Lo sport italiano diventa ambasciatore del Made in Italy: alla Farnesina la terza Giornata dello Sport nel Mondo

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Il 14 settembre a Roma la terza edizione della Giornata dello Sport Italiano nel Mondo. Al centro anche le imprese, le filiere economiche e i grandi eventi internazionali.

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Lo sport può essere molto più di una gara. Può diventare un veicolo per promuovere l’immagine dell’Italia, le sue imprese, le competenze e le eccellenze produttive. È questo il filo conduttore della terza Giornata dello Sport Italiano nel Mondo, in programma lunedì 14 settembre alla Farnesina.

L’iniziativa si svolgerà nella Sala Conferenze Internazionali del Ministero degli Affari Esteri a partire dalle 17 e sarà dedicata quest’anno al tema “Italia: Terra d’imprese, Mare d’eccellenze”.

Lo sport incontra l’economia

La manifestazione coinvolgerà rappresentanti delle istituzioni sportive e del governo. Sono previsti gli interventi del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, insieme al presidente del CONI Luciano Buonfiglio e al presidente del CIP Marco Giunio De Sanctis.

Dopo l’apertura istituzionale, il programma sarà articolato in tre momenti di approfondimento dedicati alle attività economiche e alle filiere collegate allo sport di terra e di mare, agli atleti e ai grandi eventi.

Il messaggio è chiaro: dietro lo sport esiste un sistema produttivo fatto di aziende, tecnologia, progettazione, turismo, comunicazione e servizi che può contribuire alla presenza dell’Italia sui mercati internazionali.

Napoli 2027 al centro della scena

Tra i temi della giornata ci sarà anche uno degli appuntamenti sportivi più importanti che attendono l’Italia: l’America’s Cup di Napoli 2027.

La competizione sarà infatti utilizzata anche come occasione di promozione internazionale. Durante l’incontro alla Farnesina sarà presentato il roadshow internazionale destinato a portare all’estero il progetto e a valorizzare le opportunità legate all’evento.

È un approccio che guarda quindi allo sport anche come strumento di diplomazia economica e di promozione del territorio.

Nuovi ambasciatori dello sport italiano

La giornata si concluderà con un altro momento legato alla diplomazia sportiva.

Il ministro Tajani nominerà infatti i nuovi Ambasciatori della Diplomazia dello Sport, figure chiamate a contribuire alla diffusione dell’immagine dell’Italia attraverso i valori e le relazioni internazionali legate allo sport.

La scelta di dedicare una giornata specifica allo sport italiano nel mondo conferma così una tendenza ormai evidente: atleti, grandi competizioni e imprese sportive possono diventare parte integrante della strategia con cui un Paese racconta se stesso all’estero.

E per l’Italia, dove lo sport si intreccia con industria, design, turismo e capacità manifatturiera, questa può diventare un’altra forma di Made in Italy da esportare.




SUPERCALCIO – Le romane al comando con l’Inter. Si salva la Juve al 92’ (VIDEO)

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In questa puntata di Lunedì di Supercalcio in diretta sulle pagine  https://www.facebook.com/share/g/1FgoEheuLi/?mibextid=wwXIfr o https://www.facebook.com/share/1Jj3YPDjyN/?mibextid=wwXIfr e visibile come di consueto su Fatti Nostri, naturalmente si è parlato della 3.a giornata del campionato 2026-2027, con una discussione serena e competente sui vari temi dettati dalle partite più importanti.

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Il Como c’è ed è pronto a lottare anche quest’anno. La squadra di Fabregas rimonta il Genoa e vince 4-1 al Ferraris.

Fiorentina-Torino 1-2: Mandragora e Adams ribaltano il gol di Pellegrino e mandano la Viola in crisi; esonerato Grosso.

Regala magie  la nostra Serie A, dove l’Inter ha battuto il Napoli con un pirotecnico 3-2 grazie alla zampata all’ultimo minuto di Lautaro. Promossa anche la Roma di Gasp, che supera l’Atalanta 2-1 e aggancia la squadra di Chivu in testa alla classifica. Decide Kvernadze! Raimondo super, il Venezia rimonta, poi il georgiano porta 3 punti al Frosinone. Robinson lancia il Monza di Juric, il primo gol in Serie A di Lontani del Parma firma il pareggio per i padroni di casa. Bologna-Sassuolo finisce 2-2: Dovbyk salva Tedesco al 91′, beffa per Aquilani: l’ex Roma trova il primo gol con i felsinei e pareggia il derby emiliano in pieno recupero dopo la rete di Adzic. Juve e Milan non si fanno male pareggiando una sfida fisica e divertente con le reti di Cisse e Gatti, che firma, da fresco subentrato, l’1-1 in pieno recupero. Il Cagliari in casa spreca ma passa lo stesso contro il Lecce: il colpo di testa di Maldini regala i tre punti a Pisacane. La Lazio vince a Udine: Frattesi e Gudmundsson ribaltano Karlström con Gattuso che va in testa con Inter e Roma.

*Protagonisti della serata, come sempre in diretta, mirabilmente condotta da Italo Lo Presti, coadiuvato da Alex Ziccarelli, Pasquale De Stefano, Sergio Onorati, Annibale Merante, Pasquale Simonetta e John Groe.

