Mondiale 2026: cresce l’entusiasmo negli Stati Uniti dopo il passaggio agli ottavi

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Il Mondiale di calcio comincia a conquistare davvero gli Stati Uniti. La vittoria per 2-0 sulla Bosnia-Erzegovina, che ha regalato alla nazionale americana l’accesso agli ottavi di finale, ha acceso l’entusiasmo dei tifosi e riportato il calcio al centro dell’attenzione mediatica del Paese.

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Dopo anni in cui il soccer faticava a competere con football americano, baseball, basket e hockey, il Mondiale organizzato negli Stati Uniti, insieme a Canada e Messico, sta mostrando immagini di stadi gremiti, fan zone affollate e un crescente coinvolgimento del pubblico. A Santa Clara, al termine della vittoria contro la Bosnia-Erzegovina, migliaia di tifosi sono rimasti sugli spalti a festeggiare insieme alla squadra.

Il successo assume un valore storico anche sul piano sportivo. Gli Stati Uniti hanno ottenuto la loro prima vittoria in una fase a eliminazione diretta del Mondiale dopo 24 anni, dimostrando carattere nonostante l’espulsione dell’attaccante Folarin Balogun, che salterà la prossima sfida.

Ora l’attenzione è tutta rivolta agli ottavi di finale contro il Belgio, in programma il 6 luglio a Seattle. Sarà una delle partite più attese del torneo per il pubblico americano e un banco di prova importante per verificare se la squadra guidata da Mauricio Pochettino possa davvero continuare il suo cammino davanti ai tifosi di casa.

Al di là del risultato sportivo, il Mondiale 2026 sta contribuendo a consolidare la crescita del calcio negli Stati Uniti, un mercato sempre più importante per il movimento internazionale e destinato a lasciare un’eredità significativa anche dopo la conclusione della competizione.

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Sinner convince solo a metà: due vittorie, ma c’è qualcosa che non torna?

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Dopo la qualificazione al terzo turno di Wimbledon, Jannik Sinner ha rotto il silenzio sul malore che lo aveva colpito al Roland Garros. Per la prima volta ha ammesso che lui e il suo staff hanno individuato la causa del problema, senza però entrare nei dettagli.

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La frase che ha colpito di più è stata un’altra: «Potrebbe risuccedere».

Parole che spiegano anche perché, nelle prime due partite di Wimbledon, il numero uno del mondo non sia apparso brillante come al suo solito.

Sinner ha spiegato che il problema non ha una soluzione immediata e che il suo team sta lavorando per ridurre il rischio che si ripresenti. Ha inoltre chiarito che il malessere avvertito dopo il primo turno di Wimbledon era invece legato alla caduta rimediata contro Kecmanovic e non al blackout accusato a Parigi.

Per i tifosi italiani è una risposta importante. Il tennis espresso finora a Wimbledon non è stato quello travolgente a cui Sinner ci ha abituati, ma ora si capisce che dietro qualche difficoltà potrebbe esserci anche una situazione fisica ancora sotto osservazione.

La buona notizia è che il campione altoatesino continua a vincere e a restare in corsa per il titolo.

La cattiva è che lui stesso non può escludere che quell’episodio possa ripetersi.




Il calcio italiano è malato. E non basta cambiare allenatore

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Il problema non è una partita persa, ma un sistema che da anni fatica a produrre una Nazionale competitiva.

L’Italia continua a ripetersi che possiede uno dei campionati più importanti del mondo. Gli stadi si riempiono, i diritti televisivi valgono miliardi, i calciatori guadagnano cifre da capogiro e le società investono somme enormi.

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Eppure c’è una domanda che nessuno riesce a evitare.

Se il nostro calcio è così ricco, perché la Nazionale stenta sempre di più?

La Francia ha un campionato che, almeno dal punto di vista economico e mediatico, viene spesso considerato inferiore alla Serie A. Eppure negli ultimi anni ha disputato finali mondiali, ha vinto un Mondiale, continua a produrre campioni e resta stabilmente tra le grandi del calcio internazionale.

L’Italia, invece, ha saltato due Mondiali consecutivi e continua a vivere di ricordi.

Il problema non è soltanto tecnico.

È culturale.

Il nostro calcio preferisce comprare giocatori già affermati piuttosto che formarli. Troppi giovani italiani restano in panchina mentre i club cercano il risultato immediato. Le società cambiano allenatore al primo momento difficile, ma raramente cambiano progetto.

E allora viene spontaneo guardare altrove.

