Crisanti: “Presto Omicron 5 in Italia. Nuove varianti più infettive per i vaccinati”

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varianti covid emilia romagna 1536x1024“Non sono più contagiose, semmai sono più infettive per i vaccinati“. Ha risposto così Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia molecolare all’Università di Padova, interpellato dalla Dire in merito alla diffusione in Italia delle nuove varianti Omicron 3 e 4. “Questo accade- ha spiegato Crisanti- perché queste varianti non vengono riconosciute dal vaccino”.

Dopo la variante Omicron 3, intanto, in Italia è stata già isolata la nuova sotto variante BA.4 di Omicron in due laboratori, uno a Reggio Calabria e l’altro a Monza. Ne arriveranno delle altre? “Il punto non è fare la ‘collezione’ delle varianti- ha risposto il microbiologo alla Dire- ma vedere se hanno o meno una capacità di diffusione, sono due cose completamente diverse”. Al momento, però, di loro se ne sa “ancora pochissimo, probabilmente hanno una contagiosità un po’ più elevata per i vaccinati, ma tutto qui”.
Quanto a Omicron, secondo alcuni esperti, si tratterebbe di una variante diversa dalle altre perché ha una capacità straordinaria di evolversi. Ma cosa cambia rispetto agli altri virus? “Nulla, ci sono alcuni virus che cambiano in continuazione, altri un po’ meno– ha chiarito Crisanti- dipende molto dalla biologia del virus”. Fatto sta che ad oggi ogni nuova subvariante si è mostrata più abile nell’infettare rispetto alla precedente, questo perché “il processo evolutivo va in quella direzione, cioè la spinta evolutiva è proprio verso la capacità riproduttiva. Quindi è logico- ha detto l’esperto- che si avvantaggiano le varianti più infettive”.

In Sudafrica si va addirittura verso la quinta ondata, mentre si sono già diffuse ampiamente le varianti Omicron 4 e 5. Arriveranno anche da noi? “Se sono in Sudafrica- ha risposto Crisanti alla Dire- prima o poi arriveranno anche in Italia, è inevitabile”. Interpellato poi sull’utilizzo della mascherina, ancora obbligatoria al chiuso fino al 15 giugno su trasporti, per spettacoli e in strutture socio-sanitarie, il microbiologo ha detto: “La mascherina protegge molto bene, il problema è che a livello di popolazione non ha molto effetto. Se ci mettiamo la mascherina al supermercato, ma poi la togliamo quando andiamo al ristorante o in discoteca, la mascherina durante la giornata avrà un impatto del 10%, se tutto va bene. La mascherina protegge chi la usa in continuazione e in modo diligente”.

Secondo il suo collega Bassetti, la mascherina adesso “funge più da ansiolitico”, come se si trattasse di una sorta di “coperta di Linus”, che non da “reale dispositivo di protezione individuale”. Resta il vaccino quello a cui dobbiamo principalmente puntare? “È evidente, su questo non c’è dubbio- ha risposto Crisanti- d’altronde anche l’esperienza cinese dimostra chiaramente che le misure di contenimento con questo virus non funzionano. Allora la mascherina deve essere usata da persone fragili e dalle persone che sono vicine ai fragili”.

Fra poco arriverà l’estate e poi di nuovo l’autunno… Che scenario immagina per il futuro? “Dipende moltissimo dalla durata della vaccinazione e da quante persone si infettano durante questo periodo- ha detto ancora il microbiologo alla Dire- più persone si infettano e più saremo protetti”. Ma una ennesima ondata ce la dobbiamo aspettare? “Se noi oggi paradossalmente mettessimo delle restrizioni per proteggere i fragili- ha risposto infine Crisanti- di fatto il virus circolerebbe di meno e avremmo un problema maggiore a settembre/ottobre. Cosa diversa, invece, è permettere al virus di circolare tra le persone sane e proteggere i fragili– ha concluso- Non ci sono alternative a questo approccio”.

ag.DIRE – www.dire.it




Brasile, minerali e gemme: la ricerca italiana c’è ed è strategica

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ricercatori e1651329965119Si è svolto stamani il seminario ‘Il Contributo Italiano alle Scienze della Terra in Brasile’ in occasione della Giornata della ricerca italiana nel mondo, svoltasi il 15 di questo mese e promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Ricercatori italiani e brasiliani hanno illustrato il contenuto della loro ricerca sull’argomento, mettendo in evidenza il potenziale della collaborazione bilaterale tra studiosi, enti di ricerca e aziende di entrambi i paesi e il contributo italiano all’approfondimento della conoscenza delle scienze della terra in Brasile, il paese con la ricchezza e varietà geologica maggiore dell’intero continente sudamericano.

