Comites South Australia: “Essere e diventare italiani”

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giacobbe3In questi giorni è stato pubblicato il rapporto linguistico Essere e diventare italiani: la prospettiva dei giovani“, uno studio pilota promosso dal Com.It.Es del South Australia in collaborazione con l’Associazione Dante Alighieri, l’Associazione degli insegnanti di italiano del South Australia (SAATI) e dal Consolato di Adelaide.
Il rapporto linguistico è stato guidato dalla professoressa associata Angela Scarino, presidente del sottocomitato Com.It.Es South Australia Education and Research, e realizzato assieme a Matteo Farina ed Enza Tudini. Questo studio pilota su piccola scala analizza le percezioni dei giovani di età compresa tra i 9 e 18 anni sulla lingua e cultura italiana nel South Australia.
Il senatore Francesco Giacobbe, eletto proprio in Australia con il PD, ha voluto scrivere al presidente del Com.It.Es, Christian Verdicchio, e agli autori del progetto complimentandosi per l’iniziativa e ringraziandoli per il lavoro svolto. “Si tratta di un progetto molto interessante per catturare l’interesse di australiani di origine italiana di seconda e terza generazione verso la lingua italiana”, ha scritto il senatore. “Sappiamo dell’importanza della lingua e cultura italiana e della diffusione all’estero, sappiamo quanto sia di aiuto all’Italia al suo Made in Italy e quanto contribuisca alla società multiculturale in Australia”, ha aggiunto Giacobbe.
Il senatore PD ha voluto suggerire inoltre, trattandosi oggi di un progetto pilota, che in futuro potrebbe essere molto interessante uno studio più approfondito, catturando un campione più ampio (soprattutto giovani di seconda e terza generazione) e affrontando ulteriori questioni.
“Credo che questo tipo di impegno non sia solo scientifico”, ha spiegato Giacobbe. “Rappresenta un grande valore aggiunto per le nostre comunità nel Mondo e per l’Italia. Conferma la grande domanda di cultura e lingua italiana delle nuove generazioni di origine italiana nel mondo che, percorrendo la strada tracciata da genitori e nonni, contribuiscono a generare sempre più interesse nel nostro Paese. Si tratta”, ha concluso, “del miglior investimento possibile per l’Italia”




Odoguardi domani a Radio ICN di New York

Odoguardi alla radio

Odoguardi alla radioIl Presidente del MIRE, Vincenzo Odoguardi, sarà domani, mercoledì, a Radio ICN di New York.

A partire dalle 12,30 ora locale (le 18.30 in Italia) sarà intervistato da Anthony Pasquale.

L’emittente si puó ascoltare al sito www.icnradio.com




I Risotti in tutte le loro forme ed i vini

risotti con salumi

risotto con radicchio e legumiIl riso è una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle graminacee e, nonostante la sua origine sia da ricondursi ai paesi dell’Asia orientale, oggi è diffuso ovunque nel mondo, rappresentando una delle più importanti risorse per l’alimentazione umana .

L’uso in cucina del riso è principalmente determinato dalla sua resistenza alla cottura e dalla collosità, cioè la capacità di cedere l’amido durante la cottura. Un riso con maggiore resistenza alla cottura e una minore collosità, presenterà  al termine della cottura un chicco più integro e compatto, mentre un riso con scarsa resistenza alla cottura e alta collosità, tenderà a sfaldarsi e, a perdere consistenza con la cottura.

Un detto popolare ci ricorda che il riso nasce nell’acqua e muore nel vino, (“la nascita del riso “, ovvero la coltivazione, avviene nei campi allagati; “la morte del riso “, ovvero il miglior modo per degustarlo, consiste nell’abbinarlo ad un buon bicchiere di vino),ma in verità non muore per nulla: MUORE PER RISORGERE RISOTTO.

Quando si cucina un risotto, infatti, il riso si mette crudo in padella a tostare con burro, olio e l’inseparabile cipolla, e prima che imbiondisca troppo fino ad arrostire, arriva l’intervento del vino a stemperare il calore e rianimare il chicco, inebriandolo nell’attesa di essere di nuovo sommerso, ma questa volta dal brodo bollente. È la sfumata ,come dicono i cuochi , che ti sbuffa insinuante nelle narici per farti ricordare il suo profumo.

