Elon Musk cambia rotta: SpaceX punta a costruire una città sulla Luna entro 10 anni

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2026021110450893471In una svolta significativa per l’esplorazione spaziale privata, Elon Musk e la sua società SpaceX hanno annunciato un nuovo obiettivo ambizioso: la costruzione di una “città autosufficiente” sulla #Luna nel prossimo decennio, prima di concentrarsi su Marte.

Dal sogno di Marte… alla Luna

Per anni #Musk aveva indicato Marte come la futura destinazione principale per l’umanità, con piani di una colonia autosufficiente sul pianeta rosso. Tuttavia, di recente ha scritto sui social che #SpaceX ha già “spostato il focus” verso la Luna, ritenendola una tappa più realistica e raggiungibile in meno di 10 anni, rispetto ai 20+ anni previsti per Marte.

La ragione principale di questo cambio di rotta è pratica: mentre un viaggio verso Marte può richiedere sei mesi e dipende dall’allineamento dei pianeti ogni 26 mesi, la Luna è raggiungibile in circa due giorni e le missioni possono avvenire ogni pochi giorni. Questo permette a SpaceX di iterare e sviluppare tecnologie più velocemente.

La città sulla Luna: cosa significa

Secondo Musk, la “città lunare” sarà “self-growing” (in grado di espandersi nel tempo) con infrastrutture di ricerca, produzione e potenzialmente anche insediamenti umani permanenti. Questo progetto si allinea con gli obiettivi della NASA nel riportare sollevamenti umani sul satellite terrestre attraverso il programma #Artemis, in cui Starship gioca un ruolo chiave.

Nonostante la priorità alla Luna, Musk ha ribadito che il sogno di una colonia su Marte non è abbandonato: SpaceX continuerà a lavorare anche su quel fronte, ma con un piano temporale posposto di diversi anni rispetto alla nuova visione lunare.

Reazioni e sfide

L’annuncio ha suscitato grande interesse nel mondo della scienza e dell’industria aerospaziale, ma anche dibattito sulle difficoltà tecniche e i costi di una simile impresa. Costruire insediamenti umani su un altro corpo celeste comporta sfide enormi — dalla sopravvivenza in ambienti estremi alla logistica dei rifornimenti. Tuttavia, per Musk e i suoi sostenitori, la Luna rappresenta un primo grande passo verso un futuro multiplanetario per l’umanità.




Come ridurre le emissioni degli aerei? Tra tecnologia, carburanti e nuove regole

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saf aviation fuel 768x512Il trasporto aereo è responsabile di circa il 2–3% delle emissioni globali di CO₂, ma il suo impatto climatico reale è ancora più ampio se si considerano le scie di condensazione e altri gas rilasciati in quota. Ridurre le emissioni degli aerei è quindi una delle grandi sfide ambientali del nostro tempo, soprattutto in un mondo che continua a muoversi e a volare.

Ma cosa si può fare, concretamente?

Carburanti sostenibili (SAF): la leva più immediata

La soluzione più realistica nel breve periodo sono i Sustainable Aviation Fuels (SAF), carburanti prodotti da rifiuti organici, oli esausti, biomasse o – in prospettiva – da idrogeno verde e CO₂ catturata.

I SAF possono ridurre le emissioni fino all’80% rispetto al cherosene tradizionale e sono già compatibili con gli aerei esistenti. Il problema non è tecnico, ma economico: oggi costano molto di più e la produzione è ancora limitata.

Organismi come l’ICAO spingono per aumentarne l’uso obbligatorio nei prossimi anni, soprattutto nei voli commerciali.

Aerei più efficienti e design innovativi

I grandi costruttori, come Airbus e Boeing, lavorano da tempo su aerei più leggeri, con ali più lunghe e materiali compositi che riducono il consumo di carburante.

Un aereo moderno consuma fino al 25% in meno rispetto a un modello di vent’anni fa. Inoltre, nuovi studi puntano su configurazioni radicali, come le ali a corpo integrato, che potrebbero rivoluzionare l’aviazione dopo il 2035.

