L’Ue ha approvato il certificato vaccinale. Ecco come funziona

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184034681 5c1e6acf 9530 4f31 bb3c ea8f3db3b6e3AGI – I negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio sul Certificato Covid digitale Ue per facilitare la libera circolazione durante la pandemia.

Il certificato sarà disponibile sia in formato digitale che cartaceo. Attesterà se una persona è stata vaccinata contro il coronavirus o ha un risultato recente di test negativo o è guarita dall’infezione. In pratica, si tratta di tre certificati distinti. Il quadro comune dell’UE permetterà agli Stati membri di emettere questi certificati che saranno poi accettati negli altri Paesi dell’Unione.

Secondo l’accordo, il regolamento del Certificato Covid digitale Ue resterà in vigore per 12 mesi. Non sarà una precondizione per esercitare il diritto alla libera circolazione e non sarà considerato un documento di viaggio.

Per sostenere la disponibilità di “test abbordabili e accessibili”, la Commissione europea si è impegnata a mobilitare “almeno 100 milioni di euro” nell’ambito dello Strumento di sostegno di emergenza per l’acquisto di test allo scopo di rilasciare i certificati Ue. Di tale finanziamento dovrebbero beneficiare in particolare le persone che quotidianamente o frequentemente attraversano le frontiere per andare al lavoro o a scuola, visitare parenti stretti, cercare cure mediche, o per prendersi cura dei propri cari, così come i lavoratori essenziali.I negoziatori hanno concordato inoltre che, se necessario, potrebbero essere mobilitati ulteriori finanziamenti oltre i 100 milioni, previa approvazione delle autorità di bilancio.

I Paesi Ue non devono imporre ulteriori restrizioni di viaggio, come la quarantena, l’autoisolamento o i tamponi, “a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica” in risposta alla pandemia di Covid, tenendo conto anche delle prove scientifiche disponibili, “compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)”. Tali misure dovrebbero essere notificate agli altri Stati membri e alla Commissione al più tardi 48 ore prima.

I Paesi Ue devono accettare i certificati di vaccinazione rilasciati in altri Stati membri per le persone che hanno ricevuto un vaccino autorizzato dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema) (attualmente Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Janssen). Spetterà ai Paesi Ue decidere se accettare anche i certificati delle vaccinazioni effettuate con gli altri vaccini utilizzati in base alle procedure di autorizzazione di emergenza nazionali o con quelli elencati dall’Oms per l’utilizzo di emergenza.

I certificati saranno verificati per prevenire frodi e falsificazioni, così come l’autenticità dei codici elettronici inclusi nel documento. I dati personali ottenuti dai certificati non possono essere immagazzinati negli Paesi Ue di destinazione e non ci sarà una banca dati centrale stabilita a livello Ue. La lista delle entità che tratteranno e riceveranno i dati sarà pubblica, in modo che i cittadini possano esercitare i loro diritti di protezione dei dati in base al regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr).

L’accordo politico dovrà ora essere formalmente adottato dal Parlamento europeo, in commissione Libertà sarà calendarizzato per martedì prossimo. Il voto finale della plenaria del Parlamento europeo è invece previsto durante la sessione plenaria dal 7 al 10 giugno. Dev’essere approvato anche dal Consiglio.

Il regolamento entrerà in vigore il primo luglio, con un periodo d’introduzione graduale di sei settimane per il rilascio dei certificati per gli Stati membri che necessitano di tempo aggiuntivo.




L’Etna ha un “cuore pulsante” e ha cambiato volto

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unnamedL’Etna ha cambiato volto in tre anni e ha un “cuore pulsante”: un meccanismo, quest’ultimo, presente probabilmente nei vulcani del resto del pianeta. Si tratta di un serbatoio magmatico più profondo che ne alimenta costantemente uno più superficiale, dove i gas pressurizzano dando origine alla raffica di fontane di lava.

Lo ha scoperto un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), che ha pubblicato il modello di descrizione sulla rivista scientifica ‘Applied Sciences’. “Parliamo di 300 metri cubi al secondo di magma, due tonnellate e mezzo al metro cubo – spiega all’AGI Alessandro Bonforte, primo autore della ricerca – estremamente energetica dal punto di vista meccanico e da quello termodinamico. Il meccanismo funziona sempre allo stesso modo, anche ni parossismi di febbraio-aprile”.

