Comites Montreal: 7 consiglieri chiedono le dimissioni del presidente Giordano

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montrealMONTREAL\ aise\ – È guerra aperta nel Comites di Montreal: sette consiglieri – gli stessi che avevano convocato un’assemblea “alternativa” il 16 febbraio scorso e poi richiesto al presidente Giordano di anticipare la seconda “ufficiale” al 23 febbraio – annunciano oggi di voler presentare una mozione in cui si chiedono le dimissioni di Giordano e l’assegnazione della presidenza a Margherita Morsella.
A firmare la mozione sono Renzo Orsi, Luisa Rabach, Paola Miserendino, Maria Ciccone, Santino Quercia, Vera Rosati e la stessa Morsella.
I firmatari chiedono che la mozione venga inserita all’ordine del giorno della assemblea di mercoledì.
I 7 consiglieri eccepiscono vizi di forma nella convocazione e tenuta della prima seduta del Comites – tra l’altro presieduta da Orsi, in qualità di “presidente provvisorio” – contestano a Giordano sia la diffusione di una bozza provvisoria del verbale della prima assemblea che la mancata integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea del 23 febbraio, come da loro richiesto, prevedendo la ripetizione della elezione del presidente.
Un diniego, sostengono, “non giustificato dalle norme che regolano i Comites”. I consiglieri, in particolare, citano il Direttore generale per gli italiani all’estero Vignali che – interrogato in merito – il 21 dicembre scorso scriveva che “la votazione relativa al presidente potrà comunque essere ripetuta se, all’inizio della prossima seduta, si esprimerà a favore della ripetizione del voto la maggioranza dei membri del Comitato”; affermazione, conclude la mozione, “ribadita dalla Console generale Silvia Costantini nella sua missiva del 24 dicembre alla pagina 5 paragrafo 5”.
Con la mozione, i 7 consiglieri chiedono “dimissioni immediate e irrevocabili del consigliere Vittorio Giordano dalla discussa carica di presidente del Comites di Montreal” e “che la consigliera avv. Margherita M Morsella subentri nella carica di presidente del Comites Montreal con effetto immediato”. (aise)




Abruzzesi nel mondo: la graduatoria per i contributi alle associazioni fuori regione

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cramlogoPESCARA\ aise\ – Varie e interessanti le proposte pervenute dalle Associazioni di abruzzesi di fuori regione, in risposta all’avviso voluto dal CRAM – Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo, per la concessione di contributi per attività culturali e di promozione sociale.
I 16 progetti pervenuti principalmente dall’estero (una sola l’Associazione italiana: quella degli abruzzesi a Firenze) sono stati ritenuti tutti ammissibili e finanziabili, considerata la ricchezza delle proposte, la ricaduta sui territori in cui si svolgono le attività delle Associazioni, e la capacità di favorire la promozione del brand Abruzzo.
Le proposte progettuali sono pervenute da singole associazioni – riporta il Cram – ma anche da partenariati di più associazioni o da federazioni territoriali, come nel caso dell’Argentina e del Canada, Paesi nei quali si registra un gran numero di residenti di origine abruzzese, e dunque una più numerosa presenza di associazioni legate all’Abruzzo e intente a tenere vivo il legame con il territorio di provenienza.
I progetti riguardano l’organizzazione di eventi per la promozione della tradizione culturale e identitaria abruzzese (Canada, Venezuela); iniziative di interesse imprenditoriale che coinvolgono le associazioni residenti paesi e continenti lontani (nord America; Cina), iniziative di turismo sociale e delle radici (Canada, Svizzera, Belgio); eventi culturali con la partecipazione di soggetti qualificati del settore artistico (Federazione Argentina); sviluppo di forme nuove di comunicazione, attraverso l’utilizzo di strumenti di multimediali e social (Associazioni del Venezuela e dell’Argentina); studio e divulgazione di ricerche sul mondo dell’emigrazione abruzzese in un determinato Paese e nel mondo (Bolivia e Confederazione di associazioni in Argentina, anche in collaborazione con Università di Teramo).
“Una proposta variegata e stimolante – ha commentato il Presidente del CRAM Marco Marsilio – a testimonianza della vivacità delle Associazioni che operano fuori regione e che ringrazio personalmente per quello che fanno tutti i giorni per l’Abruzzo. Una ulteriore testimonianza della capacità di queste Associazioni di dare vita ad uno spirito di appartenenza molto forte, reso vivo dalle attività di tipo culturale e sociale che propongono sul territorio per i residenti abruzzesi”.
La dotazione finanziaria, inizialmente di 62.000,00 euro, è stata progressivamente implementata con economie di bilancio, che permettono di finanziare tutti i progetti ritenuti ammissibili, rispettando l’ordine della graduatoria.
Le Associazioni avranno tempo fino al 31 dicembre 2022 per realizzare la propria attività. (aise) 




