Sorpresa: il pene degli uomini si è allungato negli ultimi trenta anni

uomo mutande

uomo mutandeNegli ultimi trenta anni il pene dell’uomo è cresciuto in lunghezza del 24%, allungandosi quindi di circa tre centimetri. A molti uomini, e non solo, farà certamente piacere, ma in realtà potrebbe non essere poi una così buona notizia. A sottolinearlo è la Società italiana di andrologia (Sia) che dal congresso europeo commenta uno studio della Stanford University pubblicato sulla rivista ‘The World Journal of Men’s Health’.

IL PARERE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI ANDROLOGIA

“L’aumento delle dimensioni dei genitali maschili potrebbe essere un altro indicatore dell’impatto di fattori ambientali, come l’esposizione a inquinanti o l’aumento di stili di vita poco sani – commenta Alessandro Palmieri, presidente Sia e professore di Urologia alla Università Federico II di Napoli – Questi potrebbero infatti alterare il funzionamento del sistema endocrino, modificando in modo anche strutturale l’apparato riproduttivo maschile. Lo studio quindi suggerisce l’importanza di approfondire e valutare le ripercussioni dei fattori ambientali sulla salute sessuale e riproduttiva maschile, a cui la Sia ha sempre dedicato molta attenzione sia dal punto di vista divulgativo che scientifico”.

LO STUDIO SULLA LUNGHEZZA DEL PENE

Il lavoro dei ricercatori di Stanford è una meta-analisi di ricerche precedenti tutte focalizzate sulla lunghezza del pene. Nel dettaglio i ricercatori hanno analizzato i dati di 75 studi condotti tra il 1942 e il 2021, che hanno coinvolto un totale di 55.761 uomini. In ogni studio preso in esame sono stati raccolti i dati relativi alla lunghezza del pene in diversi stati: flaccido, allungato ed eretto. I ricercatori hanno scoperto che in tutto il periodo di studio le dimensioni sono aumentate.

In particolare, ad essere aumentata è la lunghezza del pene quando è eretto. Se infatti la lunghezza media del pene “a riposo” è rimasta sostanzialmente invariata, cioè poco più di 8,5 centimetri, ed è rimasta stabile anche quando allungato, cioè mediamente 13 centimetri, i peni completamente eretti si sarebbero allungati, passando da una media di 12 centimetri a una di 15,24 centimetri.

QUANTO CONTA LA LUNGHEZZA DEL PENE PER L’UOMO

“Lo studio non ci dà alcuna indicazione circa le possibili ripercussioni di questo allungamento sulla salute del sistema riproduttivo maschile e serviranno ulteriori indagini e approfondimenti – spiega Palmieri – Tuttavia, aldilà dei risultati della ricerca il tema delle dimensioni del pene è ancora oggi molto dibattuto e una costante fonte di ansia e preoccupazione per gli uomini, addirittura considerato invalidante. Va invece ribadito – sottolinea l’esperto – che le misure sono del tutto indicative perché ogni uomo è diverso dall’altro, e la lunghezza del pene non è sempre importante per una vita sessuale soddisfacente“, conclude il presidente della Società italiana di andrologia.

ag DIRE – www.dire.it




Dove si vive più a lungo? In Sardegna

152442695 8e0a35e2 99e7 4453 8909 282dfd8dc7ff

152442695 8e0a35e2 99e7 4453 8909 282dfd8dc7ffL’elisir di lunga vita? “Vivere come i centenari seguendo le loro abitudini alimentari”. Non tutti i centenari, però, ma in particolare quelli che abitano i cinque luoghi nel mondo in cui c’è un’aspettativa di vita eccezionalmente lunga e che si trovano in quelle aree, chiamate “zone blu“, che per i ricercatori “comprendono la penisola di Nicoyan in Costa Rica, la città di Loma Linda in California e le isole di Okinawa in Giappone, la Sardegna in Italia e Ikaria in Grecia”, come si legge sul Washington Post.

