Settembre: tornare in palestra dopo l’estate

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PalestraSono finite le vacanze, si è già tornati al lavoro, alla stessa rutina e quindi il rientro alla palestra ad allenarsi…

Ecco qualche consiglio…

COME RITROVARE LA DETERMINAZIONE PER RICOMINCIARE AD ALLENARSI

#1 ISCRIVERSI IN PALESTRA

Per chi non pratica da molto tempo attività sportiva il primo passo da fare è individuare una palestra e iscriversi. Pagare la quota è un incentivo a frequentare in caso di dubbi e titubanze successive. Segnare poi gli appuntamenti con la palestra in agenda è un ottimo modo per evitare che l’impegno dipenda dalle emozioni e dalle situazioni; in caso contrario basterebbe una “giornata no” per abbandonare i buoni propositi e lasciarsi andare sul divano.

#2 L’IMPORTANZA DELLA SCHEDA PERSONALE

Evitare il fai da te e l’allenamento improvvisato a seconda delle sensazioni e degli umori. È molto più efficace farsi mettere a punto una scheda di allenamento personale, perché sono la ripetizione dello stimolo e l’incremento graduale dello stesso che garantiscono gli adattamenti nel corpo.

#3 AFFIDARSI AD UN PERSONAL TRAINER(molto molto importante)

Avere un tecnico esperto che supervisiona il proprio allenamento infonde fiducia. Un personal trainer inoltre sa bene come motivare a seconda del carattere e delle specifiche esigenze. Sapere di essere sulla strada giusta infatti assicura maggiore convinzione e tenacia.

#4 RIPRENDERE LE ATTIVITÀ IN MODO GRADUALE

In generale, quando si tratta di riprendere gli allenamenti dopo una lunga pausa, l’aspetto più importante e critico riguarda il fatto che i muscoli devono essere riabituati al lavoro nel modo più graduale possibile. Quindi, non bisogna pensare di poter recuperare il tempo perduto in una o due sedute di allenamento, ritornando subito ai carichi ed alle intensità precedenti. Ed è molto importante concedere ai muscoli e al corpo un adeguato riposo tra i primi allenamenti. Non è necessario (ed anzi è controproducente) sottoporsi immediatamente ad allenamenti intensi per riacquistare la forma perduta, anche se prima dell’estate eravamo ben allenati. Occorre procedere per gradi, preferendo attività leggere, a basso dispendio di energie, che ci consentano di riacquistare potenza e resistenza in modo graduale.

#5 ASCOLTARE IL PROPRIO CORPO

Un buon allenamento può stancare, ma dovrebbe anche dare una sensazione di benessere a lungo termine. Se al contrario l’umore peggiora, la voglia di fare viene meno e il senso di malessere aumenta, è meglio fermarsi e chiedere consiglio al proprio personal trainer: potrebbero essere segnali di un recupero insufficiente, di un allenamento troppo pesante per voi, di un’alimentazione inadeguata, etc. Dunque, valuta il tuo livello di forma fisica prima di pianificare un qualsiasi allenamento, affidandoti ai consigli del tuo personal trainer. Anche il parere del tuo medico potrebbe essere molto utile, qualora si decida di iniziare a praticare sport in età avanzata o si soffra di qualche patologia che richiede obbligatoriamente il consulto di un esperto.

Qualunque sia l’attività sportiva che vi impegna per gran parte dell’anno, è sempre meglio iniziare con sessioni a bassa intensità, magari dedicandovi anche a discipline che solitamente non praticate con continuità durante l’anno. Inoltre le giornate sono ancora tali da permettere di allenarsi all’aperto. Va bene qualunque disciplina, purché praticata a basso ritmo e senza arrivare al vostro punto limite. In questo modo si riattivano pian piano la circolazione, le articolazioni, i muscoli e i legamenti e si prepara l’organismo ad affrontare i ritmi ben più pesanti che dovrà sostenere di qui alla prossima estate.

#6 SCEGLIERE DI ALLENARSI IN COMPAGNIA

Se tendi a perdere subito la motivazione o sei poco costante, allenandoti con qualcuno avrai maggiori probabilità di impegnarti in un’attività fisica continuativa rispetto a quando ti alleni da solo: non è un caso che gli sport e le attività fisiche di squadra siano programmate in una serie di appuntamenti fissi che permettono di mantenere una certa costanza.

#7 SCEGLIERE IL CORSO PIÙ ADATTO ALLE PROPRIE ESIGENZE

Non limitatevi alla sala attrezzi! Cercate dei corsi, andate a provare tutto ciò che vi ispira (tutti i corsi prevedono la prima lezione di prova) e adottate quello più adatto alle vostre esigenze.

Se scegli l’attività fisica adatta alla tua personalità e al tuo stile di vita non avrai alcun problema a essere costante. Spesso capita, a seconda del momento, degli obiettivi e della forma fisica e mentale, di essere attratto verso uno sport mai considerato in precedenza. Ma c’è solo una costante che deve rimanere sempre presente nel tuo processo decisionale: non avere paura di sperimentare! Nella scelta del tuo sport cerca di non dirigerti automaticamente verso l’opzione in cui sai già di poter eccellere, ma piuttosto preferisci un’attività fisica che ti attrae o che pensi di poter svolgere con piacere.

A prescindere dalle modalità e dalla scelta del corso più adatto alle tue esigenze ricorda che lo sport è necessario e non solo perché modella il fisico e ci rende più forti, ma anche, e soprattutto, perché è una vera e propria medicina e una straordinaria forma di prevenzione. Non c’è organo che non tragga benefici dall’attività fisica. Per non parlare poi dei benefici mentali: il movimento consente di scaricare l’aggressività ed è un rimedio efficace contro ansia e depressione. Affinché lo sport diventi una buona abitudine per la vita e la pigrizia solo un ricordo, occorre che l’attività da noi prescelta diventi per noi un piacere più che un dovere.




