Nuovo allarme sanitario: il virus Bundibugyo torna a far paura, cresce la preoccupazione mondiale

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ebola1Un nuovo rischio sanitario internazionale torna a mettere in allerta governi, medici e organizzazioni sanitarie. Si tratta del virus #Bundibugyo, una rara variante dell’Ebola, che sta provocando decine di morti tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda e che, secondo l’OMS, potrebbe rappresentare una seria minaccia globale se non contenuta rapidamente.

Negli ultimi giorni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale dopo l’aumento dei casi sospetti e dei decessi registrati nella provincia congolese di Ituri. Le autorità parlano di centinaia di casi sospetti e di un contagio che potrebbe essere molto più esteso di quanto rilevato finora.

Il ceppo Bundibugyo preoccupa particolarmente gli esperti perché, a differenza di altre forme di Ebola, non esistono ancora vaccini approvati specifici né cure realmente efficaci. Il virus provoca febbre alta, vomito, diarrea, emorragie interne e, nei casi più gravi, insufficienza multiorgano.

La situazione è aggravata dalla forte mobilità nella regione africana colpita, dai conflitti armati e dalle difficoltà sanitarie locali. Sono già stati confermati casi anche in Uganda, incluso un decesso, mentre diversi Paesi stanno rafforzando controlli e sorveglianza sanitaria negli aeroporti e ai confini.

Anche il Ministero della Salute italiano ha attivato misure di monitoraggio sui viaggiatori provenienti dalle zone interessate, mentre cresce il timore che il virus possa diffondersi oltre l’Africa centrale.

Gli esperti invitano comunque a evitare il panico: il virus si trasmette principalmente attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di persone infette. Tuttavia, l’assenza di vaccini specifici e la rapidità con cui il focolaio si sta espandendo stanno aumentando la tensione a livello internazionale.

L’ombra di una nuova emergenza globale, dopo gli anni segnati dal Covid-19, riporta dunque il mondo sanitario in stato di massima attenzione.




Hantavirus, cresce l’allarme dopo il focolaio sulla nave da crociera: quali sono i sintomi e perché gli esperti invitano alla calma

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copia di foto a 2 sito 1024x576Secondo gli esperti internazionali non esistono, almeno per ora, le condizioni per parlare di una nuova pandemia globale da #hantavirus. Tuttavia il focolaio scoppiato sulla nave da crociera #MV Hondius, con diversi casi confermati e alcuni decessi, ha riportato l’attenzione mondiale su un virus poco conosciuto ma potenzialmente molto pericoloso.

L’hantavirus è una famiglia di virus trasmessi principalmente dai roditori selvatici attraverso urine, saliva ed escrementi. Il contagio avviene soprattutto respirando particelle contaminate presenti nell’aria, ad esempio in ambienti chiusi o poco puliti. La variante che ha fatto scattare l’allarme internazionale è il cosiddetto “virus delle Ande”, diffuso in alcune aree del Sud America e considerato l’unico hantavirus capace, in rari casi, di trasmettersi anche da persona a persona.

I sintomi iniziali possono essere facilmente confusi con quelli di una normale influenza: febbre alta, brividi, dolori muscolari, mal di testa, nausea e forte stanchezza. Nei casi più gravi l’infezione può colpire rapidamente i polmoni provocando difficoltà respiratorie acute e insufficienza respiratoria. Alcune forme possono interessare anche i reni e provocare emorragie interne.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e diversi virologi invitano comunque alla calma. Il virus ha una mortalità elevata, ma una capacità di diffusione molto inferiore rispetto al Covid-19. Le autorità sanitarie europee e italiane continuano però a monitorare con attenzione la situazione legata alla nave da crociera, mentre il Ministero della Salute italiano ha annunciato nuove misure di sorveglianza e tracciamento.

In Italia al momento non risultano casi accertati e il rischio viene definito “molto basso”. Gli esperti ricordano che la prevenzione resta fondamentale: evitare il contatto con roditori e con ambienti contaminati rappresenta ancora oggi la principale forma di protezione contro l’hantavirus.




Hantavirus, il virus scoperto su una nave da crociera che preoccupa gli esperti

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foto singola sito 2026 02 15t171230.376 1024x576Un focolaio di #hantavirus scoperto a bordo della nave da crociera MV Hondius, partita dalla città argentina di Ushuaia verso l’Antartide, ha riportato l’attenzione internazionale su una malattia poco conosciuta ma potenzialmente molto pericolosa. Alcuni passeggeri si sono ammalati dopo il viaggio e almeno tre persone sono morte, spingendo le autorità sanitarie a indagare sull’origine del contagio.

