“Pace”, il software che sostituisce la TAC. Nuovo studio italiano

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20invgLo sviluppo della ricerca e delle alte tecnologie realizzato dall’INGV trova applicazione anche in molte altre branche della ricerca scientifica. È il caso dello studio “Pipeline for Advanced Contrast Enhancement (PACE) of Chest X-ray in Evaluating COVID-19 Patients by Combining Bidimensional Empirical Mode Decomposition and Contrast Limited Adaptive Histogram Equalization (CLAHE)” recentemente pubblicato sulla rivista “Sustainability” di MDPI, condotto in collaborazione con l’Università di Messina e l’Università di Catania, per lo sviluppo di un applicativo software chiamato “PACE” prodotto per offrire un importantissimo supporto ai radiologi nella diagnosi e nella cura delle patologie polmonari gravi come quelle causate dal COVID-19.
Infatti, è venuta in aiuto alla diagnostica per immagini applicata ai pazienti affetti da patologie polmonari quella normalmente utilizzata dall’INGV per caratterizzare lo “stato di salute” della crosta terrestre.
“L’analogia tra l’interno della Terra e interno dei polmoni può apparire alquanto audace”, afferma Massimo Chiappini, ricercatore dell’INGV e coautore dell’iniziativa. “Tuttavia questa ricerca nasce proprio dall’intuizione di utilizzare su immagini mediche le stesse tecniche di trattamento delle immagini che utilizziamo normalmente per la rappresentazione del sottosuolo nelle aree soggette a rischio sismico, vulcanico o ambientale”.
È noto infatti che per i pazienti affetti da gravi patologie polmonari come, negli ultimi tempi il COVID-19, la valutazione radiologica di lesioni polmonari è indispensabile sia per il monitoraggio dell’evoluzione della malattia sia per valutare la risposta alle specifiche terapie. Tuttavia, quest’attività è resa complessa dal fatto che i pazienti, specialmente nelle fasi acute della malattia, non sono collaborativi e/o si trovano in terapia intensiva. In tali situazioni, inoltre, i radiogrammi sono effettuati spesso con strumenti radiografici portatili che, spesso, producono immagini artefatte che ne riducono la leggibilità.
Pertanto, il software PACE, sviluppato dal team multidisciplinare dei ricercatori dell’INGV, dell’Università di Messina (guidato dal prof. Giovanni Finocchio del Dipartimento di Scienze Matematiche e Informatiche, Scienze Fisiche e Scienze della Terra (MIFT) e dal prof. Giuseppe Cicero del Dipartimento di Scienze biomediche, odontoiatriche e delle immagini morfologiche e funzionali) e dell’Università di Catania (guidato dai proff.i Giulio Siracusano e Aurelio La Corte), è stato ideato per risolvere questi problemi di rappresentazione grafica ottimizzando al massimo il contrasto delle immagini radiografiche del torace.
Ad oggi, vista l’urgenza, i medici l’hanno applicato alle immagini raccolte sui pazienti COVID-19 del Policlinico Universitario “G. Martino” di Messina: con PACE è migliorata significativamente la lettura del radiogramma da parte del radiologo. L’algoritmo, infatti, combina lo stato dell’arte di applicativi numerici di elaborazione delle immagini, quali la decomposizione empirica bi-dimensionale, il filtro omomorfico e l’equalizzazione adattiva dell’istogramma in modo opportuno.
“Dal punto di vista clinico” – afferma il prof. Gaeta del Dipartimento di Scienze biomediche, odontoiatriche e delle immagini morfologiche e funzionali dell’Ateneo di Messina, “è stato fondamentale verificare che le informazioni aggiuntive prodotte da PACE fossero reali. Per far questo, sono state effettuate e confrontate congiuntamente le radiografie del torace e quelle delle TAC tradizionali: il grande successo è stato quello di verificare che le lesioni aggiuntive che il software PACE rilevava nelle semplici immagini radiografiche fossero tutte confermate dalle TAC”.
“La ricaduta del software ideato da INGV e dalle Università siciliane è rilevantissima in ambito sociale” afferma Massimo Chiappini. “Tra i vantaggi, infatti, oltre la evidente riduzione dei costi e di tempi derivante dalla non indispensabilità dei macchinari per la TAC per avere identici risultati diagnostici utili, con l’uso di PACE è sufficiente effettuare un solo intervento sul paziente per l’esame radiografico con un minor rischio di diffusione di malattie virali anche tra gli operatori sanitari come nel caso del COVID-19. Inoltre, questa tecnologia offre la possibilità di applicarla anche in condizioni limite dove l’accesso alla diagnostica TAC non è agevole sia per l’alto numero di degenti interessati sia per i costi della macchina stessa che, nelle aree economicamente poco sviluppate, quali l’Africa ed il Sud America, rappresenta una strumentazione proibitiva”.
Dato l’alto interesse riscontrato in ambito medico, tutti i risultati della ricerca sono a stati messi a disposizione della comunità scientifica liberamente




