Canada: la Giornata della ricerca italiana nel mondo
scritto da Fatti Nostri | 12 Aprile 2023
L’Ufficio Scientifico dell’Ambasciata d’Italia a Ottawa, i Consolati Generali di Montreal, Toronto e Vancouver con gli Istituti Italiani di Cultura di Montreal e di Toronto celebrano, in sinergia, la Giornata della ricerca italiana nel mondo (GRIM) con quattro diversi eventi nei giorni 12, 18, 19 e 20 aprile con lo scopo di dare visibilità a tutte le ricercatrici e a tutti i ricercatori italiani in Italia e all’estero, valorizzando il loro contributo nei più diversificati settori della scienza e dell’innovazione.
Per questa sesta edizione 2023, sono stati organizzati quattro incontri: uno dedicato all’immunoterapia, due dedicati alle tematiche della Ricerca e dell’Innovazione in Artico, ed il quarto dedicato al ruolo delle donne nella scienza.
In particolare, oggi, 12 aprile, a Vancouver Gregorio Aversa, che sarà insignito dell’onorificenza del Presidente della Repubblica di Ufficiale OSI, terrà una lezione dal titolo “The Age of Immunotherapy”, mentre a Toronto il 18 aprile Gilda Stefanelli farà una presentazione dal titolo “The Future of Women in Science Needs Top-to-Bottom Change” a cui seguirà una Tavola Rotonda sul futuro del ruolo delle donne nella scienza.
Lo scopo dei due incontri di Montreal ed Ottawa (19 e 20 aprile) sull’Artico sarà quello di valorizzare il contributo allo studio dell’Artico degli enti di ricerca, dei ricercatori e delle aziende italiani e le potenzialità delle collaborazioni bilaterali.
L’Artico, regione a bassissima densità abitativa ma ricca di considerevoli risorse, è il luogo dove i cambiamenti climatici sono mediamente quattro volte più veloci che in altre regioni del mondo e hanno impatti ambientali, sociali ed economici elevatissimi. Poiché le sfide scientifiche, sociali ed economiche associate all’artico sono immense, la ricerca è di fondamentale importanza e gli scienziati svolgono un ruolo cruciale nella collaborazione e nella cooperazione fra paesi.
L’Italia vanta una storia ultracentenaria in Artico che, dalla spedizione del Duca degli Abruzzi del 1899 e dalle missioni di Umberto Nobile del 1926 -28, è proseguita attraverso l’azione di esploratori e scienziati che hanno dedicato la vita alla ricerca scientifica ed allo studio dei popoli del Nord. Dal 1990 Università ed enti di ricerca (CNR, ENEA, INGV, OGS) hanno operato nella regione, con risultati di elevato livello scientifico. Questo contributo alla ricerca in Artico, assieme all’interesse economico di alcune importanti imprese (quali ad esempio ENI, e-Geos e Fincantieri), ha costituito la base della richiesta formulata al Consiglio Artico per ottenere per l’Italia lo status di Paese osservatore. Richiesta che è stata accettata nel 2013. (aise)
Messico. Faggin, inventore del microprocessore, e “Il valore dell’intelligenza umana in un mondo dominato dalla tecnologia
scritto da Fatti Nostri | 12 Aprile 2023
In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo e nell’ambito del dialogo tra intellettuali promosso dall’Ambasciata d’Italia in Messico, il 19 aprile Federico Faggin —inventore del microprocessore, imprenditore e scrittore— proporrà nella capitale di questo Paese latinoamericano la conferenza
In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo e nell’ambito del dialogo tra intellettuali promosso dall’Ambasciata d’Italia in Messico, il 19 aprile Federico Faggin —inventore del microprocessore, imprenditore e scrittore— proporrà nella capitale di questo Paese latinoamericano la conferenza Il valore dell’intelligenza umana in un mondo dominato dalla tecnologia.
«Attualmente» —si legge in un comunicato diffuso dall’Ambasciata— «stiamo vivendo un momento di rapido sviluppo tecnologico, dove l’intelligenza artificiale (AI) sta guadagnando terreno in diversi campi dell’attività umana. A questo proposito, sorge la domanda: l’Intelligenza Artificiale potrà superare l’intelligenza umana?
«È importante» —prosegue il testo— «sottolineare che l’intelligenza umana è una capacità complessa e poliedrica che coinvolge non solo abilità cognitive, come la memoria, il ragionamento e la soluzione di problemi, ma anche abilità sociali ed emotive, come l’empatia, la comunicazione e la creatività. Da parte sua, l’intelligenza artificiale si concentra principalmente sull’automazione di processi che richiedono sequenze decisionali basate sui dati».
