L’ambasciatrice Zappia apre l’IDD in US 2022 al New York Institute of Technology

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24zappiaIeri, 23 marzo, si è svolto a New York l’evento centrale della rassegna di iniziative organizzate in tutti gli Stati Uniti per l’edizione 2022 dell’Italian Design Day.
L’evento, organizzato dall’Ambasciata Italiana a Washington con l’Agenzia ICE di New York, si è tenuto presso il New York Institute of Technology. Ad aprire i lavori sono intervenuti l’ambasciatrice d’Italia negli USA, Mariangela Zappia, e il direttore dell’Agenzia ICE di New York, coordinatore della rete USA, Antonino Laspina, accolti dal presidente del New York Institute of Technology, Hank Foley, e dal decano della School of Architecture and Design del New York Institute of Technology, Maria R. Perbellini.
Anche se in formato ibrido, l’edizione 2022 ha avuto grande dinamismo grazie al coinvolgimento dei grandi protagonisti del design italiano negli USA, molti di loro collegati da importanti showroom di Manhattan.
L’Italian Design Day continua a caratterizzarsi quale momento qualificante della strategia di promozione integrata promossa dal MAECI, mirata a rafforzare il Design come elemento distintivo del “brand Italia“ e come volano di opportunità di ingresso e di rafforzamento di aziende italiane sui mercati internazionali.
L’Italian Design Day 2022 ha permesso anche di promuovere la 61ma edizione del Salone del Mobile di Milano, uno degli appuntamenti più importanti a livello globale per il settore dell’arredo e del design, in programma dal 7 al 12 giugno, nonchè la candidatura di Roma all’Expo 2030.
Il tema prescelto per l’edizione 2022 – “Ri-Generazione. Design e nuove tecnologie per un futuro sostenibile” (Re-Generation. Design and new technologies for a sustainable future) valorizza l’abilità del nostro design di rinnovarsi all’insegna di circolarità e sostenibilità, assi strategici del rilancio dell’economia italiana dopo la pandemia.
“Pur nel tragico contesto della brutale e ingiustificata invasione russa dell’Ucraina, l’Italian Design Day ci offre l’occasione per evidenziare il ruolo chiave che il design e la creatività rivestono nelle relazioni commerciali e culturali tra l’Italia e gli Stati Uniti e nella nostra cooperazione sulle nuove tecnologie e la ricerca“, ha affermato l’ambasciatrice Zappia. “Il design è un campo in cui l’eccellenza italiana è riconosciuta a livello globale“, ha aggiunto, sottolineandone il valore anche come “strumento strategico per ripensare il mondo di domani, basato su creatività, inclusività, sostenibilità e innovazione”.
Nel suo intervento, l’ambasciatrice Zappia ha anche ricordato l’imminente 60^ edizione del Salone del mobile, “evento di riferimento globale per il settore arredamento e design“, e la candidatura di Roma ad ospitare l’Expo Universale 2030, basata sugli stessi valori di inclusione, sostenibilità e innovazione.
“L’Italian Design Day 2022 è un importante evento del “Sistema Italia”, che vede la partecipazione dei grandi protagonisti dell’“Italian Design System” in Italia e negli USA”, ha affermato Antonino Laspina, direttore dell’Agenzia ICE di New York e coordinatore della rete USA. “Il tema della sostenibilità di questa edizione è interpretato al meglio dalla piattaforma di aziende, architetti e grandi nomi del design italiano che abbiamo coinvolto, straordinari rappresentanti sia della leadership italiana nella transizione ecologica sia dell’affidabilità della supply chain del made in Italy”.
“Il Design Day 2022”, ha continuato Laspina, “è un segnale forte alle comunità imprenditoriali e del design statunitensi, sull’impegno dell’industria italiana del design per la sostenibilità, intesa come imperativo prioritario e come buona prassi nella manifattura industriale contemporanea. Un design italiano non solo all’avanguardia nello stile e nella qualità”, ha concluso, “ma una insostituibile piattaforma di offerta sostenibile e affidabile per le esigenze del mercato USA”.
Moderati da Stefania Spatti di Class Cnbc, hanno partecipato all’evento in qualità di panelist anche: Maria Porro del Salone del Mobile 2022; l’architetto e design ambassador Paola Navone; Daniele Busca, Vp Creative Brand Director Scavolini; Andres Escobar, designer Principal Lemay+Escobar New York; Simona Gazzaniga, head of Marketing Poliform Usa; Rocco Giannetti, managing director Gensler New York; e con un video messaggio Jacqueline Terrebonne, editor in Chief Galerie Magazine. (aise)




