A Vancouver la conferenza “Beauty in an Act: Nutrition in Professional Sports and the Mediterranean Diet”
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
In occasione della Fencing Word Cup che si svolge a Vancouver dal’8 all’11 dicembre, il Consolato Generale d’Italia a Vancouver e ARPICO (Associazione Ricercatori e Professionisti Italiani nel Canada dell’Ovest) presentano la conferenza “Beauty in an Act: Nutrition in Professional Sports and the Mediterranean Diet”. L’evento si terrà il 7 dicembre dalle ore 17 alle 21 presso il Museum of Vancouver e sarà ad ingresso libero previa prenotazione su EventBrite.
L’intervento “Fuelling for Optimal Health and Performance” (Rifornimento per salute e prestazioni ottimali) di Emma McCrudden (UBC) esplorerà il tema della nutrizione e ciò che possiamo imparare dagli atleti ad alte prestazioni, nonché i principi e il ruolo della dieta mediterranea. La relatrice parteciperà poi a una tavola rotonda che vedrà la presenza dell’azzurra ex campionessa del mondo di spada Rossella Fiamingo e dell’allenatore della squadra Dario Chiadò. Seguirà un rinfresco mediterraneo.
L’evento fa parte del progetto “Beauty in an Act“, ovvero “La Bellezza in un Gesto“, nato grazie ad un accordo tra il Ministero degli Affari Esteri e la Federazione Italiana Scherma nel più ampio contesto di promozione dell’immagine dell’Italia all’estero attraverso lo sport. (aise)
Due astronauti italiani entrano a par parte dell’ESA
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
Antea Comellini e Andrea Patassa sono i nuovi astronauti italiani che entrano a far parte della squadra dell’Agenzia Spaziale Europea in qualità di “membro della riserva degli astronauti”. L’Agenzia spaziale europea ha scelto oggi 17 nuovi candidati astronauti tra oltre 22 500 candidati provenienti da tutti i suoi Stati membri.
In questa nuova classe 2022 di astronauti dell’ESA ci sono cinque astronauti in carriera, 11 membri di una riserva di astronauti e un astronauta con disabilità. Il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, ha presentato oggi al Grand Palais Ephemere di Parigi, in Francia, i membri della classe di astronauti dell’ESA del 2022, le prime nuove reclute in 13 anni, poco dopo la conclusione del Consiglio dell’ESA a livello ministeriale.
“Oggi diamo il benvenuto ai 17 membri della nuova classe di astronauti dell’ESA 2022. Questa classe di astronauti dell’ESA sta portando ambizione, talento e diversità in molte forme diverse, per guidare i nostri sforzi e il nostro futuro. “La continua esplorazione in orbita terrestre bassa sulla Stazione Spaziale Internazionale, andando avanti verso la Luna e oltre“, ha affermato il direttore generale dell’ESA Josef Aschbacher.
Il direttore dell’Esplorazione umana e robotica dell’ESA, David Parker, ha aggiunto: “Questo e’ un momento straordinario per il volo spaziale umano e per l’Europa. Dopo il successo del lancio di Artemis I con il modulo di servizio europeo dell’ESA che alimenta Orion sulla Luna, siamo in prima linea nell’esplorazione umana dello spazio. Siamo lieti di avere questo gruppo di persone di grande talento, per continuare la scienza e le operazioni europee sulla Stazione spaziale internazionale e oltre”.
I nuovi candidati astronauti dell’ESA prenderanno servizio presso l’European Astronaut Centre di Colonia, in Germania. Saranno addestrati al piu’ alto livello di standard come specificato dai partner della Stazione Spaziale Internazionale. Frank De Winne, capo del Centro Astronautico Europeo e Responsabile del programma della Stazione Spaziale Internazionale dell’ESA, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di dare il benvenuto alla nuova classe di astronauti dell’ESA del 2022 e non vedo l’ora di vedere tutti questi giovani e ambiziosi candidati astronauti in carriera unirsi a noi per il loro primo addestramento presso il Centro Astronautico Europeo dell’ESA nella primavera del 2023, andando avanti per esplorare e plasmare l’esplorazione dello spazio”.