Si tratta di zone in cui “a prima vista, le diete, gli stili di vita e le abitudini possono sembrare molto diverse l’una dall’altra”, tant’è che “molte delle persone longeve della Sardegna vivono in terreni montuosi, dove cacciano, pescano e raccolgono i propri alimenti, come il latte di capra, il pecorino, l’orzo e le verdure dell’orto” mentre “le persone longeve di Loma Linda fanno parte d’una comunità avventista del Settimo Giorno, molto unita, che rifugge la caffeina e l’alcool e segue una dieta prevalentemente vegetariana” invece “a Ikaria il vino rosso è un alimento base e le persone seguono una tipica dieta mediterranea con molta frutta e verdura e modeste quantità di carne e pesce”.

Quanto agli abitanti di Okinawa, essi “hanno storicamente una dieta in gran parte a base vegetale, con calorie da patate dolci, tofu e verdure fresche che spesso raccolgono dai loro orti, ma apprezzano però anche la carne di maiale nelle occasioni speciali”. Nel frattempo, i centenari di Nicoyan “tendono a seguire una dieta tradizionale mesoamericana ricca di alimenti vegetali ricchi di amido come mais, fagioli e zucca”. Tuttavia, la dieta da sola non è l’unico fattore associato a un’elevata aspettativa di vita. Conta molto anche lo stile di vita stessa.

La ricerca dimostra che le persone che risiedono in comunità in cui la vita dura più a lungo, “di solito hanno forti legami con amici e familiari, uno scopo e una visione positiva della vita. Si impegnano in alti livelli d’attività fisica e trascorrono molto tempo fuori facendo giardinaggio, coltivando o socializzando con altre persone nelle loro comunità”.

Dan Buettner, l’autore del nuovo libro “The Blue Zones American Kitchen”, sostiene che mentre le abitudini alimentari di questi cinque luoghi sono diverse in molti modi, essi hanno almeno quattro denominatori che sono comuni: fruire in abbondanza di legumi ogni giorno (fagioli, piselli o lenticchie); nutrirsi con una manciata di noci, pistacchi o mandorle quotidiana; il consiglio e anche di fare una colazione “da re, un pranzo da principe e una cena da povero”, consumando “almeno un pasto quotidiano  in famiglia”.

Due dettagli: i ricercatori hanno anche scoperto che le coppie sposate che danno la priorità ai pasti in famiglia “riportano livelli più elevati di soddisfazione coniugale” mentre i genitori che “condividono abitualmente cene fatte in casa con i propri figli a base di frutta e verdura, gli stessi figli hanno meno probabilità di essere obesi”. Quindi secondo Kamada Nakazato, centenario doc di Okinawa, per l’elisir di lunga il segreto è: “Mangiare verdure, avere una visione positiva, essere gentile con le persone e sorridere”.

agi.it




Legge di Gravità. Leonardo aveva anticipato Newton

42f2c7c22717f47ff696bc321fca6386

42f2c7c22717f47ff696bc321fca6386I disegni degli esperimenti di Leonardo da Vinci (1452-1519) mostrano che il genio italiano stava studiando che la gravità è una forma di accelerazione e che “intuì” la scoperta di Isaac Newton (1643-1727) quasi 100 anni prima che il fisico britannico formulasse la legge di gravitazione universale.
Secondo una ricerca condotta dagli ingegneri del California Institute of Technology (Caltech) e dagli specialisti della Western Switzerland University of Applied Sciences and Arts (Hes-so), Da Vinci era vicino a definire la costante gravitazionale “g” con il 97% precisione.
I ricercatori hanno esaminato i disegni del Codex Arundel raffiguranti un esperimento in cui una brocca viene spostata orizzontalmente versando del materiale (acqua o, più probabilmente, granelli di sabbia). Dagli ingegneri del California Institute of Technology (Caltech) e dagli specialisti della Western Swiss University of Applied Sciences and Arts (Hes-so), Da Vinci è arrivato vicino a definire la costante gravitazionale “g” con una precisione del 97%.
Da lì, dalle note esistenti sul materiale, l’italiano è consapevole che il materiale che fuoriesce non cade a velocità costante, ma sarebbe accelerato, e che se la brocca si fosse mossa alla sua stessa velocità la forza di la gravità porta il materiale verso il basso, quest’ultimo avrebbe disegnato l’ipotenusa di un triangolo equilatero cadendo.
“Circa 500 anni fa, Leonardo da Vinci ha tentato di svelare il mistero della gravità e la sua connessione con l’accelerazione attraverso una serie d’ingegnosi esperimenti guidati esclusivamente dalla sua immaginazione e dalle magistrali tecniche sperimentali”, hanno scritto i ricercatori nello studio pubblicato dalla rivista Leonardo.
Hanno persino eseguito un esperimento computerizzato sui dati di Da Vinci e hanno sottolineato che l’italiano aveva correttamente utilizzato un’equazione errata nei suoi calcoli. Se avessi potuto correggerlo, avrebbe definito la “g” quasi perfettamente.
“Non sappiamo se Leonardo abbia fatto ulteriori esperimenti o ricerche sull’argomento, ma il fatto che stesse affrontando i problemi in questo modo all’inizio del XVI secolo mostra quanto fosse avanzato il suo pensiero”, ha concluso l’ingegnere del Caltech Morteza Gharib.
La Teoria della Gravità di Newton fu creata dal fisico tra il 1665 e il 1666, durante una quarantena dovuta alla Grande Peste di Londra. (ANSA)