Lo studio, dal titolo “Combining high- and low-rate geodetic data analysis for unveiling rapid magma transfer feeding a sequence of violent summit paroxysms at Etna in late 2015” si è concentrato su una serie di quattro fontane di lava che hanno interessato il cratere Voragine del vulcano siciliano nel dicembre del 2015. Gli scienziati hanno analizzato le deformazioni del vulcano per risalire alle sorgenti magmatiche delle sequenze delle violente eruzioni, per comprenderne le dinamiche e definire il sistema di alimentazione dell’Etna in grado di produrre un così rapido accumulo e violento rilascio del magma.

“La nostra analisi dei dati di deformazione del suolo, ottenuti utilizzando dati ad alta frequenza tilt e GNSS (Global Navigation Satellite System) e immagini satellitari DInSAR (Differential Interferometric Synthetic Aperture Radar), ha riguardato un periodo di 12 giorni comprendente l’intera sequenza eruttiva del dicembre 2015”, aggiunge il team dell’Ingv. “Tali misurazioni – prosegue – ci hanno permesso di definire le complesse interazioni tra le diverse zone di stoccaggio in cui è stato temporaneamente immagazzinato il magma eruttato con i parossismi”.

Ecco la dinamica: il magma si trasferisce da una camera profonda a una più superficiale. Lì, ricco di gas, staziona temporaneamente accumulando pressione. “La sorgente di pressurizzazione profonda fornisce magma ricco di gas a un serbatoio più ‘superficiale’ situato a una profondità di circa 1,5/2 km”, spiega Bonforte. “Quando la pressione del gas supera quella di contenimento delle rocce si verifica l’eruzione violenta sotto forma di parossismo. Questo meccanismo combinato di due livelli di ‘stoccaggio’ del magma a diverse profondità rappresenta, dunque, il possibile ‘motore’ delle sequenze di eventi così rapidi e violenti”.

Tali parossismi, spiega ancora Bonforte, drenano non soltanto il materiale magmatico accumulato nel serbatoio più superficiale, ma anche parte di quello che staziona nel resto del sistema di alimentazione del vulcano. Viceversa, quando la pressione del gas diminuisce, il parossismo si arresta: la valvola si chiude, e il serbatoio più profondo (situato a circa 6 km di profondità) inizia nuovamente a ricaricare quello superficiale, così come il flusso sanguigno nel cuore che viene pompato dall’atrio al ventricolo e poi dal ventricolo all’esterno del cuore.

“Il modello da noi proposto – sottolinea il ricercatore – suggerisce un meccanismo simile a quello di un cuore pulsante, in cui un serbatoio di media profondità, a circa 6 km, carica un serbatoio più superficiale, a circa 2 km; questo serbatoio si trova ad una profondità che consente al gas di separarsi dal resto del fuso, aumentando così la pressione, un po’ come quando si vedono le bollicine formarsi in una bottiglia di una bevanda gasata. Tutto tace finché la pressione esercitata dal gas presente all’interno del magma non risulta troppo elevata, in sostanza si apre la valvola e si verifica il parossismo, che drena il magma dalla sorgente più superficiale e dal resto del sistema, che è continuo. Una volta scaricata la pressione in eccesso, la valvola si chiude e il ciclo ricomincia, col magma che riprende a spostarsi dal serbatoio profondo a quello superficiale. Questo meccanismo potrebbe rappresentare un modello concettuale valido per eventi di natura simile sull’Etna e su altri vulcani nel mondo”. Nel vulcano, insomma, non agisce “una sola pentola a pressione, ma due”, continua Bonforte all’AGI. “Ciò avviene in presenza di condizioni particolari, che non si verificano facilmente. E’ la natura a consentirlo.

Il vulcano, intanto, ha cambiato faccia. L’Etna, spiega il vulcanologo Boris Behncke mostrando alcune foto del profilo della Muntagna (come la chiamano in Sicilia) – è in costante evoluzione e cambiamento, forse più che qualsiasi altro vulcano su questo pianeta. Questa evoluzione è più evidente nel caso del Cratere di Sud-Est, il più giovane e più attivo dei quattro crateri sommitali del vulcano.