Elettrico e idrogeno: il futuro (non immediato)

Gli aerei elettrici sono già una realtà per piccoli velivoli e tratte molto brevi, ma le batterie attuali non consentono voli di medio e lungo raggio.

Più promettente è l’idrogeno, che non produce CO₂ durante la combustione. Airbus, ad esempio, ha annunciato progetti sperimentali con entrata in servizio prevista non prima del 2035. Anche qui, le difficoltà sono enormi: stoccaggio, sicurezza, infrastrutture aeroportuali.

Migliorare rotte e gestione del traffico aereo

Non tutte le soluzioni volano… alcune restano a terra. Ottimizzare le rotte di volo, ridurre le attese negli aeroporti e migliorare la gestione del traffico aereo può abbattere le emissioni del 5–10% senza costruire un solo aereo nuovo.

Anche evitare le altitudini dove si formano più facilmente le scie di condensazione può ridurre l’impatto climatico complessivo dei voli.

Compensazioni e regole internazionali

Molte compagnie offrono programmi di compensazione delle emissioni, finanziando progetti ambientali. È una misura utile, ma non sufficiente: compensare non significa eliminare il problema alla fonte.

Per questo servono regole globali. L’aviazione è per sua natura internazionale e solo accordi condivisi possono evitare distorsioni e concorrenza sleale.

#Volare meno (e meglio)

Infine, c’è una verità scomoda: una parte della soluzione passa anche dalle scelte dei passeggeri. Voli diretti invece di scali, aerei più nuovi, compagnie più efficienti. E, quando possibile, alternative come il treno per le tratte brevi.

Ridurre le #emissioni degli aerei, quindi, è possibile, ma richiede tempo, investimenti e cooperazione globale. I carburanti sostenibili sono la chiave del presente, mentre elettrico e idrogeno rappresentano il futuro. Nel frattempo, ogni miglioramento – tecnico o organizzativo – conta.

Il cielo del domani sarà ancora pieno di aerei. La sfida è fare in modo che siano sempre più silenziosi, efficienti e puliti.




“Svelando il cielo di Roma” al Planetario Galilei di Buenos Aires per la V Giornata Nazionale dello Spazio

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ambasciata ditalia in argentina svelando il cielo di roma al planetario galileo galilei di buenos aires per la v giornata nazionale dello spazio immagine4In occasione della V edizione della Giornata Nazionale dello Spazio, l’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires, in collaborazione con il Planetario Galileo Galilei, organizza l’evento “Svelando il cielo di Roma”. L’evento, che valorizza la cooperazione nel settore spaziale tra Italia e Argentina, si terrà martedì 9 dicembre alle ore 19, nella Cupola del Planetario Galileo Galilei di Buenos Aires , con ingresso gratuito e accesso in ordine di arrivo (posti limitati). L’attività propone un percorso interdisciplinare che combina scienza e cultura. Nel corso della serata, scienziati, specialisti e architetti offriranno una serie di interventi dedicati allo studio del cielo e al suo rapporto con la città di Roma. Inoltre, i partecipanti riceveranno una copia della guida astronomica “Roma. Seconda stella a destra”, realizzata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica d’Italia (INAF), che invita a scoprire la capitale italiana attraverso le sue costellazioni, i suoi racconti e la sua storica relazione con l’osservazione del firmamento. Infine, grazie al contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, l’evento sarà accompagnato dalla partecipazione di un quartetto di fiati che arricchirà questo viaggio nel cielo di Roma con un eccezionale accompagnamento musicale. La Giornata Nazionale dello Spazio, istituita nel 2021, commemora il lancio del San Marco 1, il primo satellite artificiale italiano, messo in orbita il 16 dicembre 1964. Con questo traguardo, l’Italia si affermò come il terzo Paese al mondo a sviluppare, costruire e lanciare il proprio satellite, consolidando un ruolo pionieristico nel settore spaziale. Oggi l’Italia mantiene una presenza di rilievo nel panorama spaziale, sostenuta in larga misura dalla cooperazione internazionale. In questo contesto, la collaborazione con la Repubblica Argentina rappresenta un elemento fondamentale. Tra le iniziative bilaterali più significative si distingue il SIASGE (Sistema Italo-Argentino di Satelliti per la Gestione delle Emergenze), sviluppato congiuntamente da ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e CONAE (Comisión Nacional de Actividades Espaciales). Si tratta del primo sistema di osservazione terrestre che integra in modo congiunto satelliti di due Paesi: due argentini e quattro italiani. Allo stesso modo, da oltre trent’anni la società italiana Telespazio è attivamente presente in Argentina, contribuendo allo sviluppo del settore. La cooperazione scientifica bilaterale è stata altresì determinante per l’Osservatorio Pierre Auger, a Malargüe, dedicato allo studio dei raggi cosmici di energia estrema provenienti dalle profondità dell’Universo.(Inform)




