In Lega e M5s c’è un escalation di malessere legata al governo

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Al Senato si discute della ratifica dei trattati, tra cui quello tra Italia e Francia, ci sarà un ordine del giorno della Lega sulla necessità che Parigi spinga per l’estradizione degli esponenti delle Brigate rosse; domani poi si voteranno le mozioni dei singoli partiti, tra cui quella sull’energia e potranno emergere spaccature, sia perché c’è quella promossa da Calenda per spingere sul nucleare, sia perché il Movimento 5 stelle potrebbe trovarsi isolato sulle ricette legate alle ricette che il governo deve portare avanti.

Ma il caos per la maggioranza è alla Camera. E il primo nodo da sciogliere è l’iter sul dl aiuti. Il governo prende tempo, non si esclude ancora che domani possa blindare il provvedimento che deve essere convertito entro il 16 luglio, ma i Cinque stelle fanno muro (sul superbonus, sul tema del gas e non vogliono votare la norma sull’inceneritore di Roma) e per guadagnare qualche ora c’è chi ha pensato pure all’inversione dell’ordine dei lavori, in attesa dell’incontro tra il premier Draghi e il presidente M5s Conte.

All’interno dell’esecutivo c’è la convinzione che dai vertici pentastellati siano arrivati comunque dei segnali distensivi, la trattativa sul metodo da portare avanti sul dl aiuti è la cartina di tornasole dell’intenzione di Draghi di evitare ulteriori frizioni ma la preoccupazione è che le spinte contrapposte all’interno dei partiti della maggioranza possano comunque causare un incidente in Parlamento.

Perché la Lega, per esempio, non ha digerito l’attendismo del governo, “perché – il ‘refrain’ emerso anche nella riunione di gruppo a Palazzo Madama – a noi chiudono le porte e si da la sponda agli altri partiti?”. Il malessere è generale e anche il tema del ddl concorrenza sta causando un cortocircuito tra l’esecutivo e le forze della maggioranza.

Il partito dello stralcio dell’articolo 10 – quello sulle concessioni dei taxi – è il più numeroso in Parlamento ma il governo non intende procedere in questo modo, il viceministro Bellanova lo ha spiegato a chiare lettere. Una possibile ‘exit strategy’ sarebbe quella di bissare a Montecitorio quello che è successo a palazzo Madama sulle concessioni balneari. Ovvero di permettere all’esecutivo di prendere tempo, lasciando ai decreti attuativi ogni spazio di manovra possibile.

Una strada che però non convince la Lega che punta a svuotare l’articolo, non intende dare all’esecutivo una delega in bianco, promette di non votare il provvedimento quando ci sarà il passaggio nell’Aula della Camera. “Così non va”, ripete il leghista Rixi.

Irritata anche Forza Italia che sottotraccia critica l’esecutivo, “ha perso il contatto con la realtà del Paese”, il ragionamento. Ma il malessere cresce sempre di più soprattutto nel Movimento 5 stelle e nella Lega. Domani Conte porterà all’attenzione del premier un documento con le richieste pentastellate, si aspetta risposte vere soprattutto sul piano sociale, oltre che una difesa del superbonus e del reddito di cittadinanza.

Anche Salvini attende di capire quale sarà l’esito delle trattative tra il presidente del Consiglio e l’avvocato pugliese. Perché tra gli ‘ex lumbard’ – spiegano fonti parlamentari – si è raggiunto il livello di guardia. “Così – si ragiona nel partito di via Bellerio – non si va avanti, di questo passo usciamo dal governo”.

Un mal di pancia espresso pure dal capogruppo della Lega al Senato Romeo, “responsabili sì ma fessi no”, ha osservato. La ‘lista’ dell’agenda del Carroccio è lunga: pace fiscale, autonomia, flat tax, misure per frenare l’immigrazione clandestina, provvedimenti contro il caro inflazione, per promuovere il lavoro, per venire incontro alle esigenze delle categorie in sofferenze e delle famiglie italiane.

Non c’è una ‘dead-line’ o un ultimatum, la partita si gioca sottotraccia. Ma raccontano che anche l’ala ‘governista’ del partito tanto ‘governista’ non lo è più dopo i risultati delle amministrative. Salvini ha cambiato strategia, non c’è più la linea dell’uomo solo al comando, a parlare davanti alle telecamere sono anche gli altri ‘big’. E nell’incontro di ieri pure i presidenti di Regione che hanno subito delle sconfitte sul territorio avrebbero sottolineato che l’azione deve essere più incisiva perché il rischio è che alle Politiche sia proprio la Lega a pagarne il prezzo più grande.

Pure la frase di Giorgetti riferita da chi era presente ‘se volete io posso fare anche un passo indietro’ sarebbe stata riferita per rimarcare che è la Lega con i suoi vertici a decidere cosa fare, il ministro dello Sviluppo insomma si è messo a disposizione del partito e non di sirene centriste che pure si sono fatte sentire per la costruzione della ‘tela’ pro-Draghi.

Tra i leghisti quindi la tentazione dello strappo è sempre più presente. “Dobbiamo portare a casa qualcosa, altrimenti che ci stiamo a fare nel governo?”, l’interrogativo che viene ripetuto dagli ‘ex lumbard’ sia alla Camera che al Senato. Una delle ‘exit strategy’ per ritrovare un ‘feeling’ con il governo sarebbe quella che Draghi aprisse ad una sorta di cabina di regia sull’agenda governativa e anche parlamentare.

Perché l’obiettivo è quello di far intervenire Draghi per stoppare l’intenzione del Pd di andare avanti su cannabis e ius scholae. “Non faremo sconti”, ha garantito ai suoi Salvini, parlando di “gravissima e inaccettabile provocazione” da parte della sinistra nel voler procedere in questa direzione.