**Alla trasmissione hanno assistito circa 140 persone, tra le quali hanno commentato in diretta: Pasquale Simonetta, Sebastiano Meli e Giorgio Gigantino.

***I saluti della conduzione e degli intervenuti sono invece andati inizialmente a tutti gli amici che ci seguono in generale, poi a Romolo Groe con i ringraziamenti per la sua squisita ospitalità presso il Lago Ristorante unitamente a Carmine e Joe, a Vince Ionadi, a Sam Dica, a Vito Caressa, a Nicola Caressa, a Giorgio Gigantino, a Mauro di Dolce Bombe, a Gianni Mirigliani, ad Ermanno De Marco, a Sebastiano Meli, a Fausto Ferro e agli amici degli anni 70, a Massimiliano Menna e ad Ivan Groe.




Kimi Antonelli, la rimonta che entra nella storia: vince a Monza partendo dal 19° posto

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Sessant’anni dopo Ludovico Scarfiotti, un pilota italiano torna a vincere il Gran Premio d’Italia sul circuito di Monza. Kimi Antonelli firma un’impresa straordinaria: dalla penultima fila alla vittoria, davanti a Russell e Verstappen.

Monza aspettava da sessant’anni un italiano sul gradino più alto del podio. Adesso quel vuoto ha un nome e un cognome: Kimi Antonelli.

Il pilota bolognese della Mercedes ha conquistato il Gran Premio d’Italia 2026 al termine di una gara che sembrava quasi impossibile da vincere. Antonelli era infatti scattato dalla 19ª posizione, penalizzato dopo la sostituzione di componenti della power unit. Alla fine dei 53 giri, però, è stato lui a tagliare per primo il traguardo.

Davanti a tutti, proprio a Monza, nel giorno in cui l’Italia della Formula 1 cercava un nuovo eroe.

Diciannove posizioni per arrivare davanti a tutti

La gara di Antonelli è stata una lunga rimonta costruita con velocità, sorpassi e una strategia perfettamente sfruttata dalla Mercedes.

Dopo le prime fasi della corsa, il pilota italiano aveva già recuperato numerose posizioni. Una fase di Virtual Safety Car ha poi offerto alla Mercedes l’occasione di cambiare le gomme di Antonelli, permettendogli di affrontare la parte decisiva della gara con pneumatici più freschi.

Davanti a lui c’era il compagno di squadra George Russell, che aveva condotto buona parte del Gran Premio. Ma nel finale Antonelli ha cominciato ad avvicinarsi rapidamente.

Il sorpasso decisivo è arrivato a poche tornate dalla bandiera a scacchi. Russell, con gomme più usurate, non è riuscito a difendere la prima posizione. Antonelli è passato al comando e non lo ha più lasciato.

Secondo ha chiuso proprio Russell, mentre il terzo posto è andato alla Red Bull di Max Verstappen.

Il ritorno di un italiano sul tetto di Monza

Per trovare l’ultimo successo di un pilota italiano nel Gran Premio d’Italia bisogna tornare al 1966, quando a vincere fu Ludovico Scarfiotti.

Da allora, generazioni di appassionati italiani hanno visto piloti italiani correre a Monza, ma nessuno era più riuscito a conquistare la vittoria davanti al pubblico di casa.

Antonelli, a soli 20 anni, ha spezzato questa lunga attesa nel modo più spettacolare possibile: partendo quasi dal fondo della griglia e arrivando davanti a tutti.

E non è soltanto una vittoria simbolica.

Il successo di Monza rafforza anche la posizione di Antonelli nella lotta per il campionato mondiale. Dopo tredici gare, il pilota Mercedes ha portato il suo vantaggio su Russell a 66 punti, consolidando la leadership della classifica.

Una domenica difficile per la Ferrari

La festa italiana a Monza ha avuto però anche un’altra faccia.

La Ferrari non è riuscita a salire sul podio. Charles Leclerc è stato costretto al ritiro dopo un incidente nelle prime fasi della gara, mentre Lewis Hamilton ha concluso al sesto posto, risultando il migliore dei piloti Ferrari al traguardo.

Ma questa volta il pubblico di Monza ha avuto comunque un motivo enorme per festeggiare.

A vincere è stato un italiano. E non con una gara prudente o costruita semplicemente sulla gestione del vantaggio, ma con una rimonta dalle retrovie che resterà nella storia del circuito.

Da 19° a 1°. Da una gara che sembrava compromessa a una delle più grandi vittorie italiane nella Formula 1.

A Monza, dopo sessant’anni, è tornato a suonare l’inno italiano.




SUPERCALCIO – Vincono ancora le grandi. Il Napoli cade al Maradona (VIDEO)

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In questa puntata di Lunedì di Supercalcio in diretta sulle pagine  https://www.facebook.com/share/g/1FgoEheuLi/?mibextid=wwXIfr o https://www.facebook.com/share/1Jj3YPDjyN/?mibextid=wwXIfr e visibile come di consueto su Fatti Nostri, naturalmente si è parlato della 2.a giornata del campionato 2026-2027, con una discussione serena e competente sui vari temi dettati dalle partite più importanti.

