Stanotte attenzione a Erbs!

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downloadIl satellite scientifico della Nasa Erbs, in orbita da quasi 40 anni e non più operativo, è in caduta incontrollata verso la Terra e il suo ingresso nell’atmosfera è previsto nella notte fra l’8 e il 9 gennaio.

Secondo i calcoli più recenti disponibili, del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, l’ingresso nell’atmosfera è atteso 4,49 italiane del 9 gennaio (con un margine di più o meno 13 ore). E’ in caduta libera anche un frammento del razzo americano Delta 2, che nel 2000 aveva portato in orbita tre satelliti.

I calcoli, continuamente aggiornati, indicano che l’impatto nell’atmosfera di Erbs è previsto alle , mentre il frammento del razzo Delta 2 dovrebbe precederlo di alcune ore ed è attualmente atteso alle 20.45 dell’8 gennaio (con un margine di più o meno 11 ore).

Secondo le previsioni della Nasa il satellite Erbs (Earth Radiation Budget Satellite), del peso di quasi due tonnellate e mezzo, dovrebbe essere quasi completamente distrutto nell’impatto con l’atmosfera, ma alcuni frammenti potrebbero comunque arrivare a terra. Per l’agenzia spaziale americana “il rischio che qualcuno venga colpito è calcolato in 1 su 9.400”.

Lanciato nel 1984 con lo shuttle Challenger, il satellite Erbs era stato progettato per funzionare due anni, ma la sua vita operativa è stata molto più lunga. Per 21 anni, infatti, i suoi strumenti hanno raccoto dati su atmosfera e clima, misurando i livelli di ozono, vapore acqueo e aerosol. Erbs ha smesso di funzionare nel 2005, diventando uno degli ormai numerosissimi detriti spaziali nell’orbita terrestre.

Il frammento appartiene invece al razzo Delta 2 che era stato lanciato il 21 novembre 2000 dalla base californiana di Vandenberg; aveva portato in orbita il satellite scientifico per l’osservazione della Terra Eo1 (Earth Observing-1) della Nasa, il satellite argentino Sc-C (Satelite de Aplicanciones Cientificas-C) e il nanosatellite svedese Munin.

Si tratta solo dei più recenti di una lunga serie di oggetti in caduta incontrollata dallo spazio: un fenomeno ormai diventato molto comune, tanto che gli esperti stimano che episodi simili si verifichino ogni uno o due giorni. Fra i casi più eclatanti, il più recente è stato lo stadio centrale del razzo cinese Lunga Marcia 5B da 25 tonnellate utilizzato per portare in orbita i nuovi moduli della stazione spaziale cinese in costruzione. E’ stata la quarta volta per il lanciatore cinese, dopo i rientri incontrollati avvenuti a maggio 2020, a maggio 2021 e a luglio 2022. I frammenti degli ultimi due erano fortunatamente caduti nell’oceano Pacifico, ma nel maggio 2020 erano finiti su un villaggio della Costa d’Avorio.

ansa.it




L’oncologo sulla morte di Vialli: “Abbiamo poche cure contro il tumore del pancreas”

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download“In effetti, abbiamo poche cure per contrastare efficacemente il tumore del pancreas. Molti pongono tante aspettative nella chirurgia, che invece ha un ruolo del tutto marginale in questa malattia. Oggi come oggi la cura è sostanzialmente chemioterapica. Purtroppo le terapie a bersaglio non hanno dato particolari soddisfazioni, i chemioterapici sono molto pochi, l’immunoterapia non funziona. È una patologia orfana di molti farmaci“. Lo afferma all’agenzia Dire Michele Reni, professore associato di Oncologia dell’Università Vita e Salute e coordinatore dell’area oncologica Irccs San Raffaele di Milano, nel giorno della morte di Gianluca Vialli, dopo 5 anni di lotta proprio contro questa patologia.

“L’unica terapia a bersaglio che era stato dimostrato avesse un certo vantaggio nel controllare la malattia più a lungo- continua- era il farmaco Olaparib, indicato per i pazienti Brca mutati. Farmaco, però, per il quale l’Aifa non ha concesso la rimorsabilità e quindi ci impedisce di usarlo”.

