SUPERCALCIO – All’Inter risponde il Napoli (a -3) (VIDEO)

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74c3c579 363d 43b9 bb33 b11f252dd126In questa puntata di lunedì di Supercalcio, visibile come di consueto su Fatti Nostri, naturalmente si è parlato della 30.ma giornata di campionato.

Nell’anticipo giornata, colpo esterno del Bologna, che batte 1-0 il Venezia e blinda il quarto posto in classifica, portandosi a quota 56 punti. Nel primo tempo le migliori occasioni capitano a Zerbin (31′) e Idzes (40′) ma a inizio ripresa ci pensa Orsolini con uno splendido sinistro al volo su assist di Cambiaghi a sbloccare il match e regalare ad Italiano tre punti fondamentali. Poi Skorupski è bravissimo sul tentativo di scavetto di Yeboah (73′). I lagunari non vincono da 13 gare e rimangono sempre al penultimo posto: la Serie B è sempre più vicina.

Il quarto d’ora finale continua a essere stregato per il Como, che viene raggiunto dall’Empoli e non riesce a effettuare il suo scatto-salvezza. Lo scontro diretto del Sinigaglia finisce col punteggio di 1-1: apre le danze Douvikas (61′), pareggia Kouamé (75′) che sfiora anche il gol-vittoria. D’Aversa e i suoi muovono la classifica ma restano terzultimi. Nel recupero espulso Fazzini.

Inizia con una vittoria l’avventura di Igor Tudor sulla panchina della Juve dopo l’esonero di Thiago Motta: i bianconeri battono 1-0 il Genoa, si portano a 55 punti in classifica e tengono il passo del Bologna nella lotta per il quarto posto. Allo Stadium nel primo tempo ci pensa Yildiz (25′) a concretizzare la manovra bianconera e a sbloccare la gara con una grande giocata in area. Nella ripresa poi il Grifone prova a reagire con i cambi ma la Juve gestisce la gara e difende il vantaggio portando a casa tre punti preziosi nella battaglia per la Champions e sfiorando il raddoppio nel recupero con Weah.

La Roma batte 1-0 il Lecce al Via del Mare, ottenendo la settima vittoria consecutiva in campionato e ribadendo la propria candidatura nella corsa al piazzamento Champions. La formazione di Ranieri nel primo tempo spreca due occasioni da gol clamorose con Angelino e Koné, poi soffre e rischia sotto i colpi di Karlsson e Gallo. Nella ripresa il Lecce torna in campo con più coraggio ma la scelta di Giampaolo riceve il giusto premio: all’80’ una giocata individuale di Dovbik trova la rete da tre punti infliggendo ai salentini la quinta sconfitta di fila.

Il lunch match della giornata vede il Cagliari battere 3-0 il Monza. Si decide tutto nella ripresa: al 49′, Viola si fionda sul cross di Augello e di testa batte Turati. Poco dopo, al suo posto, entra Gaetano, che invece al 73′ chiude la partita con una splendida punizione. Infine, al 92′, il tris in ripartenza di Luvumbo.

Colpo grosso della Fiorentina nei piani alti della classifica: la squadra di Palladino batte 1-0 l’Atalanta e in un colpo solo infrange il sogno scudetto della Dea e tiene vive le proprie ambizioni europee. Al Franchi nel primo tempo la Viola fa il match e Kean (45′) sblocca la gara dopo aver rubato palla a Hien a centrocampo. Nella ripresa poi i nerazzurri provano a reagire, ma è sempre la Fiorentina a creare le occasioni migliori e a impegnare un super Carnesecchi con Ranieri.

L’Inter batte 2-1 l’Udinese e blinda il primo posto in classifica, anche se il divario sul Napoli rimane sempre di soli tre punti dopo il successo dei partenopei contro il Milan. Nel primo tempo in campo ci sono solo i nerazzurri, che colpiscono un palo con Frattesi (8′), poi sbloccano il match al 12′ con una bella girata di sinistro di Arnautovic e trovano il raddoppio al 29′ con lo stesso Frattesi con un bell’inserimento. Entrambi gli assist del rientrante Dimarco. Nella ripresa il match cambia completamente: i friulani accorciano con una conclusione dalla distanza di Solet (72′) e sfiorano il pareggio prima con un colpo di testa di Lucca (74′) e poi in pieno recupero con lo stesso Solet, ma in entrambe le occasioni Sommer è bravissimo.