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Buona vittoria del Milan con un ottimo Venezia, con la prima rete di Ramos.

La Juve stenta nel primo tempo, poi si accende nella ripresa e batte il Parma 2-0, restando a punteggio pieno. A decidere è Nico Gonzalez al 67’, appena 5 minuti dopo l’ingresso in campo. Nel finale la chiude poi Koopmeiners.

Prosegue il disastroso avvio di stagione della Fiorentina, travolta al Franchi dal Frosinone.

Colpo dell’Udinese a Monza con una bella tripletta.

Vince anche il Sassuolo contro un buon Torino ad opera del solito Berardi.

E’ il Napoli la prima big a saltare: il Como fa piangere Allegri con Baturina e Douvikas, complice un regalo della difesa azzurra. Inutile il pareggio di Hojlund.

L’Inter domina, sbaglia troppo e rischia. Ma a Cagliari basta Calha-gol: anche Chivu a 6 punti.

Tre punti anche per la Lazio, lanciata ancora una volta da Frattesi, che aggancia la testa della classifica.

Una Roma travolgente a Lecce: doppietta di Malen, poi Soulé e Rodrigo Mora; da registrare l’esordio di De Roon.

Festa dell’Atalanta a Bergamo con Samardzic che beffa il Bologna all’ultimo respiro.

*Protagonisti della serata, come sempre in diretta, mirabilmente condotta da Italo Lo Presti, coadiuvato da Alex Ziccarelli, Pasquale De Stefano, Annibale Merante, Sergio Onorati, Emilio Palermo, John Groe e Romolo Groe.

**Alla trasmissione hanno assistito circa 110 persone, tra le quali hanno commentato in diretta: Tony Moccardi, Antonio Tami Cernuto e Fausto Ferro.

***I saluti della conduzione e degli intervenuti sono invece andati inizialmente a tutti gli amici che ci seguono in generale, poi si è menzionato il nuovo progetto del Direttore Editoriale di Fatti Nostri Ennio Marchetti con l’invito ad iscriversi al suo canale YouTube: https://youtube.com/@enniomarchettiproject?si=C04QeCjMCZ1aQGCs, quindi i saluti a Vince Ionadi, a Domenico Staglianò e al genero Armando Sà con gli auguri per il suo ingresso nella squadra allenatori della Renaissance Sportive Berkane (Marocco), a Frank Riga, a Vito Caressa, a Nicola Caressa, a Filippo Gravina, a John Groe, a Paolo Lambiente, a Patrick Incurvati, a Sebastiano Meli, ad Antonio Tami Cernuto, a Navlis Furlan e ad Antonio Romanello.




Champions League, sorteggio da brividi per le italiane: Inter e Roma sfidano il Real, Napoli con City e Arsenal

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Quattro squadre italiane nella nuova Champions: nerazzurri e giallorossi affronteranno il Real Madrid, il Napoli trova Manchester City e Arsenal. Esordio da sogno per il Como contro Barcellona e PSG.

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La nuova Champions League comincia subito con alcune sfide che promettono spettacolo.

Il sorteggio della fase campionato della Champions League 2026-27, effettuato a Montecarlo, ha riservato alle quattro squadre italiane avversarie di grandissimo prestigio.

Inter e Roma affronteranno entrambe il Real Madrid, mentre il Napoli dovrà vedersela con Manchester City e Arsenal. Per il Como, alla sua prima storica partecipazione alla Champions, arrivano invece Barcellona e Paris Saint-Germain.

Non ci saranno più i vecchi gironi.

Come nelle ultime due edizioni, le 36 squadre sono inserite in un’unica classifica e ogni formazione giocherà otto partite contro otto avversarie diverse, quattro in casa e quattro in trasferta.

Inter, subito Real Madrid e Liverpool

L’Inter, inserita nella prima fascia, ha pescato alcuni degli avversari più prestigiosi disponibili.

La squadra nerazzurra affronterà in trasferta Real Madrid, Borussia Dortmund, Feyenoord e Slovan Bratislava, mentre a San Siro arriveranno Liverpool, Club Brugge, Stoccarda e Shakhtar Donetsk.

La sfida più attesa sarà naturalmente quella del Bernabéu contro il Real Madrid.

Ma anche Liverpool e Borussia Dortmund rappresentano due appuntamenti di grande richiamo.

Per l’Inter sarà quindi un percorso europeo tutt’altro che semplice.

Roma, il ritorno di Mourinho

Anche la Roma trova il Real Madrid.

La squadra giallorossa giocherà all’Olimpico contro Real Madrid, Sporting Lisbona, Lille e Slovan Bratislava.

In trasferta dovrà invece affrontare Paris Saint-Germain, Manchester United, Fenerbahce e AEK Atene.

Ma c’è un dettaglio che rende ancora più particolare il sorteggio.

A Roma arriverà il Real Madrid guidato da José Mourinho, in una sfida che riporterà inevitabilmente alla memoria la sua lunga storia nel calcio italiano.

E i giallorossi dovranno anche andare a Parigi per affrontare i campioni d’Europa in carica del PSG.

Napoli, Manchester City e Arsenal

Per il Napoli il sorteggio ha messo sulla strada due autentiche potenze del calcio inglese.