Nei loro interventi, i ricercatori hanno messo in evidenza il potenziale brasiliano in diversi settori della geologia. Una delle aree di maggiore interesse è stata quella mineraria, sia per quanto riguarda le pietre preziose che la loro qualità, come evidenziato dal ricercatore Francesco Narduzzi, che ha presentato il panel ‘Una panoramica delle ricchezze geologiche dello stato del Minas Gerais’.

Oltre a ciò, è stato messo in luce anche il potenziale delle riserve minerarie brasiliane a scopi industriali, come evidenziato dal ricercatore Andrea Dini, che ha citato il caso del litio, minerale strategicamente importante per l’industria tecnologica e che ha in Brasile l’8% delle riserve mondiali.

La conferenza è stata anche occasione per sollevare il tema del cambiamento climatico e delle sue ripercussioni sulle correnti nell’Atlantico meridionale e in che modo le riserve minerarie e gemmologiche siano strategiche per la transizione ecologica del Paese sudamericano.

L’evento, presentato a Brasilia dall’Ambasciatore italiano Francesco Azzarello e moderato dal Fabio Naro, addetto scientifico dell’Ufficio diplomatico, si è svolto anche in modalità virtuale ed è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Ricercatori Italiani in Brasile.

ag DIRE – www.dire.it




Legumi, pesce e 12 ore al giorno di digiuno: ecco la dieta della longevità

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unnamedValter Longo della USC Leonard Davis School of Gerontology sta dedicando la propria vita agli studi sulla longevità e sulla nutrizione per raggiungere il traguardo di una vita longeva e in salute. In una nuova revisione della letteratura, appena pubblicata su Cell, effettuato in collaborazione con Rozalyn Anderson dell’Università del Wisconsin descrive la “dieta della longevità”, come un approccio basato su vari aspetti, che vanno dalla composizione degli alimenti alle calorie assunzione, alla durata e alla frequenza dei periodi di digiuno.

Longo e Anderson hanno esaminato centinaia di studi sulla nutrizione, le malattie e la longevità negli animali da laboratorio e nell’uomo e li hanno combinati con i propri studi sui nutrienti e sull’invecchiamento. L’analisi ha incluso diete popolari come la restrizione delle calorie totali, la dieta chetogenica ricca di grassi e povera di carboidrati, le diete vegetariane e vegane e la dieta mediterranea.

“Abbiamo esplorato il legame tra nutrienti, digiuno, geni e longevità in specie a vita breve e abbiamo collegato questi collegamenti a studi clinici ed epidemiologici su primati e umani, compresi i centenari”, ha detto Longo. “Adottando un approccio multisistema e multipilastro basato su oltre un secolo di ricerca, possiamo iniziare a definire una dieta di longevità che rappresenti una solida base per la raccomandazione nutrizionale e per la ricerca futura”. L’articolo includeva anche una revisione di diverse forme di digiuno, tra cui una dieta a breve termine che imita la risposta al digiuno del corpo, il digiuno intermittente (frequente e a breve termine) e il digiuno periodico (due o più giorni di digiuno o diete che imitano il digiuno più di due volte al mese). Oltre a esaminare i dati sulla durata della vita da studi epidemiologici, il team ha collegato questi studi a specifici fattori dietetici che influenzano diversi percorsi genetici di regolazione della longevità condivisi da animali ed esseri umani che influenzano anche i marcatori di rischio di malattia, inclusi i livelli d’insulina, proteina C-reattiva, insulina -come il fattore di crescita 1 e il colesterolo.