Il Napoli batte 2-1 il Milan e risponde subito all’Inter rimanendo in scia nella corsa scudetto. Al Maradona gli uomini di Antonio Conte mettono subito in chiaro le cose e, pronti via, passano in vantaggio dopo appena 62 secondi con Politano (2′) che approfitta della dormita difensiva rossonera per portare in vantaggio gli azzurri, che poi raddoppiano con Lukaku (19′). Nella ripresa il Milan ha l’occasione di accorciare le distanze al 69′ su rigore, ma Gimenez si fa ipnotizzare da Meret che blocca la conclusione dagli undici metri. Poi è Jovic (84′) a riaccendere le speranze rossonere. Un successo che mantiene gli azzurri a -3 dall’Inter e permette di mettere in cassaforte il secondo posto a +6 sull’Atalanta. Il Milan, nono, vede sempre più distante la zona Europa.

l lunedì della 30a giornata di Serie A si apre con un pareggio. Parma e Verona non si fanno male nello scontro-salvezza, bloccandosi sullo 0-0 e non muovendo eccessivamente le rispettive classifiche: scaligeri a +7 sulla terzultima e ducali a +3.

Lazio avanti piano nella lotta serrata per la zona Champions. Dopo l’imbarcata col Bologna, nel posticipo che chiude la 30.ma giornata di Serie A la squadra di Baroni pareggia 1-1 col Torino e si fa agganciare dalla Roma a quota 52 punti. All’Olimpico nel primo tempo tanto equilibrio e due parate importanti di Milinkovic-Savic su Zaccagni e Pedro. Nella ripresa poi Provedel disinnesca un’incornata ravvicinata di Maripan, Marusic (57′) sblocca la gara con un bel destro a giro e nel finale Gineitis (82′) pareggia i conti su assist di Biraghi. *Protagonisti della serata, come sempre in diretta, mirabilmente condotta da Italo Lo Presti, coadiuvato da Alex Ziccarelli, Pasquale Simonetta, Vito Caressa e John Groe.

**Alla trasmissione hanno assistito oltre  120 persone, tra i quali ha commentato in diretta Pasquale Simonetta.

***I saluti della conduzione e degli intervenuti sono invece andati inizialmente a tutti gli amici che ci seguono in generale, poi a Vince Ionadi, a Domenic Staglianò, a Frank Riga, a Nino Cioppa con gli auguri per una completa guarigione, a Joe Giampaolo, a Filippo Gravina, a Pasquale Simonetta, a Massimiliano Menna, a Sam Gallucci, a Sam Dica, a Romolo Groe, a Domenic Flavino, a Marco Petrongolo e a Rocco Simone dello Juventus Club di Woodbridge, ad Antonio Romanello, a Nicola Caressa, a Patrick Incurvati, a Fausto Di Berardino, a Mimmo Tortarolo, a Luca Tomanelli, ad Ivan Groe e a Sebastiano Meli con gli auguri per suo figlio di una pronta guarigione.

 

 

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“In agonia per 12 ore prima di morire”, in tribunale il video dell’autopsia di Maradona

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maradona 1“Il cuore pesava 503 grammi, il doppio del suo peso, aveva tre litri d’acqua nell’addome, in entrambe le pleure e nel cuore, non è normale”: i segni di un’agonia prolungata sul corpo senza vita di Diego Armando Maradona sono stati discussi e anche visionati nella sesta udienza del processo per la morte del calciatore argentino, che si è tenuta giovedì 27 marzo a Buenos Aires.

I procuratori Patricio Ferrari e Cosme Iribarren, hanno presentato infatti per la prima volta i dettagli dell’autopsia eseguita sul cadavere dell’uomo, il 25 novembre 2020. Non solo: è stato esibito il video di quell’autopsia e hanno testimoniato anche i medici forensi che l’hanno realizzata per spiegare come Diego Armando Maradona avrebbe sofferto una lunga agonia prima del suo decesso.

“MORTO PER EDEMA POLMONARE E INSUFFICIENZA CARDIACA, 10 GIORNI PER RIDURLO COSÌ”

Le immagini sono state molto forti ma, diversamente dalla precedenti, l’udienza non è stata trasmessa in diretta e quindi non sono state diffuse. Nella precedente udienza aveva fatto scandalo la foto mostrata dal Pm del cadavere di Maradona ancora nel letto e con il ventre visibilmente gonfio.
“Nel cuore abbiamo trovato un coagulo di colore rossiccio che compare solo in caso di una lunga agonia, forse anche di 12 ore, durante la quale non ha ricevuto cure”, ha infatti spiegato Carlos Mauricio Cassinelli, uno dei cinque periti che hanno firmato il referto dopo l’esame del cadavere. L’autopsia ha sostanzialmente stabilito che Diego Maradona è morto per “edema polmonare acuto secondario a insufficienza cardiaca congestizia acuta e cardiomiopatia dilatativa”. Un quadro che per i periti si è generato nel corso di diversi giorni: “Non si produce in un giorno, è un quadro che va progredendo- ha spiegato il medico legale- Si tratta di almeno 10 giorni”», ha detto Cassinelli.