Dopo il completamento dell’addestramento di base di 12 mesi, i nuovi astronauti saranno pronti per entrare nella successiva fase di addestramento della Stazione Spaziale e, una volta assegnati a una missione, il loro addestramento sarà adattato a specifici compiti della missione. Per la prima volta, l’ESA ha istituito un pool di riserva di astronauti.
Questo elenco di riserva è composto da candidati astronauti che hanno superato l’intero processo di selezione ma che non possono essere reclutati in questo momento. Gli astronauti nella riserva rimangono con i loro attuali datori di lavoro e riceveranno un contratto di consulenza e supporto di base. Inizieranno l’addestramento di base nel caso in cui sia stata identificata un’opportunità di volo.
L’ESA ha anche selezionato un candidato astronauta con una disabilità fisica. Prenderà parte al Parastronaut Feasibility Project per sviluppare opzioni per l’inclusione di astronauti con disabilita’ fisiche nel volo spaziale umano e possibili missioni future. La classe di astronauti ESA 2022 comprende cinque astronauti in carriera, 11 astronauti di riserva e un astronauta con disabilità fisica.
agi.it
Artemis I: direzione Luna
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
Dopo la delusione dello scorso 29 agosto, e dei successivi tentativi, quando la partenza di Artemis I fu rinviata per un problema a uno dei 4 motori RS-25, il momento tanto atteso è arrivato alle ore 7:47 (ora italiana) di oggi 16 novembre 2022: l’enorme razzo Sls (Space Launch System), un bestione alto ben 98 metri con a bordo la capsula Orion (in questa occasione, priva di equipaggio umano), si è staccato come da programma dalla rampa di lancio del complesso 39 del Kennedy Space Center in Florida (Usa). È dunque iniziata, ora per davvero, la missione Artemis I, una missione storica.
La destinazione è infatti la Luna a 450mila km di distanza. O meglio, una serie di orbite che la Orion, che nel frattempo si sarà staccata dall’Sls, compirà attorno al nostro satellite naturale (con ampiezze diverse), prima di riprendere la via di casa, circa 25 giorni più tardi, l’11 dicembre, dopo avere percorso un totale di circa 2.100.000 km. L’articolo prosegue sotto l’illustrazione
LA MISSIONE IN BREVE. Perché è cosi importante una missione dimostrativa senza equipaggio che durerà soltanto 25 giorni, dal 16 novembre all’11 dicembre?
Bhe, prima di tutto, la missione non è così breve, sebbene siamo abituati a rover che girano su Marte per anni. Ma soprattutto la capsula Orion eseguirà precisamente le stesse manovre che in futuro verranno effettuate dagli astronauti a bordo della missione Artemis II che nel 2024 riporterà l’uomo in orbita lunare. Una cosa che non avveniva da più di 50 anni, dalla fine del programma Apollo.
Dalla sua riuscita dipende dunque il futuro della missione Artemis e il nostro ritorno sulla Luna. Ma come si svolgerà il viaggio della capsula Orion?
Il significato del logo Artemis
In alto a destra c’è la Luna, nostra prossima destinazione e “fulcro” dei nostri sforzi attuali.
Il vertice della A è puntato non sulla Luna, ma oltre. Significa che gli sforzi attuali non si esauriranno con la Luna, ma sono una preparazione di ciò che verrà dopo.
La traiettoria va da sinistra a destra attraverso la barra della “A”, con una direzione opposta a quella del logo Apollo. Questo evidenzia una differenza: stavolta la Luna è una tappa del nostro percorso verso Marte, simboleggiato dal colore rosso della traiettoria.
L’arco blu, infine, è la Terra, nostro punto di partenza e di vista: tutto ciò che impareremo e acquisiremo “tornerà” sul nostro Pianeta blu.
Dopo la partenza da Terra ed essere entrata per breve tempo in orbita terrestre bassa, la capsula Orion verrà spinta verso la Luna dal secondo stadio del razzo Sls. Nel momento in cui leggerete questa notizia, probabilmente la rotta Terra-Luna sarà già stata imboccata: il programma prevede che Orion lasci l’orbita terrestre dopo 1 ora e 38 minuti dal decollo (riguarda la partenza e scopri le varie fasi del lancio).
