Sanità AIRE: stanno facendo i conti senza l’oste

Stanno facendo i conti senza l’oste. Se gli giravano i neuroni come una slot machine al solo pensiero dei milioni e milioni di euro che i 6 milioni di italiani all’estero iscritti all’Aire avrebbero apportato alle casse dello Stato pagando 2 mila euro ciascuno per garantirsi la sanità in Italia, si sbagliano di grosso.
Chi, tra coloro che campano con un lavoro dipendente, scrivevamo ieri, può pagare questa cifra?
Chi vive negli Stati Uniti, in Canada, in Australia o in Sudafrica probabilmente si, ma costoro già hanno una assicurazione nei Paesi di residenza dove la sanità in certi casi è anche migliore di quella italiana. Quindi la cosa non gli interessa.
Gli altri, penso ai milioni di connazionali del Sudamerica, che sono la parte più corposa della nostra emigrazione, non possono assolutamente permettersi di privarsi di 2 mila euro all’anno, una somma che alcuni non avvicinano neppure in dodici mesi di lavoro, e penso a quelli del Venezuela, ad esempio.
E, nella necessità di farsi curare in Italia, cosa potrebbero fare? Semplice, riprendere la residenza nel nostro Paese domiciliandosi magari da qualche parente o amico compiacente e cancellandosi dall’AIRE.
In sostanza, cari onorevoli Di Giuseppe e Di Sanzo che proponete questa assurdità, un autentico boomerang o, come direbbero gli ispanici, “un tiro que se le salió de la culata”.