L’eccellenza italiana in genetica in 3 Continenti

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medicina dnaIl centro scientifico Altamedica, leader nella ricerca e diagnostica genetica in Italia, annuncia la sigla di un importante accordo di partnership internazionale con Prequel Genetics, distributore specializzato in test e tecnologie genetiche.
L’intesa, che formalizza l’esportazione di piattaforme diagnostiche e brevetti “Made in Italy” in 18 Paesi chiave tra Europa, Sud America e Medio Oriente, proietta Altamedica tra i protagonisti della medicina genomica mondiale e consolida l’immagine dell’Italia come polo di eccellenza scientifica.
L’Italia che esporta innovazione L’accordo è stato siglato dal CEO Prof. Claudio Giorlandino e dal COO Dott. Marco Costantini per Altamedica, insieme a Nebojsa Petrovic per Prequel Genetics. La collaborazione prevede la distribuzione delle tecnologie brevettate da Altamedica in un vasto network che include: Albania, Serbia, Montenegro, Kosovo, Croazia, Slovenia, Romania, Grecia, Cipro, Libano, Spagna, Ungheria, Egitto, Dubai, Argentina, Cile, Perù e Messico.
“Questo accordo rappresenta un traguardo di straordinaria importanza scientifica e culturale- ha dichiarato il Prof. Claudio Giorlandino, Direttore Scientifico di Altamedica– La collaborazione con Prequel Genetics consentirà di creare una rete di distribuzione unica nel suo genere. È un modo per trasferire competenze e tecnologie di frontiera. Altamedica conferma il suo ruolo di leader e innovatore, proiettando l’Italia tra i protagonisti della medicina genomica mondiale”.

Attraverso questa partnership, Altamedica metterà a disposizione dei Paesi partner le proprie piattaforme bioinformatiche e diagnostiche molecolari avanzate in settori cruciali quali:
• Diagnostica Genetica Prenatale (inclusi test per individuare l’intero esoma fetale nel sangue materno).
• Neurogenetica, Cardiogenetica e Nutrigenetica.
• Neuroimmunologia (con test innovativi per prevenire disturbi dello spettro autistico legati ad anticorpi anti-recettore del folato, FRAA).
Il valore del “Made in Italy” per la salute globale
Questo accordo non è solo un traguardo commerciale, ma un’operazione di straordinaria importanza culturale e scientifica che valorizza l’immagine dell’Italia nel mondo. Esportando i suoi brevetti, Altamedica esporta il rigore scientifico e la capacità di innovazione italiana, contribuendo direttamente a:
• Elevare gli Standard Diagnostici: I Paesi partner avranno accesso a test genetici d’avanguardia certificati e brevettati dai ricercatori italiani.
• Trasferimento di Competenze: Viene creato un modello di cooperazione internazionale che trasferisce competenze e tecnologie di frontiera in aree dove la genetica moderna è ancora in fase emergente.
• Diagnosi Precoce e Prevenzione: L’innovazione italiana diventa un motore di sviluppo scientifico globale, contribuendo attivamente alla diagnosi precoce, alla prevenzione e al miglioramento della salute materno-fetale e dell’individuo adulto.

ag. DIRE – www.dire.it




Hanno scoperto un’altra Via Lattea, di 12 miliardi di anni fa

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Un team di astronomi indiani ha individuato una galassia massiccia e sorprendentemente strutturata in un’epoca in cui l’Universo aveva appena 1,5 miliardi di anni. La scoperta, realizzata grazie al telescopio spaziale James Webb (JWST), contraddice i modelli più consolidati secondo cui le galassie primordiali fossero per lo più irregolari e caotiche.