IL TUMORE DEL PANCREAS NON FA DISTINZIONI

“Il tumore del pancreas, purtroppo, non fa distinzioni– afferma l’oncologo- colpisce un po’ tutti ed è una neoplasia in crescita dal punto di vista numerico. Di fatto noi abbiamo in cura pazienti di ogni età, dai 20 ai 100 anni. È vero che l’incidenza è maggiore nelle persone al di sopra dei 65 anni ma, in effetti, il cancro del pancreas colpisce tanti. Non c’è una categoria particolare di persone a rischio e questo rappresenta una delle difficoltà che incontriamo di fronte a questa malattia, perchè non potendo identificare con precisione la popolazione a rischio, di fatto non possiamo fare screening“.
“L’unica popolazione a rischio- precisa Reni- sarebbe quella dei mutati del Brca e, purtroppo, la decisione dell’Aifa intralcia la possibilità di fare cultura su questo argomento”.

DIFFICILE INDIVIDUARE ANCHE I FATTORI DI RISCHIO

Se è difficile comprendere chi possa essere il bersaglio del tumore del pancreas, non risulta facile nemmeno individuare i fattori di rischio di questo tipo di cancro. “Sono certamente il fumo, l’obesità, la vita sedentaria– rende noto Michele Reni- ma in realtà sono fattori di rischio tipici di vari tumori, non sono specifici del tumore del pancreas“.

I SINTOMI

Per quanto riguarda i sintomi, Reni dichiara che “sono davvero molto insidiosi, perché sono simili a moltissime altre problematiche: mi riferisco a dolori di stomaco, dolori dorsali, ma anche lo scompenso o la comparsa di un diabete in età adulta. Rientrano fra i sintomi sospetti anche un calo di peso ingiustificato e le feci chiare che galleggiano, legate a un cattivo assorbimento a livello intestinale, dato che il pancreas è una ghiandola che produce enzimi per assorbire il cibo che mangiamo. Lo può essere anche la comparsa di trombosi nelle gambe, dunque di coaguli di sangue all’interno delle vene delle gambe. Si tratta, comunque, di cose tutte abbastanza poco specifiche”.

LE ASPETTATIVE DI VITA

Se siamo dunque ancora lontani per arginare definitivamente questo ‘big killer’, quali sono le aspettative di vita per un paziente con tumore del pancreas? “Purtroppo- continua- la prognosi di questa malattia è prevalentemente brutta, ma ovviamente noi abbiamo tanti dati statistici, possiamo parlare di mediane. La prognosi è comunque peggiore rispetto a tutte le altre malattie. Tuttavia abbiamo persone che guariscono, qualche volte guariscono partendo da una situazione di malattia metastatica. Oggi come oggi rappresenta un po’ più l’eccezione che non la regola ma, di fatto, esistono persone che possono guarire pur partendo da una situazione di presenza di metastasi”.
“D’altra parte- precisa- il fatto di avere a disposizione terapie che permettono di prolungare la vita e ritardare le sofferenze legate alla malattia ci consente anche di alimentare la speranza che arrivino nuove cure che aggiungano nuove possibilità di controllare la malattia laddove oggi le risorse sono abbastanza limitate”.

VIALLI E LA DIAGNOSI DI CANCRO NEL 2017

A Gianluca Vialli fu diagnosticato un tumore del pancreas nel 2017. “Vialli-ricorda Reni- aveva un tumore che è stato asportato inizialmente. A livello statistico le probabilità di superare i cinque anni o di arrivare ai cinque anni sono circa il 40% nelle persone che hanno la malattia asportabile chirurgicamente. È poco, c’è sicuramente margine per migliorare ma questo ci dice quanto sia aggressiva la malattia”.

IL MESSAGGIO DI SPERANZA

Michele Reni lancia però un messaggio all’insegna della positività. “Dobbiamo cercare di lasciare viva la speranza per le persone che hanno questa malattia. Certamente la notizia della morte di Vialli corre sulle bocche di tutti, è una notizia funesta e può gettare nella disperazione in tanti. È vero, non ci nascondiamo: il tumore del pancreas è una brutta malattia ma nel corso della mia lunga attività posso dire che ci sono stati netti miglioramenti”.
“Ho iniziato a occuparmene circa 25 anni fa e oggi le persone che superano un anno dalla diagnosi di una malattia del pancreas mentre hanno un adenocarcinoma del pancreas metastatico sono il triplo di quelle del 1997. Quelle che superano i due anni sono 12 volte tante rispetto a quelle del 1997. È vero che è il fanalino di coda di tutti i tumori solidi ma, di fatto, stiamo facendo alcuni progressi e su qualche strumento possiamo fare affidamento. Ecco perché- conclude- bisogna continuare a lottare, a investire sulla ricerca e a non lasciarci andare”.

ag DIRE – www.dire.it




Mangeremo pane e biscotti alla farina di grillo?

