Luigi Galleani: un editore esplosivo

16 settembre 1920: una deflagrazione squassa Wall Street provocando una vera e propria strage. Muoiono 30 persone e più di duecento rimangono seriamente feriti. I danni materiali ammontano a due milioni di dollari con il crollo totale dello stabile che ospita gli uffici della J.P. Morgan.
L’indagine viene affidata a J.Edgar Hoover, cui da poco è stata affidata la gestione di una nuova struttura investigativa: il Federal Bureau of Investigation (FBI).
Sarà uno dei primi casi cui lavorerà positivamente l’agenzia investigativa federale e in poco tempo verrà arrestato Mario Buda, un anarchico che si professa seguace di Luigi Galleani.
Sarà proprio quest’ultimo la chiave di volta di un’indagine che mira a fare piazza pulita definitiva del movimento anarchico negli Stati Uniti e che era già culminata nella deportazione di radicali, comunisti e anarchici del 1919. Ma Mario Buda non uccise su istigazione di Galleani. Quest’ultimo infatti era tra i deportati e quindi impossibilitato a poter organizzare un’azione di distruzione. Mario Buda però era uno dei tanti “figli” delle idee anarchiche galleane, dotato di poca fantasia e di grande spirito emulativo, cresciuto leggendo ossessivamente le pagine di “Cronaca sovversiva”, e nutrito dai passaggi piùaspri e duri della dottrina anarchica. Un frutto anomalo in un albero che non aveva prodotto solo odio e morte.
Luigi Galliani rappresenta ancora oggi il “leader màximo” dell’anarchismo anti- organizzitivista cresciuto nella Francia di fine Ottocento ed esploso nei primi venti anni nelle strade delle maggiori metropoli americane dell’Estcoast. Una stagione velata di sangue e culminata con l’esecuzione di Sacco e Vanzetti e l’omicidio misterioso di Carlo Tresca.
Era nato a Torino, il 12 agosto del 1861, il futuro protagonista della stagione insanguinata dell’attivismo operaio. Figlio di una famiglia borghese benestante, si iscrisse, dopo gli studi regolari, alla Facoltà di Legge dell’Università di Torino arricchendo accademicamente il proprio bagaglio di protesta contro la società industriale. In un’Europa segnata dalla gestione “animalesca” della forza lavoro e pervasa da aneliti libertari cresciuti all’ombra delle teorie socialiste, il carattere rivoluzionario di Luigi non ebbe esitazione a manifestarsi in favore della lotta. A tutti i costi. Divenuto avvocato, ripudiò la professione legale per dedicarsi alla propaganda delle idee anarchiche di Bakunin. Raggiunse nel 1880 la Francia e divenne un attivo militante anarchico partecipando a diverse manifestazioni. Arrestato durante la dimostrazione del 1° Magggio, venne espulso dalla F rancia per fermarsi in Italia solo il tempo necessario per trovare una nuova meta. Raggiunse quindi la Svizzera per riunirsi ad altri esponenti del movimento anarchico. Frequentò l’Università di Ginevra portando molti studenti alle idee rivoluzionarie: bollato come agitatore politico venne ancora una volta espulso per la sua attiva e violenta partecipazione alla giornata per la celebrazione dei “Martiri di Haymarket”. Ormai inviso anche alle autorità italiane, Galleani venne arrestato dopo gli ennesimi atti dimostrativi che lo vedevano tra i protagonisti. Il Regno d’Italia non fu tenero con lo scapestrato mestatore dell’ordine precostituito e nel 1895 condannò il giovane alla deportazione nell’isola di Pantelleria. Il confino isolano durò cinque anni. Nel 1900 Galleani decise di chiudere la propria parentesi di detenuto fuggendo da Pantelleria alla volta dell’Egitto in attesa di poter raggiungere Londra.
Dopo un anno raggiunse finalmente la capitale inglese per poi attraversare l’Oceano e sbarcare sul molo di New York. Esattamente un mese dopo l’omicidio del presidente McKinley avvenuto per mano di un uomo proclamatosi anarchico. I suoi trascorsi politici e la sua fama non tardarono a raggiungere anche le autorità americane, famelicamente attente nei confronti del movimento anarchico e radicale.
Galleani trovò ospitalità nella città di Patterson, nel New Jersey, e assunse la direzione de “La Questione Sociale”, periodico italoamericano degli anarchici.
