L’Italia protesta, la Germania segna: la figuraccia è storica

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donnarumma fotoIl momentaneo 2-0 della Germania all’Italia in Nations League (finirà poi 3-3 con rimonta ed eliminazione degli azzurri) ha fatto nella notte il giro social almeno un paio di volte, tradotto in “figuraccia” (ed eufemismi accessori) in tutte le lingue del mondo.

Musiala segna dopo aver battuto un calcio d’angolo, mentre tutta l’Italia – a cominciare da Donnarumma – si dedicano al vero sport nazionale: le proteste con gli arbitri.

Però è il caso di segnale anche la marpionaggine e, forse, un pizzico di antisportività dei tedeschi.

Agenzia DIRE – www.dire.it




È morto George Foreman

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a23e213d d335 41fc 8c00 93ec4cfd1c06 xxx george foreman portrait.001Il mondo della boxe piange George Foreman, leggenda dei guantoni: aveva 76 anni. Lo ha reso noto la famiglia con un comunicato diffuso sui social: “Predicatore devoto, marito devoto, padre amorevole e orgoglioso nonno e bisnonno, ha vissuto una vita caratterizzata da fede incrollabile, umiltà e determinazione”. Nato a Marshall, in Texas, il 10 gennaio 1949, Big George è stato due volte campione del mondo dei pesi massimi in una carriera aperta dalla medaglia d’oro olimpica di Città del Messico 1968 prima di passare ai professionisti, e vissuta in due momenti: prima dal 1969 al 1977 e poi dal 1987 al 1997 dopo il suo ritorno sul ring.

È l'anniversario dello storico incontro di boxe tra Muhammad Ali e George Foreman a Kinshasa il 30 ottobre 1974 con in palio la corona dei pesi massimi tra due tra i più forti di sempre, un match entrato nell'epica dello sport

Il primo titolo mondiale dei massimi fu nel 1973 battendo il campione Joe Frazier, con due difese e la prima sconfitta in uno degli incontri più iconici della storia della boxe, The Rumble in the Jungle il 30 ottobre 1974 a Kinshasa contro Muhammad Ali, quando all’ottavo round perse per k.o. la corona a 25 anni. Diventato ministro ordinato di culto dopo il primo ritiro nel 1977, Foreman tornò nel 1987 e nel 1994 a 45 anni tornò campione battendo Michael Moorer e diventando il più vecchio campione del mondo della storia dei pesi massimi.

(FILES) US boxing heavyweight champions, Muhammad Ali (L) (born Cassius Clay) and George Foreman (R) fight in Kinshasa on October 30, 1974. Former heavyweight boxing champion George Foreman, who fought an iconic battle with Muhammad Ali before later reclaiming the title two decades later, died March 21 aged 76, his family announced in a statement. "With profound sorrow, we announce the passing of our beloved George Edward Foreman Sr, who peacefully departed on March 21, 2025, surrounded by loved ones," the statement said. (Photo by AFP)

La famiglia

“Un uomo dalla grande umanità, un olimpionico e due volte campione del mondo dei pesi massimi – ha scritto la famiglia -, era profondamente rispettato, un uomo di disciplina, convinzione e un protettore della sua eredità, che ha combattuto instancabilmente per preservare il suo nome, per la sua famiglia. Siamo grati per l’effusione di amore e preghiere e chiediamo gentilmente la privacy mentre onoriamo la vita straordinaria di un uomo che abbiamo avuto la fortuna di chiamare nostro”.

da La Gazzetta dello Sport

foto USA Today




Fantastico Andy Diaz ai Mondiali di atletica indoor: è campione del triplo

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foto singola sito 2025 03 21t080909.775 1024x576Impresa di Andy Diaz ai Mondiali indoor di Nanchino: è campione del mondo del triplo con un fantastico record italiano di 17,80. È azzurra la prima medaglia italiana della rassegna iridata in Cina: dopo il titolo europeo conquistato due settimane fa ad Apeldoorn, il saltatore allenato da Fabrizio Donato si ripete nel contesto mondiale e mette al collo la terza medaglia consecutiva da quando indossa la maglia azzurra, ovvero dal bronzo delle Olimpiadi di Parigi della scorsa estate.

L’Italia del triplo torna sul gradino più alto del podio ai Mondiali indoor a ventiquattro anni dalla vittoria di Paolo Camossi a Lisbona nel 2001. Che gioia per Andy Diaz, trent’anni da compiere il giorno di Natale, imprendibile per tutti gli altri: argento al cinese Zhu Yaming (17,33), bronzo al brasiliano Almir Dos Santos (17,22).