“CERVELLO, CUORE E POLMONI PIENI D’ACQUA”

La testimonianza dei forensi ha in sostanza rafforzato la tesi del pubblico ministero e della querela che attribuiscono gravi responsabilità per la morte del campione allo staff medico che lo seguiva.
In dettaglio, attraverso l’analisi del corpo, si è accertato lo stato di salute dei diversi organi di Maradona: secondo l’esperto Cassinelli, la maggior parte pesava quasi il doppio di quelli ‘normali’ di un adulto. “L’esame è iniziato dalla testa. La massa cerebrale era molto congestionata, edematosa, per l’acqua- ha testimoniato- Pesava più di un cervello normale. Poi il collo: nelle cavità pleuriche abbiamo trovato del liquido, circa mezzo litro in ciascuna. Cioè i polmoni erano molto turgidi, con un peso aumentato. Erano pieni d’acqua”, ha ribadito infine il professionista.

Agenzia DIRE – www.dire.it




L’Italia protesta, la Germania segna: la figuraccia è storica

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donnarumma fotoIl momentaneo 2-0 della Germania all’Italia in Nations League (finirà poi 3-3 con rimonta ed eliminazione degli azzurri) ha fatto nella notte il giro social almeno un paio di volte, tradotto in “figuraccia” (ed eufemismi accessori) in tutte le lingue del mondo.

Musiala segna dopo aver battuto un calcio d’angolo, mentre tutta l’Italia – a cominciare da Donnarumma – si dedicano al vero sport nazionale: le proteste con gli arbitri.

Però è il caso di segnale anche la marpionaggine e, forse, un pizzico di antisportività dei tedeschi.

Agenzia DIRE – www.dire.it




È morto George Foreman

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a23e213d d335 41fc 8c00 93ec4cfd1c06 xxx george foreman portrait.001Il mondo della boxe piange George Foreman, leggenda dei guantoni: aveva 76 anni. Lo ha reso noto la famiglia con un comunicato diffuso sui social: “Predicatore devoto, marito devoto, padre amorevole e orgoglioso nonno e bisnonno, ha vissuto una vita caratterizzata da fede incrollabile, umiltà e determinazione”. Nato a Marshall, in Texas, il 10 gennaio 1949, Big George è stato due volte campione del mondo dei pesi massimi in una carriera aperta dalla medaglia d’oro olimpica di Città del Messico 1968 prima di passare ai professionisti, e vissuta in due momenti: prima dal 1969 al 1977 e poi dal 1987 al 1997 dopo il suo ritorno sul ring.

È l'anniversario dello storico incontro di boxe tra Muhammad Ali e George Foreman a Kinshasa il 30 ottobre 1974 con in palio la corona dei pesi massimi tra due tra i più forti di sempre, un match entrato nell'epica dello sport

Il primo titolo mondiale dei massimi fu nel 1973 battendo il campione Joe Frazier, con due difese e la prima sconfitta in uno degli incontri più iconici della storia della boxe, The Rumble in the Jungle il 30 ottobre 1974 a Kinshasa contro Muhammad Ali, quando all’ottavo round perse per k.o. la corona a 25 anni. Diventato ministro ordinato di culto dopo il primo ritiro nel 1977, Foreman tornò nel 1987 e nel 1994 a 45 anni tornò campione battendo Michael Moorer e diventando il più vecchio campione del mondo della storia dei pesi massimi.

(FILES) US boxing heavyweight champions, Muhammad Ali (L) (born Cassius Clay) and George Foreman (R) fight in Kinshasa on October 30, 1974. Former heavyweight boxing champion George Foreman, who fought an iconic battle with Muhammad Ali before later reclaiming the title two decades later, died March 21 aged 76, his family announced in a statement. "With profound sorrow, we announce the passing of our beloved George Edward Foreman Sr, who peacefully departed on March 21, 2025, surrounded by loved ones," the statement said. (Photo by AFP)

La famiglia

“Un uomo dalla grande umanità, un olimpionico e due volte campione del mondo dei pesi massimi – ha scritto la famiglia -, era profondamente rispettato, un uomo di disciplina, convinzione e un protettore della sua eredità, che ha combattuto instancabilmente per preservare il suo nome, per la sua famiglia. Siamo grati per l’effusione di amore e preghiere e chiediamo gentilmente la privacy mentre onoriamo la vita straordinaria di un uomo che abbiamo avuto la fortuna di chiamare nostro”.

da La Gazzetta dello Sport

foto USA Today




Fantastico Andy Diaz ai Mondiali di atletica indoor: è campione del triplo

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foto singola sito 2025 03 21t080909.775 1024x576Impresa di Andy Diaz ai Mondiali indoor di Nanchino: è campione del mondo del triplo con un fantastico record italiano di 17,80. È azzurra la prima medaglia italiana della rassegna iridata in Cina: dopo il titolo europeo conquistato due settimane fa ad Apeldoorn, il saltatore allenato da Fabrizio Donato si ripete nel contesto mondiale e mette al collo la terza medaglia consecutiva da quando indossa la maglia azzurra, ovvero dal bronzo delle Olimpiadi di Parigi della scorsa estate.