Stati Uniti. Il sogno di Quinto Polidori nella terra degli Havasupai

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quinto polidoriIl suo ultimo sogno era quello di  costruire un centro per le cure palliative e alla fine anche quello divenne realtà, regalando a Quinto Polidori anche la soddisfazione post mortem di aver potuto contribuire al benessere sociale.

Oggi “The Polidori House – Hospice of Havasu” è una magnifica realtà che accoglie i pazienti della città dell’Arizona. Fu proprio questa la terra scelta da Quinto Polidori per dare corpo ai propri sogni imprenditoriali iniziati con il viaggio oceanico dalla natia Italia.

Quinto era nato a Civitella del Tronto (Teramo) il 5 maggio del 1940 figlio di Natale Polidori e Carolina Iampieri e il più piccolo di cinque fratelli (Pacina, Benito, Giuseppe e Santina). Sin da piccolo Quinto lavorò duramente come muratore ed emigrò inizialmente in Svizzera, ritrovandosi tra le migliaia di operai costretti a vivere nella massima incertezza lavorativa.  Nel 1965 decise quindi di raggiungere gli Stati Uniti e di stabilirsi a Rochester (NY) per mettere a frutto la propria maestria nel lavoro edile. La tenacia premio il giovane abruzzese che dopo qualche anno fondò la sua prima azienda, la “ “Quinto’s Construction Company”. Nel 1975 Polidori decise di lasciare la freddissima Rochester per il clima desertico dell’Arizona e si trasferì a Lake Havasu City, città situata nella  contea di Mohave,   nota principalmente per ospitare dal 1971 il London Bridge, che fu smontato da Londra dove era stato costruito nel 1834 e rimontato qui, e per le spettacolari cascate che si trovano nella riserva indiana degli Havasupai, con la sua spettacolare piscina naturale blu e verde.

polidori inside 920x383L’imprenditore italiano fondò la “Mohave Concrete and A-Block Company”, primo passo di un’attività che lo tenne   costantemente occupato con interessi commerciali e con la società di appalti “Poli-Gold”. Nel 1981 Quinto Polidori incontrò e sposò Veronica Marion Davis da cui ebbe la felicità di avere cinque figli: Natale Leo, Marcello Milo, Laya Anne, Adriana. Il successo imprenditoriale e la felicità familiari non bastarono però a preservarlo dalla malattia. L’abruzzese lottò a lungo e strenuamente contro il cancro ma alla fine dovette arrendersi. Quinto Polidori morì il 17 febbraio del 2005 all’età di 64 anni. La famiglia lo definì: “questo uomo della terra, un duro con la sua potente personalità e il suo carattere colorito ha portato la sua azienda da sogno al grande successo”. Prima della sua morte confidò alla sua famiglia del suo desiderio di vedere una struttura costruita per “Hospice of Havasu” e quel suo ultimo sogno divenne realtà tre anni dopo. Oggi  “The Polidori House – Hospice of Havasu” è una struttura che aiuta e sostiene   tutte le famiglie che affrontano un viaggio nella malattia simile a quello di Quinto e della sua famiglia .

lake havasuSulle pagine del sito della Polidori House Quinto Polidori viene ricordato come  uno dei primi colonizzatori e costruttori di Lake Havasu City: “Dalla sua nativa Italia, Quinto sbarcò in questa piccola città con nient’altro che un sogno, e lavorò duramente per rendere il sogno reale. Prima della sua morte, disse alla sua famiglia del suo desiderio di vedere una struttura costruita per Hospice of Havasu. Un grande gruppo di imprenditori professionisti, sotto la direzione di Larry D Builders, ha donato tempo e sforzi per rendere questo generoso dono una realtà, mantenendo il nome Polidori vivo a Lake Havasu City”.