Ma cos’è esattamente l’hantavirus?

Si tratta di una famiglia di virus trasmessi principalmente dai roditori selvatici. Gli esseri umani possono contagiarsi entrando in contatto con urine, saliva o feci di topi infetti, oppure respirando particelle contaminate presenti nell’aria, ad esempio in luoghi chiusi, magazzini, rifugi o aree rurali.

Nella maggior parte dei casi il virus non si trasmette facilmente tra persone. Tuttavia, la cosiddetta “variante Andes”, presente soprattutto in Argentina e Cile, rappresenta un’eccezione perché può diffondersi anche da persona a persona attraverso contatti molto stretti e prolungati. È proprio questa variante ad aver allarmato gli esperti nel caso della crociera antartica.

I sintomi iniziali assomigliano spesso a una forte influenza: febbre alta, dolori muscolari, mal di testa, nausea e stanchezza. Nei casi più gravi, però, il virus può colpire rapidamente i polmoni provocando una grave insufficienza respiratoria, con difficoltà a respirare e rischio di morte. Alcune forme possono danneggiare anche i reni. La mortalità, a seconda del tipo di hantavirus, può superare il 30%.

Per ora gli esperti escludono il rischio di una pandemia simile al Covid-19. L’hantavirus, infatti, non si diffonde facilmente nell’aria tra persone sconosciute e richiede generalmente contatti molto ravvicinati o esposizione diretta ai roditori infetti. Inoltre i focolai tendono a restare localizzati.

Tuttavia il caso della MV Hondius ha dimostrato quanto il turismo internazionale possa facilitare la diffusione di malattie rare. Una nave da crociera, con passeggeri provenienti da diversi Paesi e spazi condivisi per giorni, rappresenta infatti un ambiente ideale per monitorare eventuali trasmissioni.

Gli epidemiologi invitano quindi alla prudenza ma non al panico. Al momento non esiste un vaccino approvato contro l’hantavirus, e la prevenzione resta soprattutto legata al controllo dei roditori, all’igiene e alla protezione in aree considerate a rischio.




ARS, Palermo – Disabilità: un incontro disertato tra le famiglie e i deputati della maggioranza

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collage export af43844d 88f1 460f b602 0a7b446d2e01L’incontro, avente come titolo, molto significativamente, “Il parlamento ascolta le famiglie?”, era stato fissato per le ore 9:30 dello scorso primo aprile nella Sala Gialla dell’Assemblea Regionale Siciliana Siciliana, che ha sede presso il Palazzo Reale di Palermo, con l’obiettivo di dare voce ai nuclei familiari che assistono congiunti con disabilità gravissime.

“Mentre il 2 Aprile i palazzi istituzionali si sono tinti di blu per la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, il giorno prima, primo aprile, nelle stanze del potere siciliano si è consumato l’ennesimo atto di indifferenza verso chi la disabilità la vive ogni giorno sulla propria pelle”, ci dice il Blind Chef Anthony Andaloro, Ambassador of Global Integration and Solidarity e Coordinatore Nazionale della Delegazione Settore Disabilità di Chef Italia ETS, che prosegue: “Nonostante le enormi difficoltà logistiche che una famiglia con un membro disabile deve affrontare per spostarsi, molte persone sono giunte a Palermo da ogni parte della Sicilia, cariche di speranza e con la voglia di raccontare le proprie battaglie per i diritti negati. Ad accoglierli, però, il vuoto, nessuno dalla maggioranza. L’unico presente è stato il promotore dell’iniziativa, l’On. Ismaele La Vardera, affiancato dalla sensibilità di Simona Bonomo, che ringraziamo per aver provato a darci voce e per la loro sensibilità. Un grazie va anche qualche deputato dell’opposizione che è passato, ma nessuno della maggioranza, una totale mancanza di rispetto che non accetto. Vedere quelle sedie vuote è stato uno schiaffo a chi lotta quotidianamente per la sopravvivenza dei propri cari. La politica si è dimostrata, ancora una volta, sorda e distante.

Per contro, il 2 aprile, si è assistito ai consueti discorsi studiati a tavolino e ai monumenti illuminati a festa. Ma per chi ha vissuto la giornata precedente, quelle luci appaiono come una maschera ipocrita. Il mondo della disabilità è invisibile agli occhi dei politici, che si ricordano di noi solo durante le campagne elettorali. Ci chiediamo quando cambierà qualcosa, quando avremo un supporto concreto e non solo bellissime parole lette senza comprenderne il significato. Quando le istituzioni vorranno finalmente ascoltare la voce degli invisibili?”

