L’Italia parteciperà alla missione spaziale su Giove

131315011 4ae47edd e61a 4ab1 86bd 00b2f960c280

131315011 4ae47edd e61a 4ab1 86bd 00b2f960c280Valutare l’abitabilità delle lune di Giove: questo il principale obiettivo della nuova missione spaziale Juice dell’Esa, con una forte impronta italiana. Dei 10 strumenti a bordo della sonda, quattro, infatti, sono italiani. Dopo il lancio dalla base Esa di Kourou, nella Guyana Francese, a bordo di un vettore Ariane 5, Juice sfrutterà la spinta gravitazionale della Terra, della Luna e di Venere compiendo 4 flyby planetari e dopo un viaggio di 8 anni per percorrere 700 milioni di chilometri raggiungerà Giove, quinto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole e il più grande di tutto il sistema planetario: potrebbe contenere la Terra 1.300 volte.

Qui studierà in particolare Ganimede, Europa e Callisto, le tre lune ghiacciate dotate di oceani che orbitano attorno a Giove e che verranno esaminate alla ricerca di possibili habitat per la vita.

Alla scoperta delle lune ghiacciate

Juice – la sigla sta per (la sigla sta per JUpiter ICy moons Explorer, esploratore delle lune ghiacciate di Giove) – comincerà le sue osservazioni sei mesi prima di entrare in orbita intorno a Giove di cui analizzerà atmosfera e magnetosfera. Una volta nel sistema gioviano studierà per quattro anni come l’interazione del gigante gassoso abbia reso le sue lune così differenti; misurerà lo spessore della calotta ghiacciata di Europa che nasconde un ipotizzato oceano di acqua liquida; poi visiterà Callisto mondo ricco di crateri che potrebbe ospitare un oceano sotterraneo. Infine indagherà le condizioni di abitabilità di Ganimede l’unica luna gioviana con una magnetosfera.

La missione Esa si concluderà nel 2035, quando Juice non avrà più propellente per mantenere la sua orbita attorno a Ganimede.

I sofisticati strumenti di bordo

L’Agenzia Spaziale Italiana, affiancata dalla comunità scientifica nazionale, contribuisce alla missione con tre strumenti scientifici: Janus, Rime e 3GM più un quarto, Majis, a leadership francese realizzato attraverso un accordo bilaterale tra l’Asi e l’agenzia spaziale francese Cnes.

Gli strumenti aiuteranno gli scienziati a studiare l’ambiente di Giove e delle sue lune e sono stati realizzati anche attraverso diverse cooperazioni internazionali tra l’Asi e il Jpl/Nasa, l’agenzia tedesca DLR, il CNES e l’agenzia spaziale Israeliana, Isa. In particolare Rime (Radar for Icy Moon Exploration) è un radar sottosuperficiale ottimizzato per penetrare la superficie ghiacciata dei satelliti Galileiani fin alla profondità di 9 chilometri con una risoluzione verticale fino a 30 metri.

Per il radar Rime, Il cui Principal Investigator è dell’università di Trento, è prevista anche una collaborazione sull’uso e condivisione dei dati scientifici anche con il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della Nasa. Quanto a Janus (Jovis, Amorum ac Natorum Undique Scrutator), si tratta di una camera ottica per studiare la morfologia e i processi globali regionali e locali sulle lune e per eseguire la mappatura delle nubi di Giove.

Majis

Per Janus, Leonardo ha realizzato, anche grazie alla collaborazione dell’Università Partenope di Napoli e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), la telecamera ad alta risoluzione dedicata al monitoraggio dell’atmosfera di Giove e lo studio delle sue tre lune ghiacciate per la ricerca di ambienti in grado di ospitare forme di vita. La telecamera, che verrà utilizzata sotto la responsabilità scientifica dell’Inaf, è stata realizzata anche grazie alla collaborazione con l’agenzia tedesca Dlr, che ha partecipato allo sviluppo attraverso un accordo bilaterale con Asi.

3GM (Gravity and Geophysics of Jupiter and the Galilean Moons) invece è uno strumento per radio scienza che comprende un transponder in banda Ka ed un oscillatore ultrastabile (USO), realizzato in collaborazione con l’agenzia spaziale Israeliana (ISA). Sarà utilizzato per studiare il campo di gravità fino alla decima armonica di Ganimede e l’estensione degli oceani interni sulle lune ghiacciate. 3GM sarà inoltre supportato dall’accelerometro ad alta precisione (Haa) necessario per calibrare i disturbi dinamici interni del satellite, in particolare dovuti al movimento del propellente nei serbatoi.