Quando Orion dopo qualche giorno raggiungerà il nostro satellite, effettuerà un volo radente (un flyby molto ravvicinato) a soli 100 km di altezza. A quel punto, il modulo di servizio, costruito in Europa e in Italia, accenderà i suoi motori inserendo Orion in orbita lunare. Si tratta di una cosiddetta “orbita retrograda distante”, ovvero la capsula ruoterà in senso contrario rispetto alla rotazione lunare e a una distanza fino a 64.000 km dalla Luna (la Stazione Spaziale, per intenderci orbita a 400 km di altezza).
Si tratta di un record, rispetto al precedente di 16.000 km circa, raggiunto con la missione Apollo 13.
Nella prima settimana di ottobre, dopo circa un mese di orbite, Orion effettuerà un secondo flyby ravvicinato e si dirigerà verso casa. Successivamente il modulo di servizio (vedi foto che segue) si separerà da quello di comando (sono i due componenti della navicella Orion) e rientreranno in atmosfera: il primo brucerà, il secondo la attraverserà toccando i 40mila km/h di velocità, verrà rallentato da un paracadute e infine completerà il suo rientro l’11 ottobre con un bel tuffo nel mare al largo di San Diego (California).
LA CARICA DEI CUBESAT. A bordo non ci saranno astronauti in carne e ossa, ma tre manichini equipaggiati con una serie di sensori per raccogliere dati utili per le future missioni.
Del carico faranno parte inoltre 10 minisatelliti, cubesat, grandi come scatole di scarpe e destinati a svolgere vari esperimenti: Icecube, per esempio, che una volta in orbita attorno al nostro satellite naturale, userà uno spettrometro per studiare il ghiaccio lunare; NEA Scout, che dopo essere stato “liberato” si dirigerà, spinto da una vela solare, verso un asteroide per studiarlo da vicino.
L’unico componente di bordo a toccare il suolo lunare sarà il minisatellite giapponese Omotenashi, parte di una missione che ha l’obiettivo di dimostrare la possibilità di atterrare sulla Luna con un piccolo satellite a basso costo.
IL MEGARAZZO. Se siete giunti fino a qui, vale la pena soffermarsi sul vero protagonista della partenza di oggi, il lanciatore Sls, alto 98 metri e con un diametro del primo stadio di 8,4 metri. È in grado di sprigionare una potenza di 39 meganewton e di lanciare verso la Luna 27 tonnellate di massa.
Si tratta di un lanciatore (vedi illustrazione qui sotto) che ha molto a che vedere con lo Space Shuttle. Come la navicella spaziale che fino al 2011 ha portato satelliti, telescopi e astronauti nello spazio, l’Sls ha motori principali RS-25 che bruciano idrogeno e ossigeno liquido. In più, come lo Shuttle, ha due booster laterali a combustibile solido.
Sia i motori principali del primo stadio sia i booster laterali sono riciclati dal programma dello Space Shuttle.
Al momento ci sono almeno 16 motori RS-25 riciclati sufficienti per 4 lanci del Sls (che adopera 4 motori ciascuno) e booster per otto lanci. Dopodiché la Nasa produrrà nuovi motori e nuovi booster.
ARTEMIS 1, 2 E 3. Come detto, questa è la prima di tre missioni che dovrebbero consentire di riportare gli Stati Uniti e i suoi alleati (tra i quali l’Europa, con l’Italia) sulla Luna.
Dopo Artemis I sarà infatti il turno di Artemis II (prevista per il 2024, con l’obiettivo di portare un equipaggio di astronauti a orbitare attorno alla Luna senza scendere sulla superficie) e a seguire Artemis III (non prima del 2025, con l’obiettivo dell’allunaggio).
Il nome Artemis – Artemide nella mitologia greca è la sorella di Apollo – richiama immediatamente alla mente il programma Apollo, che più di mezzo secolo fa consentì al genere umano di raggiungere uno dei traguardi più esaltanti si sia mai prefissato.
Ma, sottolineano alla Nasa, non si tratta semplicemente di un secondo tempo di quel film: con Artemis l’uomo torna dunque sulla Luna, esplorando parti a oggi sconosciute, ma si prepara anche per raggiungere la sua destinazione finale, Marte. Lo scopo è “imparare a vivere nello spazio”, sfruttando le risorse della Luna per generare l’energia, costruire gli strumenti e produrre il cibo necessario per chi dovrà abitarci.