«L’intelligenza artificiale può essere molto efficace in mansioni specifiche, ma non necessariamente in tutti i compiti comuni nell’ambito umano. Sebbene stia diventando sempre più sofisticata nell’apprendimento automatico, è ancora limitata dalla mancanza di comprensione emotiva e dall’incapacità di adattarsi a situazioni inaspettate».
«Oggi l’intelligenza artificiale ha il potenziale per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e aumentare la precisione in molte aree, ma è importante riconoscerne i limiti e garantire che venga utilizzata in modo etico e responsabile».
Federico Faggin è nato a Vicenza, in Italia, il 1º dicembre 1941 e dal 1968 risiede negli Stati Uniti.
Fu capo progetto dell’Intel 4004 —ritenuto il primo microprocessore nella storia dell’informatica, commercializzato nel 1971— e responsabile dello sviluppo dei microchip 8008, 4040, 8080 con le loro relative architetture.
Nel 1974 fondò e diresse la ditta ZiLOG, presso cui dette vita al famoso microprocessore Z80. Nel 1986 Faggin co-fondò e diresse la Synaptics, ditta che produsse i primi touchpad —dispositivi presenti nella maggior parte dei computer portatili in sostituzione del mouse— e schermi tattili.
Il 19 ottobre 2010 ha ricevuto la National Medal of Technology and Innovation dalle mani dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per l’invenzione del microprocessore.
Unico italiano presente al Computer History Museum di Mountain View, nel 2011 ha costituito la Fondazione Federico ed Elvia Faggin, un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata allo studio scientifico della coscienza attraverso la sponsorizzazione di programmi di ricerca teorica e sperimentale presso università e istituti di ricerca statunitensi.
Il 27 novembre 2019, su iniziativa del Presidente Sergio Mattarella, Faggin ha ricevuto la massima onorificenza della Repubblica Italiana con la nomina a Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito.
«Attualmente» —si legge in un comunicato diffuso dall’Ambasciata— «stiamo vivendo un momento di rapido sviluppo tecnologico, dove l’intelligenza artificiale (AI) sta guadagnando terreno in diversi campi dell’attività umana. A questo proposito, sorge la domanda: l’Intelligenza Artificiale potrà superare l’intelligenza umana?
«È importante» —prosegue il testo— «sottolineare che l’intelligenza umana è una capacità complessa e poliedrica che coinvolge non solo abilità cognitive, come la memoria, il ragionamento e la soluzione di problemi, ma anche abilità sociali ed emotive, come l’empatia, la comunicazione e la creatività. Da parte sua, l’intelligenza artificiale si concentra principalmente sull’automazione di processi che richiedono sequenze decisionali basate sui dati».
«L’intelligenza artificiale può essere molto efficace in mansioni specifiche, ma non necessariamente in tutti i compiti comuni nell’ambito umano. Sebbene stia diventando sempre più sofisticata nell’apprendimento automatico, è ancora limitata dalla mancanza di comprensione emotiva e dall’incapacità di adattarsi a situazioni inaspettate».
«Oggi l’intelligenza artificiale ha il potenziale per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e aumentare la precisione in molte aree, ma è importante riconoscerne i limiti e garantire che venga utilizzata in modo etico e responsabile».
Federico Faggin è nato a Vicenza, in Italia, il 1º dicembre 1941 e dal 1968 risiede negli Stati Uniti.
Fu capo progetto dell’Intel 4004 —ritenuto il primo microprocessore nella storia dell’informatica, commercializzato nel 1971— e responsabile dello sviluppo dei microchip 8008, 4040, 8080 con le loro relative architetture.
Nel 1974 fondò e diresse la ditta ZiLOG, presso cui dette vita al famoso microprocessore Z80. Nel 1986 Faggin co-fondò e diresse la Synaptics, ditta che produsse i primi touchpad —dispositivi presenti nella maggior parte dei computer portatili in sostituzione del mouse— e schermi tattili.
Il 19 ottobre 2010 ha ricevuto la National Medal of Technology and Innovation dalle mani dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per l’invenzione del microprocessore.
Unico italiano presente al Computer History Museum di Mountain View, nel 2011 ha costituito la Fondazione Federico ed Elvia Faggin, un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata allo studio scientifico della coscienza attraverso la sponsorizzazione di programmi di ricerca teorica e sperimentale presso università e istituti di ricerca statunitensi.
Il 27 novembre 2019, su iniziativa del Presidente Sergio Mattarella, Faggin ha ricevuto la massima onorificenza della Repubblica Italiana con la nomina a Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito.
da puntodincontro.mx
“Women in Mentoring”: giovedì ad Adelaide la Giornata Italiana della Ricerca nel Mondo
scritto da Fatti Nostri | 12 Aprile 2023
In occasione della Giornata Italiana della Ricerca nel Mondo, l’associazione ARIA Australasia e il Consolato d’Italia in Adelaide, con la collaborazione di Sahmri e del locale Comites, organizzano l’evento “Women in Mentoring”, che si terrà nel pomeriggio del 13 aprile, a partire dalle ore 17, presso la sede di Sahmri.