Il vino bianco lo usi per ottenere un risultato delicato, raffinato,essenziale che coglie il presente e si proietta nel futuro. Puoi usare pochissimi ingredienti o nessuno, oppure dedicarti  alle ricchezze del mare, ma il suo contributo sarà sempre irrinunciabile.

Con il vino rosso, invece, al risotto gli dai sostanza, forza e tradizione. Fai riemergere il passato con tutta la sua sapienza, la sua laboriosità, la sua fatica, e la sua storia. Dopo averlo sfumato, puoi farlo accompagnare solo dal maiale : l’unico che ne ha diritto, che si presenta sotto forma di salsiccia, lardo, cotenna, costine e l’elenco potrebbe continuare, perché si sa, del maiale non si butta via niente,  e tante cose possono finire proprio nel risotto.

Ma anche l’orto vuole fare la sua parte, sempre, non solo durante le stagioni in cui offre di più. Così, quando il freddo non permette grandi varietà, ci pensano cavoli e zucche a dare un contributo, o quello che si conserva durante la bella stagione, come ad esempio i fagioli.

E’ così che il risotto assume i tratti del suo carattere. Si differenzia, si distingue: tira fuori la sua carta d’identità. È un popolo variegato quello dei risotti. La differenza dipenderà dalle sue origini, dal luogo in cui è cresciuto, da chi ne ha avuto cura e da chi incontrerà. Potrà quindi essere Panissa o Paniscia, Milanese o Ubriaco, e col nome di chiunque lo accompagni. . .

Qualunque sia l’origine e il punto di partenza, è il brodo che lo traghetterà  fino al suo traguardo, versato con cura prima che si asciughi del tutto, perché il riso per sua natura… VUOLE STARE SEMPRE A BAGNO.

Il brodo ha la sua importanza. Va rispettato e insaporito da ciò che gli spetta, non dalla casualità o peggio ancora dalla banalità. Non occorrono particolari ingredienti, di solito si fa con gli scarti. Nel caso lo si voglia mantenere leggero e adatto a tutto, bastano una carota, una costa di sedano e una cipolla. A questi si possono aggiungere ossa di carne o pelle e teste di pesce, dipende dove si vuole andare a parare. Nessuno può dire che sia impegnativo, che ci vogliano ingredienti particolari e costosi. E allora perché ricorrere ad artifizi liofilizzati, macinati, spremuti, insaporiti, additivati,  sulle cui scatole campeggia talvolta una bella e simpatica signora con il sorriso rassicurante? Perché ci attrae? Perché ci conforta? Può essere!

Mestolo dopo mestolo arriviamo alla mantecatura. È l’ultimo tocco. La morbidezza del burro che si incontra con la ruvidezza del Parmigiano, e insieme si accasciano su un divano vellutato. Il cucchiaio di legno orchestra il connubio. Affonda e rotea, guidato da mano attenta, finchè non trova la giusta consistenza.  Il risotto è pronto!

Ma è meglio lasciarlo riposare un po’ nella pentola prima di servirlo. È il momento in cui prende coscienza di chi è diventato e dell’ ammirazione di chi l’ha preparato. Un incontro sensoriale totale, che si compie tra la lingua e il palato ad occhi chiusi, inspirandone il profumo. Soli, con lui, prima di condividerlo con il resto dei commensali, che potranno sì gustarlo e apprezzarlo, ma non potranno mai vivere la completezza di un incontro e di una strada percorsa insieme.                                        Ci sono delle regole base affinate in anni di ricerca gustativa.

Vediamo le tipologie più diffuse dei piatti a base di riso, e i loro abbinamenti ideali.