I risultati sostengono che le caratteristiche chiave della dieta ottimale sembrano essere l’assunzione di carboidrati da moderata ad alta da fonti non raffinate, proteine ​​​​basse ma sufficienti da fonti in gran parte di origine vegetale e grassi vegetali sufficienti per fornire circa il 30% del fabbisogno energetico. Idealmente, i pasti della giornata dovrebbero avvenire tutti entro una finestra di 11-12 ore, consentendo un periodo giornaliero di digiuno, e un ciclo di 5 giorni di una dieta a digiuno o che imita il digiuno ogni 3-4 mesi può anche aiutare a ridurre la resistenza all’insulina, pressione sanguigna e altri fattori di rischio per le persone con aumentato rischio di malattie, ha aggiunto Longo.

La formula della dieta ideale Il ricercatore americano ha descritto come potrebbe essere la dieta per la longevità nella vita reale: “Molti legumi, cereali integrali e verdure; pesce; niente carne rossa o carni lavorate e carni bianche molto basse; basso contenuto di zuccheri e cereali raffinati; discreta quantità di noci e olio d’oliva e un po’ di cioccolato fondente”.

Il prossimo passo nella ricerca sulla dieta della longevità sarà uno studio su 500 persone che si svolgerà nel sud Italia, ha detto Longo. La dieta della longevità presenta somiglianze e differenze con le diete in stile mediterraneo spesso analizzate nelle “zone blu” di super invecchiamento, inclusa la Sardegna il Cilento, in Italia; Okinawa, Giappone; e Loma Linda, California.

Le diete comuni in queste comunità note per un numero elevato di persone di età pari o superiore a 100 anni sono spesso in gran parte a base vegetale o a base di pesce e sono relativamente povere di proteine.

La dieta della longevità messa a punto da Longo rappresenta un’evoluzione di queste “diete centenarie”, ha spiegato, che aggiunge la raccomandazione di limitare il consumo di cibo a 12 ore al giorno e di avere diversi brevi periodi di digiuno ogni anno. Oltre alle caratteristiche generali, la dieta della longevità dovrebbe essere adattata agli individui in base al sesso, all’età, allo stato di salute e alla genetica, ha osservato Longo. Ad esempio, le persone di età superiore ai 65 anni potrebbero aver bisogno di aumentare le proteine ​​per contrastare la fragilità e la perdita di massa corporea magra, poiché gli studi di Longo hanno dimostrato che quantità proteiche più elevate erano migliori per le persone di età superiore ai 65 anni ma non ottimali per le persone di età inferiore ai 65 anni, ha affermato. Per questo è importante collaborare con un operatore sanitario specializzato in nutrizione per iniziare un percorso di cambiamento, ricordano gli autori.




Epatite misteriosa bambini, Oms avvia indagine

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oms palazzo fg ipaSi allarga l’allarme per i casi di epatite acuta di origine sconosciuta in bambini sani segnalati dal Regno Unito, un fenomeno “monitorato” dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ma “sebbene alcuni pazienti siano risultati positivi al Sars-CoV-2 o all’adenovirus, è necessario intraprendere la caratterizzazione genetica dei virus per determinare eventuali associazioni tra i casi”, precisa l’Oms Europa che raccomanda “fortemente” agli Stati di “identificare, indagare e segnalare i potenziali casi”. Per ora l’organizzazione “non raccomanda alcuna restrizione ai viaggi” nei Paesi dove sono state registrate queste infezioni epatiche con causa ignota: oltre al Regno Unito, anche Irlanda e Spagna.

L’Oms – spiega l’Ufficio regionale europeo dell’agenzia – il 5 aprile è stata informata di 10 casi di epatite acuta grave di origine sconosciuta in bambini under 10 (11 mesi-5 anni) nella Scozia centrale. L’8 aprile nel Regno Unito erano stati identificati 74 casi, compresi i 10 scozzesi. “I virus dell’epatite A, B, C, E e D sono stati esclusi dopo i test di laboratorio, mentre sono in corso ulteriori indagini per comprendere l’eziologia di questi casi”, evidenzia l’Oms in una nota. “Dato l’aumento dei casi segnalati nell’ultimo mese e il potenziamento delle attività di screening, è probabile che nei prossimi giorni verranno segnalati più casi”, avvertono gli esperti.

“Dopo le prime avvisaglie nel Regno Unito – ricostruisce ancora l’Oms Europa – casi di epatite acuta di origine sconosciuta nei bimbi sono stati registrati anche in Irlanda, meno di 5 (confermati o possibili). Ma anche in Spagna sono stati segnalati 3 casi confermati in bambini di età compresa tra 22 mesi e 13 anni. Le autorità locali stanno attualmente indagando su questi casi”.