Con la serie di parossismi di febbraio-aprile 2021, questo cratere è cambiato ancora una volta in maniera sconvolgente e non è riconoscibile. Del vecchio cono del Sud-Est, che nel 2000 era singolo e cospicuo, non resta praticamente più nulla di visibile (solo se guardato da sud se ne vede ancora una ‘gobba’). Qui sull’Etna, la Terra sta ancora nascendo”. Le forme della natura, aggiunge Bonforte, sono “anche quelle delle superfici testate da un equilibrio di forze”. “Nel caso di un vulcano – sottolinea – tra una forza endogena che tende a costruire la montagna e le forze esogene come l’erosione, la neve, il vento, che tendono a consumarla. In un vulcano così attivo come l’Etna, le energie in gioco sono altissime e i fenomeni sono violenti, sia quelli costruttivi sia quelli distruttivi. Tutti i fenomeni di crollo del cratere di Sud-est sono fenomeni distruttivi, di gravità: frana giù sotto il suo stesso peso”. È in corso una lotta tra due opposti, che dà vita a una trasformazione: “Panta rei – conclude Bonforte – è un principio già scoperto oltre duemila anni fa. Nel momento in cui ci si ferma, c’è la morte”.




Sono autentici i tre video del Pentagono sugli Ufo

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unnamedAGI – I tre video di oggetti volanti non identificati rilasciati nel 2019 dal Pentagono sono autentici. Lo conferma proprio il Dipartimento della difesa (Dod) degli Stati Uniti, dichiarando che i tre filmati realizzati nel 2004 e nel 2015 sono stati effettivamente girati dal personale della Marina militare statunitense.

Ad alimentare l’interesse nei confronti di quelli che vengono definiti fenomeni aerei non identificati (Uap), è stato anche il rilascio, avvenuto nel mese di gennaio da parte della Cia, di migliaia di file con la documentazione di tutti gli avvistamenti di Ufo dagli anni ’50 fino a oltre il Duemila.

Pur non essendo tutti autentici, i video e gli avvistamenti del dossier si aggiungono al numero crescente di episodi privi di spiegazione che hanno portato il Congresso federale a istituire la Unidentified Aerial Phenomena Task Force (UAPTF), un’unità operativa con il compito d’indagare sugli Uap.

È atteso per la prossima settimana il rapporto della UAPTF al Congresso per documentare l’attività svolta. I tre video in questione mostrano un ‘transmedium vehicle’, in grado di muoversi nel vuoto, e attraverso aria e acqua. “Posso confermare che i filmati sono stati ripresi dal personale della Marina – ha dichiarato Susan Gough, portavoce del Pentagono – e che sono in corso ulteriori indagini”. Divulgati in modo non autorizzato già nel 2007 e nel 2017, i video erano stati poi pubblicati dal Pentagono insieme alle registrazioni audio dei piloti americani, di cui si evince lo stupore nel constatare le capacità del veicolo, entrato nell’Oceano senza subire alcun danno.

“Incursioni come questa – riporta la dichiarazione del 2019 – possono rappresentare un rischio per l’aviazione della Marina e per l’Aeronautica militare. Per questioni di sicurezza, è necessario valutare attentamente ogni rapporto di questo genere”.




La scoperta che permetterà di ‘conquistare’ la Luna

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092216461 95c5bcd7 3bb4 49a9 9a33 8309034e4b5fAGI – Da oggi è possibile produrre acqua sulla superficie della Luna grazie ad un processo chimico-fisico che permette di estrarre l’ossigeno dalla sabbia lunare (regolite). Gli esperimenti sono stati condotti dal Politecnico di Milano e da OHB Italia. Il progetto parte dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea) con il contributo dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana). Si tratta di un programma a lungo termine di colonizzazione umana della Luna e prevede l’utilizzo in loco delle risorse lunari.

