Canada, “Genio vagante” : a Ottawa, Toronto e Montréal ciclo di incontri sulla “cultura dell’innovazione”

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download“Genio vagante” : in Canada si apre oggi 16 febbraio il ciclo itinerante di incontri “Genio vagante” imperniato sulla “cultura dell’innovazione”, che vede coinvolti l’Ambasciata d’Italia, gli Istituti Italiani di Cultura di Montréal e Toronto e le tre associazioni di ricercatori in Canada- (ARPICO, CSIC e AIRIcerca|Toronto). L’iniziativa è coordinata dall’Addetta Scientifica dell’Ambasciata a Ottawa Costanza Conti. Gli incontri si svolgeranno sia in presenza che online ogni due mesi: due incontri sono organizzati dagli Istituti Italiani di Cultura di Montréal e Toronto , uno dall’Ambasciata a  Ottawa e uno dal Consolato generale a Vancouver in combinazione con la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo  organizzata da ARPICO. Inaugura il ciclo oggi 16 febbraio l’incontro a  Ottawa con Daniele Regis, Geological Survey of Canada che relazione su :  “Italian Alps and Artic Canada: an innovative approach on evolution, history, and comparison between recent and old mountains belts”. Il secondo incontro si terrà il 10 aprile a Vancouver . Relatore C. Tropini, University British Columbia: “A gut feeling: the impact of industrialization on our inner ecosystem”A inizio maggio,  in combinazione con la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, all’Istituto Italiano di Cultura di Toronto AiRicerca Toronto TBC parlerà di “Innovation for Health Care”. Tra  luglio e agosto all’Istituto Italiano di Cultura di Montréal , TBC: incontro sul tema della biodivdersità e delle piante in collaborazione con Orto Botanico e/o Biosfera. Tra settembre e ottobre , all’IIC di Toornto workshop “Medicine-Science Frontiers and Advanced Technology for a Global Aging Population”  con A. Strafella, A. Fasano in collaborazione con AiRicerca¦Toronto Tra  novembre e dicembre all’IIC di Montréal, TBC: incontro sul tema Artic-Space (in combinazione con la Giornata Nazionale dello Spazio e in coordinamento con Ottawa. (Inform)




Allarme Dengue, ecco come funziona il vaccino che contrasta l’infezione

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dengueQuale vaccino viene utilizzato contro la Dengue? Quanto è efficace? E ancora: chi può vaccinarsi contro la Dengue? Chi ha avuto la Dengue può farsi vaccinare? A queste e altre domande risponde l’edizione online del quotidiano brasiliano ‘O Globo’, dopo che il governo del Paese sudamericano ha iniziato la prima campagna di vaccinazione per tentare di porre un freno al forte incremento dei casi di contagio di Dengue, malattia caratteristica delle zone tropicali che si trasmette all’uomo attraverso la puntura delle zanzare ‘Aedes’, tra cui la zanzara tigre.

La vaccinazione contro la dengue nel Sistema sanitario unificato del Brasile (Sus) utilizza il vaccino ‘Qdenga’, sviluppato dalla società farmaceutica giapponese Takeda. ‘O Globo’ informa che il vaccino ha ricevuto il via libera dall’Agenzia nazionale di sorveglianza sanitaria (Anvisa) nel marzo dello scorso anno. Per quanto riguarda la sua protezione, il portale del quotidiano di Rio de Janeiro riporta come negli studi clinici il regime a due dosi di Qdenga, somministrato a tre mesi di distanza, abbia dimostrato un’efficacia complessiva dell’80,2% nella prevenzione del contagio e del 90,4% nella prevenzione dei casi gravi.
Il vaccino è stato approvato da Anvisa per tutte le persone di età compresa tra i 4 e i 60 anni, indipendentemente da una storia di precedente infezione da Dengue o meno. Tuttavia, quest’anno nel Servizio sanitario pubblico è stato definito un target più ristretto a causa del numero limitato di dosi. ‘O Globo’ precisa poi che la campagna di vaccinazione contro la Dengue, iniziata giovedì scorso con la distribuzione di 712mila dosi a nove Stati, è rivolta ai giovani dai 10 ai 14 anni provenienti da 521 città selezionate dal ministero della Salute.