Le regole dei genitori sull’uso dello smartphone sono efficaci?

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Le restrizioni imposte dai genitori sul limitare l’uso dei dispositivi elettronici e della tecnologia sortiscono effetti poco duraturi nell’età adulta.

A rivelarlo uno studio, pubblicato sulla rivista Advances in Life Course Research, condotto dagli esperti dell’Università del Colorado a Boulder, che hanno intervistato un campione di partecipanti adolescenti per esaminare l’evoluzione dell’utilizzo della tecnologia digitale dall’infanzia all’età adulta.

“Tutti i bambini cresciuti nell’era di Internet hanno ricevuto almeno un ammonimento sull’uso dei dispositivi elettronici – afferma Stefanie Mollborn, dell’Università del Colorado a Boulder – i genitori sono tendenzialmente preoccupati che i figli possano sviluppare una dipendenza dalla tecnologia, ma abbiamo scoperto che la relazione tra uso precoce e approccio successivo alla tecnologia è piuttosto debole”.

Il team ha intervistato dozzine di giovani adulti, di età compresa tra i 18 ei 30 anni, confrontando i dati con un sondaggio nazionale per cui erano stati arruolati circa 1.200 partecipanti, seguiti dall’adolescenza all’età adulta. “Con la diffusione della pandemia – prosegue l’esperta – si osservato un drastico incremento dell’uso della tecnologia per via dei milioni di studenti che hanno usufruito della didattica a distanza. Dal 1997, tuttavia, il tempo trascorso con la tecnologia digitale è aumentato del 32 percento tra i bambini di età compresa tra 2 e 5 anni e del 23 percento tra i giovani di età compresa tra 6 e 11 anni”. La scienziata riporta che già prima del coronavirus, gli adolescenti trascorrevano 33 ore a settimana utilizzando la tecnologia digitale al di fuori della scuola.

“Il nostro studio – commenta Joshua Goode, studente di dottorato in Sociologia e seconda firma dell’articolo – dovrebbe rassicurare i genitori preoccupati del tempo trascorso dai ragazzi davanti agli schermi. Abbiamo scoperto che le limitazioni imposte dagli adulti non hanno molto effetto sul modo in cui, crescendo, le persone utilizzavano la tecnologia”. Gli autori riportano che i soggetti che da ragazzi avevano trascorso poco tempo davanti agli schermi tendevano a usare la tecnologia in misura leggermente minore.

“Gli studenti universitari tendono a credere di usare la tecnologia in misura maggiore rispetto agli anni precedenti – continua Mollborn – e immaginano di diminuire il rapporto con i dispositivi elettronici nel futuro. Anche tra i genitori giovani il ricorso alla tecnologia è piuttosto massiccio, ma questo non sembra portare direttamente a problematiche particolari”. Gli scienziati sottolineano tuttavia che l’uso eccessivo può determinare svantaggi, ad esempio gli adolescenti che utilizzano molti videogiochi tendono a fare meno attività fisica, ma l’uso della tecnologia digitale non sembra collegato a disturbi del sonno tra gli adolescenti, come alcuni avevano temuto, riportano gli esperti. Il gruppo di ricerca ha anche intervistato adolescenti e genitori per valutare il rapporto con la tecnologia durante la pandemia.