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182214794 a2ac47d1 916b 4288 af14 d02151fac3adPane e biscotti alla farina di grillo in tavola. La Commissione europea ha infatti autorizzato l’immissione sul mercato Ue della polvere parzialmente sgrassata di grillo domestico come nuovo alimento. Ma esplode la ‘rabbia’ del Made in Italy con la Lega che grida:  “Mangiateli voi”.

Il prodotto ottenuto dalla specie Acheta domesticus potrà essere commercializzato, si legge sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue, “per un periodo di cinque anni a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, 24 gennaio 2023, solo la società Cricket One Co. Ltd” a meno che “un richiedente successivo ottenga un’autorizzazione” dopo l’iter previsto dalle norme Ue. L’ok della Commissione è arrivato dopo il parere positivo dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel quale si conclude “che la polvere parzialmente sgrassata di Acheta domesticus (grillo domestico) è sicura alle condizioni e ai livelli d’uso proposti”.

L’ingrediente potrà essere utilizzato “nel pane e nei panini multicereali, nei cracker e nei grissini, nelle barrette ai cereali, nelle premiscele secche per prodotti da forno, nei biscotti, nei prodotti secchi a base di pasta farcita e non farcita, nelle salse, nei prodotti trasformati a base di patate, nei piatti a base di leguminose e di verdure, nella pizza, nei prodotti a base di pasta, nel siero di latte in polvere”.

Li produce l’azienda vicentina Fucibo. Ingredienti: farina di mais, zucchero, burro, uova, larve di Tenebrio Molitor, una sorta di scarafaggio nero lungo un paio di centimetri, essiccate e poi ridotte in polvere

Via libera alla ‘farina di grillo’ anche “nei prodotti sostitutivi della carne, nelle minestre e nelle minestre concentrate o in polvere, negli snack a base di farina di granturco, nelle bevande tipo birra, nei prodotti a base di cioccolato, nella frutta a guscio e nei semi oleosi, negli snack diversi dalle patatine e nei preparati a base di carne, destinati alla popolazione generale”, viene precisato nel regolamento.

Ira della Lega: “Non tutela il Made in Italy

L’apertura dell’Ue alla farina di grillo solleva un polverone tra gli europarlamentari leghisti:  un affronto, questo il loro ragionamento, alle eccellenze del Belpaese.

“Altro che tutela delle eccellenze, del Made in Italy e della dieta mediterranea: per Bruxelles la priorità sono gli insetti nel piatto, il cibo sintetico e il Nutriscore. Ma vi sembra normale?”: è netto il  tweet della delegazione della Lega al Parlamento europeo.  “Mangiateveli voi!”, si legge nell’immagine allegata al cinguettio che mostra un piatto di grilli.

Filiera Italia: non è una scelta sostenibile e possono far male

“Mangi pure gli insetti chi ha voglia di esotico, ma è un gioco in malafede promuoverli per una dieta sostenibile in alternativa alla nostra” dice Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. “Nessuna riserva, ci mancherebbe altro, per chi voglia assaggiare “cibi” esotici, lontani dalla nostra cultura, sbagliato e diseducativo, però, presentarli come alimenti sostenibili da scegliere in alternativa alla nostra dieta perché meno impattanti sull’ambiente” precisa il consigliere. “Si tratta di affermazioni false – continua Scordamaglia – perché la nostra dieta non è solo di qualità, ma a basso impatto ambientale”.

L’agroalimentare italiano a fronte del più alto valore aggiunto in Europa pari a 65 miliardi di euro, espressione della qualità prodotta, ha una emissione di CO2 ad essa correlata pari a un terzo delle emissioni francesi e a metà di quelle tedesche, per non parlare del confronto con altri continenti.