Londra: il genio di Marconi all’IIC

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21marconiLONDRA\ aise\ – L’Istituto Italiano di Cultura di Londra ospiterà questo pomeriggio alle 18.00 un incontro dedicato a Guglielmo Marconi (1874 – 1937).
“Il genio delle onde” è il titolo dell’evento dedicato al celebre fisico italiano, inventore del radiotelegrafo, insignito del Premio Nobel per la Fisica nel 1909.
Relatori dell’incontro, organizzato dall’IIC in collaborazione con London One Radio, radio italiana nel Regno Unito, saranno il fisico e giornalista Philip Baglini e Fabio Cosci, curatore del Museo della Villa Medicea di Coltano e presidente della Marconi Labs Coltano. (aise) 




Un robot potrà andare a scuola al posto del bambino malato

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unnamedAGI – Si chiama Stretch ed è un robot che consente a un bambino malato di vedere, ascoltare e parlare con l’insegnante e i compagni come se fosse presente a scuola.

Progettato per controlli a distanza dei medici negli ospedali o da manager aziendali per collegarsi a strutture in remoto, questo robot di telepresenza ora potrebbe arrivare anche nelle scuole per aiutare bambini con malattie croniche e invalidanti. Oltre a prendere parte alle lezioni come se fossero in classe, i bambini possono chattare con gli amici e ‘unirsi’ ai loro coetanei per il pranzo, il coro o la ricreazione.

A credere fermamente nel progetto e a portarlo avanti già da alcuni anni, prima della pandemia, è la ricercatrice Veronica Ahumada che studia informatica sanitaria e interazioni uomo-robot presso l’Università della California (UC). Una ex bambina ‘invalida’, con un’infanzia costellata di difficoltà a causa di una malattia congenita che l’ha costretta a mesi di assenza scolastica e a tanta sofferenza. Dopo aver ottenuto un finanziamento, dal 2020 collabora con la robotica sanitaria Laurel Riek presso l’UC San Diego per progettare una macchina con caratteristiche su misura per i bambini, inclusi altoparlanti in grado di trasmettere il suono attraverso il frastuono di un’aula, un “braccio” per raggiungere e afferrare e un’interfaccia utente operabile da bambini.

Nel corso del prossimo anno, sulla base degli studi di Ahumada, lei e Riek stabiliranno le caratteristiche di cui un bambino ha bisogno per sentirsi presente e impegnato nell’apprendimento. Gli studenti a distanza testeranno i loro prototipi. “Questi ragazzi sono i professionisti”, dice Ahumada. Molto prima della pandemia, prima che molte famiglie pensassero alla scuola virtuale, “erano già i pionieri”.

“Non abbiamo mai avuto nella storia del mondo l’opportunità per i bambini con queste gravi condizioni mediche di andare a scuola con i loro coetanei”, assicura Ahumada.I bambini che utilizzano la tecnologia l’hanno definita “cambiamento di vita” grazie alle connessioni sociali che consente. Ma i ricercatori non hanno ancora dimostrato che questi strumenti aiutano accademicamente, socialmente o emotivamente, dice. E la tecnologia stessa ha dei limiti: i robot non sono stati progettati per i bambini e non funzionano bene nelle scuole con Wi-Fi irregolare. Ahumada sta “cercando di capire come superare questi ostacoli”.