Importante inoltre il coinvolgimento italiano per quanto riguarda la testa ottica dello strumento Majis (Moons and Jupiter Imaging Spectrometer), uno spettrometro iper-spettrale a immagine per osservare le caratteristiche e le specie minori della troposfera di Giove nonchè per la caratterizzazione dei ghiacci e dei minerali sulle lune ghiacciate.

Sono nostri la camera e lo spettrometro della sonda che tra pochi giorni partirà per Giove. È nostra una delle due sonde dirette in questi anni verso Mercurio. E la camera a plasma di Frascati è così avanzata che la utilizzano Usa e Cina. Abbiamo visitato i laboratori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica per raccontarvelo

Majis, di responsabilità francese è stato realizzato con un accordo bilaterale tra Aai e Cnes e vede la partecipazione dell’Inaf nel coordinamento delle attività scientifiche dello strumento. Gli Enti e le Università che compongono i team scientifici per i 4 strumenti a partecipazione italiana sono:

  • Inaf – Istituto Nazionale di Astrofisica (con le sedi di Roma, Teramo, Padova e Catania)
  • Università di Trento
  • Sapienza Università di Roma
  • Università di Roma Tre
  • Università D’Annunzio di Pescara
  • Fondazione Bruno Kessler (FBK)
  • Università di Bologna
  • Università di Tor Vergata Roma
  • Istituto Geoscienze e Georisorse (IGG) del CNR
  • Università Partenope di Napoli
  • Cisas – Università Padova
  • Politecnico di Milano
  • Università del Salento.

Intervista a Enrico Suetta, responsabile ricerca e sviluppo spazio e optronica di Leonardo, nei cui stabilimenti sono stati realizzati la camera ad alta risoluzione Janus e lo spettrometro Majis, tra i principali strumenti a bordo della sonda Juice

Per quanto riguarda le industrie nazionali, la realizzazione degli strumenti vede il coinvolgimento sia di Thales Alenia Space che Leonardo. La prima si è occupata della realizzazione dello strumento Rime, del transponder in banda Ka di 3GM e dell’accelerometro HAA. La seconda ha assunto la responsabilità nella realizzazione dello strumento Janus e della testa ottica di Majis. Di Leonardo sono anche i pannelli solari di Juice, i più grandi mai realizzati per una missione interplanetaria.

agi.it




Canada: la Giornata della ricerca italiana nel mondo

12ottawa

12ottawaL’Ufficio Scientifico dell’Ambasciata d’Italia a Ottawa, i Consolati Generali di Montreal, Toronto e Vancouver con gli Istituti Italiani di Cultura di Montreal e di Toronto celebrano, in sinergia, la Giornata della ricerca italiana nel mondo (GRIM) con quattro diversi eventi nei giorni 12, 18, 19 e 20 aprile con lo scopo di dare visibilità a tutte le ricercatrici e a tutti i ricercatori italiani in Italia e all’estero, valorizzando il loro contributo nei più diversificati settori della scienza e dell’innovazione.
Per questa sesta edizione 2023, sono stati organizzati quattro incontri: uno dedicato all’immunoterapia, due dedicati alle tematiche della Ricerca e dell’Innovazione in Artico, ed il quarto dedicato al ruolo delle donne nella scienza.
In particolare, oggi, 12 aprile, a Vancouver Gregorio Aversa, che sarà insignito dell’onorificenza del Presidente della Repubblica di Ufficiale OSI, terrà una lezione dal titolo “The Age of Immunotherapy”, mentre a Toronto il 18 aprile Gilda Stefanelli farà una presentazione dal titolo “The Future of Women in Science Needs Top-to-Bottom Change” a cui seguirà una Tavola Rotonda sul futuro del ruolo delle donne nella scienza.
Lo scopo dei due incontri di Montreal ed Ottawa (19 e 20 aprile) sull’Artico sarà quello di valorizzare il contributo allo studio dell’Artico degli enti di ricerca, dei ricercatori e delle aziende italiani e le potenzialità delle collaborazioni bilaterali.
L’Artico, regione a bassissima densità abitativa ma ricca di considerevoli risorse, è il luogo dove i cambiamenti climatici sono mediamente quattro volte più veloci che in altre regioni del mondo e hanno impatti ambientali, sociali ed economici elevatissimi. Poiché le sfide scientifiche, sociali ed economiche associate all’artico sono immense, la ricerca è di fondamentale importanza e gli scienziati svolgono un ruolo cruciale nella collaborazione e nella cooperazione fra paesi.
L’Italia vanta una storia ultracentenaria in Artico che, dalla spedizione del Duca degli Abruzzi del 1899 e dalle missioni di Umberto Nobile del 1926 -28, è proseguita attraverso l’azione di esploratori e scienziati che hanno dedicato la vita alla ricerca scientifica ed allo studio dei popoli del Nord. Dal 1990 Università ed enti di ricerca (CNR, ENEA, INGV, OGS) hanno operato nella regione, con risultati di elevato livello scientifico. Questo contributo alla ricerca in Artico, assieme all’interesse economico di alcune importanti imprese (quali ad esempio ENI, e-Geos e Fincantieri), ha costituito la base della richiesta formulata al Consiglio Artico per ottenere per l’Italia lo status di Paese osservatore. Richiesta che è stata accettata nel 2013. (aise) 