Occhiali scuri, cappuccio azzurro a coprire le treccine, un mood da popstar. Andy Diaz mette piede in pedana rilassato e convinto. Ed è subito fuego. Al primo salto ‘ammazza’ la gara con un favoloso 17,80 (lasciando poco più di sei centimetri allo stacco), un volo oltre il primato italiano che già gli apparteneva dal Golden Gala del 2023 di Firenze (17,75) e che ribadisce la sua leadership mondiale stagionale. Una misura che oltrepassa anche la migliore prestazione di sempre al coperto, per la felicità di coach Donato che l’aveva centrata a Parigi nel 2011 (17,73). Nullo il secondo salto senza nemmeno staccare, rinuncia al terzo, e nel frattempo Simone Biasutti si porta a 16,37 e supera il primo ‘taglio’ regalandosi un quarto salto, nullo, per chiudere al decimo posto. Diaz passa anche il quarto e il quinto tentativo, poi rimette le chiodate per il sesto turno, (nullo), quasi con le lacrime agli occhi per l’emozione, tra gli applausi dei tanti bambini cinesi presenti sugli spalti, prima che la grande festa possa cominciare.

È una storia emozionante, quella di Andy – racconta il sito della Fidal – La fuga da Cuba di rientro dalle Olimpiadi di Tokyo, l’arrivo in Italia, le notti passate in strada in attesa di una nuova vita e poi l’incontro decisivo con Fabrizio Donato, suo idolo sportivo, contattato su Instagram e diventato non soltanto un allenatore ma un fratello maggiore, tanto da accogliere Andy in casa sua. Il tesseramento con la Libertas Unicusano Livorno, la cittadinanza italiana ottenuta per meriti sportivi, l’ingresso in Fiamme Gialle, gruppo che lo culla a Castelporziano. E il resto è storia recente, fatta di tre medaglie e di una crescita vertiginosa, ormai alle soglie dei diciotto metri, l’eccellenza della specialità.

Nell’avventura azzurra ai Mondiali indoor erano state fin qui sette le medaglie d’oro: Giuliana Salce a Parigi 1985 nella marcia (quando si trattava ancora di Giochi Mondiali), due volte Gennaro Di Napoli nei 3000 (Toronto 1993 e Barcellona 1995), poi Fiona May nel lungo (Parigi 1997), il già citato Paolo Camossi a Lisbona 2001 e oggi in festa sulle tribune del Nanjing’s Cube come responsabile dei salti azzurri, quindi Gianmarco Tamberi nell’alto a Portland 2016 e Marcell Jacobs nei 60 a Belgrado 2022.

DIAZ FESTEGGIA L’ORO: “E ORA I 18 METRI”

“Mi piace mantenere la parola, avevo detto che avrei vinto e l’ho fatto“. Tutta la soddisfazione di Andy Diaz, oro nel triplo ai Mondiali indoor di Nanchino. Esulta l’azzurro, che a Parigi ha aperto il ‘rubinetto’, poi è arrivato l’oro di Apeldoorn e adesso il successo in Cina. “I risultati parlano da soli, ci vediamo ai Mondiali di Tokyo in estate- dice- Mi è dispiaciuto aver tolto il record indoor a Fabrizio, ma la prima cosa che mi ha detto è ‘va bene così, l’hai fatto in un Mondiale’. È la gara più importante, era davvero contento. Peccato non aver potuto continuare a fare gli altri salti, la gara era un po’ lenta, ho preso freddo e non volevo rischiare nulla in vista della stagione all’aperto. Sapevo che un salto poteva bastare, e ce l’ho fatta, tranquillo e rilassato”.

La maglia azzurra è una seconda pelle. “Mi porta fortuna! È il mio colore preferito, e ora andiamo avanti” le dichiarazioni riportate dal sito Fidal. Fino ai 18 metri? “È l’altra parola che devo mantenere- risponde- Ci stiamo lavorando. Manca sempre meno. Questa giornata la dedico a mia mamma, alla mia famiglia, a Fabrizio e ai suoi cari. Sì, Fabrizio: il mio amico, allenatore, mental coach, la mia guida, un idolo, una persona che ha i miei stessi pensieri e stessi obiettivi, mi fa andare avanti e non mi fa mollare mai. È il top del top. Un grazie anche al dottor Alessandro Di Napoli senza cui non saremmo stati qui: sentivo dolore dopo la prima gara di febbraio e nonostante questo siamo riusciti a prendere due ori nelle settimane successive. Ora si fa festa, ce la meritiamo!”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Omar Sivori, el pibe del tunnel

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sito hero sivori10 milioni di pesos. 190 milioni di lire. Tanto costò alla Juventus il cartellino di Omar Sivori, acquistato dal River Plate per strapparlo alla concorrenza dell’Inter. 10 milioi di pesos. Tanti soldi per una società, il River Plate, nata nel quartiere italiano della Boca di Buenos Aires, e diventata peri suoi tifosi la squadra dei “Milionarios”. Con i soldi ottenuti dalla cessione di Sivori, il club ampliò il suo stadio Monumental e si dedicò a coltivare nuovi talenti, dopo aver venduto all’Inter anche Antonio Valentin Angelillo e al Bologna Humberto Dionisio Maschio.