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Vino rosso leggero, preferibilmente vivace   Grignolino, Freisa d’Asti, Lambrusco Secco

Minestre di riso

Vino bianco leggero e non troppo aromatico Erbaluce di Caluso, Malvasia dei Colli Piacentini 

Risotti con salumi

Vino rosso giovane, di media struttura , Chianti, Dolcetto, Bardolino

Risotti con verdure o legumi                                                                                                                                                   

Vino bianco aromatico, di struttura media   Muller Thurgau, Verdicchio, Riesling, Frascati 

risotto con le cozze i gamberetti ed i frutti di mare 42819237Risotti con pesce o molluschi  

Vino bianco particolarmente secco e dalla buona struttura  Gavi, Fiano di Avellino, Pigato di Albenga Gavi, Fiano di Avellino, Pigato di Albenga

Dolci di riso  

Vino dolce, di basso tenore alcolico  Moscato d’Asti 

Ovviamente le ricette più complicate o dai sapori particolari richiedono un abbinamento specifico.Ad esempio, se cuciniamo un risotto con i carciofi, servirà un vino bianco particolarmente morbido, per contrastare l’amaro del carciofo. La scelta si orienterà quindi su un Orvieto, uno Chardonnay o un Arneis.

Sull’abbinamento ideale con il Risotto alla Milanese si discute da anni. La tradizione lombarda impone di farlo cuocere nel vino rosso, che in effetti contrasta il grasso rilasciato dal midollo ma rischia di soffocare gli aromi dello zafferano.

Per un risultato più equilibrato e armonioso, consigliamo un vino bianco o rosato di buon corpo e struttura, come il Pinot Grigio, il Franciacorta, il Soave.

Nelle minestre di riso e verdura, il compito del vino è di esaltare i profumi della verdura. Serve quindi un vino giovane, delicatamente aromatico, da servire fresco.

E il classico risotto al ragù, ricetta tipica di ogni nonna italiana? L’ideale è accompagnarlo con lo stesso vino che si è usato nella preparazione del ragù; se invece il sugo è stato preparato senza vino, si può scegliere un vino che sia in sintonia con la carne utilizzata. Ad esempio, con il ragù di coniglio ci sta bene un Rosato del Salento, con un ragù di vitello un Nebbiolo o una Barbera; se il ragù è di salsiccia, un Chianti giovane.

Per il gustosissimo risotto ai 4 formaggi possiamo spaziare dalle eleganti bollicine di un Franciacorta o di un Prosecco Valdobbiadene a un rosso leggero come il  Rossese di Dolceacqua.

Prima di procedere con alcune proposte di abbinamenti , va ricordato che spesso le stesse uve, coltivate in territori differenti, danno vita a vini molto diversi. Quindi una regola perfetta per l’abbinamento risotto vino non esiste. Ma ciò non toglie che si possano elencare gli aspetti da tenere bene in mente per fare un abbinamento giusto.

Chiudiamo con una regola base che aiuterà i gourmet a districarsi con gusto su ogni ricetta.

Visto che il riso è una cassa di risonanza del gusto, capace di accogliere ed esaltare qualsiasi sapore, bisogna semplicemente pensare a quale vino si abbina meglio con l’ingrediente base del piatto di riso: il formaggio, la carne, il pesce, la verdura. E il gioco è fatto.




Domani a “L’Italia con Voi” su Rai Italia

LItalia con Voi del 22 agosto Saverio Raimondo

LItalia con Voi del 22 agosto Saverio RaimondoIn questa puntata, in onda su RAI Italia e su RAI Uno, Andrea Vianello, neo direttore di RAI News 24, il canale all news della RAI, è l’ospite in studio di Monica Marangoni, per commentare l’estate italiana post-lockdown e non solo.

Poi, Monica si collega con Carlo, Gianmaria, Tiziano, Simon e Lorenzo, cinque ragazzi che, in questo periodo ancora segnato dalla pandemia, stanno girando l’Europa con delle vecchie Fiat 127 e ci raccontano il loro “Insane road trip”. LItalia con Voi del 22 agosto Saverio Raimondo

Subito dopo, il comico Saverio Raimondo (foto) ci spiega come anche il suo mestiere sia diventato più complicato a causa del coronavirus, mentre la giornalista e scrittrice Simonetta Sciandivasci, ci parla della relazione d’amore con il luogo in cui si è nati.