L’Italia del triplo torna sul gradino più alto del podio ai Mondiali indoor a ventiquattro anni dalla vittoria di Paolo Camossi a Lisbona nel 2001. Che gioia per Andy Diaz, trent’anni da compiere il giorno di Natale, imprendibile per tutti gli altri: argento al cinese Zhu Yaming (17,33), bronzo al brasiliano Almir Dos Santos (17,22).

Occhiali scuri, cappuccio azzurro a coprire le treccine, un mood da popstar. Andy Diaz mette piede in pedana rilassato e convinto. Ed è subito fuego. Al primo salto ‘ammazza’ la gara con un favoloso 17,80 (lasciando poco più di sei centimetri allo stacco), un volo oltre il primato italiano che già gli apparteneva dal Golden Gala del 2023 di Firenze (17,75) e che ribadisce la sua leadership mondiale stagionale. Una misura che oltrepassa anche la migliore prestazione di sempre al coperto, per la felicità di coach Donato che l’aveva centrata a Parigi nel 2011 (17,73). Nullo il secondo salto senza nemmeno staccare, rinuncia al terzo, e nel frattempo Simone Biasutti si porta a 16,37 e supera il primo ‘taglio’ regalandosi un quarto salto, nullo, per chiudere al decimo posto. Diaz passa anche il quarto e il quinto tentativo, poi rimette le chiodate per il sesto turno, (nullo), quasi con le lacrime agli occhi per l’emozione, tra gli applausi dei tanti bambini cinesi presenti sugli spalti, prima che la grande festa possa cominciare.

È una storia emozionante, quella di Andy – racconta il sito della Fidal – La fuga da Cuba di rientro dalle Olimpiadi di Tokyo, l’arrivo in Italia, le notti passate in strada in attesa di una nuova vita e poi l’incontro decisivo con Fabrizio Donato, suo idolo sportivo, contattato su Instagram e diventato non soltanto un allenatore ma un fratello maggiore, tanto da accogliere Andy in casa sua. Il tesseramento con la Libertas Unicusano Livorno, la cittadinanza italiana ottenuta per meriti sportivi, l’ingresso in Fiamme Gialle, gruppo che lo culla a Castelporziano. E il resto è storia recente, fatta di tre medaglie e di una crescita vertiginosa, ormai alle soglie dei diciotto metri, l’eccellenza della specialità.

Nell’avventura azzurra ai Mondiali indoor erano state fin qui sette le medaglie d’oro: Giuliana Salce a Parigi 1985 nella marcia (quando si trattava ancora di Giochi Mondiali), due volte Gennaro Di Napoli nei 3000 (Toronto 1993 e Barcellona 1995), poi Fiona May nel lungo (Parigi 1997), il già citato Paolo Camossi a Lisbona 2001 e oggi in festa sulle tribune del Nanjing’s Cube come responsabile dei salti azzurri, quindi Gianmarco Tamberi nell’alto a Portland 2016 e Marcell Jacobs nei 60 a Belgrado 2022.

DIAZ FESTEGGIA L’ORO: “E ORA I 18 METRI”

Mi piace mantenere la parola, avevo detto che avrei vinto e l’ho fatto“. Tutta la soddisfazione di Andy Diaz, oro nel triplo ai Mondiali indoor di Nanchino. Esulta l’azzurro, che a Parigi ha aperto il ‘rubinetto’, poi è arrivato l’oro di Apeldoorn e adesso il successo in Cina. “I risultati parlano da soli, ci vediamo ai Mondiali di Tokyo in estate- dice- Mi è dispiaciuto aver tolto il record indoor a Fabrizio, ma la prima cosa che mi ha detto è ‘va bene così, l’hai fatto in un Mondiale’. È la gara più importante, era davvero contento. Peccato non aver potuto continuare a fare gli altri salti, la gara era un po’ lenta, ho preso freddo e non volevo rischiare nulla in vista della stagione all’aperto. Sapevo che un salto poteva bastare, e ce l’ho fatta, tranquillo e rilassato”.

La maglia azzurra è una seconda pelle. “Mi porta fortuna! È il mio colore preferito, e ora andiamo avanti” le dichiarazioni riportate dal sito Fidal. Fino ai 18 metri? “È l’altra parola che devo mantenere- risponde- Ci stiamo lavorando. Manca sempre meno. Questa giornata la dedico a mia mamma, alla mia famiglia, a Fabrizio e ai suoi cari. Sì, Fabrizio: il mio amico, allenatore, mental coach, la mia guida, un idolo, una persona che ha i miei stessi pensieri e stessi obiettivi, mi fa andare avanti e non mi fa mollare mai. È il top del top. Un grazie anche al dottor Alessandro Di Napoli senza cui non saremmo stati qui: sentivo dolore dopo la prima gara di febbraio e nonostante questo siamo riusciti a prendere due ori nelle settimane successive. Ora si fa festa, ce la meritiamo!”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Omar Sivori, el pibe del tunnel

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sito hero sivori10 milioni di pesos. 190 milioni di lire. Tanto costò alla Juventus il cartellino di Omar Sivori, acquistato dal River Plate per strapparlo alla concorrenza dell’Inter. 10 milioi di pesos. Tanti soldi per una società, il River Plate, nata nel quartiere italiano della Boca di Buenos Aires, e diventata peri suoi tifosi la squadra dei “Milionarios”. Con i soldi ottenuti dalla cessione di Sivori, il club ampliò il suo stadio Monumental e si dedicò a coltivare nuovi talenti, dopo aver venduto all’Inter anche Antonio Valentin Angelillo e al Bologna Humberto Dionisio Maschio.