Si potrebbe riassumere in questo fatto di cronaca sportiva tutta l’importanza di un giocatore “italico” che ha lasciato anzitempo la vita terrena, dopo una breve quanto devastante malattia. Omar Sivori appartiene in effetti a una pagina dello sport che sembra molto lontana dai canoni delle nostre domeniche sportive. Lo chiamavano “Angelo dalla faccia sporca”, appellativo dato a tutto il trio d’attacco della nazionale Argentina (con Angelillo e Maschio) ma incollato a Sivori come un’etichetta doc. Perché lui era il vero genio e sregolatezza di un universo calcistico che amava fuggire dai ritiri per passare le notti nei bar, ma che sapeva farsi perdonare gli eccessi con giocate di rara bellezza. Con Omar Sivori si chiude un capitolo della storia del calcio nel quale la televisione contava poco e le cronache fotografiche ed evocative accendevano la fantasia dei tifosi.

8e5c08df1293f996a1a981322f166e3fDefinito da molti critici argentini più grande di Maradona, Omar Sivori venne paragonato al “gatto” per distinguerlo dalla “volpe” brasiliana José Altafini in un campionato italiano segnato da nomi illustri che avrebbero vestito anche l’azzurro della nazionale italiana. Pronipote di un italiano emigrante partito da Cava de Tirreni, Omar Sivori nacque nella città di San Nicolas nel 1935, a soli 17 anni, esordì nel massimo campionato argentino con la maglia bianco rossa del River Plate. Era il 1954 e in tre anni vinse tre campionati divenendo il leader della squadra. Irriverente, provocatore, imprevedibile, Sivori nel River non ebbe un ruolo preciso ma con Angelillo e Maschio venne trapiantato in nazionale e contribuì a vincere la Coppa America del 1957: i tre segnarono 20 delle 25 reti complessive dell’Argentina.

Acquistato nello stesso anno dalla Juve – che lo strappò all’Inter – Sivori entrò a far parte di un altro attacco da leggenda: in bianconero si affiancò a Giampiero Boniperti e a Hohn Charles, un trio indissolubile, in campo e fuori. In otto anni trascorsi a Torino, Sivori conquistò tre campionati e due Coppe Italia.

101531725 4a30c89d ee55 4515 9515 de5ffe43598fConsacrato Pallone d’Oro nel 1961 (secondo giocatore argentino a vincere il prestigioso riconoscimento dopo Alfredo Di Stefano, leggenda del Real Madrid) divenne il “re del tunnel” ma non trovò altrettanta fortuna nelle competizioni europee. Leggendaria però è rimasta la sua prestazione nella triplice sfida con il grande Real, nei quarti di finale della Coppa Campioni del 1961-62. Sua fu la rete dello storico successo juventino a Madrid il 21 febbraio del 1962, sua anche la rete nella “bella” disputata a Parigi, nonostante l’eliminazione dalla competizione; suoi soprattutto i funambolici numeri contro avversari in costante affanno e costretti al fallo. Ma non era tipo da farsi soggiogare, Omar, dai calci e dalle botte. Anzi. Il clima di battaglia lo esaltava e il suo carattere era tutto in quei “calzettoni sempre abbassati” a dimostrare di non temere scontri. In 11 anni di carriera italiana collezionò (oltre alle 146 reti in 278 presenze) 33 giornate di squalifica per il suo carattere “caliente”. Ma conquistò anche il cuore di tutti gli italiani.

Nel 1966, dopo una lunga squalifica, si trasferì al Napoli, nel quale fece coppia con l’oriundo brasiliano Josè Altafini. “Siamo stati acquistati tutti e due dal Napoli – ricorderà Altafini, oggi commentatore sportivo -, che era stato appena promosso in Serie A. Entrambi eravamo reduci da una stagione difficile, io al Milan e lui alla Juventus. Decidemmo allora di fare un patto d’onore per riscattarci e per evitare che la squadra retrocedesse, obiettivo che a fine stagione riuscimmo a centrare”.

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Il caloroso pubblico partenopeo tributò a Sivori un vero e proprio trionfo, eleggendolo a proprio idolo e aiutandolo a chiudere in bellezza una carriera straordinaria, che si tinse anche dei colori della Nazionale. Entrato nel team azzurro grazie a un complicato puzzle genealogico che gli valse la doppia cittadinanza , il talento argentino segnò nove reti ma non poté bissare i successi conquistati con l’Argentina e non riuscì a elevare le quotazioni di una nazionale in debito di credibilità.

“Nel 1958 – ricorderà a tal proposito Angelillo – io, Sivori e Maschio non potemmo partecipare ai Campionati Mondiali perchè chi giocava all’estero non veniva più convocato dalla Nazionale del nostro Paese. In quel contesto l’Italia ci ha voluti nella Nazionale maggiore fino alla partecipazione ai Mondiali del 1962. Indossare la maglia italiana è stato per noi un onore”.