Messico. Faggin, inventore del microprocessore, e “Il valore dell’intelligenza umana in un mondo dominato dalla tecnologia

federicofagginvert

federicofagginvertIn occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo e nell’ambito del dialogo tra intellettuali promosso dall’Ambasciata d’Italia in Messico, il 19 aprile Federico Faggin —inventore del microprocessore, imprenditore e scrittore— proporrà nella capitale di questo Paese latinoamericano la conferenza

In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo e nell’ambito del dialogo tra intellettuali promosso dall’Ambasciata d’Italia in Messico, il 19 aprile Federico Faggin —inventore del microprocessore, imprenditore e scrittore— proporrà nella capitale di questo Paese latinoamericano la conferenza Il valore dell’intelligenza umana in un mondo dominato dalla tecnologia.

«Attualmente» —si legge in un comunicato diffuso dall’Ambasciata— «stiamo vivendo un momento di rapido sviluppo tecnologico, dove l’intelligenza artificiale (AI) sta guadagnando terreno in diversi campi dell’attività umana. A questo proposito, sorge la domanda: l’Intelligenza Artificiale potrà superare l’intelligenza umana?

«È importante» —prosegue il testo— «sottolineare che l’intelligenza umana è una capacità complessa e poliedrica che coinvolge non solo abilità cognitive, come la memoria, il ragionamento e la soluzione di problemi, ma anche abilità sociali ed emotive, come l’empatia, la comunicazione e la creatività. Da parte sua, l’intelligenza artificiale si concentra principalmente sull’automazione di processi che richiedono sequenze decisionali basate sui dati».

«L’intelligenza artificiale può essere molto efficace in mansioni specifiche, ma non necessariamente in tutti i compiti comuni nell’ambito umano. Sebbene stia diventando sempre più sofisticata nell’apprendimento automatico, è ancora limitata dalla mancanza di comprensione emotiva e dall’incapacità di adattarsi a situazioni inaspettate».

«Oggi l’intelligenza artificiale ha il potenziale per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e aumentare la precisione in molte aree, ma è importante riconoscerne i limiti e garantire che venga utilizzata in modo etico e responsabile».

Federico Faggin è nato a Vicenza, in Italia, il 1º dicembre 1941 e dal 1968 risiede negli Stati Uniti.

Fu capo progetto dell’Intel 4004 —ritenuto il primo microprocessore nella storia dell’informatica, commercializzato nel 1971— e responsabile dello sviluppo dei microchip 8008, 4040, 8080 con le loro relative architetture.

Nel 1974 fondò e diresse la ditta ZiLOG, presso cui dette vita al famoso microprocessore Z80. Nel 1986 Faggin co-fondò e diresse la Synaptics, ditta che produsse i primi touchpad —dispositivi presenti nella maggior parte dei computer portatili in sostituzione del mouse— e schermi tattili.

Il 19 ottobre 2010 ha ricevuto la National Medal of Technology and Innovation dalle mani dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per l’invenzione del microprocessore.

Unico italiano presente al Computer History Museum di Mountain View, nel 2011 ha costituito la Fondazione Federico ed Elvia Faggin, un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata allo studio scientifico della coscienza attraverso la sponsorizzazione di programmi di ricerca teorica e sperimentale presso università e istituti di ricerca statunitensi.

Il 27 novembre 2019, su iniziativa del Presidente Sergio Mattarella, Faggin ha ricevuto la massima onorificenza della Repubblica Italiana con la nomina a Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito.

«Attualmente» —si legge in un comunicato diffuso dall’Ambasciata— «stiamo vivendo un momento di rapido sviluppo tecnologico, dove l’intelligenza artificiale (AI) sta guadagnando terreno in diversi campi dell’attività umana. A questo proposito, sorge la domanda: l’Intelligenza Artificiale potrà superare l’intelligenza umana?

«È importante» —prosegue il testo— «sottolineare che l’intelligenza umana è una capacità complessa e poliedrica che coinvolge non solo abilità cognitive, come la memoria, il ragionamento e la soluzione di problemi, ma anche abilità sociali ed emotive, come l’empatia, la comunicazione e la creatività. Da parte sua, l’intelligenza artificiale si concentra principalmente sull’automazione di processi che richiedono sequenze decisionali basate sui dati».