Il premio Mondi Lucani verso l’edizione 2021

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7lucani“Con il Premio Mondi Lucani 2020, l’Associazione si proietta verso la III edizione con la consapevolezza che l’iniziativa è un tentativo ben riuscito di fare da ponte tra realtà e soggetti apparentemente lontani. Adesso occorre l’apertura verso “altri mondi” per creare una rete che possa generare Connessioni e Restituzione in una visione molto più ampia che guarda al mentoring e alla creazione di attività d’impresa attraverso il Network di Mondi Lucani”. È questo il bilancio tracciato dall’Associazione Mondi Lucani a conclusione della II edizione del Premio.
Tra le legacy del Premio, che si è tenuto il 5 settembre nel Castello di Miglionico, l’opportunità concreta offerta dalla società norvegese Aega Asa a 10 giovani lucani, studenti di ingegneria ed economia con un interesse per il settore delle energie rinnovabili.
La società, infatti, ha accolto la proposta del suo chief operating officer, Fabio Buonsanti, premiato Mondi Lucani 2020, che ha fatto suo uno dei valori fondanti del premio: la restituzione. Questo permetterà a 10 ragazzi di visitare uno dei parchi fotovoltaici di Aega Asa in Italia e di partecipare a un’intensa due giorni di formazione, il tutto sponsorizzato dall’azienda di Oslo che proprio Buonsanti ha portato in meno di due anni dallo status di start-up a quello di quotata in borsa.
L’impegno è stato formalizzato nella giornata del 3 settembre dalla società norvegese attraverso una lettera ufficiale indirizzata all’Associazione e alla sua presidente Maria Andriulli.
Di altissimo spessore sono stati i Talk Mondi Lucani della giornata, in cui c’è stato un partecipato confronto tra i premiati 2020, gli attori dello sviluppo territoriale, il mondo dell’impresa e quello dell’alta formazione. Nel pomeriggio i due economisti, Giuseppe Pisauro, presidente dell’ufficio parlamentare di bilancio, premiato Mondi Lucani 2020, e Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, premiato Mondi Lucani 2019, hanno fatto il punto sulla situazione economica italiana.
“Il partenariato con i Gal Start2020 e Cittadella del Sapere, l’Unibas, la Fondazione Olivetti, la Provincia di Matera, la Camera di Commercio di Basilicata, l’associazione Basilicata Creativa, la Fondazione IesLab e le associazioni di lucani nel mondo Basilicata Cultural Society of Canada di Toronto e Mutual Benefit San Rocco di Paterson (NJ-USA), conclude la presidente Andriulli, “ha permesso di aggiungere nuove idee a un progetto nato per promuovere lo scambio di saperi e di esperienze tra i “lucani altrove” e la Basilicata, ma che già rappresenta un vero motore di sviluppo e opportunità”




Cosenza. La quercetina puó combattere il Covid19

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3cnrL’attenzione di tutto il mondo è in questo momento proiettata verso la ricerca di un rimedio farmacologico per combattere il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile del Covid-19. Lo sviluppo di un vaccino è certamente la soluzione più radicale per risolvere questo problema e i primi risultati in questo senso sono incoraggianti, ma ci sono anche altre armi a disposizione per combattere una pandemia virale. Il caso più famoso è dato dal virus HIV responsabile dell’AIDS, malattia per la quale la mortalità è attualmente azzerata per chi ha accesso alle cure mediche: un successo raggiunto nonostante non si sia mai ottenuto un vaccino, grazie allo sviluppo di potenti farmaci antivirali che bloccano la proteasi specifica dell’HIV, una proteina fondamentale per la replicazione virale. Alcuni di questi farmaci sono stati testati su SARS-CoV-2, ma non hanno sortito l’effetto sperato. Lo sviluppo di farmaci antivirali specifici per il coronavirus è dunque un altro grosso filone di ricerca per risolvere la pandemia di Covid-19.
In questo contesto si inserisce la nuova scoperta che dimostra che la quercetina, una molecola di origine naturale, funziona da inibitore specifico per SARS-CoV-2. Questa molecola ha un effetto destabilizzante su 3CLpro, una delle principali proteine del virus, fondamentale per il suo sviluppo e il cui blocco dell’attività enzimatica risulta letale per SARS-CoV-2. Il risultato è frutto del lavoro di ricerca condotto da Bruno Rizzuti dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Cosenza con un gruppo di ricercatori di Zaragoza e Madrid ed è stato pubblicato sulla rivista International journal of biological macromolecules.
“Le simulazioni al calcolatore hanno dimostrato che la quercetina si lega esattamente nel sito attivo della proteina 3CLpro, impedendole di svolgere correttamente la sua funzione”, afferma Rizzuti, autore della parte computazionale dello studio. “Già al momento questa molecola è alla pari dei migliori antivirali a disposizione contro il coronavirus, nessuno dei quali è tuttavia approvato come farmaco. La quercetina ha una serie di proprietà originali e interessanti dal punto di vista farmacologico: è presente in abbondanza in vegetali comuni come capperi, cipolla rossa e radicchio ed è nota per le sue proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie, anti-allergiche, anti-proliferative. Sono note anche le sue proprietà farmacocinetiche ed è ottimamente tollerata dall’uomo”.
Inoltre la quercetina può essere facilmente modificata per sviluppare una molecola di sintesi ancora più potente, grazie alle piccole dimensioni e ai particolari gruppi funzionali presenti nella sua struttura chimica. Poiché non può essere brevettata, chiunque può usarla come punto di partenza per nuove ricerche.
“Lo studio parte da una caratterizzazione sperimentale di 3CLpro, la proteasi principale di SARS-CoV-2”, precisa Olga Abian, dell’Università di Zaragoza e prima autrice della pubblicazione. “Questa proteina ha una struttura dimerica, formata da due sub-unità identiche, dotate ciascuna di un sito attivo fondamentale per la sua attività biologica. In una prima fase del lavoro è stata studiata, con varie tecniche sperimentali, la sensibilità a varie condizioni di temperatura e pH: un risultato importante perché molti gruppi stanno lavorando su 3CLpro come possibile bersaglio farmacologico, in virtù del fatto che è fortemente conservata in tutti i tipi di coronavirus. Per questa proteina sono già segnalate in letteratura molecole che fungono da inibitori, ma non utilizzabili come farmaci a causa dei loro effetti collaterali”.
“La parte più interessante di questo lavoro è lo screening sperimentale eseguito su 150 composti, grazie a cui la quercetina è stata individuata come molecola attiva su 3CLpro”, conclude Adrian Velazquez-Campoy dell’Università di Zaragoza, che ha diretto il gruppo di ricerca e ha già lavorato alla ricerca di farmaci inibitori della proteina per il virus SARS originario che causò l’epidemia del 2003. “La quercetina riduce l’attività enzimatica di 3CLpro grazie al suo effetto destabilizzante sulla proteina. Ovviamente contiamo si trovi un vaccino, ma i farmaci saranno comunque necessari per le persone già infette e per chi non può essere sottoposto a vaccinazione. La ricerca di nuove molecole mira quindi a somministrare una combinazione di differenti composti, per minimizzare la resistenza ai farmaci e lo sviluppo di nuovi ceppi virali”.
Lo studio è stato supportato dalla Fundación hna