Per concludere, è quantomeno doveroso sottolineare che l’assistenza a chi non è autosufficiente non viene garantita con gli stessi standard di qualità in tutta la Penisola o all’interno della stessa Regione o addirittura Comune; molto spesso, i servizi erogati non sono uguali per tutti. Il problema della frammentarietà dei servizi e delle prestazioni non idonee fornite viene confermato da tutte le principali associazioni, un annoso problema dei diritti negati o riconosciuti in modo insufficiente rispetto alle reali esigenze, una situazione tanto più inaccettabile dal momento che le normative in tal senso esistono e sono chiare ma puntualmente non vengono applicate.

Addirittura sconosciute, poi, nella stragrande maggioranza dei casi, risultano quelle che definiscono e disciplinano gli strumenti a favore dei progetti di vita indipendente della persona disabile, che ne tutelano il diritto a una vita quanto più dignitosa possibile e che non possono prescindere, innanzitutto, da una adeguata assistenza domiciliare.

I diritti dei disabili in Italia, pur tutelati da leggi all’avanguardia, rimangono spesso disattesi nella pratica. Le principali criticità riguardano l’accessibilità, l’inclusione scolastica e lavorativa, l’autonomia abitativa e le barriere architettoniche, oltre alla già menzionata assistenza domiciliare, con oltre 3 milioni di persone con gravi limitazioni funzionali.




Artemis II: il ritorno verso la Luna e quel sogno italiano ancora sospeso

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1c312d8e d597 4b01 a62d e82a12ef5105Ci sono momenti in cui la storia sembra trattenere il respiro.
Artemis II è uno di questi.

Per la prima volta dopo oltre mezzo secolo, esseri umani torneranno a viaggiare verso la Luna. Non per camminarci — non ancora — ma per riaprire una strada che sembrava chiusa per sempre.

È un viaggio che parla di tecnologia, certo. Ma soprattutto di futuro. E di sogni.

La missione durerà circa dieci giorni.
La navicella Orion porterà quattro astronauti a oltre 400.000 chilometri dalla Terra, li farà girare attorno alla Luna e poi li riporterà a casa.

Un’orbita silenziosa, lontanissima.
Dove la Terra diventa una sfera fragile sospesa nel buio.

Sarà una prova generale. Ma anche qualcosa di più:
il primo passo reale verso una nuova era dell’esplorazione umana.

Un equipaggio simbolo di un mondo che cambia

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A bordo ci saranno quattro astronauti:

  • Reid Wiseman
  • Victor Glover
  • Christina Koch
  • Jeremy Hansen

Non è solo un equipaggio. È un messaggio.

Per la prima volta:

  • una donna volerà verso la Luna
  • un astronauta afroamericano raggiungerà lo spazio lunare
  • un canadese rappresenterà l’umanità oltre i confini nazionali

È la Luna del futuro: più inclusiva, più globale.

Oggi, nessun italiano è a bordo.
Ma sarebbe un errore pensare che l’Italia sia lontana da questa impresa.

L’Europa partecipa al programma Artemis, e con essa anche l’Italia. I moduli costruiti anche con tecnologia italiana saranno fondamentali per le missioni future.

E soprattutto, ci sono nomi. Volti. Storie.

I possibili italiani sulla Luna

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Tra gli astronauti europei candidati a future missioni lunari ci sono anche italiani:

  • Samantha Cristoforetti – simbolo dell’Italia nello spazio, esperienza e carisma internazionale
  • Luca Parmitano – tra i più esperti astronauti europei, con missioni complesse alle spalle

Accanto a loro, anche altri europei come Matthias Maurer e Thomas Pesquet.

Non c’è ancora un nome ufficiale.
Ma una cosa è certa: quando l’Europa salirà davvero verso la Luna, un italiano potrebbe esserci.

Artemis II aprirà la strada ad Artemis III, la missione che riporterà l’uomo — e per la prima volta una donna — a camminare sulla Luna.

E forse, quel giorno, tra le tute bianche illuminate dal sole lunare,
ci sarà anche un accento italiano.




La Luna parlerà italiano: a Torino la “casa” degli astronauti grazie all’intesa con la NASA

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31ursonasaL’Italia rafforza il proprio ruolo nella corsa allo spazio con un accordo strategico siglato con la NASA per la realizzazione del primo modulo abitativo destinato alla superficie lunare.