“È interessante sottolineare che ora gli adulti sono più favorevoli alla tecnologia rispetto a qualche tempo fa – sostiene Mollborn – perché ritengono che la digitalizzazione sia l’unico mezzo per assicurare socializzazione ai giovani”. “I ragazzi stanno sostituendo le forme di tecnologia – conclude Goode – aumentando le visualizzazioni su YouTube e diminuendo il tempo trascorso a guardare la televisione, ma questo non implica la dipendenza dalla tecnologia. Il nostro studio suggerisce che la maggior parte degli adolescenti americani non sta diventando irrevocabilmente dipendente dalla tecnologia.     unnamed 3agi

 




La nuova mutazione che potrebbe aver reso il virus più contagioso

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152636265 b81ce68f 91ab 4b0d b522 15807097c506Una mutazione di SARS-CoV-2, chiamata D614G, potrebbe aver aumentato la contagiosità del virus. L’allarmante ipotesi è il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista mBIO, condotto da un gruppo di scienziati dell’Università del Texas ad Austin e dello Houston Methodist Hospital.

Lo studio ha coinvolto oltre cinquemila pazienti e in questo modo è stata elaborata una mappa 3D delle mutazioni della proteina spike. Questo ha permesso di misurare la stabilità della proteina e osservare il modo in cui avviene il legame tra recettore delle cellule ospiti e anticorpi neutralizzanti.

“Il virus sta accumulando mutazioni genetiche – afferma Ilya Finkelstein, dell’Università del Texas ad Austin – e D614G potrebbe averlo reso più contagioso. L’agente patogeno sta mutando a causa di una combinazione di deriva neutra, il che significa cambiamenti randomici che non danneggiano il virus o la pressione sul sistema immunitario”.

Il team ha condotto il più esteso studio peer-reviewed sulle sequenze del genoma di SARS-CoV-2 in una regione metropolitana degli Stati Uniti.  “Durante l’ondata iniziale della pandemia – continua la scienziata – il 71 per cento dei nuovi coronavirus presentava questa mutazione, mentre con la seconda ondata la prevalenza ha raggiunto il 99,9 percento dei pazienti. Si tratta di una tendenza osservata in tutto il mondo”.

Uno studio pubblicato a luglio durante il quale sono state osservate oltre 28mila sequenze genomiche ha rilevato che le varianti con la mutazione D614G sono diventate dominanti a livello globale in meno di un mese. Un altro lavoro su oltre 25mila sequenze genomiche condotto nel Regno Unito ha scoperto che i virus con la mutazione D614G tendono a trasmettersi più velocemente rispetto a quelli diffusi inizialmente e che la variazione genetica sembra anche associata a gruppi di infezione più estesi.

“La selezione naturale – sostiene la ricercatrice – favorisce i ceppi che si trasmettono più facilmente. Alcuni hanno proposto un effetto secondo cui la mutazione D614G avrebbe potuto essere più comune nei primi virus giunti in Europa e Nord America”.

Gli esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che la variante sembra in grado di sfuggire più facilmente al sistema immunitario. “Non e’ ancora chiaro – sottolinea Finkelstein – se ciò si traduca o meno in una maggiore trasmissibilità tra individui, sara’ necessario approfondire gli studi per rispondere a questi interrogativi. La buona notizia e’ che si tratta di una mutazione che non sembra aggravare le condizioni dei pazienti infetti”.

“Ogni nuova mutazione – conclude la scienziata – rappresenta una possibilità di sviluppare variazioni più pericolose. Gli sforzi scientifici come il nostro garantiscono che i vaccini e le terapie globali siano sempre un passo avanti”. AGI




Alghe sargassi riconvertite in energia, grazie ad un progetto italo-dominicano

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seaweed 3524238 1920La crescita smisurata delle alghe sargassi nell’Oceano Atlantico sta causando danni importanti al turismo e all’ambiente dell’area dei Caraibi.

Ma i sargassi potrebbero diventare un’opportunità e una nuova fonte di energia grazie ad un progetto che vede la collaborazione fra l’Università della Calabria e l’Universidad Federico Henriquez y Carvajal di Santo Domingo.

Il progetto “Innovazioni nel processo di trattamento dei Sargassi”, finanziato dal governo Dominicano, punta ad utilizzare le macroalghe sargassi come fonte di energia in termini di potenziale metanigeno. Grazie a questo progetto comune che vede protagonisti i professori dello spin-off Smart City Instruments all’Università della Calabria, il problema delle alghe che soffocano l’Atlantico potrebbe trasformarsi in una grande opportunità per l’ambiente e il turismo.