ScienzaArtemis I: un minisatellite da 14 kg studierà il ghiaccio lunare
LO SPAZIOPORTO. Con Artemis III inizierà anche la parte più ambiziosa del progetto, cioè la costruzione del Lunar Gateway: si tratta di uno “spazioporto” in orbita attorno alla Luna, dove le navicelle spaziali potranno attraccare e darsi il cambio, in modo simile a quanto accade oggi sulla Stazione spaziale internazionale.
Per sbarcare sulla Luna da lì gli astronauti useranno una navetta, la Starship, e dopo essere sbarcati raggiungeranno la base permanente al polo sud (Artemis Base Camp) a bordo di jeep lunari.
La Nasa ha dichiarato ufficialmente che Artemis III non arriverà prima del 2025, ma anche l’ipotesi del 2026 potrebbe essere ottimistica.
da focus.it
Washington. Premiati i “Giovani Ricercatori”
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
L’ISSNAF, la più grande associazione di ricercatori italiani nel Nord America, assegna ogni anno negli USA i suoi Young Investigator Awards, con i quali premia giovani ricercatori italiani all’inizio della carriera negli Stati Uniti o in Canada, in riconoscimento dei loro contributi significativi e innovativi nel loro campo di studio.
I vincitori dell’edizione 2022 sono stati annunciati il 7 novembre scorso, durante un evento svoltosi sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC. L’evento è stato aperto dal saluto dell’ambasciatrice d’Italia negli USA, Mariangela Zappia, e da un video messaggio del ministro per l’Università e la Ricerca, Anna Maria Bernini.
L’ambasciatrice Zappia ha confermato il forte sostegno dell’Ambasciata all’attività dell’ISSNAF quale “pilastro della collaborazione scientifica tra Italia e Stati Uniti, centrale più che mai nell’attuale scenario geopolitico”.
Sei i premi assegnati, per le diverse discipline.
L’Embassy of Italy Award for Research in Food Equitability, che premia i giovani ricercatori italiani negli Stati Uniti che forniscono contributi fondamentali all’agricoltura, alla qualità e alla sicurezza alimentare con gli obiettivi più ampi di ridurre la povertà, combattere il cambiamento climatico e migliorare la salute umana, è stato assegnato a Salvatore Calabrese della Texas A&M University.
Il Franco Strazzabosco Award for research in Engineering with focus on Sustainable Energy è andato a Bartolomeo Stellato dell’Università di Princeton. Il riconoscimento è stato istituito nel 2013 dalla famiglia Strazzabosco in memoria di Franco, per premiare il coraggio imprenditoriale degli ingegneri italiani che si sforzano di applicare le scoperte scientifiche a vantaggio del pubblico. Claudio Emma del Laboratorio Nazionale SLAC è risultato il vincitore dell’Infn Bruno Touschek Award for research in Elementary Particle Physics, istituito nel 2022 dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, per onorare la memoria di Bruno Touschek e del suo lavoro pionieristico nei campi della fisica delle particelle elementari e degli acceleratori di particelle.
Il Mario Gerla Award for research in Computer Science, istituito dalla famiglia Gerla nel 2019 in memoria di Mario, professore di Informatica all’UCLA e membro fondatore dell’ISSNAF, è stato assegnato a Michele Polese della Northeastern University.
Il Paola Campese Award for research in Hematologic Malignancies, fondato da Stefania e Vito Campese nel 2011 in memoria della loro giovane, talentuosa e generosa figlia Paola, è andato a Giulia Biancon della Scuola di Medicina di Yale.
Infine Camilla Hawthorne dell’Università della California a Santa Cruz è risultata vincitrice del RnB4Culture Award for innovation in the study of Italian Culture, che, istituito nel 2021 da RnB4Culture, premia l’originalità dell’approccio o del contributo alle discipline umanistiche in generale.
Ai vincitori dell’edizione 2022 degli ISSNAF Awards sono giunte le “congratulazioni” del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. (aise)
Europa: l’aumento delle temperature potrebbe portare eventi meteorologici estremi
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
In Europa le temperature sono aumentate di oltre il doppio della media mondiale negli ultimi 30 anni, il rialzo più alto di qualsiasi altro continente del mondo, ammonisce un nuovo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), reso noto oggi a Ginevra.