Passeggiare tra gli alberi riduce l’ansia: lo dimostra una ricerca del Cnr

foresta

forestaUna ricerca sperimentale condotta in 39 siti italiani tra montagna, collina e parchi urbani ha permesso di svelare il ruolo dei monoterpeni – componenti profumati degli oli essenziali emessi dalle piante – e di isolarne l’effetto specifico sulla riduzione significativa dei sintomi dell’ansia. A condurla, un team di ricercatori dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze (Cnr-Ibe) e del Club Alpino Italiano, insieme alle Università di Parma e Firenze, all’Azienda unità sanitaria locale (Ausl) di Reggio Emilia, e con il sostegno del Centro di riferimento regionale per la fitoterapia (Cerfit) di Firenze: la ricerca è pubblicata sul International Journal of Environmental Research and Public Health.

In base all’analisi di dati ambientali e psicometrici raccolti nel corso delle campagne svolte nel 2021 e nel 2022, è stato individuato e isolato l’effetto specifico dell’esposizione ai monoterpeni – e in particolare ad a-pinene- sulla riduzione significativa dei sintomi di ansia, identificando non solo soglie di esposizione, ma anche la correlazione alla quantità di monoterpeni inalati.

“I risultati mostrano che, oltre una data soglia di concentrazione di monoterpeni totali o anche del solo a-pinene, i sintomi di ansia diminuiscono a prescindere da tutti gli altri parametri, sia ambientali che individuali, e poiché questi composti sono emessi dalle piante, possiamo ora assegnare un valore terapeutico specifico a ogni sito verde, anche condizionato alla frequentazione in momenti diversi dell’anno e del giorno- sottolinea Francesco Meneguzzo, ricercatore del Cnr-Ibe e membro del Comitato scientifico centrale del Cai- I monoterpeni sono molto più abbondanti nelle foreste remote che nei parchi urbani, sebbene con un notevole grado di variabilità: un prossimo passo sarà mappare e prevedere le relative concentrazioni”.

L’organizzazione della ricerca si è rivelata particolarmente articolata, con centinaia di partecipanti coinvolti in sessioni standardizzate di terapia, condotte in siti di tutta Italia. “Combinando sessioni di terapia forestale condotte da psicologi professionisti con tecniche avanzate di statistica, abbiamo potuto dimostrare che, in certe condizioni, l’aria della foresta è davvero terapeutica: un traguardo importante per la progressiva adozione di pratiche sanitarie verdi”, afferma Federica Zabini di Cnr-Ibe, responsabile Cnr del progetto e supervisore della ricerca.

“Abbiamo applicato un metodo statistico avanzato in uso nella ricerca clinica, che ha consentito di creare gruppi di intervento e di controllo perfettamente abbinati: i risultati ci permettono, oggi, di disporre di criteri oggettivi per individuare e qualificare stazioni di Terapia Forestale in grado di consentire prestazioni di livello clinico- aggiunge Davide Donelli del Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Parma e Divisione di cardiologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma- Poiché è ormai consolidata la connessione tra stati di ansia e rischio cardiovascolare, i risultati ottenuti assumono un valore importante anche in ambito patofisiologico, e quella sarà materia di ulteriori ricerche”.