I leghisti annunciano barricate ma il pressing è indirizzato verso il capo dell’esecutivo. “Qui non siamo alla Bce, deve gestire tutta la maggioranza, non può lavarsene le mani”, osserva un senatore. L’insofferenza verso il governo si percepisce da tempo nelle fila dei gruppi parlamentari pentastellate. “Se non c’è l’accordo sul superbonus non possiamo votare la fiducia”, spiega un ‘big’ del Movimento 5 stelle. Il ‘sentiment’ prevalente resta quello di staccarsi qualora non venissero accolte le richieste M5s. Anche se non tutti propendono per questa tesi.

“Come potremmo dire no al dl aiuti se contiene misure per 23 miliardi a sostegno degli italiani?”, si chiedono diversi deputati del Movimento 5 stelle. Inoltre l’ipotesi di non mettere la fiducia potrebbe essere una strada per i pentastellati ancor più lastricata di ostacoli, osserva un altro deputato. “Come facciamo se gli emendamenti di Fratelli d’Italia fossero votati anche dagli altri partiti? Saremmo comunque messi all’angolo…”, ragiona una pentastellata.

Le prossime 48 ore saranno dunque decisive. E non solo per capire il rapporto tra Draghi e il Movimento 5 stelle che ha già convocato il Consiglio nazionale alle ore 13 come ulteriore strumento di pressione nei confronti del premier. Il Pd ha già fatto capire di non voler sostenere il governo da solo qualora i Cinque stelle decidessero di staccarsi. Ragionamenti che si colgono anche nella Lega.

Il ‘piano B’ dei leghisti non sarebbe quello delle urne subito ma di un governo politico ‘ponte’. “È chiaro che senza M5s – osserva un esponente di primo piano del partito di via Bellerio – non ci sarebbe più un esecutivo di unità nazionale e allora cambierebbero molte cose… Ma in ogni caso deve essere Draghi a sciogliere i nodi”.

agi.it




Ceccon, Pilato e Minisini-Ruggiero. Lo show dell’Italia ai Mondiali di nuoto

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205024475 83ecbe62 1540 4ab5 a2c5 bbf868883011Stratosferico Thomas, superlativa Benedetta e stupendi Giorgio e Lucrezia. Quattro azzurri, quattro campioni del mondo, quattro portacolori delle Fiamme Oro, quattro medaglie d’oro che valgono la storia degli sport acquatici italiani.

Thomas Ceccon da Thiene ha recitato il ruolo del fenomeno andando a vincere l’oro nei 100 dorso con tanto di record mondiale (51″60). Benedetta Pilato da Taranto ha compiuto l’impresa andando a cogliere l’oro nei 100 rana, Giorgio Minisini e Lucrezia Ruggiero da Roma sotto il solleone di Budapest si sono laureati campioni del mondo del misto tecnico del nuoto sincronizzato.

Ceccon, giovane squalo del nuoto azzurro, dopo medaglie pesanti conquistate con la staffetta (su tutte l’argento e il bronzo olimpico a Tokyo 2020 nella 4×100 stile libero e 4×100 misti), ha posto il suo sigillo in una gara che in passato venne dominata da alcuni grandi dorsisti, dal tedesco dell’Est, Roland Matthes al sovietico Igor Poljanskij, da David Berkoff ad Aaron Peirsol (entrambi americani).

Dopo l’oro di Nicolò Martinenghi nei 100 rana – oggi in semifinale ha fatto segnare il miglior tempo nel 50 rana con 26″56 (finale domanii ore 19,11) – ora l’Italia del nuoto ha altri due campioni del mondo per un totale di dodici da Belgrado ’73. Ceccon ha preceduto gli statunitensi Ryan Murphy (51″97), precedente primatista mondiale (51″85 – 13 agosto 2016/Rio de Janeiro), ed Hunter Armstrong (51″98).

“Devo ancora realizzare perché il tempo è davvero molto basso – ha detto a caldo il poliziotto vicentino, allievo di Alberto Burlina – il record del mondo è la ciliegina sulla torta, tanta roba. Murphy ha provato a mettermi in difficoltà, ma sapevo di sentirmi bene, avevo grande consapevolezza. Forse oggi (ieri, ndr) ero imbattibile anche se avessero partecipato i due russi”.

Ceccon ha cancellato il tabù nel dorso che finora aveva visto solo Stefano Battistelli sul podio iridato con l’argento nei 200 dorso a Perth 1991, emulato tre anni dopo ai mondiali di Roma 1994 da Lorenza Vigarani, unica nuotatrice italiana a medaglia nella specialita’ che si nuota con il viso rivolto all’insù.

‘Baby’ Benedetta nella capitale magiara si è presa la rivincita della grande delusione dei Giochi olimpici di Tokyo quando era stata squalificata nelle batterie. Pilato si è imposta in 1’05″93 precedendo di cinque centesimi la tedesca Anna Elendt che in semifinale aveva stampato un ottimo 1’05″62. A completare il podio una delle grandi raniste dell’ultimo decennio, lituana Ruta Meilutyte. La 25enne un decennio fa, quando era ancora minorenne, vinceva a Londra 2012 l’oro olimpico nei 100 rana, nel 2013 a Barcellona si laureava campionessa mondiale (a 16 anni) e a Berlino l’anno successivo oro continentale nei 50 rana.