Scopo della Giornata Italiana della Ricerca nel Mondo, promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, d’intesa con la Farnesina e il Ministero della Salute, è quello di valorizzare il contributo dei ricercatori italiani alla scienza internazionale e di promuovere la diffusione dei risultati delle loro ricerche. La Giornata viene solitamente organizzata in occasione del 15 aprile, anniversario della nascita del genio italiano Leonardo Da Vinci. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, attraverso le sedi diplomatiche nel mondo, sostiene l’iniziativa e promuove l’immagine dell’Italia che produce scienza e innovazione di qualità.
Per la sesta edizione della Giornata, ARIA Australasia e il Consolato d’Italia in Adelaide hanno scelto di celebrare le donne nella ricerca attraverso il racconto delle storie motivanti e potenzianti delle relatrici invitate, che condivideranno con i presenti la loro conoscenza e le loro opinioni sull’argomento. (aise)
Vivremo più a lungo, dicono gli scienziati
scritto da Fatti Nostri | 12 Aprile 2023
Se esiste un limite massimo per l’aspettativa di vita umana, la nostra specie non è ancora affatto vicina a questa soglia. Questo, almeno, è quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Plos One, condotto dagli scienziati del Terry College of Business, presso l’Università della Georgia, e del Muma College of Business, presso l’Università della Florida Meridionale. Il gruppo di ricerca, guidato da David McCarthy e Po-Lin Wang, ha analizzato i dati storici sulla mortalità della popolazione in 19 paesi industrializzati.
La scienza, spiegano gli studiosi, si chiede da tempo se e quanto l’aspettativa di vita umana potrà cambiare nei prossimi decenni. Per rispondere a questo interrogativo, gli autori hanno valutato i dati storici per coorte di nascita sulla mortalità nelle fasce di età comprese tra 50 e 100 anni.
Aumentano i record di longevità
Ultimamente, osservano gli esperti, i record di longevità non sono aumentati notevolmente, probabilmente a causa delle differenze intrinseche nelle coorti di nascita. La popolazione nata tra il 1900 e il 1950 sembra però associata a un rinvio della mortalità senza precedenti, anche se le età medie non hanno ancora raggiunto veri e propri valori da guinness.
Nei prossimi decenni, quindi, ipotizzano gli esperti, si potrebbe assistere a un notevole incremento della durata di fine vita. “I nostri risultati – scrivono gli autori – avvalorano quanto emerso da rapporti precedenti, secondo cui se anche esiste un limite massimo per la durata della vita umana, non ci stiamo avvicinando a tale soglia”. Il gruppo di ricerca ha osservato notevoli differenze tra le varie coorti di nascita che potrebbero dipendere da eventi epidemici o dalle fluttuazioni climatiche, come anche dall’avvento di guerre e carestie.
Perché si vive più a lungo?
Questi fattori, spiegano gli studiosi, possono incidere sui tassi di mortalità che si verificano a livello di popolazione. Gli effetti dell’anno solare, commentano gli scienziati, sembrano più significativi per le coorti precedenti, anche se tendono a diminuire dopo la Seconda guerra mondiale, probabilmente grazie a una maggiore prosperità, dovuta anche ai progressi tecnologici e ai miglioramenti nello standard di vita e nell’assistenza sanitaria. Nella maggior parte dell’arco di tempo analizzato, però, l’aspettativa di vita non è aumentata, e i miglioramenti nella durata media della vita sono attribuibili piuttosto a una riduzione della mortalità.
I progressi in ambito clinico, igienico e sanitario hanno infatti permesso a moltissime persone di vivere più a lungo. Si pensi, ad esempio, alle prospettive di salute dei pazienti che contraggono l’Aids o alcune malattie autoimmuni, un tempo considerate letali. “Abbiamo comunque riscontrato delle piccole differenze nel plateau della mortalità – scrivono gli studiosi – e questo suggerisce che l’espansione massima della vita umana potrebbe non essere affatto fissa”. In particolare, riportano gli autori, la popolazione femminile nata nella seconda metà dell’Ottocento è stata associata a un incremento di circa cinque anni nell’aspettativa di vita.