Data la persistenza del riscaldamento, ondate di calore, incendi, inondazioni e altri impatti dei cambiamenti climatici colpiranno la società, le economie, gli ecosistemi, afferma il rapporto pubblicato in vista dei negoziati Onu sui cambiamenti climatici, COP27, in programma la settimana prossima a Sharm-El Sheikh, in Egitto.
E il prossimo futuro non sarà migliore.
Indipendentemente dai futuri livelli di riscaldamento climatico, “le temperature aumenteranno in tutte le aree europee a un ritmo superiore ai cambiamenti di temperatura media mondiale”, scrive l’Omm., “L’Europa presenta un’immagine dal vivo di un mondo che si riscalda e ci ricorda che anche società ben preparate non sono al sicuro dagli impatti di eventi meteorologici estremi”, ha commentato il segretario generale Petteri Taalas.
ansa.it
2035: stop alle auto a benzina e diesel
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
Stop alle auto inquinanti dal 2035: l’Ue dopo una lunghissima trafila trova l’accordo finale su uno dei pilastri del Fit for 55.
L’intesa è arrivata a tarda sera, al termine del trilogo tra Eurocamera, Consiglio Ue e Commissione ed era considerata una delle priorità dalla presidenza di turno ceca. Di fatto, si tratta di una rivoluzione.
A partire dal 2035 non potranno essere più vendute auto di nuova produzione a combustione interna, ovvero a benzina o diesel. “E’ una decisione storica”, ha esultato il macroniano Pascal Canfin, presidente della commissione Ambiente del Parlamento Ue. “Stiamo anche avviando il processo per avere nel 2025, dopo una precisa valutazione delle esigenze finanziarie, un Fondo di transizione dedicato ai dipendenti del settore e nel 2023 una nuova legge accelererà la diffusione delle flotte aziendali”, ha aggiunto Canfin toccando uno dei punti più delicati del pacchetto: gli effetti sull’occupazione. Il testo, non a caso, prevede alcune tappe intermedie. Entro il 2030 i costruttori dovranno ridurre del 55% le emissioni delle nuove auto immesse sul mercato e del 50% quelle dei nuovi veicoli commerciali. Mentre i piccoli produttori – grazie al cosiddetto emendamento Motor Valley, particolarmente caro all’Italia – dovrebbero vedere la conferma della deroga accordata già in estate dalla Plenaria: fino al 2035 potranno continuare a produrre auto tradizionali.
L’accordo persegue l’obiettivo del 100% di auto e furgoni a zero emissioni entro il 2035 ma ha avuto un percorso perlomeno accidentato e il voto sul testo, nel giugno scorso, aveva spaccato la maggioranza Ursula con la parte dell’emiciclo che aveva spinto per una riduzione al 90% – e non totale – a partire dal 2035. E il testo aveva seriamente rischiato di naufragare prima che Ppe e S&d raggiungessero il faticoso compromesso.
L’intesa, spiega il Consiglio Ue, prevede che il meccanismo di incentivi normativi sarà mantenuto per i veicoli a zero e basse emissioni fino al 2030. Nell’ambito di questo meccanismo, se un produttore raggiunge determinati parametri di riferimento per le vendite di veicoli a zero e basse emissioni, può essere premiato con obiettivi di C02 meno severi. I co-legislatori hanno deciso di aumentare il parametro al 25% per le auto e al 17% per i furgoni fino al 2030. L’accordo include una clausola di revisione che garantirà che nel 2026 la Commissione valuti attentamente i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione del 100% delle emissioni e la necessità di rivedere tali obiettivi tenendo conto degli sviluppi tecnologici, anche per quanto riguarda le tecnologie ibride.
L’intesa politica giunta al Trilogo dovrà essere formalmente approvata dall’Eurocamera e dal Consiglio Ue. Ma la strada è tracciata. Ed è sbarrata, dal 2035, alle nuove immatricolazioni di auto a benzina e diesel.
ansa.it
Ospedali USA in allerta: l’inverno potrebbe portare molti casi di influenza
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
“I casi d’influenza sono più alti del solito in questo periodo dell’anno e si prevede che aumenteranno nelle prossime settimane” ma un terzo virus, Rsv, “sta mettendo a dura prova gli ospedali pediatrici in alcuni stati”. A scriverlo è il New York Times secondo cui per più d due anni “scuole e uffici chiusi, distanziamento sociale e maschere hanno concesso agli americani una tregua dall’influenza e dalla maggior parte delle altre infezioni respiratorie” ma “è probabile che questo inverno sia diverso”. Il motivo?