Lo studio prosegue il filone di ricerca intrapreso nel 2019 relativo alla distribuzione degli oli essenziali emessi dalle piante, che ha portato a numerose pubblicazioni scientifiche e alla realizzazione di due volumi sulla Terapia Forestale, editi dal Cnr, che hanno permesso di sistematizzare le conoscenze ad oggi acquisite in merito a questa disciplina emergente.

ag. Dire – www.dire.it




Il settore biomedicale: opportunità di collaborazione tra Italia e Brasile

14brasile

14brasileCon l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra Italia e Brasile nel settore delle biotecnologie mediche per la rigenerazione tissutale, si è tenuto ieri pomeriggio a Brasilia, alla presenza di oltre 100 tra autorità e imprese locali, l’evento “Il settore biomedicale: opportunità di collaborazione tra Italia e Brasile”.
Organizzato con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia dalla storica Associazione dei Commercianti del Distretto Federale e dal Polo Tecnologico Piemontese, l’evento ha rappresentato uno dei più rilevanti seguiti del più ampio Protocollo di Cooperazione firmato lo scorso febbraio tra Regione Piemonte e Distretto Federale.
Secondo l’Ambasciatore d’Italia, Francesco Azzarello, la collaborazione instaurata tra il Distretto Federale e il Polo Tecnologico Piemontese, rappresentato per l’occasione dal Dott. Antonio Graziano, Presidente dell’azienda HBW, “costituisce un modello di collaborazione tra soggetti pubblici e privati che favorisce le potenzialità dei parchi tecnologici italiani come attori dell’internazionalizzazione in Brasile delle imprese italiane del biomedicale, uno dei settori più dinamici, innovativi e ricchi di potenziale dell’intero sistema produttivo industriale italiano”. (aise)




Premio Canada-Italia per l’Innovazione 2023

13canadad

13canadadAnche quest’anno l’Ambasciata del Canada a Roma ha lanciato il Premio Canada-Italia per l’Innovazione 2023.
L’iniziativa del Premio ha lo scopo di rafforzare i legami tra il Canada e l’Italia in materia di innovazione, offrendo l’opportunità a membri dell’ecosistema italiano tra cui start-up, ricercatori, scienziati o professionisti del settore creativo di sviluppare progetti di collaborazione con partner canadesi in aree che portino a uno sviluppo socio-economico innovativo, inclusivo e sostenibile.
Nell’ultimo decennio, il premio ha portato a importanti scoperte, ricerche e applicazioni, mostrando il significativo impatto della cooperazione tra Canada e Italia.
Il Premio è rivolto a esperti, ricercatori, scienziati, startup, creativi e innovatori italiani interessati a sviluppare progetti con partner canadesi su cinque priorità: salute mentale; raccolta e riciclaggio di minerali critici; produzione, stoccaggio e trasporto dell’idrogeno come fonte energetica per combattere il cambiamento climatico; tecnologia quantistica; prevenzione della violenza di genere.
Il Bando è disponibile in inglese e francese; le domande vanno presentate entro il 3 aprile 2023. (aise)




Canberra: l’Ambasciata celebra le “Italian and Australian Women in Science”

13canberrastem

13canberrastemL’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato l’11 febbraio Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Anche l’Ambasciata d’Italia in Australia ha celebrato questa ricorrenza registrando una doppia intervista a due brillanti giovani scienziate, Meganne Christian e Ilaria Pagani, mettendo in luce le analogie e le differenze che una giovane donna potrebbe incontrare nell’intraprendere una carriera scientifica in Italia o in Australia.
Meganne Christian è un ingegnere chimico e astronauta australiana, che ha studiato in Australia e si è trasferita in Italia per diventare scienziata al Consiglio nazionale per le ricerche (CNR) di Bologna. Nel novembre 2022, Meganne è stata selezionata come membro della riserva di astronauti dell’Agenzia spaziale europea (ESA).
Ilaria Pagani è una biologa molecolare e genetista medica italiana che ha studiato in Italia e si è trasferita in Australia per diventare ricercatrice presso il South Australia Health and Medical Research Institute (SAHMRI) di Adelaide. Ilaria è anche presidente dell’Associazione dei Ricercatori Italiani in Australasia (ARIA).
In questa doppia intervista l’Ambasciata ha voluto seguire il loro viaggio nel mondo scientifico, le barriere che hanno affrontato e come sono riuscite a superare, la situazione che le ragazze interessate alla scienza troverebbero oggi in Australia e in Italia e le misure che propongono per ridurre ulteriormente il divario di genere nella scienza.
Attraverso la loro determinazione e il loro successo, l’Ambasciata d’Italia in Australia ha inteso fornire alle ragazze di oggi un esempio e un incoraggiamento a seguire la loro passione e a non smettere mai di essere curiose di scienza e conoscenza, nella ferma convinzione che “le pari opportunità e l’emancipazione delle donne e delle ragazze nella ricerca e in particolare in STEM possano dare un contributo cruciale non solo allo sviluppo economico del mondo, ma anche al progresso in tutti gli obiettivi e traguardi del 2030 Agenda per lo sviluppo sostenibile”.
L’intervista doppia è disponibile sulla pagina YouTube dell’Ambasciata. (aise)