GLI ADOLESCENTI TRA I PIÙ COLPITI

Gli adolescenti sono stati scelti per la vaccinazione perché la fascia di età dai 10 ai 14 anni è la seconda in cui si è registrato il numero più alto di ricoveri per Dengue nel periodo compreso tra gennaio 2019 e novembre 2023. Gli anziani, che rappresentano la fetta più consistente dei casi gravi, non possono invece rientrare nella campagna proprio perché il vaccino è stato approvato dall’Anvisa solo per i soggetti dai 4 ai 60 anni. La decisione del ministero è stata presa insieme ai rappresentanti dei dipartimenti sanitari municipali e statali e ha seguito le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della Camera tecnica consultiva sull’immunizzazione del ministero (Ctai).

Il ministero della Salute ha inoltre definito un elenco di 521 città che stanno ricevendo la vaccinazione contro la Dengue e che sono state scelte in base a tre criteri: avere una popolazione di più di 100mila abitanti, avere un’elevata trasmissione di Dengue quest’anno e nel 2023 e, infine, avere una maggiore predominanza del sierotipo 2 del virus, responsabile della maggior parte dei casi che oggi si registrano in Brasile. Il vaccino contro la Dengue può inoltre essere somministrato a chiunque abbia già avuto la malattia. In effetti, si legge sul sito di ‘O Globo’, è fortemente consigliato dagli esperti, poiché un secondo contagio, possibile perché il virus ha quattro sierotipi, è generalmente più grave. Per il 2025, in accordo con l’azienda farmaceutica Takeda, è stato infine deciso l’invio di altri 9 milioni di unità di vaccino, sufficienti a proteggere altri 4,5 milioni di persone.

ag dire – www.dire.it




Cile. È a guida italiana il più grande telescopio ottico del mondo

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elt esoUn gigante da 3400 tonnellate, con una base dal diametro di circa 50 m. Queste le dimensioni dell’Extremely large telescope (Elt), il più grande telescopio ottico mai concepito dall’uomo, oggi in costruzione per lo European Southern Observatory (Eso) in Cile, sul Cerro Armazones. I lavori, rallentati dal Covid, avanzano ora spediti. L’enorme cupola che coprirà le ottiche, realizzata dal consorzio Ace a guida italiana (Cimolai), si è appena mossa per la prima volta. Il direttore del programma Elt è Roberto Tamai, ingegnere meccanico laureato a Napoli. È lui che, dopo un periodo all’Istituto motori del Cnr, una specializzazione a Berkeley, una bella carriera in Eso, coordina oggi lo sviluppo di questo enorme telescopio. “Veder muovere la cupola è stata davvero un’emozione, dopo tanti progetti e lavoro!”.
Elt è una sfida tecnologica davvero molto complessa, che vede coinvolti sedici paesi. L’Italia è in prima fila. Nell’Eso l’Italia è rappresentata dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale contribuisce al budget dell’organizzazione con una quota pari al 12%.
L’Eso ha già in Cile sul Paranal quattro telescopi da otto m e altri due, più piccoli, posti a circa 2640 m di altitudine, ma il Cerro Armazones, dove sorgerà Elt è ancora più in alto, a 3000 metri. “È un luogo speciale”, spiega Tamai, “il cielo è assolutamente pulito, privo di inquinamento luminoso e con un’umidità del solo 5%”.
Per eliminare le perturbazioni comunque presenti dell’atmosfera uno dei 5 specchi del tescopio dovrà essere “adattivo”, capace di vibrare. L’Italia è responsabile di questa parte importantissima dell’ottica, in fase di assemblaggio presso il consorzio composto da ADS international e Microgate (Adoptica).
Italiano sarà anche Morfeo, ottica adattiva per Micado, camera fotografica nel visibile che sarà associata al telescopio e italiano sarà lo strumento Andes, con il quale si punta a fare successivamente la spettroscopia dell’atmosfera degli esopianeti.
Ma cosa ci svelerà questo grande telescopio una volta entrato in funzione? Cosa potrà fare meglio dei telescopi spaziali Webb e Hubble? “Lo strumento che entrerà in funzione per il 2028 aprirà una nuova finestra sull’Universo”, spiega Tamai. “Potremo raggiungere le stelle più flebili e lontane, che si sono formate 300 milioni di anni dopo il big bang e cercare di capire come questo sia avvenuto. Potremo risolvere e fotografare direttamente gli esopianeti. Oggi li riveliamo per il loro orbitare, che oscura ciclicamente la stella attorno alla quale ruotano, o per le oscillazioni del centro di gravità della coppia stella-pianeta. Elt distinguerà invece la luce diretta, potremo non solo fotografare i pianeti, ma anche analizzarne spettroscopicamente l’atmosfera, per capire se contiene acqua, clorofilla, segni di una possibile vita extraterrestre”. (aise)