“Con poche o nessuna restrizione in atto e viaggi e socializzazione in pieno svolgimento, un previsto aumento invernale dei casi di Covid sembra pronto per una stagione influenzale in netta ripresa, causando un ‘twindemic’ – o addirittura un ‘tripledemic’”, una tripledemia, un ‘triplete del contagio, con un terzo patogeno virus respiratorio sinciziale, detto anche Rsv.
Negli Stati Uniti, ad esempio, i casi d’influenza hanno già iniziato a crescere prima del solito e si prevede che aumenteranno nelle prossime settimane e infatti i bambini infettati da Rsv, che ha sintomi simili a influenza e Covid), rinovirus ed enterovirus stanno già mettendo a dura prova gli ospedali pediatrici in numerosi stati. a.
Fare le faccende domestiche insieme fa bene anche al sesso?
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
In casa fa tutto lei, fa tutto lui o i compiti sono suddivisi? E questo ha qualcosa a che vedere con il sesso e il desiderio sessuale in una coppia? A investigare sul tema in Italia è stato Incontri-ExtraConiugali.com, che ha preso spunto da una analoga ricerca realizzata qualche tempo fa del Dipartimento di Scienze Psicologiche della Swinburne University of Technology in Australia. Il risultato? Dove il lavoro è ripartito tra i due membri di una coppia, il desiderio sessuale è maggiore.
Lo studio australiano (a cui lavorarono le ricercatrici Eva Johansen, Astrid Harkin, Fionna Keating, Amelia Sanchez e Simone Buzwell) aveva analizzato le risposte di 299 donne di età compresa tra i 18 e i 39 anni attraverso un questionario online che ha misurato la correlazione tra ripartizione del lavoro domestico (fattori di relazione) e le dimensioni del desiderio sessuale.
UN CAMPIONE DI 2.000 DONNE
Nell’indagine di Incontri-ExtraConiugali.com sull’Italia, invece, realizzata tra il 10 ed il 14 ottobre attraverso un questionario online applicato ad un campione di 2 mila donne di età compresa tra i 18 ed i 50 anni, rappresentativo delle diverse regioni d’Italia (100 donne per regione), le partecipanti – proprio come nello studio australiano – sono state divise in 3 gruppi: il primo caratterizzato da un’equa divisione uomo-donna delle faccende di casa (lavoro domestico paritario), il secondo caratterizzato da faccende svolte esclusivamente o in maggior misura dalle donne (lavoro domestico prevalentemente femminile) ed infine il terzo gruppo dove il lavoro è svolto principalmente dall’uomo, caso che risulta ancora oggi abbastanza raro in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud.
SE IN CASA FA TUTTO LEI (O RARAMENTE LUI), IL DESIDERIO SESSUALE SCEMA
Seppure le proporzioni di ciascuna delle 3 categorie sono molto diverse rispetto alla realtà australiana, il risultato però è del tutto analogo in quanto alle conclusioni: “Anche da noi in Italia le donne in relazioni paritarie (in termini di lavoro domestico e carico mentale) provano un maggiore desiderio sessuale rispetto alle donne che invece sono impegnate in relazioni disuguali” sottolinea Alex Fantini.
Indipendentemente dall’età delle intervistate, gli analisti di Incontri-ExtraConiugali.com hanno potuto rilevare un calo di libido nel caso (più frequente) in cui è soprattutto la donna a sbrigare le faccende domestiche ed in quello in cui (più raramente) è l’uomo a farsene carico. “Certo a causare un calo di libido a mesi di distanza dal relax delle vacanze estive è un po’ per tutti la noia, che peraltro si risolve facilmente con una scappatella. Ma questo studio australiano ci ha permesso di approfondire altri fattori che sono di gran rilievo nelle dinamiche del tradimento” commenta Alex Fantini.
