Segni da oltre il ponte: 3 storie di incontri incredibili

fantasma cane 1024x579

fantasma cane 1024x579Erano trascorsi pochi giorni dalla morte di Gretel e, come spesso mi succedeva in quel periodo, arrivavo alla sera completamente esausta, quasi come se il dolore risucchiasse completamente le mie energie. Ero a letto e stavo entrando in quella pacifica fase del dormiveglia quando sento distintamente il suo “grugnito”. Mi alzo di scatto, Gretel non poteva essere con me, ma quel grugnito era il suo. Lo sento di nuovo, distintamente, e proviene esattamente dall’angolino in cui lei dormiva.

No, non era una rumore come un altro scambiato per un suo verso. Chiunque possiede un animale domestico saprebbe riconoscere il suo modo di abbaiare, di piangere o di guaire tra mille. E quello che avevo sentito era esattamente l’adorabile verso da maialino che Gretel faceva quando trovava una posizione comoda.

Alcuni giorni dopo accade qualcosa di simile. Ero a letto, credo stessi leggendo, quando il suo odore mi investe completamente. Quel riconoscibile odore di Gretel che io sentivo così simile al miele millefoglie misto ad asfalto bagnato. Il mio compagno lo trovava molto più simile all’odore che emana una vecchia scarpiera stracolma di scarpe usurate. Beh, forse annusavo col naso dell’amore.

Ho respirato a pieni polmoni, trattenendo fino in fondo quel profumo di famiglia e amore, di giornate accoccolate vicine, di notti al sicuro, di passeggiate al mare, di giochi pomeridiani. Era l’odore dei miei ultimi 13 anni.

Ricordo di averne parlato con un’amica, anch’ella orfana di una grande amore canino, e non se ne sorprese affatto. Mi raccontò di aver sentito le zampettate della sua cagnetta sul pavimento per molti giorni successivi alla sua morte. “E’ normale” mi disse “il dolore fa brutti scherzi”.

Vero, il dolore per la morte di un animale domestico fa il bruttissimo scherzo di fare un male tremendo, ma può arrivare ad illudermi che lei sia ancora qui? Il nostro meravigliosissimo cervello genera l’illusione di un odore, di un suono o addirittura di una visione per proteggerci dal dolore dell’assenza?

Ho sentito quindi il bisogno di approfondire questo tema ed ho scoperto che i cosiddetti “segni” da parte degli animali defunti sono molto più frequenti di quanto ci si immagini. Semplicemente se ne parla molto poco liquidando la questione con un risolutivo “è uno scherzo della mia testa”.

In inglese esiste un acronimo per definire questo genere di esperienza: ADC After Death Communication, comunicazioni dopo la morte. In rete ne esiste un vastissimo database che raccoglie esperienze provenienti da tutto il mondo e molte di queste riguardano proprio i nostri amici a quattro zampe che non ci sono più.

Che dire? Sono tutti pazzi o quantomeno sono tutti così tanto addolorati da generare false illusioni? Assolutamente possibile, la mente è una macchina straordinariamente perfetta che protegge se stessa.

Ma che dire di tutte quelle esperienze che sono in assoluto contrasto con questa teoria? Vale a dire di tutti quei casi in cui la persona che ha vissuto una ADC non sapeva che l’animale fosse morto? O ancora in tutti quei casi in cui l’evento abbia coinvolto più di una persona oppure quando avviene anche in totale assenza di attaccamento emotivo all’animale deceduto?

aldilà animali

Tra le tantissime esperienze rintracciabili in rete e nei numerosissimi testi che trattano l’argomento ne ho scelte tre. La prima esperienza vede come testimone dell’evento una donna assolutamente ignara della morte del suo cane.

Mary Bagot viveva in Inghilterra, ma era in vacanza in un hotel in Francia. Prima di lasciare l’Inghilterra aveva lasciato Judy, il suo terrier, a casa alle cure del giardiniere. Seduta nella sala da pranzo dell’hotel la signora Bagot vide improvvisamente il suo cane correre sul pavimento. Senza pensarci esclamò: “Come è possibile che Judy sia qui!” Il direttore dell’albergo confermò che non c’era nessun ospite con un cane. La signora Bagot raggiunse la figlia in camera e le raccontò dell’esperienza. Pochi giorni dopo ricevette una lettera che le diceva che Judy si era ammalata improvvisamente ed era morta.

