Dallo spazio alla tutela dell’ambiente: Italia e Messico rafforzano la collaborazione scientifica

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La collaborazione tra Italia e Messico compie un nuovo passo avanti grazie alla firma di tre accordi destinati a rafforzare i rapporti tra università, centri di ricerca e istituzioni dei due Paesi. Le intese riguardano settori strategici come la ricerca spaziale, l’innovazione tecnologica, la sostenibilità ambientale e la formazione di nuove figure scientifiche.

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L’obiettivo è creare una rete stabile di cooperazione che favorisca lo scambio di conoscenze, la realizzazione di progetti congiunti e la mobilità di ricercatori, docenti e studenti. L’iniziativa conferma la volontà di Italia e Messico di investire nella scienza come strumento di sviluppo economico e sociale.

Tra i temi al centro della collaborazione figurano l’osservazione della Terra, le tecnologie spaziali applicate al monitoraggio ambientale, la gestione sostenibile delle risorse naturali e le sfide poste dai cambiamenti climatici. Ambiti nei quali i due Paesi possono mettere a fattor comune competenze ed esperienze complementari.

Gli accordi testimoniano il crescente dinamismo delle relazioni scientifiche italo-messicane e si inseriscono in un quadro più ampio di cooperazione che negli ultimi anni ha visto aumentare gli scambi accademici, i programmi di ricerca condivisi e le iniziative per il trasferimento tecnologico.

Per i ricercatori delle due nazioni si aprono così nuove opportunità di collaborazione, con la prospettiva di sviluppare progetti capaci di produrre benefici concreti sia sul piano scientifico sia su quello ambientale. Un ponte tra Europa e America Latina che guarda al futuro attraverso la conoscenza, l’innovazione e la sostenibilità.

foto puntodincontro.mx




Luca Parmitano andrà sulla Luna come pilota della missione Artemis III

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L’astronauta italiano Luca Parmitano è stato designato come pilota della missione Artemis III, la storica spedizione che riporterà esseri umani sulla superficie della Luna dopo oltre mezzo secolo.

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foto ANSA

L’annuncio rappresenta un momento di grande prestigio non solo per Parmitano, ma anche per l’Italia e per l’intero settore aerospaziale europeo. L’astronauta siciliano ha accolto la nomina con emozione, dichiarando di sentirsi profondamente onorato di poter contribuire a una delle missioni più ambiziose della storia dell’esplorazione spaziale.

Artemis III fa parte del programma lunare della NASA, sviluppato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea e altri partner internazionali. La missione prevede l’allunaggio di un equipaggio umano nella regione del polo sud lunare, area considerata strategica per le future esplorazioni e per la possibile presenza di risorse utili alle attività permanenti sulla Luna.

Per Parmitano si tratta dell’ennesimo riconoscimento di una carriera straordinaria. Già protagonista di due missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale e primo italiano ad aver effettuato attività extraveicolari nello spazio, l’astronauta è diventato negli anni uno dei volti più rappresentativi dell’esplorazione spaziale europea.

La sua partecipazione ad Artemis III conferma il ruolo crescente dell’Italia nei grandi programmi spaziali internazionali e testimonia il contributo della ricerca e dell’industria aerospaziale nazionale alle future missioni verso la Luna e, in prospettiva, verso Marte.

Se il calendario della missione sarà rispettato, il nome di Luca Parmitano entrerà nella storia come quello del primo italiano a partecipare direttamente a un allunaggio nell’era moderna dell’esplorazione spaziale.




Artemis II: il ritorno verso la Luna e quel sogno italiano ancora sospeso

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1c312d8e d597 4b01 a62d e82a12ef5105Ci sono momenti in cui la storia sembra trattenere il respiro.
Artemis II è uno di questi.

Per la prima volta dopo oltre mezzo secolo, esseri umani torneranno a viaggiare verso la Luna. Non per camminarci — non ancora — ma per riaprire una strada che sembrava chiusa per sempre.