Successivamente, tra le coorti nate tra il 1910 e il 1950 è stato osservato un aumento in questo valore fino a dieci anni. “Secondo le nostre stime – commentano gli esperti – entro il 2060 potrebbe verificarsi un nuovo aumento dell’aspettativa di vita. Ci sono diverse ipotesi potenzialmente valide per spiegare questi dati, e allo stesso tempo è possibile che l’effetto della pandemia sulle persone anziane abbia alterato le chance di sopravvivenza di questa sotto-coorte”. “Sarà necessario condurre ulteriori approfondimenti – concludono gli scienziati – per comprendere le implicazioni sulle società, sulle economie nazionali e le vite individuali delle popolazioni in risposta a questa variazione nell’aspettativa di vita”.
agi.it
L’Italia alla conquista dello spazio
scritto da Fatti Nostri | 12 Aprile 2023
La missione Juice, ormai prossima a partire verso le lune ghiacciate di Giove, è stata una nuovo segnale del rilevante ruolo dell’Italia nei programmi della European Space Agency. Sulle eccellenze tecnologiche del nostro Paese in questo settore contano inoltre i programmi spaziali di numerose agenzie extraeuropee.
È insieme al Giappone che abbiamo lanciato la missione Bepi Colombo, che andrà a indagare i misteri di Mercurio. È sui nostri strumenti che la Cina si appoggia per il monitoraggio della correlazione tra grandi eventi sismici e oscillazioni nella ionosfera. Ed è nei laboratori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) che la Nasa, ancora un committente importante, già negli anni ’80 spediva i suoi astronauti per la formazione in vista degli esperimenti da effettuare nel cosmo, grazie a una camera a plasma unica in Europa. In una corsa allo spazio che sta tornando accesa, l’Italia è in prima linea, e su più di un fronte. Abbiamo visitato i laboratori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica per raccontarvelo.
Studiare l’universo con i raggi X
IXPE, lanciata nel dicembre 2021 dalla Nasa e dall’Agenzia Spaziale Italiana, è la prima missione interamente dedicata allo studio dell’universo attraverso la polarizzazione dei raggi X, grazie a una tecnologia del tutto made in Italy illustrataci da Paolo Soffitta, che ne è responsabile scientifico italiano. È lui a introdurci nella “clean room” che ospita un modello identico ai rilevatori per la calibrazione utilizzati al momento il volo.
Scopo dello strumento, sviluppato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Pisa, è lo studio dei nuclei galattici attivi distanti, che emettono poche onde radio percettibili. “Il contributo italiano è fondamentale, è un’attività estremamente importante, perché, essendo questa missione su Discovery, non ci sono sorgenti di calibrazione in cielo e dobbiamo fare riferimento alle nostre calibrazione a terra e al sistema di calibrazione di bordo che abbiamo sviluppato”, spiega Soffitta.
“Sono rilevatori molto artigianali, non da industria perché sono pezzi sostanzialmente unici”, aggiunge il ricercatore Iaps Fabio Muleri, “Ixpe è il primo strumento sensibile a una radiazione ad alta energia prima non misurata, quindi è un lavoro innovativo. In altri casi si fanno strutture molto più grandi, gli acceleratori di sincrotrone, qui abbiamo lavorato in casa perché i tempi e le necessità molto specifiche del progetto richiedevano molta flessibilità, che è stato fondamentale per rispettare i tempi che ci erano stati imposti dalla Nasa e dall’Agenzia Spaziale Italiana”. L’orizzonte, sottolinea Soffitta, è la creazione di strumenti di rilevazione sempre più performanti, che possano andare incontro alle future esigenze di Nasa e Asi.
Le innovazioni dell’industria spaziale aprono sovente la strada ad applicazioni nei settori più disparati e vale anche per i raggi x. Ne è noto l’utilizzo nella medicina e nella sicurezza. Va però menzionato anche lo studio delle opere d’arte, nel quale l’Italia, prosegue Muleri, “per ovvi motivi è molto presente”. “Non è la prima volta che l’astrofisica apre nuovi campi”, conclude il ricercatore, “noi stiamo aprendo un altro campo che è l’astrofisica delle alte energie, il cui utilizzo è ancora da immaginare”.
Alla scoperta di Mercurio
Il pianeta più vicino al sole è sempre stato poco esplorato, salvo due missioni americane, per via dell’estrema ostilità dell’ambiente, che pone cospicue sfide tecnologiche. La svolta è arrivata nel 2018 con la missione italo-nipponica BepiColombo, che ha lanciato due sonde destinate a entrare nell’orbita di Mercurio tra due anni. L’orizzonte del progetto si è però allargato col tempo, ci spiega Elisabetta De Angelis.
“Si sperava di stare tranquilli fino al 2025, quando arriveremo lì, e invece c’è una grande attività perché si è colta l’opportunità di accendere gli strumenti che potevano essere in grado di misurare sia attorno a Venere che attorno alla Terra in questi fly by con i quali ci stiamo avvicinando a Mercurio, poi si usano gli strumenti non ancora in vista che possono effettuare attività”, sottolinea la ricercatrice, “nella fase di crociera non era prevista tanta scienza e invece, dalle osservazioni fatte, sta venendo fuori una scienza di un certo livello“.