Come combattere lo stress

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stressCiao amici di Italian’s News … Vi voglio parlare di un fattore molto molto importante di cui un pò tutti soffriamo: lo STRESS, si proprio lui, maledetto sia perchè è la causa di molti fattori negativi come ad esempio INGRASSARE dunque……

LO STRESS FA INGRASSARE: ECCO COME TORNARE IN FORMA

Lo stress fa davvero ingrassare? In gran parte è indubbiamente vero poiché se da una parte alcune persone perdono peso, tantissime altre, nella maggior parte dei casi, vivendo costantemente sotto pressione, prendono chili di troppo. Ma è bene ricordare che il fattore decisivo è senza dubbio dettato dai comportamenti che noi decidiamo di attuare in risposta allo stress.

Quando siamo sotto pressione ne risente tutto l’equilibrio ormonale, il ritmo sonno-veglia e anche i livelli di zucchero nel sangue. Tutto ciò ci fa venire fame e voglia di consumare cibi calorici, a dimostrazione del fatto che lo stress pesa anche sulla bilancia.

Nel 2006 Debra Zellner e la sua équipe pubblicarono una serie di studi sulla scelta di cibo in condizioni di stress. In uno degli esperimenti venivano osservati due gruppi di donne: il primo doveva risolvere dei problemi alla sua portata; il secondo affrontava, senza saperlo, un problema irrisolvibile, determinando una situazione stressante. Durante l’esperimento entrambi i gruppi potevano ad un tavolo sul quale erano disposti cibi salutari e cibo “spazzatura”. L’esito dell’esperimento dimostrò come il gruppo “stressato” oltre a mangiare quantitativamente di più, preferì il cibo meno salutare. Perché, quindi, le persone stressate mangiano tanto e male?

Uno degli effetti immediati dello stress è quello sul metabolismo. Il nostro sistema nervoso si attiva percependo una minaccia: in questi casi gli ormoni dello stress preparano l’individuo a “lottare” liberando nel sangue il glucosio immagazzinato nel fegato e nelle fibre muscolari. Si tratta di una reazione del tutto appropriata di fronte a minacce acute e temporanee. In altre parole si tratta di un sistema molto efficace perché reagisce ai pericoli aumentando la glicemia, così da innalzare l’energia metabolica disponibile.

Tuttavia, questo sistema così ingegnoso oggi presenta delle criticità: i fattori che generano stress non sono minacce temporanee ma spesso sono croniche, legate a reazioni continuative.  Questo farà sì che la glicemia nel nostro organismo tende ad essere stabilmente elevata.

Le conseguenze portano alla sindrome metabolica ovvero un quadro clinico che include obesità, valori anomali dei lipidi nel sangue, elevata pressione sanguigna, resistenza insulinica. L’esito successivo è lo sviluppo del diabete, a causa dell’aumento della resistenza insulinica. Diversi studi hanno ipotizzato, inoltre, che l’alterata resistenza insulinica possa compromettere anche il funzionamento della leptina, l’ormone che controlla il senso di sazietà e che bilancia il cortisolo, l’ormone dello stress coinvolto in quella che viene definita fame da stress.

QUALI SONO GLI ATTEGGIAMENTI SCORRETTI DA EVITARE?

#1 PREOCCUPARSI

#2 SALTARE I PASTI

#3 DORMIRE POCO

#4 ASSUMERE TROPPA CAFFEINA

#5 SALTARE L’ALLENAMENTO

QUALI SONO GLI ATTEGGIAMENTI CORRETTI DA ADOTTARE?

#1 Primo rimedio

# Secondo rimedio

#3 Terzo rimedio

#4 Quarto rimedio

#1 PREOCCUPARSI

Il semplice pensare costantemente ad un evento stressante e fossilizzarsi pericolosamente su quel dato episodio, può indurci a mangiare di più.

Quindi, la soluzione è quella di concentrarsi solo su ciò che si sta facendo in questo momento, senza preoccuparsi di ciò che è accaduto nel passato o che accadrà in futuro.

#2 SALTARE I PASTI

Rinunciare a un pasto può rallentare il metabolismo e poi indurre ad abbuffate poco salutari. E come se non bastasse, i bassi livelli di zucchero nel sangue possono rendere il lavoro ancora più complicato e stressante.

#3 DORMIRE POCO

Dormire le sette ore canoniche non solo è necessario per ricaricare le batterie e affrontare lo stress del giorno dopo, ma può prevenire l’aumento di peso, regolarizzando il metabolismo, aiutando il corpo nell’immagazzinamento dei grassi e aumentando il self-control.

#4 ASSUMERE TROPPA CAFFEINA

Il caffè può rivelarsi utile quando si ha bisogno di rialzare la soglia dell’attenzione, ma basarsi sulla caffeina per arrivare a fine giornata può ritorcersi contro in più di un modo. Il consumo di più di cinque o sei tazzine di caffè al giorno può favorire l’aumento di peso e causare problemi di insulina. Inoltre, consumandolo con l’aggiunta di zucchero o latte, si raggiunge e si supera in men che non si dica l’apporto calorico giornaliero raccomandato dai nutrizionisti, con ripercussioni inevitabili sulla linea.

#5 SALTARE L’ALLENAMENTO

Prendersi del tempo solo per sé diminuisce considerevolmente lo stress. L’esercizio fisico può aiutare a proteggere dallo stress, riducendo notevolmente gli attacchi d’ansia; senza considerare che un allenamento costante consente di mantenere il peso stabile.

QUALI SONO GLI ATTEGGIAMENTI CORRETTI DA ADOTTARE?

#1 PRIMO RIMEDIO

Potenziare il “filtro cognitivo”: cioè aumentare il nostro livello di consapevolezza verso i processi che ci causano stress.

# SECONDO RIMEDIO

Il secondo rimedio prevede il riposo. Il relax è essenziale per combattere lo stress: impegni di lavoro o di famiglia impellenti possono farci entrare in un vortice che genera forte apprensione. Il segreto è spostare l’attenzione verso le proprie energie investendole in attività positive per il nostro benessere. Scegliete quindi di dedicare tempo a voi stessi con attività rilassanti e ricreative.

