Varsavia, Forum aerospaziale italo-polacco

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varsavia il forum aerospaziale italo polacco 2Si è tenuta oggi a Varsavia la terza edizione del Forum aerospaziale italo-polacco, organizzato dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto per il Commercio Estero- Ufficio di Varsavia, in collaborazione con la Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia e con il sostegno di Leonardo.

Sullo sfondo di un contesto di sicurezza sempre più instabile, esperti militari, analisti e imprenditori dei due Paesi si sono confrontati su un tema – quello dell’industria aerospaziale e della difesa – che si conferma centrale per la sicurezza dei cittadini.

“Si tratta di un settore altamente tecnologico e caratterizzato da costi elevatissimi anche in termini di ricerca e sviluppo. È pertanto fondamentale favorire il maggior numero possibile di iniziative di cooperazione tra Paesi amici, come la Polonia e l’Italia, che consentano di ottenere le massime sinergie”, ha sottolineato l’Ambasciatore Luca Franchetti Pardo in apertura dei lavori. Gli ha fatto eco la Vice Ministro dello Sviluppo economico e della Tecnologia Kamila Krol, soffermatasi sulla politica spaziale: questa, se “adeguatamente condotta e coordinata, può contribuire all’attuazione di una politica europea sostenibile ed ecologica, oltre a garantire il ruolo pionieristico dell’Europa nella protezione della Terra e dell’ambiente spaziale per le generazioni future”.

Il Forum ha permesso ai partecipanti di esplorare modelli e prassi di azione virtuosi, con l’obiettivo di rafforzare l’integrazione tra Italia e Polonia in settori altamente competitivi a livello globale. Esso si è articolato in due panel, dedicati ad aspetti altamente interconnessi: le concrete possibilità di incrementare la cooperazione industriale tra Italia e Polonia, con uno sguardo specifico al comparto della difesa della Polonia, e l’impatto che lo sviluppo dell’industria aerospaziale può generare sull’innovazione e la competitività di un Paese. Ai due panel ha fatto seguito un pomeriggio di incontri tra i rappresentanti delle aziende italiane e polacche nei due settori.




Vini e mal di testa secondo gli scienziati

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logo onav canadaIl vino è per me una grande passione, e come tale mi porta sempre a cercare cose nuove in questo settore e leggendo qua e là, mi sono imbattuto in alcune novità davvero interessanti.

Gli scienziati ritengono di aver finalmente identificato la sostanza chimica responsabile del mal di testa e delle vampate di vino rosso.

Si chiama quercetina, che fa parte di un gruppo chiamato flavonoidi che si trovano in elevate quantità nell’uva. Sono responsabili di molti dei benefici per la salute pubblicizzati del vino, ma ora è stato dimostrato che la quercetina inibisce un enzima chiamato ALDH2, che il corpo utilizza per scomporre l’alcol. Di conseguenza, consente l’accumulo di sostanze chimiche tossiche.

In altre bevande, come la birra o il sidro, non è presente la quercetina, quindi il corpo può scomporre naturalmente l’etanolo senza ostacoli. Tuttavia, quando il vino rosso viene elaborato dall’organismo, la quercetina impedisce a questo enzima di funzionare correttamente.

Di conseguenza, i livelli di acetaldeide, una sostanza chimica tossica prodotta dalla lavorazione dell’alcol che normalmente viene rapidamente eliminata dal sistema, vengono lasciati ad accumularsi. I sintomi di alti livelli di acetaldeide comprendono vampate, mal di testa e nausea.

“Quando la quercetina entra nel flusso sanguigno, il tuo corpo la converte in una forma diversa chiamata glucuronide di quercetina”, ha affermato Andrew Waterhouse, professore emerito presso l’Università della California Davis. “In quella forma, blocca il metabolismo dell’alcol.”

Studi di laboratorio sulla sostanza chimica e sull’enzima rivelano che un bicchiere standard di vino, circa 150 ml, è sufficiente per inibire circa il 37% dell’attività dell’ALDH2.

Altri alimenti, comprese le cipolle, hanno concentrazioni più elevate di quercetina e anche il funzionamento dell’enzima ne sarà influenzato. Tuttavia, in questi casi non è coinvolto l’alcol e quindi nessuna acetaldeide a causare disagio.