“Inoltre va considerato che molti insetti contengono numerosi elementi antinutritivi che ostacolano il normale assorbimento dei nutrienti, riducendone l’efficienza nutrizionale – dice ancora Scordamaglia – per non parlare delle sostanze chimiche contaminanti e causa d’intossicazione, come quella avvenuta nel 2007 in California per consumo di cavallette importate dal Messico, sostanze spesso presenti in questi insetti, dato che molto spesso essi sono importati da Paesi con standard di sicurezza nettamente inferiori ai nostri”.

E, conclude il consigliere delegato, “Basta proporre cibi sintetici o esotici lontani dalla nostra cultura come panacea green per l’alimentazione del futuro, la nostra dieta fatta di qualità, sicurezza, cultura, territori e sostenibilità è il modello ideale da valorizzare e proteggere”.




Un po’ di stress fa bene, specie in età avanzata

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151435378 5b148e3d 99bf 4868 8ef7 4d6f71eb7801Bassi livelli di stress derivanti da esercizi, attività fisica o impegni mentali potrebbero migliorare le capacità cognitive e fisiche in età avanzata. A sostenere fermamente questa tesi Firdaus Dhabhar, uno psichiatra americano e docente presso la Rockefeller University di New York e l’Università di Miami. Durante un Ted Talk, l’esperto ha sostenuto che lo stress a livelli bassi può svolgere un ruolo chiave nel rafforzare il sistema immunitario, promuovendo la formazione di connessioni nel cervello che migliorano le prestazioni mentali.

“Da una prospettiva darwiniana – osserva Dhabhar – non ha senso pensare allo stress come a un fattore sempre e necessariamente negativo e dannoso. La risposta allo stress è essenziale per la sopravvivenza”. Il gruppo di ricerca ha dimostrato che l’agitazione può essere utile nel mondo moderno. La tensione associata a una gara imminente, ad esempio, aiuta a preparare i sistemi cardiovascolare e muscoloscheletrico degli atleti, permettendo loro di raggiungere prestazioni ottimali. Sia lo stress fisico che quello mentale, spiegano gli studiosi, possono stimolare la produzione di interleuchine, sostanze chimiche che attivano il sistema immunitario rendendolo più efficace nel contrastare le infezioni.

I bambini nati da madri che hanno sperimentato un lieve stress quotidiano durante la gravidanza, secondo gli autori, avevano capacità di sviluppo più avanzate all’età di due anni, rispetto ai figli di madri che avevano sperimentato una gestazione completamente rilassata. Gli scienziati aggiungono che l’inattività che spesso accompagna la terza età può aggravare i cambiamenti corporei che si verificano naturalmente. Quando i muscoli non vengono sollecitati, le fibre si atrofizzano e il corpo diventa progressivamente più debole.

“I muscoli che non vengono attivati – afferma Casper Sndenbroe, uno scienziato dell’Università di Copenaghen che studia il sistema neuromuscolare umano – si deteriorano rapidamente. Per questo è importante svolgere esercizio fisico anche in età avanzata. In gioventù, poi, il muscolo si rigenera molto più velocemente, per cui è necessario un tempo molto più lungo per atrofizzare le fibre muscolari”. Molti studi dimostrano che le persone che rimangono attive attraverso lo sport sono significativamente meno vulnerabili al declino muscolare. “L’esercizio fisico è un allenamento per il sistema nervoso centrale ma anche per la mente – aggiunge Sndenbroe – esiste un’interazione bidirezionale tra i muscoli e i nervi che si estendono fuori dal midollo spinale. Il declino cognitivo legato all’età non è quindi sempre inevitabile”.

“Studi precedenti – sottolinea Joyce Shaffer, psichiatra e scienziata comportamentale presso l’Università di Washington – hanno dimostrato che le persone che hanno iniziato a prendere lezioni di pianoforte a 80 anni hanno sperimentato un miglioramento della funzione cerebrale. Restare impegnati in un’attività di qualunque genere ha un impatto molto positivo sul mantenimento delle capacità cognitive“. Team di scienziati di tutto il mondo hanno in programma di cercare di sfruttare le proprietà benefiche dello stress moderato nel campo della medicina, ad esempio per migliorare la guarigione e il recupero dopo l’intervento chirurgico. “Lo stress moderato – conclude Andy Philp, che dirige il programma di biologia dell’invecchiamento presso il Centenary Institute di Sydney – può essere considerato come un impulso in cui vengono stimolati percorsi molecolari e tessuti nel corpo, prima di tornare alla normalità. Ci siamo evoluti per essere attivi e rispondere a stimoli diversi, per cui se non riusciamo a esercitare questa possibilità, l’organismo puo’ accelerare i processi negativi. La comprensione dei benefici di vari tipi di stress sta diventando sempre piu’ importante nel contesto di un invecchiamento sano”.