È un viaggio che parla di tecnologia, certo. Ma soprattutto di futuro. E di sogni.

La missione durerà circa dieci giorni.
La navicella Orion porterà quattro astronauti a oltre 400.000 chilometri dalla Terra, li farà girare attorno alla Luna e poi li riporterà a casa.

Un’orbita silenziosa, lontanissima.
Dove la Terra diventa una sfera fragile sospesa nel buio.

Sarà una prova generale. Ma anche qualcosa di più:
il primo passo reale verso una nuova era dell’esplorazione umana.

Un equipaggio simbolo di un mondo che cambia

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A bordo ci saranno quattro astronauti:

  • Reid Wiseman
  • Victor Glover
  • Christina Koch
  • Jeremy Hansen

Non è solo un equipaggio. È un messaggio.

Per la prima volta:

  • una donna volerà verso la Luna
  • un astronauta afroamericano raggiungerà lo spazio lunare
  • un canadese rappresenterà l’umanità oltre i confini nazionali

È la Luna del futuro: più inclusiva, più globale.

Oggi, nessun italiano è a bordo.
Ma sarebbe un errore pensare che l’Italia sia lontana da questa impresa.

L’Europa partecipa al programma Artemis, e con essa anche l’Italia. I moduli costruiti anche con tecnologia italiana saranno fondamentali per le missioni future.

E soprattutto, ci sono nomi. Volti. Storie.

I possibili italiani sulla Luna

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Tra gli astronauti europei candidati a future missioni lunari ci sono anche italiani:

  • Samantha Cristoforetti – simbolo dell’Italia nello spazio, esperienza e carisma internazionale
  • Luca Parmitano – tra i più esperti astronauti europei, con missioni complesse alle spalle

Accanto a loro, anche altri europei come Matthias Maurer e Thomas Pesquet.

Non c’è ancora un nome ufficiale.
Ma una cosa è certa: quando l’Europa salirà davvero verso la Luna, un italiano potrebbe esserci.

Artemis II aprirà la strada ad Artemis III, la missione che riporterà l’uomo — e per la prima volta una donna — a camminare sulla Luna.

E forse, quel giorno, tra le tute bianche illuminate dal sole lunare,
ci sarà anche un accento italiano.




La Luna parlerà italiano: a Torino la “casa” degli astronauti grazie all’intesa con la NASA

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31ursonasaL’Italia rafforza il proprio ruolo nella corsa allo spazio con un accordo strategico siglato con la NASA per la realizzazione del primo modulo abitativo destinato alla superficie lunare.

Il progetto, inserito nel programma internazionale Artemis, prevede la costruzione di una vera e propria “casa” per astronauti che consentirà missioni più lunghe e una presenza stabile sulla Luna. A svilupparla saranno le imprese italiane del distretto aerospaziale di Torino, riconosciute a livello globale per le loro competenze tecnologiche.

L’intesa è stata ufficializzata negli Stati Uniti durante un incontro tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy e i vertici dell’agenzia spaziale americana. L’obiettivo è ambizioso: contribuire alla costruzione di una base lunare permanente entro i prossimi 7-10 anni, aprendo una nuova fase dell’esplorazione spaziale.

Il modulo abitativo rappresenterà un elemento chiave per permettere agli astronauti di vivere e lavorare in sicurezza sul suolo lunare, in condizioni ambientali estreme. Non si tratta solo di tecnologia, ma di un passo concreto verso una presenza umana continuativa fuori dalla Terra.

Secondo quanto emerso, l’Italia avrà un ruolo centrale non solo nella costruzione delle infrastrutture, ma anche nelle future missioni: l’accordo apre infatti la strada alla possibilità di vedere un astronauta italiano partecipare direttamente alle operazioni sulla Luna.

Il contributo italiano si inserisce in una collaborazione più ampia tra Stati Uniti, Europa e altri partner internazionali, con l’obiettivo di trasformare la Luna in un avamposto strategico per l’esplorazione dello spazio profondo.