Con l’obiettivo di approfondire il modo migliore per integrare i robot di telepresenza nelle classi, lei e i suoi colleghi hanno sondato come decine di bambini con malattie diverse, insieme alle loro famiglie, compagni di classe e insegnanti, interagiscono con i dispositivi. Inoltre, i ricercatori stanno pianificando di unire le forze con i medici per definire se i benefici che i bambini riportano negli studi si traducano in guadagni in termini di salute mentale, voti o altre aree misurabili.

 




I quattro colori dei vesititi che tengono lontane le zanzare

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153125097 b21402c4 c868 453c 9847 9bb1510ebb44AGI – Verde, viola, blu e bianco: sono i colori da indossare per sfuggire alla vista delle zanzare ed evitare i fastidiosi pizzichi che provocano prurito e possono aumentare il rischio di malattie. Questo curioso risultato emerge uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli scienziati dell’Università di Washington, i quali hanno scoperto che le zanzare comuni tendono a volare verso colori specifici, come rosso, arancione, nero e ciano.

La pelle, spiegano gli esperti, emette un segnale rosso-arancione, il che potrebbe spiegare il motivo per cui i fastidiosi insetti raggiungono gli esseri umani indipendentemente dalla pigmentazione. “Le zanzare – afferma Jeffrey Riffell, dell’Università di Washington – utilizzano gli odori per distinguere gli oggetti vicini. Quando percepiscono composti specifici, come l’anidride carbonica emessa dalla respirazione, sono stimolate a cercare colori e modelli visivi associati a un potenziale ospite. I nostri risultati suggeriscono che l’olfatto della zanzara influenza il modo in cui l’animale risponde ai segnali visivi”.

Il team, guidato da Riffell, ha monitorato il comportamento delle femmine di zanzara della febbre gialla, Aedes aegypti, sottoposte a diversi tipi di segnali visivi e olfattivi. Senza alcuno stimolo olfattivo, riportano gli autori, le zanzare ignoravano tutti i colori. Dopo una vaporizzazione di anidride carbonica nell’ambiente, gli animali si dirigevano solo verso i colori rosso, arancione, nero o ciano, ignorando verde, blu, bianco e viola. Sapere quali colori attirano le zanzare può essere utile per progettare repellenti, trappole e metodi migliori per respingere i fastidiosi pizzichi.

“Ci sono tre segnali principali che attirano le zanzare – aggiunge l’esperto – il respiro, il sudore e la temperatura della pelle. Abbiamo scoperto che esiste un quarto elemento, il colore rosso, che viene utilizzato dagli animali per orientarsi nello spazio. Indossare abiti sul verde, viola, bianco e blu potrebbe prevenire le punture”.




Una sonda “ha toccato” il sole per la prima volta

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unnamedAGI – Una sonda spaziale americana ha ‘toccato’ il Sole, diventando il primo veicolo spaziale della storia a compiere tale impresa. Si tratta della Solar Parker Probe della Nasa, che ha volato attraverso la parte più esterna dell’atmosfera del Sole, la corona, prelevando campioni di particelle e campi magnetici, come ha annunciato la stessa Agenzia spaziale statunitense. È la prima volta che un veicolo spaziale entra nei confini esterni del Sole, dove la sonda Parker Solar Probe è rimasta per cinque ore. “Il fatto che la sonda abbia toccato il Sole è il culmine della scienza solare e un’impresa straordinaria”, ha affermato Thomas Zurbuchen, amministratore associato del direttorato della Nasa per le missioni scientifiche. Zurbuchen ha spiegato che questo risultato consentira’ ai ricercatori di comprendere meglio l’evoluzione del Sole e i suoi impatti sul sistema solare, oltre a poter applicare tutte le nuove conoscenze ottenute anche alle stelle del resto dell’Universo.