agi.it




Svolta storica sulla fusione nucleare: l’annuncio degli Stati Uniti

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immagine singola per sito 2022 12 12t095436.597Un significativo progresso nella ricerca sulla produzione di energia pulita e illimitata arriva dagli Stati Uniti dove- secondo quanto scrive il Financial Times- è stata prodotta più energia di quanta utilizzata nel processo di fusione nucleare. La scoperta sarebbe stata fatta dagli scienziati del Federal Lawrence Livermore National Laboratory in California, da dove domani il governo annuncerà una “grande svolta scientifica”. Secondo quanto testimoniano al quotidiano inglese alcune fonti in possesso dei dati preliminari di analisi dell’esperimento, nella struttura del governo statunitense la fusione nucleare realizzata grazie al laser più grande al mondo ha prodotto intorno ai 2.5megajoules di energia, circa il 120% dei 2.1 megajoules di energia utilizzati.

Se i dati venissero confermati, sarebbe una scoperta epocale. Per la prima volta si sarebbe prodotta più energia di quanta utilizzata realizzando il cosiddetto “guadagno netto”, inseguito dalla scienza fin dai primi esperimenti circa 70 anni fa. Se messa a regime la fusione nucleare potrebbe contribuire a produrre energia a zero emissioni con scorie che non richiedono un lungo periodo di tempo per lo smaltimento. Per capirne il potenziale, basti pensare che con una tazzina da caffè di idrogeno si potrebbe alimentare una casa per centinaia di anni. Sentito dal Financial Times, il fisico Arhur Turrel ha affermato: “Se questa scoperta sarà confermata, stiamo testimoniando un momento storico“.

ag. DIRE – www.dire.it




Tre milioni e mezzo di italiani sono a letto con l’influenza

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imagesL’influenza continua la sua corsa record, con una forte crescita di contagi anche nell’ultima settimana e un livello di incidenza, pari a 16,0 casi per mille assistiti (13,1 nella settimana precedente) che ha superato la soglia di intensità alta. Sono oltre 3,5 milioni gli italiani già colpiti, 942mila solo nell’ultima settimana (770mila nei sette giorni precedenti).

Lo segnala il bollettino settimanale Influnet dell’Istituto Superiore di Sanità, relativo al periodo 28 novembre-4 dicembre. Superato il picco di tutte le stagioni passate fino al 2009, primo anno di monitoraggio, per di più in netto anticipo rispetto ai picchi precedenti giunti tra gennaio e febbraio. Aumenta l’incidenza in tutte le fasce di età, ma risultano maggiormente colpite le fasce di età pediatriche e in particolare i bambini al di sotto dei cinque anni di età in cui l’incidenza è pari a 50,2 casi per mille assistiti. (41,2 nella settimana precedente). Nella fascia di età 5-14 anni l’incidenza è pari a 29,29, nella fascia 15-64 anni a 13,16 e tra gli individui di età pari o superiore a 65 anni a 6,44 casi per mille assistiti.

In sette Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo) l’incidenza ha superato la soglia di massima intensità.

agi.it




Caldo record anche nel Nord Alaska

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downloadNon era mai accaduto prima: all’estremità settentrionale dell’Alaska, la città di Utqiagvik lunedì scorso ha raggiunto la temperatura più calda mai osservata tra i mesi di novembre e marzo, quando la colonnina di mercurio è salita 3,6 gradi sopra la norma.

Una temperatura record di sei gradi superiore a quella di dicembre. Tutto questo segnala un altro eccezionale evento estremo in una regione che si sta rapidamente riscaldando a causa del cambiamento climatico causato dall’uomo.