#3 TERZO RIMEDIO

Il terzo rimedio passa dall’esercizio fisico. Mentre l’assenza di movimento è un segnale di blocco leptinico, il movimento regolarizza la secrezione della leptina riportando in equilibrio il bilanciamento con il cortisolo.

#4 QUARTO RIMEDIO

Il quarto rimedio consiste nel non lasciare il senso di fame e della sazietà in completa balìa degli automatismi ormonali. Occorre recuperare un maggior rapporto con le sensazioni del proprio corpo.

Ricorda: Nessun equilibrio biochimico riesce ad essere più efficace dell’esercizio della consapevolezza. Riconoscere i fattori che generano stress nel nostro organismo è il primo fondamentale passo per combatterli e neutralizzarli.




Salute: interscambi tra Emilia Romagna, Philadelphia e Boston

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startup2Due bandi regionali per coinvolgere le aziende emiliano-romagnole in programmi internazionali di scambio e promozione in ambito sanitario con Boston e Philadelphia, i due principali hub mondiali per le applicazioni della genomica, della terapia cellulare e dei big data applicati alla salute.
Sono questi gli obiettivi delle iniziative messe in campo dalla Regione Emilia Romagna con due misure (“Bridging Innovation Program – Big Data & Artificial Intelligence for Health a Boston 2020” e “Bridging Innovation Program – Pharma, Gene & Cell Therapy Pennsylvania 2020-21”) rivolte a imprese (sia grandi che Pmi) startup innovative, laboratori e centri di ricerca dell’Emilia-Romagna del settore scienze della vita.
La selezione dei partecipanti sarà realizzata dal Comitato di valutazione composto da Regione e ART-ER, Società consortile dell’Emilia-Romagna. Sulle domande pervenute, verranno selezionate 12 imprese per ogni bando, che dovranno partecipare a programmi di scambio che comprendono azioni sia in Emilia-Romagna che negli Stati Uniti.
L’obiettivo è quello di favorire la crescita sostenibile dell’Emilia-Romagna attraverso lo sviluppo dell’innovazione e della conoscenza, l’attrattività e l’internazionalizzazione del sistema territoriale. In particolare, la Regione mira da un lato, alla promozione dell’incontro con i due hub fondamentali per il settore salute e, dall’altro, alla diffusione, negli Stati Uniti, della conoscenza di una delle più importanti filiere economiche regionali.
Presentazione domande
Le domande devono essere presentate esclusivamente compilando la modulistica allegata ai bandi per Boston, Massachusetts e Philadelphia, Pennsylvania, inviandola in formato elettronico all’indirizzo mail: art-er@legalmail.it.
L’invio dovrà avvenire esclusivamente mediante Posta elettronica certificata – PEC. Nell’oggetto della posta elettronica va riportata la seguente dicitura: “Domanda Bando Pharma, Gene & Cell Therapy Pennsylvania 2020-21” o “Domanda Bando Big Data & Artificial Intelligence for Health – Boston 2020-21”.
Entrambi i bandi sono aperti dalle ore 10.00 (CET) del 1 settembre 2020 fino alle ore 13.00 del 9 ottobre 2020.
L’adesione al programma è gratuita per i soggetti del territorio grazie al finanziamento della Regione Emilia-Romagna erogato ad ART-ER, ma la partecipazione a tutte le attività è obbligatoria. Per le imprese regionali coinvolte, la partecipazione comporta l’attribuzione di un aiuto in “de minimis” corrispondente al valore del servizio ricevuto gratuitamente.
“Con i due bandi appena approvati, che coinvolgono altrettanti territori di eccellenza mondiale, la Regione sostiene le migliori aziende emiliano-romagnole per aumentare competenze e competitività”, spiega l’assessore regionale allo sviluppo economico, Vincenzo Colla. “Il settore delle life science è un ecosistema particolarmente dinamico e in continua crescita, con una fortissima componente in ricerca e innovazione. L’emergenza dovuta al coronavirus ha confermato tutta la centralità di questo settore, non solo per rispondere alle nuove necessità e sfide socio-sanitarie, ma anche come volano economico e di buona occupazione. L’industria farmaceutica, le biotecnologie, la progettazione e produzione di dispositivi biomedici e di servizi sanitari, rappresentano una filiera strategica su cui vogliamo continuare a puntare per creare lavoro e – conclude – sostenere lo sviluppo economico dell’Emilia-Romagna e del Paese intero”.




Metà della popolazione mondiale potrebbe soffrire di miopia entro il 2050

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unnamed 4Circa 4,9 miliardi di persone, corrispondenti al 50 per cento della popolazione mondiale, potrebbe soffrire di miopia entro il 2050. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista National Science Review e condotto dagli esperti dell’Università del Michigan, i quali hanno stimato che la selezione naturale porta all’aumento di circa 100mila casi di questa particolare condizione ogni generazione.

“Gran parte del problema – spiega Jianzhi Zhang dell’Università del Michigan – è ambientale: si tende spesso a ritenere che la miopia possa derivare dalla quantità di tempo trascorsa davanti allo schermo, ma il nostro lavoro dimostra che molte delle varianti genetiche che aumentano il rischio di miopia sono anche associate con benefici riproduttivi”.   L’esperto aggiunge che questo implica un successo riproduttivo.

“Abbiamo scoperto – continua il ricercatore – che il rapido aumento della prevalenza della miopia è in parte dovuto alla selezione naturale per le mutazioni associate alla condizione stessa. Questo non significa che la miopia porti a particolari vantaggi, ma che le mutazioni genetiche sono associate a vantaggi riproduttivi non correlati alla miopia”. Il team ha esaminato i dati genetici e medici di 63.185 volontari di età compresa tra i 40 ei 69 anni che hanno partecipato allo studio UK Biobank, un progetto di ricerca a lungo termine che prevede la raccolta di campioni biologici allo scopo di identificare i fattori genetici e ambientali che contribuiscono allo sviluppo della malattia.

“I soggetti sono stati divisi in base alla loro età – continua Erping Long, collega e coautore di Zhang – abbiamo scoperto che la prevalenza della miopia è aumentata dal 24,4 al 41,0 per cento nei nati tra il 1940-44 e il 1965-69. Questo si traduce nella considerazione che la probabilità di sviluppare miopia all’età di 40 anni è aumentata dal 30,3 al 43,5 percento nell’arco di 25 anni”. I ricercatori hanno esaminato le variazioni genetiche associate a un aumentato rischio di miopia nel DNA dei soggetti e riscontrato 25 varianti che sembravano più comuni nelle generazioni più giovani.