I partenopei affronteranno in casa Arsenal, Club Brugge, Bodø/Glimt e Viking, mentre saranno impegnati in trasferta contro Manchester City, Porto, Villarreal e Sabah.

La partita più attesa sarà certamente quella all’Etihad Stadium contro il Manchester City.

Ma anche l’Arsenal rappresenta un avversario di altissimo livello.

Il Napoli avrà però dalla sua il vantaggio di giocare entrambe le sfide più prestigiose in un contesto nel quale ogni punto può diventare fondamentale per la classifica finale.

Como, dalla Serie D al Camp Nou

La storia più affascinante è forse quella del Como.

Soltanto pochi anni fa il club giocava in Serie D.

Ora si prepara ad affrontare la Champions League.

E il sorteggio ha deciso di regalargli immediatamente una notte da sogno: trasferta al Camp Nou contro il Barcellona.

Ma non sarà l’unica grande sfida.

A Como arriverà infatti anche il Paris Saint-Germain, campione d’Europa in carica.

Le altre avversarie saranno Manchester United, Lipsia, AEK Atene, Real Betis, Feyenoord e Lens.

Per una società alla prima partecipazione assoluta nella competizione, è un programma semplicemente straordinario.

Quattro italiane, quattro percorsi completamente diversi

Il sorteggio ha quindi prodotto quattro situazioni molto differenti.

Inter: Real Madrid, Liverpool e Borussia Dortmund tra le sfide più importanti.

Roma: Real Madrid, PSG e Manchester United.

Napoli: Manchester City e Arsenal, oltre a Porto e Villarreal.

Como: Barcellona, PSG, Manchester United e Lipsia.

Una cosa è certa: sarà difficile annoiarsi.

La nuova Champions non permette distrazioni

Il nuovo formato rende particolarmente importante ogni partita.

Le 36 squadre vengono inserite in un’unica graduatoria.

Le prime otto al termine delle otto giornate accederanno direttamente agli ottavi di finale.

Le squadre classificate dal nono al 24º posto dovranno invece passare attraverso i playoff.

Le altre saranno eliminate.

Per questo anche le partite contro avversari considerati meno forti possono diventare decisive.

Una sconfitta inattesa può costare molto più di quanto sarebbe accaduto nei vecchi gironi.

Si comincia a settembre

La prima giornata della League Phase è prevista tra l’8 e il 10 settembre 2026.

L’ottava e ultima giornata si giocherà il 27 gennaio 2027, mentre la finale è in programma il 5 giugno 2027 a Madrid.

Il calendario dettagliato delle partite sarà comunicato dall’UEFA entro sabato 29 agosto.

Una Champions tutta da vivere

Per il calcio italiano è una stagione particolarmente importante.

Quattro squadre nella fase principale significano quattro possibilità di arrivare lontano.

Ma il sorteggio ha già fatto capire che nessuno avrà vita facile.

L’Inter dovrà misurarsi con il Real e il Liverpool.

La Roma con Real, PSG e Manchester United.

Il Napoli con City e Arsenal.

E il Como avrà l’opportunità di scrivere una delle pagine più incredibili della propria storia affrontando il Barcellona al Camp Nou.

Quattro italiane, quattro grandi sfide e una Champions che promette spettacolo fin dalla prima giornata.

E per gli appassionati italiani ci sarà soltanto da aspettare il calendario.

Poi, finalmente, si comincia a giocare.




SUPERCALCIO – Vincono tutte le grandi. Goleade di Inter e Roma

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In questa puntata di Lunedì di Supercalcio in diretta sulle pagine  https://www.facebook.com/share/g/1FgoEheuLi/?mibextid=wwXIfr o https://www.facebook.com/share/1Jj3YPDjyN/?mibextid=wwXIfr e visibile come di consueto su Fatti Nostri, naturalmente si è parlato della 1.a giornata del campionato 2026-2027, con una discussione serena e competente sui vari temi dettati dalle partite più importanti.

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Una partenza da campioni per l’Inter che rifila un poker al Monza dilagando nella ripresa. Il Napoli risponde presente vincendo nel finale sul campo del Genoa, anche aiutato da un netto errore dell’arbitro, mentre il Como non va oltre l’1-1 a Udine. Sorride anche il Cagliari, che vince a Parma.

L’Inter chiama, Milan e Juve rispondono: i rossoneri di Amorim vincono 2-1 all’Olimpico Grande Torino grazie alle reti del giovane Cissè e del veterano Rabiot (capolavoro di Adams per i granata), mentre a Spalletti basta un lampo di Bremer per tornare con i tre punti da Frosinone, anche sfortunato per un palo nel finale. Il Lecce regola fuori casa con una doppietta il Venezia, mentre l’Atalanta batte al New Balance Arena il Sassuolo. Genio Dybala, tripletta Malen: la Roma è uno spettacolo all’Olimpico e rifila un poker alla Fiorentina. I biancocelesti sbancano il Dall’Ara: Frattesi entra, segna e si prende la Lazio mentre Mandas para tutto: Bologna ko in casa.

*Protagonisti della serata, come sempre in diretta, mirabilmente condotta da Italo Lo Presti, coadiuvato da Alex Ziccarelli, Pasquale De Stefano, Massimiliano Menna, Salvatore Servello e Pasquale Simonetta.