Campioni delle alghe sono già in viaggio per l’Italia, dove verranno analizzate in laboratorio. Per approfondire il tema Sputnik Italia ha raggiunto il professore Natale Arcuri, responsabile scientifico del progetto.

— Professore Arcuri, ci può parlare del progetto che vede la collaborazione fra l’Unical e l’Universidad Federico Henríquez y Carvajal (UFHEC) di Santo Domingo?

— Il progetto nasce dall’intraprendenza di uno spin-off dell’Università della Calabria: Smart City Instruments, di cui sono responsabile scientifico, che nel 2018 ha avviato un processo di internazionalizzazione in America Latina e nello specifico in Repubblica Dominicana esplorando nuovi mercati e opportunità. Nel 2018 il dott. Alfredo Sguglio CEO di Smart city Instruments è stato invitato dalla Camera di Commercio italiana e dall’Ambasciata italiana a Santo Domingo a discutere sul tema della Smart City durante il programma di eventi della Fiera Internazionale HUB Santo Domingo.

L’intervento del dott. Sguglio ha suscitato interesse nel mondo accademico, delle istituzioni e imprenditoriale, permettendoci di attivare partnership importanti con i principali Atenei dominicani come l’Università Federico Henríquez y Carvajal (UFHEC), la Pontificia Universidad Catolica Madre y Maestra (PUCMM), l’Università Iberoamericana (UNIBE), l’Istituto de Altos Estudios IGLOBAL e l’Istituto Superior Tecnico Comunitario (Community College) ed il Ministero dell’Università e della Ricerca dominicano.

Sempre nel 2018 abbiamo stipulato un accordo di collaborazione con la Direzione Generale per la Cooperazione Multilaterale del Ministero dell’Economia dominicano per avviare progetti e studi in ottica smart city che si è concretizzato con la firma di una Road Map per lo sviluppo siglata tra Smart City Instruments e il Governo Dominicano.In questo percorso abbiamo gettato le basi per promuovere alcuni progetti innovativi sul tema della smart city e della sostenibilità, due dei quali, tra cui quello che ha coinvolto UFHEC sui sargassi, sono risultati vincitori di una call lanciata dal Ministero dell’Università e della Ricerca dominicano.

— Invadono le spiagge arrecando danni all’ambiente, le alghe Sargassi però potrebbero diventare una nuova fonte di energia?

— Nei Caraibi in generale il problema del deposito dei sargassi è diventato un danno all’immagine turistica della regione. In particolare il Messico e la Repubblica Dominicana stanno lottando fermamente con questo fenomeno. La nostra proposta con l’Università UFHEC è quella di cercare di trasformare in opportunità questo problema, utilizzando l’expertise maturata dal Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale dell’Unical, combinandolo con le abilità dello spin off e gli esperti di UFHEC, nel campo delle energie rinnovabili.

Il progetto prevede lo studio di queste alghe e la possibilità di creare energia con esse, attraverso processi e trattamenti chimico-fisici. Per essere ancor più chiari è un enorme opportunità se pensiamo che la maggior parte dei sargassi si deposita sulle meravigliose spiagge di Punta Cana, maggiore destinazione turistica dei Caraibi e maggior concentrazione di hotels e resort di lusso di fama internazionale. Quindi trovare una soluzione effettiva a questa problematica potendo riutilizzare e trasformare queste alghe ed altri residui in fonte di energia green sarebbe un risultato eccellente.

— Come le alghe potrebbero diventare fonte di energia?

— Come le anticipavo la prima fase prevede un’analisi approfondita della composizione delle alghe, in diversi periodi dell’anno, analizzando anche il movimento e la concentrazione delle stesse. La seconda fase si concentrerà nello studio del potenziale metanigeno di queste alghe e i possibili utilizzi per la produzione di biogas.

— Questo processo è possibile solo con i sargassi o anche con altre alghe?

— I primi studi sulle alghe applicate al settore energetico ci riconducono a progetti innovati avviati da noi ben oltre dieci anni fa. Grazie anche al proficuo sodalizio con un altro docente Unical la prof.ssa Vincenza Calabrò e al suo team di lavoro abbiamo avuto l’opportunità di sviluppare questo tema su diversi fronti studiando diverse tipologie di alghe (macro e micro). Abbiamo ottenuti risultati differenti in base alla tipologia di alga utilizzata, alle differenti procedure di analisi e di pre-trattamento della biomassa.