Minorenne è Benedetta Pilato, argento iridato tre anni fa nei 50 rana, allieva di Vito D’Onghia, che festeggia il titolo mondiale a soli quattro giorni dall’ingresso nel gruppo sportivo della Polizia di Stato. “Prima della gara piangevo di gioia per Ceccon che mi ha fatto rivivere le sensazioni provate quando ho stabilito il record mondiale e adesso eccomi qua con l’oro al collo – ha detto la neo campionessa del mondo – era la mia prima finale mondiale nei 100 rana e già ero contenta di averla raggiunta”.

Con Pilato, l’Italia per la prima volta ha una campionessa del mondo minorenne. La più giovane iridata del nuoto era Novella Calligaris che a Belgrado il 9 settembre 1973, a 18 anni, vinceva gli 800 stile libero con l’allora record del mondo (8’52″97). Nella sua ‘story’ Benedetta era già diventata l’atleta italiana piu’ giovane a conquistare una medaglia mondiale, argento il 28 luglio 2019 a Gwangju a soli 14 anni.

Quel giorno l’atleta pugliese aveva anche battuto il primato di atleta più giovane sul podio iridato detenuto dalla Meilutyte. Il pomeriggio tricolore si era aperto con l’inno di Mameli risuonato alla piscina Alfred Ajos grazie al duo Minisini-Ruggiero. Gli azzurri si sono imposti con 89.2685 punti. Giorgio e Lucrezia si sono mossi come ‘farfalle’ sulle note del Requiem di Giuseppe Verdi.

Per Minisini quello di Budapest è il secondo successo iridato dopo quello ottenuto insieme all’ex capitano della nazionale Manila Flamini; per Ruggiero la prima medaglia internazionale.

Alle spalle degli italiani il Giappone con i fratelli Tomoka e Yotaro Sato con 86.5939 e i cinesi Shi Haoyu e Zhang Yiyao (86.4425). Bronzo per le sincronette azzurre del combo. Il capitano Gemma Galli, con Domiziana Cavanna, Linda Cerruti, Costanza Di Camillo e Costanza Ferro, Marta Iacoacci, Marta Murro, Enrica Piccoli, Federica Sala e Francesca Zunino, totalizzano 92.0333 punti e si classificano alle spalle dell’Ucraina campione del mondo (95.0333) punti del Giappone (93.5667).

agi.it




Alex Ziccarelli, medico mancato ma “dottore” della grande cucina. La sua ricetta odierna

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Alessandro Ziccarelli – classe 1961, cosentino di nascita, studi classici e in seguito universitari a Napoli, abbandonati forzatamente dopo un evento tragico familiare a tre quarti del percorso. La passione per la cucina lo porta, anche per necessità, a cambiare strada e a frequentare il primo corso di cucina nel 1984 sempre a Napoli, dove si perfeziona soprattutto nella cucina di pesce oltre a quella della cucina regionale di tradizione, culminata poi con la particolare ricerca delle ricette antiche, dei prodotti autentici, di nicchia e dei sapori di una volta. Un particolare riconoscimento va al Prof. Renato Bedini, grande esperto di cucina e non solo. Restio da sempre ai compromessi sui piatti italiani classici fondamentali.

Dopo varie esperienze in Italia e, soprattutto ovviamente a Napoli, decide di partire per il Nordamerica e si ferma a Toronto dove apre nel tempo due attività nel campo della ristorazione e della pasticceria all’ingrosso, oltre a una importazione di prodotti dall’Italia, dall’Europa e dal Sudamerica.

Ritorna dopo un periodo di otto anni alla professione di cuoco assumendo diversi impegni in svariati e noti ristoranti sia a Toronto che a Woodbridge, dove fra questi ama ricordare gli anni trascorsi nell’apertura e nella conduzione della cucina del Ristorante Spaccanapoli di Tanya Levato e dei fratelli Carmine e Marcello D’Alonzo in Woodbridge, unico locale di cucina tradizionale, popolare e di pesce napoletana.

Dopo varie esperienze in altri otto ristoranti, attualmente ricopre il ruolo di Head Chef al Ristorante La Bella Italia di Toronto dopo aver ricoperto lo stesso ruolo nella location originale dello stesso ristorante a Maple. In possesso di varie certificazioni e diplomi come cuoco sia italiane che canadesi nonché membro di diverse Associazioni di categoria italiane, brasiliane, americane e canadesi, attualmente ha ricevuto la carica di Vice Presidente dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani (APCI Canada).

Di passione in passione, partecipa ogni settimana a una trasmissione in radio (CHIN Radio Tv International) con interventi squisitamente culinari oltre a curare gli articoli personali e dei vari cuochi dell’APCI (Italia, Canada, USA, soprattutto ma anche di tutto il mondo), pubblicati settimanalmente sul Corriere Canadese di Toronto, sui Fatti Nostri, su Italoblogger e su La Gazzetta Italobrasiliana, nonché su alcune riviste di cucina italiane.

CALAMARATA CON CARCIOFI E GUANCIALE SU CREMOSO DI PECORINO ROMANO D.O.P.

Tempo: 40 min. per 4 persone.

Ingredienti:    

400 gr. di pasta calamarata, 60 gr. di guanciale, 4 carciofi freschi medi, 1 spicchio d’aglio, prezzemolo, 2 bicchieri di latte, 120 gr. di pecorino romano grattugiato, sale, pepe nero, olio extravergine d’oliva q.b. (quanto basta).

Procedura:  

Puliamo l’aglio privandolo dell’anima, quindi facciamo sudare il guanciale in padella e, dopo un paio di minuti, aggiungiamo lo spicchio d’aglio. Intanto puliamo i carciofi eliminando le foglie esterne e la barba interna. Puliamo anche i gambi e tagliamo i carciofi prima a metà e poi a listarelle sottili.