**Alla trasmissione hanno assistito circa 95 persone.

***I saluti della conduzione e degli intervenuti sono invece andati inizialmente a tutti gli amici che ci seguono in generale, poi ad Annibale Merante con gli auguri per la sua nipotina, a John Groe, ad Ivan Groe, a Claudio Cinque con gli auguri per il suo recente compleanno, ad Emilio Palermo, agli amici della Coppa Cobram, a Peppino Fazio, a Vito Caressa, a Nicola Caressa, agli amici dello Juventus Club Toronto per il riconoscimento come miglior club assegnato da LG, a Romolo Groe, a Sebastiano Meli, a Joe Giampaolo, al Palermo Fan Club di New York, a Paolo Lambiente, a Navlis Furlan, a Sergio Onorati e a Rino Zaurrini.




Addio a Varenne, il “Capitano” che fece correre l’Italia

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Ci sono campioni che vincono. E poi ci sono campioni che, dopo aver vinto, rimangono nella memoria di un Paese. Varenne appartiene alla seconda categoria.

Il grande trottatore italiano è morto nella notte tra il 17 e il 18 agosto, all’età di 31 anni, nell’allevamento di Eboli dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita. Secondo quanto riferito dal veterinario, la morte è stata provocata da un infarto fulminante.

Per tutti era semplicemente “Il Capitano”.

E forse nessun soprannome avrebbe potuto essere più appropriato.

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62 vittorie su 73 corse

I numeri della carriera di Varenne sono impressionanti.

Corse 73 volte e vinse 62 gare, conquistando premi per oltre 6 milioni di euro. Ma sono soprattutto alcune delle sue vittorie a raccontare la grandezza di quel cavallo.

Nel 1998 arrivò il Derby italiano del trotto.

Poi il successo al Gran Premio Lotteria di Agnano, vinto per tre anni consecutivi, dal 2000 al 2002.

Ma fu tra il 2001 e il 2002 che Varenne diventò una leggenda mondiale.

Per due volte conquistò il Prix d’Amérique, l’Elitloppet e il Gran Premio Lotteria, realizzando per due anni consecutivi quello che nel trotto europeo viene considerato il grande Grand Slam.

Nel 2001 aggiunse anche la Breeders Crown negli Stati Uniti.

Non era soltanto veloce

Forse è proprio questo che rende ancora oggi Varenne così particolare.

Non era ricordato soltanto per la velocità.

Chi lo ha visto correre raccontava di un cavallo dotato di una straordinaria intelligenza agonistica, capace di leggere la corsa e di trovare la forza per rimontare quando sembrava ormai troppo tardi.

Era elegante.

Potente.

Ma soprattutto aveva qualcosa che il pubblico riconosce immediatamente nei grandi campioni: il carattere.

E così Varenne uscì dal mondo dell’ippica.

Diventò un personaggio.

Apparve in televisione, partecipò a eventi pubblici e fu celebrato anche dalle istituzioni italiane. Nel 2010 entrò inoltre nella U.S. Harness Racing Hall of Fame, negli Stati Uniti.

Da Copparo al mondo

Varenne era nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara.

Un cavallo italiano, nato nella pianura padana, che avrebbe poi conquistato le piste più importanti del mondo.

Il suo nome era stato scelto in riferimento alla rue de Varenne di Parigi, una curiosa anticipazione di quello che sarebbe diventato uno dei luoghi più importanti della sua carriera: l’ippodromo di Vincennes, dove avrebbe conquistato per due volte il Prix d’Amérique.

L’uomo sul suo sulky

Accanto a Varenne c’è naturalmente un altro nome che appartiene alla sua leggenda: Giampaolo Minnucci, il driver che lo guidò nelle grandi vittorie internazionali.

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Quelle immagini delle corse sono rimaste nella memoria degli appassionati: Varenne davanti, gli avversari alle sue spalle e Minnucci che sembrava quasi accompagnarlo verso il traguardo.

Una coppia diventata simbolo del trotto italiano.

Dopo le corse, una seconda vita

Nel 2002 Varenne si ritirò dalle competizioni.

Ma la sua storia non finì.

Cominciò una lunga carriera come stallone e lasciò una discendenza di oltre 2.000 figli, alcuni dei quali hanno a loro volta conquistato grandi successi.

La sua eredità, quindi, continuerà a correre sulle piste.

È una bella immagine per ricordarlo.

Varenne non corre più, ma qualcosa di lui continua a farlo.

Il Capitano

Forse però i numeri, per quanto straordinari, non spiegano completamente perché la morte di Varenne abbia suscitato tanta emozione.

Perché Varenne era diventato qualcosa di più di un cavallo da corsa.

Era entrato nell’immaginario degli italiani.

Per molti significava le domeniche all’ippodromo, le grandi corse viste in televisione, le emozioni di una rimonta impossibile, il grido del pubblico quando il numero di Varenne passava davanti a tutti.

E significava anche un’Italia capace, attraverso un animale nato in provincia di Ferrara, di confrontarsi e vincere sui grandi palcoscenici internazionali.

Una corsa che finisce per tutti

Varenne aveva 31 anni.