La scoperta permetterà di produrre acqua direttamente sulla Luna, e di conseguenza ossigeno e idrogeno, svincolando le future missioni e basi lunari dai rifornimenti dalla terra. Ci sarà una semplificazione enorme per la logistica e una drastica riduzione dei costi del trasporto di materiali. Il gruppo di ricerca, guidato dalla professoressa Michèle Lavagna, ha utilizzato un impianto prototipale realizzato ed installato presso i laboratori del dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico.

Alimentando l’impianto con sabbia simulante il suolo lunare polare, è riuscito a produrre acqua, estraendo ossigeno dagli ossidi presenti nei minerali che compongono il terreno del nostro satellite. Il sottile strato di sabbia polverosa che ricopre la Luna contiene minerali che si trovano anche sulla Terra, consentendo l’impiego di processi di trasformazione chimica noti nelle applicazioni industriali terrestri.

Si apre una nuova era

“Il risultato ottenuto dal Politecnico di Milano e da OHB Italia – afferma Lavagna – apre nuove stimolanti prospettive nell’ambito dell’esplorazione lunare e di una presenza umana permanente e sostenibile. Si tratta di un processo che presenta elementi innovativi di matrice squisitamente italiana che pone il nostro Paese in una posizione di rilevanza internazionale nello scenario delle prossime attività di esplorazione umana extra-terrestre”.

Da parte sua l’amministratore delegato di OHB Italia, Roberto Aceti, ha sottolineato: “Per viaggiare nello Spazio e creare basi abitative sulla Luna e su Marte abbiamo bisogno di realizzare tecnologie pronte per sostenervi la presenza umana. Produrre ossigeno in ambiente lunare testimonia come la stretta collaborazione tra scienza, ricerca universitaria e imprese possa portare a sviluppare un prodotto industriale di altissimo valore tecnologico in grado di cambiare le prospettive del nostro futuro oltre a riconfermare le altissime competenze spaziali dell’Italia sulla scena mondiale”.




La sospensione Usa dei brevetti sui vaccini è una svolta anti-pandemia

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215037226 39f7d131 2877 4e12 a0c1 99001a1c987dAGI – La svolta è arrivata con una nota ufficiale del rappresentante Usa al Congresso: il governo americano appoggia la sospensione dei brevetti sui vaccini anti-Covid e ne discuterà i dettagli in sede di Wto. Significa produzione libera dei vaccini, una mossa che può dare una spinta decisiva nella lotta alla pandemia.

Una decisione apprezzatissima dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che su Twitter la definisce “un momento monumentale nella lotta contro #COVID19”.

L’ambasciatore Katherine Tai ha scritto in una nota che Washington “sostiene la rinuncia a queste protezioni per i vaccini Covid-19”.

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Vaccino Usa sospensione brevetti svolta anti-pandemia

“Questa è una crisi sanitaria globale, e le circostanze straordinarie della pandemia Covid-19 richiedono misure straordinarie”, ha aggiunto. Tai riconosce che i negoziati all’Organizzazione Mondiale del Commercio “richiederanno tempo, data la natura consensuale dell’istituzione e la complessità delle questioni coinvolte”.

“L’obiettivo dell’Amministrazione è quello di portare il maggior numero possibile di vaccini sicuri ed efficaci al maggior numero di persone il più velocemente possibile.  Mentre la nostra fornitura di vaccini per il popolo americano è assicurata, l’Amministrazione continuerà a intensificare i suoi sforzi – lavorando con il settore privato e tutti i partner possibili – per espandere la produzione e la distribuzione dei vaccini.  Lavorerà anche per aumentare le materie prime necessarie per produrre quei vaccini”.

Per il capo dell’Oms, “l’impegno di Joe Biden e dell’Ambasciatore Tai per sostenere la rinuncia alle protezioni di brevetto sui vaccini è un potente esempio degli Usa per affrontare le sfide della salute globale”.

“Elogio gli Usa per questa decisione storica per la #VaccinEquity, dando priorità al benessere di tutte le persone ovunque in un momento critico. Ora muoviamoci tutti insieme rapidamente, in solidarietà, basandoci sull’ingegnosità e sull’impegno degli scienziati che hanno prodotto i vaccini salvavita #COVID19”.

Tedros sottolinea inoltre che “il sostegno della Casa Bianca alla rinuncia temporanea ai brevetti sui vaccini #COVID19 riflette la saggezza e la leadership morale degli Usa per sostenere #VaccinEquity e lavorare per porre fine a questa pandemia. #InThisTogether”.