Tornato in Argentina, Sivori iniziò la carriera di allenatore dal River Plate. Rosario Central, Estudiantes, Racing Club Avellaneda e e Velez Sarsfield, furono le tappe della sua carriera da allenatore fino a diventare commissario tecnico della Nazionale argentina ai Mondiali tedeschi del 1974.

Un amore profondo legò Sivori a San Nicolas e al calcio, fino all’ultimo. Nelle sue ultime disposizioni, Omar ha infatti chiesto ai club di non osservare un minuto di silenzio.

“Il calcio è una festa e deve rimanere tale ! ” .

Era la sua convinzione, fino all’ultimo respiro.

 




SUPERCALCIO – L’Inter scappa, il Napoli frena e la Juve affonda (VIDEO)

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86070026 d65c 457e 8ece b99f38ada32fIn questa puntata domenicale di Supercalcio, visibile come di consueto su Fatti Nostri, naturalmente si è parlato della 29.ma giornata di campionato. Il Genoa batte 2-1 il Lecce a Marassi. A decidere la sfida è Miretti, che realizza una doppietta: in entrambi i casi, al 16′ al volo di destro e al 47′ con una girata in area, a servire l’ex Juve è Malinovskyi. Il fallo di mano di Matturro e il rigore di Krstovic (68′) riaprono la partita, ma Giampaolo non riesce a pareggiarla nel finale. Il Grifone blinda così la salvezza. Grande scatto-salvezza dell’Hellas Verona, che vince un match decisamente complicato a Udine: è 1-0 sui rivali nel derby del Triveneto. Runjaic, privo di Thauvin, viene colpito su punizione: strepitosa la rete di Duda (71′), che manda i gialloblù a +7 sulla terzultima. Finisce 1-1, invece, lo scontro tra il Monza e il Parma: Bonny riacciuffa Nesta e fa sfumare la vittoria dei biancorossi. Il Milan batte 2-1 il Como in rimonta: a San Siro gli uomini di Conceiçao partono bene, ma poi è Maignan a tenere a galla i rossoneri fino al 33′, quando Da Cunha, con un sinistro chirurgico dalla distanza, sigla il vantaggio per i biancoblù di Fabregas. Nella ripresa, dopo la rete annullata a Da Cunha per un fuorigioco millimetrico, i rossoneri trovano il pari con Pulisic (53′) e il vantaggio con Reijnders (76′). Nel finale Como in inferiorità numerica per l’espulsione di Dele Alli. Il Torino batte 1-0 l’Empoli e inguaia i toscani, che non hanno vinto nessuna delle ultime 14 partite e rimangono terzultimi con soli 22 punti. All’Olimpico Grande Torino va in scena una gara con pochissime emozioni e che conferma l’allergia al gol della squadra di D’Aversa. Il gol che decide la sfida arriva al 70′, grazie a un bel piatto dal limite nell’angolino di Vlasic. Il Napoli pareggia 0-0 contro il Venezia: nel primo tempo Raspadori colpisce un clamoroso palo interno (5′), poi il grande protagonista è Radu, che nega il gol allo stesso attaccante, a McTominay (due volte) e blocca sulla linea il colpo di testa di Lukaku. Nel finale Meret respinge su Perez, poi Rrahmani salva sulla linea la ribattuta di Fila. Nel secondo tempo, la squadra di Conte fa la partita ma sono i padroni di casa ad avere il match-point al 95′ con Nicolussi Caviglia fermato da Meret. Il Napoli rallenta nella corsa scudetto, per il Venezia quarto pari di fila e un punto importante nella corsa salvezza. Il Bologna dà spettacolo con un risultato alquanto inatteso, non per la vittoria ma per il punteggio finale: i rossoblù travolgono 5-0 la Lazio al Dall’Ara. Odgaard apre i conti al 16′ ma è a inizio ripresa, con due gol in poco più di un minuto di Orsolini (48′) e Ndoye (49′), che la squadra di Italiano chiude la partita. Al 74′ e all’84’, infine, Castro e Fabbian completano la festa dei felsinei, che rafforzano la loro candidatura per un posto nella prossima Champions. La Roma risponde presente nella serrata lotta per un posto in Europa. La squadra di Ranieri batte il Cagliari 1-0 e accorcia in classifica portandosi a -2 dal sesto posto della Lazio. All’Olimpico nel primo tempo i giallorossi controllano il possesso e fanno il match ma i sardi restano bassi, difendono bene e chiudono tutti gli spazi. Nella ripresa poi Svilar si esibisce in un paio di interventi importanti e Dovbyk (62′) decide la gara con una zampata in mischia. Dybala out per un problema fisico. La Fiorentina batte 3-0 la Juventus,  infliggendo ai bianconeri la seconda sconfitta consecutiva in campionato. Al Franchi è stato un match senza storia, indirizzato fin da subito dall’uno-due firmato da Gosens al 16′ e da Mandragora al 18′. L’attesa reazione bianconera, reduce dallo 0-4 contro l’Atalanta, non è arrivata e a inizio ripresa è arrivato anche il tris firmato da Gudmundsson con un destro potente e preciso dal limite dell’area. Juventus superata al quarto posto dal Bologna. Nel posticipo l’Inter sbanca Bergamo vincendo 2-0 contro l’Atalanta. Al Gewiss Stadium, dopo un primo tempo in equilibrio che poteva sbloccarsi già al 7′ con Thuram che viene fermato dal palo, i nerazzurri di Inzaghi passano nella ripresa con un colpo di testa di Carlos Augusto (54′) lasciato libero dalla difesa della Dea. Orobici che ci provano, ma giocano in inferiorità numerica dall’81’ per l’espulsione di Ederson (per doppia ammonizione per proteste) e cadono nel finale col gol di Lautaro (87′) che segna il ko definitivo. Nel recupero espulso anche Bastoni. Un successo che permette all’Inter di tentare la fuga in testa alla classifica sfruttando il pari del Napoli col Venezia, portandosi a +3 sugli azzurri e a +6 sull’Atalanta.