“Per una stazione con oltre 100 anni di osservazione, battere un record mensile di 6F e un record stagionale di 4F è molto significativo”, ha scritto in una e-mail Rick Thoman, scienziato del clima in Alaska, osservando che lo scorso lunedì a Utqiagvik è stato “il terzo giorno di dicembre registrato con una temperatura elevata sopra lo zero“.

Scrive il Post: “La straordinaria temperatura è arrivata al termine di un recente periodo caldo e a più di due settimane dall’ultimo tramonto del sole nella città a più di 300 miglia a nord del circolo polare artico. Il sole non sorgerà lì più fino alla fine di gennaio. Nonostante sia precipitata nell’oscurità totale, negli ultimi giorni la città e gran parte dell’Artico hanno avuto un’aria insolitamente mite”, riferisce il Post.

“Parte del calore in tutta la regione è riconducibile a una zona di bassa pressione a ovest e alta pressione a sud”, cosicché insieme le due pressioni contrapposte “hanno attirato aria insolitamente calda verso nord, prima che arrivasse un fronte freddo, riportando le temperature sotto lo zero”.

Tuttavia, dicembre è iniziato con un caldo atipico in gran parte dell’Artico. Secondo il sito Web Climate Reanalyzer dell’Università del Maine, “le temperature nella regione sono in media di 11,5 gradi (6,4 gradi Celsius) sopra il normale”. Il caldo di dicembre nell’Artico arriva sulla scia di un novembre che è stato l’ottavo più caldo mai registrato.

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Perché tornare sulla Luna?

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downloadIn una delle scene più significative (e disturbanti) del film ‘Don’t look up’, un personaggio – evidentemente ispirato a Elon Musk – fa abortire la missione destinata a distruggere un asteroide diretto verso la Terra per non disperdere nello spazio un’immensa risorsa di minerali pregiati. Le conseguenze di questa scelta sono note a chi ha visto il film e facilmente immaginabili da chi non l’ha visto e sono il perfetto paradigma dell’avidità che governa le intenzioni meno nobili nascoste dietro la nuova corsa alla Luna.

I detrattori delle rinnovate ambizioni extraplanetarie dell’industria aerospaziale mondiale si affidano a un assioma molto semplice: se da mezzo secolo non torniamo sulla Luna ci sarà pure un buon motivo. I sostenitori delle suddette ambizioni, da parte loro, spiegano che le condizioni sono radicalmente cambiate rispetto a cinquant’anni fa e che quella che all’epoca era solo una sfida geopolitica – dopo che i sovietici erano stati a sorpresa i primi a mandare un uomo nello spazio, Kennedy aveva deciso che gli americani sarebbero stati i primi a portarne uno sulla Luna – ora si è trasformata in una competizione squisitamente economica, lì dove per economia si intende anche il controllo di risorse che finiranno per condizionare la geopolitica.

Perché tornare sulla Luna

Se si va sulla Luna alla ricerca di risorse, comunque, non lo si fa tanto da riportarle sulla Terra, ma per permettere la creazione di una base quasi autosufficiente per preparare il salto successivo: quello verso Marte.

Ma di cosa andranno in cerca sulla Luna i novelli conquistadores? Sulla carta materiali rari, tra cui un misterioso minerale riportato sulla Terra nel 2020 dalla missione cinese Chang’e-5 e contenente fosfato ed elio-3. Il primo è un nutriente importantissimo per le piante che potrebbe essere utilizzato nelle serre in cui coltivare il necessario a produrre vegetazione anche a scopo alimentare. Il secondo potrebbe essere usato come carburante.

Destinazione Marte

Ma prima ancora di andare alla ricerca di minerali rari, bisogna trovare l’acqua. Trasportarla sulla Luna è quasi impensabile e quindi gli sforzi si concentreranno sui metodi per estrarla dalle riserve presenti in forma di ghiaccio. Un ghiaccio molto particolare perché molto più freddo di quello che conosciamo per uso domestico e che bisogna ancora studiare approfonditamente. Servirà agli astronauti per avere acqua potabile, ma anche per produrre l’ossigeno per rendere abitabili le basi lunari e l’idrogeno che in futuro potrebbe servire ad alimentare i razzi diretti verso Marte.