Intanto, già in vista del via libera all’uso del vaccino dai 12 anni in su, Pfizer-BioNTech chiederà a settembre il via alla Food and Drug Administration (Fda), per l’uso del siero per i bimbi di età compresa tra i 2 e gli 11 anni.

Il Canada è il primo Paese a dare il via libera per le vaccinazioni con età minima di 12 anni. Si comincerà lunedì 10 dall’Alberta, la provincia petrolifera è la più colpita. (AGI)




Giornata della Ricerca in Qatar: campagna di comunicazione dedicata ai ricercatori italiani a Doha

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5grimqatarDOHA\ aise\ – In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo 2021, l’Ambasciata d’Italia in Qatar, con la collaborazione dell’ospedale materno-infantile Sidra Medicina di Doha, ha organizzato una campagna di comunicazione per i social network, nel quadro delle azioni di diplomazia scientifica volte a promuovere le attività dei ricercatori italiani in Qatar.
La campagna si articola in una serie di videoclip che raccolgono le testimonianze di ricercatori italiani in Qatar, pubblicati sui profili Twitter, Facebook e Instagram della Sede.
Tra i protagonisti Davide Bedognetti, oncologo e ricercatore, direttore del Cancer Program, Chiara Cugno, direttrice del Laboratorio Advanced Cell Therapy Core e specialista in oncologia ed ematologia pediatrica, Sara Deola, medico e ricercatrice, Cristina Maccalli, ricercatrice, Massimino Miele, manager del Laboratorio Advanced Cell Therapy Core, Annalisa Terranegra, ricercatrice e professoressa, e Sara Tomei, ricercatrice nel campo della genomica e manager del Omics Core Facility – Integrated Genomics Services. (aise)




Uva e scienza, un binomio da non sottovalutare

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prototipo di cella fotovoltaica jpeg 1 quella giustaCari lettori oggi affronteremo un argomento molto interessante, e lo faremo sempre in compagnia dell’amico Dr. Clinton Lee esperto mondiale di vino e Executive Director of APWASI Asia Pacific Wine and Spirit Institute  (www.apwasi.com) a cui poi chiederò un suo giudizio tecnico.

L’uva questo superlativo frutto, ottimo da mangiare ma che produce anche  nettare da bere, può essere di grande aiuto all’ambiente.

Sappiamo che la trasformazione dell’uva in vino produce degli scarti dette “Fecce”. Sono il deposito che si ottiene alla fine della fermentazione ed  è un composto da frammenti di bucce,vinaccioli e lieviti esauriti. Questi scarti devono essere smaltiti dalle aziende vinicole, hanno un costo monetario nullo, anzi hanno un costo per lo smaltimento.

Oggi hanno trovato un loro utilizzo per la produzione di celle fotovoltaiche

SSpieghiamobrevemente come funziona questo nuovo tipo di cella fotovoltaica

L’idea di sviluppare questo nuovo tipo di celle fotovoltaiche dall’incontro tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e Serena Wines 1881, una delle più importanti aziende produttrici di Prosecco.

Il processo brevettato permette di estrarre i coloranti naturali contenuti nei polifenoli dell’uva. Questi, se utilizzati su una base di biossido di titanio, sono in grado di catturare la luce del sole e trasmettere degli elettroni a un semiconduttore. Si tratta, in pratica, di una copia di quello che funziona con la fotosintesi clorofilliana nelle piante.

Il progetto è stato finanziato dal Fondo Sociale Europeo della Commissione Europea ed è stato gestito dalla Regione Veneto

La comodità dell’energia derivata dall’uva rispetto a quelle che si trovano in commercio al silicio,  è che le celle derivate dall’uva non sono costose, e possono essere utilizzate con cielo nuvoloso e posizionate anche verticalmente. Hanno un grande rispetto per l’ ambiente perché non si producono rifiuti, e allo stesso tempo producono energia sostenibile al 100%, Ne beneficiano anche le aziende vinicole, perché, mentre prima le Fecce per loro erano un costo di smaltimento, ora per loro diventa anche una fonte di guadagno.  Purtroppo, affinché le celle siano disponibili sul mercato, dovremo aspettare ancora un po’.