In collegamento conosciamo anche Chiara Dolzani e Raffaella Ferro, che a Los Angeles hanno aperto una “clubhouse” per cani; Carlo Alberto Cavallo, psicologo che si è trasferito in Vietnam dove fa il documentarista; e Roberto Galisai, che a San Paolo in Brasile fa gelati, non solo per i clienti tradizionali, ma anche per i loro cani.




Rai Italia. Domani a “L’Italia con Voi”

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download 4Monica Marangoni si collega con l’avvocato matrimonialista Valentina Ruggiero, che ci parla della sottrazione dei figli minori, portati all’estero da parte di uno dei genitori a causa della separazione.

Poi, Monica accoglie in studio Gianmarco Fraska, cantautore di musica leggera, pop e swing, che si esibisce dal vivo, accompagnato dal maestro Stefano Palatresi.

Anche in questa puntata non manca l’appuntamento con il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory e la sua “Parola di Dante” e quello con Toni Concina e i suoi ricordi in musica, in “Suonala ancora Toni”.

Per le Storie dal Mondo andiamo in Argentina per incontrare Nicolas Moretti, presidente dell’Associazione Pugliese di La Plata, ideatore ed organizzatore di tanti eventi ed iniziative che promuovono la cultura italiana nel paese sudamericano.




Rai Italia. Domani a “L’Italia é con Voi”

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download 3Primo ospite di Monica Marangoni è Stefano Buono, imprenditore di successo, ma anche filantropo lungimirante, che vive e lavora tra New York, Londra, Torino e il suo catamarano.

Subito dopo, Patrizia Barsotti ci parla della prossima edizione dell’“Italia in the World”, un festival internazionale di brevi video autoprodotti che premia la creatività e l’ingegno degli italiani nel mondo. Poi, uno degli appuntamenti fissi di questa estate, quello con il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory e la sua “Parola di Dante”.

Il nostro esperto di cinema Alessandro Boschi presenta il film in onda questa settimana su Rai Italia: “Finalmente sposi”, con la regia di Lello Arena. Chiudiamo con Toni Concina e la sua rubrica “Suonala ancora Toni”.

Per le Storie dal Mondo andiamo a Johannesburg, in Sudafrica, per conoscere Marco Galeone, allenatore della Nazionale Sudafricana di Canottaggio.




Sergio Zavoli: c’era una volta quel gran giornalismo tv “matto da slegare”

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Zavoli era il giornalista “capace” di apparenti domande “banali”; e dell’ascolto. Meticoloso nel gioco delle inquadrature; maniacale nella scelta delle immagini; instancabile nella saletta di montaggio; protagonista di pause sapienti nelle “dirette”, capace di silenzi eloquenti, la voglia di scandagliare e capire, perché solo così si arriva “primi”. Perché è importante dire la cosa “giusta” nel momento”giusto, nel luogo “giusto”

Sergio Zavoli: Ravenna, 21 settembre 1923 – Roma, 4 agosto, 2020

L’episodio in sé è poca cosa, ma significativo. Lo racconta un operatore di antico pelo, ha girato il mondo, per lui la telecamera è una specie di protesi, un’amica inseparabile.

Un giorno il giornalista gli chiede di fare un certo tipo di inquadratura, un movimento particolare, per ottenere un effetto visivo che gli preme. “Impossibile”, ribatte sicuro l’operatore fidandosi avventatamente della sua esperienza. “Ti sbagli, si può fare”, replica paziente il giornalista. L’operatore insiste, e insiste anche il giornalista. Non litigano, è solo che ognuno è sicuro del fatto suo. “Va bene”, taglia corto il giornalista. “Dammi la telecamera, che ti faccio vedere”.

Erano gli anni in cui ancora si usava la pellicola, la telecamera una specie di kalashnikov, non una roba leggera come oggi che la può usare anche un bambino. Il giornalista afferra con naturalezza quel quintale di roba ed ecco che la sequenza voluta è fatta. “Roba da non crederci”, dice ammirato l’operatore. “Per la prima volta mi trovo a lavorare con un giornalista che ne sa più dell’operatore in fatto di telecamera e trucchi di immagine”. Quel giornalista carico di “conoscenza”, frutto di esperienza sul “campo” si chiamava Sergio Zavoli.