La galassia, ribattezzata Alaknanda, è stata descritta come “una gigantesca e splendidamente strutturata girandola cosmica”, con una morfologia che richiama quella della Via Lattea. Lo studio, firmato da Rashi Jain e Yogesh Wadadekar del National Centre for Radio Astrophysics di Pune, è stato pubblicato a novembre sulla rivista Astronomy and Astrophysics.

Secondo Wadadekar, “la galassia sembra straordinariamente simile alla nostra Via Lattea, nonostante fosse presente quando l’universo aveva solo il 10% della sua età attuale”. Una sorpresa resa possibile dai dati ad alta risoluzione del telescopio Webb, dal quale Jain ha esaminato circa 70.000 oggetti prima di imbattersi in una grande spirale di 30.000 anni luce: un’eccezione evidente in un campione dominato da strutture molto più semplici.

La ricercatrice spiega che la galassia mostra due bracci simmetrici ben definiti, con il tipico schema “a perline su un filo”, segno della presenza di ammassi di stelle lungo le spirali, un tratto considerato raro a quell’epoca. Wadadekar ammette che la sua reazione iniziale è stata di incredulità: per formare 10 miliardi di masse solari in poche centinaia di milioni di anni, afferma, serve “un processo incredibilmente rapido per gli standard cosmici”.

Gli astronomi hanno sempre ritenuto che il periodo definito alba cosmica fosse dominato da piccole galassie disordinate. Webb, però, continua a restituire un quadro più complesso: dalla sua entrata in funzione, numerose scoperte hanno rivelato strutture mature molto prima del previsto. Alaknanda si inserisce in questa tendenza. Con dimensioni pari a un terzo della Via Lattea e un tasso di formazione stellare 20-30 volte superiore a quello attuale della nostra galassia, mostra un livello di organizzazione avanzato per un’epoca così remota.

Le immagini osservate risalgono a 12 miliardi di anni fa: la galassia si trova infatti a una distanza tale da far viaggiare la sua luce per altrettanto tempo prima di raggiungerci. Jain ricorda che “la durata di vita di una galassia è così lunga che non possiamo osservarla dall’inizio alla fine”, motivo per cui gli astronomi ricorrono a studi statistici per comprendere le fasi evolutive.

Alla domanda su dove si trovi oggi Alaknanda, Wadadekar replica: “quando le persone mi chiedono dove si trova attualmente, rispondo di aspettare 12 miliardi di anni per vedere dove si trova ora”.

Il prossimo passo, spiegano i ricercatori, sarà ottenere nuove osservazioni con il James Webb o con l’osservatorio Alma in Cile, per capire come una galassia tanto giovane sia riuscita a formare bracci a spirale così definiti. Perché, sostengono, molte delle risposte sull’Universo di oggi nascono proprio da ciò che è accaduto nel suo passato più remoto.

 

ag. Dire – www.dire.it




Un astronauta italiano in missione verso la Luna

luna

lunaNell’equipaggio della missione internazionale Artemis verso la Luna ci sarà anche un astronauta italiano. Lo ha annunciato oggi a Brema il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa), Josef Aschbacher, durante il Consiglio ministeriale.
Questa notizia conferma “innanzitutto il valore dei nostri astronauti- commenta il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospazio, Adolfo Urso- che si sono già affermati a livello internazionale e il sempre maggiore ruolo dell’Italia nello Spazio. Siamo tornati a essere protagonisti. L’Europa può guardare al futuro con maggiore certezza, coesione e determinazione. L’Italia c’è e ha aumentato il suo contributo (all’Esa, ndr) di oltre il 13 per cento rispetto a tre anni fa, siamo giunti a 3,5 miliardi di euro. Questo ha contribuito a raggiungere e superare le aspettative della stessa Esa e dell’Ue. I programmi per noi prioritari sono ampiamente finanziati, l’accesso allo Spazio con Vega e Ariane, l’esplorazione e la navigazione, le telecomunicazioni in sicurezza, gli esperimenti spaziali… Tutto quello che era prioritario ha avuto le risorse necessarie per accelerare nella competizione globale. Siamo pienamente soddisfatti”.