Chiediamo cosa ne pensa l’ amico Dr. Clinton Lee, e se questo progetto secondo Lui può essere proposto in Canada.

Grazie, Augusto. Questi sono i miei pensieri, “Come per tutto, per essere commercialmente fattibile, è necessario ottenere costi ridotti e prezzi al consumo bassi in modo che il prodotto sia conveniente. È necessario disporre di un volume di produzione. Poiché questo progetto è ancora nelle prime fasi di sviluppo, i numeri economici dovranno essere ricercati, calcolati e affrontati con attenzione e in dettaglio. La materia prima è la “feccia” e si può presumere che più “fecce” ci sono più materia prima  è disponibile. Questo porta le due domande, in primo luogo, ci sono abbastanza “fecce” prodotte dal numero di aziende vinicole nel Canada occidentale e orientale? e in secondo luogo, esiste la capacità di produrre celle fotovoltaiche nel Canada orientale e occidentale? Il principio è valido, ora dobbiamo attendere l’aspetto pratico. Certamente, notizie entusiasmanti da tenere d’occhio “.

Ringrazio come sempre il Dr. Clinton Lee per la sua grande cortesia




Un cane pastore sordo ha imparato la lingua dei segni

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unnamedSi chiama Peggy, è un cane pastore diventato sordo e abbandonato alla Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA), un ente di beneficenza che opera in Inghilterra e nel Galles promuovendo il benessere degli animali, e che ha imparato a reagire alla lingua dei segni. Descritto in un approfondimento su BBC news, il caso di Peggy dimostra le doti intellettive dei cani anche in caso insorgano difficoltà fisiche.

La cagnolina è un collie che nel 2018, dopo aver perso l’udito, è stata consegnata all’ente di beneficenza, dove lavorava Chloe Shorten, che l’ha adottata e portata al proprio terreno. “Sapevamo che Peggy voleva lavorare – afferma Shorten – abbiamo iniziato a insegnarle il linguaggio dei segni e a introdurla agli altri due cani da pastore che avevamo”.

Gli educatori hanno iniziato insegnando alla cagnolina a guardare le mani. “Abbiamo usato rinforzi ripetitivi e positivi, e invece di abbinare un comando verbale a un’azione – continua l’esperta – usavamo un gesto”. Con l’aiuto di un addestratore di cani da pastore, Peggy ha imparato a comprendere le indicazioni e a capire l’affetto e il riconoscimento dei nuovi padroni, manifestati tramite una serie di gesti.

La cagnolina ha ora dieci anni e spesso si lancia in corse forsennate per il terreno degli Shorten, tanto che i proprietari le fanno indossare un localizzatore GPS perché, non sentendo i richiami, tende lasciarsi trasportare dall’euforia. “È incredibile vederla con questa nuova prospettiva di vita – conclude Chloe Shorten – è la dimostrazione che si possono insegnare nuove nozioni a un cane nonostante la sua età o le sue difficoltà fisiche”.

AGI.IT




Stress e allergie potrebbero essere strettamente collegate

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unnamedL’aumento delle reazioni allergiche potrebbe essere legato all’ormone dello stress che rilascia la corticotropina (CRH). Questo è quanto emerge da uno studio, pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences, condotto dagli scienziati dell’Università della città di Osaka, che hanno valutato il legame tra stress e allergia. Il lavoro, affermano gli autori, potrebbe aiutare a capire in che modo CRH possa indurre la produzione di mastociti (MC), agenti coinvolti nello sviluppo di allergie nella cavità nasale umana.

“Nel mio vissuto – spiega Mika Yamanaka-Takaichi, studente laureato presso l’Università della città di Osaka e primo autore dell’articolo – mi è capitato di incontrare pazienti con allergie che riportano un peggioramento delle allergie in relazione allo stress”. “Il CRH – aggiunge Daisuke Tsuruta, docente e coautore di Yamanaka-Takaichi – potrebbe essere coinvolto nelle allergie nasali aggravate dallo stress”.