 

 




Frammenti d’opera, prima puntata

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“Cristo fra i muratori” e i 100 anni di Pietro Di Donato

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pietro di donatoE’ una di quelle storie che affondando   nelle radici nella lotta sociale che nel corso di 100 anni ha portato i diseredati della Penisola ai vertici dell’amministrazione statunitense. La storia di tanti italiani (ma non solo) che lottarono e spesso morirono nel nome della dignità del lavoro.

Era il 1945 quando in Italia viene pubblicato da Bompiani “Cristo fra i muratori”, un libro destinato a riscuotere tantissimo successo in lingua inglese (pubblicato nel 1939) e tra i lettori americani. L’autore, Pietro Di Donato era un muratore che amava scrivere  ma che non cercava la gloria letteraria per il suo romanzo. Nelle sue pagine egli infatti trasportò essenzialmente il suo mondo, i suoi colori, la sua identità di italoamericano, figlio dell’assimilazione statunitense, in pratica figlio di nessuno.

Nato a New Hoboken, New Jersey, il 3 aprile del 1911, Pietro Di Donato visse in prima persona l’epopea della grande migrazione italiana negli Stati Uniti. Figlio di un semplice manovale emigrato agli inizi del Secolo dalla città del Vasto (Chieti) e di una donna nata a Taranta Peligna, Pietro imparò fin dai primi anni della sua vita che le braccia del padre erano tra le tante  che contribuiranno alla realizzazione delle grandi opere architettoniche americane. Pietro scoprì  l’odore del cemento e della calce e assorbì ogni elemento della vita di tanti muratori italiani in bilico tra un grattacielo e l’altro delle metropoli nordamericane. Il futuro scrittore non dimenticò mai la sua infanzia e tra un impegno e l’altro come scrittore, si cimentò egli stesso nella vita di cantiere. Rimasto orfano all’età di 12 anni, Pietro Di Donato conobbe sulla propria pelle la fatica del lavoro manuale e la propria esperienza nei cantieri lo aiutò nel mantenere saldo il credo nei valori del socialismo. Ispirato alla tragica vicenda del padre, morto in cantiere il venerdì santo del 1923, Di Donato scrisse il suo primo romanzo, “Cristo tra i muratori,  nel 1939 e divenne subito uno scrittore bestseller della letteratura americana.

0 e2ab pj7syivbyutL’Italia avrebbe dovuto attendere  30 anni per vedere un altro romanzo (Il Nome della Rosa di Umberto Eco) in vetta alle classifiche dei libri. Pensato in origine come un racconto breve pubblicato da Esquire “Cristo tra i Muratori” venne  rielaborato per divenire un romanzo e conquistò letteralmente il cuore dei lettori americani. Si trattò di un successo fugace, offuscato fin troppo presto dai drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale, ma la storia raccontata aveva grande pathos e nel dopoguerra si meritò un adattamento cinematografico. Il regista Edward Dmytryck realizzò infatti nel 1949 una pellicola incentrata su questo libro dandogli il titolo di “Give Us this Day”: un film che ancora oggi viene considerato un caposaldo della tematica sociale. Interpretato da una bravissima Lea Padovani, il film venne proiettato in Italia nel 1950 con il titolo originale del libro, “Cristo fra i muratori” e vinse il Premio Pasinetti della critica italiana alla Mostra internazionale del cinema di Venezia.

Gli anni della guerra videro lo scrittore cimentarsi con la propria coscienza di italo-americano e socialista. Fedele al proprio credo politico, Di Donato scelse di essere obiettore di coscienza e pagò con l’ internamento le proprie scelte ideologiche. Il periodo di prigionia non fu però del tutto oscuro. In quegli anni egli conobbe infatti quella che diverrà sua moglie.