LE DONNE SENZA AIUTI CERCANO SCAPPATELLE
“Ora sappiamo per certo – prosegue il fondatore di Incontri-ExtraConiugali.com- che le coppie che si aiutano nelle faccende domestiche hanno un maggiore desiderio sessuale“. Le donne che a casa fanno troppe faccende trovano poi una via di fuga anch’esse nel tradimento e riescono così perfino a salvare la coppia. “Insomma sono schiave nella loro relazione, ma regine nella relazione extraconiugale” dice Fantini.
Ma che succede nelle coppie che si aiutano? Qui la risposta non è poi così scontata, perché la propensione al tradimento è elevatissima anche in questo gruppo. “In definitiva, aumenta il desiderio sessuale ma lo si appaga poi anche al di fuori della coppia” concludono gli analisti di Incontri-ExtraConiugali.com.
ag. dire – www.dire.it
Antartide: al via la 38a spedizione italiana
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
Con l’arrivo del primo contingente tecnico alla stazione Mario Zucchelli a Baia Terra Nova, prende il via la 38° spedizione italiana in Antartide che coinvolgerà 240 tra tecnici e ricercatori impegnati in 50 progetti, focalizzati principalmente su scienze dell’atmosfera, geologia, paleoclima, biologia, oceanografia e astronomia. Le attività di ricerca saranno condotte sia presso la base Zucchelli che in quella italo-francese di Concordia, ma anche sulla nave italiana per la ricerca oceanografica Laura Bassi e in alcune stazioni antartiche di altri Paesi.
La missione è finanziata dal Ministero dell’Università e Ricerca (MUR) nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), gestito dall’ENEA per la pianificazione logistica e dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) per la programmazione scientifica.
Le operazioni di apertura della stazione Zucchelli sono state condotte da un team di 20 tecnici italiani del PNRA, trasferiti dopo un volo di 50 minuti a bordo di un Basler BT-67 dalla base antartica statunitense di McMurdo. Oltre a riattivare gli impianti della base, chiusa dallo scorso febbraio, i tecnici italiani verificheranno le condizioni del ghiaccio marino dove allestire la pista di atterraggio dei successivi voli che saranno operati con il C130J della 46° Brigata Aerea dell’Aeronautica Militare Italiana, che trasporterà materiali e personale tecnico e scientifico impegnato nella spedizione.
Le Forze Armate partecipano alla spedizione con 23 esperti militari di Esercito, Marina, Aeronautica e Arma dei Carabinieri che affiancheranno sul campo i ricercatori durante tutto il corso della spedizione. Gli specialisti della Difesa, nell’ambito delle specifiche competenze della forza armata d’appartenenza, daranno supporto alle seguenti attività del PNRA: campagne esterne, attività navali e subacquee, operatività di elicotteri e aeromobili, previsioni meteorologiche e completamento della pista d’atterraggio su terra. Parteciperanno alle attività anche 4 componenti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Tornerà nei mari polari anche la nave rompighiaccio italiana “Laura Bassi”, di proprietà dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e gestita congiuntamente da Cnr, ENEA e OGS. Quest’anno le attività a bordo si svolgeranno in un’unica rotazione della durata di due mesi, nell’ambito della quale saranno realizzate due campagne oceanografiche.
La partenza dall’Italia verso il porto neozelandese di Lyttelton è prevista per il prossimo 15 novembre. Dalla Nuova Zelanda la nave partirà alla volta dell’Antartide a inizio gennaio 2023 con a bordo materiale e personale. Il rientro a Lyttelton è previsto nella prima settimana di marzo 2023.
Durante le due tratte nel Mare di Ross, i 28 ricercatori che si alterneranno porteranno avanti le attività di ricerca previste nell’ambito di 8 progetti finanziati dal PNRA oltre alle attività in collaborazione con l’Istituto Idrografico della Marina Militare.
Con l’arrivo a inizio novembre del primo personale PNRA a Concordia – la stazione italo-francese situata sul plateau antartico a oltre 3mila metri di altezza e a 1.200 chilometri dalla costa – si concluderà l’isolamento per i 13 invernanti (winterover) che dura dallo scorso febbraio, poiché a causa delle temperature esterne che arrivano a -80°C (fino a -100°C di percezione termica), non è possibile raggiungere la base per quasi nove mesi. A partire da febbraio 2023 saranno sempre 13 i futuri winterover– 5 del PNRA, 7 dell’Istituto polare francese (IPEV) e 1 medico dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) – che resteranno in completo isolamento fino a novembre 2023.
