davvero a Stefano Moret per questo importante traguardo, ulteriore dimostrazione di quanto dobbiamo essere orgogliosi dei nostri giovani bellunesi che tanto onore portano al nostro territorio dolomitico all’estero. Gli auguro grandi soddisfazioni invitandolo a registrarsi al nostro social network dedicato ai talenti bellunesi, www.bellunoradici.net”. (Inform)




Tumore del colon, come si tratta il cancro che ha colpito Totò Schillaci

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schillaci 1024x568C’è tanta apprensione per le condizioni di salute dell’ex azzurro Totò Schillaci, ricoverato nel reparto di Pneumologia dell’ospedale Civico di Palermo. Il bomber di “Italia 90” è in miglioramento, come fa sapere la Direzione Sanitaria. A mettere a rischio la salute del campione delle notti magiche è stato un tumore al colon.

TUMORE DEL COLON: INCIDENZA, PREVENZIONE E NUOVE PROSPETTIVE DI CURA

Proprio la storia di Totò Schillaci ha acceso un riflettore sul tumore del colon che, è bene sottolinearlo, è una delle neoplasie più diffuse in Italia. Si stima che sia la terza neoplasia per incidenza dopo i tumori alla mammella e alla prostata. Non meraviglia che ogni anno in Italia si registrano circa 50mila nuove diagnosi, con una distribuzione di 27mila casi negli uomini e 23mila nelle donne.

LA PROGNOSI: L’IMPORTANZA DI UNA DIAGNOSI PRECOCE

Ma è possibile guarire da un tumore del colon? Gli esperti ci dicono di sì, ma “è fondamentale arrivare ad una diagnosi prima che la situazione sia compromessa”, spiega il professor Francesco Selvaggi, ordinario di Chirurgia e primario del reparto di Chirurgia colorettale presso l’Università Vanvitelli di Napoli, un punto di riferimento in Italia per la gestione di queste neoplasie.

CHIRURGIA SPECIALIZZATA

Uno dei principali cambiamenti nel trattamento dei tumori colorettali è rappresentato dall’utilizzo della terapia neoadiuvante, una combinazione di chemio e radioterapia che permette di ridurre il volume del tumore prima dell’intervento chirurgico. Questo approccio, noto come Total Neoadjuvant Therapy (TNT), ha rivoluzionato la pratica chirurgica consentendo interventi sempre meno invasivi e più conservativi.

“Grazie alla terapia neoadiuvante – spiega Selvaggi – possiamo intervenire in modo mirato, con operazioni meno demolitrici e più rispettose della conservazione dell’organo”. Questo consente ai chirurghi di ridurre drasticamente le complicazioni post-operatorie e preservare la qualità della vita dei pazienti. Il risultato è una chirurgia sempre più tarata sulle caratteristiche del paziente, cucita su misura per le specifiche condizioni di ciascun paziente.

Tuttavia, l’efficacia della chirurgia e delle terapie oncologiche dipende in gran parte dalla diagnosi precoce. Selvaggi sottolinea l’importanza della prevenzione, che può fare la differenza tra un intervento complesso e uno più semplice e risolutivo. La visita specialistica è oggi considerata la prima linea di difesa, seguita da esami più approfonditi in caso di sospetti.

Lo screening di massa, che include la ricerca di sangue occulto nelle feci e, in caso di positività, una colonscopia, è fondamentale per identificare la presenza di polipi, spesso asintomatici, che possono evolvere in tumori maligni. I polipi, infatti, non causano sintomi evidenti, e questo rappresenta uno dei principali ostacoli a una diagnosi tempestiva. Solo in presenza di sanguinamento o di sintomi specifici come anemia, perdita di peso, stanchezza, stitichezza ostinata o diarrea alternata, si può sospettare la presenza di un tumore. Sullo screening di massa, Selvaggi ricorda che in Italia è consigliato dai 50 anni, ma andrebbe anticipato a 45 anni vista l’insorgenza sempre più precoce della malattia.

IMMUNOTERAPIA NEOADIUVANTE E APPROCCI MININVASIVI

Una delle innovazioni più promettenti riguarda l’immunoterapia neoadiuvante, che ha mostrato risultati straordinari per pazienti con specifiche predisposizioni genetiche, come la dMMR (deficit del mismatch repair). Recenti studi presentati all’European Society Medical Oncology (ESMO) di Parigi hanno evidenziato i benefici di questo trattamento per migliorare le probabilità di successo chirurgico e ridurre la necessità di interventi altamente invasivi.