“Finalmente sappiamo che uno dei prossimi astronauti che andrà sulla Luna sarà un italiano– commenta il presidente dell’Agenzia spaziale italiana(Asi), Teodoro Valente-. C’è una terna di astronauti che verrà selezionata al momento opportuno e che coinvolge la Germania, la Francia e l’Italia. Questo è un ulteriore riconoscimento per il nostro Paese per quanto riguarda l’impegno nel settore Spazio, le capacità e le competenze dei nostri astronauti”.

 

agenzia Dire – www.dire.it




Ottawa, una serata di promozione del partenariato strategico Italia-Canada nel settore dell’IA

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ottawa la residenza ditalia a gatineau ospita una serata di promozione del partenariato strategico italia canada nel settore dellia immagine17 229x223L’Ambasciatore d’Italia in Canada, Alessandro Cattaneo, ha ospitato presso la Residenza d’Italia a Gatineau le delegazioni partecipanti alla riunione del Research 7+, gruppo di lavoro che riunisce le principali istituzioni di ricerca dei Paesi del G7 e della Spagna, avviato durante la Presidenza italiana del G7 e attualmente in corso a Ottawa con il titolo “AI for Prosperity through Science Research”. La Delegazione italiana è guidata dal Vice Presidente del CNR, Prof. Francesco Svelto. Nel suo intervento di apertura, l’Ambasciatore Cattaneo ha sottolineato come l’Italia e il Canada, Paesi pionieri nell’elaborazione di strategie nazionali per l’Intelligenza Artificiale, condividano un approccio comune volto a sviluppare e regolamentare l’IA secondo principi etici e sociali. L’Ambasciatore ha quindi ricordato il partenariato strategico bilaterale tra Italia e Canada in ambito AI, promosso tramite il “Joint Advisory Group” bilaterale, istituito nel 2024 con la Roadmap per la cooperazione rafforzata tra Italia e Canada, e riunitosi in presenza per la prima volta a Ottawa. Fra i numerosi ospiti presenti all’evento l’On. Karim Bardeesy, Segretario Parlamentare del Ministro dell’Industria canadese, la Dott.ssa Mona Nemer, Consigliere scientifico del Primo Ministro Carney, ed il Prof. Alejandro Adem, Presidente del Natural Sciences and Engineering Research Council (NSERC), che nei propri saluti hanno evidenziato la profonda collaborazione tra Italia e Canada a livello bilaterale e in ambito G7 nei settori della ricerca, dell’innovazione e dell’IA. I lavori del Research 7+ sono proseguiti con sessioni dedicate alle applicazioni attuali e future dell’Intelligenza Artificiale nelle varie discipline scientifiche e nella ricerca. (Inform)




I cibi ultra-processati fanno male praticamente a tutto

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Una vastissima analisi, la più completa mai fatta finora e pubblicata su The Lancet, lancia un allarme sugli alimenti ultra-processati (UPF): sono un rischio enorme per la salute pubblica. A vari livelli. Secondo i ricercatori, questi prodotti industriali – ormai diffusissimi nelle diete di bambini e adulti in tutto il mondo – sono associati a un aumento del rischio di numerose malattie, tra cui obesità, diabete di tipo 2, patologie cardiovascolari e depressione. Fanno male praticamente a tutto, insomma.

Gli esperti indicano un cambio radicale nelle abitudini alimentari: nel Regno Unito e negli Stati Uniti più della metà dell’apporto calorico quotidiano proviene da UPF, una quota che può arrivare all’80% tra giovani e fasce sociali svantaggiate. Questa sostituzione del cibo fresco con prodotti industriali riguarda ormai ogni continente. Dietro l’esplosione degli UPF, sottolinea l’analisi, c’è la spinta aggressiva delle grandi aziende alimentari, accusate di promuovere questi prodotti con strategie di marketing pervasive e di ostacolare controlli e normative sanitarie. Secondo gli autori, è questa pressione economica a sostenere la “pandemia di malattie croniche” legate alla dieta.