Era diventato vecchio, almeno secondo i tempi di un cavallo.

Ma quando muore un campione di questo genere è difficile pensare alla sua età.

Si pensa piuttosto a quando era giovane, potente, velocissimo.

A quelle corse nelle quali sembrava che gli altri cavalli gareggiassero soltanto per il secondo posto.

Ora il Capitano ha lasciato la pista.

E forse il modo migliore per salutarlo è proprio quello che hanno scritto coloro che lo hanno seguito fino alla fine:

corri libero, Capitano.

La tua ultima corsa è finita.

Ma quella che hai fatto entrare nella memoria dello sport italiano non finirà facilmente.




Italia, regina d’Europa: trionfo nell’atletica e 43 medaglie nel nuoto

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Due settimane da ricordare per lo sport italiano. Gli Europei di atletica di Birmingham e quelli di nuoto di Parigi si sono conclusi con un bilancio straordinario per gli azzurri.

Nell’atletica l’Italia ha conquistato il primo posto nel medagliere, con 22 medaglie: 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi. Nel nuoto è arrivato il secondo posto nel medagliere per ori, ma con un dato ancora più impressionante: 43 medaglie complessive, frutto di 13 ori, 15 argenti e 15 bronzi.

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Un doppio risultato che conferma la straordinaria crescita dello sport azzurro.

L’oro che ha fatto esplodere Birmingham

L’ultima serata dell’atletica ha regalato all’Italia due vittorie fondamentali.

La prima porta il nome di Larissa Iapichino, campionessa europea del salto in lungo con un fantastico 7 metri esatti.

Una finale combattutissima, nella quale le prime tre atlete sono state separate da appena due centimetri: 7,00 per l’italiana, 6,99 per la britannica Jazmin Sawyers e 6,98 per la francese Hilary Kpatcha.

Per Iapichino, figlia della grande Fiona May, il successo ha avuto un significato ancora più particolare: è arrivato proprio in Gran Bretagna, il Paese della madre e davanti a una parte della sua famiglia.

Un oro europeo dal valore doppio.

La staffetta che ha gelato Birmingham

Poi è arrivata la grande impresa della 4×400 maschile.

Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati hanno conquistato l’oro davanti alla Gran Bretagna, proprio nella gara che i padroni di casa consideravano una delle più importanti della serata.

Un successo storico: l’Italia non aveva mai vinto la staffetta 4×400 maschile agli Europei.

Ma quella vittoria valeva anche qualcosa in più.

Era l’oro che permetteva agli azzurri di superare proprio la Gran Bretagna e chiudere al primo posto il medagliere dell’atletica.

Una beffa sportiva per i padroni di casa, ma una festa enorme per l’Italia.

Il nuoto azzurro chiude con 43 podi

Se Birmingham ha regalato il primato nel medagliere, Parigi ha mostrato invece la profondità del movimento italiano del nuoto.

Gli azzurri hanno concluso gli Europei con 43 medaglie, un numero impressionante: 13 ori, 15 argenti e 15 bronzi.

La Gran Bretagna ha conquistato un oro in più e quindi il primo posto nel medagliere, ma l’Italia è stata nettamente davanti per numero complessivo di podi.

E tra le protagoniste assolute c’è stata naturalmente Sara Curtis, capace di stabilire per due volte il record del mondo nei 50 dorso e di conquistare l’oro europeo.

Ma non è stata l’unica grande protagonista.

La tripletta di Simona Quadarella

L’ultima giornata di Parigi ha avuto come protagonista Simona Quadarella.

La romana ha conquistato il suo terzo oro europeo nella manifestazione, questa volta nei 400 metri stile libero, dopo i successi negli 800 e nei 1500.

Un’autentica tripletta.

Per Quadarella si tratta dell’undicesimo titolo europeo individuale e del terzo tris di ori consecutivi agli Europei, dopo quelli del 2018 e del 2021.

Numeri che raccontano meglio di qualsiasi aggettivo la longevità e la continuità di una delle più grandi nuotatrici italiane.

Una squadra tra esperienza e giovani talenti

Il dato forse più incoraggiante di questi Europei è proprio questo.

L’Italia non dipende più da una sola generazione di campioni.

Accanto ad atleti ormai affermati stanno crescendo giovani capaci di conquistare medaglie e record mondiali.

Curtis ne è l’esempio più evidente.

Iapichino rappresenta un’altra generazione destinata a essere protagonista ancora a lungo.

E dietro di loro c’è un movimento sempre più competitivo.

È questa combinazione tra esperienza e gioventù che permette all’Italia di guardare con fiducia ai prossimi grandi appuntamenti internazionali.

Un’Italia che ha imparato a vincere

C’è un elemento che colpisce particolarmente.

Gli azzurri non hanno semplicemente raccolto qualche medaglia.

Hanno vinto quando era necessario vincere.

La 4×400 ha conquistato l’oro nell’ultima gara decisiva per il medagliere.

Iapichino ha resistito alla pressione in una finale del lungo decisa da centimetri.

Quadarella ha completato una tripletta europea.

Curtis ha battuto due volte il record del mondo in appena due giorni.