Un risultato che conferma il peso crescente dell’industria aerospaziale italiana e rilancia il Made in Italy anche oltre i confini del pianeta.




NASA accelera sulla Luna: una base permanente e sbarchi annuali dal 2027

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nasa lunaLa NASA sta cambiando strategia e punta con decisione a tornare sulla Luna, ma questa volta con un obiettivo molto più ambizioso: non limitarsi a missioni sporadiche, bensì costruire nel tempo una presenza stabile, fino ad arrivare a una vera base permanente.

Il piano rientra nel programma Artemis, che prevede una serie di missioni progressive. Dopo una prima fase di test e voli attorno alla Luna, si passerà gradualmente a missioni sempre più frequenti e complesse, con l’idea di accumulare esperienza e infrastrutture direttamente sul suolo lunare.

A partire dal 2027, l’agenzia spaziale americana vuole aumentare il ritmo delle operazioni, arrivando a effettuare almeno uno sbarco all’anno. Questo permetterebbe non solo di perfezionare la tecnologia e le procedure, ma anche di trasportare materiali e moduli necessari per costruire una base abitabile.

L’obiettivo finale è trasformare la Luna in un punto di presenza stabile per l’uomo, utile sia per la ricerca scientifica sia come trampolino per missioni future più lontane, come quelle verso Marte. In questo contesto, la costruzione di infrastrutture, sistemi di rifornimento e mezzi di trasporto spaziale diventa fondamentale.

Questa accelerazione è anche legata alla competizione internazionale, in particolare con la Cina, che sta sviluppando programmi simili. Per questo motivo, gli Stati Uniti vogliono evitare ritardi e consolidare il proprio ruolo nella nuova corsa allo spazio.




Elon Musk cambia rotta: SpaceX punta a costruire una città sulla Luna entro 10 anni

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2026021110450893471In una svolta significativa per l’esplorazione spaziale privata, Elon Musk e la sua società SpaceX hanno annunciato un nuovo obiettivo ambizioso: la costruzione di una “città autosufficiente” sulla #Luna nel prossimo decennio, prima di concentrarsi su Marte.

Dal sogno di Marte… alla Luna

Per anni #Musk aveva indicato Marte come la futura destinazione principale per l’umanità, con piani di una colonia autosufficiente sul pianeta rosso. Tuttavia, di recente ha scritto sui social che #SpaceX ha già “spostato il focus” verso la Luna, ritenendola una tappa più realistica e raggiungibile in meno di 10 anni, rispetto ai 20+ anni previsti per Marte.

La ragione principale di questo cambio di rotta è pratica: mentre un viaggio verso Marte può richiedere sei mesi e dipende dall’allineamento dei pianeti ogni 26 mesi, la Luna è raggiungibile in circa due giorni e le missioni possono avvenire ogni pochi giorni. Questo permette a SpaceX di iterare e sviluppare tecnologie più velocemente.

La città sulla Luna: cosa significa

Secondo Musk, la “città lunare” sarà “self-growing” (in grado di espandersi nel tempo) con infrastrutture di ricerca, produzione e potenzialmente anche insediamenti umani permanenti. Questo progetto si allinea con gli obiettivi della NASA nel riportare sollevamenti umani sul satellite terrestre attraverso il programma #Artemis, in cui Starship gioca un ruolo chiave.

Nonostante la priorità alla Luna, Musk ha ribadito che il sogno di una colonia su Marte non è abbandonato: SpaceX continuerà a lavorare anche su quel fronte, ma con un piano temporale posposto di diversi anni rispetto alla nuova visione lunare.

Reazioni e sfide

L’annuncio ha suscitato grande interesse nel mondo della scienza e dell’industria aerospaziale, ma anche dibattito sulle difficoltà tecniche e i costi di una simile impresa. Costruire insediamenti umani su un altro corpo celeste comporta sfide enormi — dalla sopravvivenza in ambienti estremi alla logistica dei rifornimenti. Tuttavia, per Musk e i suoi sostenitori, la Luna rappresenta un primo grande passo verso un futuro multiplanetario per l’umanità.