“Secondo i nostri dati – sostiene Long – circa la metà dei geni collegati a un aumentato rischio di miopia sono anche associati a un migliore successo riproduttivo. Non è ancora chiaro il motivo di questa correlazione. Può darsi che tali mutazioni genetiche influenzino sia la miopia che la riproduzione o che la mutazione associata alla miopia si trovi accanto a una mutazione associata alla riproduzione nel genoma umano in modo tale che la prima sia indirettamente correlata alla seconda”. Per valutare l’impatto della selezione naturale e dei conseguenti cambiamenti genetici sulla prevalenza della miopia, gli autori hanno previsto cambiamenti nella prevalenza della miopia dovuti a cambiamenti genotipici.

“Nel corso dei 25 anni esaminati dallo studio – prosegue Zhang – i cambiamenti genetici hanno aggiunto 0,211 punti percentuali alla prevalenza della miopia, che equivale all’1,6 percento della prevalenza della miopia nello stesso periodo”. Gli esperti affermano che anche i fattori ambientali possono influenzare la prevalenza della miopia a livello generazionale. “Sulla base di un campione di popolazione britannica – concludono gli autori – la selezione positiva aggiunge 116.957 casi di miopia per generazione nel solo Regno Unito. Questo implica che la selezione ha un impatto sostanziale”. (AGI)




Il vaccino italiano è stato testato su una volontaria

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unnamed 3È iniziata allo Spallanzani la sperimentazione del vaccino italiano contro il Covid-19. Alle 8.30 è stata inoculata la prima dose al primo dei 90 volontari selezionati. “Il vaccino italiano sarà pubblico e a disposizione di tutti coloro che ne avranno bisogno” ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in una conferenza stampa. “La Regione” ha aggiunto “seguirà passo dopo passo il processo di sperimentazione per arrivare prima possibile alla distribuzione del vaccino. Crediamo molto nel vaccino bene comune, per questo abbiamo finanziato questo progetto pubblico. Da oggi inizia una fase storica della ricerca: è un bellissimo traguardo che la scienza e la medicina italiane hanno raggiunto”.

“Rinnovo un appello alla responsabilità delle persone. Non è corretto che ancora una volta si scarichino sul personale sanitario i pericoli del coronavirus. Stiamo facendo di tutto per incentivare il filtro per individuare i positivi, ma senza il senso di responsabilità di tutti non ce la faremo mai. Rischiamo di tornare indietro. Servono dunque comportamenti responsabili che non significa non vivere” ha aggiunto.

A ricevere la prima dose è stata una donna di 50 anni. “Mi auguro che la mia disponibilità possa essere d’aiuto per salvare vite e che le persone siano sempre più responsabili per non mettere a rischio se stesse e gli altri” ha detto.

Come funziona la sperimentazione

Il vaccino è realizzato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera. Il volontario ha ricevuto tramite iniezione intramuscolare la dose di vaccino e iniziato l’iter che lo porterà nei prossimi mesi a sottoporsi a una serie di ravvicinati controlli periodici che serviranno ai ricercatori per verificare la sicurezza e la tollerabilità, nonché eventuali effetti collaterali.

La sperimentazione, messa a punto da un team di ricercatori e clinici dello Spallanzani in collaborazione con ReiThera, sarà effettuata su novanta volontari suddivisi in due gruppi per età: 45 tra i 18 e i 55 anni, altrettanti di età superiore ai 65 anni. Ciascun gruppo sarà suddiviso in tre sottogruppi da 15 persone, a ciascuna delle quali verrà somministrato un diverso dosaggio del preparato vaccinale.

Una parte della sperimentazione sarà effettuata presso il Centro Ricerche Cliniche – Policlinico G.B. Rossi di Verona. Se i primi risultati della fase 1 saranno positivi, entro la fine dell’anno potranno prendere il via le fasi 2 e 3, che saranno condotte su un numero maggiore di volontari anche in paesi dove la circolazione del virus è più attiva. (AGI)




La colazione, il pasto piú importante!

colazione

colazioneCiao amci di Italian’News, come state? spero bene, al mare a godervi le vacanze….

Oggi volevo parlarvi della COLAZIONE, il pasto piú importante della giornata e da molti neanche presa in considerazione, senza farla o al massimo un caffe’ e basta….. MALISSIMO ADESSO VI SPIEGO IL PERCHE’:

Gli argomenti del post

La preferite dolce o salata?

Quali alimenti scegliere?

La colazione dolce

Una colazione tipo, ma salata

 

La colazione è il pasto più importante della giornata, quello che rimette in moto il nostro corpo, lo ricarica per affrontare la giornata dopo una notte di sonno.  A volte, per via della fretta mattutina o per i ritmi di vita frenetici si pensa che saltare la colazione o prendere un caffè al volo sia sufficiente, tuttavia dedicare il tempo necessario alla colazione e consumare i giusti alimenti è importantissimo. La colazione, dunque, non dovrebbe mai essere saltata, dovrebbe essere un vero e proprio pasto completo. Secondo i nutrizionisti chi la consuma regolarmente ha più probabilità di raggiungere la quota giornaliera raccomandata di macro e micronutrienti essenziali, rispetto a chi non ha questa abitudine. In sostanza, come tutti gli altri pasti della giornata, deve contenere una giusta proporzione di carboidrati, proteine e grassi (principalmente insaturi).

C’è chi la preferisce dolce, chi salata e chi la salta . Sono le tre possibili varianti della prima colazione degli italiani. Chi avrà ragione in termini nutrizionali: gli zuccherosi, secondo la moda continentale, o i sapidi anglosassoni? Le risposte, anche scientifiche, al riguardo si alternano. Mentre l’accordo sui torti è unanime: sono in errore coloro che rimandano il primo pasto della giornata a pranzo, sottovalutando che la colazione è “energia” vitale per l’organismo e per il rendimento sulle performance quotidiane.