“L’Italia è molto coinvolta, solo in questo strumento ci sono almeno tre strumenti di responsabilità italiana: le camere che guardano la superficie del pianeta, l’accelerometro che misura gli effetti gravitazionali e il misuratore di particelle”, continua De Angelis, “vedremo gli effetti del vento solare sulla superficie, come l’atmosfera si riempie e si svuota e tutte queste dinamiche che sono importantissime per rilevare gli effetti dell’attività solare sul pianeta, che poi arriva anche a noi”.
Mercurio va infatti visto come “una sentinella di queste variazioni” che poi si ripercuotono anche sul pianeta Terra, che ha però “un’atmosfera più forte”, spiega ancora De Angelis, mostrando la piccola camera di laboratorio che riproduce l’ambiente planetario: il vuoto e le particelle che si desidera misurare.
Gli strumenti del sistema ‘Serena’, in particolare (due dedicati alle particelle che precipitano, uno a quelle che rimbalzano e uno all’analisi dell’esosfera), consentiranno di “capire tutto quello che avviene intorno al pianeta: le dinamiche dell’erosione nel tempo, il vento solare che l’ha bombardato e altri fenomeni come i micrometeoriti”.
Un dispositivo unico in Europa
Piero Diego ci illustra quindi la camera a plasma dove si ricreano le condizioni dello spazio per testare gli strumenti, un dispositivo unico in Europa che ha attratto più volte l’attenzione di agenzie spaziali straniere. Ultima la Cnsa di Pechino, che ha commissionato uno strumento, in fase di test, che studierà le possibili correlazioni spazio-temporali tra le oscillazioni nel plasma e l’avvento di terremoti di grande intensità. Il campo è quello della meteorologia spaziale.
Quando cito i “precursori sismici”, Diego mi spiega che è una “parola vietata” all’Inaf. Già, perché suggerirebbe la possibilità di prevedere i sismi attraverso l’oscillazione del plasma nella ionosfera, un’ipotesi che genera “molta diffidenza” anche alla luce della grande sensibilità del tema. “Stiamo procedendo con molta cautela nell’identificare una corrispondenza precisa”, prosegue il ricercatore, “per tanti anni si sono osservate, in corrispondenza di eventi sismici, variazioni ma a volte in un senso a volte in un altro, a volte aumentava la densità, a volte diminuiva. Parliamo di correlazione, quello che avviene nei momenti precedenti il sisma”.
Piccolo è bello: l’avvento dei nanosatelliti
Menzionando i nuovi sensori in via di sviluppo, Diego sottolinea la “tendenza a miniaturizzare e rendere tutto quanto compatto, una sfida interessante, quella di rimanere nei limiti di un chilo e mezzo e 10 centimetri”. Una tendenza sulla quale è lungimirante investire: “È più facile promuovere missioni se un lanciatore può inviare decine di satelliti, si possono creare con costi bassi costellazioni che non sono invasive a fine vita e consentono di cavarsela con un budget stretto in termini di energia”.
A confermarci come la miniaturizzazione degli strumenti sia diventata fondamentale è anche Yuri Evangelista, che ci conduce nella ‘clean room’ del Cubesat Hermes, nano-satelliti equipaggiati con rilevatori X ad alta tecnologia per l’osservazione dei lampi gamma. Questa costellazione sarà in grado in pochi anni di localizzare queste enormi esplosioni cosmiche con una precisione variabile tra pochi gradi e qualche minuto d’arco, fornendo un importante contributo alla cosiddetta “astrofisica multi-messaggero”.
Lo standard dei nanosatelliti è oggi in voga, osserva Evangelista, perché consente di produrre dispositivi anche nelle università, con standard più rilassati e a un costo anche 500 volte inferiore a quello di un satellite normale. “È ammissibile una possibilità di fallimento maggiore, per fare un satellite standard servono dai 10 ai 15 anni”, spiega, “questi sono fatti per essere costruiti in pochi anni, è ammesso l’utilizzo di componenti commerciali, si cerca di farli un po’ a risparmio, magari durano due anni e non sette ma comunque consentono di avere un ritorno scientifico importante”.
La visita si conclude nel laboratorio dedicato a Janus e Majis, la camera e lo spettrometro avanzatissimi che saranno a bordo della sonda Juice. Ne riparleremo il 13 aprile, quando è prevista la partenza della missione.
agi.it
Taiani: “L’Italia non farà test distruttivi di missili anti-satellite”
scritto da Ennio Marchetti | 12 Aprile 2023
“L’Italia si impegna a non condurre test distruttivi di missili anti-satellite ad ascesa diretta”. Lo ha annunciato oggi il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani.