Premio Canada-Italia per l’Innovazione: scade il 2 aprile il bando 2024

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Sitalia canada gcadrà il 2 aprile prossimo il bando per partecipare al Premio Canada-Italia per l’Innovazione 2024.
L’iniziativa del Premio, promosso dall’Ambasciata del Canada in Italia, ha lo scopo di rafforzare i legami tra i due Paesi in materia di innovazione, offrendo l’opportunità a membri dell’ecosistema italiano tra cui start-up, ricercatori, scienziati o professionisti del settore creativo di sviluppare progetti di collaborazione con partner canadesi in aree che portino a uno sviluppo socio-economico innovativo, inclusivo e sostenibile.
Nell’ultimo decennio, il premio ha portato a importanti scoperte, ricerche e applicazioni, mostrando il significativo impatto della cooperazione tra Canada e Italia.
Queste le priorità del 2024: ricerca sui minerali critici; governance nell’uso dell’Intelligenza Artificiale e sua etica; tecnologia quantistica; prevenzione della violenza di genere; scienze della vita e della salute.
Tutte le informazioni e le modalità di presentazione delle domande sono disponibili in lingua inglese e francese. (aise)




Canada. A Vancouver la XVIII Conferenza dei Ricercatori Italiani nel Mondo

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studentessamondoLa Texas Scientific Italian Community (TSIC) e la University Canada West (UCW) hanno ufficializzato la data del 13 aprile, a partire dalle ore 9.00, per la XVIII Conferenza dei Ricercatori Italiani nel Mondo, che si terrà nell’East Wing Lounge dell’Università Canada West, Vancouver.
La conferenza è aperta ai ricercatori e alle ricercatrici di diversi settori: scienza, tecnologia, aerospazio, medicina e materie umaniste. È aperta anche a tutti i ricercatori e le ricercatrici provenienti dai paesi del mondo.
Per partecipare è necessario mandare un abstract della propria ricerca e una breve biografia, inviandola a xviiiconferenceresearchers@gmail.com entro il 20 marzo 2024.
L’Abstract, comprensivo del riassunto della ricerca e della biografia, devono essere in formato docx e limitati a una pagina stampata che non superi le 400 parole. L’incontro si terrà in lingua inglese. Sarà possibile seguire l’evento anche in live streaming sulla pagina Facebook. (aise) 




Il clima è pazzo: in pieno inverno in Europa sembra già primavera

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agi.it




Un italiano nello spazio: è il colonnello Walter Villadei

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221138813 591d0257 0d0c 4117 b7d6 2b5033ebb3dcUn razzo SpaceX con a bordo quattro passeggeri, tra cui uno svedese, un italiano, il colonnello dell’Aeronautica Militare Walter Villadei, ottavo italiano a raggiungere l’orbita terrestre, e il primo turco ad andare nello spazio, è decollato dalla Florida verso la Stazione Spaziale Internazionale, nell’ambito di una missione privata.

Denominata Ax-3, questa missione è la terza organizzata dalla società americana Axiom Space, in collaborazione con la NASA, che consente l’utilizzo della stazione. I quattro membri dell’equipaggio dovevano rimanere lì per circa due settimane e condurre una serie di esperimenti scientifici.

