La cannabis faciliterebbe orgasmi multipli nelle donne

download

downloadLa cannabis potrebbe essere la chiave che le donne possono utilizzare per raggiungere l’orgasmo multiplo. Questi, in estrema sintesi, i risultati di uno studio condotto dalla East Carolina University e dalla North Carolina State University, e pubblicati sul Journal of Cannabis Research.

I ricercatori ritengono che fumare cannabis prima di un rapporto sessuale o della masturbazione favorisce il rilassamento delle donne e aumenta il desiderio. Questo significa che la cannabis potrebbe essere utilizzata per il trattamento di disfunzioni sessuali.

Lo studio ha coinvolto centinaia di partecipanti, il 70 per cento dei quali, sia uomini che donne, ha riportato un aumento della soddisfazione sessuale dopo l’uso di cannabis. I ricercatori ipotizzano che il rilassamento sia dovuto al THC, uno dei principi attivi della pianta di cannabis più conosciuti. La struttura chimica del THC è simile all'”anandamide” del cervello, che agisce come un neurotrasmettitore, inviando messaggi chimici tra le cellule in tutto il sistema nervoso. Questi neurotrasmettitori influenzano le aree del cervello legate al piacere, alla memoria, alla concentrazione, al movimento e alla percezione sensoriale e del tempo. Il THC viene riconosciuto dall’organismo e può alterare la normale comunicazione cerebrale.

“Nel complesso, l’uso della cannabis tende ad avere un’influenza positiva sul funzionamento sessuale e sulla soddisfazione percepita degli individui, nonostante il sesso o l’eta’, e la cannabis potrebbe aiutare a ridurre le disparità di genere nel piacere sessuale”, spiegano i ricercatori.

“Mentre più del 90 per cento degli uomini riferisce di provare di solito l’orgasmo durante il sesso – continuano gli studiosi – meno del 50 per cento delle donne sperimenta regolarmente l’orgasmo durante il rapporto e solo il 6 per cento ha riferito di provare sempre un orgasmo durante il sesso”.

Lo studio ha anche esaminato se la cannabis può aumentare il tatto, il gusto e l’olfatto, sensi che possono “creare” o “distruggere” incontri sessuali. Oltre il 70 percento dei partecipanti ha riportato che dopo la cannabis il tatto e il gusto si intensificano e questo potrebbe aumentare la soddisfazione sessuale generale perché i due sensi sono parti importanti durante il rapporto. E lo sono ancora di più per le donne.

agi.it




Italia ed USA riconfermano la loro cooperazione nei settori scientifico e tecnologico

27tripodi

27tripodiSi è tenuta alla Farnesina la 14° riunione della commissione congiunta Italia-Usa per la Cooperazione Scientifica e Tecnologica. L’evento, che si iscrive nell’ambito dall’Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America firmato a Roma il 1° aprile 1988 e prorogato il 4 ottobre 1993, si è aperto ieri alla presenza di Maria Tripodi – Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale – e di Monica Medina – Sottosegretario aggiunto per gli oceani e gli affari scientifici e ambientali internazionali del Dipartimento di Stato statunitense (in videocollegamento).
Collegato da Washington anche Alessandro Gonzales, Vice capo missione dell’Ambasciata italiana negli Stati Uniti.
Le due delegazioni, guidate per l’Italia dalla Sottosegretario Maria Tripodi e per gli USA dall’incaricato d’affari dell’Ambasciata USA a Roma Shawn Crowley, hanno sottoscritto un Joint statement che riconosce nella scienza e nella cooperazione strumenti chiave per l’innovazione tecnologica e lo sviluppo economico e sociale, definendo le aree scientifiche ritenute di maggior interesse reciproco: scienze della vita, fisica e astrofisica, scienze della terra, transizione digitale, tecnologie quantistiche, materiali avanzati, produzione e transizione energetica.
In questi settori si rafforzeranno i rapporti bilaterali nella prospettiva dell’apertura e dell’inclusività; si finanzieranno infrastrutture per svolgere ricerche multidisciplinari, condividendo metodologie e dati. Per l’applicabilità dei risultati si coinvolgeranno consorzi industriali e investitori; adeguato supporto sarò dato alle politiche per la formazione dei giovani e al confronto accademico multilaterale sui temi di più grande attualità.
I due Paesi – che condividono i principi sulla libertà della scienza e sui valori democratici – mirano a consolidare l’amicizia e la storica solida cooperazione tra le rispettive comunità scientifiche, che ha visto nascere negli ultimi anni numerose iniziative bilaterali di grande successo, animate dai sei diversi working group di scienziati italiani e statunitensi, istituiti nell’ambito della Commissione congiunta, che opera costantemente per alimentare il dialogo binazionale.
Al termine della riunione, oggi 27 gennaio, sono stati annunciati i 18 progetti scientifici bilaterali che saranno finanziati dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per i prossimi due anni, scelti tra le 132 proposte progettuali ricevute a seguito dell’Avviso di raccolta Italia-Usa, pubblicato il 28 settembre 2022 con scadenza 2 novembre 2022. La prossima riunione della Commissione mista, si è infine deciso, si terrà a Washington, nel 2025. (aise) 