Una prima colazione sana fornisce l’energia necessaria, dopo il riposo notturno, e permette al corpo e al cervello di ripartire al meglio, grazie all’apporto di diversi nutrienti. Durante il digiuno il nostro corpo utilizza le riserve di zucchero del fegato che al risveglio sono in fase di esaurimento: se non ci rifocilliamo con una buona colazione, andiamo incontro a un meccanismo di compensazione, bruciando le proteine muscolari e, in minor quantità, i grassi di riserva per produrre energia. Inoltre, dopo un digiuno prolungato si tende a consumare un pranzo e una cena abbondanti, con un conseguente massiccio immagazzinamento di energia sotto forma di grassi. Una prima colazione adeguata aiuta ad aumentare il senso di sazietà durante tutto il giorno, favorendo la regolarità dei pasti. È ormai dimostrato che chi non fa colazione ha più difficoltà nel controllare il proprio peso e tende ad adottare abitudini alimentari scorrette, che possono portare poi a patologie anche gravi.

QUALI ALIMENTI SCEGLIERE?

Ma come fare una colazione sana e adeguata con un occhio alla linea e senza esagerare? Cominciamo con quale consiglio basilare da tenere sempre a mente. Per fare una colazione sana non bisogna lasciare nulla al caso, ma fare molta attenzione ai cibi che si scelgono, anche se non si sta seguendo una dieta particolare.

Una colazione sana dovrebbe apportare all’organismo il 15 – 20% delle calorie previste per tutta la giornata. Ma questo non basta, perché occorre stare attenti ad assumere la giusta dose di fibre, proteine e carboidrati senza eccedere con i grassi o con gli zuccheri. Questo perché ciò che mangiamo durante la colazione influirà anche sulla nostra alimentazione di giornata: inserire perciò fibre, proteine e carboidrati in giusta misura contribuirà a ridurre il senso di fame che ci accompagna spesso durante il giorno, e al quale cediamo spesso e volentieri.

Via libera perciò alla frutta secca come nocciole o noci (ne basta una manciata per tenere sotto controllo il colesterolo), allo yogurt e ai fiocchi d’avena (grazie all’elevato contenuto di fibre, l’avena dona un prolungato senso di sazietà senza apportare un grosso introito calorico. Da gustare sia sotto forma di fiocchi che al naturale).

Siete a favore dei cereali per la prima colazione? Scegliete crusca, fiocchi integrali o muesli alla frutta, stando attente a leggere bene le etichette ed evitando i prodotti sovraccarichi di additivi e zuccheri. Da accompagnare a latte vaccino oppure drink di riso, cocco, mandorla, soia, quinoa, miglio, avena e farro, più leggeri. Se per fare colazione scegliamo prodotti confezionati è importante controllare sempre ingredienti e informazioni nutrizionali. Banditi ovviamente junk food in generale.

Ricordate che a colazione i carboidrati sono approvati e, anzi, fanno bene: un paio di fette di pane integrale fresco, per esempio, forniscono energie senza appesantire. Sicuramente il pane integrale è meglio delle fette biscottate, che comportano invece l’assunzione di più calorie.

No ai biscotti, che saziano poco ma “pesano” tanto sul computo delle calorie.

Ottimo lo yogurt, con pochi grassi, che apporta poche calorie ma ha effetti benefici per tutta la giornata, ed è anche ricco di calcio e fermenti lattici. Contiene importanti fermenti in grado di far proliferare una microflora microbica adeguata, evitando gonfiore e stipsi.

Non dimenticate ovviamente frutta di stagione e spremute: ricche di carboidrati a basso IG (fruttosio), fibre, vitamine varie (A, B, C..), sali minerali e antiossidanti.

 

LA COLAZIONE DOLCE

Quella con biscotti, fette biscottate con miele o marmellata, cereali, yogurt resta la più amata, preferita da circa 40 milioni di italiani. Fornisce tra le 290-315 kcal, un contenuto calorico reputato adeguato, in particolare zuccheri che assunti al mattino aiutano a migliorare la performance cognitiva, ma anche proteine, vitamine e pochi lipidi.

Il menu che segue può accontentare coloro che amano la colazione dolce, proponendo tuttavia una selezione di alimenti che non appesantisce e che fornisce nutrimento in modo equilibrato:

latte vegetale, orzo, tè o caffè senza zucchero o con dolcificante naturale;

2 fette di pane integrale con un velo di marmellata biologica;

un frutto fresco di stagione;

un paio di noci o mandorle.

 

UNA COLAZIONE TIPO, MA SALATA

Con una colazione salata si ottiene una sensazione di sazietà protratta nella mattinata senza sentirsi appesantiti; però non è sostitutiva del pranzo, bisogna seguire sempre la regola di pasti moderati ripetuti più volte nell’arco della giornata, senza esagerare con sodio e grassi. Inoltre bisogna considerare attentamente il fatto che aumentando l’introito proteico al mattino aumenterà anche il conteggio giornaliero totale: questo significa che per non incorrere nelle problematiche inerenti a una dieta iper-proteica bisogna regolarne la quantità negli altri pasti (le linee guida nutrizionali suggeriscono che la colazione comprenda il 20% delle calorie totali giornaliere).

Dunque, uova, prosciutto, formaggi sono alimenti che di norma consumiamo come secondo a pranzo o cena; se li introduciamo appena alzati occorre poi tenerne conto nel computo complessivo della settimana, perché il saldo finale resti equilibrato. Quando si sceglie una colazione salata è necessario variare ogni mattina e prediligere cibi a basso contenuto di grassi, zuccheri e calorie.

Ecco una colazione salata tipo:

caffè, tè, orzo, latte vegetale senza zucchero;

2 uova sode o strapazzate;

una fetta di pane integrale;

un frutto di stagione.

Un ultimo consiglio: non trascurate la convivialità della colazione! Più il momento della colazione è piacevole e rilassante, più aumenterà il desiderio di consumarla ogni giorno. Un buon modo anche per abituare i più piccoli alle buone abitudini alimentari!




Sudafrica. Borse di studio per giovani ricercatori e scienziati dalla Cooperazione Italiana

19twass

19twassLa Cooperazione Italiana ha recentemente approvato un contributo multilaterale per il finanziamento di un programma congiunto di borse di studio per giovani scienziate, scienziati, ricercatrici e ricercatori provenienti dai cosiddetti Paesi meno sviluppati (“Least Developed Countries” – LDCs), nei quali rientrano Lesotho e Madagascar.
Come riporta in una nota l’Ambasciata d’Italia a Pretoria, il programma – ideato d’intesa con questa Direzione Generale ed in stretta collaborazione con la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e con l’Accademia Nazionale dei Lincei e denominato “TWAS-SISSA-Lincei Research Cooperation Visits Programme” – mette a disposizione 10 borse di studio per soggiorni di ricerca di tre mesi in numerosi settori scientifici presso centri di eccellenza associati alla TWAS, SISSA e della stessa Accademia dei Lincei, con base in Italia.
A essere privilegiati in fase di assegnazione saranno i progetti di ricerca trasformazionale, specificatamente mirati alla scienza sostenibile e alle sfide per l’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (UN Sustainable Development Goals – SDGs), incluso in ambiti di ricerca per la risposta al COVID-19.
La scadenza per inviare le domande di partecipazione è il 9 settembre.