La missione è la prima europea interamente commerciale e diretta alla Stazione spaziale internazionale. L’equipaggio è completato da uno svedese, un turco e uno spagnolo: Marcus Wandt, Alper Gezeravci e Michael Lopez-Alegria. L’Agenzia spaziale italiana si occuperà di sei esperimenti.

ag. it




Dall’ENEA un pomodoro per viaggiare alla Luna e a Marte

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18spazio pomodoroENEA ha realizzato un pomodoro nano arricchito di molecole antiossidanti, utili per la dieta degli astronauti nelle missioni di lunga durata e in grado di resistere alle radiazioni dell’ambiente spaziale. Le attività sono state condotte nell’ambito dei progetti HORTSPACE e BIOxTREME, finanziati dall’Agenzia Spaziale Italiana, e i risultati sono stati pubblicati sulle riviste scientifiche, Frontiers in Astronomy and Space Sciences e Frontiers in Plant Sciences.
“Nella roadmap di esplorazione umana dello spazio profondo in cui la Luna sarà tappa fondamentale verso Marte, gli astronauti dovranno autosostentarsi con le risorse a disposizione”, spiega Silvia Massa del Laboratorio ENEA di Biotecnologie. “Queste piante – aggiunge – forniranno cibo fresco e salutare senza necessità di rifornimenti dalla Terra e rappresenteranno la principale fonte di molecole ad alto valore aggiunto, come antiossidanti e biofarmaci, a supporto della vita nei futuri avamposti spaziali”.
In questo scenario, infatti, l’ambiente confinato, le differenti condizioni di gravità rispetto alla Terra e le radiazioni ionizzanti condizioneranno non solo la salute dell’uomo, ma anche la produttività delle piante e la qualità del cibo, potendo generare stress ossidativo e danni al DNA.
Sin dal 2014 nell’ambito del progetto BIOxTREME, ENEA ha studiato come le piante alimentari possano crescere in modo adeguato in un ambiente extraterrestre, arrivando a sviluppare un vero e proprio modello. In seguito, nell’ambito del progetto HORTSPACE, i ricercatori hanno valutato i requisiti di produttività e di qualità anche nello spazio, studiando come le radiazioni influenzino la fisiologia di queste piante, sottoposte alla simulazione di un ambiente spaziale. Rispetto alle piante non ingegnerizzate, il pomodoro sviluppato da ENEA – ribattezzato ‘San Marziano’ dai ricercatori – ha dimensioni più compatte e un maggior contenuto di antocianine, con trascurabili variazioni di crescita e fotosintesi.
“Ad oggi, gli esperimenti dalla NASA sulle piante al di fuori dell’ambiente terrestre hanno consentito valutazioni microbiologiche su specie edibili ma non studi sulle performance delle piante e degli alimenti derivati”, sottolinea Silvia Massa. “Grazie al nostro modello realizzato in collaborazione con l’Università di Amsterdam – Swammerdam, siamo riusciti a ‘riaccendere’ nel pomodoro la biosintesi delle antocianine che è ‘dormiente’ nelle specie attualmente coltivate, ottenendo così il pomodoro biofortificato e, per la prima volta al mondo in modo così sistematico, abbiamo studiato gli effetti delle radiazioni ionizzanti durante l’intero ciclo vitale, oltre che sui principali indici del metabolismo primario e secondario”, conclude Massa.
Il team ENEA si è avvalso per le ricerche dell’impianto Calliope nel Centro Ricerche Casaccia (Roma). “Si tratta di una facility di irraggiamento dalle caratteristiche uniche nel panorama italiano ed europeo, in grado di simulare alcune delle condizioni presenti nello Spazio e utile per conoscere e prevenire gli effetti che l’ambiente spaziale – e le radiazioni di cui è ricco – possono provocare sull’uomo e sui dispositivi tecnologici”, sottolinea Alessia Cemmi, responsabile del Laboratorio ENEA di Sistemi nucleari innovativi.
L’esplorazione dello spazio ha sempre rappresentato un potente acceleratore di tecnologie per applicazioni sulla Terra, dove è urgente il ricorso all’innovazione tecnologica in agricoltura per far fronte all’aumento della popolazione mondiale, alla riduzione delle superfici coltivabili e agli effetti dei cambiamenti climatici. La ricerca ENEA sulle biotecnologie punta allo sviluppo sia di piante resistenti a condizioni estreme (deserti, basi antartiche o ambienti disagiati come le basi militari) che di piante “biofabbrica” per la produzione di molecole di interesse farmaceutico. (aise) 