Togliamo ora il guanciale dalla padella e lo teniamo da parte e mettiamo la calamarata in cottura. Versiamo i carciofi nella padella dove abbiamo cotto il guanciale, aggiungiamo un filo d’olio e li facciamo saltare a fuoco medio, aggiungiamo dell’acqua di cottura e copriamo con della carta forno umida abbassando la fiamma.

Rimettiamo dentro il guanciale e facciamo insaporire per qualche minuto e togliamo l’aglio.

Intanto prepariamo il cremoso di pecorino con del latte a temperatura media aiutandoci con una frusta fino a che avrà raggiunto la giusta densità. Versiamo la calamarata al dente nella padella del nostro condimento e la facciamo saltare per qualche minuto, regolando di sale, pepe nero e un po’ di prezzemolo.

Versiamo il cremoso di pecorino nei piatti come fondo e vi adagiamo la nostra pasta al centro.

Decoriamo con del pecorino romano fresco e anche con qualche foglia di carciofo croccante e del pepe nero macinato fresco. E buon appetito.

 

 




Morta la bimba scomparsa a Catania, la madre confessa il delitto

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carabinieri fiumiIl cadavere della piccola Elena, la bambina di cinque anni della quale era stato denunciato il rapimento ieri a Tremestieri Etneo, in provincia di Catania, è stato ritrovato in un terreno di Mascalucia, poco distante dall’abitazione della madre. È stata la donna a indicare ai carabinieri il luogo in cui è stato sepolto. Inseguito, interrogata dalle forze dell’ordine e dai magistrati della Procura di Catania, la donna, Martina Patti, ha confessato di aver ucciso la propria figlia.

CORPICINO RITROVATO IN UNA PICCOLA BUCA

Il terreno nel quale è stato ritrovato il corpicino è adiacente a via Teocrito, una strada alla periferia di Mascalucia, dove viveva la donna, che incrocia via Turati. La prosecuzione di quest’ultima strada prende il nome di via Euclide, dove si trova l’abitazione in cui vive la madre della bambina. Il corpo, secondo quanto si apprende, non era del tutto sotterrato ma ricoperto di terra e cenere vulcanica. Il cadavere è stato ritrovato in una piccola buca, al centro di un terreno con erba alta. Circostanze che sembrerebbero pensare al tentativo di sotterramento, non riuscito, del corpo della piccola.

LA MADRE HA CONFESSATO IL DELITTO

La madre ha confessato il delitto. La donna, interrogata da questa mattina da carabinieri e magistrati della procura di Catania, ha ammesso le proprie responsabilità. Omicidio premeditato pluriaggravato e soppressione di cadavere. Queste le accuse rivolte dalla procura di Catania a Martina Patti, la madre della piccola Elena. I carabinieri del comando provinciale di Catania sono stati delegati dalla procura all’esecuzione di un decreto di fermo d’indiziato di delitto nei confronti della 24enne reo confessa dell’omicidio della figlia. La donna sarà accompagnata nella casa circondariale di Catania Piazza Lanza.

Patti, in sede d’interrogatorio, ha raccontato ai magistrati di aver portato a termine il delitto in maniera solitaria, dopo essere andata a prendere la figlia all’asilo. Ha utilizzato un coltello da cucina e dei sacchi neri per nascondere il corpo della bambina nella terra. Il corpicino della bambina, all’esito dell’ispezione medico legale, ha evidenziato “molteplici ferite da armi da punta e taglio alla regione cervicale e interscapolare”, ha chiarito la procura di Catania.

LA DONNA NON CONFESSA IL MOVENTE

Martina Patti, la donna che ha confessato l’omicidio della figlia di cinque anni, Elena Del Pozzo, non ha riferito agli inquirenti alcun movente alla base del delitto. La circostanza è stata riferita dal Comandante provinciale dei carabinieri di Catania, Rino Coppola, nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli delle indagini. “Sul corpo della bimba sono stati rilevati diversi fendenti che, secondo il racconto reso dall’indagata, potrebbero essere stati sferrati con un coltello ma non si può escludere che si tratti di un altro arnese“, ha spiegato Coppola. Sul corpo non è stato ancora eseguita l’autopsia ma soltanto una ispezione cadaverica.

PROCURA: “BIMBA UCCISA DALLA MADRE FORSE PER GELOSIA VERSO LA COMPAGNA DEL SUO EX”

Martina Patti, la madre della piccola Elena, potrebbe aver ucciso la figlia “anche per via di una forma di gelosia nei confronti dell’attuale compagna dell’ex convivente, non tollerando che alla stessa si affezionasse anche la propria figlia”. Lo scrive la procura di Catania in una nota.

EMERSO “UN TRISTE QUADRO FAMILIARE”

Un “triste quadro familiare” con “due ex conviventi che, a prescindere dalla gestione apparentemente serena della figlia Elena, avevano allacciato nuovi legami e non apparivano rispettosi l’un l’altro”. È quanto si legge in una nota trasmessa dalla procura di Catania che ricostruisce quanto avvenuto a Mascalucia, il luogo dove la piccola Elena è stata uccisa dalla madre reo confessa.

IL FALSO RAPIMENTO DENUNCIATO DALLA MADRE

Nel denunciare la scomparsa della figlia Elena, la madre, Martina Patti, aveva riferito che la piccola era stata rapita e che l’episodio sarebbe una conseguenza del comportamento dell’ex compagno, responsabile di non aver ascoltato precedenti messaggi minatori fattigli recapitare in casa. Una ritorsione posta in essere per individuare il reale complice di una rapina ai danni di una gioielleria di Catania al posto del quale venne arrestato il 15 ottobre 2020 e successivamente assolto nel settembre 2021 per non aver commesso il fatto. Così la procura di Catania ricostruisce quando avvenuto prima della confessione della donna, ora indagata per omicidio premeditato pluriaggravato e soppressione di cadavere.