*Protagonisti della serata, come sempre in diretta, mirabilmente condotta da Italo Lo Presti, coadiuvato da Alex Ziccarelli, Salvatore Servello, Pasquale De Stefano, Pasquale Simonetta e Romolo Groe.

**Alla trasmissione hanno assistito circa  160 persone, tra i quali hanno commentato in diretta: Joseph Speranza, Mauro di Dolce Bombe, Angiolino Trimmeliti, Filippo Gravina, Sam Dica, Nicolangelo Cioppi e Nino Cioppa.

***I saluti della conduzione e degli intervenuti sono invece andati inizialmente a tutti gli amici che ci seguono in generale, poi a San Gallucci, a Vince Ionadi, a Sam Dica, a Frank Riga, a Domenico Staglianò, a Filippo Gravina, a Nino Cioppa, a Mauro di Dolce Bombe, a Firmino Dimagno, a Joe Giampaolo, allo Juventus Club di Woodbridge, a Vito Caressa, a Nicola Caressa, a Sebastiano Meli, a Max Rampello, a Massimiliano Menna, a Frank Panacci, a Patrizio Serafini, a Joseph Speranza e a Sergio Onorati.

 

 




F1, nel Gran Premio d’Australia Norris in pole e Ferrari in quarta fila

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ferrari hamilton 1024x576Lando Norris ha conquistato la pole position nel Gran Premio d’Australia, gara inaugurale della stagione di Formula 1. Nelle qualifiche il pilota della McLaren ha preceduto di appena 0,084 secondi il compagno di squadra Oscar Piastri. Il campione in carica Max Verstappen (Red Bull) ha concluso al terzo posto, mentre George Russell (Mercedes) è arrivato quarto davanti a Yuki Tsunoda (Racing Bulls) e Alex Albon (Williams). Le Ferrari partiranno dalla quarta fila con Charles Leclerc e Lewis Hamilton che si sono dovuti accontentare del settimo e ottavo posto. Completano la Top 10 Pierre Gasly (Alpine) e Carlos Sainz (Williams).

F1. HAMILTON: LONTANI DALLE ASPETTATIVE, ABBIAMO MARGINI DI CRESCITA

“La macchina si comporta in modo molto diverso rispetto alla Mercedes che ho guidato per tanti anni e c’è voluto parecchio tempo per abituarmi alla vettura. Sono arrivato vicino a Charles (Leclerc, ndr), e questo è un aspetto positivo. Siamo un po’ lontani rispetto alle aspettative. Penso però che abbiamo margini di crescita”. Lo ha dichiarato, ai microfoni di Sky Sport, il pilota della Ferrari, Lewis Hamilton, dopo l’ottava posizione ottenuta nelle qualifiche del Gran Premio d’Australia, primo appuntamento del Mondiale di Formula 1, che si correrà domani alle 5.00 (ora italiana) sul circuito cittadino di Albert Park a Melbourne.

VASSEUR (FERRARI): NON SODDISFATTI, DOMANI SCENARIO DIVERSO

“Ovviamente non possiamo essere soddisfatti del risultato della qualifica odierna. In Q1 e Q2 non sembrava che le cose andassero troppo male, visto che eravamo a uno-due decimi dalle McLaren. In Q3 invece non abbiamo fatto un buon lavoro perché non siamo riusciti a tenere lo stesso ritmo dei nostri rivali e di conseguenza ci ritroviamo in una posizione che non rispecchia il nostro vero potenziale. Domani la gara potrebbe presentare uno scenario completamente diverso, visto che il passo ieri era buono e potremmo avere condizioni molto diverse, visto che è attesa la pioggia. I punti si assegnano domani e dobbiamo fare un buon lavoro, preparandoci nei minimi dettagli: sono convinto che abbiamo il potenziale per portare a casa un buon bottino di punti”. Lo ha dichiarato il Team Principal della Ferrari, Fred Vasseur, dopo la settima e ottava posizione ottenuta rispettivamente da Charles Leclerc e Lewis Hamilton nelle qualifiche del Gran Premio d’Australia, primo appuntamento del Mondiale di Formula 1, che si correrà domani alle 5.00 (ora italiana) sul circuito cittadino di Albert Park a Melbourne.

