Si scavava a mani nude: questa è la vera tragedia del Venezuela

Quando la terra smette di tremare, comincia il momento della verità.
Il violento terremoto che ha colpito il Venezuela è stato una tragedia naturale. Ma il numero delle vittime e le sofferenze che ne sono seguite non possono essere attribuiti soltanto alla forza della natura.

Le immagini arrivate dalle zone colpite parlano da sole: uomini e donne che scavano tra le macerie con le mani nude, ospedali privi di medicinali e di attrezzature sufficienti, soccorritori costretti a lavorare con mezzi inadeguati mentre, ora dopo ora, le possibilità di trovare superstiti diminuiscono.
È in questi momenti che si misura la capacità di uno Stato.
Per anni il Venezuela è stato uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo. Le immense ricchezze del sottosuolo avrebbero potuto finanziare infrastrutture moderne, ospedali efficienti, una protezione civile preparata e un sistema di emergenza capace di affrontare una catastrofe.
Invece, davanti al terremoto, il Paese si è trovato costretto ad attendere l’arrivo delle squadre internazionali di soccorso, dei medici stranieri, degli ospedali da campo e degli aiuti umanitari provenienti da decine di nazioni.
È inevitabile porsi una domanda: com’è possibile che un Paese ricco di risorse naturali non sia stato in grado di organizzare una risposta adeguata a una tragedia annunciata?
Le responsabilità politiche saranno oggetto di dibattito ancora a lungo. Di certo, anni di crisi economica, cattiva gestione delle risorse pubbliche e indebolimento delle istituzioni hanno lasciato il Venezuela più fragile proprio nel momento in cui avrebbe avuto bisogno di essere più forte.
La solidarietà internazionale è un valore straordinario e va riconosciuta. Ma non dovrebbe mai sostituire ciò che ogni Stato dovrebbe garantire ai propri cittadini: ospedali funzionanti, squadre di emergenza addestrate, attrezzature moderne e una protezione civile pronta a intervenire.
Perché un terremoto è un evento naturale.
L’impreparazione, invece, è una responsabilità umana.
E quando migliaia di persone perdono la vita non solo sotto il peso del cemento, ma anche sotto quello dell’inefficienza, delle occasioni perdute e delle istituzioni incapaci di reagire, allora la tragedia diventa ancora più dolorosa.
La natura non può essere controllata.
Ma la capacità di uno Stato di proteggere i propri cittadini dipende dalle scelte compiute negli anni. Ed è su quelle scelte che, una volta spenti i riflettori dell’emergenza, la storia finirà per giudicare.