Il progetto, inserito nel programma internazionale Artemis, prevede la costruzione di una vera e propria “casa” per astronauti che consentirà missioni più lunghe e una presenza stabile sulla Luna. A svilupparla saranno le imprese italiane del distretto aerospaziale di Torino, riconosciute a livello globale per le loro competenze tecnologiche.

L’intesa è stata ufficializzata negli Stati Uniti durante un incontro tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy e i vertici dell’agenzia spaziale americana. L’obiettivo è ambizioso: contribuire alla costruzione di una base lunare permanente entro i prossimi 7-10 anni, aprendo una nuova fase dell’esplorazione spaziale.

Il modulo abitativo rappresenterà un elemento chiave per permettere agli astronauti di vivere e lavorare in sicurezza sul suolo lunare, in condizioni ambientali estreme. Non si tratta solo di tecnologia, ma di un passo concreto verso una presenza umana continuativa fuori dalla Terra.

Secondo quanto emerso, l’Italia avrà un ruolo centrale non solo nella costruzione delle infrastrutture, ma anche nelle future missioni: l’accordo apre infatti la strada alla possibilità di vedere un astronauta italiano partecipare direttamente alle operazioni sulla Luna.

Il contributo italiano si inserisce in una collaborazione più ampia tra Stati Uniti, Europa e altri partner internazionali, con l’obiettivo di trasformare la Luna in un avamposto strategico per l’esplorazione dello spazio profondo.

Un risultato che conferma il peso crescente dell’industria aerospaziale italiana e rilancia il Made in Italy anche oltre i confini del pianeta.




La masturbazione migliora la qualità dello sperma, dicono gli esperti di Oxford

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foto singola sito 2026 03 26t125817.374 1024x576Un nuovo studio guidato dall’Università di Oxford mette in discussione alcune convinzioni diffuse sulla fertilità maschile, evidenziando come la qualità dello sperma diminuisca quando viene conservato troppo a lungo, sia negli esseri umani sia in molte altre specie animali, e suggerisce che l’eiaculazione regolare, sia attraverso l’attività sessuale che la masturbazione, si traduce in spermatozoi di qualità superiore, con minori danni al DNA.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, si basa su un’ampia analisi che ha preso in esame oltre 170 studi: 115 sull’uomo, con quasi 55mila partecipanti, e altri 56 su 30 specie animali diverse. I risultati mostrano un modello comune: quando lo sperma resta “in attesa” (all’interno dell’organismo maschile o femminile) tende a deteriorarsi progressivamente.

Questo processo, definito “senescenza spermatica post-meiotica”, comporta conseguenze concrete: riduzione della motilità e della vitalità degli spermatozoi, aumento dei danni al DNA e minore probabilità di fecondazione, oltre a possibili effetti negativi sulla qualità degli embrioni. Secondo i ricercatori, la causa principale è legata alla natura stessa degli spermatozoi: cellule altamente specializzate, con riserve energetiche limitate e scarsa capacità di riparare i danni. Con il passare del tempo, quindi, accumulano stress ossidativo e perdono efficienza. Negli esseri umani, infatti, periodi più lunghi di astinenza sessuale sono stati associati a un aumento del danno al DNA degli spermatozoi e dello stress ossidativo, nonché a una riduzione della motilità e della vitalità degli spermatozoi.

“Il nostro studio evidenzia come l’eiaculazione regolare possa fornire un piccolo ma significativo impulso alla fertilità maschile“, afferma co-autrice principale dello studio, la dottoressa Rebecca Dean del Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford.

Un aspetto interessante riguarda le differenze tra i sessi nel regno animale. In molte specie, infatti,

Le implicazioni per l’uomo sono rilevanti anche sul piano clinico. Le attuali linee guida dell’Oms raccomandano un periodo di astinenza tra 2 e 7 giorni prima di analisi o trattamenti di fertilità. Tuttavia, i risultati dello studio suggeriscono che intervalli più brevi, anche inferiori alle 48 ore, potrebbero migliorare la qualità del campione, aumentando le probabilità di successo nelle tecniche di procreazione assistita. Oltre alla medicina riproduttiva, queste scoperte potrebbero avere ricadute anche nella conservazione delle specie, contribuendo a ottimizzare i programmi di riproduzione in cattività di specie in via di estinzione e a comprendere meglio l’evoluzione dei meccanismi riproduttivi negli animali.

agenzia Dire – dire.it




Per dormire bene, meglio leggere un buon libro che consultare il cellulare

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imagesSpesso prendiamo in mano il telefono solo per qualche minuto, ma all’improvviso ci rendiamo conto che è passata un’ora intera. Durante il giorno, per questo motivo, non riusciamo a rispettare i nostri programmi; la sera, invece, ci lasciamo andare alla cosiddetta “procrastinazione del sonno”. Nel tentativo di riprendere il controllo del nostro tempo libero, rimandiamo il momento di andare a dormire.