Uffa… che caldo!

caldo

caldoCiao ragazzi di Italian’News come va l’estate? bene? vi state rilassando in vacanza con i miei consigli?….Bene, oggi dato il caldo che sta facendo in questi giorni, volevo parlarvi del…..

CALDO: COME CONTRASTARE STANCHEZZA E SPOSSATEZZA

Finalmente estate! Sole, caldo, vacanze…peccato, però, che l’energia scarseggi.

La stanchezza che può facilmente comparire in estate è dovuta a molti fattori, quasi tutti riconducibili alle elevate temperature ambientali, specie se accompagnate da alti tassi di umidità.

L’organismo deve mantenere la costante propria temperatura interna, grossomodo intorno a 36-37°C, per permettere a tutte le reazioni biochimiche e ai meccanismi fisiologici essenziali per la vita di avvenire in modo ottimale. Per operare questa termoregolazione naturale in presenza di caldo e afa, il corpo utilizza diverse strategie. Innanzitutto, i vasi sanguigni si dilatano per permettere una maggiore dispersione del calore interno e ciò comporta una riduzione della pressione arteriosa che fa sentire particolarmente “mosci” e poco reattivi agli stimoli. Poi, soprattutto, si suda e attraverso il sudore vengono persi acqua e sali minerali preziosi per l’efficienza dell’organismo, in particolare, il potassio e il magnesio. Se non prontamente reintegrata, la perdita d’acqua può portare a stati di disidratazione più o meno severa che si manifestano con stanchezza muscolare, difficoltà a concentrarsi e sensazione di testa vuota, accompagnate da un’ulteriore riduzione della pressione sanguigna.

Tutte queste manifestazioni sono aggravate dalla contemporanea riduzione dei livelli di magnesio e potassio: il magnesio supporta diverse reazioni biochimiche coinvolte nella trasformazione delle sostanze nutrienti assunte con il cibo in energia e insieme al potassio interviene nei processi di contrazione muscolare e di trasmissione degli impulsi nervosi. A rischiare maggiormente la disidratazione e i suoi effetti più severi sono soprattutto gli anziani, i bambini nei primi anni di vita, chi suda molto, chi soffre di diabete (soprattutto se non ben controllato dalle terapie) o di malattie renali.

Questi gli argomenti del post di oggi…..

Caldo e pressione bassa

Perché i primi caldi sono più pericolosi?

Qualche rimedio utile

Reintegrare l’acqua e i sali minerali

Indossare abiti leggeri e chiari

Perché scegliere pasti leggeri e di facile digestione

Consigli pratici per mangiare sano

La vasodilatazione periferica in ambienti caldi porta con sé alcuni svantaggi, legati all’abbassamento della pressione arteriosa. Se la superficie capillare aumenta, infatti, la pressione del sangue si riduce e questo può causare qualche problema, soprattutto ai soggetti che lamentano già livelli pressori inferiori alla norma o soffrono di problemi cardiocircolatori. Questo perché in simili circostanze l’apporto di sangue al cervello diminuisce, per cui il soggetto può sentirsi affaticato, assonato e privo di energie, fino ad avvertire un senso di mancamento.

Tali sensazioni possono essere aggravate dalla disidratazione. La perdita importante di liquidi corporei con la sudorazione, infatti, riduce il volume ematico e ciò contribuisce ulteriormente ad abbassare la pressione arteriosa, accentuando problemi di stanchezza, sonnolenza e vertigini.

Se poi il riscaldamento dell’organismo è particolarmente rapido e violento, la brusca vasodilatazione periferica può portare ad una caduta pressoria talmente rapida e importante da generare uno stato di shock. Quando invece l’esposizione al calore è prolungata, il calo della pressione arteriosa dovuto alla marcata vasodilatazione, con edema (gonfiore) delle zone periferiche, può portare a svenimento (perché riduce la gittata cardiaca).

Ai primi sintomi di mancamento – come vertigini, sudore freddo, offuscamento visivo o secchezza delle fauci – è opportuno far assumere al soggetto una posizione distesa con le gambe sollevate rispetto al busto.

PERCHÉ I PRIMI CALDI SONO PIÙ PERICOLOSI?

I primi giorni caldi dell’anno sono anche quelli più insidiosi per l’organismo, poiché è maggiore il rischio di ipertermia (aumento eccessivo della temperatura interna) e colpi di calore.

La serie di meccanismi adattativi messa in atto dall’organismo per impedire aumenti eccessivi della temperatura interna prende il nome di acclimatazione al caldo (o acclimatamento).

Sebbene l’organismo possieda dei meccanismi difensivi immediati contro le alte temperature ambientali (basti pensare alla sudorazione), occorrono 7-10 giorni affinché l’acclimatazione al caldo sia completa.

Durante l’acclimatamento:

aumenta il flusso di sangue alla pelle per facilitare la dispersione termica;

aumenta la capacità di produrre sudore (che raddoppia dopo 10 giorni);

la sudorazione corporea risulta più uniforme e omogenea nelle varie aree cutanee;

si riduce la quantità di sali minerali presenti nel sudore (per ridurre le perdite saline);

avvengono degli adattamenti cardiocircolatori (come l’aumento della volemia) per sostenere la pressione arteriosa e le modificazioni circolatorie indotte dalla vasodilatazione cutanea;

si riduce la soglia di sudorazione (grazie al minor innalzamento della temperatura corporea in risposta alle medesime condizioni ambientali).

L’acclimatamento garantisce quindi una termoregolazione più efficace ed efficiente, permettendo di tollerare meglio le alte temperature.

QUALCHE RIMEDIO UTILE

REINTEGRARE L’ACQUA E I SALI MINERALI

Per evitare gli effetti negativi associati alla disidratazione è importante bere più volte al giorno, anche quando si ha poca sete, garantendo così all’organismo il giusto apporto di acqua e sali minerali. Si tratta di un consiglio valido per tutti, ma particolarmente importante per i bambini piccoli, per le persone con più di 65 anni e per chi pratica un’attività sportiva. Un valido aiuto può arrivare anche dagli integratori di potassio, magnesio e vitamine: la loro assunzione, indicata per chi si sente più stanco e spossato, contribuisce a ridurre l’affaticamento, a migliorare le prestazioni muscolari e a tutelare l’attività delle cellule nervose.