Per alcuni pazienti, inoltre, l’accesso chirurgico avviene per via transrettale, una procedura mininvasiva che riduce il trauma operatorio e accelera il recupero post- intervento. Questa tecnica permette di intervenire sul tumore senza compromettere la funzione dell’organo e limita significativamente le complicazioni post-operatorie, favorendo una ripresa più rapida e una migliore qualità della vita.

UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE

La complessità del trattamento del tumore colorettale richiede un approccio integrato e multidisciplinare, come quello adottato presso il reparto di Selvaggi alla Vanvitelli di Napoli. Qui, i pazienti sono seguiti dai Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM), che includono non solo chirurghi, ma anche oncologi, radiologi, radioterapisti, anatomopatologi, gastroenterologi e psicologi. Questo approccio coordinato garantisce una gestione ottimale della malattia in tutte le sue fasi, dal momento della diagnosi fino alla completa guarigione o al controllo delle recidive.

IL FUTURO DELLA CHIRURGIA COLORETTALE

La chirurgia per il tumore del colon e del retto è un campo in continua evoluzione, con tecniche sempre più avanzate che offrono prospettive di cura sempre migliori. “Grazie al supporto della direzione generale guidata dal dottor Ferdinando Russo – conclude Selvaggi – abbiamo realizzato un’offerta assistenziale di altissimo livello, rendendo il nostro reparto un polo di attrazione anche per pazienti provenienti da altre regioni”.

ag. Dire – www.dire.it




Colite ulcerosa, un nuovo farmaco migliora la qualità della vita

opera senza titolo

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Opera senza titolo

Un nuovo passo verso il miglioramento della qualità della vita dei pazienti affetti da colite ulcerosa. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato la rimborsabilità di mirikizumab, un farmaco che colpisce una delle vie di infiammazione cruciali nello sviluppo della malattia, offrendo sollievo dai principali sintomi.

Ad annunciare la novità è Lilly, casa farmaceutica che esordisce così nel campo della lotta alle malattie croniche intestinali.

Mirikizumab al momento è l’unico farmaco rimborsato che colpisce l’interleuchina-23, proteina responsabile dell’infiammazione che può innescare la colite ulcerosa. A sviluppare questa patologia, che interessa lo strato più interno del colon provocando forte frequenza evacuativa, sanguinamento rettale e urgenza intestinale, sono soprattutto pazienti d’età compresa tra i 15 e i 30 anni. Il 25% di chi viene colpito dalla malattia ha addirittura meno di 18 anni.

LE STIME

Si stima che in Italia questa forma di colite riguardi circa 160mila persone, con 4mila nuove diagnosi ogni anno. Data la frequenza e la gravità dei sintomi, l’impatto sulla vita sociale e lavorativa è notevole. Proprio da qui nasce l’esigenza di sviluppare e adottare un farmaco che allevii i disagi connessi alla malattia. “I sintomi sono molto difficili da raccontare”, ha affermato Salvo Leone, segretario generale di AMICI Italia e Chairman di European Federation of Chron’s & Ulcerative Colitis Association (EFCC) tra i relatori della conferenza stampa indetta da Lilly a Milano.

“È come fare un viaggio con un amico molto antipatico sperando che dorma sempre. Chi è affetto da colite ulcerosa sperimenta isolamento sociale e lavorativo: secondo un’indagine condotta nel 2023 su un campione di 1350 pazienti, sei lavoratori su dieci sono stati costretti a chiedere un congedo dal lavoro. Il 20% di loro è stato perfino oggetto di discriminazione. I bisogni dei malati cambiano a seconda dell’età e della gravità della patologia, che alterna fasi acute a fasi di remissione. Per questo controllare i sintomi rappresenta un importante obiettivo nella gestione della malattia”.

DIAGNOSI TARDIVA

Poiché spesso si sottovalutano i primi segni della malattia – dolori addominali e lieve sanguinamento – è frequente che la diagnosi sia tardiva. “Per arrivare a decretare se si tratta o meno di colite ulcerosa, si passa prima per l’esame del sangue e delle feci. A quel punto il medico prescrive una colonscopia con biopsia”, ha spiegato Alessandro Armuzzi, professore ordinario di Gastroentorologia alla Humanitas di Rozzano.