Solo un anziano su 5 in Italia può permettersi di acquistare una dentiera

download

downloadIn Italia solo il 19% degli over 65 è in grado di sostenere i costi per una protesi dentale fissa mentre appena il 34% riesce a comprare quella mobile.

Il 90% degli over 60 non si lava i denti ogni volta che mangia e spende meno di 10 euro al mese per la propria igiene orale.

Quasi un senior su due (il 46%) porta protesi dentarie: il 43% di loro ricorre agli adesivi per bloccarle e il 49% utilizza le pastiglie per pulirle. Per la protesi il 60% degli over 65 spende mediamente circa 2.000 euro. Rispetto al rapporto col dentista, il 49% vi si reca al massimo 3 volte l’anno, mentre il 35% ci va solo quando è assolutamente necessario. L’82% si rivolge a uno studio privato, mentre meno di uno su dieci si reca per le cure in una struttura pubblica.  Il 6% utilizza i servizi di uno studio privato convenzionato, mentre solo l’1% ricorre a un centro odontoiatrico in franchising.

La spesa media per le cure. Complessivamente il dentista costa per quasi il 50% degli over 60 meno di 300 euro l’anno. Sono questi alcuni dei dati resi contenuti nel II Rapporto su Senior e Odontoiatria redatto da Senior Italia FederAnziani e condotto dal suo Centro Studi. È stato svolta una survey con oltre 3.000 questionari inviati ad altrettanti senior di tutta la Penisola.

Lo studio è stato presentato e discusso presso il Ministero della Salute con il consigliere per l’Odontoiatria del Ministro della Salute Orazio Schillaci: il prof. Enrico Gherlone (Rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele). Senior Italia FederAnziani auspica la costruzione, nel più breve tempo possibile, di un piano strategico per l’odontoiatria sociale. L’obiettivo finale è permettere ai senior di tornare a poter sorridere e ad alimentarsi in maniera corretta. A questo proposito durante il colloquio è emerso come in Italia, per le cure odontoiatriche, vengono spesi circa 19 miliardi di euro l’anno. Questa cifra impatta quasi esclusivamente sulle tasche dei cittadini, poiché il 95% delle cure viene erogato in regime di solvenza in quanto non coperto dal sistema sanitario nazionale.

“L’odontoiatria non deve essere un lusso per pochi anziani benestanti ma un’assistenza garantita a tutti gli over 65 – afferma Roberto Messina, Presidente di Senior Italia Federanziani -. Il valore delle pensioni medie secondo Inps è di 13.753 per un valore mensile di 1.146,08. Nella realtà i rincari e gli aumenti generalizzati dei prezzi degli ultimi anni hanno depauperato le famiglie per ben 2.369 portando così la disponibilità di una pensione annua a 11.384, circa 948 mensili.

Secondo dati ISTAT la spesa per i consumi in sanità dei pensionati è del 6,1% pari a 57 mese totali e, quindi non potendo fare a meno dell’acquisto di farmaci o visite specialistiche soltanto chi ha una pensione più alta della media può accedere a odontoiatria privata a pagamento”.