Come ridurre le emissioni degli aerei? Tra tecnologia, carburanti e nuove regole

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saf aviation fuel 768x512Il trasporto aereo è responsabile di circa il 2–3% delle emissioni globali di CO₂, ma il suo impatto climatico reale è ancora più ampio se si considerano le scie di condensazione e altri gas rilasciati in quota. Ridurre le emissioni degli aerei è quindi una delle grandi sfide ambientali del nostro tempo, soprattutto in un mondo che continua a muoversi e a volare.

Ma cosa si può fare, concretamente?

Carburanti sostenibili (SAF): la leva più immediata

La soluzione più realistica nel breve periodo sono i Sustainable Aviation Fuels (SAF), carburanti prodotti da rifiuti organici, oli esausti, biomasse o – in prospettiva – da idrogeno verde e CO₂ catturata.

I SAF possono ridurre le emissioni fino all’80% rispetto al cherosene tradizionale e sono già compatibili con gli aerei esistenti. Il problema non è tecnico, ma economico: oggi costano molto di più e la produzione è ancora limitata.

Organismi come l’ICAO spingono per aumentarne l’uso obbligatorio nei prossimi anni, soprattutto nei voli commerciali.

Aerei più efficienti e design innovativi

I grandi costruttori, come Airbus e Boeing, lavorano da tempo su aerei più leggeri, con ali più lunghe e materiali compositi che riducono il consumo di carburante.

Un aereo moderno consuma fino al 25% in meno rispetto a un modello di vent’anni fa. Inoltre, nuovi studi puntano su configurazioni radicali, come le ali a corpo integrato, che potrebbero rivoluzionare l’aviazione dopo il 2035.

Elettrico e idrogeno: il futuro (non immediato)

Gli aerei elettrici sono già una realtà per piccoli velivoli e tratte molto brevi, ma le batterie attuali non consentono voli di medio e lungo raggio.

Più promettente è l’idrogeno, che non produce CO₂ durante la combustione. Airbus, ad esempio, ha annunciato progetti sperimentali con entrata in servizio prevista non prima del 2035. Anche qui, le difficoltà sono enormi: stoccaggio, sicurezza, infrastrutture aeroportuali.

Migliorare rotte e gestione del traffico aereo

Non tutte le soluzioni volano… alcune restano a terra. Ottimizzare le rotte di volo, ridurre le attese negli aeroporti e migliorare la gestione del traffico aereo può abbattere le emissioni del 5–10% senza costruire un solo aereo nuovo.

Anche evitare le altitudini dove si formano più facilmente le scie di condensazione può ridurre l’impatto climatico complessivo dei voli.

Compensazioni e regole internazionali

Molte compagnie offrono programmi di compensazione delle emissioni, finanziando progetti ambientali. È una misura utile, ma non sufficiente: compensare non significa eliminare il problema alla fonte.

Per questo servono regole globali. L’aviazione è per sua natura internazionale e solo accordi condivisi possono evitare distorsioni e concorrenza sleale.

#Volare meno (e meglio)

Infine, c’è una verità scomoda: una parte della soluzione passa anche dalle scelte dei passeggeri. Voli diretti invece di scali, aerei più nuovi, compagnie più efficienti. E, quando possibile, alternative come il treno per le tratte brevi.

Ridurre le #emissioni degli aerei, quindi, è possibile, ma richiede tempo, investimenti e cooperazione globale. I carburanti sostenibili sono la chiave del presente, mentre elettrico e idrogeno rappresentano il futuro. Nel frattempo, ogni miglioramento – tecnico o organizzativo – conta.

Il cielo del domani sarà ancora pieno di aerei. La sfida è fare in modo che siano sempre più silenziosi, efficienti e puliti.