Questa cattiva abitudine, però, aggrava i nostri problemi di insonnia e ci priva dell’energia necessaria per il giorno successivo. Come uscirne? Basterebbe, ad esempio, sostituire il telefono con un libro.

Perché è così difficile mettere via il telefono?

Gli algoritmi dei social network funzionano secondo il principio della ricompensa variabile, utilizzato in pratica anche nelle slot machine. Come utente, non sai mai cosa vedrai scorrendo un po’ più in basso nel feed, il che stimola il rilascio di dopamina.

Ma questo ormone non agisce come un ormone della felicità e della soddisfazione. Al contrario, ti spinge a desiderare e a cercare di più, costringendoti così a continuare a scorrere e mantenendo il tuo cervello in uno stato di ipervigilanza. Ma questo non è affatto l’ideale prima di andare a dormire, ovvero nel momento in cui dovrebbe spegnersi.

A ciò si aggiunge inoltre la luce blu degli schermi. In natura, entreremmo in contatto con essa soprattutto al mattino e nelle prime ore del giorno, quando è parte naturale della luce solare. Infatti, invia al nostro corpo il segnale che è ora di essere attivi.

Quando ci esponiamo a questa luce prima di andare a dormire, essa inibisce il rilascio dell’ormone del sonno, la melatonina, fino al 50%, il che sposta il nostro orologio biologico e riduce notevolmente la qualità del riposo.

Sei minuti per raggiungere la calma

La lettura di un libro cartaceo potrebbe essere considerata l’esatto opposto della stimolazione digitale. Uno studio dell’Università del Sussex ha dimostrato che la lettura è il modo più efficace per rilassarsi. Bastano solo sei minuti di lettura per ridurre lo stress fino al 68%, superando così l’ascolto della musica (61%) e le passeggiate (42%).

Aiuta infatti a ridurre la frequenza cardiaca, la tensione muscolare e il livello dell’ormone dello stress, il cortisolo, il che induce naturalmente maggiore calma e rilassamento. Ecco perché la lettura rappresenta l’attività ideale a cui dedicarsi prima di andare a dormire.

Come smettere di scrollare e iniziare a leggere?

Cambiare le abitudini consolidate non richiede solo forza di volontà, ma soprattutto un ambiente che faciliti al massimo l’intero processo. Il cervello umano, infatti, è pigro per natura e cerca la via del minor sforzo. Se il libro è nascosto in un cassetto e non lo vedete dal letto, il telefono vincerà sempre. Come facilitare al massimo il cambiamento?

Iniziate dall’illuminazione

Se dovete chinarvi sul libro o vi bruciano gli occhi per lo sforzo di strizzare le palpebre, dopo pochi minuti vi arrenderete. Ma potete evitarlo con un’illuminazione adeguata. Una lampada da lettura corretta dovrebbe avere una tonalità di luce calda, che non vi stimoli eccessivamente, e un braccio orientabile. E come trovare una lampada del genere? Basta aprire il motore di ricerca di mobili FAVI: https://favi.it/, filtrare i parametri desiderati e in pochi istanti troverete un modello che vi eviterà di affaticare inutilmente gli occhi.

Rendete visibile il vostro obbiettivo

Non mettete il libro sul comodino solo la sera, ma appoggiatelo lì subito al mattino mentre rifate il letto, o meglio ancora direttamente sul cuscino. Quando la sera vorrete coricarvi, sarete costretti a prendere in mano il libro, il che funge da stimolo che prevale sull’impulso di prendere il cellulare.

Il metodo delle due pagine

Obiettivi troppo grandi spesso ci scoraggiano. Fortunatamente potete ingannare il vostro cervello ponendovi l’obiettivo di leggere solo due pagine. Non potete proprio tirarsi indietro da un compito così piccolo e facile. E se il libro vi piace, la storia di solito vi coinvolgerà, quindi probabilmente non vi fermerete a sole due pagine.