La 24enne si era presentata nel pomeriggio di ieri nella tenenza dei carabinieri di Mascalucia, raccontando del sequestro di Elena avvenuto “ad opera di un non meglio indicato gruppo di uomini incappucciati che, verso le 15 circa, dopo aver bloccato l”autovettura condotta dalla madre lungo via Piave” e “minacciandola mediante una pistola o una mazza”, l’avrebbero “rapita, preannunciandone la morte”.

Le prime risultanze investigative, anche grazie all’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, hanno consentito di accertare la “mancata corrispondenza al vero del fatto denunciato”, spiega la procura, vista “l’assenza di gruppi armati in via Piave nelle fasce orarie indicate e nonostante una strenua difesa a oltranza della propria versione da parte della Patti”. La donna, nei confronti della quale è stato contestato il reato di false informazioni al Pubblico ministero, ha ceduto soltanto nella tarda mattinata quando i carabinieri della sezione Investigazioni Scientifiche si apprestavano ad effettuare i rilievi nell’abitazione dove la donna risiedeva insieme alla figlia.

LA NONNA PATERNA: “LA MADRE DI ELENA ERA OSSESSIONATA DA MIO FIGLIO”

“Lei era ossessionata da mio figlio, ogni volta che si lasciavano lo minacciava”. Questo il racconto della nonna paterna della piccola Elena e il riferimento è alla madre della bambina, separata dal padre di Elena.

SINDACO DI MASCALUCIA: “QUI DA POCHI ANNI, NESSUNA SEGNALAZIONE AI SERVIZI SOCIALI

“Siamo sconvolti, ho appreso la notizia di quanto accaduto mentre mi stavo confrontando proprio sul possibile ausilio da dare alle forze dell’ordine per le ricerche della bambina. Sono scoppiato in lacrime”. A parlare con la Dire è Vincenzo Magra, sindaco di Mascalucia, la cittadina in provincia di Catania nella quale è stato trovato il corpo della piccola Elena. “Non può accadere qualcosa del genere, non è pensabile e non è giusto che una bambina di cinque anni possa concludere la sua esistenza così su questa terra”, aggiunge con voce rotta dall’emozione.

“Questa famiglia – aggiunge – abitava a Mascalucia da pochissimi anni, nessuno all’interno dell’amministrazione comunale la conosceva”.

“Situazioni di disagio all’interno della famiglia? Ho chiesto ai Servizi sociali di fare una ricerca ed è emerso che nessuna segnalazione era mai giunta – risponde Magra -. Penso sia accaduto un gesto di follia legato a non so cosa… Il quadro non è ancora chiaro. L’unica drammatica certezza è che la bambina non c’è più”.

LUTTO CITTADINO NEL GIORNO DEI FUNERALI E ANNULLATI I FESTEGGIAMENTI DEL PATRONO DI MASCALUCIA

Il giorno dei funerali della piccola Elena, la bimba di cinque anni trovata morta oggi in un terreno alla periferia di Mascalucia (Catania), sarà lutto cittadino. Lo ha deciso l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Vincenzo Magra.

Annullati inoltre i festeggiamenti in onore del patrono San Vito, previsti proprio per domani, 15 giugno. Ne dà notizia il sindaco, Vincenzo Magra, alla Dire: “Abbiamo annullato tutti i festeggiamenti in onore di San Vito – dice -, ho chiesto di limitarsi a un momento di preghiera per la piccola. La funzione religiosa di domani sarà l’occasione per un momento di raccoglimento”.

Domani, alle 19, nella chiesa San Vito, ci sarà un momento di preghiera in memoria della bambina. La santa Messa sarà presieduta da monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania.

ag. DIRE – www.dire.it




“I Galli della Loggia”, la première del nuovo film di Bruno Memoli lunedì 6 al Caravaggio di Roma

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i galli della loggia locandina low resIl Cinema Caravaggio di Roma ospita la première del nuovo film del regista Bruno Memoli: una commedia corale che celebra il B-Movie – Memoli ha collaborato con registi come Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Antonio Capuano, Gianni Amelio, Mario Martone e Gabriele Salvatores

Sarà il Cinema Caravaggio di Roma ─ il “cinema salotto” romano del quartiere Pinciano-Parioli ─ ad ospitare LUNEDÌ 6 GIUGNO 2022 alle ore 18.00 la première del film “I GALLI DELLA LOGGIA” di Bruno Memoli.

“Volevo realizzare un film ‘fresco’, un B-Movie, come amo chiamarlo, con una sua precisa dignità ma che – al tempo stesso – non fosse banale. Vorrei che il mio cinema fosse così: leggerissimo e, a suo modo, impegnato” spiega Memoli, già al fianco di Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Antonio Capuano, Gianni Amelio, Mario Martone e Gabriele Salvatores.

Nata come pellicola low budget, il film si trasforma in un miracolo produttivo indipendente. È un “film creato dal nulla, con un travaglio di riprese durato due anni ed una post-produzione di altri cinque, realizzato con mezzi di fortuna e sfiorando mille volte il naufragio del progetto!”.

