Salvare la memoria dei Veneti nel mondo: nasce il progetto del Museo dell’Emigrazione Veneta

Fotografie, lettere, documenti e oggetti di famiglia per ricostruire la grande storia dell’emigrazione veneta. Il Museo di Belluno chiede aiuto anche ai discendenti degli emigrati.

Ci sono fotografie che raccontano una vita.
Lettere che hanno attraversato l’oceano.
Vecchi passaporti, documenti, valigie, cartoline, oggetti di uso quotidiano che magari oggi sembrano privi di valore, ma che possono raccontare una parte importante della storia italiana.
È proprio per evitare che questo patrimonio vada perduto che il Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV) di Belluno ha avviato il progetto “MEMORIA”, dedicato alla raccolta, catalogazione e digitalizzazione delle testimonianze dell’emigrazione veneta.
L’iniziativa si rivolge direttamente agli emigrati, alle loro famiglie e soprattutto ai figli, nipoti e discendenti di quelle generazioni che tra Ottocento e Novecento lasciarono il Veneto per cercare una nuova vita in Europa, nelle Americhe, in Australia e in molte altre parti del mondo.
Una storia che rischia di scomparire
L’emigrazione veneta è una delle grandi vicende della storia italiana.
Intere comunità partirono dalle montagne bellunesi, dalle campagne, dalle città e dai piccoli paesi del Veneto.
Molti andarono in Brasile e in Argentina.
Altri negli Stati Uniti, in Canada, in Australia.
Altri ancora rimasero in Europa.
Partivano con pochissime cose.
Spesso una valigia, qualche fotografia e le lettere dei familiari erano tutto ciò che rimaneva del paese d’origine.
Oggi quelle persone non ci sono più.
E anche gli oggetti che hanno accompagnato la loro storia stanno lentamente scomparendo.
Il tempo rischia di cancellare le tracce di una delle più grandi migrazioni della storia italiana.
Il museo chiede aiuto alle famiglie
Il progetto MEMORIA parte da un’idea semplice: la storia dell’emigrazione non si trova soltanto negli archivi ufficiali.
Una parte fondamentale è custodita ancora nelle case.
In una scatola in soffitta.
In un vecchio cassetto.
In un album fotografico.
In una lettera conservata per decenni.
Il MEV invita quindi gli emigrati veneti e i loro discendenti a mettere a disposizione fotografie, corrispondenza personale, documenti d’archivio e oggetti legati alla vita degli emigranti.
Non necessariamente per privarsene.
La digitalizzazione permette infatti di conservare e valorizzare le testimonianze, mantenendo al tempo stesso il rapporto con le famiglie che le hanno custodite.
Una fotografia può raccontare più di una statistica
Pensiamo a una fotografia scattata cento anni fa.
Un uomo in abito da lavoro.
Una donna con i bambini.
Una famiglia davanti alla casa appena costruita dall’altra parte dell’oceano.
Dietro quella fotografia c’è una storia.
Chi erano?
Da quale paese venivano?
Perché erano partiti?
Dove erano arrivati?
Che lavoro facevano?
Che rapporto avevano mantenuto con il Veneto?
Sono proprio queste informazioni che il progetto vuole recuperare.
Perché la storia dell’emigrazione non è fatta soltanto di milioni di persone partite.
È fatta di milioni di storie individuali.
Le lettere: la voce degli emigrati
Particolarmente preziosa può essere la raccolta delle lettere.
Per generazioni, la lettera è stata il principale collegamento tra chi era partito e chi era rimasto.
Attraverso quelle pagine si raccontavano il lavoro, la nostalgia, le difficoltà, i successi, i matrimoni, le nascite e le notizie del paese.
A volte si scriveva per mesi prima di ricevere una risposta.
Quelle lettere rappresentano oggi una straordinaria testimonianza della vita quotidiana degli emigrati.
Non raccontano la grande storia: raccontano la storia vera.