Con la nuova missione a Concordia saranno portati avanti 20 progetti di ricerca, tra cui “Beyond Epica Oldest Ice”, attività internazionale finanziata dall’Unione europea, il cui obiettivo è quello di ricostruire il clima del pianeta fino a 1,5 milioni di anni fa. Quest’anno nell’ambito del progetto Beyond Epica, coordinato dal Cnr a cui partecipano per l’Italia anche ENEA e Università Ca’ Foscari Venezia, partirà la fase di carotaggio del ghiaccio nel campo allestito a Little Dome C, a circa 40 chilometri da Concordia, con l’obiettivo di riportare entro l’anno i primi campioni di ghiaccio in Italia. (aise)
Fa meglio il tè o il caffè? La disputa in uno studio
scritto da Fatti Nostri | 28 Novembre 2022
Caffè vs. tè? L’interrogativo è semplice: iniziamo la giornata con una potente dose di caffeina oppure preferiamo una tazza di tè calda e delicata, che non contiene caffeina? Il dilemma lo pone il Washington Post sulla base del fatto che gli scienziati hanno scoperto che “bere regolarmente caffè o tè può fornire una varietà di benefici per la salute”.
A vantaggio del primo va il fatto che uno studio pubblicato sulla National Library of Medicine ha rilevato che in media il caffè contiene tra 1,1 e 1,8 grammi di fibre per tazza, a seconda che sia filtrato, espresso o istantaneo e che risulta avere “più fibra” di quella che si può trovare nel succo d’arancia, ad esempio, “che ha circa mezzo grammo di fibra per tazza”.
Tira le somme lo studio descritto dal Times: si avrà comunque bisogno di mangiare “molta frutta e verdura per ottenere i 25 grammi raccomandati” di fibra al giorno, “ma due o tre tazze di caffè quotidiane possono aiutare ad arrivarci” nel mentre una tazza di tè in genere “non aiuterà a soddisfare il fabbisogno giornaliero di fibre”, a meno che “non si decida di sgranocchiare le foglie di tè”.
Tuttavia la caffeina contenuta in entrambe le bevande può aiutare alla concentrazione, anche se “troppa caffeina può portare a nervosismo ed eccitazione eccessiva, che possono finire per danneggiare le prestazioni” personali.
Quindi, in questo caso, meglio il caffè o il tè? La verità è che la quantità di caffeina nel caffè e nel tè può variare a seconda di molti fattori, ma secondo alcuni esperti, “una tazza da 8 once di caffè preparato contiene circa 100 milligrammi di caffeina” (caffè americano, dose circa un quarto di litro) e l’espresso e il caffè istantaneo ne hanno meno, ma in confronto, “una tazza di tè nero da 8 once contiene circa 50 milligrammi di caffeina”. In questo caso il tè segna un punto a proprio favore.
E sul vantaggio per il microbioma intestinale? Il giro se lo aggiudica il caffè.
Round in pareggio per quanto riguarda invece il minor rischio di malattie cardiache.
Rischio cancro più basso? Il caffè è favorito mentre ci sono “poche prove a sostegno dell’ipotesi che il consumo di tè sia associato al rischio di cancro”.
Diabete di tipo 2? Vince il caffè.
Livelli di stress? Vince il tè.
Longevità? Round in pareggio.
Chi vince alla fine?
“Il caffè ha la meglio” è la sentenza ultima, perché “i bevitori di caffè possono aumentare la fibra, la salute del microbioma e ridurre il rischio di cancro e diabete” ma i bevitori di tè non si disperino, perché “il tè fa senza dubbio bene alla pressione sanguigna, al colesterolo, ai livelli di stress, alla salute mentale e alla produttività”.
Insomma, entrambe le bevande sono vincenti quando si tratta di salute del cuore e longevità. E per il tè, in particolare, ci sono probabilmente altri benefici per la salute che devono ancora essere scoperti. Forse il consiglio, è quello di alternare… un giorno caffè, un altro tè… E si sta in equilibrio.