Horizon Europe si presenta ad Australia e Nuova Zelanda

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horizone ue oz nzBRUXELLES\ aise\ – Horizon Europe è il principale programma di finanziamento dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione, con un budget di 95,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. Possono partecipare ai progetti anche Paesi extra-europei, a determinate condizioni. È il caso di Australia e Nuova Zelanda, alle quali saranno dedicati tre eventi per illustrare il progetto e favorire lo sviluppo di collaborazioni con i Paesi Europei.
“Horizon Europe for Australia & New Zealand” è il titolo dell’iniziativa che raccoglie i tre incontri, formali di alto profilo organizzati da EURAXESS Australia e Nuova Zelanda in collaborazione con le Delegazioni dell’Unione Europea in Australia e in Nuova Zelanda.
L’obiettivo è quello di fornire una panoramica di Horizon Europe in particolare a dottorandi, ricercatori post-dottorato o già affermati, uffici di supporto alla ricerca universitaria e di relazioni internazionali e istituti di ricerca, nonché attori aziendali e del settore, australiani, neozelandesi ed europei inertessati ad avviare collaborazioni.
L’evento di lancio di Horizon Europe si terrà la mattina del 24 agosto e sarà aperto dai saluti del rappresentante dell’Unione Europea in Australia, Michael Pulch. Interverranno poi, fra gli altri, Maria Cristina Russo, direttore per la Cooperazione Internazionale della DG Ricerca e Innovazione della Commissione Europea, Carmela Cutugno, funzionario per la Cooperazione Internazionale per Australia e Nuova Zelanda della stessa DG, e Fabio Spadi, capo della sezione Politica, Stampa e Informazione della Delegazione dell’Ue in Australia.
Chiuderà i lavori Nina Obermaier, rappresentante dell’Unione Europea in Nuova Zelanda.
A questo primo evento seguiranno un Horizon Europe Info Day, il 23 e 27 settembre, e un Horizon Europe Proposal Writing Camp, il 6 e 7 ottobre.
Per partecipare e per ulteriori informazioni si può consultare questo link. (aise)




La sonda Lucy porterà nello Spazio un messaggio per l’umanità del futuro

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unnamedUna capsula del tempo con un messaggio per i posteri, destinato all’umanità del futuro: la sonda spaziale Lucy della Nasa e del Southwest Research Institute (SwRI) nasconderà al suo interno una targa destinata ai nostri discendenti che potranno recuperarla tra migliaia di anni.

Lucy sarà la prima missione in assoluto con l’obiettivo di esplorare gli asteroidi troiani, una enigmatica popolazione di piccoli corpi che orbitano attorno al Sole oltre la fascia principale degli asteroidi, intrappolati dalla gravità di Giove e del Sole.

Riprendono le grandi missioni degli anni ’70.

La capsula del tempo di Lucy continua l’eredità delle grandi missioni Nasa degli anni ’70, come la targa delle sonde Pioneer 10 e 11 o il disco d’oro delle Voyager 1 e 2. Queste missioni erano le prime destinate all’esplorazione dello spazio profondo, per un viaggio al di fuori del nostro Sistema Solare e nascondevano a bordo dei messaggi destinati a tutti gli eventuali viaggiatori spaziali alieni che un giorno avrebbero potuto incontrare questi veicoli spaziali. Invece, Lucy non si avventurerà al di fuori del Sistema Solare, la sua targa è una capsula del tempo con messaggi per i nostri discendenti.

La targa è stata installata sulla navicella durante una cerimonia al Lockheed Martin Space di Littleton, in Colorado, il 9 luglio 2021. Poiché questi asteroidi mai esplorati prima sono per molti versi “fossili” della formazione e dell’evoluzione del nostro Sistema Solare, la navicella spaziale Lucy prende il nome dall’antenato umano fossilizzato scoperto l’anno dopo che la Pioneer 11 ebbe iniziato il suo viaggio fuori dal Sistema Solare.

Il nome di Lucy è stato ispirato anche dalla canzone dei Beatles “Lucy in the Sky with Diamonds”.