— Lo studio rientra in un percorso di collaborazione molto stretta fra l’Università della Calabria e la Repubblica Dominicana. Su quali altri progetti in comune state lavorando?

— Dal punto di vista della ricerca congiunta con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica Energetica e Gestionale abbiamo attualmente presentato altre due proposte progettuali innovative al Ministero dominicano dell’Università su filoni di ricerca diversi (edilizia e turismo sostenibile).

Dal punto di vista della formazione avvieremo nel 2021 dei corsi professionalizzanti su nuove figure specialistiche legate alla Smart City con la collaborazione del Centro Studi Smart City e dell’Istituto di Alti Studi Iglobal. A tale proposito è importante segnalare che l’Università della Calabria nel 2015 ha presentato il primo corso di perfezionamento universitario in Italia sulla smart city, nell’ambito di un importante progetto europeo di ricerca e sviluppo di nuove tecniche di gestione di elementi urbani a basso impatto ambientale e di nuove applicazioni in ottica smart city. Presenteremo inoltre una serie di webinar sulla Smart City e lo sviluppo sostenibile sempre con Iglobal ed altri Atenei dominicani.

Con il nuovo Governo, recentemente insediato abbiamo avviato importanti contatti per offrire la nostra consulenza ed expertise su temi legati all’energia, alla mobilità sostenibile, al trasferimento tecnologico e l’imprenditorialità dei giovani. È da sottolineare che il nostro percorso in America Latina è continuato in Messico, Honduras, Ecuador, Paraguay e Haiti.

Da “Sputnik Italia”




Un progetto per pianificazione costiera tra Italia e Grecia

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23tritonInterventi di bioingegneria, tra i quali il ripascimento della spiaggia, il ripristino dei cordoni dunali e il dragaggio del porto peschereccio, per mitigare gli effetti dell’erosione e preservare il paesaggio di uno dei tratti più apprezzati e naturalisticamente rilevanti della costa pugliese.
Si tratta dell’esperienza realizzata ad Ugento (provincia di Lecce), individuata come caso pilota nell’ambito del progetto Triton, che sarà presentata lunedì 28 settembre (ore 10.00 – 12.00) nell’evento online “Pianificazione costiera e il caso pilota di Ugento”, organizzato da Regione Puglia e ARTI – Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione – nelle attività di disseminazione del progetto finanziato dal Programma Interreg Grecia – Italia.
L’iniziativa mira a illustrare i principali aspetti della pianificazione costiera in Puglia, con un particolare focus sulle azioni messe in atto dal Comune di Ugento, che sono state oggetto di studio da parte dei partner del progetto Triton e selezionate, insieme a quelle di Bari, tra quelle proposte dai Comuni costieri pugliesi.
L’evento online sarà moderato da Nicolò Carnimeo, dell’Università degli Studi di Bari, e introdotto da Giuseppe Pastore, dirigente della Sezione Internazionalizzazione della Regione Puglia, che illustra le attività del progetto Triton.
L’erosione costiera è un fenomeno complesso che interessa i sistemi naturali e umani, comprese le attività economiche sul mare. Per questo è necessaria un’attenta attività di programmazione per la gestione delle coste: sulle tematiche della pianificazione costiera e della sostenibilità in Puglia interverranno Giuseppe Roberto Tomasicchio, dell’Università del Salento, e Michele Chieco, della Sezione Studio e Supporto alla Legislazione e alle Politiche di Garanzia del Consiglio Regionale della Puglia.
Le azioni svolte per mitigare gli effetti dell’erosione saranno presentate dal sindaco di Ugento, Massimo Lecci, dal responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Luca Casciaro e da Simona Bramato, dell’Università del Salento e Comune di Specchia. Elisa Furlan, del CMCC – Centro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, descriverà l’analisi compiuta nell’ambito del progetto Triton sul caso pilota di Ugento, che consiste nello studio dell’evoluzione del litorale nel tempo, utilizzando tecniche di telerilevamento, e l’analisi multi-scenario attraverso lo sviluppo e l’applicazione di un modello probabilistico basato sulle più recenti metodologie di machine learning.
Conclude l’evento Carlo Gadaleta Caldarola, project manager di ARTI per Triton.
Al termine dell’evento verrà proiettato il video formativo realizzato nel corso del progetto, che presenta e analizza il caso pilota di Ugento.
Per ricevere il link allo streaming, è necessario registrarsi entro il 25 settembre alle 12:00? utilizzando il form disponibile al seguente link: https://www.arti.puglia.it/eventi/triton-evento-online-pianificazione-costiera-e-il-caso-pilota-di-ugento.