Si potrebbe riassumere in questo fatto di cronaca sportiva tutta l’importanza di un giocatore “italico” che ha lasciato anzitempo la vita terrena, dopo una breve quanto devastante malattia. Omar Sivori appartiene in effetti a una pagina dello sport che sembra molto lontana dai canoni delle nostre domeniche sportive. Lo chiamavano “Angelo dalla faccia sporca”, appellativo dato a tutto il trio d’attacco della nazionale Argentina (con Angelillo e Maschio) ma incollato a Sivori come un’etichetta doc. Perché lui era il vero genio e sregolatezza di un universo calcistico che amava fuggire dai ritiri per passare le notti nei bar, ma che sapeva farsi perdonare gli eccessi con giocate di rara bellezza. Con Omar Sivori si chiude un capitolo della storia del calcio nel quale la televisione contava poco e le cronache fotografiche ed evocative accendevano la fantasia dei tifosi.

8e5c08df1293f996a1a981322f166e3fDefinito da molti critici argentini più grande di Maradona, Omar Sivori venne paragonato al “gatto” per distinguerlo dalla “volpe” brasiliana José Altafini in un campionato italiano segnato da nomi illustri che avrebbero vestito anche l’azzurro della nazionale italiana. Pronipote di un italiano emigrante partito da Cava de Tirreni, Omar Sivori nacque nella città di San Nicolas nel 1935, a soli 17 anni, esordì nel massimo campionato argentino con la maglia bianco rossa del River Plate. Era il 1954 e in tre anni vinse tre campionati divenendo il leader della squadra. Irriverente, provocatore, imprevedibile, Sivori nel River non ebbe un ruolo preciso ma con Angelillo e Maschio venne trapiantato in nazionale e contribuì a vincere la Coppa America del 1957: i tre segnarono 20 delle 25 reti complessive dell’Argentina.

Acquistato nello stesso anno dalla Juve – che lo strappò all’Inter – Sivori entrò a far parte di un altro attacco da leggenda: in bianconero si affiancò a Giampiero Boniperti e a Hohn Charles, un trio indissolubile, in campo e fuori. In otto anni trascorsi a Torino, Sivori conquistò tre campionati e due Coppe Italia.

101531725 4a30c89d ee55 4515 9515 de5ffe43598fConsacrato Pallone d’Oro nel 1961 (secondo giocatore argentino a vincere il prestigioso riconoscimento dopo Alfredo Di Stefano, leggenda del Real Madrid) divenne il “re del tunnel” ma non trovò altrettanta fortuna nelle competizioni europee. Leggendaria però è rimasta la sua prestazione nella triplice sfida con il grande Real, nei quarti di finale della Coppa Campioni del 1961-62. Sua fu la rete dello storico successo juventino a Madrid il 21 febbraio del 1962, sua anche la rete nella “bella” disputata a Parigi, nonostante l’eliminazione dalla competizione; suoi soprattutto i funambolici numeri contro avversari in costante affanno e costretti al fallo. Ma non era tipo da farsi soggiogare, Omar, dai calci e dalle botte. Anzi. Il clima di battaglia lo esaltava e il suo carattere era tutto in quei “calzettoni sempre abbassati” a dimostrare di non temere scontri. In 11 anni di carriera italiana collezionò (oltre alle 146 reti in 278 presenze) 33 giornate di squalifica per il suo carattere “caliente”. Ma conquistò anche il cuore di tutti gli italiani.

Nel 1966, dopo una lunga squalifica, si trasferì al Napoli, nel quale fece coppia con l’oriundo brasiliano Josè Altafini. “Siamo stati acquistati tutti e due dal Napoli – ricorderà Altafini, oggi commentatore sportivo -, che era stato appena promosso in Serie A. Entrambi eravamo reduci da una stagione difficile, io al Milan e lui alla Juventus. Decidemmo allora di fare un patto d’onore per riscattarci e per evitare che la squadra retrocedesse, obiettivo che a fine stagione riuscimmo a centrare”.

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Il caloroso pubblico partenopeo tributò a Sivori un vero e proprio trionfo, eleggendolo a proprio idolo e aiutandolo a chiudere in bellezza una carriera straordinaria, che si tinse anche dei colori della Nazionale. Entrato nel team azzurro grazie a un complicato puzzle genealogico che gli valse la doppia cittadinanza , il talento argentino segnò nove reti ma non poté bissare i successi conquistati con l’Argentina e non riuscì a elevare le quotazioni di una nazionale in debito di credibilità.