La fine della guerra portò nuova ispirazione e Di Donato realizzò un secondo romanzo, “Tre cerchi di luce”, incentrato sul mondo primitivo dei componenti della colonia italiana di New York, all’inizio del secolo. L’italo-americano ritrovò  il successo letterario per scomparire però dalle scene con l’avvento di una filmografia postbellica tutta incentrata sui fasti della democrazia americana. Il mondo “esplosivo” di Pietro Di Donato attirò solo per pochi anni l’attenzione del grande pubblico. Gli scenari di ombre cupe e di luce violenta, la sua filosofia amara e pazientissima, vennero metabolizzate ipocritamente dalla società americana e ricacciati definitivamente negli scantinati delle librerie e delle biblioteche.

christ in concrete 0Anche Pietro Di Donato rimase un personaggio sospeso nella grande storia della nostra emigrazione. Grandissimo autore di denuncia sociale, l’abruzzese pubblicò nel 1958 This Woman e due anni dopo una toccante biografia di madre Cabrini: “Immigrant Saint: The Life of Mother Cabrini”. Seguirono, Three Circles of Light (1960), The Penitent (1962, sulla vita di Santa Maria Goretti), Naked Author (1970) e infine l’opera incompleta “The American Gospels” (che uscirà postuma nel 2000). Di Donato divise il suo tempo tra la passione per la letteratura e il lavoro quotidiano nell’edilizia e vestì spesso le vesti del giornalista d’inchiesta. Nel 1978 il suo servizio giornalistico sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro (intitolato “Christ in Plastic”) , vinse infatti il premio dell’Overseas Press Club mentre molti altri articoli ricevettero critiche lusinghiere e vennero pubblicate su riviste titolate del panorama statunitense.

Indiscusso esponente di una stagione letteraria italoamericana esaltata anche dai vari John Fante, Pascal D’Angelo e Mario Puzo, figlio della dura emigrazione italiana, testimone obiettivo delle grandi ingiustizie sociali americane di inizio secolo, si spense  a Long Island, New York il 19 gennaio del 1992 finendo inizialmente nell’oblio. Sarà il documentario realizzato dal regista Stefano Falco a riportare in auge l’opera e la vita di Pietro Di Donato oltre a un premio letterario organizzato a Taranta Peligna per alcuni anni  a riaccendere i riflettori sul grande scrittore abruzzese. Sempre troppo poco per un autore che ha saputo segnare con grande efficacia le problematiche sociali dei lavoratori nell’America che stava realizzando il suo boom economico.




Chi è il Maître’d (Manager of Dinning-room – Bar)?

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Il Maître’d è una figura che ti fa un po’ ritornare indietro nel tempo, è l’emblema della classe nell’Ospitalità, lo si trova certamente in posti lussuosi e di classe. Una persona intelligente e culturalmente molto preparata. Nel passato molte volte in cene di affari a lui venivano chiesti dei pareri. In Italia ero membro di A.M.I.R.A. è una associazione italiana dei Maître, ristoranti ed hotel. Per me è un piacere parlare di questa figura molto importante, direi molto affascinante, questo suo modo di fare non ti fa sentire un cliente ma un ospite, pronto ad ascoltarti ed esaudire le tue richieste, ha la passione, la dedizione e l’amore per questo lavoro, se non c’è passione non può esserci dedizione, e senza dedizione non può nascere amore per ciò che si fa.

Maître: è il personaggio sovrano nel lavoro del ristorante; si occupa dell’aspetto estetico della sala, della dotazione degli arredi e degli addobbi, imposta e dirige tutto il servizio, prende le comande in caso sia occupato sarà Il suo assistente o lo Chef de Rang a occuparsene, mantiene i rapporti con i clienti, li riceve e li accompagna ai tavoli. È sempre in diretto contatto con il direttore F&B manager, il reparto di ricevimento e lo chef di cucina, con il quale collabora anche per la compilazione dei menu. In questi ultimi anni è spesso incaricato anche dei problemi economici della gestione del ristorante. Raccoglie infine eventuali indicazioni, complimenti o reclami.Un bravo Maître’d si esibisce anche nel preparare dei piatti alla lampada, utilizzando la tecnica del flambé. Questa tecnica prevede la cottura del piatto davanti agli occhi del cliente che ne ha chiesto l’ordine.

requisiti principali sono:

– una profonda conoscenza di cucina, gastronomia e bevande;
– ampia cultura su alimentazione, igiene e organizzazione del lavoro;
– competenze e conoscenze commerciali e gestionali;
– grandi capacità organizzative;
– forte carisma nella gestione del personale;
– ottime conoscenze culturali oltre che professionali;
– buona padronanza delle principali lingue;

 

Ora vi mostrerò queste 2 foto

fig. A

bicchieri a

 

 fig. B

bicchieri b

 

Figura A – Il bicchiere non è messo correttamente perché se lasciato sul tavolo per più giorni si riempirebbe di polvere e i commensali berrebbero acqua e polvere.