Il premio Mondi Lucani verso l’edizione 2021

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7lucani“Con il Premio Mondi Lucani 2020, l’Associazione si proietta verso la III edizione con la consapevolezza che l’iniziativa è un tentativo ben riuscito di fare da ponte tra realtà e soggetti apparentemente lontani. Adesso occorre l’apertura verso “altri mondi” per creare una rete che possa generare Connessioni e Restituzione in una visione molto più ampia che guarda al mentoring e alla creazione di attività d’impresa attraverso il Network di Mondi Lucani”. È questo il bilancio tracciato dall’Associazione Mondi Lucani a conclusione della II edizione del Premio.
Tra le legacy del Premio, che si è tenuto il 5 settembre nel Castello di Miglionico, l’opportunità concreta offerta dalla società norvegese Aega Asa a 10 giovani lucani, studenti di ingegneria ed economia con un interesse per il settore delle energie rinnovabili.
La società, infatti, ha accolto la proposta del suo chief operating officer, Fabio Buonsanti, premiato Mondi Lucani 2020, che ha fatto suo uno dei valori fondanti del premio: la restituzione. Questo permetterà a 10 ragazzi di visitare uno dei parchi fotovoltaici di Aega Asa in Italia e di partecipare a un’intensa due giorni di formazione, il tutto sponsorizzato dall’azienda di Oslo che proprio Buonsanti ha portato in meno di due anni dallo status di start-up a quello di quotata in borsa.
L’impegno è stato formalizzato nella giornata del 3 settembre dalla società norvegese attraverso una lettera ufficiale indirizzata all’Associazione e alla sua presidente Maria Andriulli.
Di altissimo spessore sono stati i Talk Mondi Lucani della giornata, in cui c’è stato un partecipato confronto tra i premiati 2020, gli attori dello sviluppo territoriale, il mondo dell’impresa e quello dell’alta formazione. Nel pomeriggio i due economisti, Giuseppe Pisauro, presidente dell’ufficio parlamentare di bilancio, premiato Mondi Lucani 2020, e Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, premiato Mondi Lucani 2019, hanno fatto il punto sulla situazione economica italiana.
“Il partenariato con i Gal Start2020 e Cittadella del Sapere, l’Unibas, la Fondazione Olivetti, la Provincia di Matera, la Camera di Commercio di Basilicata, l’associazione Basilicata Creativa, la Fondazione IesLab e le associazioni di lucani nel mondo Basilicata Cultural Society of Canada di Toronto e Mutual Benefit San Rocco di Paterson (NJ-USA), conclude la presidente Andriulli, “ha permesso di aggiungere nuove idee a un progetto nato per promuovere lo scambio di saperi e di esperienze tra i “lucani altrove” e la Basilicata, ma che già rappresenta un vero motore di sviluppo e opportunità”