“Svelando il cielo di Roma” al Planetario Galilei di Buenos Aires per la V Giornata Nazionale dello Spazio

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ambasciata ditalia in argentina svelando il cielo di roma al planetario galileo galilei di buenos aires per la v giornata nazionale dello spazio immagine4In occasione della V edizione della Giornata Nazionale dello Spazio, l’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires, in collaborazione con il Planetario Galileo Galilei, organizza l’evento “Svelando il cielo di Roma”. L’evento, che valorizza la cooperazione nel settore spaziale tra Italia e Argentina, si terrà martedì 9 dicembre alle ore 19, nella Cupola del Planetario Galileo Galilei di Buenos Aires , con ingresso gratuito e accesso in ordine di arrivo (posti limitati). L’attività propone un percorso interdisciplinare che combina scienza e cultura. Nel corso della serata, scienziati, specialisti e architetti offriranno una serie di interventi dedicati allo studio del cielo e al suo rapporto con la città di Roma. Inoltre, i partecipanti riceveranno una copia della guida astronomica “Roma. Seconda stella a destra”, realizzata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica d’Italia (INAF), che invita a scoprire la capitale italiana attraverso le sue costellazioni, i suoi racconti e la sua storica relazione con l’osservazione del firmamento. Infine, grazie al contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, l’evento sarà accompagnato dalla partecipazione di un quartetto di fiati che arricchirà questo viaggio nel cielo di Roma con un eccezionale accompagnamento musicale. La Giornata Nazionale dello Spazio, istituita nel 2021, commemora il lancio del San Marco 1, il primo satellite artificiale italiano, messo in orbita il 16 dicembre 1964. Con questo traguardo, l’Italia si affermò come il terzo Paese al mondo a sviluppare, costruire e lanciare il proprio satellite, consolidando un ruolo pionieristico nel settore spaziale. Oggi l’Italia mantiene una presenza di rilievo nel panorama spaziale, sostenuta in larga misura dalla cooperazione internazionale. In questo contesto, la collaborazione con la Repubblica Argentina rappresenta un elemento fondamentale. Tra le iniziative bilaterali più significative si distingue il SIASGE (Sistema Italo-Argentino di Satelliti per la Gestione delle Emergenze), sviluppato congiuntamente da ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e CONAE (Comisión Nacional de Actividades Espaciales). Si tratta del primo sistema di osservazione terrestre che integra in modo congiunto satelliti di due Paesi: due argentini e quattro italiani. Allo stesso modo, da oltre trent’anni la società italiana Telespazio è attivamente presente in Argentina, contribuendo allo sviluppo del settore. La cooperazione scientifica bilaterale è stata altresì determinante per l’Osservatorio Pierre Auger, a Malargüe, dedicato allo studio dei raggi cosmici di energia estrema provenienti dalle profondità dell’Universo.(Inform)




Hanno scoperto un’altra Via Lattea, di 12 miliardi di anni fa

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Un team di astronomi indiani ha individuato una galassia massiccia e sorprendentemente strutturata in un’epoca in cui l’Universo aveva appena 1,5 miliardi di anni. La scoperta, realizzata grazie al telescopio spaziale James Webb (JWST), contraddice i modelli più consolidati secondo cui le galassie primordiali fossero per lo più irregolari e caotiche.

La galassia, ribattezzata Alaknanda, è stata descritta come “una gigantesca e splendidamente strutturata girandola cosmica”, con una morfologia che richiama quella della Via Lattea. Lo studio, firmato da Rashi Jain e Yogesh Wadadekar del National Centre for Radio Astrophysics di Pune, è stato pubblicato a novembre sulla rivista Astronomy and Astrophysics.

Secondo Wadadekar, “la galassia sembra straordinariamente simile alla nostra Via Lattea, nonostante fosse presente quando l’universo aveva solo il 10% della sua età attuale”. Una sorpresa resa possibile dai dati ad alta risoluzione del telescopio Webb, dal quale Jain ha esaminato circa 70.000 oggetti prima di imbattersi in una grande spirale di 30.000 anni luce: un’eccezione evidente in un campione dominato da strutture molto più semplici.