Sono prestazioni diverse, in discipline diverse, ma hanno qualcosa in comune:

la capacità di reggere la pressione nei momenti decisivi.

L’Italia dello sport guarda avanti

Gli Europei di Birmingham e Parigi si chiudono dunque con un’immagine molto positiva dello sport italiano.

Primi in Europa nell’atletica.

Secondi nel nuoto per medaglie d’oro, ma primi per numero complessivo di podi.

E soprattutto una squadra che continua a produrre campioni.

Per gli italiani che vivono all’estero è anche un motivo in più per guardare con orgoglio alla bandiera azzurra.

Perché dietro ogni medaglia non ci sono soltanto un atleta e una gara.

Ci sono anni di sacrifici, allenamenti, famiglie, società sportive, allenatori e una macchina sportiva che spesso lavora lontano dai riflettori.

Questa volta, però, i riflettori sono tutti sull’Italia.

Da Birmingham a Parigi, gli azzurri hanno fatto vedere all’Europa che l’Italia sa ancora essere protagonista.

E forse la notizia più bella è che non sembra affatto un punto di arrivo.




Sara Curtis, la ragazza dei record: oro europeo e nuovo primato mondiale nei 50 dorso

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Ieri aveva fatto sognare l’Italia stabilendo il record del mondo nei 50 metri dorso.

Oggi, Sara Curtis ha fatto qualcosa di ancora più difficile: ha battuto il record che lei stessa aveva stabilito il giorno precedente e ha conquistato la medaglia d’oro agli Europei di nuoto di Parigi.

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La giovane azzurra ha fermato il cronometro in 26″56, migliorando di sette centesimi il 26″63 con cui aveva già riscritto il primato mondiale nella semifinale.

Una prestazione straordinaria che consegna definitivamente Curtis alla storia del nuoto italiano e mondiale.

Due record mondiali in due giorni

È difficile immaginare una finale più spettacolare.

Nella semifinale di mercoledì Sara Curtis aveva nuotato in 26″63, cancellando il precedente record mondiale di 26″86 e diventando la nuova primatista del mondo dei 50 dorso.

Ma evidentemente quel tempo non le bastava.

Nella finale l’azzurra è partita ancora più forte e ha chiuso in 26″56.

Sette centesimi in meno.

Un’eternità in una gara che dura poco più di 26 secondi.

Alle sue spalle si sono piazzate la francese Mary-Ambre Moluh, argento in 27″06, e la britannica Lauren Cox, bronzo in 27″15.

La prima italiana sul podio europeo dei 50 dorso

C’è anche un altro dato storico.

Prima di Curtis, l’Italia non aveva mai conquistato una medaglia europea nei 50 metri dorso femminili.

La giovane piemontese ha quindi aperto una pagina completamente nuova per il nuoto azzurro.

E lo ha fatto nel modo più spettacolare possibile:

oro europeo e record del mondo.

Un talento che continua a crescere

Sara Curtis ha appena 19 anni e questa esplosione internazionale non arriva dal nulla.

Negli ultimi mesi la nuotatrice italiana ha continuato a migliorare i propri tempi, fino ad arrivare al record europeo dei 50 dorso e poi, a Parigi, al primato mondiale.

Il passaggio dai 27″07 del precedente record europeo al 26″63 del primo record mondiale era già stato impressionante.

Ora è arrivato il 26″56.

La progressione dimostra quanto siano ancora ampi i margini di crescita di questa ragazza.

Non è soltanto una specialista del dorso

Il suo Europeo, inoltre, non si esaurisce con questa impresa.

Curtis aveva già conquistato una medaglia di bronzo nei 100 metri stile libero e una medaglia d’argento nella staffetta 4×100 stile libero.

Il suo bottino personale a Parigi è quindi già di tre medaglie.

E gli Europei non sono ancora terminati.

Questo significa che l’Italia può guardare con grande interesse anche alle prossime gare della giovane azzurra.

Una nuova protagonista del nuoto italiano

Il successo di Sara Curtis arriva in una fase particolarmente positiva per il nuoto italiano.

A Parigi gli azzurri hanno già conquistato medaglie con Simona Quadarella, Nicolò Martinenghi, Alberto Razzetti e altri protagonisti della squadra italiana.

Ma il doppio record mondiale di Curtis ha qualcosa di speciale.

Perché non stiamo parlando soltanto di una medaglia.

Stiamo parlando della nascita di una nuova primatista mondiale.

Una ragazza di 19 anni che, nel giro di 24 ore, è riuscita prima a conquistare il record del mondo e poi a migliorarlo.

La domanda è inevitabile: dove può arrivare?

È naturalmente impossibile prevedere il futuro di un’atleta.

Ma un dato è certo: Sara Curtis ha davanti a sé moltissimi anni di carriera e ha già raggiunto un livello che pochissime nuotatrici riescono a toccare.

E soprattutto ha dimostrato una qualità fondamentale per i grandi campioni:

la capacità di migliorarsi quando conta davvero.

Aveva già il record del mondo.

Avrebbe potuto limitarsi a difenderlo.

Invece lo ha abbassato.

L’Italia può festeggiare

A Parigi oggi non ha vinto soltanto una giovane atleta.

Ha vinto un’intera scuola sportiva.