“Nel 1958 – ricorderà a tal proposito Angelillo – io, Sivori e Maschio non potemmo partecipare ai Campionati Mondiali perchè chi giocava all’estero non veniva più convocato dalla Nazionale del nostro Paese. In quel contesto l’Italia ci ha voluti nella Nazionale maggiore fino alla partecipazione ai Mondiali del 1962. Indossare la maglia italiana è stato per noi un onore”.

Tornato in Argentina, Sivori iniziò la carriera di allenatore dal River Plate. Rosario Central, Estudiantes, Racing Club Avellaneda e e Velez Sarsfield, furono le tappe della sua carriera da allenatore fino a diventare commissario tecnico della Nazionale argentina ai Mondiali tedeschi del 1974.

Un amore profondo legò Sivori a San Nicolas e al calcio, fino all’ultimo. Nelle sue ultime disposizioni, Omar ha infatti chiesto ai club di non osservare un minuto di silenzio.

“Il calcio è una festa e deve rimanere tale ! ” .

Era la sua convinzione, fino all’ultimo respiro.

 




SUPERCALCIO – L’Inter scappa, il Napoli frena e la Juve affonda (VIDEO)

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86070026 d65c 457e 8ece b99f38ada32fIn questa puntata domenicale di Supercalcio, visibile come di consueto su Fatti Nostri, naturalmente si è parlato della 29.ma giornata di campionato. Il Genoa batte 2-1 il Lecce a Marassi. A decidere la sfida è Miretti, che realizza una doppietta: in entrambi i casi, al 16′ al volo di destro e al 47′ con una girata in area, a servire l’ex Juve è Malinovskyi. Il fallo di mano di Matturro e il rigore di Krstovic (68′) riaprono la partita, ma Giampaolo non riesce a pareggiarla nel finale. Il Grifone blinda così la salvezza. Grande scatto-salvezza dell’Hellas Verona, che vince un match decisamente complicato a Udine: è 1-0 sui rivali nel derby del Triveneto. Runjaic, privo di Thauvin, viene colpito su punizione: strepitosa la rete di Duda (71′), che manda i gialloblù a +7 sulla terzultima. Finisce 1-1, invece, lo scontro tra il Monza e il Parma: Bonny riacciuffa Nesta e fa sfumare la vittoria dei biancorossi. Il Milan batte 2-1 il Como in rimonta: a San Siro gli uomini di Conceiçao partono bene, ma poi è Maignan a tenere a galla i rossoneri fino al 33′, quando Da Cunha, con un sinistro chirurgico dalla distanza, sigla il vantaggio per i biancoblù di Fabregas. Nella ripresa, dopo la rete annullata a Da Cunha per un fuorigioco millimetrico, i rossoneri trovano il pari con Pulisic (53′) e il vantaggio con Reijnders (76′). Nel finale Como in inferiorità numerica per l’espulsione di Dele Alli. Il Torino batte 1-0 l’Empoli e inguaia i toscani, che non hanno vinto nessuna delle ultime 14 partite e rimangono terzultimi con soli 22 punti. All’Olimpico Grande Torino va in scena una gara con pochissime emozioni e che conferma l’allergia al gol della squadra di D’Aversa. Il gol che decide la sfida arriva al 70′, grazie a un bel piatto dal limite nell’angolino di Vlasic. Il Napoli pareggia 0-0 contro il Venezia: nel primo tempo Raspadori colpisce un clamoroso palo interno (5′), poi il grande protagonista è Radu, che nega il gol allo stesso attaccante, a McTominay (due volte) e blocca sulla linea il colpo di testa di Lukaku. Nel finale Meret respinge su Perez, poi Rrahmani salva sulla linea la ribattuta di Fila. Nel secondo tempo, la squadra di Conte fa la partita ma sono i padroni di casa ad avere il match-point al 95′ con Nicolussi Caviglia fermato da Meret. Il Napoli rallenta nella corsa scudetto, per il Venezia quarto pari di fila e un punto importante nella corsa salvezza. Il Bologna dà spettacolo con un risultato alquanto inatteso, non per la vittoria ma per il punteggio finale: i rossoblù travolgono 5-0 la Lazio al Dall’Ara. Odgaard apre i conti al 16′ ma è a inizio ripresa, con due gol in poco più di un minuto di Orsolini (48′) e Ndoye (49′), che la squadra di Italiano chiude la partita. Al 74′ e all’84’, infine, Castro e Fabbian completano la festa dei felsinei, che rafforzano la loro candidatura per un posto nella prossima Champions. La Roma risponde presente nella serrata lotta per un posto in Europa. La squadra di Ranieri batte il Cagliari 1-0 e accorcia in classifica portandosi a -2 dal sesto posto della Lazio. All’Olimpico nel primo tempo i giallorossi controllano il possesso e fanno il match ma i sardi restano bassi, difendono bene e chiudono tutti gli spazi. Nella ripresa poi Svilar si esibisce in un paio di interventi importanti e Dovbyk (62′) decide la gara con una zampata in mischia. Dybala out per un problema fisico. La Fiorentina batte 3-0 la Juventus,  infliggendo ai bianconeri la seconda sconfitta consecutiva in campionato. Al Franchi è stato un match senza storia, indirizzato fin da subito dall’uno-due firmato da Gosens al 16′ e da Mandragora al 18′. L’attesa reazione bianconera, reduce dallo 0-4 contro l’Atalanta, non è arrivata e a inizio ripresa è arrivato anche il tris firmato da Gudmundsson con un destro potente e preciso dal limite dell’area. Juventus superata al quarto posto dal Bologna. Nel posticipo l’Inter sbanca Bergamo vincendo 2-0 contro l’Atalanta. Al Gewiss Stadium, dopo un primo tempo in equilibrio che poteva sbloccarsi già al 7′ con Thuram che viene fermato dal palo, i nerazzurri di Inzaghi passano nella ripresa con un colpo di testa di Carlos Augusto (54′) lasciato libero dalla difesa della Dea. Orobici che ci provano, ma giocano in inferiorità numerica dall’81’ per l’espulsione di Ederson (per doppia ammonizione per proteste) e cadono nel finale col gol di Lautaro (87′) che segna il ko definitivo. Nel recupero espulso anche Bastoni. Un successo che permette all’Inter di tentare la fuga in testa alla classifica sfruttando il pari del Napoli col Venezia, portandosi a +3 sugli azzurri e a +6 sull’Atalanta.