LECLERC: RISULTATO DELUDENTE, MACCHINA HA POTENZIALE

Il risultato di oggi è deludente, ma è solo un punto di partenza. Non bisogna provare a fare i miracoli domani perché l’importante è portare i punti a casa. Sono sicuro che la macchina ha del potenziale, ma soprattutto nella Q3 era difficile da guidare”. Lo ha dichiarato, ai microfoni di Sky Sport, il pilota della Ferrari, Charles Leclerc, dopo la settima posizione ottenuta nelle qualifiche del Gran Premio d’Australia, primo appuntamento del Mondiale di Formula 1, che si correrà domani alle 5.00 (ora italiana) sul circuito cittadino di Albert Park a Melbourne.

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Sci. Brignone prima, Goggia seconda: è azzurra tutta le neve del mondo

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gjq5zctwsae0w29 1024x682Un trionfo quasi doppio per Federica Brignone. Nel SuperG di La Thuile, nella sua Valle d’Aosta, l’azzurra si è presa infatti la gara e di fatto ha messo in bacheca la Coppa del mondo. Solo l’aritmetica le ha impedito di festeggiare già la conquista della sfera di cristallo insieme alla mamma e al resto della famiglia, tutti ai piedi della pista ad applaudirla.

Bellissimo anche l’abbraccio con Sofia Goggia, tra l’altro finita alle sue spalle in questa gara: doppietta italiana. Terza, invece, la francese Romane Mirandoli.

“Una giornata fantastica”. La sintesi di Federica Brignone dopo la vittoria nel SuperG di ‘casa’ a La Thuile, nella sua Valle d’Aosta, che di fatto le ha consegnato anche la sfera di cristallo della Coppa del mondo. “Tenevo particolarmente a questa gara, ed è stato tutto perfetto” ha aggiunto con un sorriso l’azzurra.

L’appuntamento per la consegna del trofeo è dal 22 al 27 marzo a Sun Valley, negli Stati Uniti. Lì si disputeranno Discesa, SuperG, Gigante e Slalom. I punti di vantaggio di Brignone sulla svizzera Lara Gut-Behrami sono 382, ma dal momento che le due non faranno lo slalom di fatto la Coppa del mondo è già nella mani di Federica.

Quello di La Thuile è stato il decimo successo di questa stagione per l’azzurra (5 in Gigante, 3 in SuperG e 2 in Discesa), il 37esimo della sua carriera. Inoltre, le ha permesso di passare in testa anche alla classifica di specialità, lei che è già la migliore in Discesa e al momento la seconda nel Gigante. Insomma, una stagione da assoluta dominatrice che si concluderà con la seconda Coppa del mondo dopo quella 2019/20.

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I quarti di finale di Champions: sarà Bayern-Inter, il PSG aspetta il suo avversario

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ca9b86a306f5b3db2bd87d76bb27568d 54265 oooz0000I successi di Bayern Monaco e Inter vanno a formare il primo quarto di finale di Champions League dell’edizione 2024-25: il Barcellona è la terza squadra certa di essere tra le prime otto squadre d’Europa, mentre PSG e Liverpool si stanno giocando un posto ai supplementari. Domani le altre quattro gare che mettono in palio altrettanti posti.

OTTAVI DI FINALE
Barcellona-Benfica 3-1 (andata 1-0)
Inter-Feyenoord 2-1 (andata 2-0)
Bayer Leverkusen-Bayern Monaco 0-2 (andata 0-3)
Liverpool-PSG 1-5 dcr (andata 1-0)

Arsenal-PSV Eindhoven (andata 7-1)
Atletico Madrid-Real Madrid (andata 1-2)
Aston Villa-Club Brugge (andata 3-1)
Lille-Borussia Dortmund (andata 1-1)

QUARTI DI FINALE
Arsenal/PSV Eindhoven-Atletico Madrid/Real Madrid
PSG-Aston Villa-Club Brugge
Barcellona-Lille/Borussia Dortmund
Bayern Monaco-Inter




SUPERCALCIO – Scudetto a 3: c’è anche l’Atalanta che umilia (0-4) la Juve allo Stadium (VIDEO)

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bbcdcbcc f9ba 4195 903e 6201a898b18cIn questa puntata domenicale di Supercalcio, visibile come di consueto su Fatti Nostri, naturalmente si è parlato della 28.ma giornata di campionato.