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Lucy è la tredicesima missione dello storico programma spaziale Discovery della NASA. Lo stesso programma che ha portato il primo rover, il Sojourner, su Marte nel ’97, che ha catturato e riportato a terra la scia di una cometa con la Stardust, che ha raggiunto Mercurio con la Messenger o la fascia degli asteroidi.

Questi messaggi sono stati scritti da Premi Nobel per la Letteratura, poeti e figure che hanno ispirato il team di sviluppatori del progetto. A oggi questa capsula del tempo include anche una rappresentazione del Sistema Solare nel giorno del lancio di Lucy previsto per il 16 ottobre 2021.

Dopo che, nel 2033, Lucy avrà terminato di visitare un numero record di asteroidi per una singola missione (8 asteroidi su 6 orbite indipendenti attorno al Sole), la navicella spaziale continuerà a viaggiare tra gli asteroidi troiani e l’orbita della Terra per almeno centinaia di migliaia, se non milioni di anni. È facile immaginare che un giorno, in un lontano futuro, i nostri discendenti ritroveranno Lucy nel suo fluttuare tra i pianeti.

Per questo motivo il team di Lucy ha scelto di mettere una capsula del tempo a bordo della navicella spaziale Lucy sotto forma di targa, messaggi questa volta non per alieni sconosciuti, ma per quelli che verranno dopo di noi. AGI




Marte e Venere sembreranno vicinissimi

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capturaMarte e Venere si stanno avvicinando così tanto che sembrerà quasi che si tocchino, nonostante rimangano molto distanti fra loro.

Si tratta di un fenomeno chiamato ‘congiunzione’ ovvero un allineamento così particolare che dalla Terra, secondo la Nasa, tra questi corpi celesti parrà esserci lo spazio “di un solo dito se si protrae la mano verso il cielo”.

Appena sopra ci sarà inoltre, una luna crescente che aumenterà il fascino del quadro celeste. I due pianeti saranno facili da distinguere l’uno dall’altro perchè Venere è molto piu’ luminoso rispetto al pianeta rosso che dovrebbe apparire in una posizione leggermente inferiore.

Quello che si andrà a osservare è un fenomeno abbastanza raro: l’agenzia americana ha reso noto che il prossimo “contatto” virtuale così ravvicinato e chiaro si terrà nel 2034.

Le congiunzioni planetarie, in generale, sono invece fenomeni che coinvolgono piu’ protagonisti e con frequenze differenti. Nel 2020 è toccato ad esempio a Giove e Saturno apparire vicinissimi agli occhi terrestri. AGI




La scienza per tutti: a Ginevra nasce “Science Gateway”