Una sequela di fallimenti

Che Marte sia la destinazione finale e la Luna solo una tappa è un dato assodato, ma per capire cosa andrebbe a fare l’uomo sul Pianeta Rosso bisognerebbe riaprire il capitolo di cui sopra: lo sfruttamento delle risorse. C’è chi sostiene che sia un’impresa economicamente svantaggiosa, eppure negli anni si sono moltiplicate le aziende dedicate alle estrazioni minerarie extraterrestri. C’era, ad esempio, ‘Planetary Resources’, creata nel 2009 nientedimeno che da James Cameron con i fondatori di Google, Larry Page ed Eric Schmidt, e con gli imprenditori aerospaziali Eric Andersen e Peter Dimandis. Lo scopo era quello di estrarre minerali preziosi dagli asteroidi e raffinarli in forma di schiuma per portarli sulla Terra, ma anche di creare entro il 2020 un serbatoio orbitante per l’idrogeno prodotto con l’acqua estratta dagli asteroidi. È stata liquidata – il destino sa essere sarcastico – nel 2020. Nel 2010 è stata create in Giappone iSpace, pensata per sfruttare le risorse idriche sulla Luna. Il suo lander Hakuto dovrebbe partire a giorni verso la Luna a bordo di un Falcon-9. Nel 2013 era stata fondata Deep Space Industries, per cominciare a estrarre minerali dagli asteroidi nel 2023, ma sei anni dopo è stata veduta alla Bradford Space che ne ha ridimensionato le ambizioni riportandola se non con i piedi sulla Terra, almeno in orbita: dovrà sviluppare sistemi di volo orbitale e componenti aeronautiche. Nonostante la strada delle estrazioni minerarie sia costellata di fallimenti, proprio pochi mesi fa è stata creata AstroForge, un’azienda che sostiene di aver sviluppato una tecnologia apposita. Dopo un round d’investimenti da 13 milioni di dollari chiuso a giugno, non si sono avute altre novità sulle sue attività.

Base Luna

Tornando sulla Luna, che – in forza anche del successo della prima missione Artemis – è l’obiettivo più a portata di mano, la sfida è creare una stazione spaziale usando quanto disponibile in loco. Prima fra tutti la polvere lunare, che dovrebbe essere usata come materiale da costruzione grazie alle stampanti 3D. Un’impresa non di poco conto, considerando quanto poco maneggevole siano i pulviscoli pieni di spigoli vivi e con una forte carica elettrostatica. Resta sempre in piedi anche l’idea di creare una piccola centrale nucleare per garantire l’elettricità alla base lunare, ma per i prossimi anni l’obiettivo più a portata di mano è la realizzazione di ‘Gateway’, una stazione spaziale orbitante intorno alla Luna dalla quale fare su e giù con la superficie.

La Nasa ha già firmato un contratto con Northrop Grumman (la stessa, per intenderci, che ha prodotto il B-21 Raider, il primo bombardiere strategico dopo più di 30 anni) per lo sviluppo di un modulo abitativo e di uno energetico al quale si aggiungeranno componenti realizzati dall’Esa e da altre imprese private.

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Alzheimer, è stato individuato il vero colpevole della malattia

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downloadLa formazione di placche amiloidi nel cervello è un segno distintivo della malattia di Alzheimer. Ma i farmaci progettati per ridurre gli accumuli di queste placche hanno finora prodotto, nella migliore delle ipotesi, risultati contrastanti negli studi clinici. I ricercatori di Yale hanno scoperto, tuttavia, che il gonfiore causato da un sottoprodotto di queste placche può essere la vera causa dei sintomi debilitanti della malattia. E hanno identificato un biomarcatore che potrebbe aiutare i medici a diagnosticare meglio l’Alzheimer e fornire un bersaglio per terapie future.

La notizia è riportata oggi sulla rivista Nature. Secondo i loro risultati, ogni formazione di placca può causa un accumulo di rigonfiamenti a forma di sferoide lungo centinaia di assoni – i sottili fili cellulari che collegano i neuroni del cervello – vicino ai depositi di placca amiloide. I rigonfiamenti sono causati dal graduale accumulo di organelli all’interno delle cellule note come lisosomi, che sono noti per digerire i rifiuti cellulari, hanno scoperto i ricercatori. Man mano che i rigonfiamenti si ingrandiscono, dicono i ricercatori, possono attenuare la trasmissione dei normali segnali elettrici da una regione del cervello a un’altra. Questo accumulo di sferoidi, dicono i ricercatori, provoca gonfiore lungo gli assoni, che a sua volta innesca gli effetti devastanti della demenza.