Pareggio per 1-1 tra Cagliari e Genoa: all’Unipol Domus, i sardi si vedono annullare un gol a Piccoli per fuorigioco e centrano un palo con Coman, poi passano in vantaggio al 18′ con il gol di Viola. A inizio ripresa, però, Ekuban serve Cornet che al 47′ segna ed evita il ko alla squadra di Vieira, che con questo punto sale a quota 32. Si porta a 26, invece, la squadra di Nicola.

Parma e Torino pareggiano 2-2, un risultato che non può far felice i padroni di casa invischiati nella lotta per non retrocedere. Sono i granata i primi a passare al 19′ con Elmas, al terzo centro in quattro gare. La parte alta della traversa ferma il colpo di testa di Valenti (45′), ma i ducali trovano il pareggio al 60′ con Pellegrino, appena entrato. Adams al 72′ riporta avanti gli ospiti ma ancora Pellegrino trova la prima doppietta in Serie A e salva Chivu.

La 28a giornata non riconsegna i tre punti al Como, che ottiene solo un pareggio dallo scontro-salvezza contro il Venezia. I lariani, che avevano tempestato Radu di tiri, erano passati al 49′ con Ikoné e vengono raggiunti all’ultimo respiro. Smolcic travolge Carboni e causa un rigore, trasformato da Gytkjaer al 95′: è 1-1 dunque al Sinigaglia, con Fabregas che vede sfumare due punti. Di Francesco resta penultimo.

Il Milan di Sergio Conceiçao torna a vincere in Serie A battendo 3-2 il Lecce in trasferta rimontando da 0-2 nel giro di tredici minuti. Al Via del Mare i rossoneri completano un viaggio all’inferno con ritorno, subendo il primo gol di Krstovic alla prima ripartenza al 7′ e il raddoppio al 59′ dello stesso montenegrino. Nel mezzo due gol annullati per fuorigioco a Gimenez e Gabbia e due pali, uno per parte, prima della clamorosa rimonta. Al 68′ l’autorete di Gallo su cross potente di Leaõ riapre i giochi, poi è Pulisic a prendere per mano il Diavolo: al 73′ si conquista il rigore che trasforma e poi, otto minuti più tardi, capitalizza un assist di Leaõ.

L’Inter vince in rimonta 3-2 sul Monza e conferma il primato in classifica. A San Siro la formazione di Inzaghi, rivisitata in ottica del ritorno di Champions contro il Feyenoord, si complica la vita nella prima frazione con Birindelli (32′) che porta in vantaggio il Monza dopo la rete annullata a Lautaro, poi l’ex Keita Balde raddoppia (44′). La rete di Arnautovic (45’+1′) manda gli uomini di Inzaghi al riposo sotto di uno, con l’avvio della ripresa con lo sprint per i nerazzurri che al 64′ trovano il pari con Calhanoglu e il vantaggio al 77′ con l’autorete di Kyriakopoulos. Vittoria importante per l’Inter in ottica scudetto. Per il Monza, invece, è notte fonda con l’ultimo posto.

Terza vittoria consecutiva per il Bologna che  batte 2-1 in trasferta l’Hellas Verona nel match dell’ora di pranzo. Al Bentegodi, rossoblù in vantaggio al 40′ con la rete di Odgaard sul primo assist con la nuova maglia di Calabria. Nella ripresa Montipò tiene in vita l’Hellas con due interventi decisivi ma è una sua papera a consegnare a Cambiaghi il raddoppio al 79′ con i gialloblù in inferiorità numerica per l’espulsione di Valentini. Un minuto dopo però Mosquera riapre il match ma non basta agli uomini di Zanetti per evitare la sconfitta.

Il  Napoli ritrova la vittoria battendo 2-1 la Fiorentina. Al Maradona gli uomini di Conte, in formazione tipo, sbrigano la pratica viola con un gol per tempo, ambedue firmati dagli attaccanti. Dopo l’avvio ad alta intensità è Lukaku (26′) a sbloccarla col tap in vincente dopo la respinta corta e non assente da colpe di De Gea su conclusione di McTominay, poi è l’incrocio dei pali a negare la rete a capitan Di Lorenzo. Appuntamento col gol che viene rimandato fino all’ora di gioco, con Raspadori (61′) che si inserisce su assist di Lukaku per il raddoppio azzurro. Di Gudmundsson, al 66′, il gol che riduce il gap e mette qualche pensiero ai partenopei per il finale del match. Vittoria ritrovata e risposta immediata all’Inter, col Napoli che torna a -1 dai nerazzurri.

La rincorsa della Roma alla zona valida per un posto in Europa continua: la squadra di Ranieri batte 1-0 l’Empoli, infila il quinto successo consecutivo e si porta a -4 dal sesto posto del Bologna. Al Castellani nel primo tempo i giallorossi fanno il match e dominano. Soulé (1′) sblocca subito la gara con un sinistro chirurgico, poi un tentativo di Shomurodov si stampa sulla traversa, Pellegrini fallisce il raddoppio e Koné centra un palo di destro. Stesso film nella ripresa con i giallorossi che controllano la gara col possesso, costringono Silvestri agli straordinari e rischiano grosso solo nel recupero su un’incornata di Kouamè.