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22cerngianottiGINEVRA\ aise\ – Raccontare la scienza al grande pubblico, soprattutto ai più giovani. Nasce con questo obiettivo divulgativo, a Ginevra, lo “Science Gateway”, nuovo “portale” di accesso del Centro di Ricerca Nucleare europeo (CERN). La prima pietra è stata posta ieri 21 giugno di fronte all’attuale ingresso del Centro guidato da Fabiola Gianotti. “Science Gateway” – che potrà accogliere fino a 3 mila visitatori – sarà completato entro la fine del 2022.
Il progetto, quasi tutto italiano, è dell’architetto Renzo Piano e ha il sostegno della Fca Foundation, il ramo di Stellantis che opera con finalità benefiche e della Fondazione Agnelli, che hanno contribuito con circa 40 dei 70 milioni di euro necessari. Le strutture saranno costruite da ICM SPA e la CIMOLAI SPA, le due aziende italiane che si sono aggiudicate le relative gare di appalto.
Con una superficie di 7.000 metri quadrati, lo “Science Gateway” sarà ospitato in una nuova iconica struttura “carbon neutral”; sarà composta da diversi edifici, alimentati ad energia solare, all’interno dei quali verranno allestiti spazi e laboratori sperimentali oltre ad aree espositive. L’auditorium da 900 posti dello “Science Gateway” sarà dedicato a Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca scomparso a luglio 2018.
“Un ponte di vetro collegherà i diversi temi e le diverse parti dello “Science Gateway” permettendo anche un incontro dal vivo tra ricercatori e bambini, visitatori e fisici, turisti e scienziati, tutti accomunati dalla curiosità e dalla sete di conoscenza”, ha spiegato l’architetto Piano alla cerimonia di inaugurazione. Le mostre saranno dedicate anche agli acceleratori del CERN agli esperimenti condotti dal centro di ricerca e all’elaborazione dei dati, a come gli scienziati usano queste risorse nelle loro ricerche.
“I tempi difficili che abbiamo vissuto negli ultimi 18 mesi – ha detto Giannotti – hanno dimostrato il valore permanente della scienza e la necessità di una cooperazione che vada al di là delle frontiere. La scienza unisce le persone e mostra quanto il genere umano possa realizzare, quando mette da parte le differenze e si concentra sul bene comune. La scienza dà speranza e fiducia in un futuro migliore”.
“È un segnale di grande ottimismo. Si tratta di un progetto ambizioso che diventerà presto realtà per aiutare i giovani, ma anche i meno giovani, a capire cosa si fa al CERN” ha affermato il presidente di Stellantis, John Elkann.
“Science Gateway”, il cui avvio dei lavori è in ritardo rispetto al programma previsto per via dell’emergenza Covid, è stato presentato per la prima volta nel 2019; ha un obiettivo divulgativo, quello di stimolare la curiosità e far conoscere e amare la scienza in ogni sua dimensione dal maggior numero di persone possibile. (aise) 




L’Etna ha un “cuore pulsante” e ha cambiato volto

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unnamedL’Etna ha cambiato volto in tre anni e ha un “cuore pulsante”: un meccanismo, quest’ultimo, presente probabilmente nei vulcani del resto del pianeta. Si tratta di un serbatoio magmatico più profondo che ne alimenta costantemente uno più superficiale, dove i gas pressurizzano dando origine alla raffica di fontane di lava.

Lo ha scoperto un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), che ha pubblicato il modello di descrizione sulla rivista scientifica ‘Applied Sciences’. “Parliamo di 300 metri cubi al secondo di magma, due tonnellate e mezzo al metro cubo – spiega all’AGI Alessandro Bonforte, primo autore della ricerca – estremamente energetica dal punto di vista meccanico e da quello termodinamico. Il meccanismo funziona sempre allo stesso modo, anche ni parossismi di febbraio-aprile”.

Lo studio, dal titolo “Combining high- and low-rate geodetic data analysis for unveiling rapid magma transfer feeding a sequence of violent summit paroxysms at Etna in late 2015” si è concentrato su una serie di quattro fontane di lava che hanno interessato il cratere Voragine del vulcano siciliano nel dicembre del 2015. Gli scienziati hanno analizzato le deformazioni del vulcano per risalire alle sorgenti magmatiche delle sequenze delle violente eruzioni, per comprenderne le dinamiche e definire il sistema di alimentazione dell’Etna in grado di produrre un così rapido accumulo e violento rilascio del magma.

“La nostra analisi dei dati di deformazione del suolo, ottenuti utilizzando dati ad alta frequenza tilt e GNSS (Global Navigation Satellite System) e immagini satellitari DInSAR (Differential Interferometric Synthetic Aperture Radar), ha riguardato un periodo di 12 giorni comprendente l’intera sequenza eruttiva del dicembre 2015”, aggiunge il team dell’Ingv. “Tali misurazioni – prosegue – ci hanno permesso di definire le complesse interazioni tra le diverse zone di stoccaggio in cui è stato temporaneamente immagazzinato il magma eruttato con i parossismi”.