“Abbiamo postulato che quando le persone sensibili consumano vino con quantità anche modeste di quercetina, sviluppano mal di testa, in particolare se hanno un’emicrania preesistente o un’altra condizione primaria di mal di testa”, ha detto il coautore dello studio, il professor Morris Levin.

“Pensiamo di essere finalmente sulla strada giusta per spiegare questo mistero millenario.

“Il prossimo passo è testarlo scientificamente sulle persone che sviluppano questi mal di testa, quindi rimanete sintonizzati.”

Gli accademici stanno ora pianificando uno studio clinico di Fase 3 per testare la teoria su volontari.

I ricercatori affermano che ci sono ancora molte incognite sulle cause del mal di testa da vino rosso e aggiungono che non si sa perché alcune persone siano più inclini a soffrirne rispetto ad altre. È possibile che la funzione enzimatica di alcune persone venga inibita più facilmente di altre o che alcuni abbiano una tolleranza maggiore all’acetaldeide.

“Se la nostra ipotesi si avvererà, allora avremo gli strumenti per iniziare ad affrontare queste importanti domande”, ha affermato il professor Waterhouse.

Un potenziale esperimento pubblicizzato sulla rivista Scientific Reports è quello di dare alle persone vini con diverse composizioni chimiche per vedere se esiste uno schema in chi soffre di mal di testa.

Esposizione alla luce solare

“Un altro esperimento, più semplice, sarebbe quello di fornire ai soggetti che soffrono di mal di testa da vino rosso un integratore di quercetina o un placebo e una bevanda standard di vodka, per vedere se il mal di testa si manifesta”, hanno detto gli scienziati.

Sam Linter, direttore del settore vino al Plumpton College, ha dichiarato  che questo studio potrebbe portare allo “sviluppo di varietà di vite che possono produrre naturalmente bassi volumi di quercetina”.

La Linter ha aggiunto che la Gran Bretagna, in quanto produttore di vino dal clima fresco, potrebbe essere il luogo ideale per coltivare questi vini a basso contenuto di quercetina che potrebbero non causare mal di testa.

Uno studio ha scoperto che i vini di fascia alta contengono quattro volte più flavonoidi rispetto ai vini economici prodotti in serie, probabilmente a causa dei tralicci delle viti, del diradamento delle colture e della rimozione delle foglie, che aumentano la luce solare che raggiunge le uve e portano la produzione di quercetina ad aumentare vertiginosamente.

“Ma le variazioni dei livelli derivano non solo dalle differenze nella composizione dell’uva indotte dall’esposizione al sole, ma anche dalle tecniche di vinificazione, compreso il contatto con le bucce durante la fermentazione, le procedure di stabilizzazione/affinamento e i metodi di invecchiamento”, hanno affermato gli autori.

Il dottor Tom Collins, un importante viticoltore della Washington State University che non è stato coinvolto nello studio, ha dichiarato al The Telegraph: “Le viti producono quercetina in risposta all’esposizione al sole, come una sorta di protezione solare.

“La quercetina è presente anche in altri alimenti a base vegetale, tra cui tè, cavoli, broccoli, cipolle e molti frutti, dove presumibilmente anche il glucuronide della quercetina inibirebbe l’enzima, ma in assenza di etanolo, senza un impatto significativo.

“Qualsiasi futuro studio clinico dovrebbe controllare la dieta in aggiunta alla quercetina nei vini consumati.”




Vertice “Africa Blu”, una porta verso il futuro

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académie du royaume du maroc 3 5Sono anni che mi occupo di studiare e scrivere di Marocco, ma ogni volta questa Nazione riesce a sorprendermi. Infatti, mentre due guerre sono in corso e dividono popoli interi. Trovo sempre meraviglia che, il Marocco, tramite anche l’azione di Sua Maestà, invece che pensare alla distruzione pensi alla costruzione.