Salute: interscambi tra Emilia Romagna, Philadelphia e Boston

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startup2Due bandi regionali per coinvolgere le aziende emiliano-romagnole in programmi internazionali di scambio e promozione in ambito sanitario con Boston e Philadelphia, i due principali hub mondiali per le applicazioni della genomica, della terapia cellulare e dei big data applicati alla salute.
Sono questi gli obiettivi delle iniziative messe in campo dalla Regione Emilia Romagna con due misure (“Bridging Innovation Program – Big Data & Artificial Intelligence for Health a Boston 2020” e “Bridging Innovation Program – Pharma, Gene & Cell Therapy Pennsylvania 2020-21”) rivolte a imprese (sia grandi che Pmi) startup innovative, laboratori e centri di ricerca dell’Emilia-Romagna del settore scienze della vita.
La selezione dei partecipanti sarà realizzata dal Comitato di valutazione composto da Regione e ART-ER, Società consortile dell’Emilia-Romagna. Sulle domande pervenute, verranno selezionate 12 imprese per ogni bando, che dovranno partecipare a programmi di scambio che comprendono azioni sia in Emilia-Romagna che negli Stati Uniti.
L’obiettivo è quello di favorire la crescita sostenibile dell’Emilia-Romagna attraverso lo sviluppo dell’innovazione e della conoscenza, l’attrattività e l’internazionalizzazione del sistema territoriale. In particolare, la Regione mira da un lato, alla promozione dell’incontro con i due hub fondamentali per il settore salute e, dall’altro, alla diffusione, negli Stati Uniti, della conoscenza di una delle più importanti filiere economiche regionali.
Presentazione domande
Le domande devono essere presentate esclusivamente compilando la modulistica allegata ai bandi per Boston, Massachusetts e Philadelphia, Pennsylvania, inviandola in formato elettronico all’indirizzo mail: art-er@legalmail.it.
L’invio dovrà avvenire esclusivamente mediante Posta elettronica certificata – PEC. Nell’oggetto della posta elettronica va riportata la seguente dicitura: “Domanda Bando Pharma, Gene & Cell Therapy Pennsylvania 2020-21” o “Domanda Bando Big Data & Artificial Intelligence for Health – Boston 2020-21”.
Entrambi i bandi sono aperti dalle ore 10.00 (CET) del 1 settembre 2020 fino alle ore 13.00 del 9 ottobre 2020.
L’adesione al programma è gratuita per i soggetti del territorio grazie al finanziamento della Regione Emilia-Romagna erogato ad ART-ER, ma la partecipazione a tutte le attività è obbligatoria. Per le imprese regionali coinvolte, la partecipazione comporta l’attribuzione di un aiuto in “de minimis” corrispondente al valore del servizio ricevuto gratuitamente.
“Con i due bandi appena approvati, che coinvolgono altrettanti territori di eccellenza mondiale, la Regione sostiene le migliori aziende emiliano-romagnole per aumentare competenze e competitività”, spiega l’assessore regionale allo sviluppo economico, Vincenzo Colla. “Il settore delle life science è un ecosistema particolarmente dinamico e in continua crescita, con una fortissima componente in ricerca e innovazione. L’emergenza dovuta al coronavirus ha confermato tutta la centralità di questo settore, non solo per rispondere alle nuove necessità e sfide socio-sanitarie, ma anche come volano economico e di buona occupazione. L’industria farmaceutica, le biotecnologie, la progettazione e produzione di dispositivi biomedici e di servizi sanitari, rappresentano una filiera strategica su cui vogliamo continuare a puntare per creare lavoro e – conclude – sostenere lo sviluppo economico dell’Emilia-Romagna e del Paese intero”.




Il vaccino italiano è stato testato su una volontaria

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unnamed 3È iniziata allo Spallanzani la sperimentazione del vaccino italiano contro il Covid-19. Alle 8.30 è stata inoculata la prima dose al primo dei 90 volontari selezionati. “Il vaccino italiano sarà pubblico e a disposizione di tutti coloro che ne avranno bisogno” ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in una conferenza stampa. “La Regione” ha aggiunto “seguirà passo dopo passo il processo di sperimentazione per arrivare prima possibile alla distribuzione del vaccino. Crediamo molto nel vaccino bene comune, per questo abbiamo finanziato questo progetto pubblico. Da oggi inizia una fase storica della ricerca: è un bellissimo traguardo che la scienza e la medicina italiane hanno raggiunto”.

“Rinnovo un appello alla responsabilità delle persone. Non è corretto che ancora una volta si scarichino sul personale sanitario i pericoli del coronavirus. Stiamo facendo di tutto per incentivare il filtro per individuare i positivi, ma senza il senso di responsabilità di tutti non ce la faremo mai. Rischiamo di tornare indietro. Servono dunque comportamenti responsabili che non significa non vivere” ha aggiunto.

A ricevere la prima dose è stata una donna di 50 anni. “Mi auguro che la mia disponibilità possa essere d’aiuto per salvare vite e che le persone siano sempre più responsabili per non mettere a rischio se stesse e gli altri” ha detto.

Come funziona la sperimentazione

Il vaccino è realizzato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera. Il volontario ha ricevuto tramite iniezione intramuscolare la dose di vaccino e iniziato l’iter che lo porterà nei prossimi mesi a sottoporsi a una serie di ravvicinati controlli periodici che serviranno ai ricercatori per verificare la sicurezza e la tollerabilità, nonché eventuali effetti collaterali.