Ecco la dinamica: il magma si trasferisce da una camera profonda a una più superficiale. Lì, ricco di gas, staziona temporaneamente accumulando pressione. “La sorgente di pressurizzazione profonda fornisce magma ricco di gas a un serbatoio più ‘superficiale’ situato a una profondità di circa 1,5/2 km”, spiega Bonforte. “Quando la pressione del gas supera quella di contenimento delle rocce si verifica l’eruzione violenta sotto forma di parossismo. Questo meccanismo combinato di due livelli di ‘stoccaggio’ del magma a diverse profondità rappresenta, dunque, il possibile ‘motore’ delle sequenze di eventi così rapidi e violenti”.

Tali parossismi, spiega ancora Bonforte, drenano non soltanto il materiale magmatico accumulato nel serbatoio più superficiale, ma anche parte di quello che staziona nel resto del sistema di alimentazione del vulcano. Viceversa, quando la pressione del gas diminuisce, il parossismo si arresta: la valvola si chiude, e il serbatoio più profondo (situato a circa 6 km di profondità) inizia nuovamente a ricaricare quello superficiale, così come il flusso sanguigno nel cuore che viene pompato dall’atrio al ventricolo e poi dal ventricolo all’esterno del cuore.

“Il modello da noi proposto – sottolinea il ricercatore – suggerisce un meccanismo simile a quello di un cuore pulsante, in cui un serbatoio di media profondità, a circa 6 km, carica un serbatoio più superficiale, a circa 2 km; questo serbatoio si trova ad una profondità che consente al gas di separarsi dal resto del fuso, aumentando così la pressione, un po’ come quando si vedono le bollicine formarsi in una bottiglia di una bevanda gasata. Tutto tace finché la pressione esercitata dal gas presente all’interno del magma non risulta troppo elevata, in sostanza si apre la valvola e si verifica il parossismo, che drena il magma dalla sorgente più superficiale e dal resto del sistema, che è continuo. Una volta scaricata la pressione in eccesso, la valvola si chiude e il ciclo ricomincia, col magma che riprende a spostarsi dal serbatoio profondo a quello superficiale. Questo meccanismo potrebbe rappresentare un modello concettuale valido per eventi di natura simile sull’Etna e su altri vulcani nel mondo”. Nel vulcano, insomma, non agisce “una sola pentola a pressione, ma due”, continua Bonforte all’AGI. “Ciò avviene in presenza di condizioni particolari, che non si verificano facilmente. E’ la natura a consentirlo.

Il vulcano, intanto, ha cambiato faccia. L’Etna, spiega il vulcanologo Boris Behncke mostrando alcune foto del profilo della Muntagna (come la chiamano in Sicilia) – è in costante evoluzione e cambiamento, forse più che qualsiasi altro vulcano su questo pianeta. Questa evoluzione è più evidente nel caso del Cratere di Sud-Est, il più giovane e più attivo dei quattro crateri sommitali del vulcano.

Con la serie di parossismi di febbraio-aprile 2021, questo cratere è cambiato ancora una volta in maniera sconvolgente e non è riconoscibile. Del vecchio cono del Sud-Est, che nel 2000 era singolo e cospicuo, non resta praticamente più nulla di visibile (solo se guardato da sud se ne vede ancora una ‘gobba’). Qui sull’Etna, la Terra sta ancora nascendo”. Le forme della natura, aggiunge Bonforte, sono “anche quelle delle superfici testate da un equilibrio di forze”. “Nel caso di un vulcano – sottolinea – tra una forza endogena che tende a costruire la montagna e le forze esogene come l’erosione, la neve, il vento, che tendono a consumarla. In un vulcano così attivo come l’Etna, le energie in gioco sono altissime e i fenomeni sono violenti, sia quelli costruttivi sia quelli distruttivi. Tutti i fenomeni di crollo del cratere di Sud-est sono fenomeni distruttivi, di gravità: frana giù sotto il suo stesso peso”. È in corso una lotta tra due opposti, che dà vita a una trasformazione: “Panta rei – conclude Bonforte – è un principio già scoperto oltre duemila anni fa. Nel momento in cui ci si ferma, c’è la morte”.