Influenza, in Italia l’incidenza rimane elevata

influenza febbre malattia

influenza febbre malattiaResta alto e sostanzialmente stabile rispetto alla scorsa settimana il numero di casi di sindromi simil-influenzali (Ili) in Italia. Nella 52° settimana del 2023, infatti, l’incidenza è pari al 17,5 casi per mille assistiti (17,7 nella settimana precedente, dato aggiornato a seguito dei ritardi di notifica). Lo affermano i bollettini della sorveglianza RespiVirNet pubblicati oggi.
“L’incidenza delle sindromi simil influenzali- commenta Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento malattie infettive dell’Iss– si mantiene alta, spinta dai diversi virus circolanti in questo periodo. L’analisi dei campioni positivi mostra che i virus influenzali sono ormai prevalenti, anche se rimane una quota rilevante di Sars-CoV-2 e di virus respiratorio sinciziale, che provoca bronchioliti soprattutto nei più piccoli”.
“Sebbene sia impossibile prevedere esattamente quando si arriverà al picco dei casi- prosegue- è ipotizzabile una circolazione sostenuta anche nelle prossime settimane, facilitata dalla riapertura delle scuole. Si raccomanda pertanto, oltre alle vaccinazioni per i soggetti per cui sono raccomandate, una sana prudenza nei comportamenti, da osservare soprattutto se si hanno sintomi respiratori e se si è in presenza di bambini molto piccoli, persone anziane o con fragilità“.
“Si raccomanda inoltre- precisa Palamara- di non assumere antibiotici, inutili in caso di infezioni virali, se non su indicazione del proprio medico, e di recarsi al pronto soccorso solo se strettamente necessario”.
Per quanto riguarda la sorveglianza epidemiologica, dai dati emerge che nella 52° settimana del 2023 l’incidenza è pari a 17,5 casi per mille assistiti (17,7 nella settimana precedente). Si sottolinea che a tale aumento concorrono diversi virus respiratori e non solo quelli dell’influenza, sebbene la circolazione di questi ultimi sia in aumento.
L’incidenza è in lieve aumento solo nei bambini al di sotto dei cinque anni, in cui è pari a 48,7 casi per mille assistiti (47,5 nella settimana precedente), stabile negli adulti e anziani.
Si sottolinea inoltre che tutte le regioni/ppaa, tra quelle che hanno attivato la sorveglianza, registrano un livello di incidenza delle sindromi simil-influenzali sopra la soglia basale, tranne la pa di Bolzano. In cinque regioni/ppaa è stata raggiunta la soglia di intensità ‘molto alta’ dell’incidenza (Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania).
Sul fronte della sorveglianza virologica i dati mettono in luce come durante la settimana 52/2023, la percentuale dei campioni risultati positivi all’influenza sul totale dei campioni analizzati risulti pari al 37,5%, in ulteriore aumento rispetto alla settimana precedente (33,5%).
Tra i virus influenzali, quelli di tipo A risultano largamente prevalenti (99%) rispetto ai virus di tipo B e appartengono per la maggior parte al sottotipo H1N1pdm09.
Tra i campioni risultati positivi, infine, il 22% era positivo per Sars-CoV-2, l’11% per Rsv e il 37% per influenza A, mentre i rimanenti sono risultati positivi per altri virus respiratori.