Dei 10 casi scozzesi notificati il 5 aprile dall’International Health Regulations (Ihr) National Focal Point (Nfp), “9 bambini hanno manifestato sintomi a marzo, mentre uno ha manifestato sintomi a gennaio – dettaglia l’Oms Europa – I sintomi includevano ittero, diarrea, vomito e dolore addominale. Tutti i 10 casi sono stati rilevati durante il ricovero in ospedale”. All’11 aprile non è stato registrato nessun decesso.

Il Regno Unito, fa notare l’agenzia, “ha recentemente osservato un aumento dell’attività dell’adenovirus, che sta co-circolando con Sars-CoV-2, sebbene il ruolo di questi virus nella patogenesi della malattia non sia ancora chiaro – ribadisce l’Oms – Ad oggi non sono stati identificati altri fattori di rischio epidemiologico, compresi recenti viaggi internazionali dei pazienti”.

“Nel complesso, l’eziologia degli attuali casi di epatite è ancora considerata sconosciuta e rimane oggetto di indagine attiva. Sono in corso test di laboratorio per i casi identificati – riporta l’organizzazione – per capire il ruolo di ulteriori infezioni, di sostanze chimiche o tossine”.

ag. adnkronos




“Dialoghi Antartici. La ricerca scientifica nelle basi di Italia e Uruguay”: convegno a Montevideo

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25dialogosIn occasione della V edizione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, l’Ambasciata d’Italia a Montevideo e la Rete italiana dei Professori e Ricercatori in Uruguay organizzano “Dialoghi Antartici. La ricerca scientifica odierna nelle basi di Italia e Uruguay”. L’evento sarà ospitato giovedì 28 aprile nella sala del teatro dell’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo a partire dalle 9.30 (ora locale, le 14.30 in Italia).
La conferenza – in formato ibrido, sia in presenza che online – sarà un’occasione per conoscere i progetti di ricerca, l’impegno scientifico e logistico dell’Italia e dell’Uruguay nelle loro rispettive basi in Antartide, e permetterà di affrontare un tema che, sempre più direttamente, riguarda le condizioni di vita della popolazione mondiale: l’inquinamento da microplastiche. Sarà inoltre un’opportunità per approfondire i percorsi di formazione scientifica nei due Paesi in ambito antartico.
Tanti i contributi in programma: “L’impegno scientifico-logistico di Italia e Uruguay in Antartide” sarà il tema centrato da Fernando Colina – Presidente dell’Istituto Antartico Uruguaiano – e Silvano Onofri – Presidente della Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide.
De “La ricerca in Antartide sulla questione delle microplastiche” parleranno Juan Pablo Lozoya – Centro Universitario Regional Este (UDELAR) – e Ilaria Corsi – Università di Siena.
Infine, su “La formazione scientifica in Italia e Uruguay in ambito antartico” interverranno Juan Cristina – Universidad de la República; Carlo Barbante – Università Ca’ Foscari di Venezia; e Marina Cavallini – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.
I relatori italiani saranno connessi in videoconferenza. (aise) 




A Brasilia il seminario “Il Contributo Italiano alle Scienze della Terra in Brasile”

il contributo italiano alle scienze della terra in brasile

il contributo italiano alle scienze della terra in brasile
il contributo italiano alle scienze della terra in Brasile

In occasione della quinta edizione della “Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo”, rassegna promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dalla rete diplomatico-consolare italiana, l’Ambasciata d’Italia a Brasilia organizzerà il 29 aprile prossimo un seminario virtuale intitolato “Il Contributo Italiano alle Scienze della Terra in Brasile”.
Ricercatori italiani e brasiliani illustreranno il contenuto delle loro ricerche in materia, valorizzando al contempo le potenzialità derivanti dall’approfondimento della collaborazione bilaterale tra studiosi, enti di ricerca ed aziende di entrambi i Paesi ed il contributo italiano nell’approfondimento della conoscenza delle scienze della terra nel Paese con la maggiore ricchezza e varietà geologica del continente sudamericano.
L’evento, introdotto dall’Ambasciatore d’Italia Francesco Azzarello e moderato dal Professor Fabio Naro, Addetto Scientifico della sede diplomatica, è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione dei Ricercatori Italiani in Brasile
Per partecipare basta cliccare a questo link. (aise) 