Il team ha coltivato un organoide con polipo nasale, aggiungendo CRH alla struttura e riscontrando un aumento significativo del numero di mastociti e un aumento dell’espressione del fattore delle cellule staminali (SCF), un fattore di crescita nella mucosa nasale umana. Il team ha anche valutato queste associazioni in vivo, riscontrando un aumento nel numero di mastociti nella mucosa nasale di modelli murini sottoposti a quantitativi di stress. “Abbiamo approfondito la nostra conoscenza sull’effetto dello stress sulle allergie – conclude Yamanaka-Takaichi – e individuato un potenziale terapeutico promettente in candidati come l’antalarmina, un inibitore in grado di invertire l’effetto dello stress. Credo sia un’ottima notizia per chi soffre di allergie”.

AGI.IT




Scrivere su carta impegna il cervello più di tablet e pc

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Lo hanno scoperto i neuroscienziati dell’Università di Tokyo e del Nippon Telegraph and Telephone (NTT) Data Institute of Management Consulting, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Frontiers in Behavioral Neuroscience per rendere noti i risultati del loro studio, volto a comprendere le differenze tra la scrittura analogica e quella digitale.

I ricercatori affermano che le informazioni uniche, complesse, spaziali e tattili associate alla scrittura a mano potrebbero rendere più articolata, e quindi più facilmente memorizzabile, l’attività di stesura. “Sotto alcuni aspetti – afferma Kuniyoshi L. Sakai, dell’Università di Tokyo – la carta può essere considerata più avanzata dei documenti elettronici, perché contiene informazioni uniche per un richiamo alla memoria più forte”.

Il team ha coinvolto 48 volontari di età compressa tra i 18 e i 29 anni, per analizzare le differenze a livello cognitivo dell’uso della carta e dei dispositivi elettronici per scrivere, rilevando che i partecipanti che prendevano appunti a mano completavano le attività più rapidamente, risparmiando circa il 25 per cento di tempo rispetto a chi utilizzava tablet o smartphone.

La carta fisica, spiegano gli autori, consente una permanenza tangibile, tratti irregolari e forme irregolari, al contrario dell’uniformità e della regolarità del digitale. I soggetti sono stati suddivisi in tre gruppi, e i ricercatori hanno tenuto conto delle capacità mnemoniche e cognitive, delle preferenze personali sul dispositivo da usare, del genere, dell’età e di una serie di informazioni su ognuno dei ragazzi. Ai volontari è stato chiesto di leggere una conversazione inventata tra due personaggi, prendendo appunti sui propri dispositivi o sulla carta.

A distanza di un’ora, i partecipanti hanno risposto a una serie di domande sulla conversazione che avevano letto, mentre una risonanza magnetica funzionale misurava la loro attività cerebrale. Secondo quanto emerge dai risultati, coloro che utilizzavano carta e penna hanno completato il test in circa 11 minuti, chi aveva un tablet ha impiegato in media 14 minuti, mentre l’uso dello smartphone era associato a una media di 16 minuti. L’attività cerebrale era inoltre significativamente più elevata tra coloro che si affidavano a metodi analogici, specialmente nelle aree cerebrali legate al linguaggio, alla visualizzazione immaginaria, alla memoria e all’orientamento, il che, secondo gli autori, dimostra che scrivere a mano richiede la considerazione di dettagli più ricchi e l’uso di aree complesse del cervello.

“Gli strumenti digitali hanno uno scorrimento uniforme e una disposizione standardizzata del testo e delle dimensioni delle immagini – osserva l’autore – un libro di testo stampato, invece, ci fornisce informazioni sulla posizione delle immagini o di determinate parole, che possono richiamare alla memoria le nozioni in modo molto più immediato”.

Gli scienziati sottolineano poi che la personalizzazione dei documenti digitali, con note, evidenziature, sottolineature, frecce e mark-up unici, potrebbe imitare l’arricchimento spaziale tipico del cartaceo. “Sarà opportuno ripetere l’esperimento con dei volontari più giovani – conclude Sakai – in cui l’organo cerebrale sia ancora in fase di formazione. Il nostro lavoro si concentra sull’attività di scrittura, ma è ragionevole dedurre che l’uso della carta potrebbe favorire anche la creatività”.

AGI