La ricercatrice spiega che la galassia mostra due bracci simmetrici ben definiti, con il tipico schema “a perline su un filo”, segno della presenza di ammassi di stelle lungo le spirali, un tratto considerato raro a quell’epoca. Wadadekar ammette che la sua reazione iniziale è stata di incredulità: per formare 10 miliardi di masse solari in poche centinaia di milioni di anni, afferma, serve “un processo incredibilmente rapido per gli standard cosmici”.

Gli astronomi hanno sempre ritenuto che il periodo definito alba cosmica fosse dominato da piccole galassie disordinate. Webb, però, continua a restituire un quadro più complesso: dalla sua entrata in funzione, numerose scoperte hanno rivelato strutture mature molto prima del previsto. Alaknanda si inserisce in questa tendenza. Con dimensioni pari a un terzo della Via Lattea e un tasso di formazione stellare 20-30 volte superiore a quello attuale della nostra galassia, mostra un livello di organizzazione avanzato per un’epoca così remota.

Le immagini osservate risalgono a 12 miliardi di anni fa: la galassia si trova infatti a una distanza tale da far viaggiare la sua luce per altrettanto tempo prima di raggiungerci. Jain ricorda che “la durata di vita di una galassia è così lunga che non possiamo osservarla dall’inizio alla fine”, motivo per cui gli astronomi ricorrono a studi statistici per comprendere le fasi evolutive.

Alla domanda su dove si trovi oggi Alaknanda, Wadadekar replica: “quando le persone mi chiedono dove si trova attualmente, rispondo di aspettare 12 miliardi di anni per vedere dove si trova ora”.

Il prossimo passo, spiegano i ricercatori, sarà ottenere nuove osservazioni con il James Webb o con l’osservatorio Alma in Cile, per capire come una galassia tanto giovane sia riuscita a formare bracci a spirale così definiti. Perché, sostengono, molte delle risposte sull’Universo di oggi nascono proprio da ciò che è accaduto nel suo passato più remoto.

 

ag. Dire – www.dire.it




Un astronauta italiano in missione verso la Luna

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lunaNell’equipaggio della missione internazionale Artemis verso la Luna ci sarà anche un astronauta italiano. Lo ha annunciato oggi a Brema il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa), Josef Aschbacher, durante il Consiglio ministeriale.
Questa notizia conferma “innanzitutto il valore dei nostri astronauti- commenta il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospazio, Adolfo Urso- che si sono già affermati a livello internazionale e il sempre maggiore ruolo dell’Italia nello Spazio. Siamo tornati a essere protagonisti. L’Europa può guardare al futuro con maggiore certezza, coesione e determinazione. L’Italia c’è e ha aumentato il suo contributo (all’Esa, ndr) di oltre il 13 per cento rispetto a tre anni fa, siamo giunti a 3,5 miliardi di euro. Questo ha contribuito a raggiungere e superare le aspettative della stessa Esa e dell’Ue. I programmi per noi prioritari sono ampiamente finanziati, l’accesso allo Spazio con Vega e Ariane, l’esplorazione e la navigazione, le telecomunicazioni in sicurezza, gli esperimenti spaziali… Tutto quello che era prioritario ha avuto le risorse necessarie per accelerare nella competizione globale. Siamo pienamente soddisfatti”.

“Finalmente sappiamo che uno dei prossimi astronauti che andrà sulla Luna sarà un italiano– commenta il presidente dell’Agenzia spaziale italiana(Asi), Teodoro Valente-. C’è una terna di astronauti che verrà selezionata al momento opportuno e che coinvolge la Germania, la Francia e l’Italia. Questo è un ulteriore riconoscimento per il nostro Paese per quanto riguarda l’impegno nel settore Spazio, le capacità e le competenze dei nostri astronauti”.

 

agenzia Dire – www.dire.it