Disfunzione erettile, a Bologna si risolve con una protesi

sesso

sessoLe protesi peniene, come testimoniato da più casi, “si sono dimostrate affidabili e sicure” ridando “ai pazienti con disfunzione erettile un’attività sessuale completa e soddisfacente”. Su questo aspetto, “estremamente delicato perché riferito alla sfera più intima delle persone, le statistiche confermano che la soddisfazione dei pazienti e delle rispettive partner dopo l’impianto di una protesi peniena è superiore al 90%, laddove la soddisfazione per analoghi trattamenti farmacologici non supera il 70%-75%”. Lo evidenzia il Policlinico Sant’Orsola di Bologna facendo il punto su una sua ‘specialità’ che lo rende riconosciuto come uno dei Centri di maggiore competenza in questo settore in Italia e uno dei pochi che effettua interventi di protesi peniene in regime di servizio sanitario nazionale. Introdotto da tempo, l’impianto di protesi peniene “risolve in maniera completa e definitiva il problema dell’erezione”.

I CORSI DI IMPLANTOLOGIA PENIENA

E il Policlinico promuove anche corsi avanzati di implantologia peniena per i giovani specialisti uro-andrologi interessati ad approfondire questa branca della chirurgia genitale maschile. L’Unità dipartimentale di Andrologia, diretta da Fulvio Colombo, ospita frequentemente corsi di live surgery con impianti di protesi peniene su pazienti idonei e selezionati, con condivisione delle informazioni e delle metodologie che consentono ai medici di acquisire competenze concrete e approfondite sulle nuove terapie biomedicali. “Va ricordato che la disfunzione erettile- precisa il Policlinico -clinicamente definita incapacità, ricorrente o costante, di raggiungere o mantenere un’erezione adeguata durante il rapporto sessuale- ha conseguenze devastanti per la vita quotidiana”, comporta “isolamento sociale e scadimento delle capacità lavorative e produttive“.

LE CAUSE DELLA DISFUNZIONE ERETTILE

La disfunzione erettile può essere indotta da interventi chirurgici a carico dell’apparato uro-genitale, ma può anche manifestarsi in soggetti non sottoposti ad interventi, anche di età giovanile, per i quali le terapie farmacologiche di tipo orale (le ben note ‘pillole blu’, o similari) o locale (vasodilatatori, iniettati direttamente nel tessuto del pene) risultino inadeguate o non praticabili. I dati più recenti segnalano che le patologie maschili che interessano l’apparato uro-genitale sono in continua crescita, con un significativo abbassamento dell’età di insorgenza. Questo sembra dipendere solo in parte dall’invecchiamento della popolazione, correlandosi anche a stili di vita non appropriati.

IL CARCINOMA PROSTATICO

“Il carcinoma prostatico, ad esempio, rappresenta la più frequente neoplasia- come si legge nella nota diffusa dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna- nella popolazione maschile dei paesi occidentali”: in Europa, viene diagnosticato ogni anno a 450.000 uomini e in 90.000 casi comporta il decesso del paziente. La cura di questa neoplasia è in continua evoluzione e le tecnologie mediche sempre più avanzate hanno comportato grandi benefici in termini di guarigione e di sopravvivenza. Nonostante i progressi, gli interventi chirurgici necessari per eliminare la malattia prostatica possono però comportare conseguenze ed effetti collaterali quali, ad esempio, la disfunzione erettile: una percentuale ancora elevata di questi pazienti -dal 30 al 50% tra quelli sottoposti a prostatectomia radicale- possono sviluppare problemi di erezione, una patologia che -più o meno nel 20% dei casi- non risponde alla terapia farmacologica.