“Abbiamo identificato una potenziale firma dell’Alzheimer che ha ripercussioni funzionali sui circuiti cerebrali, ha normalizzato la conduzione elettrica degli assoni e migliorato la funzione dei neuroni nelle regioni cerebrali collegate da questi assoni. I ricercatori affermano che il PLD3 può essere utilizzato come marcatore nella diagnosi del rischio di malattia di Alzheimer e fornire un bersaglio per terapie future.

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Uno studio ci dice quanta acqua dobbiamo realmente bere per stare in salute

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115147672 2c319697 c7e3 448e abf0 40cd3831b202La raccomandazione di bere almeno otto bicchieri d’acqua al giorno “è probabilmente eccessiva” per la maggior parte delle persone, secondo gli scienziati, scrive il Guardian. Il suggerimento è però diventato ormai quasi una prassi comune, tanto da esser stata inserita nella “Guida sullo stato ottimale della salute”. Ma così non è.

L’ultimo studio, assai più rigoroso di quelli fatti finora sul ricambio idrico, rivela che le persone hanno “una vasta gamma di esigenze” sul bere acqua: in tanti necessitano solo da 1,5 a 1,8 litri al giorno, meno dei due litri raccomandati, suggerisce la ricerca.

Ma c’è anche un aspetto in sé paradossale, perché “l’attuale raccomandazione non è affatto supportata scientificamente”, ha affermato Yosuke Yamada dell’Istituto nazionale di innovazione biomedica, salute e nutrizione in Giappone, uno degli autori più accreditati dello studio, al punto tale che a suo avviso “la maggior parte degli scienziati non è sicura da dove provenga questa raccomandazione”. Insomma, contrordine, gli otto bicchieri d’acqua consigliati al giorno non sono più necessari.

Lo studio afferma che le precedenti stime sul fabbisogno idrico individuale “tendevano a ignorare il contenuto di acqua del cibo, che può contribuire a una parte sostanziale della nostra assunzione complessiva”.

Cioè, “se si mangia solo pane, pancetta e uova non si otterrà molta acqua da ciò di cui ci si nutre, ma se si mangia carne, verdure, pesce, pasta e riso si può ottenere circa il 50% del fabbisogno idrico proprio dal cibo”, ha detto Yamada.

La ricerca pubblicata su Science ha valutato l’assunzione di acqua di 5.604 persone di età compresa tra gli otto giorni e i 96 anni provenienti da 23 paesi e ha coinvolto persone che hanno bevuto un bicchiere d’acqua in cui alcune delle molecole di idrogeno sono state sostituite da un isotopo stabile dell’elemento deuterio, che si trova naturalmente nel corpo umano ed è innocuo.

Il tasso di eliminazione del deuterio extra rivela la rapidità con cui l’acqua nel corpo viene trasformata e lo studio ha rilevato che la misura varia ampiamente a seconda dell’età, del sesso, dei livelli di attività e dell’ambiente circostante di una persona. Coloro che vivono in climi caldi e umidi e ad alta quota così come gli atleti e le donne incinte e che allattano hanno un turnover più elevato, il che significa che hanno bisogno di bere più acqua.

Morale? “Il dispendio energetico è il fattore più importante nel ricambio idrico, con i valori più alti osservati negli uomini di età compresa tra 20 e 35 anni, con una media di 4,2 litri al giorno. Questo è diminuito con l’età, con una media di 2,5 litri al giorno per gli uomini di 90 anni. Le donne di età compresa tra i 20 ei 40 anni avevano una richiesta media di 3,3 litri, scesa a 2,5 litri a 90 anni. Gli atleti necessitano di circa un litro in più rispetto a chi non lo è. I neonati hanno trasformato la percentuale maggiore, sostituendo circa il 28% dell’acqua nei loro corpi ogni giorno”, riferisce il Guardian.

Conclusione tecnico-politico-scientifica: “Se 40 milioni di adulti nel Regno Unito seguissero le linee guida e bevessero mezzo litro di acqua in più del necessario ogni giorno, sarebbero 20 milioni di litri di acqua sprecata ogni giorno”, dicono i ricercatori.

agi.it