È il caso del summit dedicato a identificare le principali questioni legate ai mari e agli oceani e a proteggerli dai pericoli che li minacciano, nonché a rafforzare i legami tra i paesi vicini e sviluppare progetti di cooperazione tra i paesi partecipanti, oltre a incoraggiare le iniziative economiche e di sviluppo dei paesi vicini e scambiare esperienze scientifiche tra i partecipanti.

Un vertice ospitato a Tangeri, una città crocevia, anche geografico tra Mediterraneo e Oceano. In questo contesto l’iniziativa Africa-Atlantico lanciata dal Regno, con l’obiettivo di sviluppare l’economia blu, la connettività marittima e l’energia, nonché promuovere lo sviluppo sostenibile e la protezione dell’ambiente marino.

In questo contesto non possiamo dimenticare come Sua Maestà in occasione del discorso della “Marcia Verde” abbia sottolineato che Sua Maestà è stato chiaro ” Per risolvere le difficoltà e i problemi che affliggono gli Stati fratelli del Sahel, la soluzione non può essere esclusivamente di sicurezza o militare, ma deve basarsi su un approccio di cooperazione e sviluppo comune”. Uno slancio bastato sulla cooperazione e sui commerci . Infatti, come si legge nel testo del discorso “per favorire l’accesso degli Stati del Sahel all’Oceano Atlantico, proponiamo il lancio di un’iniziativa su scala internazionale. Tuttavia, affinché tale proposta abbia successo, è essenziale potenziare le infrastrutture degli Stati del Sahel e collegarle alle reti di trasporto e comunicazione stabilite nel loro ambiente regionale. “Poiché siamo convinti che questa iniziativa trasformerà sostanzialmente l’economia di questi paesi fratelli e, inoltre, dell’intera regione, il Marocco è pronto a mettere loro a disposizione le proprie infrastrutture stradali, portuali e ferroviarie”.

I Mari, gli oceani sono da sempre non solo parte dell’idea di un mondo più equilibrato, ma sono spazi per i commercio e con essi spazi di scambio e di cultura. Il commercio, la cultura e gli scambi portano con se la stessa idea di dialogo che è alla base della Pace.

Solo il Marocco potrebbe essere il protagonista di questo progetto “Africa Blu”, un’azione aperta al mediterraneo allargato . Il Marocco erede della grande tradizione dell’Andalusia araba potrebbe essere il capofila di una grande azione in sostegno della sostenibilità ecologica ma anche del Mare e dell’Oceano come spazi di dialogo e pace.

Marco Baratto




“Ingegno Italiano Award”: fino al 30 novembre il bando del premio dell’Ambasciata d’Italia per i ricercatori italiani in Canada

ingegno italiano award

ingegno italiano awardC’è tempo fino al prossimo 30 novembre per partecipare alla prima edizione di  “Ingegno Italiano Award”, premio indetto dall’Ambasciata d’Italia a Ottawa per i ricercatori italiani che operano in Canada.

Il premio si rivolge a ricercatori italiani che si sono distinti per risultati scientifici di rilievo, per aver contribuito alla creazione di significative infrastrutture di ricerca, per avere mantenuto legami scientifici con l’Italia e più in generale per avere onorato l’Ingegno Italiano, in uno dei campi del sapere definiti dall’European Research Council: Life Sciences (LS), Physical and Engineering Sciences (PE) e Social Sciences and Humanities (SH).

Questa iniziativa è coordinata dall’Ufficio Scientifico dell’Ambasciata italiana ad Ottawa in collaborazione con le associazioni dei ricercatori presenti in Canada (ARPICO, AiriCerca|Toronto, CSIC).

La procedura di valutazione delle domande è coordinata dall’Ufficio Scientifico dell’Ambasciata d’Italia ad Ottawa con il supporto del Consiglio Scientifico dell’Ambasciata.

I destinatari dei premi saranno selezionati principalmente per la qualità e la rilevanza scientifica della ricerca condotta e per l’impatto, anche potenziale, della stessa nel campo del sapere di riferimento (LS, PE o SH). Potranno essere presi in considerazione anche altri criteri, quali pubblicazioni o riconoscimenti ricevuti dal candidato.