Allargando l’orizzonte tra i maschi Europei si stima che, complessivamente, la disfunzione erettile possa colpire circa il 50% degli uomini sessualmente attivi, nella fascia di età superiore ai 50 anni”. “Per fortuna, i progressi della scienza medica- segnala il Policlinico- hanno consentito di mettere a punto soluzioni biomedicali estremamente affidabili, venendo così in aiuto anche di quei pazienti per i quali le terapie farmacologiche non siano più efficaci, oppure siano controindicate. Una delle soluzioni di comprovata efficacia è rappresentata dall’impianto di protesi peniene”.

COME AVVIENE L’IMPIANTO

L’impianto di una protesi peniena consente la piena ripresa funzionale e ridona la possibilità di avere rapporti completi. L’intervento prevede l’inserimento di due piccoli cilindri (protesi idrauliche) nelle due camere di erezione del pene, i corpi cavernosi. Questo permette un’erezione virtualmente non difforme da quella naturale, con la medesima sensibilità e capacità di eiaculazione riscontrabili in precedenza e con immutata funzione urinaria. Le protesi e il piccolo dispositivo di controllo vengono inseriti in modo da non risultare visibili, un aspetto di vitale importanza per la rassicurazione dei pazienti e la piena accettazione dell’impianto. “I pazienti idonei agli impianti di protesi peniene” commenta il professor Fulvio Colombo, direttore dell’Andrologia del Sant’Orsola “presentano spesso patologie cardiovascolari o metaboliche, come il diabete, o possono essere reduci da interventi urologici a carico del bacino. Infine, possono essere pazienti che hanno risposto per molti anni alle terapie farmacologiche che non risultano ora più efficaci. Per questo, è importante proporre soluzioni alternative che ridiano speranze e qualità di vita”.

ag.DIRE – www.dire.it




Il “cibo spazzatura” provoca dipendenza?

images

imagesPiù della metà di tutte le calorie che l’americano medio consuma proviene da alimenti ultra-elaborati, sulla base di “formulazioni industriali” che combinano grandi quantità di zucchero, sale, oli, grassi e altri additivi. Sono le conclusioni a cui 5 anni fa è giunto un gruppo di nutrizionisti dopo aver analizzato la dieta americana, nonostante che gli alimenti altamente trasformati “siano collegati a obesità, malattie cardiache, diabete di tipo 2 e altri problemi di salute”.

Scrive il New York Times che in genere questi prodotti “sono economici e convenienti e progettati per avere un buon sapore.Sono commercializzati in modo aggressivo dall’industria alimentare” mentre un numero crescente di scienziati afferma che “un altro motivo per cui questi alimenti sono consumati così intensamente è che per molti non sono solo allettanti ma creano dipendenza”, tesi quest’ultima che ha suscitato polemiche e accese discussioni tra i ricercatori.

Tuttavia, recentemente, racconta il Times, l’American Journal of Clinical Nutrition ha esplorato le tecniche alla base delle quali si innesta la dipendenza da cibo: se gli alimenti ultra-elaborati potrebbero contribuire all’eccesso di cibo e all’obesità, uno studio su più di 500 persone ha rilevato che “alcuni cibi sono particolarmente propensi a suscitare comportamenti alimentari ‘simili a dipendenza’, come desideri irrefrenabili, perdita di controllo e incapacità di ridurre il cibo nonostante le conseguenze dannose”. Ma anche un “forte desiderio di smettere di mangiarli”, difficile da vincere però. In cima alla lista degli alimenti più desiderati si trovano pizza, cioccolato, patatine, biscotti, gelati, patatine fritte e cheeseburger.

La professoressa Gearhardt, docente di psicologia dell’Università del Michigan, ha così scoperto attraverso la sua ricerca che questi alimenti altamente trasformatihanno molto in comune con “le sigarette e la cocaina”, in quanto i loro ingredienti “derivano da piante e alimenti presenti in natura privati ​​dei componenti che ne rallentano l’assorbimento, come fibre, acqua e proteine”. Quindi gli ingredienti più piacevoli “vengono raffinati e trasformati in prodotti che sono rapidamente assorbiti nel flusso sanguigno”, migliorando la loro capacità di condizionare le parti del cervello che regolano istinti come “la gratificazione, l’emozione e la motivazione”.