Sylvia Barbanell, When Your Animal Dies

Sono numerosissime anche le esperienze di comunicazioni dopo la morte con gli animali domestici che vedono come protagonisti due o più persone. Ne ho scelte due piuttosto emblematiche.

La seguente esperienza- originariamente pubblicata sulla rivista Light nel 1928 – viene raccontata dal celebre studioso italiano di parapsicologia Ernesto Bozzano nel libro Anche gli animali hanno un’anima?

Ammalatosi in maniera grave, il povero animale (un cane di nome Punch) venne portato dal veterinario per essere soppresso. In quello stesso giorno i due figli del signor O’Connel, appena rientrati da scuola, videro il loro cane nella sua cuccia in sala da pranzo. Come il loro amico a quattro zampe li vide iniziò a scodinzolare festosamente e quindi si avviò verso il piano superiore della casa. I ragazzi, consapevoli delle condizioni del cane e della triste fine che lo aspettava, chiesero alla governante come mai Punch fosse ancora in casa. La donna rispose che, in realtà, in casa non c’era più, essendo stato portato dal veterinario in mattinata. Inoltre, spiegò che probabilmente a quell’ora doveva essere stato già soppresso. Ad ogni modo, la casa venne setacciata e del povero Punch non venne trovata alcuna traccia. Si seppe poi che effettivamente era stato abbattuto e per di più nell’esatto momento in cui i ragazzi lo videro in casa.

La prossima storia è raccontata dal giornalista americano Vincent Gaddis nel testo The strange world of animals and pets (purtroppo mai tradotto in italiano) e vede come protagonista il signor Vellier il quale dovette addormentare il suo prezioso amico Penn a causa di una brutta malattia.

 “Ora” racconta Vellier, “ecco la parte che non mi aspetto che qualcuno creda”. “Stanco per la tensione emotiva era andato a letto presto. Alle tre fui svegliato dal suono dell’abbaiare di Penn. Era allegro, chiassoso, eccitato” Si alzò e uscì per controllare. “Chiaramente visibile alla luce della luna, correndo giù per una collina dietro la casa fino al giardino, arrivò Penn che scodinzolava energico e spensierato come un cucciolo. Corse diverse volte per il giardino e per il prato poi scomparve”. Il cane era inconfondibilmente Penn, disse Veiller. Inoltre ha aggiunto che lui stesso non è mai stato superstizioso né portato a immaginare cose che non esistono, né ha mai pensato molto all’aldilà. “Non posso spiegarlo e non era un sogno. Ma giuro che è l’ho visto”. La mattina dopo, prima che Veiller potesse raccontare a sua moglie della sua esperienza, lei stessa gli disse che aveva sentito Penn abbaiare durante la notte ed era andata alla finestra. Anche lei lo aveva visto scatenarsi allegramente per il giardino e attraverso il prato finché non scomparve all’improvviso. 

Dobbiamo presumere che i coniugi abbiano avuto la medesima allucinazione? E’ una forma di psicosi collettiva asincrona (ammesso che possa mai verificarsi un evento del genere)? Lascio che a rispondere sia Rupert Sheldrake, biologo outsider messo al bando dalla comunità scientifica ortodossa:

Gli Scettici escogiterebbero spiegazioni alternative sempre più sofisticate […] e verrà anche il momento in cui le obiezioni degli Scettici finiranno col diventare più fantasiose dell’idea di un sistema ancora non riconosciuto dalla scienza.

Per approfondimenti:

Ernesto Bozzano, Anche gli animali hanno un’anima?

Monica D’Ambrosio e Stefano Apuzzo, Anche gli animali vanno in Paradiso. Storie di cani e gatti oltre la vita

Scott S. Smith, L’anima del tuo animale. Prove della sopravvivenza degli animali alla morte

Vincent Gaddis, The strange world of animals and pets

Sylvia Barbanell, When Your Animal Dies

 

da illungoaddio.com