«L’intelligenza artificiale può essere molto efficace in mansioni specifiche, ma non necessariamente in tutti i compiti comuni nell’ambito umano. Sebbene stia diventando sempre più sofisticata nell’apprendimento automatico, è ancora limitata dalla mancanza di comprensione emotiva e dall’incapacità di adattarsi a situazioni inaspettate».

«Oggi l’intelligenza artificiale ha il potenziale per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e aumentare la precisione in molte aree, ma è importante riconoscerne i limiti e garantire che venga utilizzata in modo etico e responsabile».

Federico Faggin è nato a Vicenza, in Italia, il 1º dicembre 1941 e dal 1968 risiede negli Stati Uniti.

Fu capo progetto dell’Intel 4004 —ritenuto il primo microprocessore nella storia dell’informatica, commercializzato nel 1971— e responsabile dello sviluppo dei microchip 8008, 4040, 8080 con le loro relative architetture.

Nel 1974 fondò e diresse la ditta ZiLOG, presso cui dette vita al famoso microprocessore Z80. Nel 1986 Faggin co-fondò e diresse la Synaptics, ditta che produsse i primi touchpad —dispositivi presenti nella maggior parte dei computer portatili in sostituzione del mouse— e schermi tattili.

Il 19 ottobre 2010 ha ricevuto la National Medal of Technology and Innovation dalle mani dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per l’invenzione del microprocessore.

Unico italiano presente al Computer History Museum di Mountain View, nel 2011 ha costituito la Fondazione Federico ed Elvia Faggin, un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata allo studio scientifico della coscienza attraverso la sponsorizzazione di programmi di ricerca teorica e sperimentale presso università e istituti di ricerca statunitensi.

Il 27 novembre 2019, su iniziativa del Presidente Sergio Mattarella, Faggin ha ricevuto la massima onorificenza della Repubblica Italiana con la nomina a Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito.

da puntodincontro.mx




“Women in Mentoring”: giovedì ad Adelaide la Giornata Italiana della Ricerca nel Mondo

27adelaide aria

27adelaide ariaIn occasione della Giornata Italiana della Ricerca nel Mondo, l’associazione ARIA Australasia e il Consolato d’Italia in Adelaide, con la collaborazione di Sahmri e del locale Comites, organizzano l’evento “Women in Mentoring”, che si terrà nel pomeriggio del 13 aprile, a partire dalle ore 17, presso la sede di Sahmri.
Scopo della Giornata Italiana della Ricerca nel Mondo, promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, d’intesa con la Farnesina e il Ministero della Salute, è quello di valorizzare il contributo dei ricercatori italiani alla scienza internazionale e di promuovere la diffusione dei risultati delle loro ricerche. La Giornata viene solitamente organizzata in occasione del 15 aprile, anniversario della nascita del genio italiano Leonardo Da Vinci. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, attraverso le sedi diplomatiche nel mondo, sostiene l’iniziativa e promuove l’immagine dell’Italia che produce scienza e innovazione di qualità.
Per la sesta edizione della Giornata, ARIA Australasia e il Consolato d’Italia in Adelaide hanno scelto di celebrare le donne nella ricerca attraverso il racconto delle storie motivanti e potenzianti delle relatrici invitate, che condivideranno con i presenti la loro conoscenza e le loro opinioni sull’argomento. (aise) 




L’Italia alla conquista dello spazio

004010687 5869966e fae7 4d14 822f d36b12b9ac3f

004010687 5869966e fae7 4d14 822f d36b12b9ac3fLa missione Juice, ormai prossima a partire verso le lune ghiacciate di Giove, è stata una nuovo segnale del rilevante ruolo dell’Italia nei programmi della European Space Agency. Sulle eccellenze tecnologiche del nostro Paese in questo settore contano inoltre i programmi spaziali di numerose agenzie extraeuropee.

È insieme al Giappone che abbiamo lanciato la missione Bepi Colombo, che andrà a indagare i misteri di Mercurio. È sui nostri strumenti che la Cina si appoggia per il monitoraggio della correlazione tra grandi eventi sismici e oscillazioni nella ionosfera. Ed è nei laboratori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) che la Nasa, ancora un committente importante, già negli anni ’80 spediva i suoi astronauti per la formazione in vista degli esperimenti da effettuare nel cosmo, grazie a una camera a plasma unica in Europa. In una corsa allo spazio che sta tornando accesa, l’Italia è in prima linea, e su più di un fronte. Abbiamo visitato i laboratori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica per raccontarvelo.

