Sinner, analisi d’una sconfitta. Per battere Alcaraz userà il resto del mondo come sparring

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sinner 1024x773Persino a Sinner, di tanto in tanto – una finale Slam su due – tocca l’analisi della sconfitta come abitasse una sede d’un partito qualsiasi. E’ un evento raro, tanto che questa rarità preoccupa gli analisti del movimento: che barba quei due, sempre loro solo loro. “Quanto deve essere bella una partita per compensare il fatto che le altre 126 sembrano quasi irrilevanti?”, si chiede per esempio il New York Times mentre il resto del mondo celebra “King Carlos” a caratteri cubitali. Sinner invece si chiede più che altro come disinnescare l’unico suo ostacolo verso la noia eterna: Alcaraz, appunto. Lo studio è vicendevole, ed ha a che fare con l’evoluzione. Se il resto del panorama è un vuoto rarefatto, con nessun altro pretendente all’orizzonte, i due dittatori del tennis presente e futuro ora hanno un problema Darwiniano: come migliorarsi l’uno in funzione dell’altro, e non di altri.

Sinner, sconfitto e pacato, l’ha dichiarato già in conferenza stampa, “a caldo” si direbbe non fosse lui. “Devo uscire dalla comfort zone”. La ricetta è sempre quella. “Cambiare qualcosa nel mio gioco, e provarlo in partita nei tornei meno importanti: anche rischiando di perdere”. Una consapevolezza che è anche una dichiarazione di superiorità totale: usare il resto del mondo come sparring, in attesa degli unici versi match che contano. Il ranking Atp come una palestra privata. E’ già così, nessuno s’offenda. Mancava solo la dichiarazione d’intenti.

Sinner e Alcaraz hanno perso due set in due prima della finale degli Us Open, hanno perso il servizio solo sei volte. Alcaraz ha strappato il servizio a Sinner cinque volte, più di quanto abbiano fatto i sei avversari precedenti tutti assieme. Dall’Australian Open, quando Djokovic ha battuto Alcaraz ai quarti, li hanno trascinati al quinto set solo una volta: a Wimbledon, Alcaraz, impresa firmata dal 38enne Fabio Fognini. Djokovic ha raggiunto la semifinale di tutti e quattro gli Slam, ma oltre (sui 5 set) ha dichiarato resa. Il numero 3 al mondo è Zverev. Gli altri semifinalisti Slam di quest’anno sono Shelton, Musetti, Fritz e Auger-Aliassime. Sono pianeti lontani.

E dunque Sinner ha solo Alcaraz, e Alcaraz ha solo Sinner. Si conoscono a memoria, lo spagnolo ci ha pure scherzato: “Ormai vedo più te che la mia famiglia”. Sinner ha paura della variabilità del rivale. Ecco la crepa. “Questa è una cosa che sa fare benissimo, è il suo stile: batte e viene a rete, attacca da lontano, fa una palla corta, usa lo slice. È veramente bravo, in questo. Non diventerò mai come lui. Ma adesso è comunque il mio turno di cambiare il gioco, fare cose diverse: però devo provarle, abituarmi. Quando? Nei primi turni, magari non proprio degli Slam: negli altri tornei. Se è il caso, rischiare di perdere degli incontri: come fa Carlos. Però esercitarmi, e acquistare quella fiducia. Cambiare”. Il progresso funziona grazie alle crisi. Il terzo incomodo di Sinner e Alcaraz è la confort zone.

Agenzia DIRE – www.dire.it