La sperimentazione, messa a punto da un team di ricercatori e clinici dello Spallanzani in collaborazione con ReiThera, sarà effettuata su novanta volontari suddivisi in due gruppi per età: 45 tra i 18 e i 55 anni, altrettanti di età superiore ai 65 anni. Ciascun gruppo sarà suddiviso in tre sottogruppi da 15 persone, a ciascuna delle quali verrà somministrato un diverso dosaggio del preparato vaccinale.

Una parte della sperimentazione sarà effettuata presso il Centro Ricerche Cliniche – Policlinico G.B. Rossi di Verona. Se i primi risultati della fase 1 saranno positivi, entro la fine dell’anno potranno prendere il via le fasi 2 e 3, che saranno condotte su un numero maggiore di volontari anche in paesi dove la circolazione del virus è più attiva. (AGI)




Sudafrica. Borse di studio per giovani ricercatori e scienziati dalla Cooperazione Italiana

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19twassLa Cooperazione Italiana ha recentemente approvato un contributo multilaterale per il finanziamento di un programma congiunto di borse di studio per giovani scienziate, scienziati, ricercatrici e ricercatori provenienti dai cosiddetti Paesi meno sviluppati (“Least Developed Countries” – LDCs), nei quali rientrano Lesotho e Madagascar.
Come riporta in una nota l’Ambasciata d’Italia a Pretoria, il programma – ideato d’intesa con questa Direzione Generale ed in stretta collaborazione con la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e con l’Accademia Nazionale dei Lincei e denominato “TWAS-SISSA-Lincei Research Cooperation Visits Programme” – mette a disposizione 10 borse di studio per soggiorni di ricerca di tre mesi in numerosi settori scientifici presso centri di eccellenza associati alla TWAS, SISSA e della stessa Accademia dei Lincei, con base in Italia.
A essere privilegiati in fase di assegnazione saranno i progetti di ricerca trasformazionale, specificatamente mirati alla scienza sostenibile e alle sfide per l’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (UN Sustainable Development Goals – SDGs), incluso in ambiti di ricerca per la risposta al COVID-19.
La scadenza per inviare le domande di partecipazione è il 9 settembre.




L’uomo può sopravvivere su Marte e sulla Luna nelle caverne di lava

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unnamedSarebbe possibile creare colonie umane su Marte, e anche sulla Luna, sfruttando le grandi caverne di lava che sono presenti in alcune aree del Pianeta Rosso e anche della Luna. Le caverne sono infatti molto ampie e potrebbero ospitare impianti necessari a supportare la sopravvivenza umana al riparo dalle radiazioni cosmiche. La rivista internazionale Earth-Science Reviews ha pubblicato un documento che offre una panoramica dei tubi di lava (pirrodotti) sulla Terra, fornendo una stima delle dimensioni (maggiori) delle loro controparti lunari e marziane. “Possiamo trovare – spiega Francesco Sauro, speleologo  responsabile dei programmi Esa Caves e Pangea e professore al dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna – tubi di lava sul pianeta Terra, ma anche sul sottosuolo della Luna e di Marte secondo le immagini ad alta risoluzione dei lucernari dei tubi di lava scattate da sonde interplanetarie. La prova di tubi di lava è stata spesso dedotta osservando cavità lineari e sinuose crollano le catene dove si sono fessurate le gallerie. Queste catene di collasso rappresentano porte o finestre ideali per l’esplorazione del sottosuolo. L’espressione morfologica della superficie dei tubi di lava su Marte e Luna è simile alla loro controparte terrestre. Gli speleologi hanno studiato a fondo i tubi di lava sulla Terra nelle Hawaii, nelle Isole Canarie, in Australia e in Islanda”.  I ricercatori hanno scoperto che i tubi marziani e lunari sono rispettivamente 100 e 1.000 volte più larghi di quelli sulla Terra, che in genere hanno un diametro compreso tra 10 e 30 metri. La gravità inferiore e il suo effetto sul vulcanismo spiegano queste dimensioni eccezionali (con volumi totali superiori a 1 miliardo di metri cubi sulla Luna). Le agenzie spaziali sono ora interessate alle grotte planetarie e ai tubi di lava, in quanto rappresentano un primo passo verso future esplorazioni della superficie lunare e verso la ricerca della vita (passata o presente) nel sottosuolo di Marte. (AGI)