MIRIKIZUMAB

Mirikizumab rappresenta una novità nel percorso terapeutico che devono intraprendere i pazienti affetti da forme particolarmente gravi di colite ulcerosa. “Si tratta di anticorpo monoclonale adottato negli adulti, anche lì dove ci sono comorbidità”, ha aggiunto il professor Armuzzi. “Può essere utilizzato come terapia avanzata sia di prima sia di seconda linea. La somministrazione avviene per via endovenosa una volta al mese; allo scoccare della dodicesima settimana dopo la prima assunzione, basta un’iniezione sottocutanea”.

Tra i fattori che hanno determinato l’efficacia di mirikizumab c’è l’impatto che il farmaco ha sull’urgenza intestinale, uno dei sintomi più invalidanti per i pazienti perché li induce a non allontanarsi di casa a causa del timore di dover utilizzare frequentemente la toilette. “Gli studi che hanno portato alla registrazione del farmaco sono stati i primi e gli unici a utilizzare una scala di valutazione dell’urgenza intestinale e hanno registrato un netto miglioramento del sintomo soprattutto in coloro che rispondono meglio alla terapia di induzione”, ha detto nel suo intervento in conferenza stampa Massimo Claudio Fantini, Segretario generale di IG-IBD – Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease e professore ordinario di Gastroenterologia all’università di Cagliari.

“A prescrivere il trattamento a base di mirikizumab deve essere necessariamente un gastroenterologo. Di solito ci si rivolge a centri specializzati, perché grazie al numero di pazienti seguiti si riesce ad avere un’idea chiara di quello che deve essere il programma terapeutico nel lungo termine, dato che, essendo la colite ulcerosa una malattia cronica, una cura ancora non c’è”.

Proprio la mancanza di rimedi definitivi ha portato Lilly a occuparsi per la prima volta anche di patologie croniche intestinali. “Questo dimostra il nostro impegno costante a innovare e a rispondere ai bisogni di salute dei pazienti”, ha chiosato Veronica Rogai, Associate VP-Medical Italy Hub di Lilly.

“Siamo felici e orgogliosi di poter collaborare con tutta la comunità scientifica che si occupa di queste patologie e di poter mettere a disposizione delle persone con colite ulcerosa una nuova opportunità terapeutica capace di tradursi in un miglioramento tangibile della loro qualità di vita”.

La conferenza stampa indetta da Lilly è stata accompagnata dalle illustrazioni realizzate in tempo reale da Beatrice Sacchi, giovane artista autrice anche dei disegni sulla locandina dell’evento e sugli opuscoli informativi distribuiti dalla casa farmaceutica. Diplomata allo IED di Milano, dove oggi insegna, ha conosciuto la patologia attraverso l’esperienza di suo cugino.

“Ha vissuto dei momenti molto brutti”, ha raccontato, “facevo fatica a capire che cosa avesse. Oggi fortunatamente sta meglio. Quando Lilly mi ha chiesto di disegnare le illustrazioni dedicate proprio alla colite ulcerosa, mi sono sentita ancora più spronata a dare il meglio di me”.

Ad oggi non si conosce la causa della colite ulcerosa, quindi non è possibile agire in maniera mirata per evitarne l’esordio. Quel che è certo è che chi ha un familiare che ha sviluppato la patologia avrà a sua volta una maggiore possibilità di doverla affrontare.

COME PREVENIRE LA PROGRESSIONE DEL DANNO INTESTINALE

I pazienti a cui viene diagnosticata la colite ulcerosa possono prevenire la progressione del danno intestinale e lo sviluppo di complicanze grazie alla terapia medica e a una dieta povera di prodotti caseari, di alimenti ricchi di grassi, di cibi piccanti e bevande alcoliche o con caffeina, che peggiorano i sintomi della malattia.

Accortezze, queste, da rispettare rigorosamente nelle fasi acute della malattia. “Nei periodi di remissione, invece, non ci sono restrizioni alimentari”, ha rassicurato il professor Armuzzi. “Attenzione al falso mito che riguarda il consumo delle verdure: i pazienti devono assumere fibre, perché contengono nutrienti che permettono il corretto trofismo dell’epitelio del colon. Bisogna mangiarne di meno solo quando la malattia si sta riacutizzando: le ulcerazioni, infatti, impediscono l’assorbimento di questi alimenti”.

Agenzia DIRE – www.dire.it