Le/i vincitrici/ori, i cui nomi saranno pubblicati sul sito web e sui social dell’Ambasciata, saranno premiati dall’Ambasciatore durante una cerimonia che avrà luogo nell’ambito di un evento scientifico e di networking organizzato dall’Ambasciata d’Italia ad Ottawa nella primavera del 2024.

Le domande devono pervenire entro le ore 24.00 (EDT) del 30/11/2023, corredate di documentazione completa per e-mail all’indirizzo ottawa.scienza@esteri.it .

Per i dettagli sulla domanda di partecipazione al Premio, cliccare qui. (Inform)




Le malattie cardiovascolari si confermano prima causa di morte in Italia

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cuore 1Le malattie cardiovascolari si confermano prima causa di morte in Italia, responsabili di circa il 40% di tutti i decessi, e negli ultimi anni hanno ripreso a correre dopo una fase di deflessione della loro incidenza. Questi dati, uniti alle dinamiche demografiche che vedono l’Italia come il secondo Paese più anziano del mondo, impongono l’esigenza di apportare modifiche nel percorso clinico dei pazienti cardiopatici. Questi temi sono al centro del XVI Congresso Nazionale di Cardiogeriatria, che si tiene a Roma presso l’Ergife Palace Hotel il 15-16 novembre. Presidenti del Congresso sono il Prof. Lorenzo Palleschi, Presidente della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio – SIGOT, Direttore Unità Operativa Complessa di Geriatria dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata, Roma, e il Prof. Francesco Vetta, Direttore UOC Cardiologia UTIC Ospedale di Avezzano e Professore di Cardiologia Unicamillus.

LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI IN AUMENTO

Negli ultimi anni un’efficiente organizzazione sanitaria, grazie a strutture come le Unità di Terapia Intensiva Cardiologica e i laboratori di emodinamica, era riuscita a garantire un buon controllo delle patologie cardiovascolari e quindi anche una riduzione della mortalità complessiva; tuttavia, gli ultimi dati consegnano un quadro nuovamente allarmante, con aumento delle cardiopatie ischemiche, dell’insufficienza cardiaca, degli stroke.

“Stiamo assistendo a una nuova impennata delle patologie cardiovascolari, che è destinata ad accentuarsi nei prossimi anni –  sottolinea il Prof. Francesco Vetta – La prevalenza della Fibrillazione Atriale, ad esempio, era dell’1% all’inizio degli anni 2000, attualmente è del 2% e si stima che possa raddoppiare entro il 2050. Le patologie cardiovascolari, pertanto, sono destinate a rimanere la principale causa di morte nel nostro Paese, visto anche il rapporto di causalità tra l’età e queste malattie, che si inserisce su una popolazione in continuo invecchiamento. Nelle persone con più di 70 anni, infatti, in oltre l’80% dei casi ci sono più di tre comorbidità. Lo scompenso cardiaco, ad esempio, è una patologia prettamente geriatrica e in Italia ne soffrono circa 600mila persone: la sua prevalenza è dieci volte maggiore nella popolazione over 80 rispetto alla classe di età 40-59 anni; nel 98% dei casi è accompagnato da altre comorbidità. In base a questi dati si intuisce la necessità di intervenire in maniera sistematica con programmi di screening cardiovascolari nei soggetti con più di 65 anni, mentre invece ad oggi questi si fermano intorno ai 50 anni”.

UN’ITALIA SEMPRE PIÙ VECCHIA

I dati ISTAT rilevano che tra il 1880 e il 2020 c’è stato un incremento della popolazione da 30 a 60 milioni di abitanti, ma le proiezioni sul periodo che va dal 2020 al 2070 delineano una riduzione di oltre 10 milioni di persone in virtù del rapporto tra nascite e decessi, che lascia pensare a un Paese sempre più anziano. “Oltre alle patologie cardiovascolari, aumenteranno anche i soggetti anziani su cui queste si innestano – evidenzia il Prof. Francesco Vetta – Servono dunque percorsi di prevenzione con un approccio multifattoriale e una serie di programmi dinamici di screening gratuiti per i soggetti over 65. Queste iniziative non devono essere sporadiche, ma devono essere strutturate in un percorso sanitario, che possa garantire la tutela della salute e parallelamente anche un risparmio economico per il SSN, che può essere garantito da una riduzione di comorbidità e disabilità. Si pensi infatti che in Italia le disabilità sono pari a circa 4 milioni, ossia l’8% delle persone sono disabili, mentre la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4 per mille, con capacità di incidere sulla spesa farmaceutica per quasi il 25%. Abbiamo necessità di sviluppare una prevenzione della disabilità”.