La commedia – prodotta da Salvatore Fusco e dallo stesso Memoli – prende le mosse dalle vicende di un malcapitato garzone di una vineria di lusso, incriminato in un processo per detenzione di cannabis e che sogna di trasferirsi in Giamaica. Per la sua ultima consegna, il protagonista entra in contatto – attraverso un cuoco – nei loschi affari di una loggia massonica riunita in un castello e scopre, in modo del tutto casuale, che il Gran Maestro Venerabile della loggia è proprio il giudice che dovrà condannarlo…

Il lungometraggio di Memoli intreccia l’umorismo nonsense con il tema della legalizzazione della cannabis, trattato come contenuto accessorio ma non secondario. Il viaggio all’interno della sgangherata loggia massonica avviene attraverso lo sguardo stupefatto del fattorino ed è il preludio di una notte a sorpresa.

i galli della loggia immagine tratta dal film (3)Un film corale, una commedia italiana, un film che strizza l’occhio al giallo ma che se ne discosta: “Volevo un agglomerato di facce, di vite, di ritmo e di leggerezza. Un ‘finto giallo’, una scusa per giocare con i suoni musicali del parlato, senza privarsi di qualche impatto fragoroso e una buona densità di gag” prosegue Memoli.

Nella pellicola trovano spazio anche elementi di spicco dell’identità italiana come il vino, la mafia, la Chiesa, le logge massoniche e una Ferrari guidata da un Cardinale.

La proiezione del film è destinata alla stampa, agli addetti ai lavori e al pubblico.

IL REGISTA E L’IMPEGNO PRODUTTIVO

Il regista ha ricoperto il ruolo di sceneggiatore, produttore, organizzatore, scenografo, montatore e attore, mettendo in campo la sua vulcanica versatilità: “Sono oltre cinquanta le mansioni che ho svolto in questo mini-kolossal con 15 attori in scena! Sempre con l’imperativo di impedire agli affanni di finire nelle immagini” spiega il cineasta campano.

Si tratta, a tutti gli effetti, di un mini-kolossal parodistico, in cui il regista ha costruito personalmente anche il teatro di posa, dopo aver pianificato un innovativo progetto scenografico strutturato su 24 maxi-pareti mobili intercambiabili: queste pareti mobili hanno dato luogo a stanze, archi e corridoi.

invito première i galli della loggia (3)IL CAST

Nel cast, il regista ricopre il ruolo del Venerabile della loggia massonica presente nel film, del quale sono protagonisti – tra gli altri – Luciano Bovenzi nel ruolo di Rolando Spinetti, Pina Ranauro che veste il ruolo di Ira Hitlers, Vincenzo Merolla nei panni del cuoco, Marilù Armani nel ruolo della Contessa Diana Muratti, Giuseppe de Chiara che interpreta il personaggio del Barone Gustavo Maria Saccenzi, Armando Carino nel ruolo del Cardinale Anacleto Casanova e Riccardo Cafaro, nei panni dell’agente segreto Chicco Carnevale.

 

I GALLI DELLA LOGGIA

un film di Bruno Memoli

 

Première

Cinema Caravaggio | Via G. Paisiello, 24 | Roma

LUNEDÌ 6 GIUGNO 2022 ore 18.00

 




WhatsApp, attenti a questo numero: se lo componi ti ruba l’account

whatsapp fishing attacks

whatsapp fishing attacksSecondo gli esperti internazionali di sicurezza informatica, quello che stiamo vivendo è uno dei periodi storici più pericolosi in termini di attacchi digitali e truffe varie. Tentativi di hackeraggio, furti d’identità e danaro sono sempre più frequenti come vi riportiamo spesso su queste pagine, e praticamente non passa giorno che non si presenti una qualche minaccia più o meno di grosse entità. Uno dei canali più sfruttati per cercare di truffare le ignare vittime è certamente WhatsApp, una delle più popolari app di messaggistica al mondo, vista la sua enorme diffusione. L’ultima minaccia che riguarda la piattaforma di Meta porta agli utenti il rischio di perdere il controllo del proprio account.

Attenti alle chiamate sospette

Basta infatti una semplice quanto banale telefonata e in un attimo il malcapitato perde praticamente l’accesso al proprio account. La truffa si basa infatti su uno schema di attacco semplice: il criminale chiama la potenziale vittima e la convince a comporre un numero di telefono “credibile”, cioè a dire mnemonicamente associabile a qualche azienda o ente, che egli stesso gli indica. Di solito, infatti, il malfattore si spaccia per un rappresentante di qualche società fornitrice di servizi o di qualche “realtà pubblica” affidabile.

Tale numero varia spesso, ma di base comincia sempre con **67* o *405*, seguiti poi da altre dieci cifre. Se il malcapitato abbocca, non appena finisce di comporre il numero, viene subito disconnesso dal suo account e a quel punto l’hacker ne assume il controllo completo.

A quel punto il criminale informatico inizia a importunare tutti i contatti dell’ignara vittima, prima che questi si renda conto di aver perso il controllo del proprio account e cerchi una soluzione, chiedendogli in particolare soldi. Danaro che a volte chiede anche alla persona a cui ha rubato i dati di accesso a WhatsApp in cambio della liberazione dell’account. A riportare  la news è il sito in-mashable.com, che segnala lo scopritore della minaccia, il Dott. Rahul Sasi, fondatore e CEO della startup CloudSEk, che si occupa anche di analisi e prevenzione dei pericoli informatici.

da webnews.it




Tra Italia e Argentina la saga di una famiglia contadina attraverso decadi e continenti, ora anche in spagnolo

portada ebook campesina

portada ebook campesina“Una storia contadina (Una historia campesina)”, romanzo di Ennio Marchetti appena pubblicato da Lulu Editrice, racconta le vicende di una famiglia contadina del Vercellese che si dipanano in un lungo arco di anni, dai primi del ‘900 fino agli anni ’50.