Di aneddoti simili su Zavoli se ne possono raccontare a decine, una leggenda in RAI; e anche quando capitava di canzonarlo (“Commosso viaggiatore”, “Lotto continuo”, perché investiva i guadagni in terra), o si imitava quella sua voce solenne (che però era sua, non impostata come, per fare un esempio, Vittorio Gasmann), c’era sempre un sottofondo di rispetto, di riconoscimento al merito. Zavoli e la televisione (più propriamente la RAI) erano un tutt’uno: socialista senza un vero partito; cristiano di una sua particolare chiesa; aziendalista fino al midollo.

Giornalista di altra epoca. La televisione a cui approda, per esempio: il potere democristiano la fa da padrone; un Vaticano assai più potente e influente detta legge sul costume e la morale; parole come “membro”, sono vietate. Scoppia un casino, letterale, quando, proprio ai microfoni di Zavoli un campione del ciclismo si lascia scappare: “E’ un casino”. Poi il clima si mitiga con l’arrivo dei socialisti e di qualche laico: si chiamava “lottizzazione”: dieci assunti, quattro democristiani, tre socialisti, un paio di laici, uno bravo. Capitava, comunque, che anche tra i “politici” ci fosse qualcuno che il suo mestiere lo sapeva fare. Una generazione fatta di Piero Angela e Gianni Bisiach, Tito Stagno; e tra quelli che se ne sono andati, Brando Giordani, Carlo Mazzarella, Giuseppe “Joe” Marrazzo, Arrigo Petacco, Emilio Ravel, Sergio Telmon… I loro lavori oggi si studiano nelle università di giornalismo: avevano il gusto della notizia, ma soprattutto del “racconto”: bastava una certa parola detta in un certo contesto, un gesto, anche “piccolo”, catturato senza che il protagonista se ne rendesse conto…

Può aiutare a capire il racconto, da lui stesso fatto, di una delle sue prime inchieste, sul mondo dei malati di mente, i “matti”. Sergio viene a sapere che a Gorizia c’è un ospedale psichiatrico il cui direttore coltiva un’idea diversa del rapporto con queste persone con problemi di sofferenza “dentro”. Fino ad allora venivano isolati, nascosti, le famiglie se ne vergognavano. Quel direttore si chiamava Franco Basaglia. Lui e i suoi collaboratori, anche grazie a un’amministrazione locale illuminata, trattano i malati come persone, come esseri umani che vanno compresi e aiutati. Occorre fare in modo che non arrechino danno a loro stessi e al prossimo, ma vanno anche rispettati, e hanno bisogno di qualcuno che voglia loro bene, li comprenda. I risultati non mancano, senza bisogno, se non in casi estremi, di psicofarmaci e camicia di forza, letto di contenzione. E’ il 1968, e per la prima volta l’Italia conosce “i matti”, il loro dolore, la loro tragedia. Zavoli ne ricava un’inchiesta, “I giardini di Abele” che ancora oggi fa scuola.

Siamo nel 1968, le immagini sono in bianco e nero. Zavoli intervista Basaglia. Non è la classica domanda uno seduto davanti all’altro. Zavoli è solo una voce, ogni tanto. Basaglia in piedi, cammina su e giù, cogitabondo, riflette ad alta voce; pause, si ferma, ripete in concetto, come se lo volesse imprimere bene in mente, fissa la telecamera, insegue un pensiero… A un certo punto una domanda di Zavoli: “E’ più importante la malattia o il malato?”. Sembra inutile, banale. Basaglia risponde secco, quasi senza pensare: “Il malato”. 

Era il 1968: con quella semplice risposta, a quella domanda “banale” Basaglia e Zavoli spazzano via anni di psichiatria intesa come persona persa, irrecuperabile, da tenere lontano, prigioniera in luoghi ignoti e ignorati, dove regna solo dolore, sofferenza, solitudine. Basaglia e Zavoli dicono: è la persona che conta, sempre e comunque. Una piccola grande rivoluzione.