E poi “sale, addensanti, aromi artificiali e altri additivi” negli alimenti altamente trasformati “rafforzano la loro attrazione migliorando proprietà come la consistenza e la sensazione in bocca”, in un modo simile a quello in cui le sigarette contengono una serie di additivi progettati per aumentare il loro potere di dipendenza. Un denominatore comune tra i più irresistibili cibi ultra-elaborati, poi, è che essi contengono grandi quantità di grassi e carboidrati raffinati, una potente combinazione che si vede raramente negli alimenti naturali.

Latesi contraria alla cibo-dipendenza sostiene invece che mentre le patatine e la pizza possono sembrare irresistibili per taluni, non causano però “uno stato mentale di alterazione, che è il segno distintivo delle sostanze che creano invece dipendenza”.

agi.it




Repubblica Dominicana. SOS salute

download

downloadIl problema è molto grave e fioccano le lamentele degli assicurati.

È noto che nella Repubblica Dominicana il servizio sanitario pubblico è molto carente. Non è raro infatti che i nosocomi dello Stato presentino gravissime deficienze in fatto di prestazioni di servizi e di carenza di materiali. In questa situazione chi può, o personalmente o attraverso il proprio datore di lavoro, si assicura privatamente con una delle tante ARS (Assicurazione Rischio Salute) che pullulano nel territorio. Le cliniche convenzionate sono buone, e prestano servizi efficienti.

Da qualche tempo però l’associazione dei medici dominicani ha sospeso tutte le convenzioni con le principali ARS. Risultato: gli assicurati, quando hanno bisogno di farsi curare ed entrare in clinica, devono pagare anticipatamente di tasca propria le spese e poi farsi rimborsare dall’assicurazione.

È facile comprendere come la misura abbia suscitato le vibranti proteste di chi paga regolarmente un “seguro” e che, in caso di necessità, non dispone del denaro sufficiente per corrispondere con anticipo il costo del proprio ricovero.

Dalle proteste si sarebbe arrivati anche alle minacce. Infatti il presidente dell’ordine medico dominicano, Senen Caba, viaggerebbe con una scorta dopo aver ricevuto, dice lui, parecchie minacce di morte.

Facciamo nostro, in questa sede, il commento del giornalista italiano Armando Tavano che nel suo blog Comitaliasantodomingo, scrive: “Niente paura dr. Caba! Il suo rischio di finire dentro una “camicia di legno” secondo le minacce da Lei ricevute, è molto inferiore a quello di chi si reca in un Pronto Soccorso con delle gravi lesioni ma senza sufficiente liquidità in tasca!”.

 




Il miracolo di papa Ratzinger. Ma l’interessato nega

download

download“Santo subito”, come accadde a Giovanni Paolo II, proprio ai funerali di Benedetto XVI, gruppi di fedeli lodarono Joseph Ratzinger chiedendone il riconoscimento come santo, ma non è una cosa che avverrà facilmente.
Una reazione popolare è forse mossa dall’emozione di queste ore perché il processo per diventare santo è tutt’altro che un’operazione semplice e di breve durata.
La prova di un miracolo dopo la morte è ancora richiesta come parte dei requisiti.
Intanto in queste ore spopola sui social un vecchio episodio, l’incontro nel 2012 tra l’allora papa Benedetto XVI e un adolescente americano malato di cancro. Quel ragazzo è guarito e intanto è diventato prete. Un fatto che oggi viene proposto come un “miracolo” realizzato da Ratzinger.
La storia è quella di padre Peter Srsich. Nel 2011 aveva 17 anni quando gli fu diagnosticato un cancro ai polmoni. Sono stati momenti difficili, anche di rifiuto della fede. Ma il giovane, a distanza di anni, ha raccontato di aver sentito che Dio era con lui in quel cammino per affrontare la chemioterapia e le altre cure.
Contattato dall’associazione americana “Make-a-wish”, che cerca di esaudire i desideri di bambini e adolescenti malati, ha espresso il desiderio d’incontrare Papa Benedetto XVI. Desiderio, un po’ particolare rispetto a quelli che normalmente sono richiesti a questa associazione.
Alla fine si è concretizzato nel maggio 2012, quando Pietro e la sua famiglia hanno effettivamente incontrato il Papa. Quell’occasione è stata immortalata da alcune fotografie, Ratzinger ha parlato con il bambino, lo ha benedetto e gli ha toccato il petto appena sopra il polmone.
Il malato di cancro, poco a poco, è migliorato, grazie alle cure, e anche “grazie alle preghiere” per le quali il giovane gli è sempre stato grato. La malattia regredì e nove anni dopo quell’incontro con Benedetto XVI, il ragazzo divenne prete.
Sono molti in queste ore ad attribuire questa guarigione al Papa emerito. Il protagonista la pensa diversamente e ha già confidato la sua opinione al riguardo ai media americani: “La chemioterapia mi ha aiutato a combattere il cancro. Stare davanti al Papa e incontrarlo, e vedere il mio futuro, mi ha aiutato a superare questo, e in parte, non miracoloso, mi ha aiutato a guarire dal cancro”.
Il sacerdote è oggi in prima linea nei movimenti pro-life americani. (ANSA).