Studiare l’universo con i raggi X

IXPE, lanciata nel dicembre 2021 dalla Nasa e dall’Agenzia Spaziale Italiana, è la prima missione interamente dedicata allo studio dell’universo attraverso la polarizzazione dei raggi X, grazie a una tecnologia del tutto made in Italy illustrataci da Paolo Soffitta, che ne è responsabile scientifico italiano. È lui a introdurci nella “clean room” che ospita un modello identico ai rilevatori per la calibrazione utilizzati al momento il volo.

Scopo dello strumento, sviluppato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Pisa, è lo studio dei nuclei galattici attivi distanti, che emettono poche onde radio percettibili. “Il contributo italiano è fondamentale, è un’attività estremamente importante, perché, essendo questa missione su Discovery, non ci sono sorgenti di calibrazione in cielo e dobbiamo fare riferimento alle nostre calibrazione a terra e al sistema di calibrazione di bordo che abbiamo sviluppato”, spiega Soffitta.

“Sono rilevatori molto artigianali, non da industria perché sono pezzi sostanzialmente unici”, aggiunge il ricercatore Iaps Fabio Muleri, “Ixpe è il primo strumento sensibile a una radiazione ad alta energia prima non misurata, quindi è un lavoro innovativo. In altri casi si fanno strutture molto più grandi, gli acceleratori di sincrotrone, qui abbiamo lavorato in casa perché i tempi e le necessità molto specifiche del progetto richiedevano molta flessibilità, che è stato fondamentale per rispettare i tempi che ci erano stati imposti dalla Nasa e dall’Agenzia Spaziale Italiana”. L’orizzonte, sottolinea Soffitta, è la creazione di strumenti di rilevazione sempre più performanti, che possano andare incontro alle future esigenze di Nasa e Asi.

Le innovazioni dell’industria spaziale aprono sovente la strada ad applicazioni nei settori più disparati e vale anche per i raggi x. Ne è noto l’utilizzo nella medicina e nella sicurezza. Va però menzionato anche lo studio delle opere d’arte, nel quale l’Italia, prosegue Muleri, “per ovvi motivi è molto presente”. “Non è la prima volta che l’astrofisica apre nuovi campi”, conclude il ricercatore, “noi stiamo aprendo un altro campo che è l’astrofisica delle alte energie, il cui utilizzo è ancora da immaginare”.

Alla scoperta di Mercurio

Il pianeta più vicino al sole è sempre stato poco esplorato, salvo due missioni americane, per via dell’estrema ostilità dell’ambiente, che pone cospicue sfide tecnologiche. La svolta è arrivata nel 2018 con la missione italo-nipponica BepiColombo, che ha lanciato due sonde destinate a entrare nell’orbita di Mercurio tra due anni. L’orizzonte del progetto si è però allargato col tempo, ci spiega Elisabetta De Angelis.

“Si sperava  di stare tranquilli fino al 2025, quando arriveremo lì, e invece c’è una grande attività perché si è colta l’opportunità di accendere gli strumenti che potevano essere in grado di misurare sia attorno a Venere che attorno alla Terra in questi fly by con i quali ci stiamo avvicinando a Mercurio, poi si usano gli strumenti non ancora in vista che possono effettuare attività”, sottolinea la ricercatrice, “nella fase di crociera non era prevista tanta scienza e invece, dalle osservazioni fatte, sta venendo fuori una scienza di un certo livello“.

“L’Italia è molto coinvolta, solo in questo strumento ci sono almeno tre strumenti di responsabilità italiana: le camere che guardano la superficie del pianeta, l’accelerometro che misura gli effetti gravitazionali e il misuratore di particelle”, continua De Angelis, “vedremo gli effetti del vento solare sulla superficie, come l’atmosfera si riempie e si svuota e tutte queste dinamiche che sono importantissime per rilevare gli effetti dell’attività solare sul pianeta, che poi arriva anche a noi”.

Mercurio va infatti visto come “una sentinella di queste variazioni” che poi si ripercuotono anche sul pianeta Terra, che ha però “un’atmosfera più forte”, spiega ancora De Angelis, mostrando la piccola camera di laboratorio che riproduce l’ambiente planetario: il vuoto e le particelle che si desidera misurare.

Gli strumenti del sistema ‘Serena’, in particolare (due dedicati alle particelle che precipitano, uno a quelle che rimbalzano e uno all’analisi dell’esosfera), consentiranno di “capire tutto quello che avviene intorno al pianeta: le dinamiche dell’erosione nel tempo, il vento solare che l’ha bombardato e altri fenomeni come i micrometeoriti”.