Grande prova di forza dell’Atalanta che batte 4-0 la Juventus, risponde a Inter e Milan e domenica si gioca una bella fetta di scudetto a Bergamo contro i campioni d’Italia in carica. All’Allianz Stadium ci vuole un rigore di Retegui al 39′ per sbloccare il match, poi è un dominio totale dei bergamaschi che trovano il 2-0 a inizio ripresa con De Roon e poi dilagano con i sigilli di Zappacosta e Lookman. I bianconeri si fermano bruscamente dopo 5 vittorie di fila, precipitano a -9 dall’Inter e dicono addio ai sogni scudetto. Anzi, ora devono guardarsi dalla Lazio e dal Bologna. A fine partita i fischi dello Stadium all’indirizzo di Locatelli e compagni.

Rimane da giocare Lazio-Udinese.

*Protagonisti della serata, come sempre in diretta, mirabilmente condotta da Italo Lo Presti, coadiuvato da Alex Ziccarelli, Pasquale De Stefano, Salvatore Servello e Pasquale Simonetta. **Alla trasmissione hanno assistito circa 150 persone, tra i quali hanno commentato in diretta: Nino Cioppa, Filippo Gravina e Tony Moccardi.

***Sia la  conduzione che gli intervenuti hanno voluto menzionare inizialmente il ricordo del compianto e grande giornalista Bruno Pizzul, scomparso in settimana, e poi anche il 117.mo compleanno dell’Inter; i saluti poi sono andati indistintamente a tutti gli amici che ci seguono in generale, poi a Sam Gallucci con gli auguri per il suo compleanno, a Domenico Staglianò, a Frank Riga, a Vince Ionadi, a Sam Dica, a Nino Cioppa con gli auguri per una pronta guarigione, a Filippo Gravina e alla Sig.ra Nancy con gli auguri per il recente anniversario di matrimonio, a Vito Caressa, a Nicola Caressa, a Tony Moccardi, a Claudio Cinque, ad Alex Capano con gli auguri per una pronta guarigione, ad Ermanno De Marco e agli amici di Inter Fan Zone, un gruppo Whatsapp, ed in particolare a Francesco Milanesi, Anthony T. e Shane T., ai soci dell’Inter Club Peppino Prisco di Woodbridge, a Romolo Groe di Lago Ristorante, a Paul Groe, a Carmine Muto, recente papà del piccolo Giacomo, a Massimiliano Menna e a Max Rampello.

 

*****Un grande romanzo di Ennio Marchetti, ‘’Una storia contadina’’: Gina veniva dalla Romagna. Era di un paese vicino a Forlì. Era una ragazza non molto carina, ma aveva un corpo che toglieva il fiato. Inoltre aveva negli occhi un’espressione che sembrava voler dire a tutti gli uomini che guardava: “Senti un po’… perché non andiamo a farci un giretto?” – Leggilo qui:

https://www.lulu.com/shop/ennio-marchetti/una-storia-contadina/paperback/product-42qk8v.html?q=Una+storia+contadina&page=1&pageSize=4

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Tutti al Mondiale, la Fifa pensa di allargarlo a 64 squadre dal 2030

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imagesLa Fifa vuole espandere i Mondiali del 2030 a 64 squadre. L’idea è emersa nel consiglio direttivo, complicando i piani – già molto complicati – di un torneo che si giocherà per la prima volta in tre continenti diversi.

I Mondiali sono una macchina da soldi per la Fifa, e Infantino ha già allargato a 48 squadre l’edizione 2026, che si disputerà tra Stati Uniti, Messico e Canada. L’idea delle 64 squadre è stata avanzata dal delegato uruguaiano Ignacio Alonso sul finale della riunione, lasciando i presenti in silenzio attonito.

Infantino ha riconosciuto l’iniziativa e ha promesso un’analisi approfondita. Non sarebbe la prima volta che prova a rimodellare il calcio mondiale, spesso scontrandosi con la resistenza di federazioni e club. In passato, un progetto di Mondiale biennale è stato accantonato dopo forti opposizioni, in particolare dall’Uefa.

Un torneo a 64 squadre ridurrebbe l’importanza delle qualificazioni regionali, con molte nazioni che avrebbero un accesso quasi automatico. Già nel 2026, il Sud America avrà 7 posti su 10 disponibili, e un’ulteriore espansione potrebbe ridurre l’attrattiva del torneo per le emittenti televisive. Inoltre, la durata del torneo aumenterebbe: nel 2026, con 48 squadre, si giocheranno già 104 partite.

La FIFA continua a cercare nuove formule per monetizzare il suo evento di punta. Ha annunciato per esempio – anche questa volta tra mille polemiche – una partnership con i Coldplay per un concerto nell’intervallo della finale del Mondiale 2026, ispirandosi al Super Bowl.

Agenzia DIRE – www.dire.it