Pochi mesi dopo la sua figura si stagliò nitida sull’improvvisato palco dell’assemblea spontanea degli operai siderurgici in sciopero. La lotta era totale contro le disumane condizioni di lavoro e l’italiano fu subito tra i protagonisti della manifestazione, con il suo innato talento dell’oratoria e le sue efficaci invettive contro il capitalismo e lo sfruttamento del proletariato. La polizia aprì il fuoco contro il corteo compatto che sfilava in segno di protesta colpendo in pieno volto il leader italiano. Indicato come vero sobillatore della protesta, Galleani riuscì a sfuggire, seppur ferito, agli arresti e riparò, con l’aiuto di amici anarchici, nel vicino Canada. Rientrò negli Stati Uniti dopo un anno di pericolosa vita da latitante e si fermò nel Vermont, per fondare, il 6 giugno 1903, il periodico “Cronaca Sovversiva”, giornale destinato ad entrare nella storia del movimento anarchico italiano in America. Dotato di una naturale irruenza, Galleani la trasportò anche nelle pagine del giornale la sua vivacità culturale e raccolse molti consensi per la sua avventura editoriale, nonostante la tiratura non superasse mai le cinquemila copie. Si scontrò però con Giacinto Menotti Serrati, editore de Il Proletario e suo acerrimo rivale politico. Sarà proprio il socialista a indicare alle autorità le supposte responsabilità di Galleani negli scontri sanguinosi del 1902, e dopo quattro anni dai fatti, l’italiano venne arrestato per essere sottoposto a regolare processo. Ancora una volta Galleani stupì tutti e iniziò uno sciopero della fame, per protestare contro un arresto ingiusto. Alla fine ottenne soddisfazione e la restituzione della libertà, tuffandosi di nuovo nel suo impegno politico. Ritornato nel Vermont, il leader anarchico iniziò un fecondissimo periodo letterario e giornalistico, firmando numerosi pezzi e diversi libri che negli anni a venire i suoi estimatori avrebbero pazientemente raccolto in un’opere riassuntive.
I suoi scritti apparvero spesso senza la sua firma, eccezion fatta per La Fine dell’anarchismo nel quale Galleani rispondeva alla pubblicazione dell’exanarchico Saverio Merlino intitolato “The End of Anarchism” nel quale si bollava la dottrina come obsoleta e priva di futuro politico.
Le sue idee radicali ed estreme rimasero tali anche durante gli anni della feroce repressione intrapresa dal governo americano nei confronti degli esponenti del comunismo, del movimento radicale e degli anarchici. Trasferitosi nel 1912 a Lynn, dopo due anni pubblicò “Faccia a faccia col nemico”, proponendo ancora una volta una lotta radicale al sistema capitalistico. Improntati all’assoluto diniego della mediazione sociale, gli scritti dell’avvocato torinese, trovarono pochi ma agguerriti adepti e molti mitomani pronti a usare il suo nome per ogni azione violenta. Il suo carattere irruento e ferreo nonammetteva paradossalmente il dissenso da parte di nessuno, trasformando le sue idee in una guerra statica di posizione estrema. Nonostante questo, l’agitatore trovò fertile terreno nella massa di italiani disperati che avevano ingrossato le fila della manodopera industriale americana.
Imbevuto delle gesta di Sante Caserio (attentatore del presidente francese nel 1894), di Michele Angiolillo, (l’assassino del primo ministro spagnolo nel 1897) e di Gaetano Bresci, (assassino di re Umberto nel 1900) Galleani fu sempre visto come un pericoloso uomo del proletariato, ma molti investigatori capirono che la sua attività si limitava in sostanza all’azione politica e intellettuale, più che a una vera e propria azione violenta. Altrettanto non avvenne però per alcuni suoi seguaci, le cui gesta portarono alla totale disistima nei confronti dell’anarchismo militante. Per i fanatici del pensiero “galleano”, l’unico volume prezioso era rappresentato da “La Salute è in voi”, vera e propria guida alle azioni dinamitarde, adattata con nozioni chimiche dall’amico Ettore Molinari. La mitomania produsse effetti paradossali. In pochi giorni ben sette uomini vennero ricoverati negli ospedali di New York per ferite da scoppio, e tutti ammisero di aver letto il manuale di Galleani. Ma produsse anche effetti mortali. Tre anarchici, dopo il massacro di Ludlow, fecero brillare una bomba distruggendo la casa di John D.Rockefeller a Tarrytown (NY) nel 1914. Nel 1915 sette bombe scoppiarono in diverse zone di New York per opera di fanatici e nel nome di Galleani, e tra queste vi erano diverse stazioni di polizia. Infine, Nesto Dandoglio, un fanatico aderente alle teorie di Galleani, tentò di avvelenare tutti gli invitati accorsi al banchetto in onore dell’arcivescovo Mundelain, provocando la morte di un solo ospite (la maggior parte vomitò la minestra all’arsenico appena ingurgitati i primi cucchiai).
Era troppo. Galleani venne arrestato e deportato insieme a moglie e figli e nonostante una vittoriosa causa contro il governo, venne indotto a espatriare verso l’Italia. L’anarchico vi giunse proprio durante la presa di potere da parte di Mussolini e trovò ad attenderlo il carcere e un lento oblio dalle scene internazionali. Luigi Galleani morì a settanta anni, il 4 novembre del 1931, per un attacco di cuore ma anche questa morte non è mai stata accettata come una verità assoluta!