Zavoli era il giornalista “capace” di apparenti domande “banali”; e dell’ascolto. Meticoloso nel gioco delle inquadrature; maniacale nella scelta delle immagini; instancabile nella saletta di montaggio; protagonista di pause sapienti nelle “dirette”, capace di silenzi eloquenti, la voglia di scandagliare e capire, perché solo così si arriva “primi”. Perché è importante dire la cosa “giusta” nel momento”giusto, nel luogo “giusto”. Ma più importante ancora è il testimone che ti racconta cose che neppure per lui sembrano importanti e si rivelano invece essenziali per capire, quel gesto a cui non presti attenzione: il grattarsi, o una carezza, che rivelano invece tensione, paura, tenerezza. Sono doti, capacità che vengono con il tempo, si possono forse trasmettere con l’esempio, non insegnare.

Zavoli queste doti le aveva: un sedimento forse frutto dei lunghi anni in provincia a Rimini, con l’amico di sempre Federico Fellini. Maturate poi con il girare nei quattro angoli del mondo, e scorazzando in un’Italia che gli stessi italiani scoprivano con lui…

Si dice che di personaggi come Zavoli si è persa la matrice. Certo di questi tempi se ne “stampano” pochi. Lui stesso ammetteva  d’essere come una foglia d’autunno che basta un soffio di vento e si stacca dal ramo, destinata a ingiallire e morire. Tuttavia, fino all’ultimo, la voglia di capire e sapere, per poi raccontare. Gli chiedevi: “Come va?”; finivi per raccontagli la tua vita.

Da qualche parte riderà del nostro pasticciare, con gli altri della sua “banda”; e penso che alla fine un po’ scuoterà la testa, malinconico, per i tempi sguaiati e volgari che viviamo e che a lui non sono mai piaciuti.   

da “La Voce di New York”




Rai Italia. Domani a “L’Italia con Voi”

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download 1Il prof. Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia e don Maurizio Patriciello, parroco in provincia di Napoli, nella cosiddetta “terra dei fuochi”, affrontano il tema del rapporto tra inquinamento ambientale e malattie oncologiche.

Poi, Monica Marangoni accoglie Gianluca Guidi, cantante, attore e regista molto innamorato degli Stati Uniti e figlio d’arte. Accompagnato dal maestro Palatresi al pianoforte, ci regala alcune delle sue interpretazioni dal vivo, anche in omaggio al padre Johnny Dorelli.

Infine, l’appuntamento quotidiano con “Suonala ancora Toni”, la musica che si accompagna ai ricordi di Toni Concina.

Con le Storie dal Mondo andiamo a New York per conoscere John Patitucci, celebre bassista jazz di origini calabresi, apprezzato in tutto il mondo, che ha vinto due Grammy Award.




Fauci: “Negli Usa abbiamo riaperto troppo presto”

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155818575 db1c237e cc8d 4a99 b774 d5f4117d06daLa differenza tra la situazione in Europa e quella, più drammatica, negli Stati Uniti sarebbe legata ai tempi del “lockdown”: l’America avrebbe riaperto “troppo presto”. Lo sostiene l’immunologo Anthony Fauci, nel corso dell’audizione davanti alla sottocommissione del Congresso sul coronavirus. “Non abbiamo chiuso abbastanza – ha spiegato – e abbiamo aperto troppo presto”.

Fauci è, pero’, “cautamente ottimista” riguardo l’arrivo del vaccino. “Speriamo – ha aggiunto – che tra fine autunno e inizio inverno potremo avere un vaccino sicuro e efficace”. La scadenza indicata dall’immunologo è diversa da quella su cui punta il presidente Donald Trump, che ha chiesto la disponibilità del vaccino per ottobre, prima delle elezioni del 3 novembre.

L’obiettivo di oggi è semplice: sentire i nostri maggiori esperti sui passi necessari per mettere fine alla morte non necessaria di altri americani. A quasi sei mesi dall’inizio dell’epidemia, il governo non ha ancora sviluppato una strategia nazionale per proteggere il popolo americano. Dobbiamo correggere gli errori passati e, soprattutto, quelli in corso”, ha detto il democratico James Clyburn, presidente della sottocommissione della Camera sul coronavirus, in apertura di audizione.