Un dispositivo unico in Europa

Piero Diego ci illustra quindi la camera a plasma dove si ricreano le condizioni dello spazio per testare gli strumenti, un dispositivo unico in Europa che ha attratto più volte l’attenzione di agenzie spaziali straniere. Ultima la Cnsa di Pechino, che ha commissionato uno strumento, in fase di test, che studierà le possibili correlazioni spazio-temporali tra le oscillazioni nel plasma e l’avvento di terremoti di grande intensità. Il campo è quello della meteorologia spaziale.

Quando cito i “precursori sismici”, Diego mi spiega che è una “parola vietata” all’Inaf. Già, perché suggerirebbe la possibilità di prevedere i sismi attraverso l’oscillazione del plasma nella ionosfera, un’ipotesi che genera “molta diffidenza” anche alla luce della grande sensibilità del tema. “Stiamo procedendo con molta cautela nell’identificare una corrispondenza precisa”, prosegue il ricercatore, “per tanti anni si sono osservate, in corrispondenza di eventi sismici, variazioni ma a volte in un senso a volte in un altro, a volte aumentava la densità, a volte diminuiva. Parliamo di correlazione, quello che avviene nei momenti precedenti il sisma”.

Piccolo è bello: l’avvento dei nanosatelliti

Menzionando i nuovi sensori in via di sviluppo, Diego sottolinea la “tendenza a miniaturizzare e rendere tutto quanto compatto, una sfida interessante, quella di rimanere nei limiti di un chilo e mezzo e 10 centimetri”. Una tendenza sulla quale è lungimirante investire: “È più facile promuovere missioni se un lanciatore può inviare decine di satelliti, si possono creare con costi bassi costellazioni che non sono invasive a fine vita e consentono di cavarsela con un budget stretto in termini di energia”.

A confermarci come la miniaturizzazione degli strumenti sia diventata fondamentale è anche Yuri Evangelista, che ci conduce nella ‘clean room’ del Cubesat Hermes, nano-satelliti equipaggiati con rilevatori X ad alta tecnologia per l’osservazione dei lampi gamma. Questa costellazione sarà in grado in pochi anni di localizzare queste enormi esplosioni cosmiche con una precisione variabile tra pochi gradi e qualche minuto d’arco, fornendo un importante contributo alla cosiddetta “astrofisica multi-messaggero”.

Lo standard dei nanosatelliti è oggi in voga, osserva Evangelista, perché consente di produrre dispositivi anche nelle università, con standard più rilassati e a un costo anche 500 volte inferiore a quello di un satellite normale. “È ammissibile una possibilità di fallimento maggiore, per fare un satellite standard servono dai 10 ai 15 anni”, spiega, “questi sono fatti per essere costruiti in pochi anni, è ammesso l’utilizzo di componenti commerciali, si cerca di farli un po’ a risparmio, magari durano due anni e non sette ma comunque consentono di avere un ritorno scientifico importante”.

La visita si conclude nel laboratorio dedicato a Janus e Majis, la camera e lo spettrometro avanzatissimi che saranno a bordo della sonda Juice. Ne riparleremo il 13 aprile, quando è prevista la partenza della missione.

agi.it




Taiani: “L’Italia non farà test distruttivi di missili anti-satellite”

download

download“L’Italia si impegna a non condurre test distruttivi di missili anti-satellite ad ascesa diretta”. Lo ha annunciato oggi il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani.

La decisione – che fa seguito all’adozione a New York nel dicembre del 2022 della risoluzione 77/41 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite co-sponsorizzata dall’Italia, che chiede a tutti gli Stati di impegnarsi a non condurre test distruttivi di missili anti-satellite ad ascesa diretta – si inserisce nel quadro del forte impegno del governo italiano per garantire la sostenibilità e la sicurezza a lungo termine dello spazio extra-atmosferico.

Tali test – che fanno ricorso all’utilizzo di missili per distruggere satelliti morti o morenti – sono molto preoccupanti perché creano grandi quantità di detriti spaziali, rendono l’orbita terrestre un luogo più pericoloso, e potrebbero avere impatti diffusi e irreversibili sull’ambiente spaziale.

“L’Italia continuerà a lavorare attivamente e costruttivamente per aumentare la sicurezza e la sostenibilità dello spazio extra-atmosferico, un bene collettivo importantissimo per gli interessi vitali di tutte le nazioni. Anche in questo importantissimo settore, siamo al fianco dei nostri principali partner atlantici e occidentali per sostenere e rafforzare un ordine internazionale per lo spazio basato su regole e libero da conflitti.” ha osservato il Vicepremier Tajani.