Nel baseball, disciplina che in Italia interessa una piccola minoranza, siamo riusciti a costruire una Nazionale capace di competere con le grandi potenze mondiali. Nel volley, nella scherma, nel nuoto, nel ciclismo, nell’atletica e nel tennis continuiamo a conquistare titoli e medaglie.

Perché?

Perché in questi sport si investe nella formazione, nei vivai, nei tecnici e nella crescita degli atleti.

Nel calcio, invece, sembra che il denaro abbia sostituito la programmazione.

Naturalmente non esiste una ricetta miracolosa.

Ma qualche rimedio appare evidente.

Servono più spazio e fiducia ai giovani italiani.

Servono vivai che tornino a essere il cuore delle società e non un semplice obbligo di bilancio.

Servono dirigenti capaci di programmare per cinque o dieci anni, non soltanto fino alla prossima giornata di campionato.

E forse serve anche una riflessione sul sistema economico del calcio, dove gli stipendi crescono molto più velocemente dei risultati.

Il calcio resta lo sport più amato dagli italiani.

Proprio per questo merita di più.

Merita meno alibi e più coraggio.

Perché un Paese che continua a eccellere in tanti sport non può rassegnarsi a diventare una comparsa proprio nel gioco che considera la propria religione sportiva.

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Dopo aver eliminato la Germania, il Paraguay proclama il giorno di festa nazionale

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Il Paraguay oggi si ferma per festeggiare una delle pagine più belle della sua storia calcistica. Il presidente Santiago Peña ha proclamato il 30 giugno giornata festiva nazionale dopo la storica qualificazione agli ottavi di finale del Mondiale, ottenuta eliminando la Germania ai calci di rigore.

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La decisione ha permesso a milioni di paraguayani di continuare i festeggiamenti iniziati nella notte, con piazze gremite, cortei spontanei e bandiere biancorosse sventolate in tutto il Paese. Per il governo si tratta di un risultato che «va oltre lo sport» e rappresenta un motivo di orgoglio nazionale.

È una giornata speciale anche per la numerosa comunità italiana del Paraguay. Si stima infatti che circa il 40% dei paraguayani abbia origini italiane, mentre migliaia di cittadini italiani risiedono stabilmente nel Paese, mantenendo vivo un legame storico che risale alla grande emigrazione tra Ottocento e Novecento.

Per molti italo-paraguayani la festa di oggi ha quindi un significato doppio: celebrare un’impresa sportiva destinata a entrare nella storia del calcio paraguayano e, allo stesso tempo, rafforzare quel senso di appartenenza che unisce da generazioni Paraguay e Italia.




Orfani dei Mondiali

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Per chi ama davvero il calcio, il Mondiale è un rito. Ogni quattro anni scandisce l’estate, riunisce famiglie e amici davanti alla televisione, accende discussioni infinite, alimenta speranze e delusioni.

Quest’anno, invece, noi italiani siamo spettatori. Ancora una volta.

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Tre Mondiali consecutivi senza l’Italia. Una frase che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata assurda. Oggi è diventata una dolorosa realtà. L’Italia è la prima nazionale quattro volte campione del mondo a mancare tre edizioni consecutive del torneo.

Si guarda Brasile-Giappone, Germania-Paraguay, Canada-Sudafrica. Si apprezza il talento di giovani campioni, si tifano magari le squadre allenate da tecnici italiani o le nazionali più simpatiche. Ma non è la stessa cosa.

Manca quella tensione che ti accompagna per novanta minuti. Manca l’ansia prima di un rigore. Manca la gioia incontenibile di un gol azzurro. Manca quella sensazione di appartenere, almeno per una sera, a un Paese intero.

Noi italiani siamo diventati gli orfani del Mondiale.

È una sofferenza particolare, soprattutto per chi vive all’estero. Per milioni di connazionali la Nazionale è sempre stata un pezzo d’Italia da portare nel cuore. Nei bar di Toronto, nelle piazze di Buenos Aires, nei circoli italiani di Caracas, a New York, a Santo Domingo, bastava una partita degli Azzurri per sentirsi tutti un po’ più vicini a casa.

Oggi quella emozione non c’è.

La domanda che molti si pongono è semplice: come siamo arrivati a questo punto?

Le risposte sono tante: pochi giovani valorizzati, troppi stranieri nei campionati, strutture obsolete, programmazione insufficiente. Le responsabilità sono diffuse e non nascono certo ieri. Da troppo tempo il nostro calcio vive più di ricordi che di progetti.

Eppure sarebbe un errore smettere di amare la Nazionale.

Il calcio italiano è già risorto altre volte. Dopo ogni caduta è riuscito a rialzarsi. Servono idee, coraggio e la volontà di ripartire senza cercare alibi.