*Protagonisti della serata, come sempre in diretta, mirabilmente condotta da Italo Lo Presti, coadiuvato da Alex Ziccarelli, Salvatore Servello, Pasquale De Stefano, Pasquale Simonetta e Romolo Groe.

**Alla trasmissione hanno assistito circa  160 persone, tra i quali hanno commentato in diretta: Joseph Speranza, Mauro di Dolce Bombe, Angiolino Trimmeliti, Filippo Gravina, Sam Dica, Nicolangelo Cioppi e Nino Cioppa.

***I saluti della conduzione e degli intervenuti sono invece andati inizialmente a tutti gli amici che ci seguono in generale, poi a San Gallucci, a Vince Ionadi, a Sam Dica, a Frank Riga, a Domenico Staglianò, a Filippo Gravina, a Nino Cioppa, a Mauro di Dolce Bombe, a Firmino Dimagno, a Joe Giampaolo, allo Juventus Club di Woodbridge, a Vito Caressa, a Nicola Caressa, a Sebastiano Meli, a Max Rampello, a Massimiliano Menna, a Frank Panacci, a Patrizio Serafini, a Joseph Speranza e a Sergio Onorati.

 

 




F1, nel Gran Premio d’Australia Norris in pole e Ferrari in quarta fila

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ferrari hamilton 1024x576Lando Norris ha conquistato la pole position nel Gran Premio d’Australia, gara inaugurale della stagione di Formula 1. Nelle qualifiche il pilota della McLaren ha preceduto di appena 0,084 secondi il compagno di squadra Oscar Piastri. Il campione in carica Max Verstappen (Red Bull) ha concluso al terzo posto, mentre George Russell (Mercedes) è arrivato quarto davanti a Yuki Tsunoda (Racing Bulls) e Alex Albon (Williams). Le Ferrari partiranno dalla quarta fila con Charles Leclerc e Lewis Hamilton che si sono dovuti accontentare del settimo e ottavo posto. Completano la Top 10 Pierre Gasly (Alpine) e Carlos Sainz (Williams).

F1. HAMILTON: LONTANI DALLE ASPETTATIVE, ABBIAMO MARGINI DI CRESCITA

“La macchina si comporta in modo molto diverso rispetto alla Mercedes che ho guidato per tanti anni e c’è voluto parecchio tempo per abituarmi alla vettura. Sono arrivato vicino a Charles (Leclerc, ndr), e questo è un aspetto positivo. Siamo un po’ lontani rispetto alle aspettative. Penso però che abbiamo margini di crescita”. Lo ha dichiarato, ai microfoni di Sky Sport, il pilota della Ferrari, Lewis Hamilton, dopo l’ottava posizione ottenuta nelle qualifiche del Gran Premio d’Australia, primo appuntamento del Mondiale di Formula 1, che si correrà domani alle 5.00 (ora italiana) sul circuito cittadino di Albert Park a Melbourne.