TECNOLOGIA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER MONITORARE E PREVEDERE GLI EVENTI CARDIOVASCOLARI

Nella definizione di nuove strategie di prevenzione in ambito cardiovascolare, un ruolo determinante può essere giocato dalla tecnologia, le cui innovazioni si rivelano particolarmente appropriate all’ambito cardiologico. “La digitalizzazione in cardiologia permette di telemonitorare il paziente da remoto mediante device impiantati e strumenti di telemedicina, che possono inviare ai medici continue informazioni su frequenza cardiaca, pressione arteriosa, saturometria – spiega il Prof. Francesco Vetta – Lo specialista può valutare l’andamento della terapia e intervenire se necessario. Senza appesantire il carico ambulatoriale, si mantiene un contatto continuativo con i pazienti che evita situazioni di rischio. Inoltre, grazie alle valutazioni multiparametriche di defibrillatori e device o con l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale su esami come l’elettrocardiogramma sarà possibile capire quando si stiano sviluppando i sintomi di insufficienza cardiaca, prevedendo così il rischio di una riacutizzazione dello scompenso cardiaco con un anticipo di diverse settimane, una tempistica ampiamente sufficiente per intervenire con immediatezza sulla terapia. Nella nuova organizzazione dunque la tecnologia sarà fondamentale e favorirà l’applicazione di sistemi di precisione per una prevenzione su misura, dedicata a ogni singolo paziente”.

ag Dire – www.dire.it




Tajani apre l’evento “Italia-Stati Uniti: la Cooperazione Internazionale sulle Biotecnologie Emergenti e le Scienze della Vita” (VIDEO)

italy us international cooperation on emerging biotechnologies and life sciences

Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, apre l’evento “Italia-Stati Uniti: la Cooperazione Internazionale sulle Biotecnologie Emergenti e le Scienze della Vita”.

Intervengono alla riunione il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il Ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, il Ministro della Salute, Orazio Schillaci e l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Jack Markell.

L’evento è incentrato sul crescente ruolo dell’Italia nel settore delle biotecnologie, che vede una proficua interazione tra settore pubblico e privato, in cui sono coinvolti la farmaceutica, la chimica, i dispositivi medici e biotech, sempre più strategici alla luce della recente esperienza pandemica. Si tratta del primo incontro di alto livello istituzionale e d’affari tra le controparti italiane e statunitensi attive nel settore.




USA. A Houston una missione del settore aerospaziale italiano

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2spazioIl 23 e il 24 ottobre scorsi si è svolta a Houston una missione del settore areospaziale italiano, alla quale hanno partecipato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Teodoro Valente, e i rappresentanti di 19 imprese nazionali: Thales Alenia Space, Leonardo Elettronica, Aikospace, Alma Sistemi, Altec, Aeesys, Astradyne, Astraspace, Breka Srl, D Orbit, Eiegroup, Irca, Nablawave, Officina Stellare, Picosats, REA, Revolv Space, Stellar Project e T4I.
La missione a Houston si inserisce nell’ambito del solido rapporto dell’ASI con la NASA, delle molte collaborazioni in atto con le maggiori imprese del settore presenti a Houston sempre più riconosciuta quale principale hub internazionale del settore aerospaziale e della nuova “space economy“.
Quello americano è un mercato estremamente importante per l’export italiano legato all’aerospazio. Il settore, che nel 2022 ha registrato esportazioni negli USA per oltre un miliardo di USD, nel 2023 (ultimo dato luglio 2023) ha confermato la sua importanza facendo registrare un leggero incremento pari ad un valore totale di oltre 719.3 milioni di USD.
Al centro di tale partnership la partecipazione dell’ASI al programma di esplorazione lunare ARTEMIS e la cooperazione con NASA nell’ambito della Stazione spaziale internazionale (ISS) che vede peraltro l’Italia protagonista anche sul piano industriale con oltre il 60% degli spazi abitativi pressurizzati costruiti nel nostro Paese, la celebre Cupola, dotata di 7 finestre è un gioiello di alta tecnologia realizzato a Torino.
L’insieme degli incontri ha confermato le prospettive di crescente integrazione tra il sistema spaziale privato americano, in una fase di rilancio e di innovazione tecnologica, e il concreto potenziale industriale del nostro Paese che, a sua volta, si conferma come un attore globale di spicco, con aziende all’avanguardia pronte alla sfida dell’internazionalizzazione. (aise)