Colombia. Rinnovato l’accordo tra il Politecnico di Torino e la Pontificia Universidad Javeriana di Bogotà

6polito

6politoIl Rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco, ha visitato la Pontificia Universidad Javeriana di Bogotà, in Colombia, per rinnovare l’Accordo di doppio titolo tra i due Atenei. Una collaborazione di lunga data, quella tra il Politecnico e la Pontificia Universidad Javeriana, che è cominciata nel 1999 con la stipula dell’Accordo Quadro per la promozione dello scambio di persone, attività ed esperienze nei campi dell’educazione universitaria e della ricerca, ed è continuata nel 2006 con la firma dell’Accordo doppio titolo per lo scambio di studenti d’Ingegneria e Architettura sul livello della Laurea e della Laurea Magistrale.
Quest’ultimo rinnovo, siglato il 21 febbraio scorso tra i Rettori delle due Università, fa riferimento all’Accordo doppio titolo stipulato nel 2015 e si configura come un ulteriore, importante passo avanti nel percorso di consolidamento dei rapporti di collaborazione tra le due facoltà d’Ingegneria e Architettura.
La visita, riporta l’ateneo, si è svolta dal 20 al 24 febbraio e ha visto il Rettore impegnato in una serie di iniziative organizzate dall’Università ospitante per rafforzare il legame di cooperazione formalizzato dal rinnovo dell’accordo. Dopo un primo incontro con gli Alumni colombiani del Politecnico, il Rettore ha seguito la presentazione delle attività per lo sviluppo dei processi di collaborazione e sinergia tra i due Istituti, ed è in ultimo intervenuto al panel “Costruzione Ecosistema di collaborazione Pubblica Amministrazione – Imprese – Università: il caso di Torino”, in cui ha portato l’esperienza di impatto sociale dell’Ateneo sul territorio.
L’accordo, che rimarrà in vigore fino al 30 settembre 2028, garantisce continuità di dialogo tra i percorsi didattici e di ricerca tra le due università, incentivando gli scambi tra gli studenti a supporto di una maggiore accessibilità e diffusione della conoscenza. Un dialogo che ha ottenuto fino ad oggi risultati significativi in termini di numeri, considerando l’elevata quantità e qualità di studenti che hanno aderito al programma, e di crescita del sapere scientifico e culturale, grazie alla condivisione delle esperienze e delle attività svolte all’interno delle due Università. (aise) 




L’astronauta italiano Roberto Vittori “atterra” in Costa Rica

2astronauta

2astronauta“Viaggiare tra le stelle: dalla terra allo spazio” è il titolo della conferenza in programma lunedì prossimo, 6 marzo, alla Biblioteca Nazionale di San Josè. Relatore sarà l’astronauta italiano Roberto Vittori, straordinario protagonista dell’avventura spaziale italiana ed europea che nel corso della sua carriera ha collaborato, fra gli altri, con l’astronauta costaricano Franklin Chan.
Organizzata dall’Ambasciata d’Italia in Costa Rica con la Dante Alighieri, durante la conferenza Roberto Vittori condividerà le sue esperienze di viaggio e di vita nello spazio durante le missioni Marco Polo, Eneide e Shuttle, e racconterà i progetti futuri per l’esplorazione umana dello spazio.
L’incontro, che inizierà alle 18.00, sarà introdotto dall’Ambasciatore Alberto Colella.
L’uomo viaggia nello spazio da ormai più di 60 anni e l’Europa ha festeggiato lo scorso anno i 40 anni dal primo volo di un astronauta europeo.
Da allora l’Europa è sempre stata presente nello spazio con i suoi astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale.
L’ESA e l’Agenzia Spaziale Italiana si stanno preparando a ripetere l’exploit dell’esplorazione lunare: grazie alla realizzazione per la NASA del modulo di servizio per le capsule Orion, l’uomo tornerà sulla Luna nel 2025, dopo oltre 50 anni.
Ma l’Europa non ha mai sviluppato un proprio veicolo per il volo spaziale con equipaggio e si è sempre affidata a cooperazioni internazionali per mandare i suoi astronauti nello spazio. Oggi l’Agenzia Spaziale italiana e quella europea vogliono alzare il livello delle ambizioni spaziali europee e sviluppare la propria autonomia di volo con equipaggio.
Roberto Vittori è uno degli astronauti europei con più esperienza.
Ha frequentato l’Accademia Aeronautica italiana dal 1985 al 1989 e ha conseguito il brevetto di pilota militare nel 1986. Ha volato con i Tornado nell’Aeronautica Militare dal 1991 al 1994. Ha conseguito il brevetto di pilota collaudatore sperimentatore nel 1995 presso la United States Navy Test Pilot School di Patuxent River, nel Maryland.
Ha al suo attivo circa 2000 ore di volo su più di 40 diversi aeromobili, tra cui l’F-104 Starfighter, il Tornado GR.1, l’F/A-18, l’AMX, Mirage 2000, G.222 e P180.
Nel luglio del 1998 fu selezionato come astronauta dall’Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con l’European Space Agency.
Dal 25 aprile al 5 maggio 2002 Roberto Vittori ha partecipato alla missione volo “Marco Polo” presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Durante la sua permanenza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ha lavorato a fianco al resto dell’equipaggio e seguito quattro esperimenti scientifici per il programma europeo.
Successivamente ha volato nello spazio nel 2005 e nel 2011. (aise) 