Marchetti, nato a Gattinara, conosce molto bene la vita e le usanze di un’epoca nella quale l’agricoltura era ancora il motore economico predominante. Ascoltando i racconti dei suoi nonni e di altri famigliari, ha raccolto una preziosa messe di ricordi che rischiano ormai di sbiadire dalla memoria e ha deciso di raccontarli in un romanzo ispirato alla storia della sua famiglia, mescolando abilmente elementi di fantasia a storie vere.

La sua rievocazione della vita contadina nella prima metà del secolo scorso offre l’occasione per ripercorrere i sentieri dei ricordi, costellati di feste di paese, consuetudini locali, gare e giochi che forse oggi sono quasi del tutto dimenticati.

Marchetti non è un novellino: è un musicista e cantautore, ha lavorato al quotidiano “La Stampa” di Torino e ha già pubblicato sei romanzi in italiano e in spagnolo, diventato la sua seconda lingua da quando si è trasferito a Las Terrenas, nella Repubblica Dominicana, circa 23 anni fa. Fra questi, citiamo “Radio Loca,”  “Las Terrenas goodbye”, “Sognavo i Caraibi” e “REX, il medaglione di Aton” (in collaborazione con Enzo Odoardi), tutti disponibili su www.amazon.com e www.lulu.com.

“Una storia contadina” è un romanzo d’azione, scritto con stile sciolto e incalzante. Scorre come un fiume in piena, alternando il dramma al sorriso, tenendo le fila di numerose storie parallele e di molti personaggi.

Narra in modo semplice e diretto storie e vicende di gente umile, semianalfabeta, caparbia, che si sforza di sollevarsi dalla povertà a furia di duro lavoro ma anche acquistando un pragmatismo cinico che si traduce in matrimoni di interesse, nel cogliere ogni occasione per approfittarsi delle buone grazie di mogli fedifraghe, e della disponibilità sessuale di mondine e operaie che sperano così di salire qualche gradino della scala sociale.

A dire il vero, Carlín, il protagonista del romanzo, da quel lato è infaticabile, non se ne fa scappare una; da un capitolo all’altro sono continui nuovi incontri che si risolvono – per dirla pudicamente – in una pronta e mutua soddisfazione.

Del resto, neppure i preti si sottraggono alle insidie delle parrocchiane e delle perpetue. Qualche volta queste incontenibili pulsioni erotiche finiscono in tragedia, come nel caso del prete della parrocchia di Lenta, Don Fiorenzo detto “Sciresa,” quando la sua tresca con la moglie del farmacista viene scoperta, o del marito tradito che nel tentativo di vendicarsi ha la peggio e finisce paralizzato a vita.

Ma ci sono storie d’amore che fioriscono sullo sfondo delle stagioni di raccolta del riso o nello scorrere della vita di paese e sono vere e profonde. Don Ernesto rinuncia alla tonaca per la donna che ama. Lo spregiudicato e astuto Carlín coltiva per tutta la vita un sincero amore per Rosina, la sua amichetta d’infanzia, che preferisce fare un matrimonio ricco, ma alla quale le circostanze lo riuniranno molti anni dopo.

Le minute vicende dei personaggi si stagliano sullo sfondo di grandi avvenimenti storici: dallo scoppio della Grande Guerra all’avvento del Fascismo, la seconda guerra mondiale che porta alla caduta del regime, la ripresa economica del dopoguerra con la progressiva industrializzazione del territorio e la possibilità del lavoro in fabbrica e dello stipendio fisso al posto della fatica e dell’incertezza del lavoro agricolo. Questi cambiamenti epocali sono visti dalla prospettiva della gente umile, la gente senza alcun potere che si trova a subire la Storia e sopportarne le conseguenze. Affrontano la disparità sociale cercando di costruire una rete di solidarietà spicciola, come il maresciallo dei carabinieri che aiuta Carlín a evitare il servizio militare, o i contadini che si oppongono al fascismo e aiutano I ribelli: “Una spia avvertì il gruppo di Valentino e i Partigiani ebbero il tempo di disperdersi. Il giorno dopo lui tornò nel suo nascondiglio, nel sottotetto, a Gattinara. Vi rimase per nove mesi, nascosto “come un topo”, fino alla fine della guerra.”

Le donne, doppiamente oppresse, debbono accontentarsi di lavori duri come la mondina e l’operaia, e accettare le “attenzioni” del padrone e dei vari capi e capetti se vogliono continuare a lavorare. Qualcuna più smaliziata, come la gitana Rada, riesce a barattare la propria avvenenza e gli speciali “favori” per ottenere in cambio matrimonio e ascesa sociale.

Non tutti sono rassegnati, molti coltivano la voglia di riscatto che per Carlín si materializza in un avventuroso viaggio in Argentina dove ritrova Giacomo Filippone, un amico d’infanzia che ha fatto fortuna. Nella nuova terra incontra gli stessi conflitti lasciati alle spalle in patria, la stessa gerarchia dettata da soldi e potere. I braccianti argentini, sfruttati dai latifondisti, minacciano sciopero: “Basta con questi salari da fame. Anche noi abbiamo il diritto di vivere” esclamò un terzo. “Se si tratta di decidere insieme, decidiamo tutti – intervenne Ramón – e facciamo come vuole la maggioranza. Ma io dico che, prima, bisogna parlare con il padrone e vedere cosa vuol fare. Giacomo Filippone è un uomo che capisce”. “È un padrone come tutti gli altri!” gli gridò in faccia il suo vicino.”