Nel frattempo continuiamo a guardare questo Mondiale da ospiti. È un torneo bellissimo, ricco di sorprese e di grandi campioni. Ma ogni volta che risuona un inno nazionale diverso dal nostro, il pensiero corre inevitabilmente a una domanda.

Quando torneremo a sentirci protagonisti?

Perché il Mondiale senza l’Italia si può guardare.

Ma non si riesce mai a viverlo fino in fondo.




Sinner soffre, rimonta e vola al secondo turno di Wimbledon

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Esordio tutt’altro che semplice per Jannik Sinner a Wimbledon 2026. Il numero uno del mondo e campione in carica ha dovuto lottare per oltre tre ore e mezza prima di avere ragione del serbo Miomir Kecmanovic, imponendosi in cinque set con il punteggio di 4-6, 6-3, 6-7 (6-8), 6-2, 6-3.

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Dopo aver perso il primo set e il tie-break del terzo, Sinner si è ritrovato a un passo da una clamorosa eliminazione. Ma il campione altoatesino ha saputo reagire con determinazione, alzando il livello del proprio tennis nei due set conclusivi e prendendo definitivamente il controllo dell’incontro.

La partita è stata caratterizzata da numerosi errori non forzati da parte dell’azzurro, ben 52, e anche da un momento di apprensione quando è scivolato sull’erba durante il terzo set. Sinner ha inoltre concluso il match con una vistosa macchia di sangue sulla scarpa, provocata da una vescica al piede, ma ha rassicurato tutti sulle sue condizioni fisiche.

Al termine dell’incontro il numero uno del ranking ATP ha ammesso di non aver espresso il suo miglior tennis: «All’inizio ero un po’ teso. Non ho giocato al mio livello, ma sono felice di essere riuscito a trovare le soluzioni giuste nei momenti decisivi».

Con questa vittoria Sinner accede al secondo turno, dove affronterà il portoghese Nuno Borges. L’obiettivo è difendere il titolo conquistato lo scorso anno e confermarsi ancora una volta protagonista sull’erba dell’All England Club.




Canada agli ottavi, decide Eustáquio al 92′: Sudafrica eliminato

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Il Canada continua a scrivere la sua favola ai Mondiali 2026. La nazionale nordamericana ha conquistato per la prima volta nella sua storia l’accesso agli ottavi di finale della Coppa del Mondo, battendo il Sudafrica per 1-0 grazie a un gol di Stephen Eustáquio nel secondo minuto di recupero.

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La sfida, disputata a Los Angeles, è rimasta bloccata per novanta minuti. Il Canada ha creato le occasioni migliori, ma ha dovuto attendere il recupero per trovare il gol decisivo. Al 92′, dopo un pallone respinto dalla difesa sudafricana, Eustáquio ha controllato al limite dell’area e con un potente destro ha battuto il portiere, facendo esplodere di gioia i tifosi canadesi.

Per la squadra allenata da Jesse Marsch si tratta di un risultato storico. Mai il Canada aveva vinto una partita a eliminazione diretta in un Campionato del Mondo. Un traguardo ancora più significativo considerando che la nazionale era arrivata a questo appuntamento con alcuni giocatori non al meglio della condizione, tra cui Alphonso Davies, rientrato soltanto nella parte finale dell’incontro.

Il Sudafrica lascia invece il torneo a testa alta. Dopo aver raggiunto per la prima volta la fase a eliminazione diretta, la formazione africana ha resistito fino agli ultimi istanti, cedendo soltanto nel recupero quando sembrava ormai vicina ai tempi supplementari.

Agli ottavi di finale il Canada affronterà la vincente della sfida tra Paesi Bassi e Marocco, con l’obiettivo di proseguire un cammino che è già entrato nella storia del calcio canadese.




Il miglior surfista del mondo è italiano

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L’Italia scrive una pagina di storia nel surf mondiale. Per la prima volta un atleta azzurro è al comando della classifica della World Surf League: Leonardo Fioravanti è infatti il numero uno del ranking mondiale grazie agli straordinari risultati ottenuti nelle ultime tappe del circuito.

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Il surfista romano ha conquistato la sua prima storica vittoria nel Championship Tour in El Salvador, battendo in finale il brasiliano Ítalo Ferreira, e pochi giorni dopo ha confermato il suo eccezionale momento di forma raggiungendo la finale del Vivo Rio Pro in Brasile. Una serie di risultati che gli ha permesso di salire in vetta alla classifica mondiale.

«L’ho sognato per tutta la vita», ha dichiarato Fioravanti dopo aver appreso di essere diventato il numero uno del mondo. Un traguardo che premia anni di sacrifici, allenamenti e infortuni superati, e che rappresenta un risultato senza precedenti per il surf italiano.