Un programma di odontoiatria sociale. Dal II Rapporto su Senior e Odontoiatria emerge che l’83% dei senior utilizza lo spazzolino da denti classico (manuale) e solo il 30% sceglie lo spazzolino in base al consiglio del dentista. Il 41% del campione sostituisce lo spazzolino ogni 2 mesi, il 27% ogni 3 mesi, il 12% ogni 6 mesi. Per quanto riguarda gli altri prodotti per l’igiene orale il 35% del campione usa spesso un collutorio, mentre più della metà (il 53%) non ricorre allo scovolino. Il 62% dei senior acquista l’occorrente per l’igiene orale al supermercato, mentre solo il 19% in farmacia. Mensilmente per i prodotti dell’igiene orale il 48% degli over 60 spende meno di 10 euro e un altro 45% di loro spende tra i 10 e i 30 euro.

“A nostro avviso un programma di odontoiatria sociale deve prevedere campagne sia di prevenzione che terapeutiche che consentano l’accesso alle cure anche alle fasce deboli della popolazione – prosegue il presidente Messina -. Il Consiglio Superiore di Sanità ha approvato un documento, ora sul tavolo del Ministro, che fotografa la situazione e individua le risorse economiche necessarie per un’eventuale modifica dei Livelli Essenziali di Assistenza di riferimento. Per realizzarlo c’è bisogno di nuove sinergie tra strutture pubbliche, università, studi convenzionati e industria. Grazie all’applicazione delle nuove tecnologie digitali e utilizzando professionisti, già nei ruoli dello Stato, si potrebbe facilitare questo percorso e arrivare alla formazione di nuovi professionisti. Ciò consentirebbe un notevole abbattimento dei costi per quanto riguarda gli operatori, i materiali e la realizzazione di manufatti protesici, che avverrebbe attraverso innovativi protocolli e una diminuzione dei costi di laboratorio odontotecnico. Di conseguenza, le strutture coinvolte in tale iniziativa sociale sarebbero messe in condizione di proporre prestazioni odontoiatriche a prezzi calmierati, accessibili a gran parte della popolazione oppure, in alcune particolari situazioni, programmi pilota con costi addirittura azzerati. Quanto sopra descritto potrebbe anche essere inserito nel nuovo progetto delle Case della Salute. Infine sono fondamentali i fondi integrativi e con alcuni dei quali è allo studio un percorso che possa permettere, se non di azzerare, di rendere più sopportabile e meno gravoso il problema del difficile accesso alle cure odontoiatriche”.

agi.it




AIRE Sos: un webinar sulla sanità per gli italiani all’estero

download

downloadNuovo appuntamento con i webinar di Aires Sos che domenica prossima, 5 febbraio, alle 20.00 (Cet) proporrà un focus sulla sanità per gli italiani residenti all’estero.
Relatore sarà il commercialista Stanislao Filice. All’incontro, moderato da Maurizio Fantato (giornalista Uk), interverranno il deputato eletto in Nord America Andrea Di Giuseppe (FdI), Antonio Mariniello (Presidente Comites Messico), Arik Bendaud (Presidente Comites Tel Aviv), Davide Accomazzo (Presidente Comites Los Angeles), Dario Zecchini (Presidente Comites Kenia), Duilio Dottarelli (Consigliere Comites Bangkok), Gerardo Tanga (Vice Presidente Comites Francoforte), Massimo Marengo (Presidente Comites Mosca), Maurizio Sauli (Presidente Comites Budapest), Silvia Rosato (Presidente Comites Polonia), Ubaldo Aglianò (Presidente Comites Melbourne), Maria Tallarico (Presidente Comites Panama), Germano Arnò (editore Corriere Malta) e Paolo Buralli (giornalista freelance in Australia).
Sarà possibile inviare domande attraverso il modulo disponibile qui.
Il webinar sarà trasmesso sul sito airesos.com e sulla pagina facebook dell’associazione. (aise) 




Rompighiaccio italiana arriva in un punto mai raggiunto in Antartide

download

downloadLa nave rompighiaccio italiana “Laura Bassi” dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS ha toccato il punto più a Sud mai raggiunto da una nave.

L’impresa rientra nella campagna oceanografica della 38/a Spedizione Italiana del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA).

I ricercatori e i tecnici a bordo hanno raggiunto, all’interno della Baia delle Balene, un sito fino a oggi inesplorato che si trova alla latitudine di 78° 44.280′ S, il punto più meridionale mai raggiunto nel Mare di Ross in Antartide.