La decisione – che fa seguito all’adozione a New York nel dicembre del 2022 della risoluzione 77/41 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite co-sponsorizzata dall’Italia, che chiede a tutti gli Stati di impegnarsi a non condurre test distruttivi di missili anti-satellite ad ascesa diretta – si inserisce nel quadro del forte impegno del governo italiano per garantire la sostenibilità e la sicurezza a lungo termine dello spazio extra-atmosferico.
Tali test – che fanno ricorso all’utilizzo di missili per distruggere satelliti morti o morenti – sono molto preoccupanti perché creano grandi quantità di detriti spaziali, rendono l’orbita terrestre un luogo più pericoloso, e potrebbero avere impatti diffusi e irreversibili sull’ambiente spaziale.
“L’Italia continuerà a lavorare attivamente e costruttivamente per aumentare la sicurezza e la sostenibilità dello spazio extra-atmosferico, un bene collettivo importantissimo per gli interessi vitali di tutte le nazioni. Anche in questo importantissimo settore, siamo al fianco dei nostri principali partner atlantici e occidentali per sostenere e rafforzare un ordine internazionale per lo spazio basato su regole e libero da conflitti.” ha osservato il Vicepremier Tajani.
Messico. Conclusa, nel Chiapas, la campagna italiana di visite mediche e chirurgia
scritto da Fatti Nostri | 12 Aprile 2023
Si è conclusa alcuni giorni fa la XVIII campagna di chirurgia ginecologica e urologica svolta da un un gruppo di medici volontari italiani nello Stato messicano del Chiapas presso l’ospedale San Carlos di Altamirano, un’istituzione senza scopo di lucro che serve principalmente la popolazione indigena a basso reddito della regione.
L’iniziativa, portata a termine dal 10 al 25 marzo nell’ambito della collaborazione in materia sanitaria tra il Messico e l’Italia, ha come obiettivo contribuire a superare il ritardo chirurgico nelle aree altamente emarginate ed economicamente svantaggiate di questa zona del Paese.
Su invito dell’associazione civile Misión Chiapas, presieduta dal Dott. Luis Gerardo Carrillo, e in coordinamento con il ministero della Salute dello Stato, un’équipe guidata dal ginecologo Massimo Foglia ha effettuato in questa occasione 46 visite di ginecologia/ostetricia, 30 visite di urologia, 24 interventi chirurgici di ginecologia/ostetricia, 20 di urologia e 3 assistenze al parto a pazienti selezionati dal personale dell’ospedale.
«La campagna si è svolta in modo positivo», ha detto a Puntodincontro il dott. Foglia. «Come sempre» —ha aggiunto— «abbiamo trovato un clima favorevole, sia da parte delle suore, sia da parte del personale sanitario, il che ci ha permesso di lavorare serenamente ed ottenere dei buoni risultati».
«L’Hospital San Carlos di Altamirano» —ha continuato Foglia— «è una struttura molto ben organizzata che da anni rende un servizio ottimo alla popolazione bisognosa chiapaneca. La nostra prima missione fu nel 2004 con interventi svolti nel vecchio quirófano, dato che l’attuale ospedale non era ancora aperto. L’anno successivo, nel 2005, iniziammo ad operare nella nuova struttura».
«La nostra idea è di continuare nel futuro a sostenere la popolazione bisognosa del Chiapas, soprattutto in ricordo di due persone a noi molto care: Sor Anita e Paolo Fasolo, che per anni si sono dedicate a questa gente. È mia intenzione ringraziare tutti i partecipanti alle campagne che hanno permesso di attuarle e continuano a farlo. Un particolare ringraziamento al Dott. Gerardo Carrillo, presidente di Misión Chiapas, per il continuo supporto», ha concluso il ginecologo.
Le missioni umanitarie di questo progetto furono promosse per la prima volta sotto il coordinamento della ricercatrice sociale Claretta Gagna, scomparsa nel gennaio 2021, con il supporto dell’imprenditore Adalberto Cortesi, che ha perso la vita a causa del Covid-19 a fine marzo 2020.
Hanno partecipato a questa missione l’urologo Giancarlo Sebastiani, la specialista in ostetricia Patrizia Casetta e gli anestesisti Gianna Zanette e Luca Dal Tin.