Ha vinto il lavoro degli allenatori, della Federazione, delle società e di tutte le persone che hanno accompagnato Curtis nel suo percorso.

Ma soprattutto ha vinto una ragazza che ha ancora tutta la carriera davanti.

Ieri il mondo del nuoto aveva imparato il suo nome.

Oggi lo conosce ancora meglio.

Sara Curtis è campionessa europea.

Sara Curtis è la primatista mondiale dei 50 dorso.

E il suo record, per ora, parla italiano:

26″56.




Sara Curtis entra nella storia: record del mondo nei 50 dorso agli Europei di Parigi

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C’è un nuovo nome italiano nella storia del nuoto mondiale.

È quello di Sara Curtis, che agli Europei di Parigi ha realizzato un’impresa straordinaria: nella semifinale dei 50 metri dorso ha fermato il cronometro a 26″63, stabilendo il nuovo record del mondo della specialità.

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Un tempo che vale molto più di una semplice qualificazione alla finale.

La ventenne piemontese ha infatti demolito il precedente primato mondiale di 23 centesimi, un margine enorme quando si parla di una gara che dura poco più di 26 secondi.

Una gara quasi perfetta

Curtis era già entrata in acqua con grandi ambizioni.

Nelle batterie aveva nuotato in 27″31, controllando la gara e risparmiando energie in vista della semifinale. Ma nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo poche ore dopo.

Nella semifinale l’azzurra ha trovato la gara perfetta.

Partenza, subacquea, frequenza di bracciata e arrivo hanno funzionato alla perfezione.

Il risultato è stato un incredibile 26″63.

E sul tabellone sono comparse quelle due lettere che ogni atleta sogna di vedere accanto al proprio nome:

WR – World Record.

Un record che racconta la crescita del nuoto italiano

Il risultato di Curtis non arriva per caso.

La giovane piemontese aveva già dimostrato di essere una delle grandi promesse del nuoto italiano e internazionale.

Prima degli Europei aveva già stabilito il record europeo dei 50 dorso in 27″07, ottenuto nella finale del Settecolli.

A Parigi ha fatto un altro salto in avanti.

E che salto.

In pochi mesi è passata dall’essere una giovane promessa a diventare la donna più veloce al mondo nella storia dei 50 dorso.

E gli Europei non sono ancora finiti

La cosa più interessante è che Curtis non ha ancora concluso il suo Europeo.

Il record mondiale le ha infatti garantito l’accesso alla finale dei 50 dorso con il miglior tempo.

Quindi la domanda adesso è inevitabile:

quanto può ancora migliorare?

Dopo aver battuto il record mondiale in semifinale, la finale diventa un appuntamento ancora più atteso.

Curtis avrà la possibilità di trasformare una prestazione già storica in una medaglia d’oro europea.

Una giovane campionessa già protagonista

Quello dei 50 dorso non è stato comunque il suo primo risultato importante a Parigi.

Curtis aveva già conquistato la medaglia di bronzo nei 100 metri stile libero in questa edizione dei campionati europei.

Questo rende ancora più significativo il suo exploit nel dorso.

La piemontese non è quindi una specialista che si è improvvisamente affacciata sulla scena internazionale.

È un’atleta capace di competere ai massimi livelli in più discipline.

A soli vent’anni

C’è poi un dato che rende l’impresa ancora più impressionante.

Sara Curtis ha appena 20 anni.

È nata a Savigliano, in Piemonte, ed è tesserata per l’Esercito e per il CS Roero. Si allena negli Stati Uniti alla Virginia University sotto la guida di Todd DeSorbo e in Italia con Thomas Maggiora.

Il suo percorso rappresenta anche un esempio della nuova dimensione internazionale dello sport italiano.

Allenamenti e competenze possono ormai attraversare l’oceano, mentre l’atleta continua a rappresentare l’Italia nelle grandi competizioni internazionali.

L’Italia del nuoto continua a vincere

Il record di Curtis arriva inoltre in una giornata particolarmente positiva per la squadra azzurra.

Gli Europei di Parigi hanno già regalato all’Italia altre medaglie importanti: Thomas Ceccon e Benedetta Pilato hanno conquistato il bronzo rispettivamente nei 200 dorso e nei 100 rana. Ceccon ha anche stabilito il nuovo record italiano nella sua gara.

E adesso è arrivato il colpo più clamoroso:

un record del mondo.

È la conferma di un movimento che negli ultimi anni ha raggiunto una dimensione internazionale sempre più importante.

Dalla promessa alla storia

Ci sono gare che si vincono.

E poi ci sono gare che rimangono nella memoria.

La semifinale di Sara Curtis appartiene sicuramente alla seconda categoria.

Perché un record europeo può essere migliorato.

Un record italiano può essere superato.

Ma quando un’atleta italiana diventa la più veloce di sempre al mondo in una specialità, siamo davanti a qualcosa di diverso.

A Parigi, Sara Curtis non ha soltanto conquistato un posto in finale.

Ha conquistato un posto nella storia del nuoto italiano.

E adesso resta da vedere se, nella finale dei 50 dorso, riuscirà a mettere la ciliegina sulla torta.

L’Italia, intanto, può già festeggiare.

Il record del mondo parla italiano.