Figura B – Il bicchiere è messo correttamente.

Da questo semplicissimo esempio possiamo dedurre che nel caso della Fig. A in sala da pranzo non sia presente nessun Manager, mentre nel caso della Fig. B possiamo dedurre che in sala da pranzo sia presente un Manager.

Penso che dopo aver letto questo mio articolo, si sappia riconoscere chi è un vero  Maître (Manager di Sala da pranzo -bar)




Sergio Strozzi nuovo console generale a San Francisco

strozzi

strozziSAN FRANCISCO\ aise\ – “È un grandissimo onore per me rappresentare l’Italia nella città di San Francisco e nell’area nord-occidentale degli Stati Uniti”. Così scrive Sergio Strozzi, da metà giugno nuovo Console Generale a San Francisco, nel primo messaggio ai connazionali.
“San Francisco e la Bay Area – continua – sono una realtà sorprendente, meravigliosa, in continua crescita e cambiamento, che quotidianamente offre stimoli per l’innovazione tecnologica e scientifica in tutto il mondo. Sono fortemente convinto che queste caratteristiche si combinino perfettamente con il genio, l’innovatività e l’elevato know-how tecnologico e scientifico dell’Italia e delle sue imprese. Dobbiamo quindi rafforzare e moltiplicare le occasioni di conoscenza e scambio reciproco di idee e progetti per espandere ulteriormente le possibilità di collaborazione in questi settori così strategici. Il nuovissimo Centro italiano per l’Innovazione a San Francisco costituirà in questo senso uno strumento straordinario come acceleratore e come centro aggregatore di idee e progetti innovativi”.
Quella italiana e italo-americana di San Francisco e della circoscrizione consolare è “una comunità molto radicata e di grande profilo, a cui va il nostro ringraziamento per aver fatto crescere in questi anni, insieme ai miei predecessori, tra i quali tengo in particolare a ricordare Mauro Battocchi e Lorenzo Ortona, il rapporto d’amicizia e le collaborazioni tra San Francisco e l’Italia nei vari ambiti”.
Il Consolato Generale, assicura, “sarà sempre un punto di riferimento per i nostri connazionali sia dal punto di vista dei servizi offerti, sia sotto il profilo della valorizzazione del loro legame con il nostro Paese. L’obiettivo che mi prefiggo, sotto il coordinamento dell’Ambasciata d’Italia a Washington e con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura a San Francisco, dell’Ufficio ICE e dei tanti amici del Consolato Generale d’Italia a San Francisco, è proprio quello di rafforzare e promuovere ulteriormente questo legame in tutti i settori: culturale, economico, scientifico-accademico, tecnologico, linguistico, agroalimentare”, conclude. “Conto sul prezioso sostegno di tutti voi”.
Piemontese, classe 1972, Strozzi si è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Torino nel 1997 e, nello stesso anno, si è diplomato in Organo e composizione organistica al Conservatorio di Alessandria. Ha lavorato nel settore privato e come avvocato.
È entrato in carriera diplomatica nel 2001, con specializzazione commerciale. Dopo i primi anni al Ministero degli Esteri, dove ha prestato servizio presso la Direzione Generale per i Paesi delle Americhe, al Centro Visti della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie e poi alla Direzione Generale per il Personale, dal 2004 al 2008 è stato Capo dell’Ufficio economico-commerciale dell’Ambasciata d’Italia a Budapest.
Dal 2008 al 2012, è stato Console Generale a Valona, in Albania.
A fine 2012 è rientrato al Ministero degli Esteri, presso la Direzione Generale per le Risorse e l’Innovazione, dove ha da ultimo ricoperto le funzioni di Capo dell’Ufficio IV (ufficio legale e del contenzioso).
Dal 17 giugno 2021 è Console Generale a San Francisco. (aise) 




Peperone “made in Carmagnola”

carmagnola peperoni

carmagnola peperoniAveva le idee chiare, Domenico Ferrero, commerciante torinese che nel 1925 decise di chiamare a raduno tutti gli ortolani dell’area di Carmagnola per tentare di ottimizzare la vendita del peperone, ortaggio che da anni aveva trovato terreno fertile nella zona. L’intuizione di Ferrero fu giusta e nel giro di pochi anni Carmagnola divenne la capitale italiana del peperone. Un successo straordinario per un ortaggio arrivato in Europa nel 1483 ma ancora poco utilizzato nella cucina dell’Ottocento.