L’abuso del cellulare crea problemi ai bambini, soprattutto al sonno

bambini cellulare

bambini cellulare“C’è una strettissima correlazione” tra l’abuso e l’uso scorretto delle tecnologie digitali e la poca qualità del sonno, anche nei bambini. La cosa “è scientificamente provata, per via della cosiddetta luce blu. Una luce impercettibile all’occhio umano, emessa da tablet, pc e telefoni, che distrugge la melatonina. Stare la sera, ad esempio, tante ore esposti alla luce blu è un po’ come prendere tanti caffè”, perché “è un attivante”. Lo spiega Rosaria Sommariva, medico esperto in medicina del sonno, presidente dell’associazione ‘Riaccendi il sorriso‘ e promotrice del progetto “Se li ami, sconnettili” appoggiato e promosso dalla Regione Toscana.

La questione del sonno è centrale, aggiunge, perché “i bambini che dormono male hanno dei grossi disagi durante il giorno: sono iperattivi, non riescono a stare attenti e hanno quindi problemi neurologici, durante la notte sudano, si svegliano e hanno gli incubi. Noi visitiamo bimbi di sette, otto anni che ancora vanno nel letto dei genitori”. Oltre a questi la dottoressa cita “problemi alla vista, infatti sta peggiorando la miopia, al collo, alle spalle, alle mani. Insomma, il rischio che intendiamo prevenire è quello, nel caso dei dispositivi digitali, di passare dall’uso, all’abuso, a vere e proprie forme di dipendenza”.

I dati raccolti dall’associazione, in collaborazione con la Federazione italiana medici pediatri, evidenziano l’importanza di un uso accorto dei dispositivi digitali. Secondo le interviste fatte ai genitori, il 30% dei bambini di 10 anni trascorre da una a due ore al giorno davanti al cellulare. Una percentuale che sale di oltre 10 punti tra i quattordicenni.

Ancora più impressionante è il dato di coloro che davanti allo smartphone trascorrono tra le tre e le sei ore al giorno: il 12% tra ha dieci anni e ben il 43% sono quattordicenni. Oltre a questo, sottolinea Valdo Flori, segretario toscano della Federazione italiana medici pediatri, “sono emersi problemi di reazione al non uso del cellulare: nel momento in cui viene tolto, per punizioni o altro, i figli hanno reazioni di rabbia forti, che è un indice di una dipendenza forte del ragazzo allo strumento. Inoltre, la stragrande maggioranza degli adolescenti durante la notte sistema il cellulare sul comodino oppure sotto il cuscino: quindi spesso non dormono”. Sono tutti fattori che indicano non solo un abuso “ma anche il sospetto di una patologia vera e propria, la nomofobia oppure la ‘no mobile phone phobia‘, ovvero la paura dell’essere disconnessi”, che riguarda anche gli adulti.

La Regione, intervengono anche il presidente il governatore Eugenio Giani e gli assessori regionali alle Infrastrutture digitali e alla Salute, Stefano Ciuoffo e Simone Bezzini, “appoggia decisamente questo interessante e utile progetto che intende intervenire in una fase delicata come quella infantile e adolescenziale. Non è un caso che ‘Se li ami, sconnettili’ ha avuto un suo spazio anche all’interno del Festival della salute che abbiamo organizzato a Viareggio. L’uso della tecnologia è certamente utile, il suo abuso deve essere contrastato, soprattutto in età giovanile. E, per farlo efficacemente, serve la collaborazione di una pluralità di soggetti, così come il progetto che abbiamo presentato è riuscito a fare”.