Messico. I ricercatori italiani a congresso

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congressoarimvertI giorni 5 e 6 ottobre si è tenuto nella sede dell’IIC di Città del Messico il congresso 2023 dei ricercatori italiani, promosso dall’ARIM —la loro associazione— per dare la possibilità ai membri di condividere informazioni sulle attività di studio che svolgono in territorio messicano.

Circa quaranta dei sessanta soci hanno presentato alcuni dettagli delle proprie ricerche.

I lavori —inaugurati alla presenza di Luigi De Chiara, ambasciatore italiano in Messico, Gabriela Rodríguez Blanco, consulente dell’UNESCO, e Rosanna Bonasia, presidente dell’ARIM— sono iniziati con la partecipazione del vicepresidente del Com.It.Es, Antonio Mariniello, e del direttore generale della Società Dante Alighieri della capitale, Stefano Cara. Entrambi hanno illustrato le attività svolte durante l’anno e i progetti in corso e programmati, invitando i presenti a parteciparvi.

Gli interventi dei ricercatori sono stati suddivisi in cinque aree tematiche: Messico-Italia, Fisica e scienze della salute, Antropologia, architettura e problematiche sociali e Letteratura, linguistica e musica.

La maggior parte delle esposizioni si sono riferite ad attività corrispondenti all’area umanistica, ma non sono mancati i relatori delle scienze esatte. L’interazione fra queste due categorie, che sembrano spesso distanti, ha mostrato la profonda ricchezza del dialogo, una delle caratteristiche dell’ARIM fin dalla sua creazione.

In ognuno dei tavoli è stato dato spazio alle domande, un esercizio che ha arricchito lo scambio, permettendo ai membri —indipendentemente dal luogo di residenza in Messico— di conoscersi di persona e di interagire.

Una menzione speciale, tra i lavori del congresso, merita la tavola rotonda intitolata Storia degli italiani in Messico: tra economia, religione, architettura e ricezione dei testi, promossa dagli organizzatori e dai partecipanti al Seminario di Studi Italiani, un gruppo di accademici che si riunisce con scadenza mensile per studiare la presenza del Bel Paese in Messico. Durante il dibattito si è accennato alle attività già svolte dal Seminario —che saranno pubblicate in un dossier da una rivista specializzata—, prima di dare spazio al racconto di ciò che ognuno dei partecipanti sta approfondendo.

Alla fine del congresso si è svolta l’assemblea dell’ARIM, incontro durante il quale si è riflettuto sulle azioni da intraprendere per coinvolgere attivamente i tanti accademici italiani residenti in Messico legati alla madrepatria che non fanno ancora parte dell’associazione.

Lo scambio di idee e la conoscenza reciproca sono continuati anche nel corso dell’aperitivo che l’Ambasciata ha offerto per chiudere i lavori (Giuditta Cavalletti – Associata ARIM e ricercatrice UNAM).