La razionalizzazione commerciale degli agricoltori di Carmagnola nel giro di pochi anni fece conoscere il peperone a tutta l’Italia entrando di prepotenza nelle ricette e sui tavoli della Penisola. Sul finire degli anni ’40 nacque anche la sagra del peperone di Carmagnola, appuntamento fisso che da 72 anni accende le luci dei riflettori sulla città piemontese, nella quale per tutelarne gli ecotipii, venne costituito nel 1998  il “Consorzio di tutela e valorizzazione del Peperone di Carmagnola”. Oggi l’ortaggio fa parte dei prodotti agroalimentari tradizionali del Piemonte e rappresenta un valore aggiunto per il turismo, con migliaia di persone che si riversano nelle strade di Carmagnola per conoscere, degustare e acquistare questo straordinario prodotto agricolo e coniugare il piacere del gusto con quello della vista, respirando la storia di un borgo che si presenta ai suoi visitatori con la sua rete urbanistica ricca di storia nella quale spicca ad esempio  il Castello, che attualmente ospita il Palazzo Comunale. Edificato nel XIII secolo da Manfredo II, marchese di Saluzzo, dal 1700 al 1863 fu utilizzato come convento dai Padri Filippini.

abbazia di casanona 6Altrettanto fascino emana l’Abbazia cistercense di Santa Maria di Casanova, di cui resta oggi soltanto la chiesa, con facciata rifatta nel 1680. L’abbazia fu fondata intorno al 1150 e rappresenta uno dei primi esempi di costruzione gotica in Piemonte. Altrettanto suggestive sono la Chiesa Collegiata dei SS Pietro e Paolo, costruita dall’architetto Giorgino Costanza di Costigliole tra il 1492 e il 1514, la Chiesa della Chiesa della Confraternita di S. Rocco (Sec. XVI – XVII), di architettura tardo barocco – seicentesco, la Chiesa di San Filippo (Sec. XVII), edificata tra il 1715 e il 1739 (oggi adibita a manifestazioni culturali e  la Chiesa di San Giovanni Decollato o della Misericordia.

peperone carmagnolaRiconosciuto a livello europeo come prodotto IGP (Indicazione Geografica Protetta) il peperone di Carmagnola è stato adottato da Slow Food come uno dei Presidi della provincia di Torino nelle sue quattro tipologie: il Quadrato (quasi un cubo, con quattro punte), il Corno o Lungo (un cono molto allungato), il Trottola (a forma di cuore), il Tomaticot (ibrido tondeggiante schiacciato ai poli come un pomodoro).

Nella vasta area espositiva (oltre 15 mila mq) della fiera nazionale del Peperone è possibile visitare oltre 250 stand e nei dieci giorni di manifestazione il numero di visitatori superano abbondantemente i 200mila visitatori, che non disdegnano di integrare l’appuntamento del gusto con l’itinerario museale. Dopo aver scoperto le ricette tradizionali che propongono il peperone  in bagna caöda, come contorno di arrosti e bolliti (in peperonata o in agrodolce), ripieno di carne macinata, erbe aromatiche e uova o conservato sott’olio o sott’aceto, i visitatori potranno andare alla scoperta dell’ Ecomuseo della Cultura della Lavorazione della Canapa che sotto l’ ultimo vero sentè (strette e lunghe tettoie, i camminamenti, i “sentieri” dove si lavoravano e producevano le corde in canapa sono) risalente al 1905  ancora esistente in borgo San Bernardo, conserva e tramanda  la sapiente cultura della lavorazione della canapa e della fabbricazione delle corde.