Il rompighiaccio italiano Laura Bassi verso il Polo Sud

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8bassiLa nave da ricerca italiana Laura Bassi ha lasciato il porto di Lyttelton in Nuova Zelanda, facendo rotta verso l’Antartide dove supporterà le attività di ricerca legate a tre diversi progetti sullo studio delle dinamiche fisiche e biogeochimiche di specifiche aree antartiche. Inizia così la campagna oceanografica della 39° spedizione in Antartide finanziata dal Ministero dell’Università e Ricerca (MUR) nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), gestito dal Cnr per il coordinamento scientifico, dall’ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS per la gestione tecnica e scientifica della rompighiaccio Laura Bassi. La nave circumnavigherà l’intero Mare di Ross e concluderà la sua missione antartica, di nuovo in Nuova Zelanda, dopo 60 giorni a marzo 2024.
La nave Laura Bassi, di proprietà dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, quest’anno svolgerà un’unica rotazione dalla Nuova Zelanda all’Antartide, con a bordo 39 persone coinvolte come personale di ricerca e un equipaggio navigante di 23 membri. Per la prima volta la missione sarà condivisa con il progetto antartico neozelandese a cui afferisce un team di 12 persone.
Il viaggio della rompighiaccio è iniziato lo scorso 25 novembre quando ha lasciato il porto di Napoli per intraprendere una navigazione di circa 40 giorni. La rompighiaccio ha attraversato il Mar Rosso e il Golfo di Aden, adottando tutte le misure antipirateria previste e navigando lungo il corridoio di sicurezza sotto l’ombrello di protezione garantito dalle navi militari di vari Paesi.
A fine dicembre è approdata a Lyttelton per imbarcare il personale che effettuerà la missione di ricerca. Chiuse le operazioni di carico, il 6 gennaio la nave è partita dal porto di Lyttelton alla volta del Mare di Ross.
Le attività di ricerca, nello specifico, riguarderanno il progetto “Tenore” (Terra Nova bay polynya high Resolution Experiment), coordinato da Giannetta Fusco dell’Università degli studi di Napoli “Parthenope” per lo studio della zona di polynya (uno specchio di acqua marina libera dai ghiacci e circondata dalla banchisa) della Baia Terra Nova; il progetto “Signature” (PhySIcal and bioGeochemical traciNg of wATer masses at source areas and export gates in the Ross Sea and impact on the SoUtheRn OcEan), coordinato da Pierpaolo Falco dall’Università Politecnica delle Marche che ha l’obiettivo di analizzare dal punto di vista biologico chimico e fisico le principali masse d’acqua del Mare di Ross e indagare la loro variabilità spaziale e temporale; infine il progetto “MORsea” (Marine Observatory in the Ross Sea), coordinato da Giorgio Budillon dell’Università degli studi di Napoli “Parthenope” e Pasquale Castagno dell’Università degli Studi di Messina per la gestione della rete degli osservatori marini posizionati fin dal 1994 nel Mare di Ross.
Oltre all’attività scientifica, tra il 21 e il 26 gennaio la nave effettuerà anche lo scarico dei materiali necessari al funzionamento della base antartica Mario Zucchelli, mentre il rientro al porto di Lyttelton in Nuova Zelanda è previsto per i primi giorni di marzo 2024.
La rompighiaccio trasporterà due refrigeratori contenenti le carote di ghiaccio estratte nel contesto del progetto internazionale Beyond EPICA, coordinato da Carlo Barbante, direttore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR. Il progetto mira, proprio attraverso l’analisi del ghiaccio antartico, a ricostruire la storia climatica della Terra andando indietro nel tempo di 1,5 milioni di anni, per rivelare informazioni sulla temperatura e sulla concentrazione di gas serra nell’atmosfera.
Quest’anno la nave darà supporto anche alle ricerche marine del programma scientifico neozelandese ospitando a bordo 12 ricercatori del Paese australe, una collaborazione internazionale di particolare prestigio per il PNRA.
La nave rompighiaccio Laura Bassi
La N/R Laura Bassi è oggi l’unica nave rompighiaccio italiana per la ricerca oceanografica in grado di operare in mari polari, sia in Antartide sia in Artico. È stata acquistata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS nel 2019 grazie al finanziamento dell’allora Ministero dell’università e della ricerca – MUR e opera a supporto di tutta la comunità scientifica.
L’obiettivo principale della nave Laura Bassi è il supporto scientifico e logistico alle missioni polari italiane e al contempo consentire la ricerca oceanografica e geofisica dei ricercatori dell’Ente e della comunità scientifica nazionale ed europea a livello globale e, in particolare, polare.
È una rompighiaccio categoria A classe PC5 ed è stata concepita come una nave speciale combinando in maniera ottimale sia capacità cargo sia di ricerca scientifica. Ha una stazza di 4028 tonnellate, è lunga 80 metri e larga 17 metri, ha un sistema di posizionamento dinamico che le garantisce un’elevata manovrabilità e un’accuratezza di stazionamento in un prefissato punto dell’ordine di 1 metro. La struttura del fasciame, particolarmente robusta, le permette di operare in mari coperti da ghiaccio senza temere danni strutturali. (aise)