La revisione delle evidenze scientifiche è ampia: 104 studi a lungo termine hanno rilevato un’associazione significativa tra consumo elevato di UPF, malattie croniche e mortalità prematura. Il professor Carlos Monteiro, che ha co-firmato la serie di studi, dice al Guardian: “Le prove indicano che il nostro organismo non è biologicamente predisposto a consumare alimenti così lavorati”.

Monteiro è anche l’ideatore della classificazione NOVA, che colloca gli UPF nel livello più alto di trasformazione industriale: prodotti estremamente appetibili, ricchi di zuccheri, grassi e additivi, ma poveri di nutrienti. Snack confezionati, bevande zuccherate, fast food e pasti pronti sono diventati alternative abituali ai pasti tradizionali.

Le critiche scientifiche alla categoria UPF non mancano: la definizione non è sempre univoca e servono più studi sperimentali sui meccanismi biologici coinvolti. Tuttavia, gli autori sostengono che l’attesa di ulteriori ricerche non può diventare un alibi per rimandare interventi urgenti.

agenia Dire- www.dire.it




A Montreal il Forum Canada-Italia sull’intelligenza artificiale

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a montreal il forum canada italia sullintelligenza artificiale immagine2 303x223Si tiene a Montreal la settima edizione del Forum Canada-Italia sull’intelligenza artificiale, organizzato a Montreal dalla Camera di Commercio Italiana in Canada in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Ottawa ed il Consolato Generale d’Italia a Montreal. Il tema di quest’anno è “AI in action – leveraging innovation in a changing world”. Il Forum – riferisce l’Ambasciata – costituisce un’ulteriore tappa di rafforzamento della collaborazione privilegiata in atto tra Italia e Canada in questo fondamentale settore, che si aggiunge alla recente creazione del “Joint Advisory Group” bilaterale sull’intelligenza artificiale che mira a promuovere lo sviluppo etico, inclusivo e sostenibile dell’AI. Alla serata inaugurale, aperta dal Presidente della Camera di Commercio Italiana in Canada Carmine D’Argenio, sono intervenuti l’Ambasciatore d’Italia in Canada Alessandro Cattaneo ed il Console Generale a Montreal Enrico Pavone, insieme a numerosi protagonisti degli ecosistemi AI canadesi e italiani. Le Regioni Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna erano presenti anche a livello istituzionale. Nel proprio intervento l’Ambasciatore Cattaneo ha sottolineato il valore strategico della collaborazione tra Italia e Canada in ambito AI, e come essa si iscriva nella comune sensibilità che i due Governi condividono e che hanno promosso nelle rispettive Presidenze G7. La serata inaugurale è stata l’occasione per la firma di due nuovi importanti accordi di collaborazione: tra l’italiano National Biodiversity Future Center ed il Quebec Center for Biodiversity Science, e tra il Cluster Build ER della Regione Emilia Romagna e l’AdapT Research Institute of ETS di Montreal. (Inform)