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museo della canapa
Museo della Canapa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

O della Galleria Civica d’Arte Contemporanea, ospitata nel Palazzo Lomellini (una delle più importanti dimore nobiliari che conserva una bellezza austera e signorile), del Museo Civico di Storia Naturale, Museo Civico Navale (inserito nella storia della cultura carmagnolese per l’antico legame con la lavorazione della corda), il Museo Tipografico “Rondani”, Casa Borioli (edificata nel XV secolo, conserva memorie, Casa Cavalli ( splendido esempio del pieno barocco), Casa Lionne (con il suo pregevole portale marmoreo in stile rinascimentale) e Casa Cavassa (Sec. XV) , in un percorso che trova il suo apice nella Casa delle Meridiane edificata nel 1499.

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Sulla sua  facciata è  presenta uno straordinario complesso di affreschi realizzati negli anni 1555-1557 concepito in funzione dei quadranti solari che vi sono inseriti. Infine non potrà mancare una sosta alla sinagoga, ultima testimonianza   dell’antico ghetto: un agglomerato edilizio minuto, separato dalla trama delle piazze, delle chiese, delle strade e dei porticati della città. Il luogo di culto ha conservato pressoché intatti i caratteri originari settecenteschi, ed è riconosciuta, per la linearità delle forme, per la suggestiva sequenza degli spazi, per la garbata eleganza degli arredi, come l’esempio più prezioso e significativo in Piemonte.




Garavini (Iv): sul rinnovo dei Comites il Governo valuti la modifica del meccanismo di voto

votocomtes2021

votocomtes2021ROMA\ aise\ – “È positiva l’attenzione del Governo sulla necessità di promuovere un’ampia partecipazione alle elezioni per il rinnovo dei Comites, gli organi di rappresentanza di base degli italiani all’estero. Ed è positivo che si stia già preparando una specifica campagna di comunicazione per informare i connazionali sull’importanza di questo organismo e sul meccanismo di voto, come richiesto in una mia interrogazione in Commissione”. È quanto dichiara la senatrice Laura Garavini (Iv), Vicepresidente commissione Esteri, a margine della seduta di commissione durante la quale il vice ministro Sereni ha risposto alla sua interrogazione.

“Per la prima volta – anticipa Garavini – ci si potrà iscrivere alle liste elettorali anche attraverso una modalità on line, tramite il portale dei servizi consolari Fast.It. Modalità che si aggiunge alle vie tradizionali adottate fino ad oggi, ad esempio tramite posta”.

Nella discussione di oggi, conclude la senatrice, “ho chiesto al Governo se non intenda accogliere la richiesta che arriva dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, e cioè di modificare la legge sui Comites, prima del rinnovo, previsto per il 3 dicembre prossimo, con l’obiettivo di eliminare l’attuale meccanismo dell’inversione dell’opzione, cioé l’obbligo di doversi registrare ad un elenco degli elettori come precondizione per poter votare. Obbligo che rischia di ridurre la partecipazione al voto”. (aise)




Anita Garibaldi, il bicentenario dalla nascita tra Italia e Brasile

artigo portal quadro william fantini

a.i.m. logomarcaScrivere, parlare e raccontare fatti sulla storia delle donne significa presentare fatti, idee e prospettive pertinenti che ci fanno riflettere sul mondo contemporaneo e sulla sua interferenza nei tempi e nelle società. E poiché la storia è dinamica, i valori e i discorsi cambiano, interpretando molti personaggi femminili che hanno segnato i loro tempi e ispirato tante altre donne guerriere.Un personaggio che sintetizza tutto questo, e che ha segnato con audacia il suo nome nella storia in tre paesi del mondo è Anita Garibaldi che, nel contesto storico culturale, brasiliano o italiano, è un esempio per molti combattenti che si ispirano alla conoscenza della sua storia.