INDOSSARE ABITI LEGGERI E CHIARI

In caso di temperature ambientali particolarmente elevate, specie se associate ad alti tassi di umidità, è molto importante adottare alcuni accorgimenti nella scelta del vestiario.

Il primo consiglio è quello di preferire abiti chiari, evitando quelli scuri. Questi ultimi, infatti, assorbono i raggi del sole, caricando l’organismo di energia termica radiante e aumentando le probabilità di surriscaldamento. Viceversa, gli abiti chiari riflettono la luce attenuando questa forma di trasferimento di calore mediata dai raggi solari.

Il secondo fattore importante riguarda la scelta del materiale con cui sono fatti i vestiti, che dev’essere sottile e traspirante. Materiali come il lino e il cotone rappresentano in tal senso un’ottima scelta. Andrebbero invece evitati materiali sintetici impermeabili, poiché ritardano l’evaporazione del sudore e con essa la dispersione termica.

Il terzo fattore riguarda l’aderenza del vestiario. Quando fa caldo è bene preferire vestiti larghi e comodi, per permettere la libera circolazione dell’aria tra la pelle e l’ambiente. Per contro, un abito aderente simula condizioni di assenza di vento, perciò priva l’organismo della possibilità di disperdere calore per convezione. Quando manca il ricambio di aria a causa dell’estrema aderenza dell’indumento, l’aria che si trova in prossimità della cute viene scaldata comportandosi come uno schermo isolante che si oppone ad ulteriori perdite di calore per conduzione. Se invece l’aria può circolare liberamente nel vestiario, i flussi di aria più fredda ricambiano continuamente quella ormai riscaldata che si trova in prossimità della cute.

L’ultimo fattore degno di nota riguarda il cambio dei vestiti bagnati nel corso di un’attività sportiva o lavorativa. Si tratta di un’abitudine tanto diffusa quanto sbagliata, poiché ritarda lo scambio di calore. Occorre infatti considerare che la perdita di calore per evaporazione del sudore si verifica solo quando gli indumenti sono bagnati; non è infatti il sudore in sé a sottrarre calore all’organismo, bensì la sua evaporazione.

PERCHÉ SCEGLIERE PASTI LEGGERI E DI FACILE DIGESTIONE

Anche seguire un’alimentazione corretta ed equilibrata aiuta a prevenire la spossatezza e la stanchezza tipiche della stagione estiva. Quando la temperatura ambientale è elevata, il flusso di sangue a livello cutaneo aumenta per favorire la dissipazione di calore e il raffreddamento degli organi interni. In occasione di giornate particolarmente calde o durante attività fisiche intense, fino al 15-25% del sangue espulso dal cuore ad ogni battito passa attraverso la cute. Possiamo pensare al sistema circolatorio come un insieme di vasi regolati da moltissimi rubinetti, che a seconda delle condizioni possono essere più (vasodilatazione) o meno (vasocostrizione) aperti. Dunque, quando fa caldo avremo un’apertura dei rubinetti a livello cutaneo, con conseguente aumento del flusso di sangue alla pelle. La vasodilatazione comporta una riduzione delle resistenze periferiche, quindi riduce la pressione arteriosa. Quando il calo pressorio diviene importante può dare problemi di stanchezza e vertigini fino allo svenimento, poiché il cervello mal sopporta una riduzione dell’afflusso di sangue. Per evitare bruschi cali pressori, quando fa molto caldo alla vasodilatazione cutanea tende ad associarsi una vasocostrizione in altri distretti corporei, che possono sopportare una temporanea riduzione del flusso di sangue. Tra questi distretti, uno dei più importanti è quello viscerale. In parole povere, l’aumento di flusso sanguigno a livello cutaneo è compensato da una riduzione del flusso ematico a livello viscerale, al fine di evitare bruschi cali della pressione arteriosa e mantenerla a un livello accettabile. Se si consuma un pasto particolarmente pesante, l’apparato digerente sequestra grosse quantità di sangue necessarie a sostenere i processi digestivi. Di conseguenza, l’afflusso di sangue a livello cutaneo e la termodispersione vengono penalizzati, così come la pressione arteriosa che può ridursi al punto da causare capogiri e malessere. Se invece i pasti consumati sono leggeri e di facile digestione, le quantità di sangue richieste dall’apparato digerente sono basse, a tutto favore dell’equilibrio cardiocircolatorio e della termoregolazione.

CONSIGLI PRATICI PER MANGIARE SANO

Innanzitutto, suddividere correttamente l’apporto di tutti i nutrienti nell’arco della giornata evitando pasti frugali a pranzo che costringono poi a scorpacciate serali poco sane e che, appesantendo l’apparato gastrointestinale, ne rallentando i processi digestivi. Concentrarsi sulla masticazione in quanto il processo digestivo inizia, come noto, proprio nella bocca attraverso lo sminuzzamento e l’azione biochimica della saliva.

Per ciò che concerne la dieta, preferire cibi “light” e poco elaborati, ricchi di vitamine e minerali soprattutto magnesio e potassio che favoriscono il riposo oppure contenenti ferro che contrasta l’anemia e gli stati di stanchezza nei casi di una aumentata perdita (mestruazioni ad esempio) o di aumentato fabbisogno (gravidanza, allattamento, accrescimento, senescenza). Via libera a frutta e verdura di stagione, cereali integrali quali il riso ricco in triptofano, un aminoacido precursore della melatonina, l’ormone del sonno. Inoltre, frutta, verdura, cereali, frutta secca, semi oleosi e germogli contengono vitamine del gruppo B, omega 3, acido folico, minerali e fibre utili per l’apporto di tutti gli elementi di cui il nostro organismo necessita per rimanere in salute e di componenti ad azione antiossidante.

Uno spuntino a base di yogurt senza zucchero, poi è l’ideale per il ricco contenuto di probiotici a sostegno dell’apparato intestinale, da preferire a merendine o snack industriali.

Infine, come già sottolineato poc’anzi, non trascurare l’apporto di liquidi: un paio di litri d’acqua al giorno mantengono il giusto livello di idratazione e purificano dalle scorie.

Ciao e al prossimo articolo e Buone Vacanze in forma