Il MEV, una casa per questa memoria
Il progetto arriva pochi mesi dopo l’inaugurazione ufficiale del Museo dell’Emigrazione Veneta, avvenuta il 4 luglio a Belluno.
Il museo rappresenta l’evoluzione e il rinnovamento del precedente Museo Interattivo delle Migrazioni (MiM Belluno) ed è stato realizzato attraverso un importante progetto di riqualificazione e ampliamento sostenuto anche dal PNRR.
Oggi il MEV si propone come un centro regionale dedicato alla storia dell’emigrazione veneta e alla sua divulgazione, anche attraverso strumenti interattivi e attività educative.
Non solo passato: anche le nuove generazioni
Un’altra parte importante del lavoro del museo riguarda i giovani.
Per l’anno scolastico 2026/2027 il MEV ha predisposto dieci laboratori tematici interattivi destinati alle scuole del Veneto.
L’obiettivo è fare in modo che i ragazzi conoscano una storia che spesso appartiene direttamente alle loro famiglie.
Perché in Veneto è difficile trovare una famiglia che non abbia avuto almeno un parente emigrato.
La memoria dei Veneti è anche memoria dell’Italia
Il progetto ha un valore che supera i confini regionali.
La storia dei Veneti nel mondo è infatti una parte importante della più grande storia dell’emigrazione italiana.
Le comunità venete hanno contribuito alla costruzione di interi quartieri, città e imprese in molti Paesi.
Hanno fondato associazioni, scuole, società di mutuo soccorso e circoli.
Hanno mantenuto tradizioni e dialetti.
E in molti casi hanno trasmesso ai figli e ai nipoti un legame con il Veneto che continua ancora oggi.
La stessa Regione Veneto considera il mantenimento dell’identità e dei rapporti culturali con le comunità venete all’estero una delle proprie linee di intervento.
Dal documento alla memoria digitale
La parola chiave del progetto è digitalizzazione.
È una scelta importante.
Un documento fragile può deteriorarsi.
Una fotografia può scolorire.
Una lettera può andare perduta.
Un oggetto può essere gettato via perché nessuno ne conosce più la storia.
Una copia digitale, invece, può essere conservata, catalogata e messa a disposizione degli studiosi e delle generazioni future.
Ma soprattutto può permettere di collegare storie familiari che oggi sono disperse in tutto il mondo.
Un progetto che riguarda anche i nostri lettori
Per chi vive all’estero, questa iniziativa ha un significato particolare.
Quanti italiani hanno ancora in casa una fotografia del bisnonno emigrato?
Quanti conservano una vecchia lettera?
Quanti conoscono soltanto il nome del paese dal quale partì il nonno?
E quanti, invece, hanno una scatola piena di documenti senza sapere esattamente che cosa raccontino?
Forse proprio quei materiali possono contribuire a ricostruire un pezzo della storia dell’emigrazione.
La grande migrazione non deve diventare una fotografia senza nome
È questo, in fondo, il rischio.
Con il passare delle generazioni, una fotografia rimane.
Ma il nome della persona ritratta scompare.
La data viene dimenticata.
Il luogo non viene più riconosciuto.
La storia si riduce a un’immagine.
Il progetto MEMORIA prova a fare il contrario:
ridare un nome alle fotografie, una storia alle lettere e un significato agli oggetti.
Perché conservare la memoria non significa vivere nel passato.
Significa permettere a chi verrà dopo di capire da dove siamo arrivati.
I Veneti sono partiti in massa verso il mondo.
Oggi il mondo torna idealmente in Veneto attraverso le storie delle loro famiglie.
E in una vecchia fotografia, in una lettera ingiallita o in un documento conservato per decenni può esserci ancora una parte di quella storia.
Una storia che non appartiene soltanto a chi è emigrato. Appartiene anche ai figli, ai nipoti e ai pronipoti che oggi vivono dall’altra parte dell’oceano.
E proprio per questo vale la pena salvarla.