Insulina in pillole, quasi ci siamo

120350601 a6a666b7 ca74 4279 80eb 49b158c60591

120350601 a6a666b7 ca74 4279 80eb 49b158c60591Somministrata per la prima volta insulina al colon di ratti utilizzando una compressa per via orale alimentata da ‘micromotori’ chimici. A farlo, un team di ricercatori che lo riferisce all’American Chemical Society. L’insulina in compresse sarebbe un passo avanti importante per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Per i milioni di persone che vivono con il diabete, l’insulina è un farmaco salvavita. A differenza di molti altri medicinali, tuttavia, l’insulina non può essere facilmente erogata ingerendo una pillola: deve essere iniettata sotto la pelle con una siringa o una pompa. I pazienti con diabete hanno difficoltà a regolare i loro livelli di glucosio nel sangue perché producono poca o nessuna insulina.

L’insulina sintetica esiste da più di cento anni, ma spesso viene somministrata con un’iniezione o con una pompa impiantata. Le persone affette da diabete spesso assumono insulina più volte al giorno; quindi, le iniezioni frequenti possono essere dolorose e, di conseguenza, alcuni pazienti non assumono la dose raccomandata nei tempi corretti. Per realizzare queste compresse, i ricercatori hanno coperto le microparticelle di magnesio con uno strato di una soluzione contenente insulina e uno strato di liposomi. Hanno quindi mescolato queste particelle con bicarbonato di sodio, le hanno pressate in mini-compresse lunghe circa 3 mme poi le hanno ricoperte con una soluzione di amido esterificato.

L’amido proteggeva le compresse dall’acido dello stomaco, permettendo loro di raggiungere intatte il colon. Quando si scomponevano, le microparticelle di magnesio reagivano con l’acqua per generare un flusso di bolle di idrogeno gassoso, che fungevano da micromotori che spingevano l’insulina verso il rivestimento del colon per essere assorbita. Il team ha anche testato le loro mini-compresse sui ratti e ha scoperto che potevano ridurre significativamente i livelli di glucosio nel sangue degli animali per oltre cinque ore. Anche se ulteriori studi sono necessari, lo studio dimostra che la pillola può mantenere un livello di glucosio basso quasi quanto l’insulina somministrata per iniezione.

agi.it




“Innovitalia”: il network dei ricercatori e della ricerca italiana nel mondo

logoinnovitalia2020 e1602434584891 615x223

logoinnovitalia2020 e1602434584891 615x223L’Ambasciata d’Italia a Stoccolma segnala che la Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese (DGSP) continua a dare impulso allo sviluppo di una rete delle reti dei ricercatori italiani all’estero, aperta alle università, agli enti di ricerca, alle istituzioni italiane e anche all’industrie attive nello scenario della ricerca internazionale. A questo scopo è operativo ormai da diversi anni il portale “Innovitalia”, una piattaforma che sta favorendo i contatti, la condivisione di informazioni e la creazione di opportunità per gli attori della ricerca e dell’innovazione italiana nel mondo. Il portale, raggiungibile all’indirizzo http://www.innovitalia.esteri.it, si avvale del supporto della rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura del Ministero degli Esteri e soprattutto della rete di ormai quasi 50 Addetti Scientifici che il Ministero ha dislocato nel mondo.

Gli utenti che si registrano al portale: entrano in diretto contatto con la diplomazia scientifica italiana; ricevono una newsletter periodica con le notizie più importanti pubblicate dal portale; ricevono costanti informazioni sugli strumenti attivati dal governo italiano per sostenere la cooperazione scientifica e tecnologica internazionale (bandi, incarichi, premi, etc.); possono cercare e contattare ricercatori e imprese innovative operanti in Italia e all’estero nei settori di interesse; possono condividere notizie, opportunità ed eventi; possono figurare nell’ “Annuario dei ricercatori italiani all’estero”.