Lascia il telefono da un’altra parte

E per finire, ecco il trucco più efficace: non portare affatto il telefono in camera da letto. Se lo usate per svegliarvi al mattino, procuratevi piuttosto una sveglia classica. Quando lo togliete dalla vostra portata, scompare anche la tentazione. Perché anche il semplice controllo dell’ora può trasformarsi in un sacco di tempo perso sui social network e in una notte insonne.

agenzia Dire – Dire.it




NASA accelera sulla Luna: una base permanente e sbarchi annuali dal 2027

nasa luna

nasa lunaLa NASA sta cambiando strategia e punta con decisione a tornare sulla Luna, ma questa volta con un obiettivo molto più ambizioso: non limitarsi a missioni sporadiche, bensì costruire nel tempo una presenza stabile, fino ad arrivare a una vera base permanente.

Il piano rientra nel programma Artemis, che prevede una serie di missioni progressive. Dopo una prima fase di test e voli attorno alla Luna, si passerà gradualmente a missioni sempre più frequenti e complesse, con l’idea di accumulare esperienza e infrastrutture direttamente sul suolo lunare.

A partire dal 2027, l’agenzia spaziale americana vuole aumentare il ritmo delle operazioni, arrivando a effettuare almeno uno sbarco all’anno. Questo permetterebbe non solo di perfezionare la tecnologia e le procedure, ma anche di trasportare materiali e moduli necessari per costruire una base abitabile.

L’obiettivo finale è trasformare la Luna in un punto di presenza stabile per l’uomo, utile sia per la ricerca scientifica sia come trampolino per missioni future più lontane, come quelle verso Marte. In questo contesto, la costruzione di infrastrutture, sistemi di rifornimento e mezzi di trasporto spaziale diventa fondamentale.

Questa accelerazione è anche legata alla competizione internazionale, in particolare con la Cina, che sta sviluppando programmi simili. Per questo motivo, gli Stati Uniti vogliono evitare ritardi e consolidare il proprio ruolo nella nuova corsa allo spazio.




Sanità italiana d’eccellenza: 13 ospedali tra i migliori 250 al mondo

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gemelli roma 1La prestigiosa classifica “World’s Best Hospitals 2026”, curata dalla rivista Newsweek assieme alla società di ricerca Statista, ha riconosciuto numerose eccellenze italiane nel panorama sanitario internazionale. In totale, 13 ospedali italiani figurano fra i primi 250 migliori al mondo, selezionati tra oltre 2.500 strutture analizzate in 32 Paesi.

Fra questi, il #Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma si è confermato il primo ospedale italiano nella classifica globale, piazzandosi al 33° posto nel mondo.

Per quanto riguarda la Lombardia, ben cinque strutture si sono collocate tra le migliori in Italia e risultano molto competitive anche nella graduatoria internazionale:

  • Grande Ospedale Metropolitano #Niguarda di Milano – primo tra i lombardi, 43° nel mondo;

  • Istituto Clinico Humanitas di Rozzano – 51° posto globale;

  • Ospedale San Raffaele di Milano – 57°;

  • Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – 104°;

  • Policlinico San Matteo di Pavia – 134°.

Questi risultati collocano cinque ospedali lombardi tra i primi otto in tutta Italia, un dato che sottolinea la qualità della sanità regionale.

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha commentato con soddisfazione il riconoscimento, definendolo un segno della solidità e dell’eccellenza del sistema sanitario locale. Fontana ha evidenziato l’impegno quotidiano di medici, infermieri e personale sanitario, e ha assicurato che la Regione continuerà a investire in tecnologie e strutture per migliorare continuamente la qualità delle cure.

Per la cronaca, gli ospedali primi classificati al mondo sono:

  1. Mayo Clinic – Rochester (USA)
    Riconosciuto come primo ospedale al mondo per le sue eccellenze cliniche, assistenziali e di ricerca, confermandosi in cima alle graduatorie internazionali fin dalle edizioni precedenti.

  2. Cleveland Clinic (USA)
    Spesso seconda in classifica globale, è celebre soprattutto per cardiologia, chirurgia cardiaca e tecnologie all’avanguardia.

  3. Toronto General – University Health Network (Canada)
    Terzo classificato in molte liste globali, è tra i centri più rispettati al mondo e rappresenta il massimo livello sanitario anche fuori dagli Stati Uniti.

Questi ospedali primeggiano per reputazione internazionale, qualità delle cure, opinioni di professionisti sanitari e risultati nei trattamenti clinici.