A 28 anni, Fioravanti è ora tra i principali candidati alla conquista del titolo mondiale della World Surf League. Per l’Italia si tratta di un momento storico: mai prima d’ora un surfista azzurro aveva guidato la classifica del massimo circuito internazionale.




Ronaldinho torna in Italia: a 46 anni vestirà la maglia del Ravenna

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Sembrava una di quelle notizie destinate a rimanere una semplice voce di mercato. Invece è tutto vero: Ronaldinho tornerà a indossare gli scarpini in Italia, entrando a far parte del progetto del Ravenna FC. A 46 anni, il Pallone d’Oro 2005 ha deciso di legare il proprio nome alla società romagnola, in un’operazione che sta facendo il giro del mondo.

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L’annuncio ufficiale è stato presentato a Miami e ha suscitato entusiasmo non solo tra i tifosi giallorossi, ma anche tra gli appassionati di calcio. Il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, ha definito l’accordo «un evento che non dimenticheremo mai», sottolineando come fino a pochi giorni fa un’operazione del genere sembrasse semplicemente impossibile. Oggi, invece, la città si prepara ad accogliere uno dei calciatori più amati della storia del calcio.

Naturalmente non si tratta di un ritorno all’attività agonistica a tempo pieno. #Ronaldinho non affronterà un’intera stagione di Serie C come un normale professionista, ma sarà tesserato dal club e parteciperà al progetto sportivo e internazionale voluto dal presidente Ignazio Cipriani. Il brasiliano avrà anche un ruolo nella promozione del marchio Ravenna, destinato così a conquistare una visibilità mondiale.

Per il Ravenna è un colpo senza precedenti. L’arrivo di Ronaldinho rappresenta infatti molto più di un’operazione calcistica: significa attirare sponsor, media e tifosi da ogni parte del mondo. Non a caso la presentazione della nuova maglia e del progetto ha avuto una risonanza internazionale, confermando l’ambizione della società romagnola di crescere ben oltre i confini della Serie C.

In città l’entusiasmo è già alle stelle. I tifosi sognano di vedere, anche solo per pochi minuti, il campione brasiliano calcare il prato dello stadio Benelli. Sarebbe un momento storico per Ravenna e per tutto il calcio italiano, che ritroverebbe uno dei suoi protagonisti più spettacolari, capace di incantare milioni di appassionati con il sorriso, i dribbling e una fantasia che ha segnato un’epoca.

 

foto agenzia Dire




Rivoluzione azzurra: Malagò pensa a Conte o Mancini, Maldini verso la FIGC

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Dopo l’elezione di Giovanni Malagò alla guida della FIGC, il calcio italiano si prepara a una profonda ristrutturazione. L’obiettivo è uno solo: riportare la Nazionale ai vertici dopo anni di delusioni culminate con la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali.

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La prima decisione riguarda la panchina azzurra. I nomi più accreditati sono quelli di Roberto Mancini e Antonio Conte, due tecnici che conoscono bene l’ambiente della Nazionale e che rappresentano, seppur con caratteristiche diverse, una garanzia di esperienza e personalità. Secondo le indiscrezioni, Malagò sarebbe orientato a scegliere un allenatore disposto a sposare il progetto con entusiasmo e spirito di servizio, più che per ragioni economiche.

Ma la novità potrebbe arrivare anche dai vertici tecnici della Federazione. In pole position per il ruolo di direttore tecnico c’è infatti Paolo Maldini, storica bandiera del calcio italiano e figura rispettata a livello internazionale. Il suo compito sarebbe quello di fare da raccordo tra la Federazione, il commissario tecnico e il progetto di rilancio del calcio giovanile italiano.

Malagò ha già indicato alcune delle priorità del suo mandato: valorizzazione dei vivai, sostegno ai giovani talenti, riforme fiscali per rendere più competitivo il sistema calcistico italiano e una maggiore collaborazione con il Governo. Un programma ambizioso che punta a correggere problemi accumulati negli ultimi anni.

Per molti tifosi sarebbe un ritorno al passato: Mancini riportò l’Italia sul tetto d’Europa nel 2021, mentre Conte è ricordato per aver ricostruito una Nazionale competitiva dopo il fallimento del Mondiale 2014. Maldini, dal canto suo, rappresenta uno dei simboli più prestigiosi del calcio italiano degli ultimi decenni.

Le prossime settimane saranno decisive. La nuova gestione vuole partire rapidamente e dare un segnale forte a un movimento che cerca da tempo una strada per tornare protagonista sulla scena internazionale.