Ma Trump non ci sta e  si difende così via Twitter:  gli Usa hanno più casi dell’Europa perché “fanno molti più test di ogni altro Paese al mondo, se facessimo pochi o cattivi test avremmo pochissimi casì”.  “La nostra massiccia capacità di effettuare test, invece che essere lodata viene usata dai media corrotti e dai loro partner della sinistra radicale-non fa niente, come punto di disprezzo”, ha attaccato Trump. “I tamponi e quello che abbiamo fatto cosi’ rapidamente viene usato come un’arma dalle fake news. Che tristezza!”, ha concluso. L’audizione si svolge nel giorno in cui la Florida segna il triste record di morti: nelle ultime 24 ore si sono registrati 257 nuovi decessi, un incremento su base giornaliera mai cosi’ alto dall’inizio della pandemia.

Intanto il coronavirus continua a mietere vittime nel mondo. Il Messico registra 46 mila decessi legati al coronavirus e supera la Gran Bretagna, diventando il terzo Paese al mondo per numero di morti. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 639 decessi e 7.730 nuovi casi, per un totale di 416.179 infezioni.

Il premier britannico, Boris Johnson, ha rinviato di almeno 2 settimane la prossima fase di ripartenza programmata dal governo, che prevedeva la riapertura, tra le altre cose, di casino’ e piste di pattinaggio. Johnson ha invitato i cittadini a recarsi nei luoghi di lavoro “se soddisfano gli standard di sicurezza”. “Ho detto che il nostro piano per riaprire la societa’ e l’economia e’ condizionato … che non avremmo esitato a frenare, se necessario. La nostra valutazione è che ora dobbiamo frenare”, ha detto il premier.

Nel frattempo, la Germania ha dichiarato ufficialmente la Catalogna e Barcellona “zone a rischio”. A causa dell’aumento netto del numero dei contagi, il ministero degli Esteri ha corretto le proprie indicazioni di viaggio riguardo alla Spagna: “Si avvisa di non effettuare viaggi non necessari o turistici nelle regioni autonome di Aragona, Catalogna e Navarra, a causa dei nuovi numerosi casi di infezioni e delle locali restrizioni”, si legge sul sito del ministero guidato da Heiko Maas. Si tratta di mete molto gettonate tra i turisti tedeschi: tra queste Barcellona, le spiagge della Costa Brava e le zone interne dell’Aragona e della Navarra. Non sono comprese negli “sconsigli di viaggio” ne’ la frequentatissima Maiorca ne’ le Canarie. (AGI)




Rai Italia. Oggi a “L’Italia con Voi”

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unnamedIn questa puntata, in onda su Rai Italia e Rai Uno, Monica Marangoni accoglie un’ospite molto speciale: Gigliola Cinquetti, amata da sempre in Italia e nel mondo, i cui singoli sono stati pubblicati in 120 paesi, conosciuta dal pubblico di Rai Italia anche come conduttrice Tv di programmi per l’estero, realizzati da Rai International qualche anno fa. In studio, con il Maestro Stefano Palatresi al pianoforte, si esibisce dal vivo con uno dei suoi ultimi brani. Subito dopo cambiamo pagina per un tema molto importante di solidarietà internazionale. Monica si collega con Alberto Cairo, che dirige la Croce Rossa Internazionale in Afghanistan e ci racconta i suoi 30 anni di lavoro a Kabul, grazie al quale ha ricevuto anche la cittadinanza onoraria dell’Afghanistan, cosa rarissima per uno straniero in quel paese tormentato. La puntata si conclude con la giornalista e scrittrice Simonetta Sciandivasci e le sue riflessioni su amore e dintorni in tempo di Covid. Non mancano naturalmente i reportage dalle nostre comunità all’estero. In questa puntata conosciamo Sal Valentinetti, cantante che gira i teatri di tutta l’America. Poi, in Tanzania incontriamo Stefano, che lavora come videomaker per alcune ONG che operano sul territorio.