Come nelle precedenti occasioni, Misión Chiapas ha sostenuto l’iniziativa con il supporto logistico e il coordinamento generale. L’ospedale San Carlos lavora con un gruppo base di medici generici e specialisti, a cui si affiancano medici e paramedici volontari provenienti dal Messico e dall’estero.
puntodincontro.mx
Primi test per il vaccino nasale anti Covid
scritto da Fatti Nostri | 12 Aprile 2023
I risultati preliminari della sperimentazione per il vaccino nasale antiCovid sembrano molto promettenti. A riportarli sulla rivista Nature Microbiology gli scienziati della Freie Universität di Berlino, del Max Delbrück Center e dell’Universitätsmedizin di Berlino. Il gruppo di ricerca, guidato da Jakob Trimpert, ha valutato l’efficacia e la tollerabilità di un farmaco che si somministra attraverso il naso e impedisce la diffusione di SARS-CoV-2. I vaccini che agiscono direttamente nella mucosa, spiegano gli esperti, possono rappresentare un’opzione interessante per limitare gli effetti collaterali associati alle inoculazioni tramite siringa. I coronavirus, continuano gli scienziati, si diffondono principalmente attraverso l’aria e le goccioline emesse dagli starnuti, dalle risate, dal parlato e dai colpi di tosse.
Un vaccino che mira direttamente alle mucose, dove il virus si introduce, potrebbe essere pertanto molto efficace nel limitare le possibilità dell’agente patogeno. I ricercatori hanno utilizzato un modello animale di criceto per confrontare le risposte immunitarie elicitate dal vaccino intranasale con quelle associate alle alternative intramuscolari attualmente in uso. Stando a quanto emerge dall’indagine, il nuovo farmaco sembra in grado di conferire un’immunità migliore rispetto ai vaccini esistenti. Gli studiosi hanno modificato un virus attenuato di SARS-CoV-2, per evitare l’emergere di nuove varianti potenzialmente pericolose. “Il farmaco è completamente sicuro – sottolinea Dusan Kunec, della Freie Universität di Berlino e altra firma dell’articolo – e allo stesso tempo può essere adattato in base alle modifiche del virus”. “L’immunità locale – aggiunge Trimpert, della Freie Universität – consentirebbe al corpo di intercettare e combattere un virus respiratorio nella fase iniziale. In questo senso, i vaccini nasali potrebbero essere addirittura più efficaci rispetto alle opzioni inoculate tramite siringhe”.
Il team ha quindi dimostrato che il vaccino intranasale vivo attenuato poteva stimolare la formazione di anticorpi immunoglobulina A (IgA), elicitando al contempo risposte immunitarie sistemiche e fornendo una protezione complessiva all’organismo degli animali trattati. “Il farmaco intranasale – commenta Geraldine Nouailles, altra firma dell’articolo – favoriva una migliore riattivazione delle cellule T di memoria. Non abbiamo osservato forme di replicazione virale nei criceti che avevano ricevuto due dosi”. Secondo quanto emerge dall’indagine, la risposta anticorpale elicitata da questo vaccino nasale era superiore rispetto a quella generata dai farmaci a mRNA. “Il nostro vaccino – riportano gli autori – contiene tutti i componenti dell’agente patogeno, e non solo la proteina spike, come avviene nelle alternative a mRNA”. Grazie alla valutazione delle varie combinazioni di opzioni vaccinali, gli studiosi hanno scoperto che la protezione migliore contro SARS-CoV-2 derivava da una doppia dose di vaccino intranasale, seguita dalla somministrazione del farmaco da inalare come richiamo a una inoculazione di vaccino a mRNA.
Nei prossimi step, i ricercatori porteranno avanti una sperimentazione di fase I sugli esseri umani. “I vaccini nasali sono relativamente economici e consentono uno stoccaggio e un trasporto più agevole rispetto ad altre alternative in uso – conclude Vladimir Cmiljanovic, CEO di RocketVax, che sta collaborando allo sviluppo del programma di sperimentazione – e sicuramente rappresentano un’opzione importante nelle regioni del mondo caratterizzate da carenza di accesso al personale sanitario qualificato. I vaccini vivi attenuati, infine, possono fornire una protezione incrociata contro ceppi virali correlati tra loro, il che costituisce sicuramente un vantaggio importante contro le infezioni che tendono a mutare con facilità”.
agi.it
Il primo autotrapianto di un occhio è avvenuto in Italia, alle Molinette di Torino
scritto da Fatti Nostri | 12 Aprile 2023
“Quando mi sono risvegliato e ho iniziato a vedere i contorni delle mie dita e della mano – racconta l’anziano – è stato come nascere di nuovo”. Per la prima volta al mondo un uomo cieco ha recuperato la vista a un occhio grazie all’altro occhio non vedente. È accaduto all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Protagonista della vicenda un uomo di 83 anni, che vive nel Torinese, che aveva perso da 30 anni la vista all’occhio sinistro per una cecità retinica irreversibile e, negli ultimi 10 anni, aveva progressivamente perso la funzione visiva anche dell’occhio destro per una patologia cronica rara (pseudo pemfigoide oculare), che ha distrutto la cornea e la superficie oculare.