Foto: Ileana Zumpano

da puntodincontro.mx




San Antonio (Texas): a due ricercatori italiani il Premio Paolo Farinella

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spotoIl convegno delle Società Europea e Americana di Scienze Planetarie (EPSC-DPS), che si svolge questa settimana a San Antonio, in Texas, si è aperto con la consegna del premio intitolato alla memoria del planetologo italiano Paolo Farinella. A riceverlo sono stati Federica Spoto, formatasi all’Università di Pisa e attualmente al prestigioso Minor Planet Centre di Cambridge, Massachussets, e Diego Turrini, che lavora all’INAF – Osservatorio di Torino.
I due ricercatori sono stati premiati “per il loro eccezionale contributo nello svelare i processi collisionali avvenuti all’inizio della storia del Sistema Solare e nello sviluppare dei sofisticati metodi matematici per identificare e calcolare le traiettorie di potenziali impattori della Terra”, spiega Ettore Perozzi, del Direttorato Scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana, che ha presieduto la Commissione selezionatrice.
L’edizione 2023 del premio, infatti, era focalizzata sulle caratteristiche fisiche e dinamiche degli imminent impactors ovvero asteroidi di piccole dimensioni che possono dare luogo alla caduta di meteoriti e al fenomeno dei “superbolidi”. Un argomento direttamente legato agli interessi dell’Agenzia Spaziale Italiana nell’ambito della protezione dal rischio asteroidale.
“L’idea che il mio nome sia anche solo accostato a quello di Paolo Farinella mi riempie di gioia – racconta Federica Spoto – anche se non l’ho mai conosciuto personalmente, ho avuto il privilegio e l’onore di lavorare con persone vicine a lui, primo fra tutti Andrea Milani”.
“Paolo Farinella è una presenza ricorrente nella mia storia professionale: il suo libro di fisica del Sistema Solare mi ha introdotto alle scienze planetarie e alla loro natura interdisciplinare”, le parole di Diego Turrini. (aise) 




Il bellunese Francesco Dazzi vince il prestigioso INCOSE Chapter Circle President’s Award

associazione bellunesi nel mondo francesco dazzi membro di bellunoradici.net vince il chapter circle presidents award immagine16

associazione bellunesi nel mondo francesco dazzi membro di bellunoradici.net vince il chapter circle presidents award immagine16La notizia di Francesco Dazzi, bellunese di 47 anni residente ad Alpago – membro della community di Bellunoradici.net -, che ha vinto l’INCOSE Chapter Circle President’s Award rappresenta un riconoscimento straordinario per l’ingegneria dei sistemi in Italia.

Dazzi, in qualità di presidente dell’Associazione Italiana di Systems Engineering (AISE), ha ottenuto il prestigioso riconoscimento da INCOSE, l’associazione professionale leader nel campo dell’ingegneria dei sistemi a livello globale.La sua vittoria riflette non solo il suo impegno e la sua competenza personale ma anche il crescente riconoscimento dell’Italia in questa comunità internazionale di professionisti dell’ingegneria dei sistemi.

Tradizionalmente dominato dagli Stati Uniti, questo settore sta emergendo con forza anche nel nostro paese grazie al lavoro di individui come Dazzi e all’entusiasmo di soci e appassionati dell’ingegneria dei sistemi che contribuiscono alla crescita dell’associazione.

Francesco Dazzi, un fisico con un’ampia esperienza nell’industria delle telecomunicazioni e nella ricerca, ha dimostrato la sua competenza nel campo della costruzione e della gestione di telescopi per l’astrofisica gamma. La sua formazione come “systems thinker,” ovvero un esperto che studia l’integrazione tra diverse discipline, ha contribuito al successo di AISE e al riconoscimento internazionale.Il premio attribuito a Dazzi rappresenta anche un’opportunità per l’Italia di valorizzare ulteriormente l’ingegneria dei sistemi come disciplina chiave nell’ambito della progettazione e della gestione di sistemi complessi.

L’approccio olistico e sistematico dell’ingegneria dei sistemi può contribuire significativamente all’identificazione e alla comprensione delle relazioni tra i vari elementi di un sistema, ottimizzando il suo ciclo di vita e promuovendo l’economia circolare.In conclusione, il riconoscimento di Francesco Dazzi e dell’Associazione Italiana di Systems Engineering rappresenta un motivo di orgoglio per l’Italia e un incentivo a promuovere ulteriormente l’ingegneria dei sistemi come disciplina fondamentale per affrontare le sfide complesse che il nostro paese deve affrontare.Un orgoglio anche per tutto il territorio bellunese, fiero di avere giovani talentuosi che arricchiscono l’Italia con il proprio ingegno.(Abm News/Inform)