Il progetto pilota ‘Se li ami, sconnettili’ è sostenuto dalla Regione Toscana e vede come protagoniste anche la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) chiamata a inserire nei questionari di valutazione periodica della salute dei bambini e dei ragazzi, domande relative al tempo e alle modalità di utilizzo dei dispositivi digitali. L’associazione ha coinvolto anche l’Ufficio scolastico provinciale di Lucca e Massa-Carrara, i pediatri di famiglia del territorio e il Coni regionale, oltre a molte associazioni sportive e culturali. L’obiettivo è quello di condurre campagne di sensibilizzazione e formazione nelle scuole primarie e secondarie.
Sono quindi previsti incontri divulgativi su scala regionale rivolti agli stakeholder quali genitori, istruttori, insegnanti di educazione motoria, dirigenti sportivi ed atleti. Inoltre, si terranno seminari rivolti agli studenti della Facoltà di scienze motorie. Infine, l’associazione ha organizzato un convegno sul tema, venerdì prossimo nella Sala Pegaso di palazzo Strozzi Sacrati, a Firenze.

ag. DIRE – www.dire.it




GRIM 2022: Marco Battaglia all’IIC di Toronto per parlare di salute mentale

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giornata ricerca italiana“What is psychiatry and why does it matter: a short journey around mental health, development, risk and protection in COVID times”, ovvero “Cos’è la psichiatria e perché è importante: un breve viaggio intorno alla salute mentale, allo sviluppo, al rischio e alla protezione ai tempi del COVID”: è questo il tema della conferenza che Marco Battaglia (UofT / CAMH) terrà il 28 aprile alle 18:30 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Toronto.
L’evento è organizzato in occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo 2022 e sarà aperto dall’indirizzo di saluto del console generale d’Italia, Eugenio Sgrò.
Prenderà poi la parola Marco Battaglia, full professor of Psychiatry alla Faculty of Medicine della University of Toronto e associate chief presso la Division of Child and Youth Psychiatry – CAMH, che introdurrà il pubblico ai metodi e agli approcci della psichiatria come campo della medicina interna. Esaminerà brevemente come un’ampia gamma di fattori biologici e socioculturali influenzi la salute mentale durante lo sviluppo e applicherà alcuni di questi ragionamenti all’attuale pandemia di COVID, ragionando su come e quanto i vincoli legati al Covid possano influire sulla salute mentale.
La partecipazione all’evento sarà libera, previa registrazione a questo link. (aise)




Giornata mondiale della Terra, Copernicus: “Estate 2021 la più calda di sempre in Europa”

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caldo 1536x864L’Europa ha vissuto nel 2021 la sua estate più calda mai rilevata, accompagnata da gravi inondazioni nell’Europa occidentale e da condizioni di siccità nel Mediterraneo. E’ quanto emerge dal Rapporto sullo stato del clima in Europa 2021 pubblicato dal Copernicus Climate Change Service (C3S), servizio implementato dal Centro Europeo per le previsioni a medio termine (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts- ECWMF) per conto della Commissione europea.

A livello globale gli ultimi sette anni sono stati i più caldi mai registrati, con il 2021 che si è posizionato per frequenza ravvicinata tra il quinto e il settimo posto. Le concentrazioni di gas serra di anidride carbonica (CO2), e in particolare metano (CH4), hanno continuato ad aumentare nel 2021, rispettivamente di circa 2,3 ppm e 16,5 ppb. L’Europa ha registrato la sua estate più calda con 1,0°C al di sopra della media 1991-2020. Le precipitazioni record hanno contribuito a gravi inondazioni nell’Europa occidentale.

Le temperature annuali della superficie del mare (SST) in vaste aree del Mar Baltico e del Mar Mediterraneo orientale sono state le più alte almeno dal 1993. A giugno e luglio, le SST in alcune parti del Baltico erano superiori di oltre 5°C alla media. La regione del Mediterraneo ha vissuto un’ondata di caldo intensa e prolungata in luglio-agosto, mentre i record di temperatura sono stati battuti in Italia e Spagna. Il primo rappresenta un record di temperatura massima giornaliera provvisoria per l’Europa. Diversi paesi, tra cui Turchia, Grecia e Italia, hanno assistito a intensi incendi.

Basse velocità del vento sono state rilevate nell’Europa occidentale. Alcuni paesi hanno visto alcune delle velocità del vento annuali più basse almeno dal 1979. Velocità del vento inferiori alla media hanno portato a una riduzione del potenziale di produzione di energia eolica in alcuni paesi dell’Europa occidentale.