Duecentomila bandiere e 26 mila militari. Cosa sta succedendo? I repubblicani denunciano una “occupazione militare”, battaglia politica contro i dem. Di certo, i numeri sono senza precedenti, come le immagini. Un po’ di storia.
Un’educazione plurilingue offre sempre di più vantaggi cognitivi, sociali e culturali. Un esempio su tutti? Un bambino che studia il friulano impara meglio anche l’inglese. E non solo, perché migliora anche la capacità di apprendimento e la velocità di comprensione, con maggiori abilità logico-matematiche e creative, ma pure di adattamento, una più ampia apertura verso l’altro e molto ancora.
Il crescente interesse per la serie de “L’Italia dei 1000 Mandolini” si manifesta in varie parti del globo, dall’Australia al Canada passando per il Giappone, in quest’ultimo caso anche grazie alla collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Osaka. I documentari, destando ovunque entusiasmo e partecipazione, hanno sollecitato, in particolari circostanze, richieste specifiche, come nel caso della CMSA “Classical Mandolin Society of America” che in occasione della loro Convention annuale, quest’anno svoltasi in rete (“Convention in the Clouds”) ha commissionato la realizzazione dei sottotitoli in inglese per le prime 8 puntate della serie. E dunque, a partire da domani, 21 novembre, alle 14.00, partirà la “maratona” degli episodi dell’Italia dei 1000 mandolini a livello internazionale.
Le luci della ribalta, per Comodoro Rivadavia, si accesero nel 1907. In quell’anno, nelle vicinanze della città argentina della Patagonia, si scoprì il petrolio e l’economia nazionale girò lo sguardo verso quel suo remoto angolo dell’estremo Sud. Oggi questa città di frontiera ha perso gran parte del suo fascino di inizio Novecento e tra le sue case, molte delle quali prefabbricate, soltanto il famigerato vento della Patagonia opera indisturbato come novanta anni fa.
Ritornato a Buenos Aires, l’italiano si trasformò in abile politico e ottenne, per la sua neonata cittadina, aiuto e collaborazione dal governo centrale. Divenuta scalo obbligatorio per le navi, la città di Rivadavia soffrì per anni di carenze idriche e si affidò ancora una volta al vulcanico Pietrobelli per trovare la soluzione.
Raramente ci era capitato di leggere un articolo così incensatorio e così lontano, secondo noi, dalla concreta realtà dei fatti, come quello che il Direttore Generale per gli italiani all’estero Luigi Vignali ha dedicato di recente ai Comites (Comitati degli italiani all’estero), con un intervento che ha avuto larga eco sui giornali dell’emigrazione italiana.
“Nell’ambito delle iniziative di promozione dei prodotti agroalimentari italiani organizzate dall’ufficio Ice-Agenzia di Varsavia ha avuto inizio la “campagna digitale” in collaborazione con la piattaforma e-commerce FRISCO.PL riconosciuta quale maggiore piattaforma e-commerce nel settore alimentare in Polonia che vanta oltre 100.000 clienti solo nell’area metropolitana di Varsavia”. A rilanciare la notizia è “Gazzetta Italia”, portale online diretto a Varsavia da Sebastiano Giorgi.
Servono obiettivi più ambiziosi e più cautela per tempi e modi d’attuazione, secondo i consigli sindacali Interregionali tra Italia e Svizzera di CGIL, CISL, UIL, SAVT, UNIA, OCST, SYNA, riguardo l’accordo fiscale per i frontalieri italiani e svizzeri. Questo quanto appreso oggi da un comunicato dei sindacati a seguito dell’incontro bilaterale del 28 settembre scorso tra il Presidente della Confederazione Elvetica Simonetta Sommaruga ed il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, nella quale è stata annunciata un’ipotesi d’intesa su un nuovo sistema fiscale per la tassazione dei lavoratori frontalieri provenienti dall’Italia verso i Cantoni Grigioni, Vallese e Ticino.
Su istruzione del ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, l’Ambasciata d’Italia a Parigi ha espresso formalmente alle autorità francesi il “forte disappunto” italiano per le misure di protezione del sito naturale del Monte Bianco adottate dalla Prefettura dell’Alta Savoia per regolamentare le attività praticate nella zona dagli alpinisti e che hanno investito anche territori sotto sovranità italiana.
È stata convocata martedì 13 ottobre l’Assemblea Generale Ordinaria e Straordinaria dell’Associazione D.I.R.E. – Donne Italiane Residenti all’Estero. I lavori inizieranno alle 18.30 sulla piattaforma zoom.