Nell’anno bicentenario della sua nascita, tanti omaggi saranno resi per questa illustre catarinense.L’A.I.M.- Associazione per l’Italia nel Mondo é un’associazione nata per la tutela degli italiani all’estero, una libera associazione apolitica senza alcun scopo di lucro che ha l’obiettivo di accrescere e rafforzare i legami fra l’Italia e le comunità italiane presenti in tutto il mondo.La sede centrale in Italia è presieduta da Guido Vacca.Ha elaborato il progetto “Bicentenario Nascita di Anita Garibaldi” che ci immergerà nella storia e nella cultura delle regioni italiane dove è passata l ‘“eroina dei due mondi”, un percorso insolito attraverso la gastronomia, la degustazione di vini, lo sviluppo economico e la letteratura .Il mese di agosto sarà pieno di celebrazioni nel sud di Santa Catarina, in Brasile.Tante le iniziative che si svolgeranno per celebrare il Bicentenario del Nascimento de Anita Garibaldi.Una vera e propria connessione culturale, una mobilitazione della società civile e istituzionale catarinense.

artigo portal quadro william fantiniL’esecuzione del progetto  avverrà il 28 e 29 agosto 2021 sotto la responsabilità delle donne che con il loro lavoro nelle aree correlate promuovono la loro crescita e trasformazione socio culturale all’interno della loro città, regione e stato, impattando direttamente sulla società con le loro azioni. Il progetto si svolgerà sia di persona che online. Una delle finalità del progetto è custodire e valorizzare la memoria storica locale e condividere la conoscenza artistica culturale, letteraria e gastronomica delle regioni percorse da Anita, mentre viveva in Italia. Il Comitato Organizzatore crede che la memoria storica di una città non deve andare perduta insieme alle persone che la custodiscono e è convinto dell’importanza che la memoria storica locale può avere sul rafforzamento di un senso di identità e appartenenza. Donne del futuro e della memoria, del passato e presente che hanno avuto importanza per la storia comune del Brasile e Italia. Per questa ragione, il recupero della memoria locale si inserisce all’interno di un’ampia e ricca programmazione culturale offerte per la prima volta.

Sono loro:Edla  Zim- Scrittrice; Renata dal Bo-Presidente dell’Associazione dei Giornalisti e Scrittori del Brasile – AJEB- Regionale santa Catarina; Adriana Zanini – Imprenditrice  nell’attività gastronomica (Pasta Zanini).Fabiola Cechinel -Presidente dell’Associazione Trevisani nel Mondo di Tubarao – AITM, Presidente del Comitato Dante Alighieri di Tubaron regione – CODATUR, Segreteria Nazionale per il Brasile dell’Associazione Italiani nel Mondo-AIM, Cavaliera della Repubblica italiana 2017.

william fantini anitagaribaldi 2LE PRINCIPALI LINEE STRATEGICHE:

* Collaborare ai festeggiamenti di questo importante evento per la Regione Sud e in particolare per Santa Catarina.

  • Includere nel progetto le Associazioni italiane della regione AMUREL, rafforzando il legame di Santa Catarina con l’Italia;
  • Lancio del libro per bambini su Anita Garibaldi della scrittrice Tubaron Edla

*Realizzazione del concorso letterario con poesie, racconti e cronache, promosso da AJEB – Associazione dei giornalisti e scrittori del Brasile, che elenca trentuno opere, da pubblicare, una al giorno, nei 31 giorni di agosto 2021..*Presentazione della mostra itinerante “Come facce di Anita Garibaldi” attraverso le arti plastiche. E’ previsto un cerimoniale online o presenziale con traduzione simultanea che informa la simbologia del Progetto “Una Rosa para Anita “e la partecipazione del Gruppo Ricordi dell’Italia

*Una live il 28 agosto per il lancio del libro per bambini e autografo del libro, con la partecipazione via Skipe, per il lancio del libro per bambini e autografo del libro, con la partecipazione via Skype, direttamente da Palermo, di Anita, studentessa italiana, sindaci, console, autorità brasiliane e italiane.

* Presentazione di opere d’arte di artisti brasiliani. *Presentazione delle cartelle con informazioni gastronomiche che evidenziano la regione e il nome del piatto tipico e suggerimenti per l’armonizzazione.

*Realizzazione del Concorso Letterario Regionale AJEB di Santa Catarina.

*Presentazione delle Associazioni italiane e degli enti coinvolti nel progetto.

*In prima assoluta l’esposizione gastronomica con piatti tipici delle cinque regioni dove Anita Garibaldi è passata in Italia.

IL COMITATO ORGANIZZATORE

E ‘composto dal Presidente AIM – Guido Vacca, Segretaria Nazionale per il Brasile-Fabiola Cechinel e Vice Segretaria Nazionale per il Brasile-Sandra Bandeira Nolli.