Philadelphia ospita la XVII Conferenza dei ricercatori italiani nel mondo

22confricercatori

22confricercatoriSarà Philadelphia ad ospitare quest’anno la Conferenza dei ricercatori italiani nel mondo, giunta alla sua 17ª edizione.
Organizzata dalla Texas Scientific Italian Community (TSIC) con la Sbarro Health Research Organization (SHRO), in collaborazione con la Temple University, College of Science and Technology, la conferenza si terrà il 1° aprile, dalle 9.30 alle 15.00 nella Charles Library della Temple University (1° piano).
La conferenza è aperta a tutti i ricercatori italiani attivi nei diversi campi della scienza, della tecnologia, dell’aerospazio, della medicina e delle scienze umanistiche.
I lavori sono aperti anche a ricercatori di altri paesi e di aziende a lavoro su progetti connessi all’Italia.
Per tutti, il termine ultimo per presentare abstract e una breve biografia è fissato al 20 marzo. Tutto il materiale va inviato all’indirizzo xviiconferenceresearchers@gmail.com.
La conferenza si svolgerà in lingua inglese.
Tutte le informazioni sono sul sito www.texasic.org. (aise)




Matera. Meteorite di 45 milioni di anni cade sul balcone di un consigliere comunale

c3f6d16de11fe7c2ef0570e031eb235c

c3f6d16de11fe7c2ef0570e031eb235cI ricercatori dell’Istituto italiano di astrofisica (Inas) hanno localizzato nuovi frammenti di un meteorite caduto la scorsa settimana nella città di Matera (sud Italia) e che avrebbe 45.000 milioni di anni, tanti quanti il ​​sistema solare, secondo il primo risultati delle indagini.

Il meteorite, caduto a 300 chilometri orari sul balcone della casa di un consigliere comunale, è uno dei tre aeroliti che hanno colpito la Terra nell’ultima settimana: il 13 febbraio in Francia, il 14 febbraio in Italia e il 15 febbraio in Texas.

“L’episodio fa parte di una serie di tre eventi che si sono svolti in tre giorni consecutivi. Questo, contando che gli iscritti dal 1960 sono circa 40, è un evento davvero eccezionale che probabilmente non si ripeterà mai più”, ha detto lunedì Dario Barghin, esperto dell’Università di Torino (nord), in una conferenza stampa riportata dai media locale.

Secondo i ricercatori, il meteorite potrebbe essere una condrite proveniente dalla principale fascia di asteroidi del sistema solare e il fatto che molti dei suoi frammenti siano caduti in una casa senza toccare il suolo terrestre ha impedito che venissero contaminati e, quindi, lo studio della sua composizione chimica e la composizione minerale avrà ancora più valore.

Il meteorite italiano, che popolarmente ha ricevuto il soprannome di San Valentino per aver impattato il 14 febbraio, è stato battezzato “Matera”, poiché la comunità scientifica li nomina tradizionalmente in base alla città in cui cadono.

In questo caso il ritrovamento è eccezionale poiché, come spiega Giovanni Pratese, dell’Università di Firenze (al centro), è stato possibile osservare in dettaglio “tutti i parametri”, compresa “la sua traiettoria e orbita”.

“La cosa straordinaria di questo intervento è stata la possibilità di far funzionare a pieno regime il sistema ‘Prisma’, una sorta di videosorveglianza dell’atmosfera e dei meteoriti, che in Puglia dispone di alcune telecamere che hanno osservato questo grande evento”, ha sottolineato, da parte sua il sindaco di Matera, Domenico Bennardi.

Il giorno dopo la caduta in Italia, il Servizio meteorologico nazionale degli Stati Uniti ha rilevato una palla di fuoco dall’impatto di un altro meteorite nel sud del Texas, dove alcuni residenti hanno affermato di aver sentito una scossa quando i suoi pezzi hanno colpito il suolo.

Da parte sua, in Francia, un ragazzo di 18 anni ha individuato un frammento di meteorite del peso di circa 2 chilogrammi nella regione della Normandia (nord del Paese), insieme a pezzi più piccoli.