Negli ultimi anni l’occhio destro era stato sottoposto a due trapianti di cornea tradizionali a tutto spessore, entrambi falliti rapidamente per la mancata funzionalità della superficie oculare. L’uomo è stato sottoposto a un intervento durato quattro ore che gli permette ora di riconoscere gli oggetti, i volti e di muoversi autonomamente.
L’intervento è stato eseguito da Michele Reibaldi, direttore della Clinica Oculistica universitaria Molinette e dal professor Vincenzo Sarnicola, tra i maggiori esperti al mondo di chirurgia corneale. Il trapianto di cornea a tutto spessore è l’intervento chirurgico tramite cui si provvede alla sostituzione della sola cornea che ha perso la sua trasparenza con una cornea sana proveniente da un donatore deceduto.
“Normalmente la cornea presenta un tasso di rigetto molto più basso rispetto ad altri organi vascolarizzati – spiega Sarnicola – ma in presenza di un’alterazione diffusa di tutta la superficie oculare, come nel caso del paziente, questo rischio diventa altissimo”. In particolare, un danneggiamento delle cellule staminali del limbus, la zona tra la cornea e la congiuntiva, determina il fallimento irreversibile del trapianto. In questo innovativo intervento, è stato realizzato un autotrapianto dell’intera superficie oculare, prelevata dall’occhio sinistro, comprendente non solo la cornea, ma anche una parte di sclera e tutta la congiuntiva comprese le cellule staminali del limbus.
“In estrema sintesi il paziente per problemi retinici aveva irrimediabilmente perso la funzionalità dell’occhio sinistro, mentre l’occhio destro aveva mantenuto una potenzialità di recupero che però si era rivelata vana con trapianti tradizionali – afferma Reibaldi – abbiamo deciso di coinvolgere il professor Sarnicola, perchè notissimo nel mondo per aver proposto e realizzato tecniche alternative ai trapianti perforanti tradizionali”.
“L’intervento è stato eseguito prelevando dall’occhio sinistro, irrecuperabile dal punto di vista funzionale, ma con la cornea e la superficie oculare in buona salute, tutta la congiuntiva, tutta la cornea e due millimetri di sclera, in un unico pezzo – spiegano Reibaldi e Sarnicola -. In pratica un terzo dell’occhio sinistro è stato autotrapiantato nell’occhio destro, che quindi è stato ricostruito ed è tornato a vedere”.
“La vera novità consiste – precisa Sarnicola – nell’aver allargato il trapianto corneale all’intera superficie oculare, ai tessuti congiuntivo-sclerali, che giocano un ruolo fondamentale nel permettere il successo del trapianto in condizioni particolari, come nel caso del nostro paziente. Allo stesso tempo, l’occhio sinistro è stato ricostruito con tessuti da donatore solo a scopo estetico”.
“L’intervento è stato straordinario – proseguono – e il paziente, oggi dopo due settimane ha ripreso a vedere e si muove autonomamente. Siamo molto emozionati e ci aspettiamo un successo duraturo nell’occhio destro, perchè ricostruito con tessuti propri del paziente e quindi potenzialmente al riparo dai problemi di rigetto che hanno afflitto i precedenti trapianti”.
agi.it
Massimiliano Scerra, coordinatore MAIE R.D.: “Continueremo a lavorare nell’interesse e a beneficio della nostra comunità”
scritto da Ennio Marchetti | 12 Aprile 2023
Assicurazione sanitaria per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana, poi una Banca del Sangue a loro favore e un medico sempre a loro disposizione. Sono queste le lodevoli iniziative del Coordinatore del Maie per la Repubblica Dominicana ed esponente del Comites Santo Domingo, Massimiliano Scerra.
A pochi giorni dalla loro presentazione, le proposte di Scerra cominciano a prendere corpo.
“L’assicurazione sanitaria è stata illustrata pochi giorni fa a Boca Chica – spiega – e mi dicono che ci sono già una decina di affiliati.
Per la Banca del Sangue, sto aspettando per il laboratorio clinico Referencia. Li sto aiutando a formare una unità mobile, in quanto non ce l’hanno, e questo permetterà di fare delle giornate di donazione in giro per l’isola. Stiamo attendendo il “visto buono” della direzione per comprare dei frigoriferi mobili speciali e poi che il Com.It. Es. sia legalmente costituito a livello locale come ONG, per poter fare un accordo con Referencia.
In quanto al medico per gli italiani, adesso ne abbiamo due. Appena si trasferiranno in RD, in giugno-luglio, cominceremo con questa iniziativa”.
Come abbiamo, quindi, modo di constatare il nuovo coordinatore MAIE nella RD non ha perso tempo e si è immediatamente dato da fare.
“Continueremo a lavorare nell’interesse e a beneficio della nostra comunità – conclude Scerra – Ho in mente altre cose che porteremo avanti e stiamo aspettando il sottosegretario Silli per parlarne”.