PNRR e smart city: quale futuro. Una sfida in cantiere per la sostenibilità e la digitalizzazione

di Domizia Di Crocco
A parte il bordo, l’incastellamento e l’arroccamento. I nostri tesori li conosciamo! Ma come immaginiamo le città del futuro? Un futuro non lontano nel tempo ma che, per l’aspetto e le possibilità che ci regala, ormai ci siamo dentro.
Le smart city sono uno dei più affascinanti sviluppi tecnologici che saranno tra i principali temi delle agende politiche negli anni a venire.
Esistono nel mondo realtà importanti in questo senso ma la piena integrazione dei sistemi e la loro fruizione diffusa da parte di tutti gli utenti non è ancora pienamente realizzata e sarà questa una delle principali sfide che ci attendono.
Smart city è sinonimo con sostenibilità.
Sostenibilità economica, energetica, ambientale. Da questo contesto emerge il tentativo di economizzare e sfruttare al meglio le risorse disponibili per riuscire a ottenerne una resa più soddisfacente, a diretto vantaggio di tutti.
I cittadini vedrebbero migliorare e aumentare il portafoglio di possibilità innovative a loro disposizione e quindi diventerebbero parte integrante del cambiamento e del tessuto sociale stesso.
Ogni città deve fare un percorso di modernizzazione, innovazione e crescita e per ogni strategia ci sono delle apposite tecnologie da impiegare.
L’unico comun denominatore, però, per il mondo è la connettività. La realizzazione di quello che volgarmente si può definire “urban cloud”, la nuova geografia digitale delle nostre città che si realizza a partire dal flusso continuo di dati e informazioni generato dall’interconnessione dei “device” attivi, sia personali, sia automatici.
Attualmente, sono attivi oltre 9 miliardi circa di dispositivi intelligenti e interconnessi a seguito di progetti smart city realizzati in giro per il mondo, secondo dati Gartner.
Entro il 2030, secondo l’IHS Market Smart Cities Database, le spedizioni di apparecchiature per progetti smart city raggiungeranno i 2 miliardi di unità.
Per quanto concerne la casa intelligente o smart home, infine, in un nuovo Report di Zion Market Research si stima che questo mercato tecnologico potrebbe raggiungere il valore di 53 miliardi di dollari nel 2022.
Si creerebbe un unico ecosistema integrato di comunicazione tra città, abitazioni e singoli individui che possono comunicare tra di loro all’interno dello stesso sistema creato così perfetto.
Le criticità non mancano. Per quanto riguarda l’Italia, è dovuto dal sistema dell’infrastruttura che riguarda la rete d’internet. Quotidianamente osserviamo vari tipi di disservizi o problemi legati alla connettività abitativa. Il fatto è che l’infrastruttura è estremamente difforme per capacità e diffusione. In alcune aree, la rete è all’avanguardia ma in altre, all’interno anche dello stesso territorio, la situazione è ben più problematica.
In Italia, abbiamo fame d’infrastrutture. Sempre più forte si palesa la necessità anche di strutture di base, strade, porti, ponti, ferrovie, messa in sicurezza del territorio; una necessità che ci riscopre fragili e insicuri, bisognosi di nuove certezze e strutture in grado di proiettarci verso il futuro.
Può essere quindi l’opportunità di puntare a una “ricostruzione intelligente” di tutte quelle strutture di cui abbiamo bisogno per la realizzazione di quelle smart city che diano poi vita alle smart communities integrate di cui tutti noi dovremmo fare parte.
Perché tutto ciò? La realizzazione di smart city è soprattutto un’opera di urbanizzazione e socializzazione che rientra in un progetto più grande volto ad armonizzare queste due fondamentali componenti, così che nessuno si senta più straniero in casa propria, anzi, sia perfettamente integrato con il tessuto urbano della propria città, realizzato appositamente affinché possa essere a suo sostegno.
A cura di Domizia Di Crocco

Perdita di gusto e olfatto, mal di testa, problemi di memoria, ‘nebbia mentale’, ma non solo. Sono 
Ieri, 23 marzo, si è svolto a New York l’evento centrale della rassegna di iniziative organizzate in tutti gli Stati Uniti per l’edizione 2022 dell’Italian Design Day.
AGI – Le persone anziane che dormono eccessivamente nel pomeriggio potrebbero essere associate a un maggiore rischio di sviluppare disturbi neurodegenerativi. Questo è quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Alzheimer’s and Dementia, il Journal of the Alzheimer’s Association, condotto dagli scienziati dell’Università della California a San Francisco, della Harvard Medical School e del Brigham and Women’s Hospital, che hanno identificato un’associazione tra dormite diurne più frequenti e durature e un maggiore rischio di demenza.
AGI – Dormire al buio per proteggere la nostra salute. È quanto affermano gli scienziati della Northwestern University nell’Illinois negli Stati Uniti a seguito di uno studio pubblicato sulla rivista PNAS. In particolare, lo studio rileva che l’esposizione a un’illuminazione ambientale anche moderata durante il sonno notturno, rispetto al dormire in una stanza poco illuminata, danneggia la funzione cardiovascolare durante il sonno e aumenta la resistenza all’insulina la mattina seguente. L’esperimento condotto su 20 adulti ha rivelato che è bastata una notte di “moderata esposizione alla luce” affinché il corpo sperimentasse gli effetti dannosi.
AGI – Il Centro Cardiologico Monzino ha ‘arruolato’ i primi tre pazienti che, nell’ambito dello studio multicentrico internazionale Victorion-2P, riceveranno Inclisiran, il farmaco che Eugene Brauwnwal, padre della cardiologia moderna, non ha esitato a definire il futuro “vaccino anti-infarto”.
AGI – Danni alle zone del cervello che regolano l’udito, l’olfatto e la memoria sono tra le conseguenze negative del Covid-19 sui pazienti. A indagare sugli effetti cerebrali del SARS-CoV-2 sono i ricercatori dell’Universita’ di Oxford, nel Regno Unito in un articolo su Nature. I risultati, dicono gli esperti, possono migliorare la nostra comprensione di come la malattia si diffonde attraverso il sistema nervoso centrale.
LONDRA\ aise\ – L’Istituto Italiano di Cultura di Londra ospiterà questo pomeriggio alle 18.00 un incontro dedicato a Guglielmo Marconi (1874 – 1937).
AGI – Si chiama Stretch ed è un robot che consente a un bambino malato di vedere, ascoltare e parlare con l’insegnante e i compagni come se fosse presente a scuola.