Salute. Alta cucina e longevità, cuore sano con vademecum autunnale

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whatsapp image 2025 11 05 at 13.14.00 1024x768A Roma l’alta cucina promuove la longevità nell’ambito della XII edizione di Excellence Food Innovation, non solo una vetrina per le eccellenze del Made in Italy, ma anche un laboratorio di idee per il futuro del cibo e della salute. La manifestazione, in corso nella capitale grazie al supporto di Roma capitale, Bcc Roma ed Enel, ha posto l’accento sul legame indissolubile tra dieta, lunga vita e salute cardiovascolare, presentando il vademecum autunnale per la salute del cuore e la longevità. Consigli mirati per aiutare a vivere più a lungo e meglio partendo da ciò che la stagione offre: alimenti protettivi, un clima favorevole al movimento e il ritorno a una routine salutare. A lanciarlo è stata la professoressa Maddalena Piro, cardiologa dell’Ospedale Santo Spirito di Roma e docente all’Università UniCamillus, intervenuta al convegno “Alimentazione e Longevità”, ideato dalla giornalista Angelica Amodei nell’ambito di Excellence. “L’autunno è una finestra biologica preziosa: la natura ci mette nel piatto nutrienti capaci di proteggere cuore e metabolismo, mentre il clima invita a muoversi. È il momento ideale per ripartire – ha affermato la prof.ssa Piro – Non basta vivere più a lungo: vogliamo restare lucidi, autonomi, fisicamente attivi. Il cuore è il motore della nostra autonomia futura”.
Il messaggio centrale è che la longevità si costruisce proteggendo il cuore attraverso uno stile di vita, non regimi estremi. L’alimentazione stagionale agisce direttamente sui meccanismi biologici che rallentano l’invecchiamento e prevengono l’aterosclerosi.
Il vademecum enfatizza la ricchezza dei sapori di stagione, identificando i veri alleati della salute cardiovascolare: Alimenti come il melograno e l’uva nera sono al centro della prevenzione, grazie al loro elevato contenuto di polifenoli e resveratrolo, essenziali per proteggere le arterie e contrastare l’infiammazione e l’invecchiamento cellulare; Per supportare cuore e cervello, il Vademecum promuove il consumo quotidiano di noci, fonte cruciale di Omega-3 vegetali; Le verdure come zucca, cavolo nero, broccoli e verza sono fondamentali: la zucca è ricca di fibre e vitamine utili per il metabolismo e l’intestino, mentre i cavoli offrono potenti composti antiossidanti che agiscono come depurativi; Infine, mele e pere contribuiscono con la loro pectina, una fibra solubile che aiuta a regolare il colesterolo e a nutrire il microbiota intestinale, rafforzando le difese dell’organismo.
“Mangiare stagionale è una forma di prevenzione semplice, accessibile e basata sull’evidenza scientifica”, ha ribadito la professoressa Piro.
Il secondo pilastro del vademecum è il movimento quotidiano, non la performance. “La longevità non si ottiene con sforzi eccezionali ma con costanza: 30 minuti di camminata sostenuta al giorno cambiano il destino cardiovascolare”, ha affermato l’esperta che suggerisce azioni pratiche come: camminata veloce quotidiana, uso delle scale al posto dell’ascensore e stretching serale per migliorare postura e qualità del sonno.
“Alle donne, dopo la menopausa, a causa del rischio cardiometabolico in aumento, si consigliano camminata o nordic walking, piccoli pesi o elastici per proteggere muscoli e ossa, e yoga o pilates per stress e postura. Negli uomini il grasso viscerale è l’acceleratore dell’invecchiamento maschile. Si raccomandano camminata veloce o jogging leggero, circuiti corpo libero, nuoto o bici”, ha aggiunto.
“La medicina della longevità non mira solo a rallentare il tempo, ma a garantire una salute estesa, trasformando l’invecchiamento in un processo attivamente modificabile. È cruciale sfatare i falsi miti e prendere consapevolezza del nostro ruolo: la genetica influenza solo il 20-25% della nostra longevità. La vera sfida è la qualità della vita che costruiamo giorno per giorno. L’invecchiamento è prevenibile e gestibile. La chiave risiede negli stili di vita sani, nella modulazione epigenetica e nell’uso mirato di molecole anti-aging. Sostanze come i precursori del Nad (Nicotinammide adenina dinucleotide) sono al centro della ricerca, supportando i cicli energetici cellulari e l’attività antinfiammatoria. Scegliere la longevità è una responsabilità che porta a un futuro più sano”, ha concluso la professoressa Piro.
“Oggi eccellenza significa alta cucina e innovazione di prodotto, ma non può prescindere da un concetto fondamentale: la sostenibilità a 360 gradi. E in questa visione, la salute e la nutrizione sono pilastri insostituibili. La filiera agroalimentare ha un impatto diretto e profondo sul benessere dei cittadini. Non possiamo limitarci a parlare di gusto e shelf life; dobbiamo affrontare temi cruciali come l’educazione alimentare, la lotta agli sprechi che sono anche sprechi di salute, e la promozione di diete equilibrate basate sui nostri straordinari prodotti. L’eccellenza deve essere etica e salutare”, ha aggiunto Pietro Ciccotti ideatore di Excellence Food Innovation.

 

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