VASSEUR (FERRARI): NON SODDISFATTI, DOMANI SCENARIO DIVERSO

“Ovviamente non possiamo essere soddisfatti del risultato della qualifica odierna. In Q1 e Q2 non sembrava che le cose andassero troppo male, visto che eravamo a uno-due decimi dalle McLaren. In Q3 invece non abbiamo fatto un buon lavoro perché non siamo riusciti a tenere lo stesso ritmo dei nostri rivali e di conseguenza ci ritroviamo in una posizione che non rispecchia il nostro vero potenziale. Domani la gara potrebbe presentare uno scenario completamente diverso, visto che il passo ieri era buono e potremmo avere condizioni molto diverse, visto che è attesa la pioggia. I punti si assegnano domani e dobbiamo fare un buon lavoro, preparandoci nei minimi dettagli: sono convinto che abbiamo il potenziale per portare a casa un buon bottino di punti”. Lo ha dichiarato il Team Principal della Ferrari, Fred Vasseur, dopo la settima e ottava posizione ottenuta rispettivamente da Charles Leclerc e Lewis Hamilton nelle qualifiche del Gran Premio d’Australia, primo appuntamento del Mondiale di Formula 1, che si correrà domani alle 5.00 (ora italiana) sul circuito cittadino di Albert Park a Melbourne.

LECLERC: RISULTATO DELUDENTE, MACCHINA HA POTENZIALE

Il risultato di oggi è deludente, ma è solo un punto di partenza. Non bisogna provare a fare i miracoli domani perché l’importante è portare i punti a casa. Sono sicuro che la macchina ha del potenziale, ma soprattutto nella Q3 era difficile da guidare”. Lo ha dichiarato, ai microfoni di Sky Sport, il pilota della Ferrari, Charles Leclerc, dopo la settima posizione ottenuta nelle qualifiche del Gran Premio d’Australia, primo appuntamento del Mondiale di Formula 1, che si correrà domani alle 5.00 (ora italiana) sul circuito cittadino di Albert Park a Melbourne.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Sci. Brignone prima, Goggia seconda: è azzurra tutta le neve del mondo

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gjq5zctwsae0w29 1024x682Un trionfo quasi doppio per Federica Brignone. Nel SuperG di La Thuile, nella sua Valle d’Aosta, l’azzurra si è presa infatti la gara e di fatto ha messo in bacheca la Coppa del mondo. Solo l’aritmetica le ha impedito di festeggiare già la conquista della sfera di cristallo insieme alla mamma e al resto della famiglia, tutti ai piedi della pista ad applaudirla.

Bellissimo anche l’abbraccio con Sofia Goggia, tra l’altro finita alle sue spalle in questa gara: doppietta italiana. Terza, invece, la francese Romane Mirandoli.

“Una giornata fantastica”. La sintesi di Federica Brignone dopo la vittoria nel SuperG di ‘casa’ a La Thuile, nella sua Valle d’Aosta, che di fatto le ha consegnato anche la sfera di cristallo della Coppa del mondo. “Tenevo particolarmente a questa gara, ed è stato tutto perfetto” ha aggiunto con un sorriso l’azzurra.

L’appuntamento per la consegna del trofeo è dal 22 al 27 marzo a Sun Valley, negli Stati Uniti. Lì si disputeranno Discesa, SuperG, Gigante e Slalom. I punti di vantaggio di Brignone sulla svizzera Lara Gut-Behrami sono 382, ma dal momento che le due non faranno lo slalom di fatto la Coppa del mondo è già nella mani di Federica.

Quello di La Thuile è stato il decimo successo di questa stagione per l’azzurra (5 in Gigante, 3 in SuperG e 2 in Discesa), il 37esimo della sua carriera. Inoltre, le ha permesso di passare in testa anche alla classifica di specialità, lei che è già la migliore in Discesa e al momento la seconda nel Gigante. Insomma, una stagione da assoluta dominatrice che si concluderà con la seconda Coppa del mondo dopo quella 2019/20.

 Agenzia DIRE – www.dire.it




I quarti di finale di Champions: sarà Bayern-Inter, il PSG aspetta il suo avversario

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ca9b86a306f5b3db2bd87d76bb27568d 54265 oooz0000I successi di Bayern Monaco e Inter vanno a formare il primo quarto di finale di Champions League dell’edizione 2024-25: il Barcellona è la terza squadra certa di essere tra le prime otto squadre d’Europa, mentre PSG e Liverpool si stanno giocando un posto ai supplementari. Domani le altre quattro gare che mettono in palio altrettanti posti.

OTTAVI DI FINALE
Barcellona-Benfica 3-1 (andata 1-0)
Inter-Feyenoord 2-1 (andata 2-0)
Bayer Leverkusen-Bayern Monaco 0-2 (andata 0-3)
Liverpool-PSG 1-5 dcr (andata 1-0)

Arsenal-PSV Eindhoven (andata 7-1)
Atletico Madrid-Real Madrid (andata 1-2)
Aston Villa-Club Brugge (andata 3-1)
Lille-Borussia Dortmund (andata 1-1)

QUARTI DI FINALE
Arsenal/PSV Eindhoven-Atletico Madrid/Real Madrid
PSG-Aston Villa-Club Brugge
Barcellona-Lille/Borussia Dortmund
Bayern Monaco-Inter