Sanzioni a chi? Il fallimento di una strategia miope

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1536x864 cmsv2 d3b519d1 09bd 5564 a757 4f807819777e 7702402È possibile che i nostri politici, quelli che siedono a Washington o a Bruxelles con l’aria di chi ha capito tutto, non abbiano ancora compreso una verità elementare? Le sanzioni economiche non funzionano. Anzi, peggiorano le cose. E colpiscono — guarda un po’ — sempre i più deboli.

Da anni assistiamo allo stesso copione: un regime autoritario compie qualcosa di inaccettabile, l’Occidente condanna, si indigna, e infine impone sanzioni “devastanti”. Poi ci si mette comodi ad aspettare che il “dittatore” di turno cada come una pera matura. Peccato che quella pera resti saldamente attaccata al ramo. E a marcire, semmai, è la vita quotidiana della gente comune.

Cuba è l’esempio più clamoroso. Sessant’anni di embargo americano, con l’appoggio più o meno complice dell’Europa. Risultato? I Castro (e ora Díaz-Canel) non solo non sono caduti, ma hanno trasformato il blocco in un’arma di propaganda interna. Intanto, i cubani fanno la fila per il pane, mancano i medicinali, e chi può fugge.

In Iran stessa storia: sanzioni su sanzioni da decenni. Eppure il regime degli ayatollah è ancora lì, con i suoi pasdaran, le sue repressioni e il suo disprezzo per i diritti umani. La classe dirigente si è arricchita grazie al contrabbando e al mercato nero. Le donne iraniane protestano con coraggio, ma noi, anziché sostenerle concretamente, pensiamo di aiutarle… bloccando le importazioni di tappeti persiani. Bravi.

E poi ci sono il Venezuela, la Siria, la Corea del Nord. E la Russia, ovviamente. Nessuno di questi paesi ha cambiato atteggiamento per colpa delle sanzioni. Semmai, si è chiuso ancora di più. E ha trovato nuovi alleati in giro per il mondo: Cina, Turchia, India. Le sanzioni finiscono così per indebolire le relazioni internazionali dell’Europa, senza scalfire minimamente i regimi che vorrebbero punire.

Ma allora, perché continuiamo? Per ignoranza? Per servilismo? O per ipocrisia? Si dice: “dobbiamo dare un segnale”. Ma chi lo riceve, quel segnale? Il popolo cubano, che vive con dieci dollari al mese? Le madri venezuelane, che non trovano latte nei supermercati? I giovani iraniani, che vorrebbero solo studiare, lavorare, respirare?

È ora di finirla con questa diplomazia da salotto, fatta per pulirsi la coscienza davanti alle telecamere. Le sanzioni non portano libertà. Portano solo miseria. E chi le impone lo sa benissimo.

Vogliamo davvero sostenere i popoli oppressi? Allora cambiamo metodo. Dialoghiamo con la società civile, apriamo canali di comunicazione, sosteniamo chi lotta per i diritti dall’interno. Perché un regime si combatte con le idee, con la cultura, con il coraggio — non con il blocco delle rimesse o la chiusura di un conto bancario.

E soprattutto, smettiamola di prendere in giro noi stessi. Non si difendono i diritti umani colpendo chi non ha mai avuto il potere di violarli.