Frequenti anche le inondazioni nell’Europa occidentale: precipitazioni record il 14 luglio 2021 in Belgio e Germania occidentale, record di portata fluviale in alcune parti dei bacini idrografici della Mosa e del Reno, precipitazioni da record e suoli saturi hanno contribuito all’eccezionale evento alluvionale.
Risultati chiave per l’Artico: le emissioni di carbonio degli incendi nell’Artico sono state le 4 più alte dall’inizio dei record nel 2003, principalmente dalla Siberia orientale. Il minimo di ghiaccio marino ha raggiunto la sua dodicesima estensione più bassa da quando sono iniziate le registrazioni satellitari nel 1979. Il Mare di Groenlandia ha registrato la sua estensione minima di ghiaccio marino più bassa mai registrata.




Epatiti sospette in Europa, Sileri “Non rientra in quelle note, sappiamo ancora poco”

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sileri cds“Il ministero della Salute si è immediatamente attivato, è già stata inviata una nota alle Regioni e sono state già fatte diverse riunioni con l’Ecdc. Per il resto, sappiamo per ora quello che sanno anche gli altri Paesi, purtroppo ancora poco, nel senso che c’è la descrizione di casi di epatite, molti descritti nel Regno Unito e alcuni in Spagna, Olanda, Belgio e Romania. Si tratta di una forma di epatite non riconosciuta nelle classiche epatiti virali, quindi A,B, C, D ed E, non si conosce la sua natura e se vi è un virus. In alcuni casi è stato trovato adenovirus, non c’è correlazione con il Covid e alcuni di questi piccoli pazienti hanno purtroppo necessitato, perché era una forma di epatite grave, di trapianto di fegato. Al momento si tratta per fortuna di numeri molto bassi e c’è una difficoltà nella diagnosi, perché se tu hai un qualcosa di nuovo non sai neppure come testarlo”. Ha risposto così il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, interpellato sui casi di epatiti acute pediatriche sospette in Europa nel corso di una intervista video rilasciata alla Dire.

“Esistono due scuole di pensiero sulla sua natura- ha proseguito Sileri– tra chi crede che sia un virus infettivo e chi crede che non lo sia. La diagnosi è molto difficile e va per esclusione. Ad oggi chiunque in un’età pediatrica o tardo adolescenziale presenti i sintomi riferibili ad un’epatite, prima di dire che è una nuova epatite di natura da determinarsi vanno escluse tutte quelle precedenti. Ecco la difficoltà”. Il ministero, intanto, e già “dietro al problema”, ha ribadito il sottosegretario, secondo cui ora serve un “coordinamento internazionale, in questo caso europeo, sperando che chi ha avuto più casi e chi avuto i casi per primo possa indicarci di cosa si tratta. Al momento il numero di casi è prevalentemente limitato alla Gran Bretagna, ce ne sono intorno ai 60 casi circa in tutto il Regno Unito”. Però si parla di qualche caso individuato già anche in italia.

“In questo momento non sono segnalati casi in Italia- ha risposto Sileri alla Dire- ma come dicevo precedentemente, laddove tu hai un’epatite che non è stata ancora inquadrata, da lì può nascere il sospetto. Noi adesso siamo di fronte ad una epatite che non rientra tra quelle note e prima di poter dire che è qualcosa di nuovo devi escludere quelle che ci sono. Accanto a queste ci sono le epatiti che possono essere da farmaci o da tossine, cioè si hanno altre forme di epatite di natura non infettiva. Quando studiavo Medicina, agli inizi degli anni Novanta- ha ricordato Sileri- sui libri c’era l’epatite ‘non A’ e l’epatite ‘non B’, perché la C non era ancora stata descritta. Quindi tutto ciò che non era A e non era B era diventata C, ma non era ancora C. Adesso, per spiegarlo in maniera semplice, ci troviamo davanti a qualcosa che va oltre la lettera E“.

Ma in questo momento, ha fatto sapere Sileri, “non sarei preoccupato. È chiaro che viviamo con la sensibilità di un SARS-CoV-2 che ha fatto oltre 160.000 morti in Italia e quasi 5 milioni di morti in tutto il mondo. Ora ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso, quindi attenzione anche a non paragonare qualcosa di nuovo che accade routinariamente nella scienza medica con quello che invece abbiamo vissuto che è una pandemia. Questo è qualcos’altro di molto più limitato, seppur drammatico perché può colpire la popolazione pediatrica, ma assolutamente non sovrapponibile neppure lontanamente a ciò che abbiamo vissuto con il SARS-CoV-2″, ha concluso.

ag DIRE – www.dire.it