Possono registrarsi al portale: i ricercatori italiani con esperienza all’estero superiore ai 12 mesi; i ricercatori stranieri con esperienza in Italia superiore ai 12 mesi; le associazioni di ricercatori italiani all’estero; le imprese, le startup e le associazioni di imprese; gli enti di ricerca, le università e gli istituti di alta formazione; tutte le organizzazioni e le istituzioni pubbliche interessate al mondo della R&D italiana e non solo. Molte sono anche le realtà imprenditoriali che hanno contribuito all’iniziativa. (Inform)




USA. In Alabama potrebbero essere incriminate le donne che fanno uso della pillola abortiva

aborto8 usa

aborto8 usaLe donne che fanno ricorso alla pillola abortiva in Alabama potranno essere perseguite penalmente. Lo ha affermato il procuratore generale che ha approvato, dopo l’abolizione del diritto costituzionale all’aborto da parte della Corte Suprema, una legge che mette praticamente al bando l’interruzione di gravidanza. Questa legge prevede azioni penali solo nei confronti di chi pratica l’aborto e non delle donne che ne fanno ricorso.

Però ora l’attorney generale Steve Marshall sostiene che, nel caso di utilizzo di pillole abortive, le donne possono essere incriminate sulla base di un’altra legge tesa a proteggere i minori da intossicazioni chimiche, inserita nel novero delle leggi “confermate dalla Corte Suprema dell’Alabama per proteggere i bambini ancora non nati”. Approvata nel 2006 per proteggere i bambini dai rischi dei laboratori casalinghi di metanfetamina, la legge è stata usata in questi anni contro le donne che hanno assunto droga durante la gravidanza.

In questo modo lo Stato conservatore intende rispondere all’azione del dipartimento di Giustizia democratico che ha stabilito che è legale inviare attraverso il servizio postale pillole abortive in Stati dove l’aborto è stato vietato.

Nel parere legale si afferma infatti che questi farmaci – a base di mifepristone e misoprostolo – possono essere usati per diverse patologie, e quindi la legge federale autorizza il loro invio dal momento che non si può determinare l’utilizzo che verrà fatto.

La mossa del dipartimento di Giustizia è arrivata dopo che nei giorni scorsi la Food and Drug Administration ha autorizzato le farmacie ad inviare la pillola abortiva direttamente alle donne negli stati dove la procedura è legale. Ma secondo Marshall questo non dovrebbe avere nessun impatto in Alabama dove “l’aborto volontario, anche con le pillole, è illegale”.

“La direttiva del dipartimento di Giustizia non cambia nulla – ha aggiunto il procuratore repubblicano – chiunque si azzardi a prescrivere pillole abortive in Alabama lo fa a suo rischio e pericolo: io applicherò con forza la legge dell’Alabama per proteggere la vita dei non nati”.

adnkronos




La NASA alla ricerca degli alieni

download

downloadLa Nasa, secondo quanto riportato da “Science” sta progettando un telescopio ottico grande quanto il JWST – il telescopio spaziale di 6,5 metri che ha iniziato a funzionare lo scorso anno – che avrà un nuovo grande obiettivo: cercare segni di vita su pianeti simili alla Terra. Mark Clampin, direttore della divisione di astrofisica della NASA, ha dichiarato che poco è stato deciso sul telescopio.

Ma quello che ha detto è già molto interessante: il telescopio, come il JWST, sarà posizionato su L2, un punto di equilibrio gravitazionale a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.

A differenza del JWST, sarà progettato per manutenzione e aggiornamenti robotici, che potrebbero consentirgli di funzionare per decenni. Per ora il nuovo telescopio è chiamato Habitable Worlds Observatory (HWO).

“Sono davvero, davvero entusiasta di vederlo accadere”, afferma John O’Meara, capo scienziato dell’Osservatorio WM Keck. “La manutenzione sarà enorme”, afferma Aki Roberge del Goddard Space Flight Center della Nasa.

Per il nuovo telescopio, la Nasa si avvarrà di tecnologie già sviluppate o in fase di sviluppo, inclusi specchi segmentati come quello utilizzato in JWST e il coronografo dell’osservatorio romano, un dispositivo ottico all’interno del telescopio che blocca la luce di una stella in modo che i deboli esopianeti nelle vicinanze possano essere visti.

agi.it