Per una piacevole lettura, si può acquistare il volume in web, nella sua edizione stampata, in italiano, con recapito postale, al link: https://www.lulu.com/en/en/shop/ennio-marchetti/una-storia-contadina/paperback/product-g5qzmn.html?page=1&pageSize=4

mentre l’edizione digitale è scaricabile al link: https://www.lulu.com/en/en/shop/ennio-marchetti/una-storia-contadina/ebook/product-e24qy9.html?page=1&pageSize=4

 

Mentre per la versione in spagnolo i links sono, per la versione stampata,con recapito postale:

https://www.lulu.com/en/en/shop/ennio-marchetti/una-historia-campesina/paperback/product-2gdge2.html?page=1&pageSize=4

eBook , da scaricare:

https://www.lulu.com/en/en/shop/ennio-marchetti/una-historia-campesina/ebook/product-k474gg.html?page=1&pageSize=4




Brasile: l’Ambasciatore Azzarello alla fiera di tecnologie agricole Agrishow

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26agrishowL’Ambasciatore d’Italia in Brasile, Francesco Azzarello, ha partecipato ieri, 25 aprile, all’inaugurazione di Agrishow, a Ribeirao Preto, la più grande fiera mondiale di tecnologie agricole all’aperto e la terza al coperto.
L’Ambasciatore si è poi recato a visitare il Padiglione Italia, organizzato dal Direttore dell’Ufficio ICE Brasile, Fiore, per ICE Agenzia e Federunacoma, rappresentata dal Vice Direttore Generale Ricci. 18 le società italiane presenti. L’Ambasciatore ha poi visitato i padiglioni della Stellantis soffermandosi con il COO Filosa sui modelli vincenti delle Jeep, e della CNH – New Holland. Erano presenti, fra gli altri, l’On. Lorenzato, il Console Generale di San Paolo Fornara ed il Presidente della Camera di Commercio di San Paolo Messana.
L’inaugurazione di Agrishow è stata fatta dal Presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, insieme al Ministro dell’Agricoltura Montes, e numerose altre Autorità politico-parlamentari e fieristiche, alla presenza di una grande folla di operatori ed altri interessati. (aise) 




Mar del Plata: l’Ambasciatore Lucentini all’inaugurazione della mostra su Piazzolla

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14carraraÈ stata inaugurata venerdì scorso, 11 marzo, nel giorno della nascita del figliol prodigo della città argentina Mar del Plata, Astor Piazzolla, la mostra in suo onore. Al taglio del nastro, presso la sede della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata (entità che raggruppa 25 associazioni italiane della citta balneare) ha partecipato anche l’Ambasciatore d’Italia a Buenos Aires, Fabrizio Lucentini.
L’inaugurazione era stata rinviata già un paio di volte a causa della pandemia. Questa volta è finalmente arrivato il momento di festeggiare la mostra artistica dedicata a uno dei tangueros più famosi del pianeta, marplatense con origini pugliesi, di Trani per la precisione, da parte paterna, e toscane, di Lucca, da parte materna.
Organizzata dall’associazione culturale 360 Cultural e grazie all’esibizione pittorica e scultorea degli artisti marplatensi Julio Fonzo, Silvina Mendiondo e Daniel Gonzalez Eguia.
Lucentini è stato accompagnato dal Console d’Italia a Mar del Plata, Santo Purello, e dal Presidente della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata, nonché membro del CGIE per l’Argentina, Marcelo Carrara, con i quali ha aperto la mostra dopo alcune parole sulla figura e l’opera di Piazzolla, simbolo delle radici italiane nel paese sudamericano.
All’evento hanno preso parte un’ottantina di persone, rappresentanti di tutte le associazioni italiane locali, tra cui vari consiglieri del Comites della città, rappresentanti dell’Università di Mar del Plata e delle scuole italiane, della Camera di Commercio, e di diversi enti legati all’italianità.
“Torniamo con molta gioia agli eventi presenziali condividendo la nostra italianità con tutta la comunità marplatense, in questo caso, grazie agli arti plastiche e la figura di Piazzolla a 101 anni della sua nascita”, ha dichiarato Carrara. “Un nuovo calcio di inizio per diversi iniziative e progetti in questo 2022 dove le nuove generazioni, le donne, il turismo delle radici, la nuova mobilita e l’interscambio culturale, accademico ed imprenditoriale saranno gli autentici protagonisti”. (aise) 




Mogadiscio: i militari italiani donano cibo al distretto di Yaqshid

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05aiutoI militari italiani in Somalia hanno donato cibo da destinare alla popolazione più bisognosa del Distretto di Yaqshid, a Mogadiscio. La Cellula CIMIC del Reggimento CIMIC di Motta di Livenza (TV) ha consegnato i food kits durante una cerimonia all’International Campus di Mogadiscio, sede della Missione EUTM-S.
I food kits, spiega lo Stato Maggiore, “sono un progetto molto sentito da tutti i District Commissioner della città di Mogadiscio poiché permette di aiutare in maniera rapida, diretta ed efficace le famiglie più bisognose del distretto, ovvero poveri o Internal Displaced Persons (IDPS), supportando l’Autorità locale, in primis, ed evitando il generarsi di scontri sociali tra i locali e coloro che giungono in città soprattutto in questo periodo di forte siccità che sta colpendo il Paese”.
Si tratta di un progetto “semplice nella forma ma importante nella sostanza” che “garantisce inoltre al contingente nazionale di mantenere il rispetto e la considerazione da parte della popolazione somala dei vari distretti, oltrechè assicurare un buon livello di Force Protection e Freedom of Movement”.
La Cellula CIMIC è posizionata all’interno dell’Italian National Support Element presente a Mogadiscio; le attività di cooperazione vengono svolte da personale militare specializzato in sinergia con gli interventi di altri attori civili ed internazionali.
Dal 2014 ad oggi sono stati realizzati 137 progetti. (aise)